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27/05/12
Veneto a Roma 15 - Alle carrozze, contro Klingon, camion e Romulani!
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venetoaroma
Pubblicato da
Marcello Spirandelli
Roma. Ultima frontiera. Data astrale 2012. Appena uscito di casa (normalmente in una delle seguenti condizioni: ritardo accettabile - serio ritardo -ritardo inaccettabile - ospite in avanzato stato di decomposizione) con lo stesso sguardo amichevole di Predator e l'entusiasmo di un muflone al pascolo, fiuto l'aria e so giá che a separarmi dall'ufficio ci sono diverse entità senzienti che progettano di uccidermi o di ostacolarmi lungo il cammino.
20/05/12
Un Veneto a Roma 14 in lutto per Brindisi e per Roma
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venetoaroma
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Redazione Frews
Oggi non è francamente un giorno in cui trovi molto da sorridere. Il motivo sta scritto sulle prime pagine di tutti i giornali. Mi sarebbe piaciuto parlare dei componenti del consiglio comunale di Roma che vengono sgridati dal segretario perché vanno in treno in prima classe e quando stanno a zonzo per l'Italia per i supremi interessi di Roma scelgono prevalentemente hotel che vanno sul costosetto. E mi sarebbe piaciuto parlare della loro indignazione.
13/05/12
Veneto a Roma 13 - Voglio una biblioteca aperta alla sera!
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Attualità,
venetoaroma
Pubblicato da
Marcello Spirandelli
Facciamo un gioco. Dite alla vostra ragazza o a vostra
moglie che vi fermate in centro dopo il lavoro per studiare con un po’ di
tranquillità per preparare un concorso
o un esame. Ditele che siete in compagnia di una collega, sia essa
dell’università o di lavoro, che deve preparare la medesima prova. Ditele
infine che andrete a studiare in un pub o in un’enoteca.
06/05/12
Veneto a Roma 12 - Tromba o non tromba
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venetoaroma
Pubblicato da
Marcello Spirandelli
Sarà capitato anche a voi di avere, finalmente, dopo una
settimana stressante, qualche ora libera di sabato o di domenica. Il torpore vi
avvolge. I programmi che già accarezzavate non sembrano più così importanti
rispetto a qualche ora di sonno. Non c’è pensiero al mondo che potrebbe
smuovervi. Il cuscino vi attira a lui, soffice e fresco, con la stessa
narcotica voce di Giucas Casella.
Il cuscino però non vi farà imitare uno scimpanzè, non vi farà ululare alla
luna, né galleggiare intorno ad un hula hop né assumere la sembianza di uno
stoccafisso in equilibrio sulle testiere di due sedie.
29/04/12
Veneto a Roma 11 - Vacanze Romane
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Attualità,
venetoaroma
Pubblicato da
Marcello Spirandelli
Troppe volte il romano, abituato se non addomesticato ai vari disservizi o agli endemici, se non incolpevoli, fenomeni di disorganizzazione urbana, dimentica cosa tutto ciò possa significare per i turista in gita. E non parliamo dei turisti da visita guidata, quelli che arrivano coi bus bipiano capaci di congestionare da soli il centro, che entrano in hotel e poi si muovono dall'inizio alla fine della vacanza dietro ad ombrelli alzati e con due auricolari perforanti i timpani.
22/04/12
Un Veneto a Roma 10 - Il piacere dello sciopero o crying in the rain
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venetoaroma
Pubblicato da
Marcello Spirandelli
Sono in giornate come quelle di venerdi che mi ricordo perché mi trovo ancora in Italia e non ho ancora realizzato il mio progetto di trasferirmi in Nuova Zelanda. La necessita di mantenerci in costante allenamento per il dicembre 2012, quando avverrà la fine del mondo secondo la profezia dell'Ape Maya, è francamente impellente ed episodi di un lieto esercizio non vanno mai sprecati.
15/04/12
Un veneto a Roma 9 - Centurions vs. Municipal: al cinema? No, al Colosseo
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venetoaroma
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Marcello Spirandelli
Dopo Alien vs. Predator, Cowboys contro Alieni, Scontro tra titani, Angeli e Demoni assortiti, neppure in uno stato febbrile o epilettico dei fratelli Vanzina avremmo mai potuto immaginare che sarebbe potuto essere partorito lo spettacolo messo in scena in questi giorni al Colosseo: Centurion vs. Municipal. Ebbene sì, non sarò certo io a comunicare ciò che è sulla bocca di tutti, notizia che si propaga già fino ai confini dell’impero. L’impensabile è accaduto.
01/04/12
Un Veneto (torna) a Roma 8- Almeno nell'Odissea c'erano le donne nude
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venetoaroma
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Marcello Spirandelli
Nella mia parabola umana (che alcuni sostengono essere un piano inclinato) mi capita molto spesso di dover fare il viaggio che va da Roma a Trecenta. "Che diavolo è Trecenta?" chiederanno alcuni. Trecenta è un mucchietto di case sparso al sud del Veneto e si trova più o meno a una trentina di chilometri sia da Rovigo sia da Ferrara. "Che diavolo è Rovigo?"chiederanno alcuni. Compratevi un atlante!
25/03/12
Veneto a Roma 7: Traffico romano e altre amenità mattutine
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venetoaroma
Pubblicato da
Marcello Spirandelli
Prima di buttarci a capofitto sulla riflessione di oggi, vorrei proporre al lettore un enigma, come fece la Sfinge ad Edipo quando stava dirigendosi a Tebe (per maggiorni informazioni rivolgersi a Sofocle, scala A, 5° piano, citofonare wikipedia). Sono ormai 7 settimane, un numero due volte perfetto, che scrivo queste righe un po' per divertiento, un po' per sfogarmi di alcune piccole o grandi difficoltà ormai divenute triste consuetudine o cronica abitudine nella mia città d'adozione, la Capitale. Certamente si tratta di una sorta di denuncia che io sparo, per la vanità di farmi leggere, sia su facebook sia su twitter. Ho constatato con stupore che, ogni volta che propongo il mio pezzo, si aggiunge a seguirmi qualche nuovo attore istituzionale o qualche comitato elettorale camuffato con qualcuno tra i più innocui nomi in codice mai concepiti (Ripartiamo da Roma, Giovani per Roma, ecc.). La questione è dunque la seguente: essendo spesso critico prorpio nei confronti degli amministratori presenti e passati, non si rendono essi conto che, direttamente o indirettamente, fanno pubblicità proprio a delle riflessioni che li mettono sotto accusa? Qualunque sia la risposta, vi confesso che la cosa mi fa piacere: dà sempre una gran gioia collezionare seguaci, anche inconsapevoli, e illudersi che leggano ciò che si scrive.
