05/10/11

Rivoluzione diritti Tv


Arriva una sentenza storica per i diritti tv delle partite: per l'alta corte europea un consumatore ha il pieno diritto di scegliere l'operatore televisivo più economico, senza alcun limite territoriale. Quindi se trovate una pay tv satellitare di uno stato estero che trasmette il campionato italiano ad un prezzo più conveniente, da oggi potrete abbonarvi per risparmiare soldi.

Molti la definiscono la sentenza Bosman dei diritti: in effetti rivoluzionerà le pay tv perché adesso le aziende che forniscono le gare di calcio non dovranno solo badare alle tariffe dei concorrenti nazionali, ma stare attente anche alle aziende estere. Quindi il consumatore ha tutto da guadagnare con un aumento di concorrenza e la possibilità di scegliere tra una moltitudine di offerte.

E pensare che, come nella sentenza Bosman, è tutto nato dal caso, da una causa della Premier League contro alcuni pub che trasmettevano le gare del campionato inglese grazie ad un abbonamento con una tv greca, più economica. Alla fine l'hanno spuntata i pub ed anche noi consumatori.

Foto di yosoyluismi, Flickr.

Amanda se ne è tornata negli States in aereo..pensavo a nuoto

Torno su Amanda Knox spero per l'ultima volta. Desta meraviglia che ci si meravigli che ora, mentre scriviamo, la signorina Amanda è già a Seattle: lo avevamo scritto ieri non perchè possediamo chissà quale canale segreto di informazioni ma perchè voi non avreste fatto lo stesso?
Ha preso forse il primo volo per Londra e da lì ponte per aereo per gli Usa dove la aspettavano gli amici per la festa, la conferenza stampa, i brindisi e via dicendo.
Io sarei partito a nuoto, per anticipare i tempi e scapparmene da questa Italia che l'ha messa in carcere per 4 anni.
Non so voi.
Non mi meraviglio neanche che stia pensando ad un libro, ad un film, alle televisioni sia per avere un risarcimento economico, sia per sfruttare la popolarità del momento. Questa popolarità, sulla pelle della povera Meredith, chi gliel'ha portata? Chi gliel'ha buttata addosso prima negativamente ed ora, forse, positivamente?
Il processo andrà avanti. Magari la chiameranno in Italia a testimoniare e non verrà. E' innocente? Non lo so. So che per ora è stata così dichiarata in Appello. Dopo che si è dichiarati innocenti in un grado di giudizio è possibile che si possa subire un altro processo?
Non ho letto nulla di questa storia se non le dichiarazioni di Raffaele ed Amanda.
So che lei ha preso il primo volo.
Ribadisco. Io sarei andato di corsa e mi sarei tuffato nel primo mare direzione Seattle.

04/10/11

Amanda e Raffaele liberi di vedere il mare: e Meredith?

L'unica cosa certa, di quella che sembra un'altra farsa all'italiana, è che Meredith Kercher è stata uccisa la notte tra l'1 ed il 2 novembre 2007 e da allora non c'è giustizia, prime pagine, pace ed esultanze varie scomposte per i suoi famigliari, amici, conoscenti.
Per questo motivo noi di Frews diamo a lei la copertina e la prima immagine di oggi e taciamo presto in rispettoso, ed osiamo dire, religioso silenzio.
Poi vi sono altri imputati in carcere ed i due ragazzi, Amanda e Raffaele, passati da fidanzatini, a mostri, a colpevoli ed ora innocenti il tutto il quattro anni di processi gran parte dei quali passati in carcere.
Non mi sono più occupato di cronaca nera da quel giorno (ve lo racconterò prima o poi) e poco di cronaca giudiziaria perché non mi appassiona questo voyeurismo giuridico che tutto ha a che fare tranne che col senso alto di Giustizia e di ricerca della verità.
Ieri ho dovuto occuparmi anche io di Amanda e Raffaele, pur non conoscendo la storia, perchè era impossibile fare altrimenti visto la diretta stream dovunque e la loro testimonianza riportata, riletta e tradotta su tutti i siti e su tutti i telegiornali.
Ad ascoltarli sembravano sinceri nel loro desiderio di voler ripartire con la propria vita, con la voglia di Raffaele di rivedere il mare e quella di Amanda di scapparsene dall'Italia e chi potrebbe, dopo oltre tre anni di carcere (forse ingiustamente) biasimarla?
Raffaele in questo momento è in riva al mare magari a piedi nudi a guardare l'orizzonte e con quella macchia che si porterà sempre dietro: sarà stato lui o no?
Credo che Amanda sia già atterrata a Seattle (lo spero per lei) lasciando per sempre l'Italia e sarà più facile, forse, per lei ripartire, dimenticare, qualunque sia la verità.
Meredith invece non vede più il mare nè l'America e, essendo l'unica a sapere la verità, dal Paradiso ci osserva e vede il nostro misero sistema giudiziario capace di creare mostri e ributtare in mezzo al mondo zombie a cui ha tolto l'anima e la dignità per poi continuare verso altre vittime.
Non so se Amanda e Raffaele siano innocenti: so che ieri sono stati assolti con formula piena. Chi restituirà loro 4 anni di carcere e di infamie?
So che Meredith non c'è più e torniamo a lei per chiudere quest'altra brutta pagina di giustizia (???) italiana.

03/10/11

Fotografia - I Grandi Maestri - Eric Lafforgue

 
Non ne avevamo abbastanza. Semplicemente, non ne avevamo abbastanza.
Non ci bastavano le sezioni sui consigli, la scuola amatoriale di fotografia, la foto della settimana e la promozione di mostre e concorsi. Sentivamo di poter dare di più. Che mancava qualcosa...

Ed è così che abbiamo deciso di iniziare questa piccola, nuovissima rubrica che vuole dare il giusto spazio e le luci della ribalta ad alcuni fotografi di spessore che abbiamo incrociato girovagando nel web e  nelle varie mostre cui abbiamo assistito. Sperando che il nostro nuovo spazio vi piaccia direi di terminare con le chiacchiere e di aprire le danze...

