16/04/12

400 milioni di bambini in tutto il mondo vivono in condizioni di schiavitù


In occasione della Giornata Mondiale contro la Schiavitù infantile, che si celebra oggi, 16 aprile, organismi missionari e ong internazionali denunciano la presenza in tutto il mondo di circa 400 milioni di bambini che vivono in condizioni di schiavitù. Molti lavorano per la fabbricazione di prodotti che poi vengono venduti in Europa e nel resto dell'Occidente.

21/03/12

India: Italiani rapiti: la Chiesa invita il governo dell'Orissa a "fare la prima mossa"

Per dare l'avvio al negoziato, "il governo dell'Orissa deve fare la prima mossa, magari liberando alcuni ribelli prigionieri, come ha già fatto in altri casi, in passato": è la posizione della Chiesa cattolica dello stato di Orissa, espressa in un colloquio con l'Agenzia Fides da p. Santosh Digal, che si trova nel distretto di Kandhamal, dove nei giorni scorsi sono stati rapiti i due italiani Paolo Bosusco e Francesco Colangelo. Il sacerdote - inviato in loco dall'Arcivescovo della diocesi di Cuttack-Bhubaneswar per esplorare una possibilità di mediazione - conferma a Fides che i ribelli hanno offerto la liberazione di uno dei due ostaggi in cambio del rilascio di cinque guerriglieri, e dice: "E' il passo che può avviare un vero negoziato. Da parte nostra siamo favorevoli, sperando in una rapida soluzione del caso. Come esponenti della Chiesa cattolica e come operatori sociali siamo qui, disponibili a offrire il nostro contributo per un dialogo! fra le parti e per il bene comune, se gli attori in campo (il governo e i ribelli) chiederanno di coinvolgere una terza parte, come strumento di mediazione".

Il sacerdote si dice "ottimista per un buon esito della vicenda", rassicura le famiglie dei due italiani sul fatto che "non verrà fatto loro del male" ed esprime la vicinanza della Chiesa cattolica alle famiglie dei due rapiti. La delicata vicenda, spiega, "riporta attenzione sulle popolazioni tribali dell'Orissa, abbandonate ed emarginate dalle istituzioni, vittime di espropriazioni di terreni, di abusi e sfruttamento", tutti fattori che "incoraggiano la ribellione". (PA) (Agenzia Fides 21/3/2012)

19/03/12

Bambini ebrei vittime della tabe antisemita di Tolosa


Chiunque sia l’assassino della scuola ebraica di Tolosa salta agli occhi un fatto: egli nella sua smania omicida ha prescelto dei bambini ebrei innocenti che stavano entrando nella loro scuola.
La tabe dell’antisemitismo europeo è in questi ultimi anni in netta ripresa, particolarmente in Francia, e senz’altro il concime ideologico dell’odio più antico, quello contro gli ebrei, che non siamo in grado di combattere neppure dopo la Shoah. A Parigi nel 2006 fu rapito Ilan Halimi un ragazzo ebreo che torturato da una banda islamofascista per tre settimane fu poi gettato a morire in una discarica. La Polizia non lo trovò perché si rifiutò di seguir le tracce dell’antisemitismo. Oggi di qualsiasi colore sia l’assassino una cosa è chiara: è un antisemita. Che la polizia francese cerchi in quella direzione e che il mondo intero combatta finalmente con decisione l’antisemitismo.
Fiamma Nirenstein 

15/03/12

India: "Troppi errori nel caso dei marines italiani: ora solo la via legale"

