1300 emendamenti in Commissione Bilancio al Senato alla nuova Manovra correttiva del Governo: e poi dicono che i parlamentari non lavorano.
Milletrecento annunciano i "tiggi" entusiasti come se la quantità facesse la qualità.
"E dovranno lavorare tutta notte" annuncia l'annunciatrice annunziante di "Scaitiggiventiquattro". Porelli. Stanotte vado davvero li al Senato a vedere se ci sono le luci accese e gli occhi aperti.
Allora se potete aggiungete anche questo emendamento: "siano soppressi tutti gli emendamenti e chi li ha proposti".
E' il 1301 esimo.
Se lo votate per primo vi risparmiate una notte di "insonnia". E la risparmiate anche a noi.
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01/09/11
31/08/11
Queste due persone non hanno profilo su Facebook ma sono amiche lo stesso!
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Editoriale,
Internet
Pubblicato da
Buongiorgio
Mi sono trovato in una stanza io solo con loro. Io, Sara (mia moglie) e Paolo un suo vecchio amico del paese, ed ancora amico. Io con profilo Facebook, twitter, linkedin, smartphone google + e chi più ne ha più ne googli .Loro niente. Un cellulare di prima generazione ed un'amicizia che dura da ancor prima.
Loro insieme parlano, ridono, ricordano il passato al mare con le rispettive famiglie, vanno a prendersi un gelato assieme, anche una pizza, riescono a rimanere in contatto senza post, tap, poke e click.
Loro riescono a rimanere amici senza Facebook. Li ho guardati con ammirazione. "Eppure esistono", mi son detto. "Un altro mondo è possibile" ho sentito tuonare dentro di me. "E sono anche felici" ho constatato dopo un pò. Ero in minoranza. Forse caso più unico che raro al mondo mi sono trovato io in una stanza con tre persone due delle quali non hanno profilo su Facebook. E se lo sapesse Zuckerberg! Gli ho chiesto: "posso fotografarvi". E loro hanno acconsentito. Gli ho chiesto: "Posso parlare di voi in un prossimo post?" e già non ci hanno capito niente ma si fidano sull'amicizia e sull'amore (ovviamente mia moglie).
Li ho guardati, ammirati e ve li voglio presentare. Ah, non cercateli qui dentro in questo mondo. Non li troverete.
Loro insieme parlano, ridono, ricordano il passato al mare con le rispettive famiglie, vanno a prendersi un gelato assieme, anche una pizza, riescono a rimanere in contatto senza post, tap, poke e click.
Loro riescono a rimanere amici senza Facebook. Li ho guardati con ammirazione. "Eppure esistono", mi son detto. "Un altro mondo è possibile" ho sentito tuonare dentro di me. "E sono anche felici" ho constatato dopo un pò. Ero in minoranza. Forse caso più unico che raro al mondo mi sono trovato io in una stanza con tre persone due delle quali non hanno profilo su Facebook. E se lo sapesse Zuckerberg! Gli ho chiesto: "posso fotografarvi". E loro hanno acconsentito. Gli ho chiesto: "Posso parlare di voi in un prossimo post?" e già non ci hanno capito niente ma si fidano sull'amicizia e sull'amore (ovviamente mia moglie).
Li ho guardati, ammirati e ve li voglio presentare. Ah, non cercateli qui dentro in questo mondo. Non li troverete.
30/08/11
Mamma mandami una cartolina.....
Categorie:
Editoriale
Pubblicato da
Buongiorgio
Con la complicità dei figli che stanno cominciando ad imparare a scrivere, quest'anno abbiamo scritto quattro cartoline. Quattro di numero, non per modo di dire.
Era tanto che non lo facevamo. Voi quante ne avete scritte?
Gli sms, gli mms, hanno sostituito le cartoline. Eppure che bello riceverle, forse ancora più che scriverle.
Due di queste erano indirizzate ad Anita dei Bagni Checco di Sori per i quali i miei figli, dopo anni di frequentazione, hanno una vera e sana "passione".
Così ci ha risposto lei in facebook:
"Sono arrivate due splendide cartoline.... Mi sono commossa!!!! Grazie davvero di cuore. Un abbraccio enorme, speriamo di vederci presto!!! Ciaooooooooooooooo!!!!!"
Le cartoline commuovono. Sono rimaste l'unica posta gradita tra una serie di bollette e di proposte commerciali. Riprendiamo a scriverle.
Le cartoline denotano l'impegno di essersi messi li a sceglierle, comprarle, poi il francobollo, poi la frase quasi originale.
Le cartoline fanno sorridere e commuovono.
Riprendiamo a scriverle anche perchè aiutano a ricordare l'indirizzo dell'amico visto che i numeri di cellulare cambiano spesso.
Ricordate la canzone di Pippo Franco: mamma ma mandami una cartolina.......
29/08/11
Perché la Chiesa è ricca
Categorie:
Editoriale
Pubblicato da
Buongiorgio
Entrando nell’ufficio di don Fulvio Ferrari, Economo Generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza (Don Orione) uno pensa di venire subito sommerso da un mondo di calcolatrici che aleggiano inseguendo fogli contabili, tabelle, tavole pitagoriche e numeri in ordine sparso. Invece il tutto ha un ordine maniacale, i fogli sul tavolo sono appunti o note scritte a mano, fuori posto solo un assegno di un donatore in attesa di registrazione e nell’aria tanta solida spiritualità.
“Prima che iniziamo l’intervista – mi dice don Fulvio facendomi accomodare – ti voglio dire che sono stato eletto Economo Generale nel Venticinquesimo della mia ordinazione sacerdotale, che cade il 10 agosto, ovvero il giorno di San Lorenzo che era un diacono ed il tesoriere della Chiesa di Roma. Il suo martirio avvenne nel 258 dopo Cristo. Venne catturato assieme a Papa Sisto II nelle Catacombe di San Callisto il 6 agosto di quell’anno. L’imperatore Valeriano aveva promulgato un decreto che metteva a morte vescovi, presbiteri e diaconi. Scoprendo che Lorenzo era tesoriere della chiesa non lo uccise subito ma gli diede tre giorni di tempo perché consegnasse il tesoro della chiesa di Roma. Lorenzo si presentò tre giorni dopo con una schiera innumerevole di orfani, derelitti e vedove e disse all’imperatore: “Ecco il vero tesoro della chiesa di Roma”. Questa è la mia impostazione di Economo Generale, ovvero il servizio ai poveri: se devo essere solo un esattore o tesoriere non mi va bene. Non voglio impostare un discorso sull’accumulo per rimpinguare il conto in banca ma solo avere a disposizione risorse per i poveri che sono la ricchezza della chiesa”.
