"Basta privilegi" sibila Mario Monti, primi ministro in pectore, dal Colle più Alto di Roma, luogo in cui di privilegi ce ne si intende alla grande.
Già Monti che sale al Colle sembra un paradosso, comunque in questa situazione ormai tutti passano tutto.
"Basta privilegi, riforma elettorale ed applicazione della lettera Ue" dice Monti, quello che prima era Tre-Monti ed adesso, in situazione di taglia alla casta, un Monti solo.
Basta privilegi!
Bravo.
Peccato che i rumors di Palazzo dicano che prima di accettare l'incarico (tra l'altro non ancora avuto e non ancora accettato perchè Silvio è ancora lì, fino a prova contraria) il buon Monti abbia detto al buon Presidente della Repubblica una frase del tipo: "Ah Napolitano, io accetto di passare come sanguisuga per prendere i soldi dai barboni (gli italiani) che poi presto si accorgeranno che sono peggio di Dracula e simile ad Amato, quindi non potrò neanche più andare al Cinema e trovarmi un altro lavoro, perciò comincia a ripagare questo mio enorme sacrificio facendomi Senatore a Vita, in modo che anche qualsiasi magistrato d'Italia mi lasci lavorare in Pace".
Hai proprio ragione, deve aver risposto Napolitano, ti nomino subito Senatore a Vita però poi, subito dopo, dichiariamo: "Basta privilegi"...agli altri, come sempre, tanto non li hanno mai visti!
Dal Colle ai Monti.
Giorgio Gibertini Jolly
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11/11/11
Criminalità a Roma, la reazione del consigliere Paolo Voltaggio
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Politica
Pubblicato da
Buongiorgio
La situazione di insicurezza di Roma e l'infiltrazione della criminalità organizzata nel commercio e nell'economia della nostra città è a livelli di massima allerta. Da più tempo si stanno verificando gravissimi episodi di criminalità con sparatorie, aggressioni, ferimenti, regolamenti di conti tra bande ed intimidazioni sia nelle zone periferiche come in pieno centro, come avvenuto ieri in Piazza Nicosia.
10/11/11
Tagli alla Casta: da Tremonti a Monti
Pubblicato da
Buongiorgio
Gira questa battuta ma tra poco, come stanno analizzando tutti e come anche noi di Frews abbiamo tempestivamente comunicato, anche grazie a lettere circostanziate di lettori, ci sarà poco da ridere. Una delle prime cose che mi sono saltate all'occhio leggendo la Legge di Stabilità che domani dovrebbe andare in approvazione al Senato, e di cui riportiamo alcuni punti qui sotto, è che non si parla più dei tagli alla Casta. Ohibò! Si prospetta un periodo di lacrime e sangue per chi? Solo per me, per noi? Ed i vari tagli agli stipendi, ai vitalizi, alle pensioni, ai benefits, la riduzione del numero dei parlamentari dove è finita?
Presidente della Repubblica....scusi, Monti farà anche questo? O dovrà solo applicare alla lettera quello che ci hanno scritto da Bruxelles, ovvero far andare in pensione più tardi i cittadini e per loro, quelli della Casta, preservare una bella pensioncina per soli cinque anni di occupazione di suolo pubblico?
Il Sole 24 ore così scrive oggi:
In dettaglio le misure contenute nella legge.
Pensioni e lavoro - Il maxi-emendamento sancisce che a partire dal 2026 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni. Arriva la mobilità per il settore del pubblico impiego. I dipendenti potranno essere posti in disponibilità con una indennità pari all’80% dello stipendio fino a 24 mesi. Confermato il pacchetto lavoro che include gli sgravi contributivi sui contratti di apprendistato, le agevolazioni per il part time e il telelavoro, gli sgravi Irap sui contratti di produttività.
Infrastrutture - In arrivo defiscalizzazioni su Irap e Iva per la costruzione di nuove autostrade. Viene previsto il carcere per chi «si introduce abusivamente» o «ostacola l’accesso» alle persone autorizzate nei cantieri della Tav della Torino-Lione (arresto da tre mesi a un anno e ammenda). Dal primo gennaio 2012, Anas spa trasferisce a Fintecna «tutte le partecipazioni detenute anche in società regionali», al valore netto contabile risultante al momento della cessione. Nuove risorse per i porti.