Il caso dei due marines italiani in carcere in Kerala e dell'uccisione di due pescatori indiani nell'incidente con la petroliera italiana "Enrica Lexie", "è stato viziato da troppi errori, di tutti gli attori in campo". "A questo punto l'unica strada è lasciare che il governo italiano e quello indiano si confrontino in tribunale, e che la controversia sia risolta legalmente. La questione cruciale è quella dei confini marittimi e del diritto internazionale": è quanto dice all'Agenzia Fides John Dayal, intellettuale cristiano, attivista per i diritti umani. Secondo Dayal, Segretario Generale dell'organizzazione ecumenica "All Indian Christian Council", "tutti i protagonisti, il governo italiano, gli armatori, il governo indiano e la Chiesa indiana hanno contribuito a intricare la matassa". "Gli armatori - spiega Dayal - avrebbero dovuto immediatamente scusarsi, stanziare una legittima compensazione e poi lasciare la questione al governo italiano. I! l governo italiano avrebbe dovuto istruire un processo per i due marines, senza discutere di cavilli con il governo indiano. Per quanto riguarda gli indiani, i sentimenti nazionalisti che accecano la popolazione non hanno alcuna logica e non vogliono sentire ragioni: si vogliono soltanto punire i marines". Il caso, dunque, secondo l'attivista, risulta inquinato e sempre più complicato, tanto che "ora resta solo la via giudiziaria".


Intanto il Ministro federale della difesa, A.K. Antony, e il Ministro degli Esteri S.M. Krishna hanno ribadito che "i due marines saranno giudicati secondo la legge indiana". Il Primo Ministro dello stato del Kerala, Oommen Chandy, alla vigilia del voto del 17 marzo, in cui sarò assegnato un seggio nel Parlamento del Kerala, ha affermato che "i tribunali sostengono la posizione dello stato del Kerala, sul diritto di processare i due militari sul suolo indiano". Secondo gli osservatori, i due, se ritenuti colpevoli, rischiano anche una condanna a morte. (PA) (Agenzia Fides 15/3/2012)

14/03/12

Siria: chiusa l'ambasciata Italiana a Damasco


La repressione in Siria non si ferma. Il Consiglio Nazionale Siriano (Cns) ha denunciato nuove violenze contro donne e bambini nella città di Homs, chiedendo una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. E da New York, il Segretario Generale dell'Onu Ban Ki-moon ha parlato di uso sproporzionato della forza in alcune città da parte del regime, esortandolo quindi ad aderire entro pochi giorni alle proposte dell'Onu e della Lega Araba, che prevedono sostanzialmente l’arresto immediato della violenza, l’accesso degli operatori umanitari e il dialogo politico. Tali proposte sono state formulate a Damasco dall’Inviato Speciale di Onu e Lega Araba, Kofi Annan, al presidente Bashar Al Assad, senza peraltro giungere ad un accordo.


“Il regime siriano conferma ferocia e cecità politica. La comunità internazionale agisca compatta e senza ulteriori indugi. Basta massacri”: lo scrive in un tweet Giulio Terzi, Ministro degli Esteri. E’ notizia dell’ultima ora che l’Italia ha sospeso l’attività della propria Ambasciata a Damasco e rimpatriato lo staff della sede diplomatica. La decisione è stata adottata anche in considerazione delle gravi condizioni di sicurezza, insieme ai principali partner dell'Unione Europea e per ribadire la più ferma condanna verso le inaccettabili violenze attuate dal regime siriano nei confronti dei propri cittadini.

La priorità è assicurare aiuti alla popolazione che soffre e far cessare questa tecnica di distruzione progressiva di ogni singolo centro che si è ribellato al potere di Assad. La diplomazia italiana lavora, anche in sede Onu, affinché sia adottata una tregua umanitaria e venga consentito l'accesso ai convogli umanitari.

