11/04/12

La religione è libertà ed è fondamentale per promuovere i diritti umani


La religione è libertà, come ci ricorda Benedetto XVI, “è nella natura della religione non ammettere coercizioni” perché essa risponde solo ad una libera scelta personale. Non può limitarsi alla sola libertà di culto né, tanto meno, può essere confinata alla sfera individuale e privata. Noi cristiani non possiamo accettare il diffondersi di simili visioni riduttive, talora propugnate anche da Stati e organizzazioni per altri aspetti molto attenti ai diritti dell’uomo.

La libertà di religione comprende il diritto di credere o di non credere, di convertirsi, di pregare anche pubblicamente, di educare ed essere educati, di contribuire alla riflessione pubblica e di partecipare alle scelte politiche. La religione è espressione fondamentale dell’intima essenza e dignità della persona. Per tale motivo, la libertà religiosa presenta profili di irriducibile complessità, nella fondazione concettuale e nella conseguente articolazione giuridica.

Il concetto di “diritto soggettivo” ha impiegato secoli per affermarsi e per uscire dall’identificazione con la proprietà di beni materiali. Alla fine di quest’evoluzione millenaria, tra il XVII nel XVIII secolo, l’articolata riflessione sui diritti naturali è giunta ad individuare un nucleo essenziale di situazioni intangibili. Esse dovevano essere oggetto di tutela giuridica assoluta, in quanto erano considerate prima di tutto delle “verità di per sé evidenti”, secondo le parole di Thomas Jefferson nella Dichiarazione di Indipendenza americana. Il dibattito della prima Assemblea nazionale francese sui diritti civili e politici delle minoranze religiose è indicativo della logica onnicomprensiva dei diritti dell’uomo e della libertà religiosa in particolare. La libertà di religione fu la base per un riconoscimento universale della dignità umana, sostanziatasi nell’abolizione della schiavitù e nell’emancipazione degli schiavi tra il 1792 e il 1794.

La molteplicità delle sue implicazioni, sul piano ideale e pratico, fa della libertà di religione un catalizzatore fondamentale per la promozione di tutti i diritti umani. Le istituzioni debbono non solo adottare norme adeguate, ma anche curarne l’integrale applicazione, in tutte le sue implicazioni, private e pubbliche. Le autorità debbono anche promuovere, con l’esempio e con azioni concrete, il mantenimento dei valori di libertà e promuoverne la diffusione all’interno della società.

In alcune realtà gli appartenenti alle minoranze religiose, pur non essendo immediatamente minacciati nella loro esistenza fisica, sono oggetto di pesanti discriminazioni ad opera delle autorità, dei gruppi sociali maggioritari o di entrambi. La libertà religiosa può essere concretamente limitata in molti modi. Spesso si tratta delle norme che regolano la registrazione o le attività dei gruppi religiosi minoritari, che vengono attuate in modo arbitrario e discriminatorio, soprattutto a livello locale. Può accadere poi che le minoranze religiose, anche se non formalmente discriminate in base alla legge, debbano far fronte ad un clima di ostilità promosso o tollerato dalle autorità ufficiali o dalle forze di sicurezza.

La consapevolezza ormai acquisita a livello globale del valore cardine della libertà religiosa si concretizza in un consenso crescente alle iniziative di sensibilizzazione, di tutela e di promozione. Questi segnali rafforzano la speranza in un futuro di tolleranza e di pace. Il dialogo con le diverse culture, civiltà e religioni gioca un ruolo essenziale. L’obiettivo di questo dialogo deve essere quello della migliore comprensione reciproca e dell’accoglimento della naturale esistenza della diversità.

Maria Leone

02/03/12

Oggi venerdì di digiuno: un'usanza di altri tempi?

