30/07/11

La punizione per Borghezio? Tre mesi dai famigliari delle vittime di Utoya

Borghezio è stato sospeso per tre mesi dalla Lega e non è più presidente della Lega Piemonte. Può bastare questo? Non penso, conoscendo, a distanza, il tipo. Tanti anni fa divenne famoso, in una delle sue prime uscite, per essere salito sul treno Milano-Torino armato di strofinaccio e sapone per pulire le carrozze frequentate da prostitute africane: con tanto di telecamere al seguito! Poi, prima di arrivare all'ultima su Dreivik, ne ha fatte tante altre ma nessuna meritevole di essere ricordata e nessuna, soprattutto, inerente o compatibile con il suo incarico strapagato al Parlamento Europeo.
Ovvio che l'ultima sparata in difesa e condivisione delle idee del "cretino apocalittico"che ha ucciso quasi cento persone ha lasciato maggiormente il segno anche per la intempestività dell'uscita pubblica.
Tre mesi di sospensione.
Qualsiasi "punizione" per Borghezio è sempre troppo poco : io l'avrei anche messo dietro la lavagna. Con un'amica si era pensato dapprima di scrivere un editoriale in questo modo:
"Ecco che cosa pensiamo di Borghezio: xxxxxxxxx, bip, xxxx, bip bip bip"  dove avremmo lasciato la libertà al letto di sostituire le x ed i bip con improperi tipici della propria regione.
Oggi vogliamo spingerci oltre proponendo due cose all'altezza della nostra serietà.
La prima che Borghezio sia obbligato a passare quei tre mesi, od il tempo necessario, a conoscere i famigliari delle vittime di Utoya.
La seconda è che se Breivik verrà giustamente condannato per crimini contro l'umanità, Borghezio lo sia definitivamente per crimini contro l'intelligenza.

29/07/11

Photo Of The Week N°3 - Ciliegi

Nuova settimana, nuovo scatto! Oggi ho l'onore di presentarvi il primo lavoro di uno di voi lettori. Si tratta di uno scatto (splendido) realizzato da Erica, fotografa e blogger direttamente dagli Appennini. Si tratta anche del primo scatto su pellicola della nostra rubrica! Non mi resta che augurare a tutti una buona visione. Grazie Erica!


Foto: Ciliegi
Questa foto è stata scattata nel mese di giugno di quest'anno, periodo in cui ogni anno il viale di casa mia viene invaso da enormi palle bianche e soffici che sono gli alberi di ciliegio. Perchè i ciliegi? Perchè mi ricordano quando ero bambina, quando con mia nonna passeggiavo sotto questi giganti fioriti e tutto il mondo si colorava di bianco e rosa tenue. La foto è stata realizzata con una Ricoh KR-10 Super, macchina che mio padre comprò nientemeno che a metà degli anni 80! In quest'era anche troppo tecnologica, io l'ho rispolverata e con l'ausilio di un buon "vecchio" rullino e dello stesso fotografo da cui mio padre la comprò (quasi 80 anni e un occhio di vetro!) l'ho rimessa in sesto. L'effetto antico della foto è dovuto solamente al tipo diciamo non proprio moderno di carta fotografica usata dall'anziano fotografo!

Autore: Erica
Novizia della fotografia, in fase di apprendimento! Vivo in pieno appennino tosco-emiliano, in provincia di Modena. Un luogo speciale che non abbandonerei mai, che mi regala scorci unici ogni giorno. Fotografo quello che mi circonda, i miei paesaggi, cercando di coglierne il lato speciale e in qualche modo poetico, quel non so chè, quel piccolo particolare che mi fa battere il cuore, come per esempio il blu intenso del cielo in primavera o i campi dorati dal caldo estivo. Non amo molto descrivermi e trovo che il mio blog, che ho da ormai poco più di tre anni, parli per me! Solo da poco ho deciso di pubblicare le foto che faccio, oltre che i miei pensieri sgangherati.

Come quando fuori piove
Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!