L’economo quindi non solo deve far quadrare i conti?
L’economo deve tenere i conti in ordine ma soprattutto cercare le risorse per l’iniziative che la Congregazione sta portando avanti nel mondo e poi intervenire su quegli aspetti o quelle attività che destano qualche preoccupazione: ovviamente tutto questo in accordo col Consiglio Generale.
Perché non far svolgere il ruolo di Economo ad un laico?
La contabilità è una cosa ed abbiamo validissimi collaboratori che la svolgono. L’Economo generale continua ad essere un religioso perché la politica della congregazione deve essere sempre in mano ai religiosi anche quando si prendono scelte di indirizzo generale su dove e come investire. Anche in questo senso noi parliamo di Pastorale Amministrativa economica. Mio compito infatti è educare anche al risparmio ed alla oculata gestione dei beni chi, nelle case periferiche, si occupa della gestione dei conti. Già don Orione, ancora studente, aprendo il I° collegio a Tortona scriveva nel quaderno dell’economia : Entrate – Uscite, e sotto ciascuna parola Provvidenza. Come a dire: mi metto sotto le ali della Provvidenza, ma il controllare le entrate e le uscite tocca a me. Della Provvidenza si fidava moltissimo fino a trascurare l’economia. Mons. Daffra, vescovo di Sanremo, vedendo come andavano i conti del convitto S. Romolo, inaugurato in città due anni prima, gli scrisse in una lettera: “va bene la Provvidenza ma un po’ di economia…”. Fu chiaro il richiamo alla attenzione che si deve prestare all’economia per la buona riuscita delle opere. Il denaro deve essere in giusta misura perché basti al buon andamento e non sia sperperato se è in abbondanza. Il denaro è un bene se gestito bene.
Oggi nel periodo della Crisi globale ne risentono anche le donazioni?
Un calo quantitativo delle donazioni lo sentiamo anche noi sicuramente perché la situazione è difficile per tutti e bisogna tenere conto del fatto che la nostra famiglia è molto grande e molto diffusa in tutto il mondo con grandi e piccole case ed un numero alto di dipendenti.
La congregazione è ricca?
La congregazione è solida. Abbiamo basi sicure, le case ed i piccoli cottolenghi sono nostre, quindi sono strutture che si sono valorizzate negli anni creando un capitale di base che ci da serenità e tranquillità anche davanti ad eventuali imprevisti. Mi piace proprio dire che la Congregazione è solida spiritualmente ed economicamente e questo ci permette di progettare ed aiutare i nostri poveri anche a lungo periodo. Questo dà anche fiducia a chi vuole donare qualcosa per i nostri progetti perché sa che non scompariamo da un momento all’altro come tante onlus, ma che daremo seguito, nel tempo e negli anni, alle iniziative cominciate.
La chiesa spesso è accusata di essere inutilmente ricca: che ne pensa?
Bisogna sicuramente stare attenti a non ostentare, a non cedere allo sfarzo ed a non sprecare. Quando in casa di Lazzaro la sorella Maria unge i piedi di Gesù con olio profumato prezioso, ci fu uno dei commensali che commentò stizzito: “lo si poteva vendere e dare ai poveri, quanto spreco”. Questo era Giuda che non era interessato ai poveri ma siccome era ladro avrebbe preso i soldi derubandoli. Spesso non vi è una critica positiva verso la chiesa quando la si accusa di vivere nello sfarzo. Se io amo una persona faccio di tutto per renderla contenta. Il fatto di dare un culto al Signore è quindi una cosa positiva. San Francesco era povero, poverissimo. Le case da lui costruite avevano celle della massima povertà. Appena morto lui frate Elia ha costruito Assisi con i tesori artistici che ancora oggi conosciamo: è tradimento di San Francesco questo? Od in Assisi si continua a vivere San Francesco? E’ la perfetta continuità anche in modo diverso.
Giorgio Gibertini
Intervista Pubblicata sul Don Orione Oggi di giugno 2011
“Prima che iniziamo l’intervista – mi dice don Fulvio facendomi accomodare – ti voglio dire che sono stato eletto Economo Generale nel Venticinquesimo della mia ordinazione sacerdotale, che cade il 10 agosto, ovvero il giorno di San Lorenzo che era un diacono ed il tesoriere della Chiesa di Roma. Il suo martirio avvenne nel 258 dopo Cristo. Venne catturato assieme a Papa Sisto II nelle Catacombe di San Callisto il 6 agosto di quell’anno. L’imperatore Valeriano aveva promulgato un decreto che metteva a morte vescovi, presbiteri e diaconi. Scoprendo che Lorenzo era tesoriere della chiesa non lo uccise subito ma gli diede tre giorni di tempo perché consegnasse il tesoro della chiesa di Roma. Lorenzo si presentò tre giorni dopo con una schiera innumerevole di orfani, derelitti e vedove e disse all’imperatore: “Ecco il vero tesoro della chiesa di Roma”. Questa è la mia impostazione di Economo Generale, ovvero il servizio ai poveri: se devo essere solo un esattore o tesoriere non mi va bene. Non voglio impostare un discorso sull’accumulo per rimpinguare il conto in banca ma solo avere a disposizione risorse per i poveri che sono la ricchezza della chiesa”.
L’economo quindi non solo deve far quadrare i conti?
L’economo deve tenere i conti in ordine ma soprattutto cercare le risorse per l’iniziative che la Congregazione sta portando avanti nel mondo e poi intervenire su quegli aspetti o quelle attività che destano qualche preoccupazione: ovviamente tutto questo in accordo col Consiglio Generale.
Perché non far svolgere il ruolo di Economo ad un laico?
