28/08/11

Sarde a beccafico


- 1 kg di sarde (in numero pari)
- 100 g di pangrattato
- 10 mandorle tostate
- 10 olive nere snocciolate
- 5 filetti di acciuga o alici sott’olio
- 2 limoni
- 2 cucchiaini di zucchero
- 1 manciata di prezzemolo
- 1 cucchiaio di capperi sott’aceto
- 1 cucchiaio di uva sultanina
- 1 cucchiaio di pinoli
- 15 foglie di alloro
- Olio d’oliva
- Sale e pepe q.b.
Pulire le sarde e aprirle a libro, lavandole e asciugandole.
In una padella fare sciogliere in olio le acciughe. A fine cottura aggiungere il pangrattato amalgamando il tutto. Quando sarà freddo unite la scorza grattugiata dei due limoni e due cucchiai di succo di limone zuccherato.
Tritate il prezzemolo, i capperi, l’uvetta, i pinoli, le olive, le mandorle e aggiungerle al composto. Aggiustare di sale e pepe. Mischiare bene e, se risulta troppo asciutto, aggiustare con un po’ di olio d’oliva.
Farcire con l’impasto la metà delle sarde. Dopo averle disposte in una teglia da forno unta d’olio e pangrattato, coprirle con l’altra metà delle sarde.
Infilare tra una sarda e l’altra le foglie di alloro precedentemente lavate.
Prima di infornare irrorate le sarde con il rimanente succo di limone e con un filo d’olio.
Cuocere in forno caldo a 200° x 15 min.

27/08/11

Sciopero dei calciatori: lo scudetto della vergogna

Ho conosciuto qualche anno fa Damiano Tommasi (anno 2003 poco prima che smettesse di giocare, lui) ad un convegno sulla vita a Roma e consegnai a lui la maglietta con i tre bambini con scritto "Si alla vita". Lui, pur essendo un calciatore, devo essere sincero fece un bell'intervento e mi sorprese il suo amore ed attaccamento ai valori della vita che si possono anche ritrovare in quelli dello sport.
Ora me lo vedo continuamente in televisione e sui giornali a difendere i calciatori, le famiglie di lavoratori attorno al calcio, le persone dimenticate come una Camusso coi riccioli e pizzetto e la cosa mi sta facendo un po' innervosire.
Ho provato ad approfondire le motivazioni dello sciopero dei calciatori ma poi mi sono detto: non ho mai condiviso nessuno sciopero, neanche dei lavoratori, figuriamoci se posso minimamente spendere qualche parola per capire lo sciopero dei calciatori!
Qualche parola e qualche minuto per insultare (sportivamente si intende) questa massa di strafottenti e viziati ragazzi in calzoncini me li prendo perché sono un tifoso ed aspettavo l'inizio del campionato di stasera per poter dire anche io l'estate è finita, si riprende, dimentichiamoci i problemi e troviamoci davanti ad un televisore per esultare per il goal del Milan.
Magari neanche tutti i giocatori sono d'accordo con lo sciopero e ne sanno le motivazioni (vorrei sapere che ne pensa Boateng od Hamsik a tal proposito) ma davvero da domenica prossima in poi, o quando sarà, si meriterebbero stadi vuoti, zero telecamere, zero tappabuchi di San Siro e loro che entrano in campo con la paletta a sistemarsi le zolle.
Lo sappiamo tutti che dietro il calcio c'è business, soldi, potere e via dicendo e che le squadre con più tifosi in Italia sono aiutate dai grossi media per avere gli abbonamenti però poi alla fine pensiamo sempre che il pallone sia rotondo e se Strasser segna a Cagliari a tempo scaduto vuol dire che il calcio esiste anche per quello.
Certo, so anche che riprenderà il campionato e sarò il primo a commentare col mio amico Davide di Novate le partite in Facebook e ripartiranno gli sfottò via sms coi miei fratelli interisti.
Però vergogna ve lo voglio dire. Vergogna ve lo voglio scrivere. Vergogna ve lo voglio urlare. 
Perché siete peggio dei politici, voi fate parte di quel mondo fantastico a cui migliaia di migliaia di ragazzi aspirano e tutti gli altri guardano con ammirazione.
Non tutti vogliono fare i politici ma quasi tutti vorrebbero fare i calciatori perché è il giuoco più bello, perché ci sono soldi, fama, ricchezza e la domenica, dopo partita, quando ti intervistano puoi rispondere quello che vuoi tanto l'applauso è assicurato.
Caro Damiano, cari giocatori, non voglio neanche comprenderle le vostre ragioni perché anche se le avete non me ne frega niente!
Non passate da queste parti altrimenti vi rifilo un calcio nel didietro.
Andate a giocare (non dico lavorare) che per l'Italia e gli italiani sommersi dai problemi che neanche minimamente immaginate, eravate l'ultima e forse l'unica valvola di sfogo.
Forse questo non l'avete considerato.
Ma se è vero che stanno cambiando gli italiani spero che dopo esserci ritrovati tutti coi forconi sotto Monte Citorio ci si organizzi per venire tutti fuori dai vostri spogliatoi.
Vergogna ve lo voglio dire. Vergogna ve lo voglio scrivere. Vergogna ve lo voglio urlare. 

