21/10/11

Che stress....vediamo di che si tratta!

Eccoci qui nella società del terzo millennio, società super progredita, super tecnologica, super avanzata.. eppure a noi che la viviamo, sembra che i conti non tornino, c’è qualcosa che contrasta questa super evoluzione. Oltre al progresso raggiunto se c’è un termine che ben sintetizza e caratterizza la nostra società, e le persone che la compongono, è sicuramente il termine “stress”.
E sì, chi di voi se la sentirebbe di smentirmi se dicessi che siamo tutti un pò stressati? Studi recenti dimostrano che anche i bambini oggi risultano stressati sin dai primi anni di vita, anch’essi infatti vengono risucchiati nel tran tran degli impegni (scuola, palestra, danza, calcetto, nonni, ecc..) e nei ritmi vertiginosi dei genitori. Certo mi riferisco alle società occidentali, difficilmente riusciremmo ad immaginare un bimbo africano stressato, possiamo pertanto affermare che lo stress e le varie patologie fisiche e psicologiche ad esso collegate sono delle “patologie culturalmente determinate”.
Ma cosa si intende con questo termine così diffusamente utilizzato?
Stress vuol dire pressione. Essere stressati pertanto significa essere e soprattutto sentirsi sotto pressione!
L’essere umano è inserito in un cosmo armonico e anch’esso è stato pensato per essere tale, tutta la natura infatti si base su alcuni elementi che coesistono in equilibrio. Le stesse fasi lunari sono in equilibrio, il susseguirsi delle ore nell’arco della giornata e l’alternanza giorno-notte, il susseguirsi delle stagioni ecc.. sono tutti esempi di dinamiche in armonia. In effetti se ci fermassimo un attimo a riflettere su quali potrebbero essere gli equilibri dell’essere umano, scopriremmo che ognuno di noi è fatto di equilibri: basti pensare al ciclo sonno-veglia e alle fasi che compongono il sonno, alla respirazione, al processo di digestione ecc.. Quando qualcosa interferisce con questo bilanciamento e si avverte quindi una pressione, quando ci troviamo davanti ad uno stimolo diverso, nuovo, al quale non reagiamo in maniera automatica o che non abbiamo ancora imparato a gestire, ecco allora che si verifica lo stress.
Riepilogando possiamo definire lo stress come un processo mentale e/o fisiologico che permette ad un individuo di far fronte a situazioni nuove, questo però implica che lo stress in realtà non è una componente necessariamente negativa ( come invece siamo abituati a pensare) ma, è semplicemente un processo adattativo ai cambiamenti e in alcuni casi può persino essere positivo!
Quando l’organismo riesce ad adattarsi ai cambiamenti esteriori modificando gli assetti fisiologici, alternando fasi di stress a fasi di rilassamento, non si verificano particolari problematiche, si ottiene cioè un equilibrio che è tipico delle persone sane.
Davanti ad uno stimolo capace di indurre stress (tecnicamnente chiamato stressòre) si ha una reazione di allarme che porta il corpo umano a prepararsi a reagire, questo avviene attraverso una iperattivazione ( aumento attività cardiaca, aumento tensione muscolare, respiri corti e frequenti, dilatazione pupillare ecc..) dovuto all’aumento di adrenalina e alla produzione di cortisolo; La persona pertanto attraverso le sue capacità cognitive analizza ed elabora velocemente ciò che sta accadendo e cerca di fornire la risposta più adeguata, ne consegue o una risposta idonea di adattamento alla situazione nuova o un esaurimento (nel caso in cui il soggetto non riesca a gestire la situazione e a fornire una giusta soluzione), questo a sua volta può portare ad una rielaborazione e una nuova risoluzione con un ritorno all’equilibrio o può cronicizzarsi sfociando in uno stato di malessere. Da quanto detto si evince che c’è una elevata variabilità di risposte: le caratteristiche di fragilità o rigidità del soggetto giocano un ruolo importante per rispondere in modo adeguato a una modificazione dell'ambiente; inoltre risulta importante anche il proprio modo di percepirsi, la consapevolezza delle proprie capacità cioè del proprio locus of control interno ( capacita interna di gestire eventi esterni) o al contrario l’ adagiarsi allo stimolo esterno… subendolo!