Oggi iniziamo a parlare di un fotografo nato nel 1964 che attualmente vive a Tolosa in Francia, sebbene la sua vita sia stata caratterizzata da una serie incredibile di viaggi. Parliamo oggi di Eric Lafforgue
La sua passione per la fotografia inizia nel 2006. I suoi scatti finiscono in breve tempo sulle riviste ed i giornali di tutto il mondo per le illustrazioni del Nord Corea, Papua Nuova Guinea, le tribù d'Etiopia e tutti i luoghi del mondo da lui visitati. Eric Lafforgue trascorre la maggior parte del suo tempo viaggiando per il mondo, prediligendo incontri e scatti con alcune delle popolazioni sconosciute ai più.

Lavora sia su digitale che su pellicola. I suoi strumenti di lavoro: 
Hasselblad H4D-50
Canon 1Ds Mk III
5D Mk II
Leica M6.

Quelli che vedete sono solo alcuni assaggi della sua immensa bravura. Per la galleria completa delle sue opere, vi rimandiamo al suo sito ufficiale. Vi consiglio vivamente di darci un occhio. Verrete catapultati in luoghi della terra tanto incredibili, da togliere il fiato...

                  
                       


Sperando che il nostro primo appuntamento con la nuova rubrica "I Grandi Maestri" vi sia piaciuto, auguriamo a tutti Buona Fotografia! Un giorno, potremmo essere noi i grandi maestri di qualcuno!

Laura & Ser Vlad

Parlare al cellulare in metropolitana...anche a Roma!

Da un recente viaggio a Milano ho potuto (ri)constatare quanto il capoluogo lombardo sia più avanti, rispetto alla Capitale, nel campo delle infrastrutture con vetture della Metropolitana moderne, spaziose, luminose e pulite e nelle quali funziona anche il cellulare. Mi sono sempre chiesto che cosa sarebbe successo a Roma in caso di presenza del segnale GSM pure nelle metropolitane: tra poco saprò darvi risposta.
Recentemente infatti mi sono accorto che alla fermata di Piazza di Spagna  continuavo a ricevere messaggi di posta sul Black Berry ed ho pensato dapprima ad una coincidenza fortunata. Invece apprendo ora che le stazioni per ora "illuminate" da questo segno del progresso, oltre a quella su citata, sono anche Barberini e Repubblica. Sulla linea A il tratto Battistini-Termini sarà interamente completato entro novembre; quello Vittorio Emanuele-Anagnina sarà ultimato a maggio del 2012. Sulla linea B invece i lavori di copertura del segnale Gsm inizieranno a novembre 2011 per terminare a fine 2012.
Quindi i più fortunati come me, che vivono tra Spagna e Cornelia, già con Novembre potranno stare comodi seduti (o scomodi in piedi) e parlare al telefono anche nei venti minuti di "sotterranea".
Ovviamente già fioccano in redazione le lettere di chi si lamenta per la perdita dell'unico posto in Roma dove non funzionano i cellulari e quindi si può stare in pace a leggere un libro, affiancate a quelle di chi dice che era ora che si colmasse questo ritardo verso le sempre citate capitali del nord Europa.
Certo, sparire lì sotto per venti minuti, oggi che siamo abituati ad essere sempre on line, era sì un piccolo luogo e momento di libertà, di evanescenza.
Però è anche vero che io spesso non prendo la metropolitana proprio per questo motivo perchè se devo attendere una telefonata importante che ritarda non posso mica sostare fuori dalla metro in attesa della chiamata.
Cari amici che cercate rifugio dai cellulari in città mi spiace, trovatevi un altro posto oppure spegnete il cellulare prima di scendere nelle viscere della capitale tanto ci sarà sempre il vicino al telefono e potrete ascoltare beatamente i fatti suoi