Oggi vi confesso che avevo pensato di parlare del rifacimento di piazza san Silvestro, proponendo una petizione per riempire uno spazio così disadorno con un obelisco intitolato al sindaco o, in alternativa, per trasformare l'area in un campo di calcetto per consentire agli impiegati degli edifici adiacenti di distrarsi nelle ore della pausa pranzo. E' però capitato un fatto che ha distratto prepotentemente la mia attenzione e mi ha fatto ripromettere di parlarne in questa mia rubrichetta. Poche ore fa stavo per venire travolto sul mio piccolo motorino da una bus grande come una nave da crociera. Dopo le buone parole di rito spese in direzione dell'autista, dei turisti (peraltro tedeschi) che quella sorta di mammut imbizzarrito trasporta, ho lanciato un veloce sguardo attorno a me, abbracciando la maestà di piazza Venezia alle 9.30 del mattino di un giorno feriale. Si è trattato di una sorta di epifania che fino ad allora non avevo completamente realizzat in tutto il suo grandioso splendore. Sembrava di stare sulla Salerno-Reggio Calabria nei giorni del ponte di ferragosto. La gigantografia di un'indemoniata guatava con gli occhi spiritati dal retro di un bus le auto incasellate tipo tetris, mentre un mezzo giallo dell'Opera Romana Pellegrinaggi cercava di farsi largo verso di lei. Le auto cercavano in modo premeditato di speronare i motorini i quali, tra sampietrini e slalom, sembrava che affrontassero una gara di motociclismo acrobatico. Ed ecco il SUV di quell'intelligentone che non ha ancora capito che non viviamo a Los Angeles che cerca d'investire il gruppo di turisti giapponesi che si muovono in mandrie compatte dietro ad un ombrello verde alzato. Una scena che mi è già capitato di vedere in qualche film apocalittico, quando un meteorite si sta per schiantare sulla terra e scatta tardiva l'evacuazione: a quel punto tutti cercano di scappare con auto stipate come alla partenza per le vacanze, salvo poi restare imbottigliati 20 metri dopo.
Il traffico di Roma, si sa, è caotico per definizione. Lo era già ai tempi degli antichi Romani dato che essi che costruivano città geometriche improntate sul modello razionale dell'accampamento militare, dovevano fare i conti con una capitale che si era stratificata nei secoli, sorgendo in tempi in cui non c'erano solo pochi carretti che portavano sale sulla Salaria. Si aggiunsero in seguito i modelli di ultima generazione: lettighe, bighe, carri bestiame. La situazione divene insostenibile a tal punto da portare Cesare a prevedere che i carri di trasporto merci si dovessero muovere soltanto di notte. Anni dopo, infatti, Marziale ancora si lamentava del caos.
Oggi sembra che il problema sia più o meno quello del passato, senza neppure le limitazioni poste da Cesare. Esse sono state sostituite dalla ZTL, area in cui, di fatto, la limitazione si può scavalcare ottenendo un permesso a pagamento o versando un salato pedaggio di un'ottantina di euro (cosa che molti che vengono da fuori in auto non hanno particolari problemi a fare). E mezzi piccoli e grandi si affastellano uno sull'altro tentando di aprirsi un varco come rompighiacci nell'Artico. Le limitazioni certo ci sono, ma sono assai blande nonché scarsamente vigilate. L'ultimo giorno di targhe altrerne mi sono reso conto solo a sera di circolare con un mezzo di targa dispari nel turno dei pari e al momento, incrociando le dita, a casa non è arrivata ancora nessuna contravvenzione.
Le soluzioni a questa situazione non sono facili. Il sindaco Veltroni lanciò qualche anno fa un concorso per assumere un migliaio di vigili per contrastare il fenomeno. Mi sfugge che connessione ci sia tra un vigile e il traddico se non, è ovvio, la proporzionalità diretta che lega l'aumento del caos alla presenza del pizzardone a dirigere (non chiedete loro, per carità, di fare le multe alle auto in sosta vietata o in doppia fila perchè quello è compito degli ausiliari). Il direttrore di questa testata online faceva , invece, giustamente pubblicità ai mezzi pubblici (ah, la poesia di godere della puzza di sudore la mattina appena svegli), che tuttavia difficile sponsorizzare finchè si trovano in queste condizioni.
In realtà, a mio modo di vedere, c'è un'altra soluzione: quello di creare un piano di mobilità innovativo per Roma. Non sarò così assurdo da proporre la costruzione di metro, avendo già parlato di come a Roma una linea costi 10 volte la cifra che è sufficiente in qualsiasi altro luogo del mondo conosciuto. Vorrei invece lanciare come proposta un rafforzamento dei mezzi di trasorto condiviso di piccola taglia. Espongo nuda e cruda la mia idea: chiudere al traffico veicolare privato l'area esterna alle Mura Aueliane, eccezion fatta per i motorini. Rafforzare i mezzi di superficie, investendo in prevalenza sui tram. Impiegare cifre significative per incrementare e rendere più competitivo e capillare carsharing, bikesharing, magari inserendo la possibilità di introdurre noleggi a prezzi vantaggiosi di segaway e scooter.
Credo che un altro modello di mobilità rispetto all'attuale sia sempre più urgenti. Ma per crearlo occorre inventiva. E il coraggio di essere impopolari.
Per chiudere ho buttato giù un sonetto in Veneto su Roma. Non ho l'ambizione di essere il Belli. Diciamo che è solo un piccolo divertissement. Non so se un extrapadano lo comprenda. Nel caso in cui non sia così vi prego di contattarmi a spirandelli.m@gmail.com e sarò ben lieto di spedirvi la traduzione. Ah, naturalmente potete utilizzare questa mail anche per suggerimenti su futuri articoli o anche solo per insultarmi. Disponibile a tutto.
