31/05/12

Convegno a Roma sul Libro di Nadan Petrovic

foto Gibertini
In materia di accoglienza di profughi e rifugiati l'Italia 'ha dimostrato capacita' di accoglienza me a' altrettanto vero che ora occorre un salto di qualita' che presuppone un intervento di tipo normativo, un quadro legislativo chiaro ed organico'. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, presenta a Montecitorio il volume di Nadan Petrovic, 'Rifugiati, profughi, sfollati. Breve storia del diritto d'asilo in Italia dalla Costituzione ad oggi' e chiede di rimettere mano alla normativa e alle regole attuali

Rapporto Italiani nel Mondo 2012 della Fondazione Migrantes


Al 1° gennaio 2012 sono 4.208.977 i cittadini italiani iscritti all’Aire, di cui 2.017.163 donne (47,9%). L’aumento rispetto allo scorso anno è di 93.742 unità. E’ il dato che viene fornito oggi dal Rapporto Migrantes “Italiani nel Mondo” presentato, in una conferenza a Roma. Caratteristiche socio-demografiche. Rispetto agli oltre 60 milioni di italiani residenti in Italia i connazionali residenti all’estero incidono per circa il 7%.

29/05/12

Fini, D'Alema, Maroni e Petrovic: convegno sul diritto d'asilo

Mercoledi 30 maggio 2012 alle ore 15 si svolgerà presso la sala Aldo Moro della Camera dei Deputati la presentazione del libro "Rifugiati, profughi, sfollati. Breve storia del diritto d'asilo in Italia dalla Costituzione ad oggi", di Nadan Petrovic. Inteverranno:Gianfranco Fini, presidente della Camera, Massimo D'Alema, Roberto Maroni, Nadan Petrovic

27/05/12

Trasformazione dell’Italia in paese d’asilo 2/3 Proposte per la costruzione di un Sistema nazionale d’asilo


Proposte per la costruzione di un Sistema nazionale d’asilo. La riorganizzazione di cui sopra è passata sia dal potenziamento della complessiva capacità ricettiva che dal graduale miglioramento della gestione del fenomeno, in merito, ad esempio, agli standard di accoglienza realizzati, alle problematiche emerse nella tutela dei casi vulnerabili nonché alla predisposizione di iniziative di integrazione a favore di quanti ottengono una forma di protezione da parte dello Stato. Nell’ambito di tali attività non sono mancate le forme di valorizzazione delle iniziative nate dal basso dalle organizzazioni del terzo settore e degli enti locali che, a livello territoriale, cercano di rispondere alle necessità dei richiedenti asilo e dei rifugiati in stato di bisogno.

26/05/12

Trasformazione dell’Italia in paese d’asilo 1/3 Proposte per la costruzione di un Sistema nazionale d’asilo 1/3

Trasformazione dell’Italia in paese d’asilo e la necessità di costruzione di un dispositivo nazionale di accoglienza e integrazione per i richiedenti/titolari della protezione internazionale.
L’attuale emergenza riguardante l’arrivo di diverse decine di migliaia di migranti tra cui molti richiedenti protezione internazionale sancisce definitivamente la trasformazione dell’Italia in terra d’asilo. Un’attenta analisi delle domande d’asilo pervenute negli ultimi anni indica, infatti, una complessiva e sensibile crescita dei richiedenti protezione internazionale, iscrivendo l’Italia tra i Paesi maggiormente esposti ai flussi per richieste di asilo tra i paesi industrializzati[1].

24/04/12

Piano Nomadi Roma: via le auto di lusso dai campi rom

“Abbiamo garantito ai nomadi strutture autorizzate, con tanto di guardiania e servizi, ma tutto questo a nulla è servito per garantire il rispetto delle regole da parte di coloro che, pur godendo della disponibilità dei contribuenti romani, si permettono il lusso di lucrare alle spalle di chi gli garantisce assistenza e paga regolarmente le tasse.

20/04/12

Migrazioni ed asilo dopo l'emergenza umanitaria


Il Consorzio Connecting People la Fondazione Xenagos, in collaborazione con la Fondazione Migrantes e l’European Migration Network – Italia, hanno organizzato un Convegno dal titolo “Migrazioni ed Asilo dopo l’emergenza umanitaria” che si svolgerà domani Sabato 21 Aprile 2012 a Catania, presso il Palazzo Platamone-Palazzo della Cultura di via Vittorio Emanuele II n.121, con inizio alle ore 10.