Il nulla non può essere rappresentato






Il testamento biologico, altrimenti detto "living will" altro non è se non un documento scritto con il quale una persona, perfettamente capace di intendere e volere, quindi nel pieno delle sue capacità mentali e fisiche, stabilisce nero su bianco, quali dovranno essere le cure alle quali intende o non intende sottoporsi, se si dovesse trovare nelle condizioni di non poter esprimere più il suo giudizio. In pratica, si tratta un documento scritto che costituisce l'unico ponte di dialogo tra il medico e il paziente che ha perso ogni facoltà intellettiva a causa di una malattia o di un trauma sopravvenuto. In questo modo il paziente, quando presta il suo consenso informato, lo fa anticipatamente rispetto al momento in cui si verifica effettivamento l'evento che compromette la sua volontà. Ma - e questo è il punto cruciale - la vita può essere delegata? No, perchè è interessante notare che per esempio il bene salute è un diritto fondamentale del singolo che non muta la sua natura giuridica, sol perchè il suo titolare ha rinunciato anche al suo interesse per la vita; lo prova anche il fatto che nessuno, compreso il medico curante, può arrogarsi il diritto di provocare in alcun modo la fine della vita altrui così come non può agire in modo contrario alla sua etica professionale. Infatti il rapporto medico-paziente non può essere ridotto ad una relazione contrattuale, basata sullo schematico scambio tra diritti e doveri da una parte e dall'altra. Tanto è vero che sono sempre salvate entrambe le volontà. Entrambe libere di rifiutare le cure e di non accettare richieste che contrastino con la propria coscienza.  Oggi purtropppo però viviamo in una società abbastanza conflittuale, dove qualunque questione  viene gettata sul tappeto della battaglia, al quale non si sottrae nemmeno il campo della salute. Ma l'essere umano, almeno nel momento della sua maggiore fragilità come nel caso della malattia, non può essere trattato come un campo di battaglia e dunque bisognerebbe porre al centro del dibattito sulla salute, il valore dell'arte medica che  come tutte le arti va coltivata. Essa andrebbe pertanto adeguata allo straordinario potenziale terapeutico esercitato dal medico. Il quale deve studiare il percorso migliore per fare uscire fuori dalla crisi della malattia, quella determinata persona fatta di materia e di spirito. Ricordiamoci che Ippocrate, diceva :"Natura medicatrix" ovvero la natura è medicina, con ciò volendo dire che spetta al medico farsi interprete della stessa natura per comprendere qual'è la migliore strategia di cura per far accedere quella persona malata al suo processo di guarigione. Ecco perchè ai medici Cos gli si chiedeva anzitutto di stare attenti a non nuocere ai pazienti: "Primum non nocere". Anche se in taluni casi, con il consenso, è lo stesso paziente che esprime liberamente la sua ferma volontà di declinare dalla sua qualità giuridica di titolare dell'interesse alla conservazione del bene della vita e di diventare oggetto materiale del reato di "omicidio del consenziente", previsto dall'art.579 del codice penale. Anche se in questo caso, secondo parte della dottrina, si tratterebbe di un delitto perpetrato non "contro" ma "sulla" persona, in quanto esso lede un interesse di immediata pertinenza statuale, ossia l'interesse alla conservazione dei consociati, giacchè il soggetto passivo, in tale delitto, è lo Stato, non l'uomo. Questa ultima considerazione è importante e la dice lunga sul fatto che la società, ammetendo ai singoli il diritto di rinunciare alla propria vita, perde il suo significato originario di custode dell'interesse dell'altro e insieme il senso di giustizia.
Ma giungiamo al 1990, quando in Italia la Consulta di Bioetica di Milano, propone di stilare per legge un documento chiamato "biocard" o "carta di autodeterminazione" con la quale si può decidere liberamente di stabilire alcuni tipi di trattamenti nel caso in futuro ci si trovi nella fase terminale della propria vita o di rifiutare lucidamente quei strumenti di sostegno vitale come l'alimentazione e l'dratazione artificiale. Nel frattempo però, soccorre la Convenzione di Oviedo che all'art.9, si preoccupa di precisare che nel caso di dichiarazioni anticipte, debbano essere prese in considerazione le "cose desiderate dal paziente" valutate in relazione sia alla sua situazione clinica sia ai nuovi ritrovati della scienza. Successivamente sempre in Italia, il Comitato Naionale di Bioetica, provvede a far proprio il contenuto dell'art.9 di Oviedo, approvando il documento intitolato "le Dichiarazioni anticipate di trattamento" che pongono al centro il tema dell'alleanza terapeutica perchè soltanto grazie a questa "il dialogo tra medico e paziente idealmente" può continuare anche quando il secondo non è più in grado di prendervi parte. Dunque stando a quanto detto, le dichiarazioni sono un giusto concetto fino a quando esse mantengono il loro carattere precipuo di dichiarazioni, assolutamene non vincolanti per il medico, quindi non contrarie alle norme giuridiche vigenti in Italia. Per la medesima ragione, tali disposizioni non possono avere ad oggetto la sospensione di presidi vitali come l'alimentazione e l'idratazione, necessari per il sostentamento del paziente. Soprattutto perchè, la sua deve rimanere una volontà attuale, significa condizionata da eventuali futuri progressi della scienza che possano vanificare le precedenti dichiarazioni. Se si accettasse il contrario, si dovrebbe anche ammettere che chi dispone del proprio corpo privo di "temporanea" volontà, lo considera privo di personalità giuridica. E se un corpo non è più persona ma solo materia, allora come può essere rappresentato da un fiduciario se equivale a nulla? Come saggiamente diceva F. Mastropaolo: "Il nulla non si rappresenta"! Quindi in breve, semplicemente non esiste.

dott.ssa Silvia Bosio
Dottore di Ricerca in Bioetica
U.C.S.C. Roma

02/10/11

Serie A 6° giornata

Le sfide di cartello della giornata sono Inter Napoli e Juventus Milan. Nell'anticipo di sabato il Napoli espugna San Siro con tre reti e tante polemiche. Purtroppo la gara è stata "sporcata" da diverse sviste arbitrali: il fallo da rigore non era in area, il rigore stesso - parato da Julio Cesar, prima della rete dell'1-0 sulla respinta -, era da ripetere. Inoltre gli interisti protestano per cartellini troppo facili. E' un peccato che una partita di calcio debba rovinarsi con questi episodi che possono totalmente cambiarla.

La Juventus la spunta contro il Milan, in un match dominato dalla Juve per gran parte della gara. I bianconeri solo a pochi minuti dalla fine riescono ad ottenere l'1-0, per fissare poi il risultato per il definitivo 2-0 durante il tempo di recupero. Rossoneri subiscono e ad un certo punto commettono l'errore di chiudersi per difendere lo 0-0.

Continua la favola dell'Udinese, che guarda dall'alto tutti grazie ad una vittoria contro il Bologna per 2-0. Momento magico anche per Cagliari, che si impone a Lecce per 2-0, e per il Palermo, che col medesimo risultato supera il Siena in casa. La Roma comincia a girare e riesce ad imporsi per 3-1 contro una temibile Atalanta.

Spettacolare pareggio tra Novara e Catania, per il finale di 3-3, meno divertente il pareggio tra Cesena e Chievo, finita a rete bianche. La Lazio espugna il campo di Firenze grazie ad un ottimo 2-1. Importante vittoria per il Parma, che piega il Genoa per 3-1.

30/09/11

Photo Of The Week N°9 - Leggero


 Bentornati miei cari lettori per la Foto della Settimana. Per la nona puntata della vostra rubrica preferita eravamo alla ricerca di qualcosa che segnasse l'inizio dell'Autunno, e ci accompagnasse dentro questa nuova stagione ricchissima di impegni, anche per noi della sezione fotografica di Frews. Sinceramente, non riesco a pensare a manifesto migliore dello scatto che vado a presentarvi, realizzato dalla mia carissima amica Laura. Buona visione e buon Autunno a tutti!