Se anche la Lega perde la trebisonda siamo proprio messi male

Anzitutto facciamoci aiutare da Wikipedia per spiegare che cosa vuol dire "perdere la trebisonda" in dialetto milanese.
In lingua italiana il nome, sostantivato, della città viene utilizzato nella frase "perdere la trebisonda" con utilizzo e significato analogo a quello di "perdere la bussola" (o "la tramontana"): essere disorientati o confusi e con il significato aggiuntivo di perdere il controllo, inquietarsi.

28/07/11

Tremonti ha tagliato anche l'estate

Non si finisce mai di imparare e soprattutto non si finisce mai di scoprire che cosa davvero si nasconde nelle maglie della burocrazia. In un articoletto piccolo piccolo (che oserei dire piccino picciò) in fondo al capitolo ventinove della centosettantesima pagina della manovra finanziaria economica solo per i cittadini italiani e non per i loro rappresentanti, è previsto il taglio dell'estate ma non dal 2014, da subito!
Mannaggia voi: ad averla letta prima sarei andato in vacanza a Giugno!
Eh si cari amici, il Governo, vista la crisi, ha deciso di tagliare l'estate e la sua fine era prevista con l'approvazione della manovra finanziaria avvenuta venerdi 22 luglio scorso. Fine delle vacanze. Mi spiace. Come correre ai ripari? In nessun modo se non con un ombrello, mi spiace cari concittadini: dovevate fare le vacanze prima, ci servono anche quelle, siamo già in autunno.
Ovviamente questa norma non si applica a parlamentari, ministri, consiglieri regionali e comunali che, dove andranno in vacanza, godranno di un perenne (costosissimo ma fa niente) raggio di sole che li seguirà per tutto il tempo (come un'auto blu) comprendendo pure moglie, figli, amanti e quei pochi della cricca.
A noi il taglio dell'estate da subito: a loro, forse, dal 2014.

27/07/11

Visti e Rivisti : Nella Valle di Elah







Oggi vi proponiamo la rilettura di un bellissimo film del 2007 di Paul Haggis intitolato "Nella Valle di Elah". Tra i protagonisti: Tommy Lee Jones, Charlize Theron, James Franco, Susan Sarandon, Jonathan Tucker.

Tommy Lee Jones (Hank Deerfield), veterano del Vietnam e patriota inzia la ricerca del figlio Mike, tornato a casa da poco (una settimana) dall’Iraq e ora misteriosamente scomparso. Il cadavere del ragazzo viene ritrovato grazie all’aiuto di una poliziotta (Charlize Theron). Le convinzioni di Hank Deerfield si sgretolano lentamente man mano che la vicenda si svolge fino alla soluzione del delitto.

Non ho voluto scrivere molto sulla trama del film perché la Valle di Elah va visto in ogni suo fotogramma. Questo film inizia già dal suo titolo. Ed è forse il titolo stesso.

La Valle di Elah, infatti, era un luogo dell’antica Palestina dove avvenne lo scontro tra Davide e Golia. La Bibbia racconta, infatti, di come l’esercito del popolo d’Israele (quello di Re Saul) e quello dei Filistei si appostarono sui monti opposti agli estremi della valle.

Ogni giorno per quaranta giorni, Golia, il più temuto guerriero tra i Filistei, scendeva nella valle a cercare chi lo sfidava. Ogni giorno non si presentava nessuno perché gli ebrei lo temevano fortemente. Un giorno però, Golia si trovò davanti Davide, un giovane pronto a riscattare l’onore della sua gente. Davide si presentò senza armi impugnando solo una semplice fionda. Sfidando la paura, uccise Golia con un solo sasso scagliato con la sua fionda.

Il titolo quindi, a mio parere rappresenta la valle della guerra in Iraq ed il cammino doloroso che dovrà fare Tommy Lee Jones nello scoprire la verità sull’accaduto. La valle di Elah non è un semplice thriller, è la conseguenza di una guerra “insana” sotto molti aspetti. Il gigante Golia è la paura, l’annientamento fisico ed emotivo dei ragazzi che hanno vissuto una guerra di menzogne. Il gigante lascerà in loro ferite difficili da poter dimenticare e quindi sanare.

