06/02/12

Responsabilità civile dei magistrati: abolito un anacronistico privilegio

Giustizia, un voto di civiltà. Finalmente. Il voto di ieri a Montecitorio sull'introduzione della responsabilità civile dei magistrati rappresenta una vittoria di civiltà del Parlamento che ha agito rispecchiando finalmente, in modo trasversale, la volontà della maggioranza degli italiani. Non va mai dimenticato, infatti, un dato storico incancellabile: nel 1987, l'80, 20% degli elettori votò sì al referendum presentato da radicali, socialisti e liberali sulla stessa materia.
Il via libera alla responsabilità civile dei magistrati non è altro, quindi, che l'abolizione di un anacronistico privilegio: non è più accettabile, infatti, che magistrati i quali, per colpa grave, abbiano danneggiato un cittadino non siano chiamati a risponderne dinnanzi ad un loro collega.
Introducendo la responsabilità civile non si intacca, dunque, ma si rende più credibile l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. L’emendamento stabilisce che "chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto".
Ma c'è di più: l'emendamento approvato ieri è volto a dare attuazione ai ripetuti rilievi mossi dalla Commissione europea nei confronti dell'Italia a causa delle inefficienze e dei ritardi accumulati dal nostro sistema giudiziario. Per paradosso, uno dei capisaldi del programma di governo del centrodestra è stato conseguito in Parlamento con Monti a Palazzo Chigi.
E infatti, per la prima volta da quando Berlusconi non è più presidente del consiglio, l'Anm si è messa sulle barricate annunciando lo sciopero e perpetuando così un vero e proprio attacco alla funzione legislativa del Parlamento, a cui evidentemente non si riconosce la legittimazione a intervenire sui temi che riguardano la giustizia. Un atteggiamento inaccettabile, in quanto intende porre la magistratura al di sopra della legge e del legislatore.
Tutto può essere criticato, ma non il sacrosanto diritto del Parlamento a fare le leggi, anche quelle sulla magistratura. L’introduzione della responsabilità civile dei magistrati, che gli italiani votarono plebiscitariamente nel referendum dell'87 rimasto poi del tutto inapplicato, non è altro dunque che una conquista di civiltà. Se infatti è giusto il principio secondo il quale chi sbaglia paga, questa regola va estesa anche all’attività dei magistrati.
Il governo Berlusconi aveva presentato una proposta che contemplava la possibilità per il cittadino di presentare un ricorso qualora si sentisse vittima di un’indagine aperta su basi insussistenti e prevedeva la creazione di un organo disciplinare per i magistrati. Una sorta di Corte di giustizia (o Corte di disciplina) con membri nominati in egual numero dal Capo dello Stato, dai magistrati e dal Parlamento in seduta comune.
Una proposta che potrebbe costituire la cornice normativa all'emendamento rivoluzionario passato ieri alla Camera.
Di Paolo

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