Foto: Leggero
Chissà perchè le piume mi hanno sempre attirato. Era da tempo che volevo scattarne una e poco tempo fa quando ho visto per terra una piccola piuma bianca non ho proprio resistito. Ho recuperato subito la mia canon e via al click selvaggio. Il risultato è quello che vedete. Sarà che le piume mi hanno sempre fatto pensare agli angeli e alla leggerezza. E perchè no?! ad una canzone di Luciano Ligabue per per l'appunto si intitola Leggero: "Leggero, nel vestito migliore, senza andata né ritorno, senza destinazione". prima di concludere volevo ringraziare
 Mirko direttore di questa rubrica fotografica,per avermi ospitato di nuovo e per il suo impegno a "vagliare" tutti i nostri lavori con delicatezza ed entusiasmo.

Autore: Laura
Laureata in Lingue e letterature straniere. Oggi insegnante. Appassionata di fotografia. Pellicola, compatte digitali, reflex digitale...l'importante è sempre stato scattare e vedere qualsiasi cosa dietro l'obiettivo. Passione condivisa dal 2009 in un blog intitolato se fotografando.
La fotografia? un attimo, una passione, un'idea.

Se Fotografando
http://sefotografando.blogspot.com/  


Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!

Tremila posti da fornaio ma nessuno vuole lavorare

La notizia è passata solo su qualche quotidiano nazionale il primo di settembre: tremila posti da fornaio ma i ragazzi li rifiutano. Qualche blogger si è spinto oltre e ci dà più informazioni: in Abruzzo mancano panettieri, la associazione panificatori regionale ha lanciato non solo l'appello ma anche l'invito a farsi avanti, ma nessuno vuole quei posti di duro lavoro, certo, ma che "alzano" uno stipendio oltre i tre mila euro mensili.
Non voglio qui indagare sull'importanza di difendere il pane tradizionale locale e sulla concorrenza tra i supermercati ed i panettieri e quindi la differenza di costo.
Mi sovviene da ridere quando penso alle tante persone (non solo giovanissime) che dicono che non c'è il lavoro.
Mi sono sempre detto, e per quel poco che conta ho sempre detto, che di lavoro ce ne è per chi ha voglia di lavorare, per chi ha voglia di adattarsi a qualsiasi soluzione, anche a pulire le scale: dopodiché prima o poi arriva anche il lavoro giusto, quello sognato, quello per cui si è studiato una vita ma nel frattempo fare qualche esperienza in giro non guasta mai.
Rimane sempre la domanda di fondo: ma hai voglia di lavorare o cerchi solo uno stipendio sicuro ed il lavoro si paga a parte?
Perché se no sembra come quel tale che diceva alla mamma che al compito in classe aveva quasi preso 8, ma quel voto ce l'aveva il vicino di banco.
Sicuramente quello del panettiere è un lavoro difficilissimo, durissimo e comporta, più o mento di tante altre occupazioni, molte rinunce e molti sacrifici.
Io non l'ho mai fatto, mia moglie si e me lo ha raccontato.
Le poche volte che parto all'alba (ma alba veramente ) per motivi di lavoro le uniche luci che scorgo dietro ai negozi sono quelle dei panifici.
Penso però che i tremila euro mensili, l'odore del pane quotidiano fresco, la poesia della lievitazione possano essere ingredienti sufficienti a far alzare dal letargo della disoccupazione chi veramente ha voglia di lavorare.
L'Abruzzo non è così lontano!

29/09/11

Champions 2° giornata, 3 di coppe

Dopo l'Inter e il Napoli, anche il Milan vince in Champions, battendo il Viktoria Plzen. I rossoneri ritrovano Ibra, in coppia con Cassano, e si spartiscono un gol a testa. Rossoneri in testa al girone insieme a Barcellona che passeggia sul campo del Bate Borisov, segnando 5 reti.

Nel girone E Bayer Leverkusen vittorioso sul Genk, mentre il big match tra Valencia e Chelsea finisce 1-1, con vantaggio degli ospiti ottenuto da Lampard e pareggio spagnolo di Soldado quando mancavano pochi minuti alla fine della partita.

Nel girone F vittoria dell'Arsenal in casa contro l'Olimpiakos: doppio vantaggio dei Gunners, poi i greci accorciano per il finale di 2-1. Marsiglia travolgente, vince contro il Borussia Dortmund per 3-0.

L'Apoel Nicosia - girone G - resiste in testa al girone grazie al punticino strappato in casa dello Shaktar Donetz: turchi in vantaggio, poi i ciprioti riescono a pareggiare. Lo Zenith di Spalletti invece si rifa della brutta prova della prima giornata, battendo il Porto vincitore dell'Europa League.