La contabilità è una cosa ed abbiamo validissimi collaboratori che la svolgono. L’Economo generale continua ad essere un religioso perché la politica della congregazione deve essere sempre in mano ai religiosi anche quando si prendono scelte di indirizzo generale su dove e come investire. Anche in questo senso noi parliamo di Pastorale Amministrativa economica. Mio compito infatti è educare anche al risparmio ed alla oculata gestione dei beni chi, nelle case periferiche, si occupa della gestione dei conti. Già don Orione, ancora studente, aprendo il I° collegio a Tortona scriveva nel quaderno dell’economia : Entrate – Uscite, e sotto ciascuna parola Provvidenza. Come a dire: mi metto sotto le ali della Provvidenza, ma il controllare le entrate e le uscite tocca a me. Della Provvidenza si fidava moltissimo fino a trascurare l’economia. Mons. Daffra, vescovo di Sanremo, vedendo come andavano i conti del convitto S. Romolo, inaugurato in città due anni prima, gli scrisse in una lettera: “va bene la Provvidenza ma un po’ di economia…”. Fu chiaro il richiamo alla attenzione che si deve prestare all’economia per la buona riuscita delle opere. Il denaro deve essere in giusta misura perché basti al buon andamento e non sia sperperato se è in abbondanza. Il denaro è un bene se gestito bene.
Oggi nel periodo della Crisi globale ne risentono anche le donazioni?
Un calo quantitativo delle donazioni lo sentiamo anche noi sicuramente perché la situazione è difficile per tutti e bisogna tenere conto del fatto che la nostra famiglia è molto grande e molto diffusa in tutto il mondo con grandi e piccole case ed un numero alto di dipendenti.
La congregazione è ricca?
La congregazione è solida. Abbiamo basi sicure, le case ed i piccoli cottolenghi sono nostre, quindi sono strutture che si sono valorizzate negli anni creando un capitale di base che ci da serenità e tranquillità anche davanti ad eventuali imprevisti. Mi piace proprio dire che la Congregazione è solida spiritualmente ed economicamente e questo ci permette di progettare ed aiutare i nostri poveri anche a lungo periodo. Questo dà anche fiducia a chi vuole donare qualcosa per i nostri progetti perché sa che non scompariamo da un momento all’altro come tante onlus, ma che daremo seguito, nel tempo e negli anni, alle iniziative cominciate.
La chiesa spesso è accusata di essere inutilmente ricca: che ne pensa?
Bisogna sicuramente stare attenti a non ostentare, a non cedere allo sfarzo ed a non sprecare. Quando in casa di Lazzaro la sorella Maria unge i piedi di Gesù con olio profumato prezioso, ci fu uno dei commensali che commentò stizzito: “lo si poteva vendere e dare ai poveri, quanto spreco”. Questo era Giuda che non era interessato ai poveri ma siccome era ladro avrebbe preso i soldi derubandoli. Spesso non vi è una critica positiva verso la chiesa quando la si accusa di vivere nello sfarzo. Se io amo una persona faccio di tutto per renderla contenta. Il fatto di dare un culto al Signore è quindi una cosa positiva. San Francesco era povero, poverissimo. Le case da lui costruite avevano celle della massima povertà. Appena morto lui frate Elia ha costruito Assisi con i tesori artistici che ancora oggi conosciamo: è tradimento di San Francesco questo? Od in Assisi si continua a vivere San Francesco? E’ la perfetta continuità anche in modo diverso.
Giorgio Gibertini
Intervista Pubblicata sul Don Orione Oggi di giugno 2011
Il ritorno degli angeli (seconda parte)
Categorie:
religio
Pubblicato da
Andrea Menegotto

di Andrea Menegotto
29 agosto 2011
28/08/11
Sarde a beccafico
- 1 kg di sarde (in numero pari)
- 100 g di pangrattato
- 10 mandorle tostate
- 10 olive nere snocciolate
- 5 filetti di acciuga o alici sott’olio
- 2 limoni
- 2 cucchiaini di zucchero
- 1 manciata di prezzemolo
- 1 cucchiaio di capperi sott’aceto
- 1 cucchiaio di uva sultanina
- 1 cucchiaio di pinoli
- 15 foglie di alloro
- Olio d’oliva
- Sale e pepe q.b.
Pulire le sarde e aprirle a libro, lavandole e asciugandole.
In una padella fare sciogliere in olio le acciughe. A fine cottura aggiungere il pangrattato amalgamando il tutto. Quando sarà freddo unite la scorza grattugiata dei due limoni e due cucchiai di succo di limone zuccherato.
Tritate il prezzemolo, i capperi, l’uvetta, i pinoli, le olive, le mandorle e aggiungerle al composto. Aggiustare di sale e pepe. Mischiare bene e, se risulta troppo asciutto, aggiustare con un po’ di olio d’oliva.
Farcire con l’impasto la metà delle sarde. Dopo averle disposte in una teglia da forno unta d’olio e pangrattato, coprirle con l’altra metà delle sarde.
Infilare tra una sarda e l’altra le foglie di alloro precedentemente lavate.
Prima di infornare irrorate le sarde con il rimanente succo di limone e con un filo d’olio.
Cuocere in forno caldo a 200° x 15 min.
27/08/11
Sciopero dei calciatori: lo scudetto della vergogna
Categorie:
Editoriale,
Sport
Pubblicato da
Buongiorgio
Ho conosciuto qualche anno fa Damiano Tommasi (anno 2003 poco prima che smettesse di giocare, lui) ad un convegno sulla vita a Roma e consegnai a lui la maglietta con i tre bambini con scritto "Si alla vita". Lui, pur essendo un calciatore, devo essere sincero fece un bell'intervento e mi sorprese il suo amore ed attaccamento ai valori della vita che si possono anche ritrovare in quelli dello sport.
Ora me lo vedo continuamente in televisione e sui giornali a difendere i calciatori, le famiglie di lavoratori attorno al calcio, le persone dimenticate come una Camusso coi riccioli e pizzetto e la cosa mi sta facendo un po' innervosire.
Ho provato ad approfondire le motivazioni dello sciopero dei calciatori ma poi mi sono detto: non ho mai condiviso nessuno sciopero, neanche dei lavoratori, figuriamoci se posso minimamente spendere qualche parola per capire lo sciopero dei calciatori!
Qualche parola e qualche minuto per insultare (sportivamente si intende) questa massa di strafottenti e viziati ragazzi in calzoncini me li prendo perché sono un tifoso ed aspettavo l'inizio del campionato di stasera per poter dire anche io l'estate è finita, si riprende, dimentichiamoci i problemi e troviamoci davanti ad un televisore per esultare per il goal del Milan.