26/08/11

Photo Of The Week N°7 - Dal Cielo Sopra di Noi

Altro giro, altro regalo! Bentornati anche questa settimana ad assistere allo scatto più rappresentativo degli ultimi sette giorni. Vi presento oggi un capolavoro realizzato da una mia nuovissima amica di rete, Giulia, che ha deciso di portarci direttamente tra le nuvole. Un po' di distrazione in questi ultimi intensi giorni d'Agosto (dopo i quali la nostra Redazione tornerà a pieno regime). Non mi resta che augurarvi una buona visione e fare ancora una volta i complimenti a Giulia per la splendida foto!



Foto: Dal Cielo Sopra di Noi
Questa foto è stata scattata a Praga una decina di giorni fa con  la mia Nikon Coolpix P100; mi trovavo lì in vacanza e mi sono accorta di questo pallone sospeso in aria sopra l'isola di Kampa.
Era talmente bella l'immagine del pallone bianco contro il cielo pieno di nuvole e il riflesso del sole che
filtrava, che non ho smesso un attimo di guardarlo. Era un'attrazione turistica e per cinque giorni ci ha salutati dal cielo sopra di noi...

Autore: Giulia
Studentessa, amo e gioco con la fotografia da sempre. Sarà che il mio papà è fotografo e deve avermi trasmesso la passione con i geni. Non sono ancora troppo pratica di supporti, tecniche ed effetti, ma è il colpo d'occhio ad attirarmi ed è quello che cerco sempre di riproporre con le mie foto.
Un particolare, un punto di vista diverso, una prospettiva che si apre magicamente dentro la macchina fotografica. Qualche mese fa ho aperto un blog dove pubblico e condivido foto e pensieri: fate un salto e loro sapranno spiegarsi meglio di me!

Tintarelle di Luna
http://letintarellediluna.blogspot.com


Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!
 
 
 

Continuo la mia battaglia solitaria contro Trenitalia: bimbi gratis? Li mando da soli.

Devo andare a Milano con famiglia e siamo alle solite: come ci vado? In macchina! Col treno, nonostante tutti i tentativi di sconti famiglia e bimbi gratis, è praticamente impossibile. Con sconto famiglia (come scrissi per la Bussola quotidiana tempo addietro ed anche per il mio blog ) è impraticabile; con bimbi gratis impossibile. Per andare da Roma a Milano esistono solo i treni ad alta velocità (vi è un solo intercity al giorno che però impiega circa sette ore e non è comprensivo di servizio metadone e baby sitter per i figli) ed anche con la promozione di questa estate io e mia moglie pagheremmo comunque il prezzo pieno: euro 360! Un'altra soluzione sarebbe quella di mandare i bimbi gratis sul treno da soli ma hanno 6 anni il più grande ed 1 anno l'ultimo: il mediano quasi 5: dite che me li accetteranno sul treno? Ci pensa il bigliettaio a tenerli buoni verso Milano dove i nonni andranno a prenderli? Mia moglie non ha meno di 12 anni (beh... è più giovane ma non esageriamo). Quindi chi ce li ha 360 euro per fare un viaggio? Me ne vado in macchina. Col metano spendo sicuramente meno della metà e così, con quella cifra, ci faccio due viaggio a/r a Milano e posso fare una sosta in autogrill a comprarmi un modellino di Trenitala e per un viaggio tutti insieme aspettiamo o tempi migliori o la concorrenza in arrivo
Giorgio Gibertini Jolly

25/08/11

Sarà rifatta la statua di Giovanni Paolo II a Termini

Ne parlai nel mio blog prima che Frews nascesse quindi se siete in ritardo di informazione vi chiedo di fare anche un salto qui per leggere l'antefatto.
Invece sotto l'ombrellone mi giunge la notizia che la solita commissione di saggi (azz...attenti tutti!) ha individuato i punti dove intervenire per sistemare l'involucro "stinto ed indistinto" che dovrebbe rappresentare papa Wojtyla.