Generalmente questo disequilibrio si manifesta in diversi modi andando a “colpire” gli organi o gli aspetti della nostra psiche che risultano più vulnerabili. A livello organico il malessere dovuto allo stress può manifestarsi con degli squilibri digestivi ( acidità, ulcera, dispepsia ecc), squilibri respiratori (asma, allergie ecc.), squilibri sessuali (eiaculazione precoce, disfunzione del ciclo mestruale ecc.) nonché con manifestazioni dermatologiche, senso di spossatezza, stanchezza, emicrania ecc.; a livello psichico invece possono manifestarsi disturbi di ansia (fobie, preoccupazioni generalizzate, ecc.), depressione (tristezza costante, apatia, perdita di significati, scarso entusiasmo, ecc.), disarmonie emotive (irritabilità, cambiamenti repentini dell’umore, rancori, ecc.), disturbi del sonno (insonnia, ipersonnia), disturbi dell’alimentazione (fame, inappetenza) ed insufficienze cognitive (difficoltà di concentrazione, scarsa memoria, lentezza nell’apprendimento, ecc). Alcuni di questi fattori sono determinati dal fatto che a causa di uno stress si ha una cattiva produzione e quindi un mal funzionamento di sostanze come la serotonina (importante per dormire bene, per la regolazione della temperatura corporea, per la contrazione muscolare, dell'intestino, dei bronchi, dell'utero e della vescica, nella modificazione della pressione arteriosa, interviene nei processi allergici e infiammatori, riduce il tempo di sanguinamento, determina la sintomatologia dell'emicrania), la noradrenalina ( che funge da mediatore chimico della trasmissione nervosa, controlla il tono dei vasi sanguigni, la muscolatura liscia dell'intestino, dell'utero, dell'iride, la replezione della milza, la produzione pancreatica di insulina, la scissione epatica del glicogeno in glucosio) e la dopamina (importante per la produzione delle endorfine, sostanze tra l'altro regolatrici del senso del dolore, della regolazione del piacere ecc. )
Immagino che molti di voi leggendo questo “bollettino di guerra” si siano riconosciuti in alcuni sintomi individuando così nello stress la causa scatenante.
In realtà il fattore stress non viaggia mai da solo e va sempre associato ad altri fattori!
Abbiamo già detto all’inizio che lo stress in sé è neutro, diventa positivo o negativo in base alla nostra attribuzione di significato, alla nostra capacita di adattamento al nuovo o alla nostra ingestibilità di questa novità.
Inoltre eventuali sintomi di cui risentiamo sono riconducibili sì allo stress, ma non senza una attenta valutazione di quelli che sono i fattori genetici e organici, le nostre abitudini alimentari, nonchè ambientali.
Per la gestione dello stress e il suo riequilibrio risulta necessario pertanto un buon adattamento ad esso, una sana alimentazione e l’eliminazione di eventuali cattive abitudini (fumo, abuso di alcol, vita sregolata ecc..). Inoltre possiamo trovare sostegno avvalendoci di semplici ma efficaci esercizi di rilassamento che possono aiutare il ripristino di quell’equilibrio corpo-mente di cui parlavamo prima. Le terapie di rilassamento determinano una riduzione dei livelli di ansia e stress attraverso un addestramento progressivo all'autocontrollo e al rilassamento muscolare. Il training è finalizzato all’acquisizione di un maggiore controllo delle reazioni fisiologiche della crisi d’ansia. Per questo si ricorre a tecniche di rilassamento dirette al controllo delle tensioni muscolari e della respirazione. Fra queste le principali sono: biofeedback, il training autogeno, il rilassamento muscolare progressivo (basato sull’apprendimento della decontrazione volontaria) ed il controllo della respirazione.
Vorrei infine parlare dell’Eustress che è lo stress positivo! Lo stress infatti quando è rilasciato a “piccole dosi” serve da allenamento aumentando così le capacità che una persona già possiede o aiuta a scoprirne delle nuove. E’ grazie agli stressòri che noi ci attiviamo per fornire nuove soluzioni agli eventi e se queste soluzioni risultano efficaci aumentano la nostra autostima, consolidano il nostro carattere, ci consentono di fidarci un pò più di noi stessi e della nostra intelligenza, a volte lo stress aiuta anche ad ottenere un’ affermazione sociale e in casi estremi persino a farci distinguere dagli altri per la nostra capacità di problem solving (risoluzione di un problema).
Possiamo concludere pertanto guardando lo stress come una chance che la vita ci dà per metterci alla prova e consentirci di migliorare e di riconoscerci nelle nostre (a volte nascoste) straordinarie capacità!
Rita De Francesco
Psicologa
Esperta in psicologia dell’emergenza e psicotraumatologia