Dismissioni - Dismissione degli immobili pubblici attraverso il conferimento degli stessi a uno o più fondi comuni di investimento immobiliari e a una o più società, le cui quote o azioni saranno poi oggetto di offerta pubblica di vendita. I proventi netti derivanti dalle cessioni delle quote o delle azioni sono destinati alla riduzione del debito pubblico. Il corrispettivo potrà essere versato anche in titoli di Stato. Prevista infine l’alienazione dei terreni agricoli (a trattativa privata se il valore è inferiore a 400mila euro).
Semplificazioni - Estensione delle zone a burocrazia zero a tutto il territorio nazionale. La disciplina si applica fino al 31 dicembre il 2013 in via sperimentale. Tra le altre misure di semplificazione confermate nel maxi-emendamento i divieti a Pa e concessionari di richiedere certificati a cittadini e imprese di cui già si possiedono i dati necessari. Stop anche all’introduzione di nuove procedure amministrative con le leggi di recepimento delle direttive europee.
Liberalizzazioni - Arriva la liberalizzazione degli ordini professionali con l’eliminazione delle tariffe minime dei professionisti. Via libera alle società tra professionisti. Si punta anche ad accelerare il processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Se gli enti locali non procederanno alla deregulation, il Governo potrà esercitare un potere sostitutivo. Il testo interviene sulla manovra di agosto che già imponeva a Comuni ed enti locali di procedere all’affidamento con gare dei servizi pubblici.
Giustizia - Oltre a incentivare l’impiego della posta elettronica certificata e ad aumentare il contributo unificato del 50% nei giudizi di appello del 100% nei giudizi in Cassazione, il maxi-emendamento alla voce giustizia prova a ridurre il contenzioso accumulato. I processi pendenti davanti alla Cassazione o alla Corte d’appello da più di due anni rispetto all’entrata in vigore della legge sviluppo del 2009, potranno proseguire solo su istanza di parte.
Stop! Domani vigileremo ma ...ucci ucci sento odor di Carlucci, no, volevo dire, ucci ucci sento odore di un altro ennesimo pastrocchio all'italiana!
Presidente della Repubblica....scusi, Monti farà anche questo? O dovrà solo applicare alla lettera quello che ci hanno scritto da Bruxelles, ovvero far andare in pensione più tardi i cittadini e per loro, quelli della Casta, preservare una bella pensioncina per soli cinque anni di occupazione di suolo pubblico?
Il Sole 24 ore così scrive oggi:
In dettaglio le misure contenute nella legge.
Pensioni e lavoro - Il maxi-emendamento sancisce che a partire dal 2026 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni. Arriva la mobilità per il settore del pubblico impiego. I dipendenti potranno essere posti in disponibilità con una indennità pari all’80% dello stipendio fino a 24 mesi. Confermato il pacchetto lavoro che include gli sgravi contributivi sui contratti di apprendistato, le agevolazioni per il part time e il telelavoro, gli sgravi Irap sui contratti di produttività.
Infrastrutture - In arrivo defiscalizzazioni su Irap e Iva per la costruzione di nuove autostrade. Viene previsto il carcere per chi «si introduce abusivamente» o «ostacola l’accesso» alle persone autorizzate nei cantieri della Tav della Torino-Lione (arresto da tre mesi a un anno e ammenda). Dal primo gennaio 2012, Anas spa trasferisce a Fintecna «tutte le partecipazioni detenute anche in società regionali», al valore netto contabile risultante al momento della cessione. Nuove risorse per i porti.
Dismissioni - Dismissione degli immobili pubblici attraverso il conferimento degli stessi a uno o più fondi comuni di investimento immobiliari e a una o più società, le cui quote o azioni saranno poi oggetto di offerta pubblica di vendita. I proventi netti derivanti dalle cessioni delle quote o delle azioni sono destinati alla riduzione del debito pubblico. Il corrispettivo potrà essere versato anche in titoli di Stato. Prevista infine l’alienazione dei terreni agricoli (a trattativa privata se il valore è inferiore a 400mila euro).
Semplificazioni - Estensione delle zone a burocrazia zero a tutto il territorio nazionale. La disciplina si applica fino al 31 dicembre il 2013 in via sperimentale. Tra le altre misure di semplificazione confermate nel maxi-emendamento i divieti a Pa e concessionari di richiedere certificati a cittadini e imprese di cui già si possiedono i dati necessari. Stop anche all’introduzione di nuove procedure amministrative con le leggi di recepimento delle direttive europee.