18/04/12

Tunisini rimpatriati ed imbavagliati: bufala o tragedia all'italiana?

Gira in rete questa foto, anzi, impazzisce la Rete per questa foto ad opera di un certo Francesco Sperandeo: "Guardate cosa è accaduto oggi sul volo Roma-Tunisi delle 9,20 ALITALIA. Due cittadini tunisini respinti dall'Italia e trattati in modo disumano. Nastro marrone da pacchi attorno al viso per tappare la bocca ai due e fascette in plastica per bloccare i polsi. Questa è la civiltà e la democrazia europea.
Ma la cosa più grave è stata che tutto è accaduto nella totale indifferenza dei

Nadan Petrovic ha incontrato gli stranieri italiani di Roma

Lunedì 16 aprile, alla terza serata Frews, abbiamo incontrato al Best Cafè Nadan Petrovic (dell'Oim) autore del libro ""Rifugiati, profughi, sfollati. Breve storia del diritto d’asilo in Italia dalla Costituzione ad oggi". Presenti poche ma ottime persone. Che cosa intendo dire con questo? Anzitutto c'erano tre italiane di origine polacca, una di origine angolana, l'amico sacerdote italo americano, due egiziani e cinque italiani.

13/04/12

L'Italia: una terra d'asilo e di accoglienza umanitaria


L’emergenza dell’anno scorso riguardante l’arrivo di decine di migliaia di richiedenti protezione internazionale sancisce definitivamente la trasformazione dell’Italia in terra d’asilo[1]. A dir la verità non si tratta di un dato estemporaneo: al fianco dell’incremento esponenziale del numero di cittadini stranieri residenti in Italia si registra già da anni, infatti, una crescita costante di richieste di protezione internazionale, ponendo l’Italia -subito dopo gli Stati Uniti, il Canada e la Francia- tra gli Stati

23/03/12

Chi nasce in Italia non può essere considerato clandestino

Si è aperta ieri ufficialmente la strada al riconoscimento dello "ius soli", ovvero del diritto di acquisire la cittadinanza del luogo in cui si nasce? Lo sapremo solo vivendo. Vero è che ancora una volta un tribunale arriva prima di una eventuale Legge o ne modifica i contenuti e le interpretazioni. "Chi nasce in Italia,anche se da genitori stranieri,non può essere trattenuto nei Cie.Lo ha deciso un giudice di pace di Modena che ha disposto la liberazione di Andrea e Senad,fratelli di 23 e 24 anni di origine bosniaca,nati in Italia,dal Cie della citta'.E' la prima volta in Italia che e' affermato il principio.La questura,che ha arrestato i fratelli durante servizi sul contrasto di furti di appartamento,sta valutando l'opportunità di nuove misure di prevenzione".
Torno su questo tema perchè mi è caro non solo per motivi di lavoro ma di amicizia. Ho una famiglia di amici originaria dell'Angola che vive in Italia da venti anni. Il loro primo figlio compirà presto i 18 anni ma, non avendo voglia di studiare e non avendo ancora un lavoretto, risulterà clandestino. Eppure questo ragazzo è nato qui in Italia, ha fatto tutti gli studi qui, tifa Roma, parla romanesco e l'Angola l'ha vista due volte e la considera terra straniera. Non è italiano anche lui come noi?

22/03/12

Il fallimento del multuculturalismo rischia di innescare una 'primavera europea'


Alla fine, dopo più di trenta ore d’assedio, Mohammed Merah, braccato dalle teste di cuoio francesi, si è gettato dalla finestra, mettendo fine a una vicenda che ha sconvolto la Francia e l’Europa intera. E non solo sul piano umano, perché questa vicenda ha avuto ripercussioni anche a livello politico, dove Sarkozy ha visto lievitare nuovamente i propri consensi grazie a una gestione determinata di tutta questa storia. Lo voleva vivo per processarlo, ha detto monsieur le President, per avere giustizia, anche se le malelingue sono convinte che il presidente uscente ne avrebbe fatto il principale strumento per cercare di capovolgere una situazione che lo vede ancora in svantaggio rispetto a Hollande nella corsa all’Eliseo. Così come lo volevano vivo i parenti delle vittime, che forse avrebbero preferito guardare in faccia Merah durante il processo, perché la sua morte non porterà di certo indietro quelle vite spezzate dalla furia omicida di un fanatico esaltato.


