16/11/11

Quello che ho imparato dal gabbiano Jonathan



Ho letto tanto,forse troppo,non ho ascoltato nemmeno l'oculista che quando ero ragazzina,preoccupato dalla mia miopia in ascesa folle,mi aveva consigliato di sforzare di meno gli occhi.
Per me un romanzo è una finestra su un dipinto in movimento,una chance per conoscermi meglio in base alle emozioni che riesce a far traspirare da me,un pò come una canzone,solo che dura di più.
Se mi domandassero qual è il mio libro preferito,non saprei rispondere.
I romanzi più belli li hanno scritti i francesi,i più toccanti gli italiani,i più struggenti i sudamericani ma anche gli spagnoli.
Almeno,secondo me.
Ma"Il gabbiano Jonathan Livingston"di Richard Bach è più di una storia:è un insegnamento di vita.
Jonathan viene presto emarginato dallo stormo,la cui preoccupazione primaria è procacciarsi del cibo:a lui interessa perfezionare sempre più il suo modo di volare.
Arriverà il momento dell'incontro con altri meravigliosi emarginati che perseguono il suo stesso obiettivo:migliorare,migliorare incessantemente.
E ci saranno nuove separazioni e nuovi voli.
Riallacciandomi al messaggio di questa storia,ho inventato un motto:io sono in perenne sfida con me stessa in un costante impulso al miglioramento.
Poi,spesso fallisco ma l'importante è non vivere soltanto per rimpinzarsi.

1 commento:

  1. Se non ti dispiace avrei usato il tuo disegno:

    http://imieihaiku.blogspot.com/2012/03/bianchi-gabbiani.html

    Grazie e complimenti per il blog!

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