Liberalizzazioni - Arriva la liberalizzazione degli ordini professionali con l’eliminazione delle tariffe minime dei professionisti. Via libera alle società tra professionisti. Si punta anche ad accelerare il processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Se gli enti locali non procederanno alla deregulation, il Governo potrà esercitare un potere sostitutivo. Il testo interviene sulla manovra di agosto che già imponeva a Comuni ed enti locali di procedere all’affidamento con gare dei servizi pubblici.
Giustizia - Oltre a incentivare l’impiego della posta elettronica certificata e ad aumentare il contributo unificato del 50% nei giudizi di appello del 100% nei giudizi in Cassazione, il maxi-emendamento alla voce giustizia prova a ridurre il contenzioso accumulato. I processi pendenti davanti alla Cassazione o alla Corte d’appello da più di due anni rispetto all’entrata in vigore della legge sviluppo del 2009, potranno proseguire solo su istanza di parte.
Stop! Domani vigileremo ma ...ucci ucci sento odor di Carlucci, no, volevo dire, ucci ucci sento odore di un altro ennesimo pastrocchio all'italiana!
Possibile che l'unico taglio sia davvero passare da Tre Monti ad un solo Monti?
Giorgio Gibertini Jolly
Casa studente, non fu colpa del terremoto
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Società e Varie
Pubblicato da
Paòlo

Una perizia ha stabilito che il crollo della causa dello studente non fu causata principalmente dal terremoto. L'edificio non rispondeva alle norme antisismiche del 1965, anno di costruzione, quando era destinato ad altro uso. Negli anni sono stati effettuati diversi lavori di restrutturazione ma l'edificio non fu mai sufficientemente rinforzato.
Palmieri risponde a Battista elencando le cose fatte da Berlusconi
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Politica
Pubblicato da
Buongiorgio
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| P e B |
Questo è solo un esempio dei tanti scritti in questi giorni che mostrano il tentativo in atto di seppellire il periodo di governo berlusconiano come una parentesi inutile e dannosa per l’Italia. La realtà è invece ben diversa. Ecco brevemente la storia delle principali riduzioni delle tasse operate da Berlusconi al governo. Potete dire che Berlusconi non ce l’ha fatta ad arrivare alle due aliquote 23 e 33% ma, almeno, rispettate la verità.
Ottobre 2001: Abolizione tassa successione e donazione.
Gennaio 2002: Raddoppio a 516,46 euro della detrazione dalle imposte per ogni figlio a carico e aumento a 774,69 euro per ogni figlio con disabilità.
Gennaio 2003: 1. Prima riduzione dell’imposta sul reddito, (per un valore di 5,5 miliardi) concentrata sui redditi più bassi. Oltre 28 milioni di italiani, 9 milioni dei quali anziani, pagano meno imposte sul reddito.
2. Introduzione della no tax area: 6,5 milioni di italiani non pagano più imposte sul reddito. Il 95,7% dei benefici della no tax area è per i redditi sotto i 25mila euro.
3. Prima riduzione dell’IRAP: escluse dalla base imponibile le spese per borse di studio e contratti di formazione. Aumentata a 7.500 euro la deduzione forfettaria per le piccole imprese.Deduzione fino a 2.000 euro a dipendente (fino a un massimo di cinque) per le imprese con fatturato fino a 400.000 euro.
4. Riduzione dell’imposta sul reddito delle società dal 36% al 33%.
Gennaio 2005: 1. Seconda riduzione dell’imposta sul reddito (5,5 miliardi di valore).
2. Riduzione delle aliquote da cinque a tre, più un prelievo del 4% dai redditi oltre i 100mila euro annui come contributo di solidarietà.
3. La no tax area sale a 7.500 euro. Allo scopo di sostenere le famiglie numerose e a basso reddito, le deduzioni previste della no tax area diminuiscono con l’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi a 33.500 euro.
4. Sostituzione delle detrazioni per familiari a carico con deduzioni più ampie e introduzione della deduzione delle spese per le badanti.
5. Seconda riduzione IRAP: esenzione personale ricerca, 20mila euro deducibili per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato, 40mila al Sud, e 8mila euro deducibili (no tax area) per imponibili fino a 180.760 euro. Risparmio per le aziende: tra 753 euro per ogni nuovo assunto tra gli artigiani e 941 euro per un addetto al commercio nel Sud
Al termine della legislatura 2001-2006, 12,5 milioni di persone, in gran parte pensionati, non pagano più imposte sul reddito e 31,1 milioni di persone ne pagano di meno.
