28/05/12

La differenza tra Francesco Belsito e Stefano Mauri

Cara Italia, piove sul bagnato. Non bastavano gli scandali sui finanziamenti pubblici ai partiti, sui soldi distratti da Lusi e Belsito in favore di leader politici senza scupoli, sui documenti segreti del Santo Padre fatti uscire dal Vaticano e dati in pasto alla stampa. Oggi ce n'è una nuova. Che come tutti sanno riguarda il calcio scommesse e la collusione vergognosa tra giocatori professionisti e professionisti della mala.
Quasi la conferma che, oramai, non siamo più il paese della pizza, del sole e dei monumenti, ma quello della mafia, dei politici corrotti e degli scandali che mostrano una società guasta e senza ritegno. 

In molti si sono indignati stamattina non appena appresa la notizia, esternando tutto il proprio sdegno per una vicenda che già nel 2006 aveva sconquassato gli equilibri del calcio italiano. Ma - sorpresa - non lo hanno fatto alla stessa maniera in cui si sarebbero indignati se un altro Belsito avesse distratto denaro pubblico per comprare chissà cosa in chissà quale angolo del pianeta. A tal punto che, se le accuse mosse a Mauri&C. venissero confermate, si pone una riflessione quasi d'obbligo: Che differenza passa tra Francesco Belsito e Stefano Mauri? A primo impatto più di una. 

Il primo era il tesoriere di un partito eletto democraticamente dal popolo, che altrettanto democraticamente aveva ricevuto un bel gruzzolo di denaro pubblico. Il secondo, invece, è un semplice giocatore di calcio che non è riuscito a fermare l'avidità nata da una vita fatta di lusso e sfarzo, fregando i soldi dei colossi mondiali delle scommesse, società che la gente percepisce come surrogati delle banche. Giusto? Assolutamente no, perché non c'è nessuna differenza tra l'ex tesoriere della Lega e il capitano della Lazio. 

Entrambi hanno tradito due principi fondamentali della buona società: l'onestà e la passione. Due peculiarità che, ormai, appartengono a pochi. Hanno raggirato la buona fede di milioni di persone, umiliando coloro i quali lottano davvero per le cose in cui credono, non fermandosi mai di fronte le difficoltà. Hanno offeso quei tanti giovani che ancora credono nella buona politica e nel calcio sano, quello che nasce tra i campi in terra battuta delle parrocchie, fatto di sogni e di speranze. Ecco perché bisognerebbe indignarsi allo stesso modo per entrambe le cose, cercando di non prendere come metro di giudizio il fattore soldi pubblici/soldi privati ma il tradimento di quei valori non negoziabili che son gli stessi con i quali cresciamo i nostri figli. 

Ps. Riguardo il metro di giudizio soldi pubblici/soldi privati va fatto un appunto. I soldi di quegli scommettitori che con molte speranze cercavano di vincere qualche cosa son da considerarsi come pubblici o privati? E quelli di tutti quei tifosi che con passione la domenica popolavano lo stadio Olimpico? E ancora: i soldi usati da ragazzini ingenui per comprare merchandising? Chi sa, risponda.




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