Magari neanche tutti i giocatori sono d'accordo con lo sciopero e ne sanno le motivazioni (vorrei sapere che ne pensa Boateng od Hamsik a tal proposito) ma davvero da domenica prossima in poi, o quando sarà, si meriterebbero stadi vuoti, zero telecamere, zero tappabuchi di San Siro e loro che entrano in campo con la paletta a sistemarsi le zolle.
Lo sappiamo tutti che dietro il calcio c'è business, soldi, potere e via dicendo e che le squadre con più tifosi in Italia sono aiutate dai grossi media per avere gli abbonamenti però poi alla fine pensiamo sempre che il pallone sia rotondo e se Strasser segna a Cagliari a tempo scaduto vuol dire che il calcio esiste anche per quello.
Certo, so anche che riprenderà il campionato e sarò il primo a commentare col mio amico Davide di Novate le partite in Facebook e ripartiranno gli sfottò via sms coi miei fratelli interisti.
Però vergogna ve lo voglio dire. Vergogna ve lo voglio scrivere. Vergogna ve lo voglio urlare.
Perché siete peggio dei politici, voi fate parte di quel mondo fantastico a cui migliaia di migliaia di ragazzi aspirano e tutti gli altri guardano con ammirazione.
Non tutti vogliono fare i politici ma quasi tutti vorrebbero fare i calciatori perché è il giuoco più bello, perché ci sono soldi, fama, ricchezza e la domenica, dopo partita, quando ti intervistano puoi rispondere quello che vuoi tanto l'applauso è assicurato.
Caro Damiano, cari giocatori, non voglio neanche comprenderle le vostre ragioni perché anche se le avete non me ne frega niente!
Non passate da queste parti altrimenti vi rifilo un calcio nel didietro.
Andate a giocare (non dico lavorare) che per l'Italia e gli italiani sommersi dai problemi che neanche minimamente immaginate, eravate l'ultima e forse l'unica valvola di sfogo.
Forse questo non l'avete considerato.
Ma se è vero che stanno cambiando gli italiani spero che dopo esserci ritrovati tutti coi forconi sotto Monte Citorio ci si organizzi per venire tutti fuori dai vostri spogliatoi.
Vergogna ve lo voglio dire. Vergogna ve lo voglio scrivere. Vergogna ve lo voglio urlare.
Ora me lo vedo continuamente in televisione e sui giornali a difendere i calciatori, le famiglie di lavoratori attorno al calcio, le persone dimenticate come una Camusso coi riccioli e pizzetto e la cosa mi sta facendo un po' innervosire.
Ho provato ad approfondire le motivazioni dello sciopero dei calciatori ma poi mi sono detto: non ho mai condiviso nessuno sciopero, neanche dei lavoratori, figuriamoci se posso minimamente spendere qualche parola per capire lo sciopero dei calciatori!
Qualche parola e qualche minuto per insultare (sportivamente si intende) questa massa di strafottenti e viziati ragazzi in calzoncini me li prendo perché sono un tifoso ed aspettavo l'inizio del campionato di stasera per poter dire anche io l'estate è finita, si riprende, dimentichiamoci i problemi e troviamoci davanti ad un televisore per esultare per il goal del Milan.
Magari neanche tutti i giocatori sono d'accordo con lo sciopero e ne sanno le motivazioni (vorrei sapere che ne pensa Boateng od Hamsik a tal proposito) ma davvero da domenica prossima in poi, o quando sarà, si meriterebbero stadi vuoti, zero telecamere, zero tappabuchi di San Siro e loro che entrano in campo con la paletta a sistemarsi le zolle.
Lo sappiamo tutti che dietro il calcio c'è business, soldi, potere e via dicendo e che le squadre con più tifosi in Italia sono aiutate dai grossi media per avere gli abbonamenti però poi alla fine pensiamo sempre che il pallone sia rotondo e se Strasser segna a Cagliari a tempo scaduto vuol dire che il calcio esiste anche per quello.
Certo, so anche che riprenderà il campionato e sarò il primo a commentare col mio amico Davide di Novate le partite in Facebook e ripartiranno gli sfottò via sms coi miei fratelli interisti.
Però vergogna ve lo voglio dire. Vergogna ve lo voglio scrivere. Vergogna ve lo voglio urlare.
Perché siete peggio dei politici, voi fate parte di quel mondo fantastico a cui migliaia di migliaia di ragazzi aspirano e tutti gli altri guardano con ammirazione.
Non tutti vogliono fare i politici ma quasi tutti vorrebbero fare i calciatori perché è il giuoco più bello, perché ci sono soldi, fama, ricchezza e la domenica, dopo partita, quando ti intervistano puoi rispondere quello che vuoi tanto l'applauso è assicurato.
Caro Damiano, cari giocatori, non voglio neanche comprenderle le vostre ragioni perché anche se le avete non me ne frega niente!
Non passate da queste parti altrimenti vi rifilo un calcio nel didietro.
Andate a giocare (non dico lavorare) che per l'Italia e gli italiani sommersi dai problemi che neanche minimamente immaginate, eravate l'ultima e forse l'unica valvola di sfogo.
Forse questo non l'avete considerato.
Ma se è vero che stanno cambiando gli italiani spero che dopo esserci ritrovati tutti coi forconi sotto Monte Citorio ci si organizzi per venire tutti fuori dai vostri spogliatoi.
Vergogna ve lo voglio dire. Vergogna ve lo voglio scrivere. Vergogna ve lo voglio urlare.
26/08/11
Photo Of The Week N°7 - Dal Cielo Sopra di Noi
Categorie:
Fotografia,
La foto del giorno,
Photo Of The Week
Pubblicato da
Ser Vlad
Altro giro, altro regalo! Bentornati anche questa settimana ad assistere allo scatto più rappresentativo degli ultimi sette giorni. Vi presento oggi un capolavoro realizzato da una mia nuovissima amica di rete, Giulia, che ha deciso di portarci direttamente tra le nuvole. Un po' di distrazione in questi ultimi intensi giorni d'Agosto (dopo i quali la nostra Redazione tornerà a pieno regime). Non mi resta che augurarvi una buona visione e fare ancora una volta i complimenti a Giulia per la splendida foto!
