03/05/12

Rapporto primavera araba un anno dopo 6: Siria


Il quadro dei diritti umani in Siria, paese da quarant’anni sottoposto al pugno di ferro della famiglia al-Assad, si è ulteriormente aggravato dopo il dilagare delle manifestazioni di protesta iniziate il 18 marzo 2011 a Dera’a e subito represse con brutalità dalle forze di sicurezza e dall’esercito. In proteste nella maggioranza dei casi pacifiche persone provenienti da diversi settori della società siriana, compresa una quota della popolazione femminile, si sono ritrovate unite contro il regime e anche contro il silenzio della comunità internazionale e la posizione della Russia e della Cina. Nel corso delle manifestazioni indette ogni venerdì, parallelamente alla crescente consapevolezza dei propri diritti da parte di sempre più ampi strati della popolazione è emersa una nuova generazione di attivisti dei diritti umani. Le riforme, definite cosmetiche, concesse dal presidente Assad a fronte della pressione della piazza e della condanna internazionale (tra cui amnistie per reati d’opinione, provvedimenti per consentire lo svolgimento di manifestazioni pacifiche a certe condizioni e la registrazione legale dei partiti politici diversi dal Baath di governo) non hanno intaccato quello zoccolo duro di provvedimenti in vigore in Siria fortemente limitativi del godimento dei diritti umani.

La prosecuzione delle proteste è stata affrontata con un ricorso eccessivo alla forza “including lethal force” contro i manifestanti ma anche contro la popolazione inerte. Da metà dicembre oltre 8.000 secondo il rapporto delle Nazioni Unite, tra cui 200 bambini, sarebbero deceduti in relazione alle proteste; nella maggior parte dei casi si è trattato di civili colpiti dalle forze governative, talora anche durante cerimonie funebri di altre vittime. Migliaia di persone sono state arrestate e hanno subito pratiche di tortura, della quale Amnesty International ha avuto anche testimonianza diretta dalle vittime. Le forze di sicurezza hanno effettuato veri e propri rastrellamenti e si ha notizia di mutilazioni inferte ai cadaveri e di crudeltà commesse ai danni di persone già ferite e del personale sanitario che le aveva in cura.

Pesanti limitazioni sono state poste agli operatori dell’informazione nazionali ed internazionali e anche i siriani all’estero impegnati in attività di solidarietà con la madrepatria sarebbero stati minacciati o aggrediti. Nel frattempo le sanzioni poste dalla comunità internazionale e il crollo degli introiti della voce turismo hanno messo in ginocchio l’economia. Mentre il Consiglio Nazionale Siriano costituitosi a ottobre opera come sponda per le forze interne ed esterne che mirano a rovesciare il regime di Assad, la roadmap concordata con le autorità siriane dalla Lega degli Stati Arabi per uscire dalla crisi non ha avuto successo, dal momento che Damasco non ha fermato tutti gli atti di violenza contro i siriani ne’ liberato tutti coloro che sono detenuti a causa degli eventi attuali.

Il livello e la gravità delle violazioni dei diritti umani in Siria nel 2011 non solo ha rappresentato un drammatico peggioramento di un quadro già critico ma configura un quadro di crimini contro l'umanità. La situazione appare del tutto irrisolta ancora oggi e nonostante tutto il governo non ha mostrato alcun segno di allentamento della repressione.

Maria Leone

0 commenti:

Posta un commento