24/08/11

Vai a lavorare.... Magari, risponde lui

Parchetto giochi di Venarotta, paesino in provincia di Ascoli Piceno, circa 2500 anime e penso altrettante persone. Spendo i miei ultimi giorni di villeggiatura portando i figli al parco per giocare ma dopo le 18 perchè anche qui, nonostante i 500 metri slm, il caldo si fa sentire, eccome!
Un altro papà con due figli svolge il mio stesso "mestiere" anche se lui, apprendo chiacchierandoci, in maniera forzata perchè la moglie è costretta a turni notturni dato che lui ha perso il lavoro due anni fa causa chiusura fabbrica in Ascoli e non riesce a trovare nulla, e mi sussurra, "è difficile anche essere chiamati per i colloqui".
Avrà la mia età penso, i fatidici 40, due figli, operaio disoccupato, spinge il passeggino e controlla la bimba che corre avanti ed indietro.
Un signore del paese sfreccia sulla strada vicina col suo Pandino e, giunto nei pressi del mio collega, abbassa il finestrino e gli urla "Vai a lavorare!".
Il padre non si scompone: fa un cenno di saluto con la mano, il sorriso gli si fa amaro e sussurra "Magari".
Fotografia di un'Italia comune a tanti.
Alcuni anni fa se ti gridavano "Vai a lavorare!" o rispondevi un seccato "Vacci tu" oppure orgogliosamente "Ho ancora tre giorni di ferie da finire!".
Ora la risposta è: magari! Dimmi dove! Hai qualcosa per me?
Ecco. Sto parlando di questi padri che cercano qualcosa per loro, un lavoro, qualsiasi, perchè si sanno adattare, perchè hanno i figli che non posso capire troppe ragioni ma devono sapere che un presente ed un futuro è possibile anche per loro.

23/08/11

Io gli "indignados" li capisco.... (di Gianluigi de Palo)

Io gli “indignados” che ieri sera hanno fatto casino in plaza del Sol a Madrid li capisco.
Sì, li capisco. Perché non è facile accettare di essere invasi pacificamente da oltre un milione di giovani di tutto il mondo. Non è facile lasciare la “piazza”, la scena a chi vede la vita in modo così differente.
C’è da immaginarselo: fino a ieri erano un modello mediatico per il mondo occidentale sempre più in crisi. Giovani che occupavano le piazze per lottare contro il Governo, contro il capitalismo, contro una politica incapace di dare prospettive concrete alle giovani generazioni. Fino a ieri avevano la ribalta, rappresentavano un futuro possibile. L’unica voce dei giovani. Presi ad esempio anche dai giovani delle altri capitale europee.
Poi c’è stata la Giornata Mondiale della Gioventù. E Madrid ha scoperto che un altro futuro è possibile, che oltre all’indignazione, c’è un altro modo di dire le cose e di testimoniare l’energia, l’entusiasmo e i propri sogni. Madrid e il mondo, in questi giorni, stanno scoprendo che i giovani hanno molto da dare e da dire. E lo possono fare con il sorriso sulle labbra. Finalmente una contestazione del sì, perché le cose possono migliorare solo se prima cambiamo il nostro cuore e se l’altro non viene visto solamente come un nemico.
Non c’è da banalizzare questo “scontro” di visioni antropologiche del mondo occidentale. Non possiamo negare che a Madrid, in questi giorni, sta avvenendo qualcosa di importante che la manifestazione tutt’altro che pacifica di ieri ha acuito maggiormente. Da una parte c’è il nichilismo, il relativismo, il liberismo etico. Dall’altra c’è il cristianesimo. Semplicemente il cristianesimo.
C’era da vederli ieri sera gli “indignatos” che le provavano tutte pur di provocare una reazione nei loro coetanei pellegrini. Niente. A nulla sono valsi cartelli inneggianti l’utilizzo del preservativo, i soldi del Vaticano, la cattiveria del Papa. Nulla. C’era altro da fare: l’attesa prima di una confessione all’aperto, la lunga fila prima di una breve adorazione eucaristica, mangiare la paella e vedere la bellezza di Madrid. C’era da vivere e da conoscere il mondo attraverso i suoi giovani.
Io li capisco gli “indignatos”, forse anche io lo sarei se non avessi la fede.
Gianluigi De Paolo, Assessore alla Famiglia del Comune di Roma