Addio al re del fumetto


Un tributo a Sergio Bonelli, protagonista essenziale nel mondo della popular culture
di Andrea Menegotto
29 settembre 2011
Il 26 settembre è morto a Monza, all’età di 79 anni, dopo una breve malattia, Sergio Bonelli, editore di celebri albi di fumetti: da Tex a Dylan Dog, da Mister No a Zagor, passando per Dampyr, Julia, Legs Weaver, Napoleone, Nick Raider, Martin Mystère, Nathan Never, Magico Vento….
Nato il 2 dicembre del 1932 a Milano, figlio di Gian Luigi Bonelli (1908-2001) – creatore del famosissimo Tex Willer –, sotto la sua guida è nato il personaggio di Dylan Dog, creato da Tiziano Sclavi, divenuto nel tempo il personaggio di maggior successo della Sergio Bonelli Editore, superando anche lo stesso Tex e giungendo oltre il mezzo milione di copie mensili vendute nelle edicole.
Bonelli è giustamente considerato il principale artefice italiano del passaggio del fumetto da semplice intrattenimento popolare a prodotto di dignità culturale, rappresentando all’interno delle sue serie un mondo denso, talora complesso ed estremamente profondo, non cedendo alle lusinghe del marketing realizzato attraverso gadget, ma puntando unicamente sul fascino e sulla pregnanza delle storie illustrate e narrate dai suoi autori.
Bonelli intende quindi il fumetto come arte popolare e, infatti, il fumetto è inquadrabile nel contesto che alcuni studiosi indicano con il termine popular culture, non certo per anglofilia o per manie americaneggianti, piuttosto perché l’italiano «cultura popolare» – grazie anche a una scuola di studiosi rispettati in tutto il mondo – indica immediatamente un patrimonio di tradizioni che fa riferimento anzitutto al folklore. Invece, l’inglese popular culture ha mantenuto anche in italiano il senso diverso di una cultura «di massa», nata con l’irruzione in Occidente dell’alfabetizzazione di un gran numero di persone che, avendo imparato a leggere, volevano delle letture semplici, attraenti e di effetto immediato. Da questo punto di vista, la popular culture risponde alla domanda su «che cosa far leggere» a queste persone scoprendo che è più facile leggere tutto quanto è seriale, ritorna con gli stessi personaggi e con la stessa ambientazione periodicamente settimana dopo settimana o mese dopo mese. I mezzi di cui la popular culture si esprime sono prima il feuilleton o romanzo d’appendice, poi il romanzo a fascicoli, in seguito il fumetto o comics – appunto – e infine la serie o fiction televisiva. Così, oggi con la terminologia in questione intendiamo l’insieme delle espressioni della cultura di massa e di largo consumo, in particolare nei settori dei romanzi, dei periodici, dei fumetti, dei film e telefilm (e della musica a essi collegata) e della produzione di materiale effimero.
Dalla sua fondazione, il 31 maggio 2005, presiedo il CESPOC (Centro Studi sulla Popular Culture, con sede a Torino), che è diretto da Massimo Introvigne – noto studioso e collezionista a livello internazionale – e comprende studiosi, docenti, ricercatori ed altre persone interessate a titolo scientifico e culturale allo studio della popular culture intesa nell’accezione sopra specificata; fra questi J. Gordon Melton, Distinguished Professor of American Religious History presso la Baylor University di Waco, in Texas e, di fatto, la massima autorità in materia di vampiri nella popular culture. Il campo di indagini e lo scopo del CESPOC riguardano la raccolta di materiali e documenti e lo studio della popular culture attraverso la selezione, in un campo per definizione sterminato, di specifiche aree e progetti di ricerca.
Da questa postazione privilegiata di osservazione, abbiamo potuto notare come due temi peculiari attraversano tutta la popular culture a prescindere dal mezzo con cui questa si estrinseca o in passato si è espressa: il detective privato e il tema dell’horror, laddove la figura principale è quello del vampiro a cui, non a caso, abbiamo dedicato ampia attenzione e studi (per chi fosse interessato alla tematica rimando a una mia relazione a un convegno, di carattere introduttivo).
Nella produzione italiana in genere e in quella relativa al vampiro a fumetti in particolare spicca, da decenni, sia per quantità che per qualità, la casa editrice Bonelli e ciò grazie all’intuito di Sergio, il quale, con ampio anticipo rispetto agli Stati Uniti – cosa di per sé generalmente rara – aveva ben presto capito che stava tornando di moda l’horror: mostri, lupi mannari e, soprattutto, vampiri.
Così, ancor oggi particolarmente popolare fra gli appassionati dell’eroe ideato da Guido Nolitta (pseudonimo dello stesso Sergio Bonelli) e da Gallieno Ferri è la storia di Zagor contro il vampiro, del 1972, dove Zagor, in un’ambientazione western, incontra il barone Rakosi.
A partire dall’aprile 2000, l’editore dà anche il via ad una nuova serie di racconti dedicati integralmente alla figura e al mito del vampiro, rivisitato – pur nella ripresa di molti elementi tradizionali – in maniera originale e, spesso, innovativa. È infatti dell’aprile 2000 il primo numero («Il figlio del diavolo») della serie Dampyr, preceduto e annunciato dal numero zero, pubblicato in occasione della Comiconvention di Milano del 18-19 settembre 1999. Il nuovo personaggio (che ha avuto ed ha fortuna fra il pubblico delle edicole italiane, dove i prodotti della Sergio Bonelli Editore sono ottimamente e minuziosamente distribuiti) è stato creato da Mauro Boselli e da Maurizio Colombo. Come ha notato Introvigne, Dampyr si avvia a diventare il più longevo fumetto di vampiri del mondo; tuttavia, anche dopo più di un decennio è un prodotto nuovo sotto molti punti di vista e il suo pregio sta effettivamente proprio in questo, visto che quello dell’horror è un settore dove creare la novità è sempre difficile, tanto più se ci si confronta con figure e miti quali quello del vampiro, che hanno una grande tradizione alle spalle.
Anche Dylan Dog incontra più volte i «non-morti», rivisitando in storie appassionanti il mito del vampiro in contesti inusuali e il più delle volte estrapolandolo dagli ambiti classici, ma anche rileggendo la figura stessa in chiave metaforica (ad esempio, i vampiri come metafora dei «poteri forti» o delle lobby), tanto da poter addirittura lanciare qualche spunto di riflessione che dal fantastico dell’horror si avvicini alla vita quotidiana.
«Peste!» avrebbe esclamato Tex alla notizia della morte del suo editore; noi auguriamo a Sergio Bonelli di passare dai «misteri» spesso indagati dai suoi personaggi, che ci hanno appassionato e coinvolto sino all’ultima pagina di ogni fascicolo, alla dimensione più grande del Mistero in cui è racchiusa la chiave di tutto.

ll progetto "Don Orione for Marsabit": vincere la carestia e la siccità in Somalia

