25/01/12

Dall'inferno berlusconiano al nirvana dei professori: la stampa tace!

Scioperi, blocchi stradali e rivolte. Non c’è Berlusconi e la stampa tace. Monti che dà lezione al gotha dell’Eurogruppo, Monti invitato da Obama alla Casa Bianca, Monti il salvatore della patria: a scorrere i grandi quotidiani - e a leggere i loro articoli di fondo - sembra che l’Italia sia passata di colpo dall’inferno berlusconiano, anticamera del disastro nazionale, al nirvana dei professori, con un orizzonte radioso e salvifico per tutti, anche per gli sfigati che a 28 anni non hanno ancora la laurea.

Eppure l’Italia è un Paese in ginocchio, paralizzato per giorni da uno sciopero dei tir su cui il governo ha visibilmente temporeggiato senza ripristinare tempestivamente una situazione di normalità e consentire così a tutti di circolare liberamente. I tassisti sono sul piede di guerra, i sindacati pronti alla mobilitazione, ma no: va tutto bene, madama la marchesa, nonostante il bollettino di guerra che gli aulici commentatori della grande stampa ignorano con la sfrontatezza di regime degna di un’agenzia Stefani di mussoliniana memoria o, meglio, con la laconicità dei dispacci della sovietica Tass.
Il teorema, indimostrato e indimostrabile, è sempre lo stesso: fuori Berlusconi, finiti i guai.
La realtà viene artatamente nascosta dal quarto potere di casa nostra, a cui fa inevitabilmente eco la stampa internazionale. Ma, fatto questo preambolo, ci chiediamo cosa aspetta il governo a bloccare Tir selvaggio prima che i danni diventino irreparabili. Industria, agricoltura e distribuzione sono sull’orlo del collasso, i danni per la paralisi dell’autotrasporto possono essere stimati in almeno 200 milioni di euro al giorno (50 al giorno per frutta, verdura, latte e fiori e, per di più, bisogna sostenere i costi di smaltimento dei prodotti freschi che rimangono nelle aziende).
Le catene commerciali lamentano i disagi generati da un’Italia spaccata e di un ciclo logistico impazzito: è in crisi il rifornimento di merci nei punti vendita, sia quello proveniente direttamente dai fornitori sia quello che arriva attraverso i centri di distribuzione. Per i supermercati è andato in fumo il 40 per cento dei prodotti deperibili, ed è a rischio la spesa quotidiana delle famiglie. Alcuni stabilimenti Fiat ieri hanno soppresso i primi due turni con una mancata produzione di 4.200 vetture.
Bloccata l’industria degli elettrodomestici. Funziona a rilento la distribuzione di farmaci. E il premier? Si è limitato ad affermare che va difeso il diritto allo sciopero, ma bisogna anche esigere il rispetto della legalità. Aggiungendo che prima di intervenire dovrà fare un’analisi approfondita e aggiornata “che ora io non ho in questo momento”. Lo avesse detto Berlusconi, sarebbe subito piovuta una mozione di sfiducia da discutere con urgenza in Parlamento.
Ai tempi del Cavaliere si sarebbe scritto che gli scioperi dei tir – Pinochet insegna – sono l’avvisaglia di un golpe imminente. In Cile gli storici dicono che ad armare i camionisti fu la Cia, ma non è fortunatamente il caso dell’Italia di Monti: qui la Cia, infatti, sta col governo.
Di Paolo

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