Ora, al di là delle strumentalizzazioni politiche, che andrebbero esecrate a prescindere, e del dolore da rispettare di quelle persone che hanno perso i propri cari, andrebbero fatte un paio di considerazioni su una vicenda molto più complessa di quanto non sembri. Mohammed Merah, ventiquattrenne franco-algerino, piccolo delinquentello di periferia con la faccia pulita, è solo la punta di un iceberg formato da numerose complessità socio-culturali, che non riguarda solo la Francia, ma tutta l’Europa. Perché quel modello di multiculturalismo, promosso in questi anni dal falso buonismo europeo, è fallito. Fallito ancor prima nascere, ancor prima di crescere, ancor prima di diradare concordia tra le varie comunità esistenti in Europa.



Ecco perché ora si pone il problema degli immigrati di seconda generazione, figli di coloro che hanno sacrificato una vita pur di sopravvivere, rinunciando al calore della propria terra per cercare fortuna altrove. Anche Mohammed Merah era uno di questi. Uno di coloro i quali, nonostante nascano e crescano in Europa, non riescono ad assimilare la cultura del rispetto e della concordia. I fanatici di seconda generazione sono pochi è vero, nulla rispetto alla maggior parte dei giovani che riescono a integrasi perfettamente in una società multirazziale, ma la loro pericolosità non va sottovalutata.



La loro voglia di conquista del territorio nemico, di noi infedeli, come sono soliti chiamare tutti coloro che non sono musulmani, è la loro arma più pericolosa. E Mohammed Merah l’ha dimostrato pienamente. Da qui, dunque, deve partire una riflessione profonda sulle misure da adottare per evitare che un giorno quello studio dove si prevede che nel 2050 un quinto degli europei sarà di religione musulmana non sia un qualcosa di negativo. Perché altrimenti la storia potrebbe ripetersi con sfumature leggermente diverse, magari con un’altra primavera, ma stavolta europea e nella direzione che vogliono loro.


18/02/12

A Lemie, paesino delle Alte Valli di Lanzo, la scelta di appartenenza di 40 profughi

“I bimbi che saranno battezzati sono dodici, come i dodici apostoli,” dichiara Suor Liviana Trambajoli, direttrice delle case di assistenza del Cottolengo in Italia. A seguito della cosiddetta emergenza nord Africa, la Piccola Casa della Divina Provvidenza Cottolengo ha concesso al consorzio Connecting People la struttura di Villa Buzzi a Lemie per aprire una delle prime accoglienze piemontesi per richiedenti asilo. “Queste persone hanno dapprima recuperato la dignità di persone, dopo la disumana traversata sui barconi dalla Libia di Gheddafi, trovando un letto, pasti caldi e l’attenta professionalità dell’équipe multidisciplinare della cooperativa sociale Crescere Insieme e del consorzio Connecting People,” spiega Suor Liviana. “Adesso, con il battesimo, i piccoli raggiungono la dignità di figli di Dio e quella dimensione trascendentale in cui trova compimento la mission cottolenghina,” conclude.

Sabato prossimo, 18 febbraio, i dodici bambini saranno battezzati da Padre Paul, padre camerunense della Pastorale Migranti, che ha accompagnato le famiglie in un percorso cadenzato da sabati di preghiera e di canto. “Tutte le famiglie sono cristiane,” afferma Padre Paul, “ma non tutte sono cattoliche. La loro semplicità mi ha colpito. Sono fratelli e sorelle bisognosi, ma sono anche persone piene di esperienza e di ricchezze umane da scoprire.”

Tre dei dodici bambini sono nati qui in Italia, dopo l’arrivo dei loro genitori a Lemie. Gli altri nove sono nati in Africa, durante il viaggio della loro famiglia dall’Africa subsahariana – Nigeria, Congo, Camerun – alla Libia, prima, e dalla Libia all’Italia, poi. Al loro arrivo, i profughi erano 36. Adesso, dopo 9 mesi, sono 40. Si sono aggiunti 3 neonati e un giovane diciassettenne che si è appena ricongiunto alla famiglia, grazie al lavoro degli operatori, dopo averne perse le tracce.

E per il futuro che cosa possiamo aspettarci? “La settimana scorsa tutti i nostri ospiti hanno sostenuto l’intervista con la commissione ministeriale preposta all’esame delle loro domande di asilo,” spiega Mauro Maurino, consigliere di amministrazione del consorzio Connecting People. “Adesso, siamo in attesa delle risposte. Certamente,” continua Maurino, “la festa di sabato ha per noi, operatori dell’accoglienza, un grande significato. Vediamo in esso una scelta di appartenenza ad un luogo, ad un tempo, ad una comunità. Possiamo solo dire che si tratta di una scelta reciproca”.