Foto: Dal Cielo Sopra di Noi
Questa foto è stata scattata a Praga una decina di giorni fa con la mia Nikon Coolpix P100; mi trovavo lì in vacanza e mi sono accorta di questo pallone sospeso in aria sopra l'isola di Kampa.
Era talmente bella l'immagine del pallone bianco contro il cielo pieno di nuvole e il riflesso del sole che
filtrava, che non ho smesso un attimo di guardarlo. Era un'attrazione turistica e per cinque giorni ci ha salutati dal cielo sopra di noi...
Autore: Giulia
Studentessa, amo e gioco con la fotografia da sempre. Sarà che il mio papà è fotografo e deve avermi trasmesso la passione con i geni. Non sono ancora troppo pratica di supporti, tecniche ed effetti, ma è il colpo d'occhio ad attirarmi ed è quello che cerco sempre di riproporre con le mie foto.
Un particolare, un punto di vista diverso, una prospettiva che si apre magicamente dentro la macchina fotografica. Qualche mese fa ho aperto un blog dove pubblico e condivido foto e pensieri: fate un salto e loro sapranno spiegarsi meglio di me!
Tintarelle di Luna
http://letintarellediluna.blogspot.com
Foto: Dal Cielo Sopra di Noi
Questa foto è stata scattata a Praga una decina di giorni fa con la mia Nikon Coolpix P100; mi trovavo lì in vacanza e mi sono accorta di questo pallone sospeso in aria sopra l'isola di Kampa.
Era talmente bella l'immagine del pallone bianco contro il cielo pieno di nuvole e il riflesso del sole che
filtrava, che non ho smesso un attimo di guardarlo. Era un'attrazione turistica e per cinque giorni ci ha salutati dal cielo sopra di noi...
Autore: Giulia
Studentessa, amo e gioco con la fotografia da sempre. Sarà che il mio papà è fotografo e deve avermi trasmesso la passione con i geni. Non sono ancora troppo pratica di supporti, tecniche ed effetti, ma è il colpo d'occhio ad attirarmi ed è quello che cerco sempre di riproporre con le mie foto.
Un particolare, un punto di vista diverso, una prospettiva che si apre magicamente dentro la macchina fotografica. Qualche mese fa ho aperto un blog dove pubblico e condivido foto e pensieri: fate un salto e loro sapranno spiegarsi meglio di me!
Tintarelle di Luna
http://letintarellediluna.blogspot.com
Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!
Continuo la mia battaglia solitaria contro Trenitalia: bimbi gratis? Li mando da soli.
Categorie:
famiglia,
Società e Varie
Pubblicato da
Buongiorgio
Giorgio Gibertini Jolly
25/08/11
Sarà rifatta la statua di Giovanni Paolo II a Termini
Categorie:
Editoriale
Pubblicato da
Buongiorgio
Ne parlai nel mio blog prima che Frews nascesse quindi se siete in ritardo di informazione vi chiedo di fare anche un salto qui per leggere l'antefatto.
Invece sotto l'ombrellone mi giunge la notizia che la solita commissione di saggi (azz...attenti tutti!) ha individuato i punti dove intervenire per sistemare l'involucro "stinto ed indistinto" che dovrebbe rappresentare papa Wojtyla.
Invece sotto l'ombrellone mi giunge la notizia che la solita commissione di saggi (azz...attenti tutti!) ha individuato i punti dove intervenire per sistemare l'involucro "stinto ed indistinto" che dovrebbe rappresentare papa Wojtyla.
24/08/11
Vai a lavorare.... Magari, risponde lui
Categorie:
Editoriale,
Società e Varie
Pubblicato da
Buongiorgio
Parchetto giochi di Venarotta, paesino in provincia di Ascoli Piceno, circa 2500 anime e penso altrettante persone. Spendo i miei ultimi giorni di villeggiatura portando i figli al parco per giocare ma dopo le 18 perchè anche qui, nonostante i 500 metri slm, il caldo si fa sentire, eccome!
Un altro papà con due figli svolge il mio stesso "mestiere" anche se lui, apprendo chiacchierandoci, in maniera forzata perchè la moglie è costretta a turni notturni dato che lui ha perso il lavoro due anni fa causa chiusura fabbrica in Ascoli e non riesce a trovare nulla, e mi sussurra, "è difficile anche essere chiamati per i colloqui".
Avrà la mia età penso, i fatidici 40, due figli, operaio disoccupato, spinge il passeggino e controlla la bimba che corre avanti ed indietro.
Un signore del paese sfreccia sulla strada vicina col suo Pandino e, giunto nei pressi del mio collega, abbassa il finestrino e gli urla "Vai a lavorare!".
Il padre non si scompone: fa un cenno di saluto con la mano, il sorriso gli si fa amaro e sussurra "Magari".
Fotografia di un'Italia comune a tanti.
Alcuni anni fa se ti gridavano "Vai a lavorare!" o rispondevi un seccato "Vacci tu" oppure orgogliosamente "Ho ancora tre giorni di ferie da finire!".
Ora la risposta è: magari! Dimmi dove! Hai qualcosa per me?
Ecco. Sto parlando di questi padri che cercano qualcosa per loro, un lavoro, qualsiasi, perchè si sanno adattare, perchè hanno i figli che non posso capire troppe ragioni ma devono sapere che un presente ed un futuro è possibile anche per loro.
Un altro papà con due figli svolge il mio stesso "mestiere" anche se lui, apprendo chiacchierandoci, in maniera forzata perchè la moglie è costretta a turni notturni dato che lui ha perso il lavoro due anni fa causa chiusura fabbrica in Ascoli e non riesce a trovare nulla, e mi sussurra, "è difficile anche essere chiamati per i colloqui".
Avrà la mia età penso, i fatidici 40, due figli, operaio disoccupato, spinge il passeggino e controlla la bimba che corre avanti ed indietro.
Un signore del paese sfreccia sulla strada vicina col suo Pandino e, giunto nei pressi del mio collega, abbassa il finestrino e gli urla "Vai a lavorare!".
Il padre non si scompone: fa un cenno di saluto con la mano, il sorriso gli si fa amaro e sussurra "Magari".
Fotografia di un'Italia comune a tanti.