Maria Leone

10/03/12

Un mese fa ero in Africa: mi porto dentro i loro grandi sorrisi

E' passato un mese da quando sono tornato in Italia.
Ho trascorso un periodo di un mese circa nella foresta equatoriale del Cameroon nei pressi del villaggio di Menji a Fontem.
Ho dato una mano alla manutenzione della centrale idroelettrica, che fornisce energia per l'ospedale ed il college.
I ragazzi che erano con me ormai sono tutti a casa...i dentisti tornati in Svizzera...i manutentori in Italia insieme ad una fisioterapista...Pablo verrà a casa mia per un pò prima di tornare chissà quando in Guatemala.
Di Fontem e di questa piccola porzione dell'Africa rimane un idea: chi dalla fine degli anni sessanta è lì sta insegnando loro a camminare...ma per correre ci vuole fiato e voglia.
Negli occhi rimangono però le immagini di Besali nel viaggio con l'Unicoop Firenze, bambini piccolissimi ma già adulti, scene di povertà forti e di loro che parlano di terra benedetta dal signore: allora ti chiedi davvero dove sia la felicità.
Mi porto dentro i loro grandi sorrisi.
Ed anche Silver (uno dei ragazzi con cui ho condiviso la casa) che come regalo di compleanno ha voluto un pollo!
Federick, Alain, Ferdinand, Derek, che tutte le mattine alle 6 erano pronti per andare a messa per poi cominciare bene la loro giornata da tirocinanti presso l'ospedale.
Ricorderò molto volentieri il nostro Slang e nessun momento di incomprensione nè verbale ne' di convivenza.
Ricorderò domande fatte in inglese, risposte date in francese, aggiunte fatte in italiano e canzoni cantate in spagnolo misto italiano!
Il verde della foresta e la grande cascata.
Le lezioni di nuoto nella nostra piscina naturale .
La Coppa Delle Nazioni Africane vinta dallo Zambia contro la quotatissima Costa d'Avorio
Il pane fatto da noi a volte troppo cotto a volte crudo.
Una gran voglia di cambiare il mondo, e l'idea che questo è possibile, basta iniziare da ieri.
Aurelio, Fred, e Rolland, di cui non importa ciò che fanno tutte le mattine qualcuno da piu di 10 anni a questa parte...mi importa di loro come amici.
La felicità che mi hanno dato...e la consapevolezza che le priorità cambiano molto velocemente.
Della fortuna che ho avuto nel conoscerli: in fondo io ho solamente detto di si.
Saranno presenti nei miei pensieri e se e quando avrò un lavoro sarà anche per loro: non come soldi (o almeno non solo), ma come impegno e progetti.
L'ultimo pensiero va alla prima persona che ho incontrato all'aereoporto di Douala : Theo.
Il feeling che c'è stato da subito è stato meraviglioso l'amicizia col passare dei giorni si è consolidata e se adesso mi chiami fratello sono sicuro che lo credi davvero, un fratello un pò scolorito e anche questo vi giuro è la prima volta (ho una carnagione mediterranea!) che mi succede!
Niko Orsini

09/03/12

Italiane donne soldato, afgane donne negate:ricostruiamo il paese

Tra i sinonimi di “donna” nel vocabolario italiano troviamo termini come femmina e sesso debole, nel pensiero comune la donna è la moglie, la maestra, la mamma, l’infermiera… Sono concetti che sembra abbiano poco a che fare con le 150 donne soldato dell’Esercito Italiano di istanza ad Herat, provincia dell’Afghanistan. La maggioranza di loro ha incarichi operativi, come i colleghi maschi comandano plotoni, pilotano elicotteri da combattimento, sono fucilieri e sminano gli esplosivi. Tra queste donne soldato si sono scelte i componenti del Female Engagement Team FET. La squadra del FET ha studiato la comunicazione, la religione, gli usi, i costumi, la cultura e le tradizioni locali. Il loro compito è quello di incontrare le donne afghane per ascoltare le loro esigenze e proporre la realizzazione di progetti per il miglioramento della condizione femminile a livello locale, nonché, aiutarle nei contatti con le istituzioni governative. Questo programma testimonia come il ruolo della donna sia fondamentale per lo sviluppo di un Paese.