Infatti, i padrini e le madrine dei battezzandi saranno il sindaco di Lemie, Giacomo Liso, alcuni residenti, il pediatra del paese, due suore del Cottolengo (Suor Elisa, medico, e Suor Liviana Trambajoli), alcuni volontari del luogo e operatori della cooperativa Crescere Insieme. “Lenzuola ricamate, copertine, bavaglini,” dice Ivana Albano, responsabile di Crescere Insieme. “Molti regali sono stati confezionati dalle Suore e dalle ospiti della Piccola Casa. Assisto a una vera e propria mobilitazione di affetto per questi bambini,” conclude. Anche lei sarà madrina di una delle bimbe nate in Italia.
Serena Naldini

15/02/12

12 battesimi ad alta quota: una scelta di appartenenza di 40 profughi


Nketa, Aliyah e Felicia, un maschietto e due bambine, sono i più piccoli. Sono nati qui in Italia, dopo l'arrivo delle loro famiglie a Lemie, paesino incastonato nelle alte Valli di Lanzo, accolti in una vecchia villa dalle mura spesse messa a disposizione dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza Cottolengo. Gli altri nove bambini (Exause, Milima, Ndibu, Confidence, Sara, Vanessa, Patient, Precious e Princess) sono nati in Africa, durante il viaggio della loro famiglia alla ricerca di una nuova casa.
Il prossimo sabato, il 18 febbraio, tutti e dodici i bambini saranno battezzati da Padre Paul, padre camerunense della Pastorale Migranti, che ha accompagnato le famiglie, la maggioranza delle quali già di fede cristiana, in un percorso cadenzato da sabati di preghiera e di canto.

Quando sono arrivati dalla Libia in guerra, a maggio dello scorso anno, erano in trentasei. Trentasei vite originarie dell'Africa subsahariana (Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Camerun) espulse da Gheddafi che approdano in alta montagna, in un paesino che, d'inverno, fa 90 abitanti. D'estate, le presenze aumentano richiamate dall'aria buona e dal fresco. Adesso, dopo 9 mesi, le storie d'Africa sono 40. Si sono aggiunti tre neonati e un giovane diciassettenne che aveva perduto il contatto con sua madre durante il rocambolesco viaggio della speranza verso l'Italia. Grazie alla ricerca degli operatori della cooperativa Crescere Insieme e del consorzio nazionale Connecting People, la famiglia si è appena ricongiunta.
Tra il paese di Lemie e gli ospiti del centro c'è stato un contatto, uno di quelli veri, che cambiano l'identità dei soggetti coinvolti. Secondo il filosofo Lévinas, l'incontro con l’altro è la dimensione fondamentale dell’esistenza, la fonte dell’etica e dell’identità: è nell’incontro con l’altro che si realizza la possibilità di essere se stessi.

Il sindaco - che questa estate ha invitato gli ospiti alla festa di matrimonio di sua figlia - e altri quattro residenti a Lemie saranno padrini e madrine di alcuni dei battezzandi. I profughi hanno chiesto anche a due suore della Piccola Casa della Divina Provvidenza Cottolengo - una delle quali, medico, li segue dal punto di vista sanitario - che hanno volentieri accettato. Completano il ventaglio dei padrini e delle madrine, alcuni volontari del luogo e alcuni operatori della cooperativa Crescere Insieme e del consorzio Connecting People.
Ma la festa imminente sta mobilitando energie e coinvolgendo persone in un raggio molto ampio. Regali, auguri, felicitazioni arrivano da privati cittadini, dalle suore del Cottolengo, dal mondo del terzo settore che a vario titolo è impegnato per supportare gli ospiti nel percorso volto all'ottenimento della protezione internazionale e alla ricerca di un lavoro e di una sistemazione abitativa autonoma.

Un battesimo è sempre un evento prezioso. Questo lo è in particolare, perché ci parla della scelta di appartenere a un luogo, a un tempo, a una comunità. Un evento che merita una festa perché coloro che compiono la scelta cercano radici da molto tempo e forse oggi le hanno trovate. In un piccolo paesino sui monti che, nove mesi fa, ha aperto loro le braccia.
Serena Naldini

Non sparate sulla Croce Rossa ma come è possibile trattenersi?