Roma, cortegìà come se te fosi una dona,
con canzonette, arie e poesie
pardoname un po' se te digo le mie
con qualche parola che non l'è proprio bona.
Non l'è mia colpa del me spirito critico
se vardandome intorno, andando per via,
se vede sete colli de rabaltaria
se te ghè vù visigoto e politico.
E non ghè da toierse el capelo
se con un fià de sonolenta apatìa
ridendoghe su te soporti ogni roba.
Sarìa come se ti t'avesi na goba
e metendote un fià de malinconia
a carnevale te vestisi da camelo.
18/03/12
Un Veneto a Roma 6 - Termiti a Termini
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Redazione Frews
Termini. Nome da non confondere con termiti o tremiti, termini (pardon) che sono spesso effetti di una visita in quel luogo dei piaceri sito tra via Marsala e via Giolitti. La stazione Termini da sempre evoca il termine di qualcosa. Termine della corsa o termine della civiltà. In realtà la parola Termini deriva dalle Terme che l'imperatore Diocleziano decise di costruire in loco, per garantire salute e pulizia al popolo romano. Senza voler stilare classifiche, oggigiorno non si può certo dire che sia tra le zone che più fanno venire alla mente atmosfere salubri.
Se Termini, come hanno ricordato alcuni amministratori, dovrebbe essere il biglietto da visita della città, forse occorrerebbe far causa al tipografo. Assieme a Malagrotta e Tiburtina, la stazione centrale conferisce a Roma il sapore e l'odore dell'indimenticabile. Questo in fin dei conti non può e non deve stupire dato che si tratta di caratteristiche comuni a tutte le stazioni ferroviarie. Ciò che diviene, tuttavia, divertente è che tutto ciò viene aggravato da una serie di peculiarità ed ostacoli per predisporre i quali sembra ci siano appositi uffici, situati in Comune, all'Atac, a Centostazioni e a Trenitalia, con un comando interforze che suppongo essere collocato in quei locali solo apparentemente abbandonati che si trovano sopra l'ingresso di piazza dei Cinquecento.
Immagino in questi un frenetico via vai di bigliettai in alta uniforme e passacarte che si affollano attorno ad una mappa luminosa della stazione sulla quale organizzano cacce al tesoro, percorsi ad ostacoli ed altre amenitá per rallegrare le giornate altrimenti vuote dei pendolari. Nomino gran cerimoniere ad honorem di questa banda di allegri individui, l'amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, soltanto omonimo dell'ometto coi baffi della birra, a cui mi legano affetti e preci di ringraziamento che forse un giorno vi racconterò. Solo alcuni osano sussurrare il nome della potentissima e segretissima organizzazione: FS, Feste Strepitose. L'ultimo gioco organizzato da questi simpatici burloni, stavolta probabilmente dal plenipotenziario del Comune di Roma, è un labirinto sotterraneo che serve a collegare temporaneamente (avvertenza: in Giappone questa parola ha un significato diverso da quello assunto in Italia) la linea A con quella B della metropolitana, attendendo fiduciosi l'adeguamento del nodo e la comparsa nei cieli del pianeta Nibiru. Qualche tempo fa lavoravo intorno a piazza Mazzini e, abitando a Marconi, è capitato anche a me di partecipare a questo giuoco che illuminava le mie giornate. Dopo un breve tragitto stipato in un bus, il 766, che brillava per pulizia e puntualità e che certamente gli dei hanno in gloria, mi lanciavo cercando di riprodurre i fondamentali del salto in alto all'interno di una delle carrozze della metro b, abbracciando appassionatamente grassi sconosciuti e rischiando le peggiori accuse di molestie. Arrivato a Termini il cambio: anzitutto le procedure di discesa, inglobato in una massa informe che mi costringeva ad avanzare a passettini di danza. A quel punto occorre nuotare fino al punto giusto del flusso. Un movimento sbagliato potrebbe trascinarti nel tunnel sbagliato, facendoti sparire dalle profondità della terra. A questo punto inizia il labirinto: per arrivare alla metro A, i passi da fare sono complicatissimi e vengono ricordati con mappe o curiose filastrocche da vecchi bucanieri. In realtà la soluzione dell'enigma è il seguente: usciti dalla metro b direzione laurentina, occorre costeggiare il corridoio, imboccare le scale che conducono al tunnel che porta dall'altra parte. A quel punto vi scaglieranno addosso ad alta velocità una serie di finti turisti che procederanno in senso opposto, cercando di tranciarvi i legamenti con dei trolley giganteschi. I movimenti per evitarli sono: 3 passi a destra, ruota, 4 passi a sinistra, accucciarsi, salto carpiato e, arrivati a 2 metri dallo scalino che permette l'uscita all'altro binario, rapido scartamento a destra. Usciti, seguire direzione metro A per altri 4 tunnel. Ricordare le bistecche per distrarre le pantegane quando vi troverete a guadare i ruscelli d'acqua che scorrono sottoterra. Se vi trovate nel cimitero dei macchinisti avete sbagliato direzione alla svolta in cui hanno abbandonato la statua di Giovanni Paolo II: tornate indietro.
Ma l'organizzazione di FS non si è certo fermata qui. Da qualche tempo il comitato di Feste Strepitose ha anche pensato di incrementare il numero di binari. Visto che materialmente non si trovava spazio per nuovi binari, ha inventato i binari EST. Non saprei dirvi quali treni partono da quel punto. Io conosco solo quello per Perugia, che mi è capitato di prendere e sul quale mi trovo (direzione ritorno) nel momento in cui vergo queste righe. Per prenderlo basterà che seguiate il primo binario. Arriverete ad uno spiazzo dove potreste trovare auto blu in attesa del premier Mario Monti. Superatele. Continuate fino ai cartelli verdi riportanti la scritta "Tangenziale Est". A quel punto continuate ancora sul binario 1. Quando individuate la svolta per Assisi, sulla vostra sinistra e sulla vostra destra troverete finalmente ad aspettarvi i treni dei vostri sogni: dei vagoni di cui il Botswana andrebbe fiero, dotati di tutti i comfort: cabine soleggiate e ventilate, una folla colorata di viaggiatori, comode poltrone con imbottitura a vista. Non serve neppure portare con sè bibite o spuntini: ne troverete in quantità sui pavimenti delle carrozze. A questo punto la tentazione di parlare delle ferrovie diventa prepotente, ma cercherò di non uscire fuori dal perimetro del raccordo, riservandomi, tuttavia, per il futuro di fare una puntata "in trasferta".