Don Flavio Peloso, Superiore generale della Piccola Opera della Divina  Provvidenza, è a Nairobi per "toccare con mano" la situazione delle Diocesi locali strette nella morsa della grave siccità e crisi alimentare che sta sterminando migliaia di persone. Con la concretezza solita degli Orionini, don Flavio ha attivato subito un ponte di solidarietà e concretezza con la famiglia orionina sparsa nel mondo ed ovviamente anche con tutte le persone di buona volontà. "Vi scrivo dal Kenya, dalla nostra comunità di Langata – Nairobi - scrive don
Flavio sul sito ufficiale www.donorione.org -  Da circa un mese premeva nel cuore la volontà di invitare la Congregazione ad aiutare le popolazioni del “Corno d’Africa” (Somalia, Etiopia, Kenya Nord Est) colpite dalla grave siccità  e crisi alimentare che sta sterminando migliaia di persone. Assieme al Delegato per le Missioni di lingua inglese, Fr. Malcolm Dyer, abbiamo preso contatto con il vescovo della Diocesi di Marsabit, Kariuki Peter Kihara.  Il Vescovo ha accolto la nostra intenzione di dare un aiuto alla Diocesi come una vera Provvidenza. Ha indicato vari tipi di intervento in favore delle fasce più deboli.  Marsabit è la Diocesi nella regione a Nord Est del Kenya, colpita dalla siccità in modo drammatico. Inoltre, quella zona del Kenya deve far fronte anche a una massa enorme di profughi che scappano dalla vicina Etiopia  sperando in sorte migliore. A Dadaab, città ai confini con la Somalia, accoglie attualmente il più grande complesso di campi profughi. Secondo le stime dell'agenzia ONU, i vari campi di Dadaab accolgono circa 440.000 rifugiati somali."
IL PROGETTO “DON ORIONE FOR MARSABIT”
 Insieme con Don Eldo Musso, consigliere per le opere di carità, Fr Malcolm, delegato per la missione del Kenya, e Don Alessio Cappelli, responsabile della Fondazione Don Orione, e con i Confratelli del Kenya, abbiamo elaborato un progetto denominato “DON ORIONE FOR MARSABIT”, per aiutare la gente e soprattutto i bambini della Diocesi di Marsabit. La Madre generale Suor Maria Mabel ha dato la disponibilità anche delle Piccole Suore Missionarie della Carità per partecipare a questo progetto, mediante le comunità presenti in Kenya. Sarà un’occasione per rinnovare la sensibilità verso le persone colpite da calamità, già manifestata da Don Orione e da tanti Confratelli nella storia antica e recente della Congregazione. Sarà anche occasione per far sentire alla giovane Famiglia orionina in Kenya che c’è una grande Famiglia solidale, la
Congregazione, pronta all’aiuto.
IL NOSTRO INTERVENTO
Ci occuperemo soprattutto di aiuto alimentare a bambini e ragazzi portando il cibo direttamente nelle scuole e nei dispensari sanitari sparsi nel territorio. I ragazzi non vanno a scuola a causa di mancanza di soldi e anche a causa dello stile di vita pastorale familiare. Ci hanno indicato che la cosa migliore è aiutare i ragazzi non dando cibo o soldi per loro nelle famiglie (andrebbero poi ad altri) ma portando cibo e aiuti direttamente alle scuole. Cosi le famiglie saranno invogliate a mandare i figli a scuola perché possono mangiare. Similmente aiuti nutrizionali e medicinali per i piccoli non saranno distribuiti nelle famiglie, ma dati nei dispensari sanitari sparsi nel territorio per essere sicuri che vadano direttamente ai bambini.
SERVONO PERSONE VOLONTARIE
Ci hanno chiesto che possibilmente ci siano dei volontari che, con un proprio mezzo, provvedano alla distribuzione di alimenti e medicine nelle scuole e nei presidi sanitari. Faremo una base operativa a Nairobi-Langata, presso la nostra casa, e una a Meru, presso la casa delle PSMC, che è più vicina, a 300 km da Marsabit.Coordinatore generale dell’intera operazione è Don Alessio Cappelli e la Fondazione Don Orione. Coordinatore in Kenya è P. Paul Mboche Mwangi con la collaborazione del Ch. Ian Kiprotich Katah e del postulante Anthony Gachau. Volontari: servono piccole équipe di volontari laici che vengano in Kenya per
circa un mese e fra di essi almeno uno che sappia bene l’inglese. Sarebbe ottima anche la presenza di qualche nostro religioso che conosca inglese.
 SERVE DENARO
Direzione generale: ha già destinato una prima quota per iniziare il progetto DON ORIONE FOR MARSABIT ed ha aperto una sottoscrizione di denaro da inviare direttamente all’Economato generale specificando la causale DON ORIONE FOR MARSABIT oppure, per chi desidera la ricevuta fiscale, da inviare alla Fondazione Don Orione.Ogni Provincia e comunità: promuova quanto prima iniziative per far conoscere il progetto, invitando a pregare e a offrire denaro per il progetto.Acquisto di cibo, alimenti pediatrici e medicinali si farà in Kenya, con depositi a Nairobi e a Meru. Tra gli acquisti indispensabili ci sarà anche quello di una robusta auto cabinata, adatta a portare gli aiuti nei villaggi sparsi nel territorio dove non ci sono strade asfaltate. a raccolta di denaro avverrà mediante una colletta promossa in Congregazione,
soprattutto in ottobre, mese missionario. Ci sono fondate speranze in un finanziamento anche da parte della Conferenza Episcopale italiana.
"Mettiamoci in quest’opera di bene con semplicità e fede - ha concluso don Flavio - per renderci strumenti della Provvidenza di Dio per persone particolarmente svantaggiate e in emergenza. Attendo quanto prima disponibilità di persone e anche di denaro da destinare a DON ORIONE FOR MARSABIT. Don Orione
benedica dal Cielo quanti collaborano a porre questo segno della paternità di Dio e della maternità della Chiesa."