Tutto il film è un sordo urlo di dolore quasi muto e lancinante a volte delicato e sottile che entra dentro lo spettatore mano a mano che la storia prende corpo. 

Un film con un pathos eccezionale, drammatico, interiore, non urlato. Eccezionale, anche, l’interpretazione di un Tommy Lee Jones all’inizio del film imperturbabile ma che dovrà, poi, fare i conti con la vita, con ciò che la vita fino a quel momento gli aveva insegnato. Un’interpretazione intensa e molto profonda.

L’inviolabile bandiera a stelle e strisce sarà capovolta. Perché il mondo si è capovolto con le sue menzogne. Perché il protagonista così come il regista non hanno più certezza di nulla. Chi vince allora in questo caso Davide o Golia? A voi le risposte.

“È così che si combattono i mostri! Lasci che ti vengano vicino, li guardi negli occhi e poi li colpisci!”

Buona visione!

Laura Moiana

Fonte immagine: http://static.blogo.it/cineblog

Piccole caste crescono: come far soldi come consiglieri del comune di Roma

"Quanto prendi come consigliere comunale di Roma Capitale" chiedo opportunamente ad un amico consigliere qui nella Capitale. Mi risponde: "coi gettoni massimo posso arrivare a 1800 euro. Quindi per campare devo tenermi il mio lavoro". Non vi dico che lavoro, non vi dico quanti figli da mantenere, non vi dico dove abita, non vi dico nome e neppure il cognome.
L'amico mi spiega poi un meccanismo che non conoscevo e che cerco di rendere semplice. Se uno diventa consigliere comunale a Roma e prima era dirigente di una società in cui era stipendiato con tre mila euro al mese, per esempio, continua a percepire quei tre mila (che il Comune rimborsa all'azienda) ai quali può arrivare ad aggiungere gli altri 1800 del gettone di presenza. Tutto a carico nostro.
Allora, io che sono perfido penso: e se uno prima di venire eletto si fa aumentare appositamente il compenso?
E, peggio ancora, se io prima di venire eletto mi metto d'accordo col mio amico amico che ha una società e mi faccio assumere con un lauto stipendio?
E peggio del peggio se io assumo il mio amico consigliere e lui assume me, tanto paga il cittadino col pantalone corte?
Cattivi pensieri sicuramente. Ci prendiamo un gelato in piazza San Lorenzo in Lucina: paga lui!

26/07/11

Un minuto di silenzio per il silenzio

Il silenzio sembra essere morto. Da tempo siamo passati dall'era della comunicazione a quella della comunicazione forzata. Ormai pare impossibile che esistano persone in grado di convivere con il silenzio.
In televisione si vedono programmi di ogni genere dove si susseguono schiere di opinionisti pronti a commentare qualsiasi cosa, spesso promettendo grandi rivelazioni come se dovessero svelare un nuovo mistero di Fatima. Il fenomeno negli ultimi anni si è esteso anche a internet: persone munite di telecamenre che si sentono in dovere di dire cosa pensano dei mali del mondo, sono all'ordine del giorno.
Mi sembra che questa smania di comunicare sia arrivata al punto in cui, pur di essere i primi a esprimere in'opinione, si parla senza riflettere, senza informarsi, senza conoscere realmente quello che (spesso) si critica o (raramente) si loda. Ci si ferma sempre meno a pensare, senza rendersi conto che quello che davvero ci arricchisce come individui è l'elaborazione di un'idea e non una risposta immediata per ogni accadimento.
Comunicare è bello, ma siamo sommersi da migliaia di opinionisti dell'ultima ora e inizio a desiderare la riscoperta del silenzio. Vorrei tornare a chiedere consigli e non esserne sommersa senza aver interpellato qualcuno. Ogni tanto vorrei poter rispondere liberamente "non ho nulla da dire" e non essere scambiata per un alieno.

