18/11/11

Un Ministro di Internet: è giunto il momento?

Qualche giorno fa è apparso su Il Corriere della Sera un articolo a firma Massimo Sideri, dal titolo e soprattutto dal contenuto significato e stimolante.
"Il web è ormai il 2% del nostro Pil È ora di un ministro di Internet?"
Un'industria con tassi di crescita del 18% annuo. Serve qualcuno che sappia dialogare con il mondo delle start up." Il centro della sua proposta è questo: "Secondo le più recenti analisi di McKinsey l'industria del web in Italia rappresenta ormai il 2% del Pil, cioè oltre 30 miliardi di euro, e per Marc Vos, managing director di Boston Consulting Group, si stima un solido 4% entro il 2015. Poco? Oggi l'Agricoltura - che ha un proprio ministero - rappresenta il 2,63% del Pil (dati Istat). E dunque è probabile che nella prossima legislatura avvenga il sorpasso: più Internet, meno cabernet, rielaborando un vecchio e famoso graffito popolare. Perché allora non iniziare a pensare a un ministro di Internet, anche senza portafoglio? In vista delle prossime elezioni potrebbe essere una bella provocazione."
Mi son lasciato provocare e non ho trovato del tutto fuori luogo questa proposta. Anzi, potrebbe essere un punto del nostro nuovo programma elettorale.
Giorgio Gibertini Jolly

3 commenti:

  1. Se un ministro di internet significa avere una figura che cerchi di controllare e imbavagliare la rete, come si stava cercando di fare con quella legge vergogna, allora la risposta è DECISAMENTE no.

    Se invece dovessero proporlo con dei compiti ben precisi e non atti all'imbavagliamente (che faccio fatica a immaginare quali possano essere), allora se ne potrebbe anche parlare! ;)

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  2. Ci sta già provando, è quello il problema.

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