In Afghanistan territorio devastato da quasi 40 anni di conflitti, dalla follia dell’estremismo talebano, dalla guerra e dalla consuetudine di una società arcaica e conservatrice, le donne hanno patito sofferenze e privazioni spesso indicibili. In questo contesto le donne soldato italiane hanno saputo vincere la diffidenza e sono riuscite a stabilire un solido ed efficace dialogo con la realtà femminile locale. E’ sorprendente come l’essere donna dia la forza ed il coraggio di non arrendersi nemmeno agli attentati, alla violenza, all’oppio e al banditismo.

Maria Leone

07/03/12

Tibet in fiamme: in 27 si danno fuoco. Muoiono per la libertà ed il Dalai Lama.

La Repubblica Popolare Cinese invade e occupa il Tibet nel 1950 commettendo un vero proprio atto di aggressione e violazione della legge internazionale. Il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Tibet, tentò la strada della convivenza pacifica con i cinesi, ma le mire colonialiste della Cina diedero vita a ad una sistematica politica di sottomissione del popolo tibetano. Dagli anni ’50 ad oggi l’occupazione cinese ha causato la morte di oltre 1 milione di tibetani, la distruzione del 90% del loro patrimonio artistico e architettonico (monumenti, templi, monasteri e stupa), il danneggiamento irreversibile dell’ecosistema con il continuo scarico di rifiuti nucleari.

Nel corso degli anni il problema è stato oggetto di una crescente attenzione da parte della comunità internazionale. Il Dalai Lama è stato insignito, nel 1989, del Premio Nobel per la Pace ed è stato ricevuto da molti capi di stato. Gli Stati Uniti, l'Australia e l'Unione Europea a più riprese hanno inviato in Tibet delegazioni parlamentari d'inchiesta. La situazione però rimane grave: continua l’afflusso dei coloni cinesi che hanno orami ridotto i tibetani ad una minoranza, le attività religiose e la libertà di culto sono fortemente ostacolate, 500 mila soldati della Repubblica Popolare sono di stanza nella regione, proseguono gli arresti e le detenzioni arbitrarie, in carcere la tortura e le percosse sono pratiche usuali, il miracolo economico cinese non reca alcun concreto vantaggio ai tibetani che sono emarginati dal punto di vista economico e sociale.

Nonostante le severe punizioni e dopo oltre sessant’anni di occupazione la resistenza della popolazione continua. Negli ultimi mesi 27 persone (studenti, monaci e donne) si sono immolati per la libertà del Tibet ed il ritorno del Dalai Lama dandosi volontariamente fuoco. Le torce umani dovrebbero far capire a Pechino quale sia il livello di frustrazione e disperazione di questo popolo, ma il governo cinese risponde con la chiusura ermetica del territorio ai turisti, alla stampa, alle organizzazioni umanitarie. Nonostante questo stato di cose, Lobsang Sangay, Primo Ministro del governo tibetano in esilio, nella sua recente visita in Italia continua ad impegnarsi per la politica della “Via di Mezzo” che aspira ad una genuina autonomia sulla base dell’ordinamento giuridico cinese.
Scrivendo queste poche righe mi è venuto naturale interrogarmi su come io possa contribuire affinché venga riconosciuto il diritto all’autodeterminazione e siano garantiti le fondamentali libertà civili al popolo tibetano. Ho deciso quindi di sottoscrivere gli appelli di Avaaz (https://secure.avaaz.org/fr/save_tibetan_lives_fr/?vl) e di International Tibet Network (http://standupfortibet.org/enough/dk-speakup-petition-1/). E’ facile, basta un clik!

Maria Leone

05/03/12

L'India non libera i marò. E noi stringiamo la mano ai loro Ministri


I nostri marò restano in India. E’ quanto ha deciso, oggi, il giudice indiano della corte di Kollam che ha disposto il trasferimento dei nostri soldati in custodia giudiziaria nel carcere di Trivandrum con effetto immediato. Una decisione che ha scatenato molteplici reazione nel mondo politico. Secondo Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, “visto il decorso assai negativo che sta avendo la vicenda dei nostri maró in India, a questo punto non si puó fare a meno di porre un’ interrogativo al nostro Governo. Qual è la gestione del comando quando i nostri soldati sono costretti a entrare in azione a difesa di navi di proprietà di armatori privati? Ci sembrava ovvio - ha proseguito Cicchitto - che questa gestione fosse di pertinenza della marina e invece da alcune ricostruzioni, non sembra che le cose siano andate cosí”.

