20/05/12

Un Veneto a Roma 14 in lutto per Brindisi e per Roma

Oggi non è francamente un giorno in cui trovi molto da sorridere. Il motivo sta scritto sulle prime pagine di tutti i giornali. Mi sarebbe piaciuto parlare dei componenti del consiglio comunale di Roma che vengono sgridati dal segretario perché vanno in treno in prima classe e quando stanno a zonzo per l'Italia per i supremi interessi di Roma scelgono prevalentemente hotel che vanno sul costosetto. E mi sarebbe piaciuto parlare della loro indignazione. Non per fare antipolitica: non credo infatti che i viaggi pagati, i rimborsi, le auto blu e gli hotel abbiano nulla a che fare con la politica. Al contrario, richiamare la politica alla sobrietà é il servizio migliore che è possibile fare alla cosa pubblica.
Perché accennare a questo argomento se ho deciso di non parlarne? Perché le due questioni, attentato e antipolitica, non sono completamente estranee. Perché quello che sta venendo in mente a troppe persone e che continua a rimbalzare su internet è che l'attentato mafioso non sia altro che fumo negli occhi. Si rispolvera la strategia della tensione, si torna ad evocare la strage di Stato. Su Il fatto quotidiano Enzo Di Frenna ne parla esplicitamente: pezzi di politica, servizi deviati e finanza speculativa riuniti in una sorta di massoneria nera attaccherebbero i giovani perché rappresentano il cambiamento. Proprio perché io credo che si tratti di farneticazioni (Brindisi difficilmente colpisce Grillo, antipolitica, no tav, e compagnia cantante, ma anzi li favorisce) non posso star zitto mentre vedo che la politica, anziché autoriformarsi, decide di autodistruggersi aggrappandosi al ramo dei suoi privilegi che rischia di venire segato dall'indignazione popolare o trasformarsi in una pira su cui immolare privilegi, politica e democrazia affinché ardano in un unico fuoco.
Un Veneto a Roma non può scordare che Roma non è solo la Roma di borgata, la Roma di sangue e di cuore, la Roma dello spirito e della Storia, ma è anche la "Roma ladrona" di Umberto Bossi, una tavola imbandita su cui gli stessi leghisti hanno imparato rapidamente a pasteggiare. E Roma è luogo di pellegrinaggio e di purificazione ma anche il simbolo del potere e della corruzione. Nell'Apocalisse è il drago che non ha caso ha 7 teste. Oggi Roma, nonostante il maggior peso delle Regioni è ancora, in Italia, simbolo del potere politico, dei compromessi, dell'utilizzo privatistico della cosa pubblica. E tra Brindisi e Roma corre un filo rosso perché della due l'una: o ciò che è accaduto a Brindisi serve a condizionare Roma o ciò che avviene a Roma è servito a condizionare ciò che è accaduto a Brindisi.
Oggi preghiamo per le vittime di Brindisi, ma preghiamo, anche per la salvezza dello Stato. Perché non ho mai visto la nostra Italia così a rischio. E lo notoo dai fremiti che attraversano Roma. Nessuna ampolla del Po, nessun sole delle Alpi l'ha mai fatta vacillare così. Non si tratta nè di spead nè di Equitala, nè di debito n'è di finanza. Si tratta di una missione e di quelle parole che abbiamo bollato come retorica. Una retorica che, però, ci teneva in vita. Senza di essa ora, senza un sogno da perseguire, c'è solo scoramento e caos. C'è solo silenzio.

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