Giugno 2008: Eliminazione totale ICI sulla prima casa, con esclusione delle abitazioni di pregio.
Gennaio 2010: Stabilizzazione della detrazione del 19% delle spese per l’asilo nido.
Domani che farai alle 11 e 11 del 11 novembre (mese 11) del 2011?
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Società e Varie
Pubblicato da
Buongiorgio
Ciao, domani è l'11 novembre 2011. Alle 11.11 che cosa farai? Io metterò sicuramente un post qui ed uno su twitter ed uno su facebook...ma sappiamo benissimo che questi social sono così fragili che dopo un minuto saranno già passati.
Cercasi idea per fare qualcosa per cui ricordarselo.
SB potrebbe dimettersi domani, alle 11.11. Sarebbe facile ricordarselo.
Tu che farai?
Accettasi idee.
Cercasi idea per fare qualcosa per cui ricordarselo.
SB potrebbe dimettersi domani, alle 11.11. Sarebbe facile ricordarselo.
Tu che farai?
Accettasi idee.
A proposito della candidatura di Mario Monti a premier
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Politica
Pubblicato da
Buongiorgio
Gentile Direttore,
Un signore, nominato presidente da un gruppo di nominati, nomina il nuovo presidente del consiglio; in totale manco un voto (Berlusconi, Casini e Veltroni a parte). Una giunta militare, quella sì greca, avrebbe più consensi popolari.
Berlusconi ha le sue brave colpe, non ha praticamente introdotto nulla di liberale in Italia (bruciando però chi sposa questa causa) però c'è sempre la brace del governone di salvezza che farà l'unica cosa che può: spremerci definitivamente.
Per caso non è che i mercati non si fidino degli italiani invece di Berlusconi? Per esempio: la BCE ci chiede di liberalizzare i servizi pubblici, ma a giugno il 94% ha votato per statalizzare acqua e appalti, perciò.....
Sono d'accordo che in Europa ci vogliano fare il mazzo, ma messi così altro che direttorio franco - tedesco, basterà quello Topo Gigio - Paperoga.
Cordiali saluti
gianpaolo martelli
Un signore, nominato presidente da un gruppo di nominati, nomina il nuovo presidente del consiglio; in totale manco un voto (Berlusconi, Casini e Veltroni a parte). Una giunta militare, quella sì greca, avrebbe più consensi popolari.
Berlusconi ha le sue brave colpe, non ha praticamente introdotto nulla di liberale in Italia (bruciando però chi sposa questa causa) però c'è sempre la brace del governone di salvezza che farà l'unica cosa che può: spremerci definitivamente.
Per caso non è che i mercati non si fidino degli italiani invece di Berlusconi? Per esempio: la BCE ci chiede di liberalizzare i servizi pubblici, ma a giugno il 94% ha votato per statalizzare acqua e appalti, perciò.....
Sono d'accordo che in Europa ci vogliano fare il mazzo, ma messi così altro che direttorio franco - tedesco, basterà quello Topo Gigio - Paperoga.
Cordiali saluti
gianpaolo martelli
Grande intervento di Benigni in parlamento europeo

Benigni ieri è intervenuto in parlamento europeo. Un bello sketch, che vi linko qui: http://www.youtube.com...
Molto divertente...ma personalmente faccio un po' fatica a capire questi comici del XXI secolo come Benigni e Beppe Grillo. Faccio fatica a capire quando scherzano e quando dicono le cose seriamente e quando ci stanno pigliando completamente in giro.
Sta di fatto che è innegabile che l'Italia in passato sia stata una grandissima e importantissima nazione che ha trasmesso al mondo interno innumerevoli saperi. Nessuno nega che senza l'Italia e senza gli italiani oggi il mondo non sarebbe quello che è.
Ma ricordo a Benigni che analoghe considerazioni possono essere fatte, ad esempio, anche per gli Egizi o per l'antica Grecia e in che condizioni sono oggi Egitto e Grecia?