22/08/11

Dal Ponte sullo Stretto di Messina a nessun Ponte

Dovevano fare il Ponte sullo Stretto di Messina: una delle prime promesse epocali di SB sin dai tempi della sua discesa in campo. Sin da allora discussioni a non finire, progetti, power point in tutti i colori ed anche in treddi (non nel senso di tre giorni detto in milanese ma 3d come dimensione) e via dicendo. Sull'utilità o meno del Ponte se ne è discusso a lungo anche tra amici. Conosco siciliani che lo desiderano più di un cannolo, altri che lo ritengono inutile e dannoso come la mafia ma in molti sono concordi che poi si devono proseguire le infrastrutture a Messina oltre a perfezionare, ovviamente, l'autostrada di arrivo a Reggio Calabria, la famigerata Salerno-Reggio Calabria: questo si che sarebbe un grande lascito politico ed un incentivo vero al turismo di quelle regioni. Da quel ponte megagalattico sullo Stretto e sotto i venti tra Scilla e Cariddi (dua amici pescatori siciliani) avremmo tutti ammirato un panorama da "urlo" (altro che Munch) e fatto invidia a mezzo mondo: qualcosa del progetto e dell'inizio dei lavori si può leggere sul sito dedicato.
Ora la Manovra bis di aggiustamento dei conti degli altri e di danneggiamento dei nostri propone anche il taglio di tutti i ponti: lavorare, lavorare, lavorare (preferisco il rumore del mare...come è scritto a San Benedetto del Tronto).
Quindi non solo il Ponte sullo stretto di Messina è fermo e rimarrà sulla carta ma anche gli altri ponti rischiano di essere retrocessi ad i classici fine settimana nella amorevole coppia Sabato e Domenica.
Ricapitolando.
Tutto l'anno lavoriamo fino a Luglio per pagare le tasse.
Tutto l'anno siamo vessati di imposte, iva e controlli dell'Agenzia dell'entrate.
Al primo di gennaio scorriamo i mesi che ci seguono per individuare (oltre a Pasqua e Natale) quando sarà il primo "ex" ponte per tirar eun po' il respiro con famiglia ed amici
Ora ci viene tolto anche il ponte.
Ora ci vengono tolti anche i ponti.
Pazzesco.
E non solo per motivi di relax e di ricarica naturale perchè immagino che anche gli albergatori, i ristoratori, le autostrade e trenitalia siano scontenti di questa scelta: se non abbiamo neanche più un "ponte" per muoverci come li spendiamo quei quattro euro che abbiamo accumulato in tre mesi?
Tenetevi il Ponte sullo Stretto di Messina ma lasciateci gli altri.

Il ritorno degli angeli (prima parte)


di Andrea Menegotto
22 agosto 2011
Dopo che le librerie negli Stati Uniti attente ai temi «esoterici» e del New Age avevano proclamato il 1997 «anno delle fate», le stesse avevano annunciano che il 1999 sarebbe stato l’«anno degli angeli». È risaputo che le mode culturali e spirituali americane giungono nel Vecchio Continente con un certo ritardo; di fatto però, anche concentrando l’attenzione semplicemente sul panorama italiano, si può constatare che da qualche tempo non solo i libri, ma anche giornali, riviste e oggettistica più o meno religiosa testimoniano un revival, ovvero un rinnovato interesse per gli angeli.

Il diritto alla salute e l'individuo. Siamo davvero padroni della nostra vita? Parte prima.