Su Termini ovviamente ci sarebbe molto altro da dire: dall'enorme quantità di individui a cui manca un euro per fare il biglietto per tornare a casa, a tutti coloro che ti si accostano con aria circospetta chiedendoti "taxi?" come se stessero spacciando eroina ( a proposito è davvero così difficile beccare questi abusivi che si autodichiarano?), dai metodi per scroccare il bagno gratis anziché pagare 50 centesimi necessari per accedere a quelli pubblici, alle biglietterie che hanno file tali da obbligare a prevedere un giorno di ferie supplementare per fare i biglietti. Ma qualcosa riserviamolo pure all'immaginazione, attendendo che il comitato FS sfoderi qualche nuova perla per rallegrare le nostre giornate grigie. D'altra parte il mio treno è quasi arrivato a Termini e mi devo preparare a scendere.
Immagino in questi un frenetico via vai di bigliettai in alta uniforme e passacarte che si affollano attorno ad una mappa luminosa della stazione sulla quale organizzano cacce al tesoro, percorsi ad ostacoli ed altre amenitá per rallegrare le giornate altrimenti vuote dei pendolari. Nomino gran cerimoniere ad honorem di questa banda di allegri individui, l'amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, soltanto omonimo dell'ometto coi baffi della birra, a cui mi legano affetti e preci di ringraziamento che forse un giorno vi racconterò. Solo alcuni osano sussurrare il nome della potentissima e segretissima organizzazione: FS, Feste Strepitose. L'ultimo gioco organizzato da questi simpatici burloni, stavolta probabilmente dal plenipotenziario del Comune di Roma, è un labirinto sotterraneo che serve a collegare temporaneamente (avvertenza: in Giappone questa parola ha un significato diverso da quello assunto in Italia) la linea A con quella B della metropolitana, attendendo fiduciosi l'adeguamento del nodo e la comparsa nei cieli del pianeta Nibiru. Qualche tempo fa lavoravo intorno a piazza Mazzini e, abitando a Marconi, è capitato anche a me di partecipare a questo giuoco che illuminava le mie giornate. Dopo un breve tragitto stipato in un bus, il 766, che brillava per pulizia e puntualità e che certamente gli dei hanno in gloria, mi lanciavo cercando di riprodurre i fondamentali del salto in alto all'interno di una delle carrozze della metro b, abbracciando appassionatamente grassi sconosciuti e rischiando le peggiori accuse di molestie. Arrivato a Termini il cambio: anzitutto le procedure di discesa, inglobato in una massa informe che mi costringeva ad avanzare a passettini di danza. A quel punto occorre nuotare fino al punto giusto del flusso. Un movimento sbagliato potrebbe trascinarti nel tunnel sbagliato, facendoti sparire dalle profondità della terra. A questo punto inizia il labirinto: per arrivare alla metro A, i passi da fare sono complicatissimi e vengono ricordati con mappe o curiose filastrocche da vecchi bucanieri. In realtà la soluzione dell'enigma è il seguente: usciti dalla metro b direzione laurentina, occorre costeggiare il corridoio, imboccare le scale che conducono al tunnel che porta dall'altra parte. A quel punto vi scaglieranno addosso ad alta velocità una serie di finti turisti che procederanno in senso opposto, cercando di tranciarvi i legamenti con dei trolley giganteschi. I movimenti per evitarli sono: 3 passi a destra, ruota, 4 passi a sinistra, accucciarsi, salto carpiato e, arrivati a 2 metri dallo scalino che permette l'uscita all'altro binario, rapido scartamento a destra. Usciti, seguire direzione metro A per altri 4 tunnel. Ricordare le bistecche per distrarre le pantegane quando vi troverete a guadare i ruscelli d'acqua che scorrono sottoterra. Se vi trovate nel cimitero dei macchinisti avete sbagliato direzione alla svolta in cui hanno abbandonato la statua di Giovanni Paolo II: tornate indietro.
Ma l'organizzazione di FS non si è certo fermata qui. Da qualche tempo il comitato di Feste Strepitose ha anche pensato di incrementare il numero di binari. Visto che materialmente non si trovava spazio per nuovi binari, ha inventato i binari EST. Non saprei dirvi quali treni partono da quel punto. Io conosco solo quello per Perugia, che mi è capitato di prendere e sul quale mi trovo (direzione ritorno) nel momento in cui vergo queste righe. Per prenderlo basterà che seguiate il primo binario. Arriverete ad uno spiazzo dove potreste trovare auto blu in attesa del premier Mario Monti. Superatele. Continuate fino ai cartelli verdi riportanti la scritta "Tangenziale Est". A quel punto continuate ancora sul binario 1. Quando individuate la svolta per Assisi, sulla vostra sinistra e sulla vostra destra troverete finalmente ad aspettarvi i treni dei vostri sogni: dei vagoni di cui il Botswana andrebbe fiero, dotati di tutti i comfort: cabine soleggiate e ventilate, una folla colorata di viaggiatori, comode poltrone con imbottitura a vista. Non serve neppure portare con sè bibite o spuntini: ne troverete in quantità sui pavimenti delle carrozze. A questo punto la tentazione di parlare delle ferrovie diventa prepotente, ma cercherò di non uscire fuori dal perimetro del raccordo, riservandomi, tuttavia, per il futuro di fare una puntata "in trasferta".
Su Termini ovviamente ci sarebbe molto altro da dire: dall'enorme quantità di individui a cui manca un euro per fare il biglietto per tornare a casa, a tutti coloro che ti si accostano con aria circospetta chiedendoti "taxi?" come se stessero spacciando eroina ( a proposito è davvero così difficile beccare questi abusivi che si autodichiarano?), dai metodi per scroccare il bagno gratis anziché pagare 50 centesimi necessari per accedere a quelli pubblici, alle biglietterie che hanno file tali da obbligare a prevedere un giorno di ferie supplementare per fare i biglietti. Ma qualcosa riserviamolo pure all'immaginazione, attendendo che il comitato FS sfoderi qualche nuova perla per rallegrare le nostre giornate grigie. D'altra parte il mio treno è quasi arrivato a Termini e mi devo preparare a scendere.