Un appello al ministro dell'Interno e al prefetto di Roma perché intervengano per garantire il diritto al posto di lavoro di 25 ex-lavoratori del Cara di Castelnuovo di Porto: a lanciarlo è la Croce Rossa, che uscirà questa sera definitivamente dal Centro di accoglienza per richiedenti asilo lasciandolo nelle mani della società che ha vinto l'ultima gara di aggiudicazione. Il commissario straordinario Francesco Rocca chiede quel ri-assorbimento dei dipendenti che - afferma - era stato garantito in sede di offerta, e che potrebbe garantire "continuità a un servizio umanitario" che la Cri ha portato avanti dal 2008.

Per ironia della sorte, la Croce Rossa chiede al governo di intervenire per favorire una soluzione (il riassorbimento dei dipendenti del Cara di Castelnuovo di Porto) che essa stessa ha rifiutato, non più tardi di qualche settimana fa, ai lavoratori del Cara di Borgo di Mezzanone, in provincia di Foggia. Qui i lavoratori che non sono stati riassorbiti sono stati 80, tutti dipendenti dell'ente gestore (Connecting People) che ha curato i servizi del Centro e che ha da alcune settimane lasciato il posto proprio alla Croce Rossa. Nessuno degli ex lavoratori del Cara pugliese è stato assunto, tutti hanno perso il proprio lavoro. La notizia che la Croce Rossa chiede al governo di non permettere nel Lazio una situazione che in Puglia ha visto protagonista negativa proprio la Cri non passa inosservata. "Condivido la richiesta della Croce Rossa - dice Giuseppe Scozzari, presidente di Connecting People - perché è allucinante che non vengano riassorbite delle persone che hanno lavorato bene, ma sono stupito, anzi sbigottito, dal fatto che chiedano una cosa che loro per primi, e con ben 80 lavoratori, non hanno voluto fare".

Il Cara di Borgo Mezzanone è stato negli ultimi anni al centro di una vertenza assai dura fra Connecting People e Croce Rossa, combattuta a colpi di ricorsi e sentenze, non ancora concluse. La Cri, che aveva gestito il Cara per 10 anni, aveva perso la gestione della struttura nel gennaio 2009, con Connecting People ad aggiudicarsi la gara indetta dalla prefettura di Foggia. Il consorzio aveva dunque iniziato a lavorare dentro il Centro, salvo essere nuovamente estromesso alcune settimana fa in seguito ad una sentenza del Consiglio dello Stato che, accogliendo il ricorso della Cri, aveva dichiarato l'inefficacia del contratto fra prefettura e consorzio. Sulla vicenda pende il nuovo ricorso presentato da Connecting People. E nel frattempo gli 80 lavoratori assunti da Connecting People sono a spasso: la Cri non ha loro garantito il posto di lavoro, mettendo in evidenza la sua natura di ente di diritto pubblico e non (come gli altri gestori) di ente di natura privata.

"Se la Croce rossa - spiega il presidente di Connecting People - avesse assunto 80 suoi dipendenti con regolare bando pubblico, la loro sottolineatura di agire come un ente di diritto pubblico e non privato sarebbe anche potuta passare, ma purtroppo non è così: la gran parte delle persone che oggi lavorano a Borgo Mezzanone sono assunte attraverso le agenzie interinali. Di fatto - è la denuncia - la Croce Rossa sta utilizzando delle cooperative sociali per i servizi di pulizia e molti altri: di dipendenti Cri dentro il Cara ce ne sono pochissimi, gli altri sono tutti assunti tramite agenzie interinali". E questa, secondo Scozzari, è una vera e propria "nefandezza". Quei posti potevano essere garantiti ai vecchi lavoratori per i quali - racconta - "abbiamo cercato di portare avanti una battaglia di buon senso": "Che senso ha avuto - si chiede - non dare lavoro a persone che hanno svolto bene il proprio compito nel corso degli ultimi due anni, come anche testimoniato dalla prefettura di Foggia e dalle organizzazioni umanitarie?".