Non si può vivere solo sugli allori del passato, caro Benigni, se vogliamo ridere e scherzare e prenderci beffa di tutto e di tutti va benissimo, ma se vogliamo parlare seriamente bisogna anche avere il coraggio di guardare in faccia la realtà delle cose e capire che come crollò l'impero Egizio, come crollò l'impero Ellenico, come crollò l'Impero Romano, oggi sta crollando non solo l'Italia ma tutto quanto "l'impero occidentale", ovviamente l'Italia è tra i paesi che si trovano in peggiore situazione: siamo tra i Piigs. E per risollevarci occorre molto di più che far fuori Berlusconi, fare un governo tecnico e andare a fare i buffoni al parlamento europeo...anche se sicuramente un buffone viene molto apprezzato da tanti altri buffoni: l'Uomo ama i propri simili.
Lavoreranno per noi anche Sabato e Domenica: vergogniamoci di averli insultati!
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Editoriale,
Politica
Pubblicato da
Buongiorgio
Sì, loro, proprio loro, deputati e senatori in armonia natalizia, dopo tre anni e mezzo a sputarsi addosso manco fossero attori di una pubblicità di dentifrici, questo fine settimana lavoreranno assiduamente ed a braccetto, giorno e notte, per salvare l'Italia, per approvare il maxi emendamento, per congedare B ed aprire alla M.
Un martire cristiano al mondo ogni cinque minuti
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religio
Pubblicato da
Andrea Menegotto

L’allarme di Massimo Introvigne:
«Chi nasconde le cifre forse semplicemente preferisce non fare nulla per fermare il massacro»
di Andrea Menegotto
10 novembre 2011
Il tema della intolleranza contro le minoranze religiose continua drammaticamente ad essere di attualità, come mostrano anche alcuni recenti lanci dell’Agenzia Fides opportunamente ripresi su Frews riguardo il Pakistan, uno degli scenari mondiali più caldi in tal senso.
09/11/11
Ulteriore dimostrazione che gli Amerikani non capiscono mai niente!
Ma guardate un po' cosa sono costretto a leggere sul TIME online! Scrivono un articolo intitolato: "5 ragioni per aver paura dell'Italia" E aprono l'articolo sostenendo che una di queste 5 ragioni non è Berlusconi con il suo "Bunga Bunga"! Credevo di aver letto male, invece è proprio così! Ma dai!!! Ma quanto sono ingenui sti Amerikani! Lo sanno tutti che l'economia italiana è solida che abbiamo le migliori banche dell'Europa e che i nostri ristoranti sono SEMPRE PIENI! Lo sanno tutti che è stata colpa di Berlusconi e appena lui se ne va definitivamente ci riprendiamo alla grande e l'indice della nostra borsa da 15.000 ti ritorna ai 40'000 del 2007! Sicuro come l'oro! Invece 'sti amerikani, insinuano che i problemi sono seri e gravi!
1) Che l'Italia è un problema enorme per l'Euro perché il suo debito è maggiore della somma di quello di Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna messi assieme! Meschini e complottisti questi amerikani!
2) Insinuano poi che la nostra crisi è profonda! Che non creiamo lavoro che manchiamo di competitività...meschini!!! Ma la Marcegaglia non l'ascoltate?? E' il presidente di confindustria per Dio! E già nel luglio 2010 aveva detto che il peggio era passato! Significa che la nostra industria è eccezionale, che andiamo alla grande! Amerikani siete dei mentitori spudorati!
3) Sostengono poi che con il nostro sistema politico è impossibile fare delle riforme serie, profonde, rapide e impopolari! Ma se i nostri politici prendono decisioni impopolari ogni giorno?!? Ma vivete sulla luna voi Amerikani??
4) L'Italia potrebbe innescare un contagio agli altri PIIGS ancora più rapido! Ma daiiii!! Noi non siamo dei PIIGS! Siamo mica la Grecia o il Portogallo o la Grecia! Noi siamo un potenza economica! Amerikani traditori!
5) L'Italia è probabilmente la più grande minaccia per l'economia globale in questo momento
E dai, qui adesso avete proprio esagerato! Adesso se crolla l'economia mondiale la colpa è dell'Italia! Che buffoni che siete! Ma noi non ci offendiamo, perché adesso arriverà Angelino Alfano oppure Monti e vi faremo rimangiare tutte queste infondate insinuazioni!
L'articolo originale lo trovate qui: http://curiouscapitalist....