11/03/12
Un Veneto a Roma 5: Altro sfogo contro i mezzi pubblici romani
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venetoaroma
Pubblicato da
Marcello Spirandelli
La passata settimana ho parlato di alcune delle caratteristiche principali dei mezzi pubblici romani, riassumendo il tutto con l’acrostico “Arrivano Tardi Arrivano Colmi”, cercando di fare ironia, in questo modo, sulla sigla dell’Atac. Vorrei, tuttavia, fermarmi su qualche altro particolare, per tracciare un affresco quanto più completo possibile del servizio di superficie della Capitale.
05/03/12
Un veneto a Roma 4/bis: inaugurato un quarto di piazza San Silvestro
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venetoaroma
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Redazione Frews
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Marcello Spirandelli
04/03/12
Un Veneto a Roma 4 - Piccolo sfogo contro i mezzi pubblici romani
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manuel
Pochi sanno che la famiglia dei Thurn und Taxis, che peraltro è di origine bergamasca, e che originariamente si chiamava Torriani, gestì, dal 1490, per secoli il servizio postale dell’impero tedesco. In realtà, oltre alla posta, i Taxis trasportavano anche persone, in modo non dissimile da quello che facevano, nel vecchio West, le diligenze. 26/02/12
Un veneto a Roma3 - Metro C o come i Romani smisero di fare i fori
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venetoaroma
Pubblicato da
Redazione Frews
Secondo alcuni Roma sarebbe più estesa sottoterra che in superficie. Tra catacombe, fogne, cantine, gallerie, stanze sotterranee, mitrei, siti archeologici, gallerie, cavità, fiumi nascosti ed altre occulte meraviglie, la Capitale nasconde al comune turista e alla gran parte dei suoi cittadini il suo volto più affascinante e misterioso, riservandolo ai pochi appassionati che non hanno timore di sprofondare nelle viscere della terra per scoprilo. Esistono da qualche tempo associazioni di appassionati che si occupano di studiare o esplorare queste aree scarsamente conosciute o del tutto ignote che, come ben sanno gli archeologi, possono celare tesori che si credevano perduti, come è accaduto nel Rinascimento per la Domus Aurea, il cui stile influenzò un'intera epoca.
Il Comune di Roma, con un generoso patrocinio statale, ha perciò deciso di avviare un'imponente campagna di recupero di reperti, denominando l'operazione con il nome poco convenzionale e immaginifico di "costruzione della Metro C". L'idea è, a dir poco, geniale: due lunghi tunnel che, dopo un tratto in superficie, si aprono nelmsottosuolo, passando sotto San Giovanni, piazza Venezia e San Pietro, per poi giungere a Piazza Mazzini. Si prevede che, una volta terminati i lavori, le gallerie possano essere anche utilizzate per far procedere dei convogli automatizzati atti al trasporto di persone. Un unico problema: la Corte dei Conti, con incomprensibile grettezza, ha voluto fare le pulci al progetto, ritenendo leggermente esosa la cifra per la sua realizzazione.
Fare ironia è fin troppo semplice, ma, abbandonando per un attimo il sorriso, viene davvero da chiedersi come, seguendo un simile tracciato, non si sia previsto di incappare in difficoltà di ogni genere, tanto dal punto di vista della tenuta strutturale degli edifici soprastanti (problema che sembra essersi presentato riguardo alla zona intorno a Corso Vittorio Emanuele II, con il conseguente abbandono della stazione di Chiesa Nuova), quanto per la salvaguardia dei beni archeologici. In realtà, se dovessimo fare il novero delle fermate a rischio, forse faremmo prima ad elencare quelle che sicuramente apriranno. La linea C, infatti, non vedrà l'apertura nè della stazione di piazza Venezia nè di quella di largo di Torre Argentina. Assai quotata l'unificazione delle fermate di San Pietro e Piazza Risorgimento in un'unica soluzione. Ciò che sembra, insomma, assai probabile è che la nuova linea C salti praticamente in blocco il Centro storico, lasciando campo libero a carozzelle e tassinari, semprechè, disponendo di penna e Settimana Enigmistica, non si decida aspettare l'81. Il servizio sarebbe invece concentrato prevalentemente sulla tratta Pantano-San Giovanni che, vale la pena ricordarlo, era giá servita da una sorta di ferrovia che, per quanto degna della periferia di Kinshasa, era pur sempre stata restaurata con una serie di lavori durati (con ritardi) 10 anni. Tramontata l'idea del prolungamento della linea fino al Foro Italico, che sarebbe stata utile nel caso si fossero tenute le Olimpiadi del 2020, e quindi che l'opera servisse quantomeno per andare allo stadio, si può affermare che, per come è oggi concepita, l'opera può essere utile per tutti quegli avvocati che risiedono a Centocelle (nota zona residenziale dei principi del foro) e si devono recare velocemente nella zona dei tribunali, e per tutti i loro clienti provenienti dalla medesima latitudine. Aggiungendo a questi il pubblico del Teatro delle Vittorie, i dipendenti Rai di Roma sud o quelli che, facendo il percorso inverso, volessero recarsi a godere l'aria buona di Torre Angela, mi sembra che la platea di utenti sia pressoché terminata.
