15/05/12

Un film su Giovanni Paolo II, un'altra vita


Il film prende lo spunto dal giorno della beatificazione di Giovanni Paolo II, il 1 maggio 2011. L’obiettivo principale: raccontare sullo sfondo della Piazza e della Basilica di San Pietro i momenti essenziali di quella giornata; e, per l’occasione, evocare la vita e il papato di Giovanni Paolo II attraverso la sua voce, dalla giovinezza alle ultime parole, in una sintesi rigorosa e coinvolgente.

10/05/12

Il Vaticano alle Olimpiadi di Londra 2012

Per avere successo bisogna parlare male del Vaticano. Sembra infatti assodato che per ottenere un riscontro di pubblico in un’opera di fantasia — ma anche nei media — non si possa trattare delle cose d’Oltretevere senza dover tirare in ballo oscuri misteri, trame sotterranee, segreti inenarrabili. Senza, insomma, dover ricorrere allo scandalo, al pruriginoso, o comunque all’ipotesi sensazionalistica.

03/04/12

The Lady: un film su Aung San Suu Kyi, proprio mentre viene eletta


Per una singolare coincidenza, nei cinema italiani è possibile vedere in questi giorni The Lady, il film di Luc Besson che racconta la storia della leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, che proprio l'altro ieri, grazie alle elezioni vinte con un plebiscito, andrà finalmente in Parlamento in Myanmar, dopo un'attesa di oltre vent'anni. Nel 1990 aveva già trionfato, ma la giunta militare l'aveva messa agli arresti domiciliari. Si tratta, dunque, di un'occasione per conoscere la vicenda umana e politica di una donna coraggiosa e tenace, della sua lotta pacifica, che coincide in parte con la storia recente di un popolo che vive dal 1988 sotto un regime repressivo come pochi altri; regime che in questi ultimi tempi, grazie soprattutto all'attenzione riservata dai media mondiali proprio alla San Suu Kyi, sta facendo piccoli passi in avanti per riformarsi e sottrarsi così anche all'isolamento internazionale. Vista in quest'ottica, la pellicola — che non colpisce particolarmente dal punto di vista prettamente cinematografico — ha comunque un valore pedagogico, perché porta all'attenzione del grande pubblico su un pezzo di mondo lontano e prova tenere alta l’attenzione sul delicato e attualissimo tema dei diritti umani.

Besson sceglie di raccontare questa moderna eroina in modo convenzionale, dal punto di vista familiare: il rapporto di Aung San Suu Kyi (interpretata da una brava Michelle Yeoh) con il marito inglese Michael Aris (David Thewlis), inglese, docente a Oxford, con i due figli. Un taglio interessante, ma esplicitato in modo fin troppo oleografico per un regista visionario e amante dell’azione. Il film comincia con la protagonista bambina tra le braccia del padre, acclamato leader nazionalista, che le racconta, la mattina stessa in cui verrà assassinato, una nostalgica favola sulla Birmania di un tempo passato. La ritroveremo subito dopo donna ormai matura, richiamata in patria nel 1988 dalla malattia della madre, catapultata d'improvviso nelle vicende politiche di un Paese scosso dalla violenta repressione del regime appena salito al potere.

Il film sorvola su come un’anonima casalinga di Oxford diventi di colpo leader dell’opposizione all’altro capo del mondo, sacrificando, oltre alla sua libertà, la famiglia, gli affetti più cari. Di sicuro c'è solo l’eredità morale del padre che incombe, ma non è chiaro se precedentemente la donna sia stata impegnata in attività politiche a sostegno delle lotte del suo popolo oppresso. Nell’intento di celebrare l’audacia della protagonista, Besson non evita alcune trappole del racconto agiografico. L’eccezionalità riconosciuta di Aung San Suu Kyi — i cui arresti domiciliari, ventidue anni complessivi, sono stati revocati l’ultima volta solo nel novembre del 2010 — avrebbe richiesto uno sforzo creativo al di là del semplice racconto biografico.