Duro il commento di Gianfranco Paglia, deputato di Fli e medaglia d’oro al valor militare che afferma:“Nel caso del Cermis gli americani non restarono un solo giorno in Italia, noi abbiamo un ministro degli Esteri che va in India e addirittura stringe la mano al suo omologo di Nuova Delhi. Una cosa del genere e’ inammissibile”.

Per Giorgia Meloni “rispetto a un’evidente violazione del diritto internazionale da parte dell’India, che vorrebbe giudicare fatti competenti la giurisdizione italiana, il governo intervenga in sede europea e in sede Onu per riportare a casa i nostri maro’. Occorre tenere alta l’attenzione e la mobilitazione del popolo italiano - continua l’esponente del Pdl - per far sentire ai nostri ragazzi che non sono soli e far comprendere anche all’estero che l’Italia non e’ distratta su questo tema”

Taglia corto Francesco Storace che sulla propria pagine Facebook scrive:”I signori della borsa hanno addomesticato l’Italia di Monti a suon di spread e dicono che ci rispettano di piu’ solo perche’ siamo al loro servizio; i signori della vita e della morte hanno di nuovo sequestrato i nostri maro’ in India perche’ in realtà ci vedono come l’Italietta incapace di difendere i nostri”.

27/02/12

Vienna /Bruxelles: come islamizzare l'Europa. E la stampa europea tace.

La cittadina di Vösendorf, in Austria situata appena a sud di Vienna, ospiterà il prossimo 10 marzo la Caliphate Confernze 2012 promossa dal Hizb ut-Tahrir (leggi: il Partito di Liberazione). Il tema principale della manifestazione sarà spiegare il califfato come modello di stato del futuro. Gli organizzatori sono un gruppo islamico di estremisti gia' vietato in molti paesi che si oppone violentemente al capitalismo occidentale e alla democrazia e ha come intento quello di stabilire uno stato islamico globale, un califfato appunto dove vige la Sharia. Nel video promozionale della conferenza (in lingua tedesca) si afferma che il califfato islamico è l'unico sistema sociale e politico che ha le soluzioni giuste ai problemi politici, sociali ed economiche dell'umanità.

Secondo Steven Emerson, una delle principali autorità nello studio delle reti estremiste islamiche, Hizb ut-Tahrir e' impegnato in un percorso suddiviso in tre fasi. Durante la prima fase si costituisce un partito e viene coltivato un piccolo numero di sostenitori, nella seconda fase entrando in Europa e negli Stati Uniti il gruppo si adopera per reclutare un numero più ampio di persone che si uniscono a Hizb ut-Tahrir per sostenere la sua rivoluzione. Infine, dopo aver ottenuto il sostegno dei musulmani, l'organizzazione si muove per introdurre il governo islamico e la Sharia.

Altro esempio dell'infiltrazione islamica ci e' fornito dall'Organization of Islamic Cooperation (leggi: Organizzazione per la Cooperazione Islamica) un gruppo di 57 Paesi musulmani che pretende di essere la voce collettiva del mondo musulmano. Ha sponsorizzato lo scorso 15 febbraio un convegno sull'anti-islamofobia a Bruxelles dove si definivano i meccanismi di informazione per affrontare le campagne diffamatorie contro l'Islam nei media occidentali. Questo workshop e' parte del processo di Istanbul, uno sforzo aggressivo da parte dei governi musulmani per rendere un crimine internazionale la critica all'Islam. Inoltre nel manuale dell'organizzazione dal titolo: "Strategy of Islamic Cultural Action in the West" (leggi: "Strategia di azione della cultura islamica in Occidente") si legge come le comunità di immigrati musulmani in Europa sono parte della nazione islamica e il documento raccomanda anche una serie di iniziative per impedire l'integrazione e l'assimilazione dei musulmani nella cultura europea.