Alcuni anni fa se ti gridavano "Vai a lavorare!" o rispondevi un seccato "Vacci tu" oppure orgogliosamente "Ho ancora tre giorni di ferie da finire!".
Ora la risposta è: magari! Dimmi dove! Hai qualcosa per me?
Ecco. Sto parlando di questi padri che cercano qualcosa per loro, un lavoro, qualsiasi, perchè si sanno adattare, perchè hanno i figli che non posso capire troppe ragioni ma devono sapere che un presente ed un futuro è possibile anche per loro.
23/08/11
Io gli "indignados" li capisco.... (di Gianluigi de Palo)
Categorie:
chiesa,
Editoriale
Pubblicato da
Buongiorgio
Io gli “indignados” che ieri sera hanno fatto casino in plaza del Sol a Madrid li capisco.
Sì, li capisco. Perché non è facile accettare di essere invasi pacificamente da oltre un milione di giovani di tutto il mondo. Non è facile lasciare la “piazza”, la scena a chi vede la vita in modo così differente.
C’è da immaginarselo: fino a ieri erano un modello mediatico per il mondo occidentale sempre più in crisi. Giovani che occupavano le piazze per lottare contro il Governo, contro il capitalismo, contro una politica incapace di dare prospettive concrete alle giovani generazioni. Fino a ieri avevano la ribalta, rappresentavano un futuro possibile. L’unica voce dei giovani. Presi ad esempio anche dai giovani delle altri capitale europee.
Poi c’è stata la Giornata Mondiale della Gioventù. E Madrid ha scoperto che un altro futuro è possibile, che oltre all’indignazione, c’è un altro modo di dire le cose e di testimoniare l’energia, l’entusiasmo e i propri sogni. Madrid e il mondo, in questi giorni, stanno scoprendo che i giovani hanno molto da dare e da dire. E lo possono fare con il sorriso sulle labbra. Finalmente una contestazione del sì, perché le cose possono migliorare solo se prima cambiamo il nostro cuore e se l’altro non viene visto solamente come un nemico.
Non c’è da banalizzare questo “scontro” di visioni antropologiche del mondo occidentale. Non possiamo negare che a Madrid, in questi giorni, sta avvenendo qualcosa di importante che la manifestazione tutt’altro che pacifica di ieri ha acuito maggiormente. Da una parte c’è il nichilismo, il relativismo, il liberismo etico. Dall’altra c’è il cristianesimo. Semplicemente il cristianesimo.
C’era da vederli ieri sera gli “indignatos” che le provavano tutte pur di provocare una reazione nei loro coetanei pellegrini. Niente. A nulla sono valsi cartelli inneggianti l’utilizzo del preservativo, i soldi del Vaticano, la cattiveria del Papa. Nulla. C’era altro da fare: l’attesa prima di una confessione all’aperto, la lunga fila prima di una breve adorazione eucaristica, mangiare la paella e vedere la bellezza di Madrid. C’era da vivere e da conoscere il mondo attraverso i suoi giovani.
Io li capisco gli “indignatos”, forse anche io lo sarei se non avessi la fede.
Gianluigi De Paolo, Assessore alla Famiglia del Comune di Roma
Sì, li capisco. Perché non è facile accettare di essere invasi pacificamente da oltre un milione di giovani di tutto il mondo. Non è facile lasciare la “piazza”, la scena a chi vede la vita in modo così differente.
C’è da immaginarselo: fino a ieri erano un modello mediatico per il mondo occidentale sempre più in crisi. Giovani che occupavano le piazze per lottare contro il Governo, contro il capitalismo, contro una politica incapace di dare prospettive concrete alle giovani generazioni. Fino a ieri avevano la ribalta, rappresentavano un futuro possibile. L’unica voce dei giovani. Presi ad esempio anche dai giovani delle altri capitale europee.
Poi c’è stata la Giornata Mondiale della Gioventù. E Madrid ha scoperto che un altro futuro è possibile, che oltre all’indignazione, c’è un altro modo di dire le cose e di testimoniare l’energia, l’entusiasmo e i propri sogni. Madrid e il mondo, in questi giorni, stanno scoprendo che i giovani hanno molto da dare e da dire. E lo possono fare con il sorriso sulle labbra. Finalmente una contestazione del sì, perché le cose possono migliorare solo se prima cambiamo il nostro cuore e se l’altro non viene visto solamente come un nemico.
Non c’è da banalizzare questo “scontro” di visioni antropologiche del mondo occidentale. Non possiamo negare che a Madrid, in questi giorni, sta avvenendo qualcosa di importante che la manifestazione tutt’altro che pacifica di ieri ha acuito maggiormente. Da una parte c’è il nichilismo, il relativismo, il liberismo etico. Dall’altra c’è il cristianesimo. Semplicemente il cristianesimo.
C’era da vederli ieri sera gli “indignatos” che le provavano tutte pur di provocare una reazione nei loro coetanei pellegrini. Niente. A nulla sono valsi cartelli inneggianti l’utilizzo del preservativo, i soldi del Vaticano, la cattiveria del Papa. Nulla. C’era altro da fare: l’attesa prima di una confessione all’aperto, la lunga fila prima di una breve adorazione eucaristica, mangiare la paella e vedere la bellezza di Madrid. C’era da vivere e da conoscere il mondo attraverso i suoi giovani.
Io li capisco gli “indignatos”, forse anche io lo sarei se non avessi la fede.
Gianluigi De Paolo, Assessore alla Famiglia del Comune di Roma
22/08/11
Dal Ponte sullo Stretto di Messina a nessun Ponte
Categorie:
Editoriale,
Politica
Pubblicato da
Buongiorgio
Dovevano fare il Ponte sullo Stretto di Messina: una delle prime promesse epocali di SB sin dai tempi della sua discesa in campo. Sin da allora discussioni a non finire, progetti, power point in tutti i colori ed anche in treddi (non nel senso di tre giorni detto in milanese ma 3d come dimensione) e via dicendo. Sull'utilità o meno del Ponte se ne è discusso a lungo anche tra amici. Conosco siciliani che lo desiderano più di un cannolo, altri che lo ritengono inutile e dannoso come la mafia ma in molti sono concordi che poi si devono proseguire le infrastrutture a Messina oltre a perfezionare, ovviamente, l'autostrada di arrivo a Reggio Calabria, la famigerata Salerno-Reggio Calabria: questo si che sarebbe un grande lascito politico ed un incentivo vero al turismo di quelle regioni. Da quel ponte megagalattico sullo Stretto e sotto i venti tra Scilla e Cariddi (dua amici pescatori siciliani) avremmo tutti ammirato un panorama da "urlo" (altro che Munch) e fatto invidia a mezzo mondo: qualcosa del progetto e dell'inizio dei lavori si può leggere sul sito dedicato.