La realtà è che la linea C è ad un passo dall'essere, almeno per la sua parte piu significativa, archiviata. Ogni giorno che passa, sembra più probabile che essa terminerà al Colosseo, se non addirittura a San Giovanni. Anche mettendo da parte la pletora di Comitati che chiedono a gran voce la conversione del progetto in un sistema di mezzi di superficie (immagino giá il solito torpedone stracolmo al bordo del quale si maturano i più efferati disegni omicidi), il fattore che dovrebbe condurre in una tale direzione è principalmente la luculliana onerosità dei conti sul tavolo per saziare l'appetito dei convitati. Se Sergio Rizzo tuonava sul Corriere del 2 febbraio contro l'indecenza di un costo complessivo lievitato da 1 miliardo e 925 milioni a 5 miliardi e 72 milioni (273 milioni al chilometro, più del doppio della media europea), la proposta avanzata dall'Ati, il consorzio delle aziende che si sono aggiudicate la costruzione fino a San Giovanni nel 2006, giustificherebbe l'ira di qualche divinità superiore: 10 miliardi in affidamento diretto, oltre alla cessione di 175 mila metri quadrati di zone edificate nel centro per un valore (ampiamente sottostimato) di 415 milioni di euro. Ma da chi è composta questa confraternita di anime pie che decide di impegnarsi in modo così disinteressato e pressoché gratuito? Da Caltagirone ad Astaldi, dal Consorzio Cooperative Costruzioni all'Ansaldo Trasporti, Sistemi Ferrioviari. Vi sono persino le cooperative rosse di Bologna e la Cooperativa muratori braccianti di Carpi. Senza contare il codazzo che un'opera del genere si trascina dietro, i comitati tecnici, i tavoli, le sedie e le consulenze: l'onore di attribuire la presidenza di un Comitato ad Andrea Monorchio, ex ragioniere generale dello Stato, ci è costato 516.614 €. Io mi sarei reso disponibile anche per meno di un quarto della cifra... e da piccolo giocavo sempre con i lego.
Ma i tempi? I tempi almeno saranno garantiti! Si è vero, i lavori dovevano essere terminati giá nel 2006 ed ora di parla invece dell'inaugurazione nel 2013 della parte fino a San Giovanni, ma si tratta di dettagli: il tutto sarà inaugurato nel 2018, come dichiarato dal Sindaco Alemanno lo scorso anno. Anzi nel 2021, secondo la proposta dell'Ati. Forse qualche mese prima dell'invenzione del teletrasporto.
Io non so che ne possiate pensare. Ammetto che arrivare a Pantano in metro possa pure essere una comodità per quelli che vi risiedono, ma probabilmente se avessimo consegnato loro una fornitura a vita di buoni taxi il tutto sarebbe costato meno. Con 5 miliardi di euro si possono fare tante cose più utili rispetto a quanto compiuto finora: si potrebbero, ad esempio, costruire tre linee di metropolitana fuori dal centro senza accanirsi a far passare per forza le carrozze in mezzo all'Ateneum di Adriano sotto Piazza Venezia. Pensare ad un modello innovativo per il centro storico di Roma che prevedesse, ad esempio, un potenziamento dei mezzi condivisi a noleggio, incentivando carsharing, bikesharing e biruote elettrici, oltrchè un miglioramento della rete di servizi pubblici di superficie, potrebbe garantire soluzioni più immediate e meno onerose di una irrealizzabile metro C. Dio solo sa se Roma avrebbe bisogno di metropolitane! Ma finora mi sembra che, nonostante i soldi spesi, restino in piedi, lavori e incidenti permettendo, le solite due affollatissime, disastrate e sporche linee di sempre.
Insomma, concludendo, sarà pur vero che tutte le strade portano a Roma, ma la metro, al massimo, arriva a San Giovanni.
Marcello Spirandelli
Il Comune di Roma, con un generoso patrocinio statale, ha perciò deciso di avviare un'imponente campagna di recupero di reperti, denominando l'operazione con il nome poco convenzionale e immaginifico di "costruzione della Metro C". L'idea è, a dir poco, geniale: due lunghi tunnel che, dopo un tratto in superficie, si aprono nelmsottosuolo, passando sotto San Giovanni, piazza Venezia e San Pietro, per poi giungere a Piazza Mazzini. Si prevede che, una volta terminati i lavori, le gallerie possano essere anche utilizzate per far procedere dei convogli automatizzati atti al trasporto di persone. Un unico problema: la Corte dei Conti, con incomprensibile grettezza, ha voluto fare le pulci al progetto, ritenendo leggermente esosa la cifra per la sua realizzazione.
Fare ironia è fin troppo semplice, ma, abbandonando per un attimo il sorriso, viene davvero da chiedersi come, seguendo un simile tracciato, non si sia previsto di incappare in difficoltà di ogni genere, tanto dal punto di vista della tenuta strutturale degli edifici soprastanti (problema che sembra essersi presentato riguardo alla zona intorno a Corso Vittorio Emanuele II, con il conseguente abbandono della stazione di Chiesa Nuova), quanto per la salvaguardia dei beni archeologici. In realtà, se dovessimo fare il novero delle fermate a rischio, forse faremmo prima ad elencare quelle che sicuramente apriranno. La linea C, infatti, non vedrà l'apertura nè della stazione di piazza Venezia nè di quella di largo di Torre Argentina. Assai quotata l'unificazione delle fermate di San Pietro e Piazza Risorgimento in un'unica soluzione. Ciò che sembra, insomma, assai probabile è che la nuova linea C salti praticamente in blocco il Centro storico, lasciando campo libero a carozzelle e tassinari, semprechè, disponendo di penna e Settimana Enigmistica, non si decida aspettare l'81. Il servizio sarebbe invece concentrato prevalentemente sulla tratta Pantano-San Giovanni che, vale la pena ricordarlo, era giá servita da una sorta di ferrovia che, per quanto degna della periferia di Kinshasa, era pur sempre stata restaurata con una serie di lavori durati (con ritardi) 10 anni. Tramontata l'idea del prolungamento della linea fino al Foro Italico, che sarebbe stata utile nel caso si fossero tenute le Olimpiadi del 2020, e quindi che l'opera servisse quantomeno per andare allo stadio, si può affermare che, per come è oggi concepita, l'opera può essere utile per tutti quegli avvocati che risiedono a Centocelle (nota zona residenziale dei principi del foro) e si devono recare velocemente nella zona dei tribunali, e per tutti i loro clienti provenienti dalla medesima latitudine. Aggiungendo a questi il pubblico del Teatro delle Vittorie, i dipendenti Rai di Roma sud o quelli che, facendo il percorso inverso, volessero recarsi a godere l'aria buona di Torre Angela, mi sembra che la platea di utenti sia pressoché terminata.
