13/03/12

Il Dio di Tarzan: spunta un racconto religioso dell'eroe della foresta

 "Sì, Tarzan aveva trovato Dio e trascorse la gior­nata ad attribuirgli tutte le cose belle e giuste della natura. Ma c’era una creatura che lo turba­va. Non riusciva a conciliarla con l’i­dea di questo Dio appena scoperto. Chi aveva creato Histah il serpen­te? ». È il finale di uno dei dodici rac­conti di Tarzan contenuti in quello che è forse il libro più famoso che narra le vicende dell’eroe della fore­sta: Racconti della giungla. Uscito nel 1919, dedicato alle esperienze 'giovanili' di Tarzan, era servito al suo autore, Edgar Rice Burroughs, a rinsaldare la fama che si era creata intorno al suo personaggio, nato col racconto Tarzan delle scimmie pub­blicato nell’ottobre 1912 sulla rivista  The all-story. 
100 anni fa nasceva Tarzan, oggi scopriamo che nella foresta aveva incontrato Dio, ed oggi possiamo anche leggerlo a noi, ed ai nostri figli, perché tutti siamo cresciuti con lui ed io vedo anche i miei figli chiedermi il cartone animato e ripassare la storia sui libretti illustrati:  si intitola Il Dio di Tarzan e viene riproposto da Donzelli Editore, in occasione dei cento anni dalla nascita dell’uomo scim­mia,
Ma come fa il giovane Tarzan, rampollo di una nobile famiglia britannica, ma cresciuto da una scimmia nel­l’impenetrabile foresta africana, a scoprire Dio?
La fervida fantasia di Burroughs si affida all’innata pre­senza divina nell’anima di ogni uo­mo e al singolarissimo escamotage  dei... libri del padre. Tarzan, infatti, torna spesso alla capanna in cui le scimmie lo hanno preso dalla culla dopo che i suoi genitori erano stati uccisi. Qui è attratto dai libri di suo padre, in particolare un dizionario inglese, e con la curiosità propria di ogni ragazzo, cerca di muovercisi dentro: «Con grande fatica e usando anche infinita pazienza, egli era riu­scito senza aiuto alcuno a scoprire la funzione di quei piccoli insetti che scorrazzavano per le pagine stampate. Aveva imparato che nelle molteplici combinazioni parlavano un muto linguaggio». Gli insetti, na­turalmente, sono le lettere dell’alfa­beto. Le maiuscole sono per lui in­setti maschio. Le minuscole insetti femmina. E quando si imbatte nella paro­la God la sua curiosità si acui­sce......
E via raccontando.... lascio a voi la scoperta di questo Tarzan religioso e chiudo citando Avvenire, da cui prendo la notizia, lo definisce: "Un rac­conto immaginifico di grande effi­cacia simbolica. Una catechesi straordinaria e disarmante. Ed è for­se persino superfluo chiedersi per­ché se ne sia perduta traccia nei film, cartoni e telefilm che hanno reso immortale Tarzan. "
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Da Avvenire leggi
IL CASO. Fra le prime storie del suo inventore Edgar Rice Burroughs, spunta un racconto religioso dell’eroe della foresta. Pressoché ignorato.« Sì, Tarzan aveva trovato Dio e trascorse la gior­nata ad attribuirgli tutte le cose belle e giuste della natura. Ma c’era una creatura che lo turba­va. Non riusciva a conciliarla con l’i­dea di questo Dio appena scoperto. Chi aveva creato Histah il serpen­te? ». È il finale di uno dei dodici rac­conti di Tarzan contenuti in quello che è forse il libro più famoso che narra le vicende dell’eroe della fore­sta: Racconti della giungla. Uscito nel 1919, dedicato alle esperienze 'giovanili' di Tarzan, era servito al suo autore, Edgar Rice Burroughs, a rinsaldare la fama che si era creata intorno al suo personaggio, nato col racconto Tarzan delle scimmie pub­blicato nell’ottobre 1912 sulla rivista The all-story.