“Affermare un diritto significa sempre avanzare una richiesta, una pretesa verso altri” e dunque affermare il presupposto che tra chi chiede e chi ha il dovere di eseguire la richiesta, esista una relazione.
Il tema che qui siamo chiamati ad esaminare affronta il diritto alla salute e di conseguenza il tipo di assistenza sanitaria, che ogni cittadino vorrebbe o che comunque si aspetterebbe di ricevere.
Prima di addentrarci nel vivo della questione, sarebbe opportuno chiarire che l'attuale  disegno di legge sulle direttiva anticipate di trattamento - sinteticamente denominata DAT e attualmente sottoposta all'esame del Senato - tratta da vicino quella relazione fondamentale che deve esistere tra il medico e il “suo” paziente. Ora vediamo che nell'ambito di una relazione personalissima come questa, il medico ha il dovere di prendersi in carico il benessere e la cura del suo assistito, tenendo presenti in scienza e coscienza le obiettive volontà di quest'ultimo, in ordine alla scelta dei trattamenti ritenuti opportuni al suo stato. Credo che dovremmo cercare di capire cosa si intende per salute e perchè questo concetto giuridico, può e deve costituire la leggittima aspettativa di ogni essere umano.
Dobbiamo precisare che la salute nel nostro ordinamento è un diritto, sancito e tutelato dalla Carta costituzionale ai sensi dell'art.32. Esso recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”. Dunque da quanto appena esposto, emergono due dati interessanti sui quali vale proprio la pena di soffermarsi. Il primo ci dice quello che più o meno tutti diamo per scontato e cioè che la salute è un diritto senza ogni dubbio, di carattere individuale; mentre il secondo invece, ci dà un'informazione in più che specularmente alla prima costituisce il risvolto della stessa medaglia; così che questa pretesa individuale “allo star bene” o "al benessere" allo stesso tempo possiede una dimensione collettiva per rafforzare positivamente il vincolo di solidarietà tra i consociati. In questo contesto, va detto che il bene comune è l'obiettivo finale di tutti i diritti aventi natura costituzionale che e la salute sotto il profilo contenutistico è chiamato a realizzare, senza se e senza ma, questo suo mandato. Perchè? Semplice. Nella nostra Carta costituzionale, i diritti sono stati predisposti in una precisa scala di valori, in cima alla quale risiede  ai sensi dell'art.2 il superprincipio inviolabile della dignità dell'essere umano e della sua vita che a sua volta dà rilevanza costituzionale a tutta un'altra serie di diritti, da esso discendenti. Esso recita: “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Per questa ragione direi assiologica,  l’insieme di questi diritti diviene fondamentale e costituisce un nucleo normativo che precede  la struttura organizzativa del potere pubblico e quindi dello Stato. Per intenderci meglio, non tutti i diritti e  le  libertà  sono di per sé inviolabili ma al contrario, alcuni sono disponibili da parte del nostro ordinamento che di volta  in volta stabilisce se e quando essi siano da non garantire o invece da garantire perchè strettamente legati ai valori sociali e  politici della nostra società. Rispetto a loro infatti, esistono altri interessi prevalenti e per questa ragione essi possono essere graduabili e comprimibili. Da ciò possiamo dedurre la pregnanza del diritto inviolabile che “riconosciuto” preventivamente dall'ordinamento di appartenenza, precede in senso normativo la stessa organizzazione statale. Ma torniamo al contenuto del diritto alla salute come definito dalla Corte costituzionale nella sent. n. 37/1991 e notiamo come esso coincide con “un valore primario caratterizzante la forma di Stato sociale disegnata dalla Costituzione” senza il quale verrebbe meno lo stesso patto costituzionale e la stessa democrazia.  Sembra allora di capire che se da un lato la salute è percepito dall'individuo come un valore personalissimo, dall'altro non avrebbe lo stesso significato se fosse vissuto in stretta solitudine, indipendentemente dalle altre persone. Invece nel costituzionalismo liberale ottocentesco, il medesimo diritto aveva una precisa connotazione di natura individuale,  lasciata all'autodeterminazione del singolo individuo. Sotto questo profilio, è interessante notare che nel nostro ordinamento, dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri, la salute come diritto si sgancia da una concezione meramente patrimonialistica/materialistica per entrare a far parte di un'altra dimensione non più strettamente fisica.
Quest'ultima considerazione ci aiuta  pertanto a comprendere come la pretesa costituzionale al benessere, storicamente a un certo punto cambia la sua prospettiva giuridica, divenendo un tutt'uno con un altro superprincipio la dignità umana che a sua volta coinvolge la persona nella sua totale integrità. Il suo complesso fisiopsichico nelle costituzioni moderne, viene allora rappresentato in una chiave pubblica, secondo un significato relazionale che collega tra loro tutti gli esseri umani, nessuno escluso. E qui dobbiamo sofffermarci, su un altro architrave costituzionale: il diritto all'eguaglianza che ai sensi dell'art. 3 della Costituzione, si impone non solo a livello formale ma soprattutto sostanziale. Stando alla lettura dell’art. 3 della nostra Costituzione, la malattia non può divenire uno strumento che discrimina le persone perchè questo atteggiamento potrebbe minare le stesse basi della convivenza civile.
Quanto detto, trova conferma nella moderna dottrina dei diritti umani, poiché ciò che principalmente prevale a livello pubblico, è l'interesse superiore del bene collettivo sempre previo consenso dell'interessato. Quali sono gli elementi che compongono il contenuto del diritto al cosenso?: l'autodeterminazione e il diritto alla salute. Così come ribadito dalla Consulta nella sentenza n. 253 del 2009: "Il consenso informato riveste natura di principio fondamentale in materia di tutela della salute in virtù della sua funzione di sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all'autodeterminazione e quello della salute". Precedentemente la Cassazione nel maggio del 2008, esaminando il caso di un testimone di Geova si esprime in modo simile ma stabilisce dei paletti ben precisi alla libertà di consenso, dicendo:"Il dissenso del medesimo deve essere oggetto di manifestazione espressa inequivoca, attuale, informata. Esso deve, cioè esprimere una volontà non astrattamente ipotetica ma concretamente accertata; un'intenzione non meramente programmatica ma affatto specifica; una cognizione dei fatti non soltanto "ideologica", ma frutto i informazioni specifiche in ordine alla propria situazione sanitaria; un giudizio e non una "precomprensione": in definitiva, un dissenso che segua e non preceda l'informazione avente a oggetto la rappresentazione di un pericolo di vita imminente e non altrimenti evitabile, un dissenso che suoni attuale e non preventivo". Analogamente, sempre in tema di consenso informato, riportiamo un altra sentenza della Corte d'appello di Bologna nella quale la Cassazione a sezioni unite esamina la questione del consenso informato, valutando però il profilo della responsabilità del medico che agisce in modo difforme rispetto alla volontà del paziente. In questa occasione i giudici affermarono che  se il medico sottopone “il paziente a un trattamento chirurgico diverso da quello in relazione al quale era stato prestato il consenso informato, e tale intervento, eseguito nel rispetto dei protocolli e delle leges artis si sia concluso con esito fausto, nel senso che dall'inervento stesso è derivato un apprezzabile miglioramento delle condizioni di salute, in riferimento anche alle eventuali alternative ipotizzabili, e senza che vi fossero indicazioni contrarie da parte del paziente, tale condotta è priva di rilevanza penale".  Per finire concludiamo la presente rassegna di sentenze, con la decisione della Corte di Cassazione  dello scorso aprile la quale ha condannato per omicisio colposo tre medici che avevano operato una donna  malata di tumore. In particolare la sentenza aveva cercato di stabilire che il medico deve, in scienza e coscienza attenersi alle regole di prudenza, anche a fronte del consenso informato del paziente. In pratica i giudici hanno voluto riconoscere i principi di garanzia a difesa della persona nelle condizioni di massima vulnerabilità, considerato che nessuno compreso lo stesso paziente può condizionare il medico nella gestione delle proprie responsabiità professionali. Spetta a quest’ultimo l’ultima parola sull’adeguatezza delle terapie dei propri malati: allora il consenso informato può essere una dichiarazione di volontà del malato che il medico ha l’obbligo di soddisfare?