La realtà è che la linea C è ad un passo dall'essere, almeno per la sua parte piu significativa, archiviata. Ogni giorno che passa, sembra più probabile che essa terminerà al Colosseo, se non addirittura a San Giovanni. Anche mettendo da parte la pletora di Comitati che chiedono a gran voce la conversione del progetto in un sistema di mezzi di superficie (immagino giá il solito torpedone stracolmo al bordo del quale si maturano i più efferati disegni omicidi), il fattore che dovrebbe condurre in una tale direzione è principalmente la luculliana onerosità dei conti sul tavolo per saziare l'appetito dei convitati. Se Sergio Rizzo tuonava sul Corriere del 2 febbraio contro l'indecenza di un costo complessivo lievitato da 1 miliardo e 925 milioni a 5 miliardi e 72 milioni (273 milioni al chilometro, più del doppio della media europea), la proposta avanzata dall'Ati, il consorzio delle aziende che si sono aggiudicate la costruzione fino a San Giovanni nel 2006, giustificherebbe l'ira di qualche divinità superiore: 10 miliardi in affidamento diretto, oltre alla cessione di 175 mila metri quadrati di zone edificate nel centro per un valore (ampiamente sottostimato) di 415 milioni di euro. Ma da chi è composta questa confraternita di anime pie che decide di impegnarsi in modo così disinteressato e pressoché gratuito? Da Caltagirone ad Astaldi, dal Consorzio Cooperative Costruzioni all'Ansaldo Trasporti, Sistemi Ferrioviari. Vi sono persino le cooperative rosse di Bologna e la Cooperativa muratori braccianti di Carpi. Senza contare il codazzo che un'opera del genere si trascina dietro, i comitati tecnici, i tavoli, le sedie e le consulenze: l'onore di attribuire la presidenza di un Comitato ad Andrea Monorchio, ex ragioniere generale dello Stato, ci è costato 516.614 €. Io mi sarei reso disponibile anche per meno di un quarto della cifra... e da piccolo giocavo sempre con i lego.
Ma i tempi? I tempi almeno saranno garantiti! Si è vero, i lavori dovevano essere terminati giá nel 2006 ed ora di parla invece dell'inaugurazione nel 2013 della parte fino a San Giovanni, ma si tratta di dettagli: il tutto sarà inaugurato nel 2018, come dichiarato dal Sindaco Alemanno lo scorso anno. Anzi nel 2021, secondo la proposta dell'Ati. Forse qualche mese prima dell'invenzione del teletrasporto.
Io non so che ne possiate pensare. Ammetto che arrivare a Pantano in metro possa pure essere una comodità per quelli che vi risiedono, ma probabilmente se avessimo consegnato loro una fornitura a vita di buoni taxi il tutto sarebbe costato meno. Con 5 miliardi di euro si possono fare tante cose più utili rispetto a quanto compiuto finora: si potrebbero, ad esempio, costruire tre linee di metropolitana fuori dal centro senza accanirsi a far passare per forza le carrozze in mezzo all'Ateneum di Adriano sotto Piazza Venezia. Pensare ad un modello innovativo per il centro storico di Roma che prevedesse, ad esempio, un potenziamento dei mezzi condivisi a noleggio, incentivando carsharing, bikesharing e biruote elettrici, oltrchè un miglioramento della rete di servizi pubblici di superficie, potrebbe garantire soluzioni più immediate e meno onerose di una irrealizzabile metro C. Dio solo sa se Roma avrebbe bisogno di metropolitane! Ma finora mi sembra che, nonostante i soldi spesi, restino in piedi, lavori e incidenti permettendo, le solite due affollatissime, disastrate e sporche linee di sempre.
Insomma, concludendo, sarà pur vero che tutte le strade portano a Roma, ma la metro, al massimo, arriva a San Giovanni.
Marcello Spirandelli
19/02/12
Un veneto a Roma 2 episodio: la grande Olimpiade
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venetoaroma
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Redazione Frews
La storia racconta che, nel 197 a.C., il console romano Tito Quinzio Flaminio, dopo aver sconfitto Filippo V nella battaglia di Cinocefale, proclamò durante i Giochi Istmici di Corinto la libertà della Grecia, fino ad allora occupata dalle truppe della Macedonia. I cittadini Greci andarono in visibilio. Ritengo che il signor Tito
Quinzio non avrebbe mai immaginato che, ad un suo lontano successore nel Governo della Città di Roma e nel comando delle sue legioni Municipali, sarebbe stato impedito di ospitare i Giochi olimpici proprio a causa della Grecia. Ebbene sì, questa settimana l’argomento che a un Veneto a Roma viene servito su un piatto d’argento, non può che essere la mirabolante storia dell’Olimpiade Romana (bis). E nessuno mi accusi di avere il dente avvelenato! Il fatto che Venezia sia stata buttata fuori con poco garbo dal novero delle concorrenti, proprio per lasciare spazio alla concorrente capitolina c’entra poco o nulla. Ammetto che il progetto delle Olimpiadi in laguna mi intrigava e non ritengo disprezzabile il fatto che questo avrebbe coinvolto anche una vasta zona intorno alla città lagunare, includendo altre realtà limitrofe (le province di Padova, Vicenza, Treviso e persino Trieste) e utilizzando per la gran parte strutture già esistenti (13 su 26).
Quinzio non avrebbe mai immaginato che, ad un suo lontano successore nel Governo della Città di Roma e nel comando delle sue legioni Municipali, sarebbe stato impedito di ospitare i Giochi olimpici proprio a causa della Grecia. Ebbene sì, questa settimana l’argomento che a un Veneto a Roma viene servito su un piatto d’argento, non può che essere la mirabolante storia dell’Olimpiade Romana (bis). E nessuno mi accusi di avere il dente avvelenato! Il fatto che Venezia sia stata buttata fuori con poco garbo dal novero delle concorrenti, proprio per lasciare spazio alla concorrente capitolina c’entra poco o nulla. Ammetto che il progetto delle Olimpiadi in laguna mi intrigava e non ritengo disprezzabile il fatto che questo avrebbe coinvolto anche una vasta zona intorno alla città lagunare, includendo altre realtà limitrofe (le province di Padova, Vicenza, Treviso e persino Trieste) e utilizzando per la gran parte strutture già esistenti (13 su 26).
