31/12/11

IL GIORNO PRIMO E L’OTTAVO/6. La vita: un fiume o un albero?


Ho appena letto la prefazione che C.S. Lewis scrisse nel 1945 al suo romanzo Il grande divorzio. Un sogno e vi ho trovato qualcosa che mi serve a scrivere il post di questa settimana. Si tratta di un romanzo su paradiso e inferno e vi dirò, forse, se non ve lo andrete a leggere, come va a finire. Nella prefazione, appunto, Lewis fa una considerazione sul come evolve il percorso della vita, secondo la sua convinzione.
 Egli immagina fondamentalmente che tale viaggio non consista nel seguire un lungo fiume che permette di stare nell’alveo intrapreso per un tempo lungo. Piuttosto, egli ritiene...
che continuamente questo procedere preveda il trovarsi a dei bivi, che impongono una cosa semplicissima: operare scelte. L’immagine più adatta alla vita sarebbe quindi quella di un albero: ogni poco, ecco una biforcazione e la necessità di dover stabilire se andare da una parte o da un’altra. La dinamica è complicata dal fatto che ognuna di tali scelte è tra un bene e un male, piccolo o grande che sia, e avvicina o allontana sempre più dal bene o dal male assoluto. Inoltre, secondo Lewis ognuno di noi, quando è salito inizialmente sul tronco principale della vita, si trovava in una condizione privilegiata, e abbastanza pura, di bene: per cui, procedendo nelle scelte e trovandoci spesso ad aver deciso per qualcosa di non buono, ci allontaniamo da quella perfezione iniziale e diventiamo espressione di molti compromessi abbastanza spurii.

A questo punto viene la cosa più interessante: come fare per avvicinarsi maggiormente alla condizione buona dell’inizio e riscattarsi? È sufficiente cercare di scegliere il bene a partire dal momento in cui ci siamo accorti del suo valore, e continuare ad andare avanti dal punto in cui ci troviamo? No! Per Lewis, non si può riprendere la strada del bene se non tornando indietro al punto in cui abbiamo incominciato ad allontanarci da esso; comprendere cosa è accaduto e scegliere in modo nuovo. Il male non può mai trasformarsi in bene: esso tuttalpiù serve, fa parte dell’esistenza personale, impone di farci i conti, ma non può trasformarsi in qualcosa di diverso, nemmeno col passare del tempo. Per questo, bisogna tornare indietro, a quel bivio che possa rimetterci su una strada buona.

È ovvio che questa è un prospettiva dura. Ma non incomprensibile. La trovo interessante e illuminate nel momento in cui stiamo per accedere al nuovo anno e magari pensiamo, come dicono molti, solo a lasciarci il passato alle spalle: questo non sembra possibile. Il passato fa sempre parte di noi e, soprattutto quando in esso è disseminato qualcosa di non buono, ci condiziona al punto che, per riprenderci, dobbiamo ritornarvi. Non si va sempre avanti. Siamo un elastico che sente la tensione generata continuamente dalle sue scelte: quelle buone ti spingono sempre avanti, quelle sbagliate ti tirano sempre indietro.

L’augurio che condivido con voi: che cerchiamo la tensione buona e che facciamo qualsiasi cosa, pur con sacrificio, per recuperarla, foss’anche il tornare umilmente indietro. Mi fa molto pensare, in questi giorni, ai responsabili della cosa pubblica e ai politici: ma è la dinamica con cui dobbiamo fare i conti tutti quanti.

Buon cammino.

Don Alberto

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