PER INFORMAZIONI
Don Eldo Musso e Don Alessio Cappelli
Via Etruria 6 00183 ROMA
Tel. [0039]06.7726781; Cell. 334.3691339;
Mail: eldo@pcn.net e a.cappelli@fondazionedonorione.org

PER INVIO DI DENARO
Direzione Generale Opera Don Orione, Via Etruria 6, 00183 Roma.
Conto Corrente Postale n° 919019 con causale: MARSABIT
BANCA NUOVA - IBAN: IT 22 P051 3203 2058 5357 0114 971 con causale: MARSABIT

Fondazione Don Orione Onlus, Via Cavour 238, 00184 Roma
Conto Corrente Postale n°88787080 con causale: MARSABIT
BANCA PROSSIMA - IBAN: IT 04 W033 5901 6001 0000 0001 484 con causale: MARSABIT

28/09/11

Champions league, 2 vittorie italiane

Dopo una falsa partenza, le italiane iniziano a vincere in Europa. L'Inter in terra russa va in doppio vantaggio, si fa rimontare sul 2-2 ed infine con Zarate risolve la partita, aggiudicandosi i primi 3 punti. La cura Ranieri pare funzionare: la squadra continua a complicarsi la vita ma almeno, rispetto al passato, riesce ad arrivare al risultato. Nell'altro match del girone il Trabzonspor riesce a strappare un pari col Lille, rimanendo in testa al girone.

Il Napoli, dopo l'ottimo pareggio a Mancherster, riesce ad inanellare il primo successo contro il forte Villarreal. Nel primo tempo Hamsik e Cavani risolvono in due minuti la partita, gestita poi dalla squadra partenopea. Il Bayern invece rifila due reti al Manchester City, con doppietta di Gomez. Tensione in panchina, con Tevez che rifiuta di entrare in campo: Mancini non vorrà più avere a che fare col giocatore argentino.

Manchester United incapace di vincere in Europa: col Basilea va in vantaggio per 2-0, poi subisce l'incredibile rimonta degli svizzeri fino al 2-3. Il centrocampista svizzero Frei è l'eroe della serata con 3 reti inflitte al team inglese, capace di reagire e trovare il definitivo 3-3 al 90' con Young. Il Benfica approfitta della frenata inglese e si sbarazza dell'Otelul Galati per 1-0. Portoghesi in testa al girone insieme al Basilea.

Nessuna sorpresa invece nel girone D, dove il Lione supera per 2-0 la Dinamo Zagabria e il Real Madrid si sbarazza con 3 reti dell'Ajax: sembrano lontani i tempi in cui la squadra olandese incuteva timore in Europa. Tra i marcatori, c'è anche la firma di un ritrovato Kakà.

26/09/11

Dat o testamento biologico? Parte seconda.








Il diritto è  una struttura essenzialmente funzionale  alla natura dell'uomo, dunque è iustum se rispetta questo aspetto sostanziale. Da tale premessa possiamo dedurre il senso antropologico del diritto. Esso per definizione, deve necessariamente coincidere con la difesa dell’uomo in sé, la quale a sua volta costituisce la ragione  dello stare insieme in una comunità statale che esiste  pro publico bono o meglio pro homo. Quanto detto trova conferma nel pensiero di Cicerone, il quale nel De re publica diceva: «certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall'errore. [...] È un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi può abrogarla completamente» (Cicerone, De re publica, III, 22, 33). E in questo contesto, come si inserisce l'interpretazione del diritto alla vita? Potremmo subito dire  che questo dovrebbe essere un compito affidato essenzialmente alla legge suprema di un ordinamento - così detta suprema lex-  la quale appunto dovrebbe perseguire l’obiettivo primario della tutela della vita per dire sì all’uomo e alla sua vita poiché come diceva Aristotele viventibus vivere est esse . Quanto detto ci fa capire che la violazione del diritto alla vita, in un regolare Stato democratico informato agli alti valori dei diritti umani dell'ultimo dopoguerra, equivarrebbe a negare tutto il diritto. E poiché – come diceva San Tommaso, la lex è l’ordinatio rationis ad bonum commune, finalizzata al raggiungimento del bene comune, essa non può essere trasformata nel suo opposto contrario. E' possibile infatti che uno stesso atto avente natura giuridica, può essere utilizzato o come diritto o come delitto, a seconda che si voglia proteggere o colpire il destinatario della norma. Vediamo allora che lo strumento giuridico, a volte può essere trasformato in una contraddizione legalmente istituzionalizzata, da parte di una maggioranza “legalmente” riconosciuta che però agisce contro una minoranza di esseri umani senza diritto o potremmo dire anche sottouomini. Per comprendere meglio quello che stiamo dicendo, è importante ricordare al lettore che il nostro ordinamento è di per sè positivo e nasce esattamente per promuovere la vita. Da ciò comprendiamo anche come non possa giustificarsi un diritto adespota (Cassazione, sentenza 14488/2004) cioè senza un padrone che lo rappresenti e quindi senza un soggetto titolare dello stesso. E allora, nel caso della vita gravemente disabile o che giunge alla fine, forse sarebbe opportuno il seguente suggerimento: e cioè prima di dare il via ad una legislazione pro morte come quelle già esistenti in Europa, occorrerebbe - così per parlare in punta di diritto - che il soggetto fosse preventivamente privato  della sua capacità giuridica; potremmo dire in un certo senso declassato, nella sua personalità, per essere regredito a non persona e a non uomo. In breve penso che per istituzionalizzare a tutti gli effetti la fine fisica di un essere umano, sarebbe più coerente con il senso del diritto, privarlo della sua personalità giuridica e ancor di più del suo diritto ad essere uguale a tutti gli altri uomini facenti parte della medesima comunità umana. Per essere più concreti, la sentenza dell’Englaro ci da un esempio di questo declassamento, ma in modo - ci sia consentito - un po’ all’italiana, confuso e poco chiaro. In proposito, vorremmo ricordare ancora una volta al lettore che ci segue che l’art. 32 della nostra Costituzione, viene fuori dopo la scoperta degli orrori del nazismo. E il suo scopo, fu quello di prevenire altri orrori, riconoscendo nel diritto alla salute e alla vita il “fondamentale diritto dell’individuo” e l’ “interesse della collettività”.
Ora in proposito riportiamo alcune decisioni giurisprudenziali per comprendere come l’interpretazione del diritto, possa spingere la società a determinarsi verso una ben precisa direzione. Iniziamo con la Corte di Cassazione  (Sentenza 21748/2007). Essa avvalendosi dei seguenti presupposti autorizza l’interruzione della vita di Eluana, ritenendola improseguibile: “quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre che la persona abbia la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno; e contemporaneamente" prosegue la Corte, quando “tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, concordanti e convincenti, della voce del rappresentato, tratta dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti" che "corrispondono al modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona”. E ancora riportiamo quanto deciso dal Tar della Lombardia sempre nello stesso periodo: “l’alimentazione e l’idratazione artificiali con sondino naso gastrico integrano prestazioni poste in essere da medici, che sottendono un sapere scientifico e che consistono nella somministrazione di preparati  implicanti procedure tecnologiche. Esse quindi costituiscono un trattamento sanitario, la cui sospensione non configura l’ipotesi di un eutanasia omissiva, ma uò legittimamente essere richiesta nell’interesse dell’incapace” (Tar Lombardia, sentenza 214/2009).  E sempre sullo stesso motivo,  anche la Corte di appello nel 2008 dichiarava che “in situazioni ove sono in gioco il diritto alla salute o il diritto alla vita, o  più in generale assume rilievo critico il rapporto tra medico e paziente, il fondamento di ogni soluzione giuridica transita attraverso il riconoscimento di una regola (…) che colloca al primo postola libertà di autodeterminazione terapeutica”. A questo punto, mi chiedo: quando un persona pianifica lucidamente con autodeterminazione la fine della propria vita, così come del resto avviene nel caso di un suicidio, cosa c’è di terapeutico? E dove risiede l’interesse generale per la salute?