Pochi giorni fa mi stavo proprio domando se il "digiuno" avesse effettivamente un certo valore, se potesse effettivamente portare un effettivo beneficio all'uomo (ovviamente non solamente da un punto di vista fisiologico). La domanda probabilmente nasceva anche dal ripensare al Vangelo di Domenica scorsa in cui Gesù stava a digiuno nel deserto per ben 40 giorni! La domanda è restata nell'aria...e non ci ho più ripensato.
Pochi minuti fa stavo "googlando" prima di spegnere il PC e tornare a casa dopo la giornata odierna di lavoro, e mi capita "per caso" di entrare in un sito che riporta un libro: il libro di Enzo Bianchi intitolato: "Lessico della vita interiore". Nel libro vengono analizzate alcune parole e tra queste parole cosa ti trovo? Ovviamente la parola "digiuno". Le considerazione che Enzo espone sul "digiuno" mi sono piaciute molto e ho così deciso di riportarle anche qui, in fin dei conti si tratta di "attualità" essendo oggi per i cristiani giorno di digiuno.

Assistiamo oggi in Occidente a un' eliminazione de facto della pratica ecclesiale del digiuno: così una prassi vissuta già da Israele, riproposta da Cristo, accolta dalla grande tradizione ecclesiale, è sempre meno presente, non più richiesta... Eppure, per ritrovare la propria verità, quella verità umana che con la grazia diventa la verità cristiana, occorre pensare, pregare, condividere i beni, conoscere il male che ci abita, ma anche digiunare, inteso come disciplina dell' oralità. il mangiare appartiene al registro del desiderio, deborda la semplice funzione nutritiva per rivestire rilevanti connotazioni affettive e simboliche. L'uomo, in quanto uomo, non si nutre di solo cibo, ma di parole e gesti scambiati, di relazioni, di amore, cioè di tutto ciò che dà senso alla vita nutrita e sostentata dal cibo. il mangiare del resto avviene insieme, in una dimensione di convivialità, di scambio.
L'oralità è connessa alle dimensioni del «mangiare», del «parlare», del «baciare», dunque alle dimensioni biologica, comunicativa e affettiva dell' esistenza umana, e per questo ci rinvia alla totalità della persona che «vive» di queste dimensioni. il digiuno svolge così la fondamentale funzione di farci sapere qual è la nostra fame, di che cosa viviamo, di che cosa ci nutriamo, e di ordinare i nostri appetiti intorno a ciò che è veramente centrale. E tuttavia sarebbe profondamente ingannevole pensare che il digiuno - nella varietà di forme e gradi che la tradizione cristiana ha sviluppato: digiuno totale, astinenza dalle carni, assunzione di cibi vegetali o soltanto di pane e acqua - sia sostituibile con qualsiasi altra mortificazione o privazione. Il mangiare infatti rinvia al primo modo di relazione del bambino con il mondo esterno: il bambino non si nutre solo del latte materno, ma inizialmente conosce l'in distinzione fra madre e cibo; quindi si nutre delle presenze che lo attorniano: egli «mangia», introietta voci, odori, forme, visi, e così, pian piano, si edifica la sua personalità relazionale e affettiva. Questo significa che la valenza simbolica del digiuno è attinente alla globalità di questi aspetti e pertanto la sua peculiarità non può trovare degli «equivalenti»in altre forme di ascesi che, rivestendo altre valenze simboliche, non possono svolgere la sua funzione. Gli esercizi ascetici non sono interscambiabili!
Con il digiuno noi impariamo a conoscere e a moderare i nostri tanti appetiti attraverso la moderazione dell'appetito fondamentale e vitale: la fame, e impariamo a disciplinare le nostre relazioni con gli altri, con la realtà esterna e con Dio, relazioni sempre tentate di voracità. Il digiuno è ascesi del bisogno ed educazione del desiderio. Solo un cristianesimo insipido e stolto che si comprende sempre più come morale sociale può liquidare il digiuno come sostanzialmente irrilevante e pensare che qualsiasi privazione di cose superflue (dunque non vitali come il mangiare) possa essergli sostituita. Questa è una tendenza docetica che rende «apparente» la creaturalità umana e che dimentica sia lo spessore del corpo sia il suo essere tempio dello Spirito santo. In verità il digiuno è la forma con cui il credente confessa la fede nel Signore con il suo stesso corpo, è antidoto alla riduzione intellettualistica della vita spirituale o alla sua confusione con lo psicologico. Certamente, poiché il rischio di fare del digiuno un' opera meritoria, una performance ascetica è presente, la tradizione cristiana ricorda che esso deve avvenire nel segreto, nell'umiltà, con uno scopo preciso: la giustizia, la condivisione, l'amore per Dio e per il prossimo (Isaia 58,4-7; Matteo 6,I-I8). Ecco perché la tradizione cristiana è molto equilibrata e sapiente su questo tema: «Il digiuno è inutile e anche dannoso per chi non ne conosce i caratteri e le condizioni» (Giovanni Crisostomo); «È meglio mangiare carne e bere vino piuttosto che divorare con la maldicenza i propri fratelli» (abba Iperechio); «Se praticate l'ascesi di un regolare digiuno, non inorgoglitevi. Se per questo vi insuperbite, piuttosto mangiate carne, perché è meglio mangiare carne che gonfiarsi e vantarsi» (Isidoro Presbitero).
Sì, noi siamo ciò che mangiamo, e il credente non vive di solo pane, ma soprattutto della Parola e del Pane eucaristici, della vita divina: una prassi personale ed ecclesiale di digiuno fa parte della sequela di Gesù che ha digiunato (Matteo 4,2), è obbedienza al Signore che ha chiesto ai suoi discepoli la preghiera e il digiuno (Matteo 6,16-18; 9,15; Marco 9,29; cfr. Atti 13,2-3; 14,23), è confessione di fede fatta con il corpo, è pedagogia che porta la totalità della persona all' adorazione di Dio (e si noti che 1'etimologia di «adorare» contiene il rimando alla bocca, os-oris, alla dimensione dell'oralità). In un tempo in cui il consumismo ottunde la capacità di discernere tra veri e falsi bisogni, in cui lo stesso digiuno e le terapie dietetiche divengono oggetto di business, in cui pratiche orientali di ascesi ripropongono il digiuno, e la quaresima è sbrigativamente letta come 1'equivalente del ramadan musulmano, il cristiano ricordi il fondamento antropologico e la specificità cristiana del digiuno: esso è in relazione alla fede perché fonda la domanda: «Cristiano, di che cosa vivi?».