Sara Citterio

La morte di Amy Winehouse

Non conosco Amy Winehouse e nemmeno una sua canzone. Non so che musica facesse, come si vestisse, e prima di questo post non sapevo neanche che faccia avesse. Anzi, spero di aver messo la foto giusta. E' lei? Non so di che nazione sia. Insomma non conosco nulla: so solo che è morta. Non ho letto molti articoli su di lei in questi giorni ma qualche sottotitolo. Poi mi sono soffermato ed ho pensato al suo nome e cognome: Amy che suona un po' amore, Wine come il vino, House come la casa.
Dicono che sia morta del male d'amore perchè riufiutata dal suo amato, dal suo sposo, e nessun soldo e nessuna droga sono riusciti a colmare quell'abbandonso.
Wine come il vino ed il whisky che invece di darle sicurezza la faceva insucura anche sul palco.
House come la casa, l'amore, l'affetto, il compagno, lo sposo, i figli che voleva perchè nonostante tutto quello che ti ha rovesciato addosso, in termini di fortuna, la vita, alla fine è tutti li che vogliamo ritornare o ripartire: a casa.
Ora Amy sei nel regno dell'Amore e nella tua casa eterna. Fatti un goccio di whisky, con moderazione.

Consigli Fotografici: Protezione della macchina fotografica a costo zero!

Miei cari lettori, bentornati.
Qualche giorno fa mi trovato al matrimonio di una mia carissima amica per realizzarle il servizio fotografico nuziale. Ho preparato tutto la sera prima. Corpo macchina, obiettivo, schede di memoria, cavalletto, pc per ogni evenienza, batteria carica. Tutto perfetto. O, almeno, così credevo.
Mi sveglio al mattino e mi trovo di fronte all'inaspettato. Il diluvio universale. Dannazione!

Questo piccolo contrattempo (poi fortunatamente è tornato il sole) mi ha fatto pensare a quante volte la pioggia ha minacciato di compromettere la mia macchina fotografica. Vi è mai capitato di trattenervi dallo scattare in libertà proprio a causa delle gocce di pioggia che avrebbero potuto bagnare e rovinare il vostro prezioso strumento?

Per ovviare a questo problema ci sono molte soluzioni, che come spesso succede in ambito fotografico prevedono l'utilizzo del vostro portafoglio. Sono state ideate infatti tutta una serie di maschere impermeabili protettive per praticamente qualsiasi modello di fotocamera. Ma perché svuotare le proprie tasche quando esiste una semplice soluzione a costo zero?

Si finisce con l'accorgersi sempre che la soluzione migliore è anche la più semplice. In questo caso, tutto ciò di cui avete bisogno è un sacchetto di plastica, paio di forbici e un elastico. Tutte cose che potete trovare in casa.

Courtesy of Michael Freeman


L'immagine è più eloquente di qualsiasi spiegazione. Basta inserire la macchina fotografica nel sacchetto lasciando l'obiettivo verso il lato aperto. Avvolgere l'obiettivo con l'elastico, ritagliare i pezzi superflui e il gioco è fatto. Il sacchetto renderà un po' più difficoltoso l'utilizzo della vostra macchina, ma sarà in grado di proteggerla efficentemente da pioggia, polvere, sabbia e neve. E il tutto senza aver speso un solo centesimo!

La medesima tecnica può essere impiegata anche per proteggere il vostro strumento di scatto dalle rigide temperature (in questo caso dovrete togliere l'aria dal sacchetto per evitare che si formi la condensa o utilizzare un sacchetto protettivo di poliestere metallizzato) o dall'eccessivo calore (un foglio di materiale riflettente aiuta la macchina a non surriscaldarsi.

Sperando anche questa volta di esservi stato utile, auguro a tutti una buona fotografia (anche in condizioni avverse)!

Mirko Fin


Avete qualche richiesta particolare o un consiglio da suggerire? Mandate le vostre richieste via mail a servlad90@yahoo.it 
Sarà per noi un piacere esaudire ogni vostra richiesta!

