16/03/12

Ci facciamo un litro di benzina od una bottiglia di Champagne?


La benzina a due euro al litro. Ecco la più visibile conseguenza negativa della crisi globale. Con ripercussioni ancora più negative sulla vita quotidiana, sulle tasche e sui risparmi dei cittadini. Nel frattempo, stanno per farsi sentire direttamente sulla pelle, è questione ormai di giorni, le scottature che saranno provocate dagli aumenti delle tasse: quelle nazionali e locali, quelle sopratutto sul primo bene, la casa. Oggi poi qualcuno parla addirittura di “venerdì nero” riferendosi al primo effetto concreto delle manovre: il prelievo fiscale che incide su oltre cinque milioni di imprese piccole e medie e sui lavoratori autonomi. Lo Stato incasserà così 9,3 miliardi di euro, mentre altri 5 miliardi arriveranno dalle ritenute Irpef sui dipendenti, per un totale di quasi 14 miliardi e mezzo di euro. Il venerdì della maxi scadenza fiscale conferma che la pressione del nostro Fisco non ha mai raggiunto livelli tanto elevati.
Intanto sta calando in maniera vistosa il ritmo dei consumi: se è stata toccata perfino la spesa per gli alimentari, ciò significa che si sta raschiando il fondo del barile e che si sta tornando ai primi anni Ottanta. Preoccupante pure il continuo peggioramento delle condizioni della classe media, rilevata in molte indagini statistiche sempre più vicina al livello della povertà. Ecco perché l’allarme di Bankitalia, per cui il tetto delle tasse non può più essere sforato, e perché anche l’allarme di alcuni economisti liberali, per cui si deve porre a questo punto un limite invalicabile pure alla spesa pubblica. Il guaio è che non siamo ancora usciti completamente dall’emergenza e nessuno oggi è in grado di prevedere o tanto meno di quantificare altri, eventuali colpi di frusta. Altro dato negativo, la mancanza finora di una decisa inversione di rotta del sistema economico verso la ripresa e verso lo sviluppo. Eppure, tutti sanno che se non si innesta questa tanto sospirata ripresa non sarà neanche possibile creare nuovi posti di lavoro, per dare una minima risposta alle attese dei giovani disoccupati e delle donne.


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