21/05/12

Fischiano l'inno. Togliamo loro la cittadinanza

Solitamente non dovrebbe essere così. In una nazione non ci dovrebbero essere distinguo. La concordia e l'uguaglianza dovrebbe regnare sovrane. Eppure da noi accade il contrario. E ieri sera allo stadio olimpico abbiamo avuto la conferma. Il popolo del Belpaese, quello formato da santi, poeti e navigatori, è diviso in due categorie: gli Italiani e gli italiani.
I primi, con la I maiuscola, a sottolineare il loro attaccamento ai valori della patria, sono quelli che mandano avanti il paese. Quelli che si svegliano alle 5 del mattino per portare un pezzo di pane a casa alla fine della giornata, quelli che vanno a votare ogni qualvolta c'è una tornata elettorale perché convinti che non ci siano solo diritti ma anche doveri, quelli che pagano le tasse senza aprire bocca perché consapevoli che quei soldi andranno a garantire i servizi, quelli che quando guardano il tricolore hanno la pelle d'oca.

I secondi, invece, hanno la i minuscola. Sono quelli che vivono sulle spalle dei primi, quelli che evadono le tasse, quelli che se infischiano delle regole, quelli che preferirebbero scappare via da questo paese, quelli che fischiano il nostro inno, come ieri prima dell'inizio della finale di Coppa Italia tra Juventus e Napoli, vinta per due reti a zero dalla squadra partenopea. Inutile, se non scontato, dire quanto sia stato esecrabile il gesto di quest'ultimi. Fischiare il nostro inno è già grave di per se, ma lo è ancor di più in questo difficile momento per il nostro paese, flagellato nel fine settimana da una scia di sangue, lunga dall'Emilia-Romagna alla Puglia, che facilmente ci scorderemo. 

Dovremmo stare uniti, stringerci a coorte, come recita il nostro inno. E invece c'è una parte del nostro paese che rifugge tutto ciò. Ai super intelligenti che ieri all'Olimpico hanno mandato in scena uno dei peggiori episodi del nostro calcio, e del nostro paese, andrebbe tolta la cittadinanza. In fin dei conti cosa ci fanno codesti 'signori' con qualcosa che detestano? Nulla. E allora, a questo punto, sarebbe meglio un po' di turn over, per rimanere in tema calcistico. Magari, come affermato poco sopra, togliendo loro la cittadinanza e dandola a quegli immigrati che tanto amano il nostro paese. Esatto, quelli che come gli Italiani, con la I maiuscola ovviamente, si alzano alle 5 del mattino, pagano le tasse, amano il sole, gli spaghetti e adottano di propria volontà i nostri valori e le nostre usanze.

Sarebbero in tanti a volerla. E non per una questione di opportunità, ma per un fatto di amore verso la nostra terra e la nostra gente. Ci sono, per esempio, gli immigrati di seconda generazione, nati in Italia da genitori stranieri, perfettamente integrati nella nostra società. E perché no anche coloro che con lo ius soli non hanno nulla a che fare, ma che del nostro paese hanno imparato ad amare e apprezzare tutto. Almeno gli italiani dell'Olimpico, quelli con la i minuscola, proveranno il brivido di passare intere giornate in Questura, stipati in improbabili sale d'aspetto come animali pur di ottenere quella libertà che in altre parti del mondo non è un diritto, ma un lusso. 






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