29/02/12

Il "kairòs", il tempo, la crisi...tempo di crisi, tempo di Dio.

Questa mattina, un mio carissimo amico, un Sacerdote, ha pubblicato un messaggio in twitter, che ho prontamente inoltrato ai miei "followers" e che voglio condividere ora qui con tutti i nostri lettori di Frews:

Il tempo di Dio (kairòs) intercetta e interseca il tempo degli uomini (krònos), trasformandolo in una singolare occasione di grazia
.

Ho poi "googolato" per cercare di colmare la mia ignoranza sul "kairòs" e ho scoperto che per gli antichi Greci era considerato il "momento giusto", il "momento opportuno", il "tempo di Dio". Credo che il messaggio dell'amico Sacerdote fosse riferito soprattutto a questo periodo molto speciale per noi cristiani: la Quaresima. Ma, personalmente colgo un significato ancora più profondo, ancora più universale (e la cosa ovviamente non mi stupisce affatto) infatti in wikipedia leggo questa frase che mi colpisce molto:

...per il teologo luterano neo-ortodosso Paul Tillich, i "kairoi" sono quelle crisi nella storia che creano un'opportunità per, e in effetti esigono, una decisione esistenziale dal soggetto umano...
La cosa mi colpisce nel profondo, perché riflette molto ciò che penso e scrivo da mesi/anni: che questa attuale situazione di "crisi" nella quale viviamo (che non è solo e semplicemente una crisi prettamente economica), è nella realtà una grande opportunità, una grande occasione per tutti noi!
Tutto ciò che a prima vista può apparirci negativo, nella realtà potrebbe non essere così negativo! I momenti di "crisi" sono spesso generati da un fatto che ci sconvolge, che ci porta in uno stato di "tristezza", di "disperazione"; penso ad esempio ad una grave malattia che ci colpisce o alla morte di un nostro caro! In questi momenti, tutte le nostre "sicurezze" cadono e capiamo che forse non erano poi così tanto "sicurezze"; ma questa è appunto una grande occasione, perché ci viene così data la possibilità di capire quali siano la cose veramente importanti e quale sia l'unica vera sicurezza! Ripenso agli apostoli, disperati, per la morte di Gesù, tutto per loro sembrava svanito, scomparso, perduto per sempre! Disperazione, paura e smarrimento si impadronirono di loro...ma dopo tre giorni, scoprirono e toccarono con mano che c'è altro oltre alla morte apparente!
L'albero perde le foglie, secca e muore...ma i suoi frutti che in estate erano caduti e marciti sul terreno e che sembravano persi per sempre...in primavera danno origine a nuovi germogli. E questi cicli si ripetono sempre in Natura!

