13/03/12

Quaresima: ecco un po’ di storia (seconda parte)


[La prima parte è stata pubblicata martedì 6 marzo]
Dom Prosper Guéranger, nella sua opera dedicata all’anno liturgico, identifica alcuni tratti salienti e caratterizzanti il tempo di Quaresima, così come esso si è configurato nella storia della Chiesa. In particolare, essendo lo stesso autore un esimio esponente della tradizione monastica benedettina, non mancano riferimenti alla Regola del fondatore san Benedetto da Norcia (480 ca.-547 ca.) e allo stile monastico, pur avendo il medesimo come orizzonte di riferimento la storia ecclesiale in genere.

A caratterizzare la Quaresima è, innanzitutto, la preghiera: «A tutti i fedeli, anche i più ferventi, essa offre questo tempo come ritiro annuale che loro offre l'occasione di riparare le negligenze passate e ravvivare la fiamma del loro zelo».
Di assoluto rilievo anche la penitenza, la quale «[…] s'esercita, o meglio s'esercitava, principalmente mediante la pratica del digiuno. […] Essa risale ai primi tempi del cristianesimo, ed è anche anteriore. La pratica del digiuno fu osservata dai profeti Mosè ed Elia, […] per quaranta giorni e quaranta notti fu osservata da Nostro Signore in modo assoluto, senza prendere il minimo alimento; e sebbene egli non abbia voluto farne un precetto, che non sarebbe stato più suscettibile di dispense, pure tenne a dichiarare che il digiuno, spesso comandato da Dio nell'Antica Legge, sarebbe stato osservato anche dai figli della Nuova Legge». Prosegue così dom Guéranger: «Un giorno i discepoli di Giovanni si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Per qual motivo, mentre noi e i farisei digiuniamo spesso, i tuoi discepoli non digiunano?" E Gesù rispose loro: "Come è possibile che gli amici dello sposo possano fare lutto finché lo sposo è con loro? Verranno poi i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno" (Mt 9,14-15). I primi cristiani si ricordarono di quelle parole di Gesù, e cominciarono molto presto a passare nel digiuno assoluto i tre giorni (che per loro era uno solo) del mistero della Redenzione, cioè dal Giovedì santo al mattino di Pasqua».
Per ricordare solo alcune delle testimonianze più antiche, fin dal secondo e terzo secolo abbiamo notizie storiche che riguardano il digiuno dei fedeli il Venerdì e il Sabato Santo, e sant'Ireneo (130-202), nella lettera a Papa san Vittore, afferma che molte Chiese d'Oriente facevano la stessa cosa durante tutta la Settimana Santa. Come abbiamo già accennato, il digiuno pasquale si diffuse poi nel IV secolo, sino a quando la preparazione alla Pasqua divenne di quaranta giorni. Abbiamo così la “Quadragesima”, “Quarantena” o Quaresima, la cui più antica menzione in Oriente riguarda il canone quinto del Concilio di Nicea (325). Il vescovo san Serapione di Thmuis (†362 ca.), a sua volta, attesta nel 331 che la Quaresima era una pratica universale, sia in Oriente che in Occidente. Il vescovo sant’Ambrogio (340 ca.-397) ci ricorda che il digiuno non si applica alle domeniche, in cui però viene conservato il colore liturgico penitenziale del morello o viola.
I Sermoni di sant'Agostino d’Ippona (354-430) dimostrano che la Quaresima cominciava sei domeniche prima di Pasqua. Di fatto, siccome la domenica non si digiunava, rimanevano 34 giorni, che giungevano a 36 con il Venerdì e il Sabato Santo. Tuttavia, la Quaresima restava sempre una "quarantena" di preparazione alla solennità della Pasqua. Anche allora – come oggi – il digiuno non era però pensato come una pratica a se stante e l'unico mezzo per prepararsi alla Pasqua. Sant'Agostino insiste quindi anche su altre pratiche: il fervore della preghiera, l'umiltà, la rinuncia ai desideri meno buoni, la generosità nell'elemosina, il perdono delle offese e la pratica d'ogni opera di pietà e di carità.
Anche il Papa san Leone (390 ca.-461), dopo aver insistito sui vantaggi del digiuno corporale, raccomandava energicamente l'esercizio della mortificazione e della penitenza, e soprattutto l'aborrimento del peccato, nonché la pratica fervente delle opere buone e di tutte le virtù.
Passando con un balzo dall’antichità alla nostra epoca, in questa linea si colloca anche la Costituzione apostolica del Concilio Vaticano II sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium (4 dicembre 1963), che al n. 110 così afferma: «La penitenza quaresimale non sia soltanto interna e individuale, ma anche esterna e sociale». Tema attualissimo quest’ultimo, ripreso infatti da Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima 2012, che ha un titolo biblico emblematico: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24), che è caratterizzato da questo incipit: «… la Quaresima ci offre ancora una volta l'opportunità di riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l'aiuto della Parola di Dio e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario. è un percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di vivere la gioia pasquale».
Insomma, la Quaresima come un tempo forte in cui riprendere coscienza della vita cristiana in tutta la sua totalità e in tutti i suoi aspetti, in attesa che la gioia della Risurrezione possa irrompere di nuovo nei cuori.
Andrea Menegotto

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