dott.ssa Silvia Bosio
Dottore di Ricerca in Bioetica
U.C.S.C. Roma



Giovani: fra dittatura del relativismo e domande serie


di Andrea Menegotto
26 settembre 2011
Invitato come relatore ad un incontro tenutosi presso l’aula magna della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia nel contesto della Missione giovanile che, dal 15 al 25 settembre 2011 ha coinvolto la zona pastorale Brescia-Nord e ha visto il grande impegno della comunità di teologia del Seminario vescovile bresciano, nonché degli istituti religiosi della città, davanti a un’ampia platea di giovani, ho avuto occasione di affrontare, in ottica sociologica, la questione del rapporto fra il mondo giovanile e il tema del sacro.
Constatando come indagini recenti sottolineano che l’interesse per il sacro dei giovani si attesta fra l’80% e l’85% relativamente a campioni significativi della popolazione, non si può non rilevare come, in realtà, la vera religione di maggioranza degli italiani – e dei giovani, in particolare – corrisponde al believing without belonging, per utilizzare un’espressione coniata dalla sociologa anglosassone Grace Davie, ovvero il «credere senza appartenere» di quella metà circa della popolazione nazionale che si dichiara più o meno vagamente «religiosa» o «credente», ma non frequenta con regolarità nessuna religione organizzata.
Assistiamo dunque al fenomeno che la sociologa francese Danièle Hervieu-Leger chiama «disistituzionalizzazione della religione», il quale appare come una delle caratteristiche salienti del sacro post-moderno. Alla credenza religiosa non corrisponde un'appartenenza a un’organizzazione, e ciò vale ancora una volta soprattutto per il mondo giovanile, in quanto le indagini rivelano che fra i nati dopo il 1981 la frequenza a funzioni religiose è bassissima.
All’interno del believing without belonging i sondaggi rivelano una gamma di posizioni diverse: si va da coloro che credono in un potere superiore che non sanno però identificare, al «credo, a modo mio», ai «cristiani a modo loro» e anche ai «cattolici a modo loro» («sono cattolico, ma non pratico»; «sono cattolico, ma non sono d’accordo con la Chiesa»; o anche – posizione non infrequente in Italia – «sono cattolico, ma sono contro i preti»).
La posizione dominante è dunque quella del relativismo, ovvero l’idea per cui non esiste la verità in senso assoluto – e pertanto non esistono le verità morali, filosofiche, religiose –, che dal punto di vista strettamente religioso è l’idea secondo cui, in fondo, tutte le religioni sono uguali.
L’allora cardinale Joseph Ratzinger, il giorno prima di essere eletto Papa con il nome di Benedetto XVI, nell’omelia tenuta nella Basilica di San Pietro durante la Missa Pro eligendo Romano Pontifice (18 aprile 2005), affermò: «[...] quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero.... Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».
E proprio Benedetto XVI, nel corso della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Madrid dello scorso agosto, non a caso ha indicato il relativismo come radice comune delle molteplici crisi contemporanee, compresa quella economica e del lavoro, configurando la GMG stessa come risposta efficace, in quanto aiuto ai giovani a proclamare con coraggio che, se esiste la verità, esistono le diverse verità: filosofiche, morali, religiose, fino all'incontro con Gesù Cristo, in cui la Verità si fa persona.
Ai giovani della GMG il Papa ha ricordato che «anche oggi Cristo si rivolge a voi con la stessa domanda che fece agli apostoli: "Ma voi, chi dite che io sia?"», guarda caso, ricalcando lo stesso logo e motto della missione bresciana.
Domanda seria questa, che quel Gesù, passato sulle nostre strade più di duemila anni fa, continua a sussurrare all’orecchio di molti giovani, spesso dubbiosi e inquieti, ma ancora affascinanti dalla Sua straordinaria figura.
Foto: Logo della Missione giovanile zona pastorale Brescia-Nord 2011.