25/07/11

In Etiopia manca acqua e cibo e la gente muore. Ma...




In Etiopia manca acqua e cibo e la gente muore. Ma adesso passiamo alle notizie che tre giornali nazionali on line pubblicano oggi in evidenza:

Il Corriere della Sera:

- Mancini Caccia Balottelli
- Winehouse, una notte di droga e follia
- Rifugi estivi in città. Voi che cosa cercate?
- Con la postura si cura anche il mal di schiena
- Il miliardario innamorato che imbarazza Airbus
- Carla Bruni in accappatoio sulla golf car
- Festa con spogliarello. Democratiche in rivolta

Il Giornale:

- Poker live Italia: si parte il 30 novembre
- La 29esima edizione di Miss Cicciona
- Una Marilyn inedita girò un film porno
- Le mille forme di Naike Rivelli
- Il lato B di Pippa? Merito del jogging
- Set californiano per Kim Kardashian
- Lady Gaga: mi pento della coca presa

Repubblica:
- "Non siete argentini?"Allora niente campionati di tango
- La bella Charlotte Casiraghi disarcionata al Global Tour
- Nuoto, Usa staffetta di bronzo Phelps si consola con Nicole
- Segni particolari: bellissima incoronata Miss Brasile 2011
- La Biancaneve guerriera la strega è Charlize Theron

E adesso per pietà mi fermo.

Sara Citterio

Ho conosciuto Giovanni Allevi a Radio Ascoli

Quando conobbi Giovanni Allevi  lui non era ancora famoso come oggi, io neppure oggi. Correva l'anno 2005 ed io fui chiamato a Radio Ascoli, grazie ad amicizie, a parlare di vita, di procreazione medicalmente assistita, di aiuto alle ragazze madri e via dicendo, in qualità di Responsabile Nazionale Giovani del Movimento per la vita italiano. Arrivato in Radio l'intervistatore mi disse: "guarda, abbiamo una sorpresa quindi ti ruberemo un po' di spazio. C'è in Ascoli Giovanni Allevi, sta passando a trovarci. Lo faremo entrare e parleremo anche un po' con lui ok?". Ovviamente acconsentii sia perché ero a mia volta ospite, sia perché non conoscevo questo Giovanni Allevi. Iniziò l'intervista. Parlavamo di vita e bellezza della vita ed i conduttori lanciarono una pausa musicale improvvisa e, da quella porticina, entrò un lungo e magro e ricciolissimo ragazzo che mi si presentò come Giovanni Allevi. Sedemmo di fianco. Aveva tra le mani un cd, credo uno dei suoi primi. Parlava e gesticolava, gesticolava e parlava e spesso suonava su un immaginario piano forte davanti a lui ma era così convinto lui che anche noi sentivamo la sua musica. Parlammo assieme di vita e di ragazze madri, parlò della persona come "unica ed irripetibile", mi complimentai in diretta e gli chiesi di fare un concerto a Roma per le mie mamme e, al termine della trasmissione, mi lasciò il suo numero di cellulare.
Poi la vita ha preso il suo corso.
Lui è famosissimo ed applaudito, quanto contestato, in tutto il mondo. Io sono responsabile del Centro di aiuto alla vita di Roma. Lo risentii qualche anno dopo e, per i troppi impegni, mi rimandò alla segretaria: è tutto fermo li.
L'altra sera ero ad Ascoli in piazza del Popolo per il suo concerto all'aperto. Già il luogo di per sé è straordinario, con lui e con la sua musica è diventato magico.
Bravo, simpatico, coinvolgente, sensibile, filosofo, folle. Ho ritrovato, nelle sue parole, il concetto di "unico ed irripetibile" sia per lui sia per tutti.
Non vi faccio la cronaca di quella serata. Vi voglio riportare i messaggi che ho lasciato, in tempo reale, su twitter. Magari accompagnateli con la sua musica: forse sembrerà tutto magico anche a voi.