Nel suo ultimo libro dal titolo "Europa, globalizzazione, e la venuta del Califfato Universale", Bat Ye'or, eminente studioso di Islam in Occidente, scrive che le organizzazioni islamiche esercitano un significativo potere in particolare presso l'Unione europea e le Nazioni Unite così da affermare addirittura che il califfato è vivo e cresce ed avanza attraverso la negazione dei pericoli, l'offuscamento della storia, la rete delle alleanze, la corruzione di dirigenti e degli intellettuali.

I musulmani sono quindi impegnati ad islamizzare l'Occidente dall'interno, i giornalisti occidentali
non sono interessati a scrivere di chi cerca di abolire la definizione occidentale di diritti umani per sostituirla con quella islamica, che non include nè libertà di pensiero, nè di espressione, nè di religione.

Maria Leone

23/02/12

Crisi diplomatica tra Italia e India? Vogliamo portare a casa i nostri marò


L’Italia e l’India convergono sul fatto che l'incidente del 15 febbraio scorso in cui sono morti due pescatori locali - incidente per il quale le autorità indiane hanno chiamato in causa due militari del Reggimento San Marco imbarcati sul mercantile Enrica Lexie - ha avuto luogo in acque internazionali. L'intesa, che appare essere un piccolo passo in avanti rispetto alle ultime ore, certifica una situazione di stallo.


Infatti, per Nuova Delhi non cambia lo status quo: "andremo avanti seguendo le nostre leggi", ha affermato il sottosegretario agli Affari Esteri Preenet Kaur, dopo aver ricevuto l'omologo italiano Staffan De Mistura. Molti dubbi permangono sulla ricostruzione degli eventi: numerose informazioni, che l'India al momento non prende in considerazione, lasciano ritenere che gli spari contro i pescatori non siano partiti dal mercantile italiano a bordo del quale si trovavano Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, attualmente in stato di fermo di polizia a Kochi.


Ieri il Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata durante l’audizione alle Commissioni Esteri riunite di Camera e Senato facendo riferimento a questa vicenda ha espresso rammarico su come il riserbo tenuto dalla Farnesina sia stato invece interpretato come inazione. Ha evidenziato come ci sia grande tensione nel personale che segue l’evolversi della questione tante che lo stesso Presidente del Consiglio se ne sta interessando. Il Ministro ha poi spiegato come il lavoro si stia svolgendo in continuità con il Ministero della Difesa e della Giustizia garantendo che si sta esercitando un’azione costante attraverso tutti i canali disponibili sul piano internazionale, sul piano formare ed anche sul piano informale. L’intenzione è certo quella di riportare a casa i due soldati. Speriamo di poter dire presto: bentornati!


Maria Leone

21/02/12

In Iran è record di condanne a morte. Giustiziati anche bambini.

Alla presentazione del “Rapporto annuale sulla pena di morte in Iran” dell’Iran Human Rights (IHR), svoltasi oggi al Senato, si è scoperto come nel 2011 in Iran si sia registrato il più alto numero di condanne a morte. Nello scorso anno sono state 676 gli uomini, le donne ed i bambini (alcuni erano minorenni) condannati a morte e nella maggior parte dei casi giustiziati in pubblico.

"Non c'è stata alcuna svolta. Si tratta di cambiamenti di facciata che hanno lo scopo di ingannare la comunità internazionale" così Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce di IHR, commenta la notizia, diffusa nei giorni scorsi, della cancellazione delle esecuzioni di minorenni e della condanna alla lapidazione per il reato di adulterio nel nuovo codice penale in Iran. Il portavoce spiega a Frews i motivi della sua valutazione in merito alle modifiche del codice penale: "Anche se è stata cancellata la parola lapidazione dal codice penale, è sempre prevista la pena di morte per l'adulterio, ma non è specificato come si deve procedere. L'articolo 221 stabilisce che se il giudice non trova il tipo di pena da applicare nel codice penale deve fare riferimento all'articolo 167 della costituzione, il quale prevede che le pene sono stabilite dalla Sharia. E la legge islamica stabilisce che l'adulterio deve essere punito con la lapidazione. La situazione ora è peggio di prima".