Perchè la sinistra teme le elezioni
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Politica
Pubblicato da
Buongiorgio
Chi ha un briciolo di memoria non può non ricordare quale è stato il mantra della sinistra negli ultimi mesi, che si può riassumere così:
- l'Italia è finita nel mirino della speculazione internazionale a causa di un deficit di credibilità;
- il presidente del consiglio deve fare un passo indietro;
- la Spagna era messa peggio di noi, ma appena Zapatero ha annunciato le elezioni anticipate i mercati si sono rasserenati.
Basta rivedere la registrazione di tutti i talk-show televisivi, oppure le interviste ad alti esponenti dell'opposizione apparsi sui quotidiani, e ci si accorge che il ritornello è sempre stato questo. Cosa accade invece oggi? Berlusconi ha annunciato le sue dimissioni un minuto dopo l'approvazione della legge di stabilità e si è espresso, pur riconoscendo che ogni decisione in merito spetta costituzionalmente al capo dello Stato, per lo scioglimento delle Camere e per le elezioni anticipate a febbraio. Se i dirigenti del centrosinistra avessero un minimo di coerenza, non potrebbero che convenire sulle parole del premier, avendo egli messo in pratica quanto loro predicavano da tempo.
Invece no. Ora che Berlusconi il passo indietro lo ha realmente fatto, il terzo polo e il Pd si stanno rimangiando tutto, e improvvisamente le elezioni anticipate, da medicina di tutti i mali sono diventate una iattura, anzi peggio: un salto nel baratro.
La via maestra è tornata ad essere il leggendario "governo di emergenza" guidato da un'alta personalità "tecnica" autorevole in Europa e in grado di guidare una squadra di ministri "politici" provenienti da tutti i partiti disponibili. Ma si tratta di un'equazione impossibile in questo Parlamento e in questa situazione politica, prima di tutto perché i veleni sparsi dal centrosinistra hanno minato irreparabilmente ogni possibilità di dialogo costruttivo attraverso la delegittimazione continua del leader e della maggioranza scelta dagli elettori; e poi perché non basta mettere un premier "tecnico" alla testa di un esecutivo per convincere l'Europa, la Bce e i mercati: occorrerebbero una comune visione dell'agenda europea e una convergenza programmatica che in tutta evidenza non ci sono.
Il Terzo Polo, poi, ha una posizione ancora più schizofrenica: Casini, Fini e Rutelli hanno infatti già annunciato di condividere le misure che l'Europa ci chiede, ma dopo avere a lungo caldeggiato il passo indietro di Berlusconi dicendosi disponibili ad appoggiare un nuovo governo a guida Alfano o Letta, ora hanno cambiato idea: nessun altro governo può nascere in questa legislatura senza il coinvolgimento del Pd.
Di cosa, quindi, stiamo parlando? Solo un esecutivo di centrodestra eventualmente allargato al terzo polo sarebbe in grado di portare avanti politiche coerenti con la lettera all'Europa, che impegna non solo Berlusconi, ma chiunque sia chiamato a governare.
Esclusa preventivamente questa ipotesi, ogni altra soluzione sarebbe un'ammucchiata deleteria, pasticciata e inutile alla causa. Non restano, dunque, che le elezioni anticipate per fare chiarezza e spazzare via i tatticismi: ogni partito e ogni coalizione dovranno dire agli italiani cosa intendono fare, con chi e in che tempi.
Il centrodestra ha le idee chiare, mentre le attuali opposizioni avranno qualche difficoltà a ritrovarsi intorno a un programma comune, dovendo fare i conti con l'ipoteca massimalista di Vendola e con la demagogia di Di Pietro. Toccherà agli elettori scegliere, come è giusto che sia in una grande democrazia.
- l'Italia è finita nel mirino della speculazione internazionale a causa di un deficit di credibilità;
- il presidente del consiglio deve fare un passo indietro;
- la Spagna era messa peggio di noi, ma appena Zapatero ha annunciato le elezioni anticipate i mercati si sono rasserenati.
Basta rivedere la registrazione di tutti i talk-show televisivi, oppure le interviste ad alti esponenti dell'opposizione apparsi sui quotidiani, e ci si accorge che il ritornello è sempre stato questo. Cosa accade invece oggi? Berlusconi ha annunciato le sue dimissioni un minuto dopo l'approvazione della legge di stabilità e si è espresso, pur riconoscendo che ogni decisione in merito spetta costituzionalmente al capo dello Stato, per lo scioglimento delle Camere e per le elezioni anticipate a febbraio. Se i dirigenti del centrosinistra avessero un minimo di coerenza, non potrebbero che convenire sulle parole del premier, avendo egli messo in pratica quanto loro predicavano da tempo.