Preparandomi per il concerto di Giovanni Allevi stasera piazza del popolo ascoli Piceno
Ero in in punto preciso della stazione di Tokyo e un gruppo di note si é scontrato nella mia testa ed ha dato vita a Tokyo station
É nell ascoltatore che si realizza l'opera d'arte per questo motivo alla fine del concerto vorrei essere io a chiedervi l'autografo.
Siamo alieni siamo tutti unici ed irripetibili #Allevi molto pro Life il ragazzo... Penso io
Solo chi ama è in grado di vedere l'altri come è veramente #allevi
Il passaggio dalla eternità all'esistenza è significato dsl primo battito del cuore sia esso umsno o animale proviene dagli dei.
La mia forza é la mia fragilità e fare questa scoperta é stato come tornare a vivere a respirare Back to Life
Ora ascoltiamo quello che accade quando la musica di Bach incontra quella da discoteca #Allevi. E poi il suo riso quasi soffocato ma folle
Allevi mi sembra un folletto quando suona sta curvo curvo sul pianoforte e potrebbe toccare i tasti col naso ma le dita sono velocissime
Al bar gli stiamo dando fastidio noi
I suoi concittadini sono pazzi di lui ce ne é uno in quarta fila coi capelli identici ma non si sa se cosi bravo come musicista
Finita la canzone sosta sempre qualche secondo mano in alto a liberare del tutto la poesia e a magia
Poi si alza con una mano si appoggia al piano e con l'altra si batte il petto prima di inchinarsi e sistemarsi i capelli
Mi piace che si appoggi sempre al piano quasi a tenerselo vicino suo compagno di viaggio rifugio sicuro #Allevi
Meditazione per solo mano destra per Helena che si é riavvicinata alla musica grazie a questa composizione che #Allevi. regalo + grande
Sta suonando con la sola mano destra
Joie é un brano pieno di gioia ma io non ci trovo nulla da gioire perché per me troppo difficile da suonare
Aria un brano per respirare #Allevi. E seduto al pianoforte vistosamente si esibisce in lunghi e profondi respiri


Uruguay campione d'America


Almeno la finale non ha riservato sorprese: ha vinto la squadra data per favorita. L'Uruguay ha battuto 3-0 il Paraguay con gol di Suarez e doppietta di Forlan. Un risultato netto, gli uruguagi tornano campioni dopo la vittoria del 1995. Nella finalina per il 3° e 4° posto Il Cile ha agilmente battuto il Venezuela per 4-1.

Con il sipario che si chiude su questa coppa faccio un bilancio. La coppa in sé è stata sotto le aspettative, troppe gare sono finite 0-0 o con 1 o 2 reti per gara. Infine tre gare tra quarti e semifinali hanno richiesto i calci di rigore. Insomma dove'è finito lo spettacolo del calcio sudamericano? Sembrava di assistere agli europei, con squadre che pensano molto alla tattica mentre la fantasia è un po' mancata.

Comunque onore all'Uruguay che è la squadra più forte dell'America, alla faccia delle blasonate Brasile e Argentina.


La «giustizia templare» su Oslo


Note sull’ideologia dell’autore della duplice strage in Norvegia 
Se da un lato, le inquietanti notizie riguardanti il duplice attacco messo a segno lo scorso venerdì pomeriggio in Norvegia e costato la vita, secondo un bilancio ufficiale a 76 persone, ci lasciano sgomenti e ci distolgono dal clima vacanziero di questo fine luglio, dall’altro ci interrogano sulle reali motivazioni che hanno condotto Anders Behring Breivik, il trentaduenne accusato di essere l’unico autore della strage, a compiere un simile atto.

23/07/11

I Gruppi di Facebook sono contro la privacy!