Il caso di Sakineh – la donna iraniana condannata a morte per adulterio – dimostra che quanto c’è pressione dell’opinione pubblica internazionale le autorità della Repubblica islamica vengo meno nel perseguire i loro violenti intenti. In quel caso, infatti, la gogna mediatica sarebbe stato un prezzo troppo altro per un’esecuzione. Ecco dunque l’importanza dell’informazione e della mobilitazione non solo delle istituzioni, ma anche e soprattutto della società civile nell’esprimere il fermo e convinto no alla violenza di stato.
Maria Leone

20/02/12

La crisi economica divide il mondo in quattro classi (...come Trenitalia)

Secondo i rapporti "The African Economic Outlook 2011" e "Perspective on Global Development 2012" recentemente pubblicati dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) la crisi economica ha fortemente accelerato la ripartizione della ricchezza nel mondo e l'Africa ne e' stata la principale beneficiaria.

James Wolfensohn, ex presidente della Banca mondiale, già economista, banchiere (e capitano della nazionale australiana di scherma alle Olimpiadi del 1956) ha diviso il mondo in quattro livelli di velocità di crescita. Non più solo Nord e Sud, paesi sviluppati e sottosviluppati, ma una classificazione più articolata che tiene conto delle vicinanze e dei passi avanti fatti dai due precedenti poli opposti. Considerando il tasso di sviluppo, il ritmo di crescita economica e il livello dei salari in confronto alle potenze industriali il mondo e' stato diviso in: 1) affluent (paesi ricchi); 2) converging (paesi convergenti); 3) struggling (paesi in movimento); 4) poor (paesi poveri). Interessante e' sapere che nella categoria dei paesi convergenti rientrano Cina, India, Indonesia, Thailandia, Filippine, alcuni paesi dell’Africa sub sahariana come Sudafrica, Nigeria ed Etiopia, Tunisia e Marocco, alcuni paesi del Sud America, come Colombia e Perù.

Dall'analisi dell'OCSE risulta che il livello di vita dei paesi in via di sviluppo si è avvicinato a quello dei paesi ricchi e molti paesi, una volta in coda al treno, si sono liberati dal giogo della povertà estrema e senza speranza, per avvicinarsi ai vagoni di quelli che hanno un processo di crescita media. È sorprendente l'evoluzione economica registrata in Africa: gli stati convergenti erano 2 nel 2000 e negli anni della crisi salgano a 28; quelli poveri diminuiscono da 34 a 14. (*) L’Ocse parla di «evoluzione spettacolare della crescita media dell’Africa, comparata al resto del mondo», che, come sappiamo, arranca. L'evoluzione deve essere giudicata con prudenza non dimenticando, cioè, lo scarto iniziale piuttosto elevato tra i paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. Questa situazione sembra pero' suggerire una riflessione ed una domanda: con la crisi, il mondo occidentale ha frenato così i piccoli passi avanti fatti da tanti paesi africani, che partivano da zero, sono diventati più visibili; sarà solo un'impressione? 
 
* Non sono compresi nelle statistiche, per assenza di dati, Somalia, Zimbabwe, São Tomé e Libia. 
 