Concludo con queste splendide parole sempre trovate in wikipedia:

Kairos sfugge costantemente alle definizioni perché si trova sempre al centro di due concetti: l'azione ed il tempo; la competenza e la possibilità; il generale ed l'individuale. Non è mai completamente da un lato o da un altro. Questa indeterminazione è legata al suo potere di decisione. Trattiene per ogni caso gli elementi necessari per agire ma non si confonde con loro. È "libero" di cambiare ed è per questo che è così difficile da afferrare nella pratica e da comprendere nella teoria.

Grazie,
manuel

24/02/12

La differenza tra le diete per il peso forma e lo scandaloso digiuno quaresimale

L'editoriale di oggi lo scrive ancora il mio fidato Parroco che ormai è diventato un collaboratore ufficiale di Frews, ovviamente a sua insaputa.
Nel commentare il Vangelo di oggi ha detto: "Da dopo Natale ogni anno siamo sommersi dalle riviste che propongono diete di tutti i generi per riacquistare il peso forma ed invece ci si scandalizza se la Chiesa in Quaresima propone il Digiuno. Il nostro digiuno non è solo quello di riprendere possesso del proprio corpo dominando i sensi e quindi anche rinunciando a volte al cibo necessario per vivere. Il nostro digiuno è recuperare l'armonia con noi stessi, con chi ci sta attorno, con la comunità parrocchiale, con il mondo intero".
Eppure anche io un pensiero remoto allo sfruttare il digiuno quaresimale per rimettermi in forma, ce lo avevo fatto, il classico "due piccioni con una fava".
Ho trovato in giro anche questa piccola meditazione che vi riporto su "Il digiuno che piace al Signore. Digiuna dal giudicare gli altri: scopri Cristo che vive in loro. Digiuna dal dire parole che feriscono: riempiti di frasi che risanano. Digiuna dall'essere scontento: riempiti di gratitudine. Digiuna dalle arrabbiature: riempiti di pazienza. Digiuna dal pessimismo: riempiti di speranza cristiana. Digiuna dalle preoccupazioni inutili: riempiti di fiducia in Dio. Digiuna dal lamentarti: riempiti di stima per quella meraviglia che è la vita. Digiuna dalle pressioni e insistenze: riempiti di una preghiera incessante. Digiuna dall'amarezza: riempiti di perdono. Digiuna dal dare importanza a te stesso: riempiti di amore per gli altri. Digiuna dall'ansia per le tue cose: compromettiti nella diffusione del Regno. Digiuna dallo scoraggiamento: riempiti di entusiasmo nella fede. Digiuna da tutto ciò che ti separa da Gesù: riempiti di tutto ciò che a Lui ti avvicina....".
Buona Quaresima a tutti allora