dott.ssa Silvia Bosio
Dottore di Ricerca in Bioetica
U.C.S.C. Roma

21/08/11

Una volontaria da Cuba ci scrive....

Riceviamo e pubblichiamo l'esperienza di Marialaura, volontaria a Cuba per l'associazione Semi Di Pace.
"Luca mi ha chiesto di parlare della mia esperienza da volontaria che ho vissuto qui a Cuba. Ho pensato molto a questo… quante cose insolite hanno visto i miei occhi e quante tristi storie hanno ascoltato le mie orecchie!. “Da dove inizio?” ho pensato…
Ho deciso allora di non condividere quello che ho visto ma quello che ho provato. Non parlerò della vostra realtà, quella in cui lavorate tutti i giorni con tanto amore, forza e coraggio. Non parlerò di quello che già conoscete. Parlerò invece delle mie emozioni, condividerò con voi quello che ancora non sapete.
L’impatto con le baracche di legno o in ferro, con le strade dissestate, con il cattivo odore che usciva dalla via, a volte dalle stesse stanze che abbiamo visitato, con le persone dai vestiti sporchi, non è stato inizialmente facile. Tutto ciò mi ha spaventato e mi ha portato un po’ di angoscia. Sono passate due settimana prima che si affievolisse un po’ quell’angoscia. Ho visto la povertà e la miseria nei volti e ho visto quanto danno procura. Non è facile! io non ero abituata. Però sapevo che ciò che stavo vedendo teneva un grande significato ed era esattamente ciò che stavo cercando: il fatto, cioè, di rendermi conto di cosa accade nel mondo, soprattutto nella parte del mondo che noi, ogni tanto, riscontriamo solo in TV.
Ascoltare le storie che la gente raccontava mi ha reso triste moltissime volte, la mia mente non filtrava facilmente tutte le informazioni e non riusciva ad accettarle. E mentre il mio cuore era gonfio di emozioni, io riflettevo continuamente. Vedere i bambini senza vestiti, senza scarpe, sapere che mangiano una sola volta al giorno, che dormono sui materassi insieme a tre o quattro fratelli, se i materassi ci sono, che perdono i capelli per il calo delle vitamine, che si lavano con un tubo in giardino perché non hanno la doccia, che si tolgono quel po’ di cibo che hanno per offrirlo a uno dei fratelli, quanta pena mi ha apportato! Tutto ciò continua a farmi male. Però, a poco a poco, le emozioni tristi si affievoliscono e restano vivi tanti sentimenti e ricordi positivi, grazie ai sorrisi della gente che ho avuto intorno, delle suore e soprattutto dei bambini.
Mai li ho visti piangere in un mese! Loro mi hanno fatto capire che, sebbene esista la malattia, il dolore, la povertà, dobbiamo proseguire avanti con la speranza, la gioia di vivere, la forza e il sorriso. Sorridere alla vita affinchè la vita lo faccia con noi.
Concludo facendo riferimento ad una canzone italiana. Due sono le parole che più catturano la mia attenzione: volare e stare in terra.
E allora……..Che i nostri desideri di amore, solidarietà, umiltà, possano volare alto nel cielo e concretizzarsi nel rispetto e nell’aiuto della maggioranza delle persone in difficoltà! Che non sia solo uno slancio di pochi, ma che sia tutto il mondo a muoversi!"
Marialaura di Semi di Pace