A ben vedere, però, le gare di windsurf nei canali veneti, con guizzanti pantegane a far da coreografia, sembrava anche al sottoscritto un’idea un po’ eccessiva. Una sorta di grande festa campestre allargata, con mezzi pubblici che, a partire dai treni,spesso non hanno fatto grandi passi avanti rispetto dalla tradotta dei canti della Grande Guerra (provare la “freccia della palude” Rovigo-Verona per credere). Era dunque giusto che Roma, grande città europea, ci strappasse il progetto. D’altra parte Torino aveva già avuto le Olimpiadi invernali, Milano l’Expo e il nord poteva dirsi mediamente soddisfatto. Per ciò che riguarda il sud, a parte l’avventata candidatura di Palermo subito ritirata, sembrava che mancassero alcuni presupposti. Ora, però, sono successi due fatti, fra i quali uno mi ha lasciato un po’ perplesso, l’altro completamente basito. Il primo: il Governo decide di negare la lettera in cui si garantiva la garanzia finanziaria e la presa in carico di eventuali deficit legati alla manifestazione.
Il secondo: un sacco di gente su facebook, twitter e con ogni altro mezzo atto a comunicare, gesti compresi, esprimeva, con lo stesso entusiasmo della folla di Corinto del 200 a.C., compiacimento per la scelta o soddisfazione per il conseguente stato d’animo del sindaco, che sulle prime non sembrava dei migliori, specie quando, in Campidoglio era stato visto brandire una pala senza che non ci fosse proprio più neve a terra. Anzitutto una riflessione sull’esecutivo: le motivazioni portate da Monti per il diniego vertevano tutte su ragioni di carattere economico e, per non far sfigurare la candidatura della Capitale, accanto agli elogi, spiegavano che anche a Londra i costi erano raddoppiati e che, per quanto riguardava Atene, non si poteva proprio dire che la manifestazione avesse portato bene al Paese ospitante (Pechino, non pervenuta).
Non posso certo dire di non essere per nulla d’accordo con Monti ma, secondo il mio parere, il rifiuto aveva anche ragioni di carattere politico e d’immagine. Peraltro, anche senza essere tifosi di Keynes e del New Deal, viene da chiedersi se, per rilanciare l’immagine dell’Italia nel mondo, lo sforzo economico legato ad un’Olimpiade, non avrebbe consentito di rinnovare alcune infrastrutture che sono comunque necessarie e di permettere al Paese di aggrapparsi alla definizione di “grande Nazione” all’altezza di organizzare un evento simile (tra le candidature restano ancora in piedi, tra le altre, quella della Spagna e dell’Arzebaigian). Forse un pensierino supplementare poteva essere fatto. Per ciò che riguarda, invece, l’esultanza popolare c’è, a mio parere, un’altra spiegazione che poco c’entra, o solo in parte, con i
ragionamenti che hanno dettato le azioni del Governo. Sarò stato disattento, ma quando il Veneto ha perso la sua candidatura non ho visto il veneziani esibirsi in gare d’impennate con le gondole per la felicità. Viene dunque da chiedersi: perché molti romani hanno invece scelto di esprimere la propria soddisfazione? La ragione è semplice e on riguarda né le tasse, né i sacrifici già compiuti dagli italiani, né le spese in sé. La ferma convinzione della maggior parte degli italiani, romani compresi, era che nel momento in cui si fosse dato avvio alle opere per l’Olimpiade Romana i soliti noti legati alla politica, a partire dai palazzinari, passando per le società di comunicazione, quelle di servizi e di varie ed eventuali, si sarebbero gettati come avvoltoi sulla carcassa da spolpare mettendoin atto il ben noto modello “Mondiali di nuoto 2009”, in cui molte delle opere preventivate, per responsabilità condivise tra destra e sinistra, erano all’avvio delle gare ben lungi dall’essere compiute e gli impianti erano largamente di ripiego. Roma, in ogni caso, se la sarebbe cavata per le Olimpiadi, così come se l’è cavata con i Mondiali di nuoto: basta un campo lungo sul Colosseo o sui Fori Imperiali per far dimenticare qualsiasi disagio.
ragionamenti che hanno dettato le azioni del Governo. Sarò stato disattento, ma quando il Veneto ha perso la sua candidatura non ho visto il veneziani esibirsi in gare d’impennate con le gondole per la felicità. Viene dunque da chiedersi: perché molti romani hanno invece scelto di esprimere la propria soddisfazione? La ragione è semplice e on riguarda né le tasse, né i sacrifici già compiuti dagli italiani, né le spese in sé. La ferma convinzione della maggior parte degli italiani, romani compresi, era che nel momento in cui si fosse dato avvio alle opere per l’Olimpiade Romana i soliti noti legati alla politica, a partire dai palazzinari, passando per le società di comunicazione, quelle di servizi e di varie ed eventuali, si sarebbero gettati come avvoltoi sulla carcassa da spolpare mettendoin atto il ben noto modello “Mondiali di nuoto 2009”, in cui molte delle opere preventivate, per responsabilità condivise tra destra e sinistra, erano all’avvio delle gare ben lungi dall’essere compiute e gli impianti erano largamente di ripiego. Roma, in ogni caso, se la sarebbe cavata per le Olimpiadi, così come se l’è cavata con i Mondiali di nuoto: basta un campo lungo sul Colosseo o sui Fori Imperiali per far dimenticare qualsiasi disagio.
Quello che infastidisce, però, è che, in un periodo di crisi, possano crearsi le condizioni per cui alcuni megaricchi possano diventarlo ancora di più. Ed è disarmante constatare, inoltre, che i cittadini non mettano neppure in dubbio che un fatto del genere possa essere evitato o che, ove accada, non possa succedere in misura quantomeno accettabile. Trovo assurdo che, ancora una volta, la politica non abbia compreso il messaggio e che si sia invece dannata per accapigliarsi, tra nordisti e sudisti, recriminando sulla sensibilità del Governo, foraggiando editoriali, prese di posizione e sproloqui di opinionisti. La verità? Anziché contare i soldi spesi per l’Expo milanese si sarebbe potuto pensare ad una riforma della legge sugli appalti. In ogni caso non si rattristino i romani: per l’ultima Olimpiade, quella del 1960, una delle innovazioni fu la sostituzione dei i tram coi puzzolentissimi bus su gomma che ancor oggi (un po’ migliorati grazie al metano) intasano le strade sferragliando sui sampietrini. Chissà stavolta cosa sarebbe potuto capitare.
Marcello Spirandelli
12/02/12
Un veneto a Roma 1 episodio: il fenomeno della neve
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Redazione Frews
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