11/01/12

Il bene distrugge il male: parole senza tempo di don Zeno Saltini

In tutti noi c’è il desiderio della bontà. È difficile trovare un uomo che ami la cattiveria, che ami il male, che dica di essere cattivo o che voglia esserlo. In tutti invece c’è un gran desiderio di bontà. Al passaggio di S. Francesco le masse correvano a sentire quello che diceva, hanno sentito il passaggio della bontà. I santi hanno lasciato sulla terra dei ricordi quasi indelebili. Noi diciamo che il male distrugge il bene: è vero! Ma è più vero che il bene distrugge il male! Il peccato non lascia nessuna attrattiva sulla terra: lascia un senso di disprezzo, oppure un senso di paura; mentre invece il bene lascia questo sogno negli uomini di raggiungerlo.
LA FEDE CI AIUTA A CONQUISTARE IL BENE. Il bene è una conquista e importa un certo sacrificio, è logico che spesse volte non ci sentiamo di conquistarlo. E chi ci aiuta molto a conquistare il bene, a essere buoni, è la fede. Io credo che più che stare a lottare con il male, sia il caso di fare il bene. Farlo a tutti i costi: anche quando ci sentiamo in disagio, anche quando ci sentiamo in malessere. Ricordate quel fatto che vi ho raccontato del curato d’Ars: “Confessati, confessati…” E lui: “Ma si, ma no”, e tira e molla, fatto sta che anche contro la sua volontà s’è messo lì e si è confessato. Dopo si è sentito libero da tutti i mali che lo tenevano ottenebrato, dalla sua nebbia. Se non si sente il bisogno di mangiare, va a finire che si muore.
CORRERE ALLA CONQUISTA DI UNA VITA MIGLIORE. Ora se questo fosse anche nel bene,
allora avremmo sempre questo stimolo perché, ve l’ho detto, tutti desideriamo il bene, ma non è così forte come per la nutrizione del corpo. Per la nutrizione dell’anima, dello spirito, importa invece la volontà.
Però, guardate: si può creare vivissimo e anche prepotente proprio lo stimolo del bene: ecco le virtù! Se uno comincia ad essere sempre buono, a non arrabbiarsi mai, o poco; quando sta per arrabbiarsi sente la forza di non farlo e non lo fa. Se uno si abitua a vedere l’amore verso gli altri, appena c’è una persona che soffre, sente subito il bisogno di correre ad aiutarla. Noi notiamo nel Vangelo che il popolo seguiva Gesù; Gesù andava verso il deserto e la gente lo seguiva. Erano tre giorni che la gente seguiva Gesù: “Vediamo cosa fa, vediamo cosa dice...”. Era rimasta tre giorni senza mangiare; e Gesù fece il miracolo della moltiplicazione dei pani. La gente, ha smorzato lo stimolo della fame, e ha sentito lo stimolo spirituale: correre alla conquista delle idee, alla conquista della vita migliore, il sogno della bontà. In questi anni ho cercato di farvi vivere una vita fraterna, perché vivendola la potete conquistare e nasce in voi più forte il bisogno dell’amore. Quando l’uomo è impazzito, distrugge, distrugge gli altri, distrugge se stesso: si butta al male: peccati, passioni.
L’ATTRAENZA DEL BENE. Invece, quando il giovane è sereno, vede il bene e pian piano ne vede la
bellezza, ne vede l’attraenza e si lascia trasportare dal bene e pian piano nasce in lui lo stimolo del bene.
Io vi ho sempre fatto vivere questa vita più che spiegarvela, perché nascesse in voi la pratica di questa vita.
NESSUNA PORTA SI APRE. Se vi mettete in ascolto con l’animo  vostro sentite il lamento senza conforto
di tutte le vittime che cadono sotto l’egoismo umano. Se vi mettete a pensare, sentite proprio il tormento,
lo spavento di queste creature, terrorizzate dall’abbandono da parte dei fratelli. Tante creature, non hanno di che vestire, non hanno di che mangiare, non hanno di che coprirsi, non hanno una casa. Girano, girano in
mezzo a gente che ha le case… e nessuna porta si apre. Voi dovreste provare ad entrare in quella creatura e sentire tutta la sua amarezza. Ancor più succede questo disastro di fronte a coloro che non vedono il bene; non vedendolo giustificano il male. “Cosa ci volete fare, cosa ci volete fare? I poveri ci sono sempre stati e sempre ci saranno”. L’egoismo umano passa sulle sue vittime senza accorgersi: non sente il pianto, non sente la sofferenza, non l’avverte perché è cieco, è chiuso in se stesso.
IL PECCATO DI OMISSIONE. Il mondo pecca di omissione, ed è il peccato che condanna al Giudizio Universale: il più grave, il più vigliacco! Noi possiamo dire: “Ma che responsabilità ha la gente di fronte a questo fatto?”. Senza dubbio ha una responsabilità. Le vittime nella vita sociale sono una colpa sociale, di popolo, colpa di tutti! Dicono: “Che cosa ci si deve fare?”. Bisogna cambiare, altro che storie!
LA VIPERA CONFONDE LE VITTIME. L’egoismo, la mancanza di amore nel mondo è la vipera che colpisce, provoca guerre e rivoluzioni, provoca disgusto e corruzione. Noi non sappiamo quante volte in casa nostra la vipera ha colpito. “Si, fai il bene, ma va per tuo conto, cosa stai qui a tribolare, a lavorare, a
soffrire? Cosa vuoi fare tu, una ragazza giovane, prendere dei figli in affido? Non capisci che hai bisogno della tua libertà?”. Quella è la vipera! E lo strano è che la vipera ha un certo incanto, un magnetismo, che confonde le vittime. L’egoismo è qualche cosa di obbrobrioso, le sue conseguenze sono un inganno. Il mitra ammazza i corpi, l’egoismo uccide senza pietà e senza rumore.
UNO SFORZO ENORME.  Noi dobbiamo fare questo sforzo formidabile di andare a scovare quel “veleno” nell’umanità che si presenta tanto attraente, ma che ammazza senza pietà. Allora noi dobbiamo sempre guardare tutte le espressioni umane e vedere se sono dirette alla vita o alla morte degli uomini. Prepariamoci alla conquista di queste conoscenze, affinché, come dice Gesù, “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.
Don Zeno di Nomadelfia, anno 1950