Ora la Manovra bis di aggiustamento dei conti degli altri e di danneggiamento dei nostri propone anche il taglio di tutti i ponti: lavorare, lavorare, lavorare (preferisco il rumore del mare...come è scritto a San Benedetto del Tronto).
Quindi non solo il Ponte sullo stretto di Messina è fermo e rimarrà sulla carta ma anche gli altri ponti rischiano di essere retrocessi ad i classici fine settimana nella amorevole coppia Sabato e Domenica.
Ricapitolando.
Tutto l'anno lavoriamo fino a Luglio per pagare le tasse.
Tutto l'anno siamo vessati di imposte, iva e controlli dell'Agenzia dell'entrate.
Al primo di gennaio scorriamo i mesi che ci seguono per individuare (oltre a Pasqua e Natale) quando sarà il primo "ex" ponte per tirar eun po' il respiro con famiglia ed amici
Ora ci viene tolto anche il ponte.
Ora ci vengono tolti anche i ponti.
Pazzesco.
E non solo per motivi di relax e di ricarica naturale perchè immagino che anche gli albergatori, i ristoratori, le autostrade e trenitalia siano scontenti di questa scelta: se non abbiamo neanche più un "ponte" per muoverci come li spendiamo quei quattro euro che abbiamo accumulato in tre mesi?
Tenetevi il Ponte sullo Stretto di Messina ma lasciateci gli altri.
Ora la Manovra bis di aggiustamento dei conti degli altri e di danneggiamento dei nostri propone anche il taglio di tutti i ponti: lavorare, lavorare, lavorare (preferisco il rumore del mare...come è scritto a San Benedetto del Tronto).
Quindi non solo il Ponte sullo stretto di Messina è fermo e rimarrà sulla carta ma anche gli altri ponti rischiano di essere retrocessi ad i classici fine settimana nella amorevole coppia Sabato e Domenica.
Ricapitolando.
Tutto l'anno lavoriamo fino a Luglio per pagare le tasse.
Tutto l'anno siamo vessati di imposte, iva e controlli dell'Agenzia dell'entrate.
Al primo di gennaio scorriamo i mesi che ci seguono per individuare (oltre a Pasqua e Natale) quando sarà il primo "ex" ponte per tirar eun po' il respiro con famiglia ed amici
Ora ci viene tolto anche il ponte.
Ora ci vengono tolti anche i ponti.
Pazzesco.
E non solo per motivi di relax e di ricarica naturale perchè immagino che anche gli albergatori, i ristoratori, le autostrade e trenitalia siano scontenti di questa scelta: se non abbiamo neanche più un "ponte" per muoverci come li spendiamo quei quattro euro che abbiamo accumulato in tre mesi?
Tenetevi il Ponte sullo Stretto di Messina ma lasciateci gli altri.
Il ritorno degli angeli (prima parte)
Categorie:
religio
Pubblicato da
Andrea Menegotto

di Andrea Menegotto
22 agosto 2011
Dopo che le librerie negli Stati Uniti attente ai temi «esoterici» e del New Age avevano proclamato il 1997 «anno delle fate», le stesse avevano annunciano che il 1999 sarebbe stato l’«anno degli angeli». È risaputo che le mode culturali e spirituali americane giungono nel Vecchio Continente con un certo ritardo; di fatto però, anche concentrando l’attenzione semplicemente sul panorama italiano, si può constatare che da qualche tempo non solo i libri, ma anche giornali, riviste e oggettistica più o meno religiosa testimoniano un revival, ovvero un rinnovato interesse per gli angeli.
Il diritto alla salute e l'individuo. Siamo davvero padroni della nostra vita? Parte prima.
Categorie:
bioetica
Pubblicato da
silvia bosio
“Affermare un diritto significa sempre avanzare una richiesta, una pretesa verso altri” e dunque affermare il presupposto che tra chi chiede e chi ha il dovere di eseguire la richiesta, esista una relazione.
Il tema che qui siamo chiamati ad esaminare affronta il diritto alla salute e di conseguenza il tipo di assistenza sanitaria, che ogni cittadino vorrebbe o che comunque si aspetterebbe di ricevere.
Prima di addentrarci nel vivo della questione, sarebbe opportuno chiarire che l'attuale disegno di legge sulle direttiva anticipate di trattamento - sinteticamente denominata DAT e attualmente sottoposta all'esame del Senato - tratta da vicino quella relazione fondamentale che deve esistere tra il medico e il “suo” paziente. Ora vediamo che nell'ambito di una relazione personalissima come questa, il medico ha il dovere di prendersi in carico il benessere e la cura del suo assistito, tenendo presenti in scienza e coscienza le obiettive volontà di quest'ultimo, in ordine alla scelta dei trattamenti ritenuti opportuni al suo stato. Credo che dovremmo cercare di capire cosa si intende per salute e perchè questo concetto giuridico, può e deve costituire la leggittima aspettativa di ogni essere umano.