Una raccolta che da sempre la critica considera la più riuscita della saga dell’uomo scim­mia e che i fumettisti hanno subito eletto come la più efficace per im­patto immaginifico e narrativo, fra tutti i 28 libri su Tarzan usciti dalla penna di Burroughs e tradotti in 50 lingue. Per non dire di cineasti, sce­neggiatori televisivi e 'creatori' di cloni (invariabilmente catalogati co­me 'tarzanidi') capaci di produrre su Tarzan almeno una trentina di film, decine di serie televisive e di cartoni animati, fissando il perso­naggio nell’immaginario del XX se­colo e chissà di quanti secoli ancora. Un’immaginario collettivo nel qua­le, tuttavia, non sembra mai entrato il racconto nel quale Tarzan scopre l’esistenza di Dio. Si intitola Il Dio di Tarzan e viene riproposto da Donzelli Editore, in occasione dei cento anni dalla nascita dell’uomo scim­mia, nell’originario volume Tarzan. Racconti della giungla, impreziosito da numerose illustrazioni di Burne Hogarth: il fumettista morto nel 1996, capace di dare negli anni ’30 a Tarzan quelle fattezze dalle quali nessun altro si è più discostato. Ma come fa il giovane Tarzan, rampollo di una nobile famiglia britannica, ma cresciuto da una scimmia nel­l’impenetrabile foresta africana, a scoprire Dio? La fervida fantasia di Burroughs si affida all’innata pre­senza divina nell’anima di ogni uo­mo e al singolarissimo escamotage  dei... libri del padre. Tarzan, infatti, torna spesso alla capanna in cui le scimmie lo hanno preso dalla culla dopo che i suoi genitori erano stati uccisi. Qui è attratto dai libri di suo padre, in particolare un dizionario inglese, e con la curiosità propria di ogni ragazzo, cerca di muovercisi dentro: «Con grande fatica e usando anche infinita pazienza, egli era riu­scito senza aiuto alcuno a scoprire la funzione di quei piccoli insetti che scorrazzavano per le pagine stampate. Aveva imparato che nelle molteplici combinazioni parlavano un muto linguaggio». Gli insetti, na­turalmente, sono le lettere dell’alfa­beto. Le maiuscole sono per lui in­setti maschio. Le minuscole insetti femmina. E quando si imbatte nella paro­la God la sua curiosità si acui­sce. Un po’ perché è la più cor­ta che ha potuto osservare; un po’ perché «iniziava, in quel dizionario, con un insetto-g maschio molto più grande di quelli intorno»... potenza dei segni; un po’ «per il gran nume­ro di insetti maschio che compari­vano nella definizione: Divinità Su­prema, Creatore, Padrone dell’Uni­verso, Onnipotente...». Insomma, «God doveva essere assai importan­te ». E se ne convince ancor di più quando nota che in altri libri a quel­la parola si associano immagini di grandi edifici. Forse, deduce, God è un grande condottiero. Mai però si imbatte in qualcosa che gliene mo­stri le sembianze. Chiede alle scim­mie anziane, che però non possono capire. Spia il villaggio dei «neri» in­digeni e gli pare di individuare God nello stregone. Ma siccome God non potrà essere mai forte come Tarzan, il più forte della giungla, lo sfida a viso aperto. È in questa sfida, come per tanti personaggi biblici, che Dio comincia a rivelarsi. Nella colluttazione col capo villaggio che ne segue, Tarzan ha presto il soprav­vento, ma quando sta per uccidere, secondo il suo istinto, per la prima volta si commuove nell’osservarne quel volto che implora pietà e la sua mano non riesce a calare il fendente decisivo. Nella giungla, il giorno do­po, il grande serpente rapisce il fi­glio di Teeka, la scimmia femmina con la quale ha diviso i giochi di bambino. Tutte le scimmie fuggono ma Teeka si getta fra le spire del ser­pente per salvare il figlio. Lui fa lo stesso per salvare Teeka. Missione impossibile che però a Tarzan rie­sce. Ma perché Teeka «si è lanciata contro il terribile Histah» sacrifican­dosi per salvare il figlio? Perché lui lo ha fatto per Teeka? E che cosa mai a­veva potuto fermare la mano di Tar­zan dall’uccidere quell’uomo? «Co­sa lo spingeva a fare quelle cose? Qualcuno più forte di lui doveva co­stringerlo ad agire, certe volte. 'On­nipotente' pensò Tarzan», tornando con la mente alla sequenza di «in­setti grandi» che segue la parola God. o non posso vederlo ma « I so che deve essere God a fare certe cose». Un rac­conto immaginifico di grande effi­cacia simbolica. Una catechesi straordinaria e disarmante. Ed è for­se persino superfluo chiedersi per­ché se ne sia perduta traccia nei film, cartoni e telefilm che hanno reso immortale Tarzan.

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