Ho dato mandato al mio legale di tutelare i miei interessi. Giusta frase per questo momento ufficiale. Che cosa è successo? Questo fine settimana sono stato inserito, a mia insaputa e senza il mio permesso, in tre Gruppi di Facebook da tre miei contatti. Mi sono ritrovato così in questi gruppi e, peggio dei peggio, inondato di emails di notifiche. Sapete tutti che se uno non vuole stare in un gruppo o ricevere le notifiche via mail deve entrare nel gruppo e cliccare o su abbandona, per il primo caso, o su modifica

Singer o Mengele? “Zwillinge heraus!” Fuori i gemelli! di Silvia Bosio


Vi racconto una storia, accaduta non tantissimo tempo fa, quando la sorte dei diritti umani era affidata al potente di turno o a pochi eletti, in grado di stabilire chi doveva vivere e morire, chi avrebbe potuto essere felice e chi invece no. Semplicemente perchè quel qualcuno aveva la colpa originaria, di non possedere quei requisiti necessari per essere considerato dai più, degno di vivere. La storia che qui ci riguarda da vicino, è una storia vera che in tutta la sua crudeltà, si svolse nella prima metà del novecento e che ha per protagonista uno scienziato tedesco, meglio conosciuto come dottor Mengele. Il suo nome era molto noto in campo scientifico per le ricerche svolte sulle coppie dei gemelli, costretti a subire la così detta zw o legge del bavaglio, con il quale venivano soffocati i gemiti di dolore delle piccole vittime, sottoposti alle più atroci torture. Eppure secondo l’ideologia “eugenetica” dell’epoca, queste povere vite, appartenevano ad esseri umani meritevoli di una dignità minore, sacrificabile in vista dei progressi della scienza. Poco importava se a morire alla fine erano loro, perchè in nome del mito della razza ariana, esisteva sempre una buona ragione per uccidere chi non era considerato di pari grado. Basti considerare che alla base di questo modo di pensare, allora come oggi, vi era la distinzione tra essere umano e persona e cioè la differenza tra un concetto che fa riferimento alla specie e un altro che invece allude, agli esseri dotati di determinate specifiche caratteristiche razionali. In breve allora come oggi  venivano considerate persone, soltanto quegli esseri umani in grado di interagire con l’ambiente, di essere autocoscienti e di provare piacere o dolore. Queste pochi e semplici parametri, legittimavano gli intellettuali di quel momento a ritenere che la salute e la vita, non fossero un uguale diritto spettante a tutti indistintamente, ma un appannaggio riservato a pochi eletti. In breve, malati gravi, disabili, handicappati, minorati fisici e mentali e i soggetti comatosi, venivano pertanto ascritti alla categoria delle non persone che includeva degli esseri umani, addirittura inferiori a certi animali non umani. E’ ragionevole pensare un diritto che giudica giusto, lasciare morire chi non è attualmente o non è più autosufficiente o cosciente? Un diritto plagiato da una logica nichilista che non riconosce ad ogni vita umana, un suo valore intrinseco? Se ancora oggi rispondessimo affermativamente a questa domanda tanto inquietante, dovremmo anche essere disposti ad abbracciare i diktat dell’utilitarismo totale, secondo il quale quando una vita è arrivata alla fine o è inutile, va soppressa; specialmente quando si è diventati esseri umani senza qualità, senza quelle caratteristiche che identificano le “persone” nel senso comune del termine. Di fronte a queste ciniche osservazioni, il rischio concreto che stiamo attualmente vivendo è di regredire alla preistoria dei diritti umani e quindi ad un periodo nel quale non esisteva l’elaborazione culturale dei diritti e vigeva piuttosto un sistema giuridico assolutamente irragionevole. Ma tutto è possibile, basta soltanto volerlo. E allora la nostra società potrebbe addirittura con un plebiscito, ritenere opportuno anche il ripristino della schiavitù, della rupe Tarpea, della monarchia assoluta e perchè no dei servi della gleba. I quali nel medioevo com’è a tutti noto, erano titolari di un grado di umanità talmente irrilevante, da non potere essere distinti dagli animali più nobili. E se vi dicessi che “uccidere un neonato con malformazioni non è equivalente a uccidere una persona” poiché “molto spesso non