13/07/11

Genitori perfetti: è possibile? di Rita De Francesco

Si dice che il lavoro di genitori sia quello più difficile, anche perché non ci sono scuole di formazione che preparano a questo ruolo e anche perché è un “lavoro” a tempo pieno, con una grandissima valenza emotiva, dove si mettono in gioco norme ed esperienze vissute in infanzia, dubbi, paure, aspettative, stanchezza ecc.. uno status cioè molto complesso a volte senza sapere cosa fare! Proprio per questo affronterò in questo articolo alcuni schemi individuati da lunghi ed approfonditi studi sulla genitorialità, augurandomi che possano essere di aiuto e soprattutto costituire uno spunto di riflessione sulle proprie modalità di fare il genitore e/o con quale stile genitoriale siamo cresciuti!
Lo stile educativo è la modalità applicata dal genitore, o da chi ne fa le veci, nella relazione con il bambino. Esso dipende dalle credenze individuali, dagli ideali, dalle pratiche sociali, dalle caratteristiche di responsabilità di ogni singolo genitore.
Un corretto stile educativo permetterà al bambino di diventare autonomo, sviluppare le proprie potenzialità, tollerare la frustrazione, avere soddisfacenti relazioni sociali e sentimentali e per consentire ciò il genitore dovrebbe essere coerente, ovvero dare risposte sempre simili per comportamenti simili.
Gli stili educativi rintracciati dagli studi scientifici possono essere identificati in tre tipologie:
1.STILE GENITORIALE AUTORITARIO: è uno stile caratterizzato da comportamenti di tipo repressivo. Il genitore autoritario è colui che dà ordini in forma imperativa, non ammette iniziative personali del bambino, non concede confidenza, dà pochi suggerimenti ed informazioni. L’uso di tale stile anche se in un primo momento può avere degli effetti positivi, ossia maggior disciplina, può in realtà portare alla dipendenza, alla deresponsabilizzazione e ovviamente ad un basso livello di creatività nonché ad una valutazione negativa di sé che potrebbe radicarsi caratterizzando anche la personalità che avrà in età adolescenziale ed adulta.
2.STILE GENITORIALE PERMISSIVO (o Lassista): è lo stile caratterizzato da comportamenti a guida minima e grande permissività. Il genitore permissivo dà spiegazioni e suggerimenti solo se richiesti, lascia la massima libertà di azione e di iniziativa, non aiuta e non stimola, mostra indifferenza e disinteresse.
Nell’uso di questo stile, la produttività, intesa come qualità e quantità del lavoro, tende ad essere bassa e l’aggressività dei bambini può sfogarsi in quanto non è frenata. Il genitore lassista però non dà il sostegno necessario affinché il bambino costruisca un modello interno per seguire norme essenziali e regole necessarie per una buona integrazione sociale; il bambino crescerà cioè nella convinzione e con l’esperienza che in fondo può fare quello che gli va!
3.STILE GENITORIALE AUTOREVOLE: è lo stile caratterizzato da comportamenti che promuovono la collaborazione e l’autonomia dei figli. Il genitore autorevole è capace di intervenire nelle situazioni in modo costruttivo attraverso funzioni orientative e regolative. Il genitore autorevole è colui che collabora, dà suggerimenti al momento opportuno, anche se non sono richiesti, fa critiche obiettive e stimolanti e permette la libera iniziativa. L’uso di questo stile stimola fiducia, responsabilità ed autonomia predisponendo il bambino allo scambio di idee e quindi alla formazione di una buona integrazione sociale.
Alla luce di quanto riportato sono da incoraggiare quegli atteggiamenti del genitore volte al riconoscimento del figlio come persona bisognosa di cure ed attenzioni, dove il genitore è una guida sicura per il piccolo pur riconoscendolo come persona con una propria autonomia e con delle idee, con caratteristiche nuove che vanno incoraggiate e sostenute! Quello che invece un genitore dovrebbe evitare, anche se spinto da motivazioni valide e sacrosante, sono le critiche fine a se stesse, le svalutazioni, lo scoraggiamento, o il sostituirsi al bambino dando sempre le soluzioni: questo porta indirettamente a bloccare le iniziative e la creatività del bambino il quale si sentirà sempre dipendente dall’adulto e non si metterà in gioco per paura di sbagliare, di non essere all’altezza o di deludere.
Le categorie sopra riportate sono state e sono tuttora oggetto di studio, riguardano caratteristiche incastonate in tre categorie chiare e definite, ma nella vita reale e quotidiana questi confini sono spesso confusi ed intrecciati. Pertanto non esiste un modello ideale da adottare, ma questa seppur breve illustrazione, può fornire gli elementi necessari per esaminarsi e alla luce della propria storia di vita individuare quegli elementi da valorizzare nel rapporto con i propri bambini!
Essere genitori implica una continua messa in discussine anche di se stessi, offre nuove opportunità, apre alla possibilità di riscattarsi ed essere persone migliori, più attenti all’ascolto e alle esigenze dell’altro, educa in qualche modo all’umiltà nel riconoscere che a volte abbiamo da imparare anche da persone più piccole, allena alla flessibilità pur rimanendo ancorati a norme sociali e valoriali fermi ed indiscutibili. Soprattutto essere genitori richiede una dose massiccia di equilibrio… bisogna sempre bilanciare la quantità e il peso delle regole con le giuste spiegazioni, bisogna equiparare responsabilità ed affetto, offrire educazione ma anche cortesia.. non si possono pretendere le scuse da un figlio se da genitori non sappiamo riconoscere che abbiamo sbagliato e dobbiamo chiedere scusa noi per primi, le limitazioni e la fermezza devono andare sempre a braccetto con un pò di libertà ed autonomia..
Infine occorre sapere che i bambini amano incondizionatamente i loro genitori e li perdonano se sbagliano e sopra ogni altra cosa bisogna ricordare di non far mai mancare loro l’amore e l’esempio perché questo renderà i genitori forse non perfetti ma certamente credibili!
Dott.ssa Rita De Francesco
Psicologa