20/12/11

Gesù nacque esattamente il 25 dicembre: il giorno del Sol Invictus

Io non mi stupirei affatto se Gesù fosse proprio nato esattamente il 25 dicembre. Infatti le date e i numeri hanno un valore importante, tutta l'intera Bibbia è piena di numeri e di date molto significative!
Analizzando solamente alcuni "numeri" di Gesù, ad esempio troviamo che è vissuto 33 anni. E 3 è il numero che rappresenta la trinità, è il numero di Dio.
La crocifissione è avvenuta proprio nel giorno di Pasqua che era già un'antica festa ebraica che ricordava l'esodo e la liberazione, esattamente come la morte e la resurezione di Gesù che ha liberato gli tutti uomini dal peccato e dalla morte.
Ma torniamo al 25 Dicembre, prima del Cristianesimo esisteva un'antica festa pagana, la festa del Sol Invictus ed era la festa dedicata al Dio Sole. Il culto del Dio Sole è di origine orientale, un culto molto antico, il primo popolo di cui si abbiano notizie certe su questa venerazione furono gli Egizi. Ricordo che durante la XVIII dinastia il faraone Akenaton (che assunse questo nome proprio perché significava "colui che è utile ad Aton") impose il culto di un unico Dio, appunto il Dio Sole Aton! Un culto in un unico Dio, proprio come quello ebraico...e guarda caso gli Ebrei fuggirono proprio dall'Egitto! Questo dimostra che tutto è connesso e tutto deriva molto probabilmente da antichi culti, da antichissime saggezze.

Non dimentichiamo inoltre che nel vangelo di Luca, Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, descrive la futura nascita di Cristo, con queste parole: "verrà a visitarci dall'alto un Sole che sorge". Studiando la Bibbia e il Vangelo ci si rende proprio conto di come tutto torni, anzi tutto ritorni e si completi! Trovo impressionante e perfettamente logico che il Cristo nasca esattamente nella festa del Sole Invictus! Richiamando tutti i vecchi valori dimenticati dall'uomo.

Quante "coincidenze" vero? Ma io preferisco chiamarli Segni e non coincidenze.