Dobbiamo precisare che la salute nel nostro ordinamento è un diritto, sancito e tutelato dalla Carta costituzionale ai sensi dell'art.32. Esso recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”. Dunque da quanto appena esposto, emergono due dati interessanti sui quali vale proprio la pena di soffermarsi. Il primo ci dice quello che più o meno tutti diamo per scontato e cioè che la salute è un diritto senza ogni dubbio, di carattere individuale; mentre il secondo invece, ci dà un'informazione in più che specularmente alla prima costituisce il risvolto della stessa medaglia; così che questa pretesa individuale “allo star bene” o "al benessere" allo stesso tempo possiede una dimensione collettiva per rafforzare positivamente il vincolo di solidarietà tra i consociati. In questo contesto, va detto che il bene comune è l'obiettivo finale di tutti i diritti aventi natura costituzionale che e la salute sotto il profilo contenutistico è chiamato a realizzare, senza se e senza ma, questo suo mandato. Perchè? Semplice. Nella nostra Carta costituzionale, i diritti sono stati predisposti in una precisa scala di valori, in cima alla quale risiede ai sensi dell'art.2 il superprincipio inviolabile della dignità dell'essere umano e della sua vita che a sua volta dà rilevanza costituzionale a tutta un'altra serie di diritti, da esso discendenti. Esso recita: “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Per questa ragione direi assiologica, l’insieme di questi diritti diviene fondamentale e costituisce un nucleo normativo che precede la struttura organizzativa del potere pubblico e quindi dello Stato. Per intenderci meglio, non tutti i diritti e le libertà sono di per sé inviolabili ma al contrario, alcuni sono disponibili da parte del nostro ordinamento che di volta in volta stabilisce se e quando essi siano da non garantire o invece da garantire perchè strettamente legati ai valori sociali e politici della nostra società. Rispetto a loro infatti, esistono altri interessi prevalenti e per questa ragione essi possono essere graduabili e comprimibili. Da ciò possiamo dedurre la pregnanza del diritto inviolabile che “riconosciuto” preventivamente dall'ordinamento di appartenenza, precede in senso normativo la stessa organizzazione statale. Ma torniamo al contenuto del diritto alla salute come definito dalla Corte costituzionale nella sent. n. 37/1991 e notiamo come esso coincide con “un valore primario caratterizzante la forma di Stato sociale disegnata dalla Costituzione” senza il quale verrebbe meno lo stesso patto costituzionale e la stessa democrazia. Sembra allora di capire che se da un lato la salute è percepito dall'individuo come un valore personalissimo, dall'altro non avrebbe lo stesso significato se fosse vissuto in stretta solitudine, indipendentemente dalle altre persone. Invece nel costituzionalismo liberale ottocentesco, il medesimo diritto aveva una precisa connotazione di natura individuale, lasciata all'autodeterminazione del singolo individuo. Sotto questo profilio, è interessante notare che nel nostro ordinamento, dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri, la salute come diritto si sgancia da una concezione meramente patrimonialistica/materialistica per entrare a far parte di un'altra dimensione non più strettamente fisica.
Quest'ultima considerazione ci aiuta pertanto a comprendere come la pretesa costituzionale al benessere, storicamente a un certo punto cambia la sua prospettiva giuridica, divenendo un tutt'uno con un altro superprincipio la dignità umana che a sua volta coinvolge la persona nella sua totale integrità. Il suo complesso fisiopsichico nelle costituzioni moderne, viene allora rappresentato in una chiave pubblica, secondo un significato relazionale che collega tra loro tutti gli esseri umani, nessuno escluso. E qui dobbiamo sofffermarci, su un altro architrave costituzionale: il diritto all'eguaglianza che ai sensi dell'art. 3 della Costituzione, si impone non solo a livello formale ma soprattutto sostanziale. Stando alla lettura dell’art. 3 della nostra Costituzione, la malattia non può divenire uno strumento che discrimina le persone perchè questo atteggiamento potrebbe minare le stesse basi della convivenza civile.
Quanto detto, trova conferma nella moderna dottrina dei diritti umani, poiché ciò che principalmente prevale a livello pubblico, è l'interesse superiore del bene collettivo sempre previo consenso dell'interessato. Quali sono gli elementi che compongono il contenuto del diritto al cosenso?: l'autodeterminazione e il diritto alla salute. Così come ribadito dalla Consulta nella sentenza n. 253 del 2009: "Il consenso informato riveste natura di principio fondamentale in materia di tutela della salute in virtù della sua funzione di sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all'autodeterminazione e quello della salute". Precedentemente la Cassazione nel maggio del 2008, esaminando il caso di un testimone di Geova si esprime in modo simile ma stabilisce dei paletti ben precisi alla libertà di consenso, dicendo:"Il dissenso del medesimo deve essere oggetto di manifestazione espressa inequivoca, attuale, informata. Esso deve, cioè esprimere una volontà non astrattamente ipotetica ma concretamente accertata; un'intenzione non meramente programmatica ma affatto specifica; una cognizione dei fatti non soltanto "ideologica", ma frutto i informazioni specifiche in ordine alla propria situazione sanitaria; un giudizio e non una "precomprensione": in definitiva, un dissenso che segua e non preceda l'informazione avente a oggetto la rappresentazione di un pericolo di vita imminente e non altrimenti evitabile, un dissenso che suoni attuale e non preventivo". Analogamente, sempre in tema di consenso informato, riportiamo un altra sentenza della Corte d'appello di Bologna nella quale la Cassazione a sezioni unite esamina la questione del consenso informato, valutando però il profilo della responsabilità del medico che agisce in modo difforme rispetto alla volontà del paziente. In questa occasione i giudici affermarono che se il medico sottopone “il paziente a un trattamento chirurgico diverso da quello in relazione al quale era stato prestato il consenso informato, e tale intervento, eseguito nel rispetto dei protocolli e delle leges artis si sia concluso con esito fausto, nel senso che dall'inervento stesso è derivato un apprezzabile miglioramento delle condizioni di salute, in riferimento anche alle eventuali alternative ipotizzabili, e senza che vi fossero indicazioni contrarie da parte del paziente, tale condotta è priva di rilevanza penale". Per finire concludiamo la presente rassegna di sentenze, con la decisione della Corte di Cassazione dello scorso aprile la quale ha condannato per omicisio colposo tre medici che avevano operato una donna malata di tumore. In particolare la sentenza aveva cercato di stabilire che il medico deve, in scienza e coscienza attenersi alle regole di prudenza, anche a fronte del consenso informato del paziente. In pratica i giudici hanno voluto riconoscere i principi di garanzia a difesa della persona nelle condizioni di massima vulnerabilità, considerato che nessuno compreso lo stesso paziente può condizionare il medico nella gestione delle proprie responsabiità professionali. Spetta a quest’ultimo l’ultima parola sull’adeguatezza delle terapie dei propri malati: allora il consenso informato può essere una dichiarazione di volontà del malato che il medico ha l’obbligo di soddisfare?
dott.ssa Silvia Bosio
Dottore di Ricerca in Bioetica
U.C.S.C. Roma
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