12/10/11

Purificare l’aria…. cominciando da sotto casa nostra

L’immagine splendida usata dal Cardinale Bagnasco nella sua ultima prolusione al Consiglio Permanente Cei – purificare l’aria - e ripresa con varie sfumature da tutti i media nazionali, mi ha a lungo tormentato in questi giorni perché prima di pensare a chi fosse indirizzata (al mio prossimo), l’ho sentita a lungo nelle mie orecchie.
 “Ecco perché – dice il Cardinale- si tratta non solo di fare in maniera diversa, ma di pensare diversamente: c’è da purificare l’aria perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate.”
Ho pensato dapprima a me, a mia moglie, ai miei figli per poi passare ai miei vicini, ai miei colleghi di ufficio, al gruppo famiglie della mia parrocchia e via dicendo.
Voglio raccontare alcuni esempi per farmi capire.
Mia moglie era alla ricerca di un tipografo economico per stampare le copie della tesi che presto lei si accingerà a discutere. Prezzi altissimi dovunque finché un amico della Parrocchia che frequentiamo ci invia da un altro ragazzo, catechista, che di mestiere fa il tipografo. Concordato l’ottimo prezzo avviamo la stampa.
Ritirando le copie della tesi mia moglie chiede: puoi farmi per favore la fattura? E di risposta si sente dire: eh no, allora devo farti il venti per cento in più.
A parte che oggi è il ventuno per cento mi domando, quando cominciamo noi (io) per primi a purificare la nostra aria?
E’ un piccolo esempio lo so, ma credo che sia significato del fatto che se non ci mettiamo tutti di impegno, ognuno nel proprio ambito, questa purificazione non avverrà mai, non potrà esserci solo calata addosso dall’alto: quel cambiamento non temuto ma cercato!
E così mi sono venuti in mente poi quei saloni dove avvengono le riunioni di condominio, di lavoro, i direttivi delle nostre associazioni e che dopo ore ed ore di discussioni e litigi sono intrisi di ripicche, odio, parole non dette se non alle spalle e quella sensazione generale di essere finiti in un labirinto che richiede, per venirne fuori, uno sforzo supplementare di perdono che non siamo più capaci di fare. Poi la corsa alla porta per uscire fuori, respirare aria nuova e cercare con lo sguardo i consiglieri più giovani per dire loro: non è sempre così.
Potranno contribuire i cattolici col loro nuovo e più grande impegno in politica a portare questa purificazione? Credo proprio di sì.
Anche qui voglio fare un piccolo esempio.
Nel mio lungo percorso di giornalista ho potuto incontrare tante volte molti cattolici che ricoprivano, e ricoprono ancora, ruoli di governo o nelle amministrazioni locali od in quelle nazionali.
Giovedì scorso ero in piazza alla manifestazione delle Famiglie Numerose (di cui il nostro Avvenire ha dato ampio resoconto) ed ho incontrato Gigi De Palo, attuale assessore alla Famiglia del Comune di Roma, padre di quattro figli (uno in arrivo!) ed anche lui con noi incatenatosi per protestare contro l’abbandono della famiglia da parte dello Stato.
Tra un tintinnare di catene e l’altro l’assessore De Palo, ex presidente Acli di Roma ed ex presidente Forum Famiglie del Lazio, mi ha confidato: “Non ci crederai perché i giornali ne parlano poco ma sono riuscito a fare di più per la famiglia in pochi mesi di assessore che in tanti anni ai vertici di due importanti associazioni nazionali.”
Ci credo eccome e mi pare la risposta più efficace a chi si chiede ancora se sia così importante, come cattolici, impegnarsi ed arrivare là dove si comanda, là nelle varie “stanze dei bottoni”.
Da sempre la Chiesa lo dice, ora forse vi è più insistenza perché i tempi lo chiedono ed anche qui c’è bisogno dello spirito dei giovani della Gmg che non temono il cambiamento ma lo cercano.
Giorgio Gibertini

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