E al commissario straordinario Rocca che sottolinea la differenza fra "società che ha come priorità l'attività di impresa" (gli enti gestori privati) e una società che ha invece come prioritaria l'attività "umanitaria" (la Croce rossa, appunto), Scozzari risponde duramente: "Non sa di cosa parla, se non conosce la legge 381 se la vada a leggere: il privato sociale ha come attività fondamentale la promozione della persona, e se questo non viene fatto le realtà vengono chiuse o trasformate in enti profit". "Questa storia per cui gli enti di diritto privato non guardano all'attività sociale mentre la Croce rossa, e solo la Croce rossa, sa far bene le cose è una favoletta". (ska di Redattore Sociale)

08/02/12

Le Maldive guardino la primavera araba: più democrazia e libertà religiosa"

"Gli abitanti delle Maldive dovrebbero ispirarsi ai movimenti della Primavera araba e orientarsi verso un sistema laico, che tuteli i diritti umani e la libertà religiosa": è quanto dice all'Agenzia Fides John Dayal, intellettuale cattolico, Segretario generale dell'Ong "All India Christian Council" (AICC), che tutela i diritti dei cristiani nel subcontinente indiano.
Interpellato da Fides, Dayal ha commentato la fluida situazione nelle isole Maldive, dove il Presidente Mohammed Nasheed si è dimesso, in seguito a una rivolta della polizia, e il potere è temporaneamente in mano al Vice presidente. La protesta era cresciuta nelle ultime tre settimane dopo l'arresto di Abdulla Mohammed, giudice a capo della Corte penale delle Maldive. Il giudice aveva ordinato la scarcerazione di un oppositore politico, mentre il Presidente accusava il giudice di corruzione. Ex prigioniero politico e attivista per la democrazia, Nasheed era diventato presidente nel 2008, nelle prime elezioni democratiche dopo 30 anni.
Il Segretario dell'AICC dice a Fides: "Guardiamo alla situazione nelle Maldive con estrema apprensione. Il rischio è che si insedi un nuovo potere non democratico, ma dittatoriale o militare. Questo potrebbe portare a un peggioramento nel campo dei diritti umani e delle libertà individuali, già molto compresse. Le Maldive sono uno stato islamico che vieta le chiese, il culto cristiano e le Bibbie. Un paradiso per i turisti, un inferno per i cristiani". Dayal conclude: "La nostra speranza è che i cittadini si ispirino ai movimenti della Primavera araba e promuovano un cambiamento, verso un'apertura democratica, il rispetto dei diritti umani e delle libertà della persona".
Secondo la Costituzione del 1997, nelle Maldive l'Islam è la religione di stato. Ai non-musulmani è vietato il culto pubblico. Ogni musulmano che si converte a un'altra fede può perdere la cittadinanza. Nel 1998 tutti gli stranieri cristiani furono espulsi e i 50 cittadini cristiani delle Maldive furono incarcerati e islamizzati. Nel 2011 Shijo Kokkattu, professore cristiano di origine indiana, è stato espulso dal paese dopo che la polizia ha trovato una Bibbia e un Rosario in casa sua.

03/02/12

Emirates: 25 donne nelle Camere di Commercio. Non pià solo in cucina!


Da anni gli stati si creano Camere di Commercio per rappresentare e promuovere i loro prodotti nazionali. Per anni a rappresentare questi enti erano sempre uomini, soprattutto nei paesi islamici. Da qualche anno qualcosa è cambiato, grazie al consiglio delle donne imprenditrici degli Emirates. Al loro quarto congresso che si è tenuto il 27 gennaio di quest’anno, le donne hanno chiesto e ottenuto l’ammissione di 25 donne nelle Camere di Commercio degli Emirati.

Come ha spiegato la Dr Fatima al Marri, “ nel nostro paese, ci sono moltissime donne che contribuiscono all’economia, quindi è doveroso avere una rappresentanza e una voce anche dei nostri prodotti”. Il ministro dell’economia ha avviato i lavori dell’assemblea con queste parole : “ il valore di una società civile, lo si misura con il contributo delle sue persone uomini e donne insieme”.

Abbiamo sempre avuto un’immagine della donna islamica orientale, reclusa in casa dietro al suo velo, sempre pensando che i loro uomini sono ricchi e sono i loro padroni.

Come ha affermato Sheikha Hind Abdul Aziz AL Qassimi,presidente del Consiglio delle donne imprenditrici degli Emirati, “ è finito il tempo in cui le donne stavano in casa a pensare alla cucina, oggi giorno le donne vogliono dare il loro contributo alla società, non lo facciamo per denaro, lo facciamo perché vogliamo lasciare una traccia di noi.”