è per niente sbagliato”? A cosa pensereste? Ad una pura provocazione, magari espressa da Adolf Hitler in persona? Non è così. Purtroppo, questo ragionamento proviene da un noto e contemporaneo filosofo australiano, Peter Singer,  secondo il quale uccidere una vita segnata dalla anormalità e condannata all’infelicità, non rappresenta un fatto immorale da porre “sullo stesso piano dell’uccidere esseri umani normali, o qualsiasi essere umano autocosciente”. Infatti in queste situazioni “anche se il bambino potrà avere una vita senza eccessiva sofferenza, come nel caso della sindrome di Down, ma i genitori pensano che sia un peso eccessivo per loro e vogliono averne un altro, questa può essere una ragione per ucciderlo”. E ancora il filosofo prosegue dicendo: “E’ un diritto ragionevole lasciar morire i malati neurovegetativi perché essi sono simili agli infanti disabili, non sono esseri coscienti, razionali, autonomi, la loro vita non ha valore intrinseco, il loro viaggio è arrivato alla fine”. In questa prospettiva “I feti, i bambini appena nati e i disabili sono non-persone, meno coscienti e razionali di certi animali non umani. E’ legittimo ucciderli”; perchè  “L’idea di attribuire a tutti un uguale diritto alla vita, è un’arma a doppio taglio. Se la vita con quadriplegia (paralisi) è buona come la vita senza paralisi, non c’è alcun beneficio di salute a curarla”. Dunque il dato scandaloso da segnalare  in questa sede è che recentemente l’UNICEF – la nota agenzia dell’Onu- ha sponsorizzato senza battere ciglio, una conferenza di Singer all’Università Luiss che ha aperto una serie di convegni, aventi ad oggetto il tema della filantropia. Non certo nei confronti degli esseri incapaci di difendersi da soli, né tanto meno verso i bambini, considerando l’atteggiamento direi poco filantropo del filosofo che suggerisce ai genitori l’infanticidio. Per conoscenza, a questo punto vanno menzionati una serie di riferimenti giuridici di portata internazionale, nati proprio per tutelare fino in fondo i minori. A titolo esemplificativo ne citiamo alcuni. Anzitutto, l’art.3 della Convenzione universale sui diritti del fanciullo (ONU, 20 novembre 1989): “in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche e private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi,  l’interesse superiore del fanciullo deve avere una considerazione preminente”; la Dichiarazione  universale (ONU, 20 novembre 1959): “gli Stati devono dare ai fanciulli il meglio di sé stessi”; l’art. 53 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali (1950): “Nessuna delle disposizioni della presente convezione può esser interpretata in modo da pregiudicare i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali che possono essere riconosciuti in base alle leggi di ogni parte contraente o in base ad ogni altro accordo al quale essa partecipi”; e ancora l’art.24  della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che ribadisce esattamente il contenuto dell’art. 3 della Convenzione prima citata. Non credo che i dati appena riportati, siano condivisibili dagli intellettuali come Singer che considerano la vita come un bene disponibile. E’ certo che il nazismo predicava un progetto di "eugenetica" diretto ad ottenere un miglioramento della "razza" germanica coltivando e favorendo i caratteri ereditari favorevoli ("eugenici") e impedendo lo sviluppo dei caratteri ereditari sfavorevoli ("disgenici"). All'interno di questo progetto di eugenetica non trovavano ovviamente posto i malati incurabili e i disabili fisici e psichici. C’è da chiedersi se con Singer sia resuscitato il Mengele del nuovo millennio. Su di lui si racconta un aneddoto raccapricciante:  quando i prigionieri giungevano ad Auschwitz, i bambini gemelli erano selezionati  personalmente dallo scienziato tedesco, il quale aggirandosi lungo le fila dei prigionieri usava gridare "Zwillinge heraus!" "Fuori i gemelli"! Quasi si trattasse di specie inferiori. Quando vengono riportate alla memoria questi episodi di inciviltà, anche ai giorni nostri sarebbe meglio astenersi da certi atteggiamenti farisaici e piuttosto gridare a gran voce che nella condizione di dipendenza la difesa della dignità, richiede un altissimo grado di umanità!

Silvia Bosio