La nascita di Gesù avvenuta il 25 Dicembre è anche avvallata da recenti studi basati sull'analisi dei testi presenti nella biblioteca essena di Qumran e su alcune informazioni fornite dal Vangelo secondo Luca. Secondo Luca, San Giovanni Battista fu concepito sei mesi prima di Gesù (e quindici mesi prima del Natale), e l'annuncio del suo concepimento fu dato al padre, San Zaccaria, mentre questi officiava il culto nel Tempio di Gerusalemme. Dai rotoli di Qumran si è potuto ricostruire il calendario dei turni che le vari classi sacerdotali seguivano per tali offici, ed è stato possibile stabilire che il turno della classe di Abia (a cui apparteneva Zaccaria) cadeva due volte l'anno. Uno dei due turni corrispondeva all'ultima settimana di settembre, ossia proprio quindici mesi prima della settimana del Natale.

manuel

02/12/11

La salvezza viene dall'alto: 10 mila bibbie arrivano in mongolfiera


Le Bibbie varcano la cortina di bambù e raggiungono i fedeli nordcoreani con la mongolfiera. Oltre 10mila copie della Sacra Scrittura sono state consegnate ai cristiani che vivono in Nord Corea - uno dei paesi dove la libertà religiosa è del tutto negata - grazie alla singolare iniziativa dell'organizzazione ecumenica "International Christian Concern" (ICC), con sede negli Stati Uniti, che compie una vasta opera di sensibilizzazione, monitoraggio e aiuto alle comunità cristiane perseguitate nel mondo. In un recente rapporto sulle attività del 2011, inviato da ICC all'Agenzia Fides, illustrando le iniziative di sostegno alle comunità dei fedeli che soffrono in numerosi paesi, ICC riferisce di aver architettato l'uso dei palloni gonfiabili per superare uno dei confini più militarizzati al mondo e far giungere le Bibbie alle comunità clandestine in Nord Corea. "E' uno dei paesi più chiusi, dove le persecuzioni sono terrificanti. La Chiesa lotta per! condividere il Vangelo; atti di culto o il possesso di una Bibbia possono essere puniti con la reclusione nei campi di concentramento", spiega il rapporto. Le Bibbie sono state confezionate in pacchi da mille copie l'uno e legate a palloni gonfiabili, fatti esplodere, poi, a diversi intervalli di tempo. Altre Bibbie, confiscate dall'esercito - informa ICC - vanno a finire sul mercato nero, all'interno del paese, gestito dagli stessi militari: dato lo scarso numero di copie in circolazione, infatti, le Bibbie hanno un consistente valore anche economico. Anche questo canale, "è una forma di diffusione della Parola di Dio" nota ICC. Secondo stime correnti, in Nordcorea vi sono circa 400mila fedeli cristiani. L'ICC, inoltre, ha diffuso oltre 100mila Bibbie in Cina. (PA) (Agenzia Fides 2/12/2011)