Comparando la nostra situazione, beate loro che lavorano semplicemente per lasciare una traccia di loro, al contrario nostro che dobbiamo lavorare per mantenerci e mantenere le nostre famiglie, ricorriamo ancora a leggi per avere il diritto e la tutela del posto di lavoro.

In altre realtà si lavora per contribuire alla crescita della società, noi nel nostro paese, ci sentiamo dire che il posto fisso è noioso, senza contare la precarietà di cui spesso sono vittime le donne.

Dounia Ettaib

27/01/12

Da Borgo Mezzanone (FG) un rischio concreto per tutta Italia

I gravissimi fatti che stanno avvenendo a Borgo Mezzanone (FG) a seguito del subentro presso il CARA locale della Croce Rossa Italiana nei nostri confronti, sono di una gravità inaudita anche perché si stanno svolgendo nel silenzio assoluto, ed a volte  complice, dei media locali e nazionali.
Parte della vicenda è nota e ci preme riassumerla.
Lo scorso 21 Dicembre 2011 il Consiglio di Stato ha ordinato il reintegro entro 30 giorni della Cri nella gestione del Cara foggiano, poiché la gara di affidamento dei servizi dal 2010 in poi era stata vinta dal nostro consorzio “Connecting People”, ci viene detto “in maniera illegittima”: ovviamente i nostri legali stanno già intraprendendo le azioni necessarie.
Quello che ancor di più però ci preoccupa e ci ferisce come operatori umanitari è l’altra parte della vicenda che è poco conosciuta e non vuole essere portata alla luce del sole.
La Croce Rossa Italiana, per ragioni a noi giuridicamente ed umanamente incomprensibili, si rifiuta categoricamente di riassorbire il personale uscente che era in forza al nostro Consorzio quindi quello che apparentemente sembra un affare “burocratico” nasconde in realtà un problema sociale e giuridico ben più importante perché in mezzo, a pagarne per primi e direttamente le conseguenze, vi sono ottanta lavoratori (e rispettiva famiglie) che chiedono soltanto che sia rispettato l’art 5 della convenzione stipulata tra l’UTG di Foggia e l’ente gestore. Tale articolo garantisce la continuità lavorativa per i lavoratori in caso di cambi di gestione di qualsiasi natura (l’ente gestore che subentra deve cioè assumere i lavoratori che già prestavano servizio_ art 37 CCNL cooperative sociali richiamato dall art 5 della convenzione).
Dicevamo problema sociale, per quelle famiglie, e giuridico perché se il Prefetto di Foggia continuerà con l’avallare questo rifiuto di CRI, si creerà un precedente pericolosissimo ed estendibile a tutta Italia mettendo in serio pericolo tutti i lavoratori dei vari centri per immigrati (e non solo) sparsi sul territorio.
Non solo quindi chiediamo la mobilitazione dei media ma auspichiamo interventi netti e precisi da tutte le associazioni di categoria che operano nel terzo settore.
Giuseppe Scozzari