The Lady resta comunque un film di ottima fattura, godibile, capace di far riflettere. E con quest'opera il cinema offre un prezioso contributo alla conoscenza di un personaggio importante del nostro tempo e della sua alta testimonianza civile. Il suo carisma, la sua forza, la sua determinazione nel perseguire l'obiettivo senza piegarsi a compromessi ma anche senza l'uso della violenza — dopo l'esito del voto la “Signora” ha invitato i suoi sostenitori a festeggiare “in maniera dignitosa” — costituiscono una lezione per tutti. E, visti i risultati, danno speranza a quanti sono impegnati in analoghe battaglie in difesa della dignità dell'uomo, dei suoi diritti, della democrazia. 
Gaetano Vallini

23/01/12

Benvenuti al nord.... a casa della grande Finocchiaro

"Assolutamente no" compare scritto su internet sotto la recensione del film "Benvenuti al nord". Un "assolutamente no" in rosso, a caratteri cubitali: marchio d'infamia. Non impauriti dal giudizio di chissà chi, con mia moglie ci siamo avventurati a vedere la proiezione in una sala cinematografica di Ascoli Piceno, stracolma per l'occasione. Tutti matti? "Benvenuti al nord" è il seguito di Benvenuti al sud", film strepitoso, divertentissimo, che gioca molto sugli stereotipi italiani tra gente, e città, del nord e del sud appunto. Benvenuti al Sud fa morire dal ridere e per uno che come che dal nord è andato a vivere al sud (Roma è sud, vero???), ho riso due volte ritrovandomi come ex milanese e rivisitando molte abitudini e caratteristiche che avevo finalmente lasciato.
"Benvenuti al nord", il sequel, si direbbe, non ha l'originalità del primo, che non poteva avere perchè a parti invertite, ovvero quelli del Sud vanno al Nord, ma rimane un film gustosissimo e con alcune scene memorabili grazie ad una splendida  Angela Finocchiaro in versione mamma di se stessa, quindi suocera di Bisio. Ovvio, la fotografia, ovvero i paesaggi attorno ad Usmate non sono, e non potrebbero essere, splendidi come quelli di Castellabate: non me ne abbiano gli usmatesi che ci stanno leggendo in questo momento (si chiamano così?). Però il racconto c'è, la trama resiste, qualche tocco geniale è stato trovato e due ore scorrono veloci ed in allegria quindi, se avete visto il primo, e solo se avete visto il primo, altrimenti vedetevelo, il nostro suggerimento è: da vedere, assolutamente SI

13/11/11

Cafonaggine vs Volgarità

Martedì scorso,al Roma Film Festival,l'onorevole La Russa è stato fischiato.
A suo dire,ad aizzare la folla,sarebbe stato l'attore Claudio Amendola,"quello che fischiava più di tutti".
E il Ministro della Difesa ha attribuito ad Amendola un epiteto non troppo garbato,offesa per la quale il comico romano pretende scuse formali al più presto pena un'azione legale contro il parlamentare siciliano.
La Russa ha tirato in ballo il contratto milionario che lega Amendola a Mediaset,quindi ha accusato quest'ultimo,come il comico Iacchetti,presentatore di"Striscia la notizia",di sputare nel piatto in cui mangia.
(Ma perché non diciamo"sputa nel piatto da cui mangia"?)
Essere legato a qualcuno da un rapporto di lavoro,non significa però doverne condividere l'agire ed il pensare.
Inoltre,le tendenze politiche di Amendola non sono una novità.
Diverso è il caso di Iacchetti che prima di adesso non si era mai esposto su un certo fronte.
Non ho particolare simpatia per il protagonista della celeberrima fiction"I Cesaroni"e non mi suscita ammirazione neanche sul piano artistico,ma trovo grave la reazione dell'onorevole La Russa.
E'grave anche che Amendola abbia scelto una forma di contestazione come il fischiare.
Personalmente trovo fischi,ole,insulti verbali e cori,volgari allo stadio,figurarsi in altri contesti.
Cartellino non giallo ma rosso per entrambi.
Mala tempora currunt.
Ieri,come ho scritto in un commento,ero a cena in un centro commerciale mentre Berlusconi andava a dimettersi dal suo incarico di Premier;un uomo seduto con la moglie vicino al mio tavolo fa:-Era ora che se ne andava.
E subito dopo,rivolto alla consorte:-Andiamo che devo c.....
Dentro di me ho riflettuto che Berlusconi è pure troppo per"governare"cafoni come lui.