Maria Leone

18/02/12

Onu e Lega Araba approvano una risoluzione contro la Siria

Nella notte arriva la notizia che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato con 178 voti a favore, 12 contrari e 17 astenuti una risoluzione che condanna la repressione del regime di Damasco contro la sua stessa popolazione. Repressione cruenta che si stima abbia gia' causato più di 6 mila vittime. La Russia e la Cina, dopo aver bloccato per due volte con l'uso del veto l'azione del Consiglio di Sicurezza, hanno votato contro anche al testo presentato dall'Egitto in rappresentanza dei Paesi arabi. Pollice verso anche da parte di Nord Corea, Iran, Venezuela, Siria e Cuba.

Come noto la risoluzione non ha potere vincolante. Tuttavia e' un segnale importante sul ruolo che le Nazioni Unite e la Lega Araba possono e debbono svolgere per la ricerca di soluzioni alla gravissima crisi che da mesi si ripercuote sulla popolazione siriana.

Il nostro Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata ha evidenziato come con questo voto la comunita' internazionale ha dimostrato che e' possibile mobilitarsi per isolare un regime che ha perso ogni credibilità e legittimità. L'Italia prosegue il suo impegno, in stretto raccordo con i partner internazionali e gli attori regionali perché in Siria cessino le ormai inaccettabili violazioni dei diritti umani e si avvii un processo politico che garantisca pacificamente la transizione alla democrazia, restituendo ai siriani la libertà di decidere del proprio futuro.
Maria Leone

11/09/11

il Grande Inganno (parte seconda)


Oggi, 11 Settembre 2011, anche io desidero scrivere qualche cosa su ciò che accadde 10 anni fa. I due cari amici Jolly e Andrea lo hanno già fatto. Ho potuto leggere uno splendido inno alla Vita da parte di Jolly sfruttando l'analogia tra due tragedie: la caduta di due grattacieli gemelli e la morte di due gemelle siamesi. Andrea invece ci ha ricordato le spendide parole che il Papa pronunciò il giorno che segui quella strage. Io vorrei invece analizzare la cosa da un punto di vista differente. Mi domando infatti: dopo 10 anni, come è possibile che esista ancora qualcuno che crede alla versione ufficiale che ci è stata raccontata?
La risposta a questa domanda l'ho avuta proprio in questi giorni leggendo uno spendido romanzo. Una lettura che mi permetto di consigliare a tutti voi in quanto si tratta di un libro che aiuta ad aprire la mente e il cuore. Stimola a porsi dubbi, domande e ad affrontare i problemi da un punto di vista differente. Il romanzo è intitolato XY ed è scritto da Sandro Veronesi. Nel libro troviamo una forte analogia con l'11 settembre 2001, si racconta infatti di un giorno, in un paesino di montagna in trentino, nel quale accadde un fatto assolutamente inspiegabile utilizzando una logica umana. Si decise di camuffare la realtà del fatti e la versione ufficiale divenne quella di un attentato terroristico talebano. La cosa assurda è che quasi tutti credettero alla versione ufficiale che sosteneva che le vittime furono tutte decapitate; e lo credettero anche coloro che avevano visto con i propri occhi il luogo della strage e sapevano bene che la versione ufficiale non corrispondeva affatto alla realtà.

Io non so cosa sia successo dieci anni fa in America, non sono infatti un mago o un agente dei servizi segreti. In Internet possiamo trovare le più svariate "ipotesi di complotto", alcune rasentano il ridicolo. Ho solo una certezza assoluta: quel giorno non è accaduto quello che ci hanno raccontato.
Sono veramente troppe le incongruenze per poterle ignorare e credo sia giunto il momento di aprire gli occhi e di avere la forza e il coraggio di affrontare una realtà, un mondo, che è decisamente diverso da quello che ci siamo illusi sia.
Richiamando il celebre film Matrix vi esorto ora a scegliere che pastiglietta preferite: la blu per continuare a credere che la realtà sia Matrix, oppure se credete di avere la forza e il coraggio sufficiente potete prendere la pastiglietta rossa, ma attenzione una volta che inizierete a prendere consapevolezza del fatto che esiste un'altra realtà, non sarà poi più possibile tornare indietro: http://video.google.com/videoplay?docid=8097952875248011643