19/08/11

Buone prassi all'Italiana: avvengono ancora!

Trovandomi con famiglia in ferie in zona Ascoli Piceno mi capita spesso di ricorrere al Centro Commerciale Oasi Al Battente sia per la spesa sia per trovare un po' di refrigerio. Questo bellissimo e fornitissimo Centro Commerciale ha anche alcune aree attrezzate per bambini con gli immancabili spazi gestiti ma anche le macchinette, di tutte le forme (treno, cavallo, moto e via dicendo) che funzionano a gettone. Vi sono anche apparecchiature automatiche per la stampa delle foto digitali: tutto a gettoni. Mauro e Massimo, di nostra compagnia per la spesa, volevano fare un giro sulle macchinette per bambini. Con 2 euro mi sono avvicinato al distributore cambia soldi e, una volta inserita la moneta, non è successo niente. Capita no? Capita! Un paio di pugni, leggeri, non sono bastati ed i miei figli si sono dovuti accontentare di sedersi sui cavalli spenti: avevo finito i gettoni. Ho però chiamato il numero verde della Dedem Automatica, indicato sul distributore, ed ho comunicato ad una gentile signorina l'accaduto dando indicazioni precise di luogo, ora, importo. La signorina, sempre gentile, mi ha chiesto indirizzo e mi ha comunicato che mi avrebbe spedito a casa i 4 gettoni (per l'importo di 2 euro). Incredulo, anzi oltremodo scettico, ho rendicontato la telefonata a mia moglie e ci siamo rimessi in macchina: era l'11 agosto 2011. Oggi, 19 agosto 2011, mi giunge a casa una lettera della Dedem contenente 4 gettoni, il riferimento alla mia telefonata, parole gentili di scusa e via dicendo.
Questo è il mondo che vorrei.
Complimenti.
Vi meritate non solo che io e famiglia torniamo a giocare presso le vostre macchinette (soluzione quasi inevitabile) ma che vi elogi pubblicamente, per quel poco o tanto che possa contare.

Photo Of The Week N°6 - La Strada


"How many road, must a man walk down..."
Non so se sia un caso, stavo ascoltando queste splendide parole di Bob Dylan quando Davide, mio carissimo amico di rete, mi ha inviato lo scatto che vi presento oggi. Adoro mare di significati che si possono scoprire dietro la semplicità del soggetto. Davvero i miei complimenti all'autore!
Colgo l'occasione per ringraziare tutti voi. Siamo già alla sesta settimana e le vostre foto continuano a giungere. Vi ringrazio davvero! Ma ora, bando alle ciance. Eccovi lo scatto della settimana. Buona Visione!