27/07/11

Visti e Rivisti : Nella Valle di Elah







Oggi vi proponiamo la rilettura di un bellissimo film del 2007 di Paul Haggis intitolato "Nella Valle di Elah". Tra i protagonisti: Tommy Lee Jones, Charlize Theron, James Franco, Susan Sarandon, Jonathan Tucker.

Tommy Lee Jones (Hank Deerfield), veterano del Vietnam e patriota inzia la ricerca del figlio Mike, tornato a casa da poco (una settimana) dall’Iraq e ora misteriosamente scomparso. Il cadavere del ragazzo viene ritrovato grazie all’aiuto di una poliziotta (Charlize Theron). Le convinzioni di Hank Deerfield si sgretolano lentamente man mano che la vicenda si svolge fino alla soluzione del delitto.

Non ho voluto scrivere molto sulla trama del film perché la Valle di Elah va visto in ogni suo fotogramma. Questo film inizia già dal suo titolo. Ed è forse il titolo stesso.

La Valle di Elah, infatti, era un luogo dell’antica Palestina dove avvenne lo scontro tra Davide e Golia. La Bibbia racconta, infatti, di come l’esercito del popolo d’Israele (quello di Re Saul) e quello dei Filistei si appostarono sui monti opposti agli estremi della valle.

Ogni giorno per quaranta giorni, Golia, il più temuto guerriero tra i Filistei, scendeva nella valle a cercare chi lo sfidava. Ogni giorno non si presentava nessuno perché gli ebrei lo temevano fortemente. Un giorno però, Golia si trovò davanti Davide, un giovane pronto a riscattare l’onore della sua gente. Davide si presentò senza armi impugnando solo una semplice fionda. Sfidando la paura, uccise Golia con un solo sasso scagliato con la sua fionda.

Il titolo quindi, a mio parere rappresenta la valle della guerra in Iraq ed il cammino doloroso che dovrà fare Tommy Lee Jones nello scoprire la verità sull’accaduto. La valle di Elah non è un semplice thriller, è la conseguenza di una guerra “insana” sotto molti aspetti. Il gigante Golia è la paura, l’annientamento fisico ed emotivo dei ragazzi che hanno vissuto una guerra di menzogne. Il gigante lascerà in loro ferite difficili da poter dimenticare e quindi sanare.

Tutto il film è un sordo urlo di dolore quasi muto e lancinante a volte delicato e sottile che entra dentro lo spettatore mano a mano che la storia prende corpo. 

Un film con un pathos eccezionale, drammatico, interiore, non urlato. Eccezionale, anche, l’interpretazione di un Tommy Lee Jones all’inizio del film imperturbabile ma che dovrà, poi, fare i conti con la vita, con ciò che la vita fino a quel momento gli aveva insegnato. Un’interpretazione intensa e molto profonda.

L’inviolabile bandiera a stelle e strisce sarà capovolta. Perché il mondo si è capovolto con le sue menzogne. Perché il protagonista così come il regista non hanno più certezza di nulla. Chi vince allora in questo caso Davide o Golia? A voi le risposte.

“È così che si combattono i mostri! Lasci che ti vengano vicino, li guardi negli occhi e poi li colpisci!”

Buona visione!

Laura Moiana

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