12/07/11

Trent'anni di Medugorje

Fra il 24 e il 25 giugno scorsi, con gran concorso di folla, si è celebrato il trentesimo anniversario della prima apparizione della Madonna a Međugorje, un piccolo (e sino ad allora) sconosciuto villaggio a circa 30 chilometri da Mostar, in Bosnia-Erzegovina.
Infatti, il 24 giugno del 1981, presso Biakovici, una delle quattro frazioni che formano il villaggio di Međugorje, cinque adolescenti e un bambino di dieci anni affermano di aver visto e parlato con la Madonna. Si tratta di Ivanka Ivankovic, Mirijana Dragičević, Vicka Ivankovic, Marija Pavlovic, Ivan Dragičević e Jakov Colo, nato appunto nel 1971, cui da allora la “Gospa” (termine croato che indica il vocabolo “Signora”) affida messaggi, destinati all'umanità intera e alla Parrocchia stessa di Medjugorje, che spronano alla conversione, alla pace e alla preghiera.
I veggenti oggi non vivono più tutti a Međugorje e sono padri e madri di famiglia; alcuni di loro continuano a vedere la “Gospa” quotidianamente, altri in scadenze prefissate e in maniera più saltuaria. I veggenti sono concordi nell’affermare che la Madonna ha comunicato loro dieci segreti, affidando a Mirjana Dragićević il compito di rivelarli al mondo tre giorni prima del loro verificarsi, utilizzando come portavoce il padre francescano Petar Ljubicic.
Da anni, folle numerose accorrono nel piccolo borgo che fa parte di una regione drammaticamente toccata, una decina di anni dopo l’inizio delle apparizioni, dalla devastante guerra dei Balcani, così come si moltiplicano le presenze agli incontri organizzati in un po’ tutta Italia da gruppi di devoti, spesso con la presenza di qualcuno dei veggenti. I pellegrini raccontano di eventi straordinari, guarigioni, ma soprattutto di conversioni e drastici “cambi di rotta” in molte vite prima estranee o lontane e oggi cattolici fedeli e zelanti. Da questo punto di vista, certamente impressiona la costante fila di fedeli in attesa di accostarsi al Sacramento della Confessione nell’area appositamente dedicata a fianco della chiesa parrocchiale.
Secondo i dati forniti dall’Ufficio informazioni della Parrocchia, il 25 giugno erano presenti a Medjugorje pellegrini da tutti i continenti. Oltre a numerosi pellegrini provenienti dalla Croazia e dalla Bosnia Erzegovina, i gruppi organizzati più numerosi sono stati quelli registrati come provenienti dall’Austria, dalla Germania, dagli USA, dall’Irlanda, dal Messico, dalla Slovenia, dalla Lituania, dall’Italia, dall’Olanda, dalla Slovacchia, dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Romania, dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca, dal Belgio, dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Corea, dall’Ucraina, dal Canada, dalla Costa d’Avorio e dal Libano. Oltre a diversi gruppi di pellegrini provenienti dalla Corea, per il trentesimo anniversario sono giunti in modo organizzato anche gruppi dalla Cina e dalla Nuova Zelanda. Nel corso della giornata nella chiesa parrocchiale e nella cappella dell’Adorazione sono state celebrate ben ventidue Sante Messe.
Al fenomeno e alla figura dei veggenti sono stati dedicati molti libri (non vi mancano neppure quelli critici) e ultimamente trasmissioni televisive, ma Međugorje più che da raccontare è forse un’esperienza da vivere, di quelle che rischiano di lasciare un segno indelebile.
Accanto alla testimonianza entusiastica e concreta di molti fedeli si affianca il fatto che Međugorje rimane anche un dilemma per la Chiesa ufficiale, tant’è che il 17 marzo 2010 la Santa Sede ha istituito presso la Congregazione per la Dottrina della Fede una commissione internazionale di inchiesta e di studio, presieduta dal cardinale Camillo Ruini e composta da una ventina di membri fra cardinali, vescovi, periti ed esperti. Compito non facile affidato alla commissione è quello di discernere sulla bontà e l’autenticità del fenomeno, ponderando posizioni critiche anche da parte di alcuni Vescovi con i frutti innegabili di conversione e di guarigione fisica su cui sussistono numerosissime testimonianze.
Dal canto suo, il beato Papa Giovanni Paolo II pare non nutrisse alcun dubbio sulla bontà del fenomeno in questione, pur non avendo preso mai ufficialmente posizione; infatti, così come afferma il Postulatore della causa di beatificazione monsignor Slawomir Oder nel volume Perché è santo (Rizzoli, Milano 2010), «Nel 1987, durante un breve colloquio, Karol Wojtyla confidò alla veggente Mirijana Dragičević: “Se non fossi papa, sarei già a Međugorje a confessare”», mentre in altre occasioni ebbe ad affermare: «Dire cha a Međugorje non accade nulla significa negare la testimonianza vivente e orante di migliaia di persone che sono state là» (p. 174) e, ancora: «Međugorje è la continuazione di Fatima, è la realizzazione di Fatima» (p. 175). Ma probabilmente l’affermazione più forte di Giovanni Paolo II è quella, peraltro riportata anche dal Postulatore nel volume citato, in cui rivolgendosi a monsignor Maurillo Krieger, vescovo emerito di Florianopolis (Brasile), che si sarebbe recato in pellegrinaggio a Međugorje per la quarta volta, il Papa affermò, dopo una breve pausa di meditazione: «Međugorje, Međugorje. È il centro spirituale del mondo».
Andrea Menegotto