25/01/12

Botte da orbi tra CRI e Cpeople per il CARA di Borgo Mezzanone: cronistoria

Vendola incontra i lavoratori. Foto Giuseppe Cusumano
Continua il botta e risposta tra Croce Rossa Italia ed il Consorzio Connecting People per la gestione del CARA (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo Politico) di Borgo Mezzanone in Provincia di Foggia.
Ecco una breve cronistoria della vicenda, aggiornata al 23 Gennaio.
La vicenda
Lo scorso 21 Dicembre 2011 il consiglio di stato ha ordinato il reintegro entro 30 giorni della Cri nella gestione del Cara foggiano, poiché la gara di affidamento dei servizi dal 2010 in poi era stata vinta dal consorzio siciliano “Connecting People” in maniera illegittima. Dopo due anni di battaglia, dunque, il centro che ospita per la maggioranza nordafricani, libici in particolare, tornerà ad essere gestito dalla più grande organizzazione umanitaria nazionale.
La Gara – Si trattava di un bando pubblicato per una capienza di 778 persone. L’offerta economica della Croce Rossa fu di 7.927.176 euro, mentre quella della Connecting People di 7.099.041. L’appalto fu affidato con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, quindi al consorzio siciliano, che gestisce anche i Cara di Trapani e Gorizia. La Croce Rossa, però, denunciò anomalie nella procedura di aggiudicazione e presentò ricorso al Tar: “Alla Connecting People é stato concesso di rimodulare le voci di costo per correggere il numero degli operatori senza variare l’importo dell’offerta a prezzo di gara già noto”, dissero dall’organizzazione umanitaria. Ma il Tar diede ragione alla Connecting People. Dopo il ricorso al Consiglio di Stato, l’affidamento alla Croce Rossa di questi giorni.
Durissima è stata subito la reazione di Connecting People . “Quando abbiamo cominciato a gestire il centro, la struttura era in pessime condizioni,” spiega Giuseppe Scozzari, presidente del consorzio. “Fortunatamente di tutto questo abbiamo la documentazione fotografica. Stupisce l’idea che gli stessi responsabili di allora, oggi scomodino concetti come quelli di azione umanitaria e tutela dei diritti dei vulnerabili. I servizi offerti in una struttura ridotta così non potevano certo essere adeguati alla tutela dei diritti dell’essere umano. Abbiamo incontrato mille difficoltà anche strutturali che abbiamo superato recentemente portando a termine numerosi lavori in corso”
Connecting People in questi due anni di gestione ha portato la qualità dei servizi ad altissimo livello, come negli altri centri che gestisce sul territorio italiano (vedi su sito www.cpeople.it).
Durante la nostra gestione,” dichiara ancora Micalizzi, “sono scomparsi gli episodi di intolleranza e le piccole rivolte legate alla scarsa qualità dei servizi e più in generale alla necessità di protezione di cui hanno bisogno le persone di cui ci occupiamo.”
“Ma quale ripristino della trasparenza, della legalità?” chiede Nicola Lo Noce, consigliere di Connecting People, usando le parole del commissario straordinario della CRI. “Ma se la Croce Rossa non può per la sua natura giuridica neppure partecipare alle gare d’appalto?” Lo statuto della CRI, infatti, non prevede la possibilità di partecipare a gare d’appalto e stipulare il relativo contratto, come stabilito dal TAR Lazio, sezione I ter con la sentenza n.32649/2010 e confermato dal Consiglio di Stato.
Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il 17 gennaio 2012, la Commissione della Prefettura ha riassegnato)la gestione del CARA a Croce Rossa. L’atto è stato subito impugnato da Connecting People con ricorso per la sospensiva al Tar Puglia. Ma il 19 gennaio 2012 il TAR ha rigettato il ricorso.
Quello che apparentemente sembra un affare “burocratico”, un ping pong di ricorsi e contro ricorsi tra contendenti del C.A.R.A, nasconde in realtà un problema sociale ben più importante perché in mezzo a pagarne per primi e direttamente le conseguenze vi sono ottanta lavoratori (e rispettiva famiglie) che chiedono soltanto che sia rispettato l’art 5 della convenzione stipulata tra l’UTG di Foggia e l’ente gestore; tale articolo garantisce la continuità lavorativa per i lavoratori in caso di cambi di gestione di qualsiasi natura (l’ente gestore che subentra deve cioè assumere i lavoratori che già prestavano servizio_ art 37 CCNL cooperative sociali richiamato dall art 5 della convenzione).
Quello che si è potuto notare in queste ore è il silenzio da parte delle Istituzioni Locali (Prefetto in primis), della Croce Rossa, che non solo per legge dovrebbe assumere i lavoratori di C.P, ma che sembra inoltre “latitare” di fronte alle pacifiche, educate (almeno perora) proteste di questi ragazzi che a ragione vogliono far valere i propri diritti.
Ci auguriamo che venga data la giusta voce a questi lavoratori, che pur nella protesta, con molta dignità stanno continuando ad operare nel C.A.R.A, e a garantire la loro professionalità nel fornire i servizi agli ospiti del centro.

24/01/12

Padre Arcangelo ed il percorso di fede degli immigrati del CARA di Foggia

Padre Arcangelo Maira (Missionario Scalabriniano, offrente servizio pastorale al campo dal dicembre 2008: testimone gestione CRI e CONNECTING) ci chiede di diffondere questa sua lettera.
“La tragico-commedia della partita a ping pong tra il consorzio Connecting People e la Croce Rossa Italiana allenati dai rispettivi avvocati e arbitrata dal TAR di Bari e dal Consiglio di Stato è arrivata alle ultime battute ed ora spetta alla Prefettura di Foggia assegnare la medaglia. Apprendo la scelta della Prefettura di Foggia, di dare seguito, così come prevede la legge, alla sentenza del Consiglio di Stato che sancisce il diritto della CRi a subentrare nella gestione del CARA di Borgo Mezzanone”.