Foto: La Strada
La strada ormai è diventato il simbolo universale quando si parla di vita. Nella nostra vita di strade ne percorriamo sempre un sacco, a volte ci troviamo davanti la dura salita, faticosa a volte impossibile da percorrere perchè troppo lunga, ma la fatica viene ripagata nel momento in cui si arriva lassù in cima. A volte troviamo il bivio, il famosissimo bivio: che strada prendiamo ora? La scelta è sempre difficile, l'importante è che una volta presa una direzione la si percorra fino in fondo senza mai guardarsi indietro. Infine arriva la discesa, in questo periodo della mia vita mi ritrovo in questa piacevole e lieve pendenza in discesa, tutto va a meraviglia e tutto procede bene; riesco anche a riposare all'ombra dell'albero perchè vedo davanti a me ancora tanta buona strada da percorrere. Che sia un augurio per tutti coloro che ancora non hanno trovato questo tratto di strada: che la vita a breve diventi in discesa ed agevole!!! Tutti abbiamo bisogno di serenità e tranquillità.
Uno scatto eseguito con la mia nuovissima NIKON D700 con obiettivo 16-85mm f3,5-56: ho scattato a 80mm - f9 - 1/100 - ISO100 
 
Autore: Davide
E' da tanto che scatto foto più che altro per tenere il ricordo dei posti che ho visitato e delle persone che ho incontrato. Quando ero piccolo mio zio aveva visto qualcosa in me e nel mio modo di scattare. Piano piano però è scemata questa cosa ed avevo perso un po' l'occhio. Ma nell'estate del 2006 è scattato qualcosa dentro di me e che mi ha fatto intraprendere una strada fotografica un po' più "seria". Il colpo di fulmine è arrivato quando ho fotografato una panchina tutta rossa con uno splendido sfondo verde scozzese. Al mio ritorno dalla Scozia ho voluto assolutamente approfondire questo mondo e nella mia città, Ancona, ho trovato un corso amatoriale, così ho cominciato e per i primi tempi Ancona con il suo mare, i suoi angoli nascosti e bellissimi, la pace del parco a due passi da casa mia sono stati i miei modelli. Ancona è una città tutta da scoprire: ha una bellezza che nessuno immagina. Quando me ne sono andato non ne sentivo la mancanza, ma poi dopo quasi 3 anni di lontananza ci sono tornato, con un po' più di esperienza personale, ma con la voglia di rimanere qui perchè questa è la mia città.
Così ora la mia strada fotografica ha preso il suo percorso. Per lo più fotografo paesaggi, particolari di posti; più in generale mi piace fotografare quello che in quel momento sento di dover catturare con il mio occhio e la mia anima. Trovo molta difficoltà nel fotografare le persone, ma più che altro per via del mio carattare chiuso, però le persone in un certo tipo di contesto non me le lascio comunque scappare.
 
Segni fotografici
 
 
Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!
 

Manovra finanziaria affidata ad una famiglia...anche a caso

Un padre ed una madre di famiglia sanno come funziona il bilancio famigliare. In casa entrano al mese tre mila euro? Bene. Massimo ne possiamo spendere tremila, se riusciamo a spenderne 2900 meglio ancora perchè mettere via qualcosina serve a restare sereni in tempi di crisi o di necessità urgenti.

18/08/11

I giovani non sono mai un problema ma sempre una speranza

Questa frase di don Bosco, che fa da titolo al nostro editoriale, mi è stata isegnata, tempo fa, da un mio educatore mentre mi accingevo io ad essere educatore di altre persone, di altri ragazzi, di altri giovani. E' vera. Lo era ai tempi di don Bosco e lo è oggi proprio all'inizio della Giornata Mondiale della Gioventù. Le televisioni ed i giornali ne parlano, riempiono gli spazi di immagini e video ed è bellissimo, anche per chi alla Gmg ci è stato anni fa o le ha solo sfiorate, rivedere quei colori, quei volti che sono sempre gli stessi e sempre differenti.
E' già tutto bello e non è ancora arrivato il Papa.
Figuriamoci da stasera, da domani.
Questi non sono i giovani che spaccano le vetrine a Londra, che si ammazzano sulle nostre strade il sabato sera, che vedi di fronte ai bar ad aspettare che le lancette dell'orologio dicano che è un giorno nuovo.
Questi sono giovani, felici, allegri che anche si divertono, bevono, si amano, progettano il futuro e stanno cercando Dio. Sì, Dio. Non il Papa, non un vescovo, non un nonno simpatico o meno, ma Dio.
Dio che è l'incontro più affascinante che può capitarci nella vita e dal quale ne scaturiscono altri molto belli e determinanti.
Dio che sa per primo che i giovani sono sempre una speranza, mai un problema.
Auguri ragazzi.
Giorgio Gibertini Jolly