Invece no. Ora che Berlusconi il passo indietro lo ha realmente fatto, il terzo polo e il Pd si stanno rimangiando tutto, e improvvisamente le elezioni anticipate, da medicina di tutti i mali sono diventate una iattura, anzi peggio: un salto nel baratro.
La via maestra è tornata ad essere il leggendario "governo di emergenza" guidato da un'alta personalità "tecnica" autorevole in Europa e in grado di guidare una squadra di ministri "politici" provenienti da tutti i partiti disponibili. Ma si tratta di un'equazione impossibile in questo Parlamento e in questa situazione politica, prima di tutto perché i veleni sparsi dal centrosinistra hanno minato irreparabilmente ogni possibilità di dialogo costruttivo attraverso la delegittimazione continua del leader e della maggioranza scelta dagli elettori; e poi perché non basta mettere un premier "tecnico" alla testa di un esecutivo per convincere l'Europa, la Bce e i mercati: occorrerebbero una comune visione dell'agenda europea e una convergenza programmatica che in tutta evidenza non ci sono.
Il Terzo Polo, poi, ha una posizione ancora più schizofrenica: Casini, Fini e Rutelli hanno infatti già annunciato di condividere le misure che l'Europa ci chiede, ma dopo avere a lungo caldeggiato il passo indietro di Berlusconi dicendosi disponibili ad appoggiare un nuovo governo a guida Alfano o Letta, ora hanno cambiato idea: nessun altro governo può nascere in questa legislatura senza il coinvolgimento del Pd.
Di cosa, quindi, stiamo parlando? Solo un esecutivo di centrodestra eventualmente allargato al terzo polo sarebbe in grado di portare avanti politiche coerenti con la lettera all'Europa, che impegna non solo Berlusconi, ma chiunque sia chiamato a governare.
Esclusa preventivamente questa ipotesi, ogni altra soluzione sarebbe un'ammucchiata deleteria, pasticciata e inutile alla causa. Non restano, dunque, che le elezioni anticipate per fare chiarezza e spazzare via i tatticismi: ogni partito e ogni coalizione dovranno dire agli italiani cosa intendono fare, con chi e in che tempi.
Il centrodestra ha le idee chiare, mentre le attuali opposizioni avranno qualche difficoltà a ritrovarsi intorno a un programma comune, dovendo fare i conti con l'ipoteca massimalista di Vendola e con la demagogia di Di Pietro. Toccherà agli elettori scegliere, come è giusto che sia in una grande democrazia.
Di Paolo
Roberto Antonione ora deve cercarsi un altro padrino per essere rieletto ed anche per sua figlia
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Politica
Pubblicato da
Buongiorgio
Leggendo su La Stampa il dialogo tra il direttore Mario Calabresi e Silvio Berlusconi, avvenuto ieri sera e pubblicato oggi, apprendiamo solo in parte di quanti drammi può essere composta una annunciata dimissione od un esplicito tradimento.
Se la Carlucci viene bollata come "Gabriella Iscariota", con notevoli riferimenti evangelici a cui SB spesso ci ha abituato, è "drammatico" invece il passaggio sull'onorevole Roberto Antonione.
Sentite cosa dice SB al telefono a Calabresi
«E’ successa una cosa allucinante, a cui faccio ancora fatica a credere, mi hanno tradito quelli che ho portato per una vita nel cuore, penso ad Antonione e non riesco ancora a crederci, e pensare a tutto quello che ho fatto per lui. Prima lo avevo nominato coordinatore di Forza Italia, poi lo abbiamo candidato a governatore, quando è stato eletto in Friuli gli ho portato a Trieste tutti i bilaterali possibili, per dare lustro alla sua presidenza, e poi mi ha fatto anche fare da padrino alla sua bambina. E’ incredibile: sono il padrino di sua figlia e lui mi tradisce, non posso credere ai miei occhi. Così gli ho chiesto di incontrarci ma lui ha avuto paura di venire e mi ha liquidato con una lettera. Degli altri non parlo nemmeno, a partire dalla Carlucci, da Gabriella Iscariota».
Ora mi metto nei panni dell'onorevole Antonione che dovrà trovarsi qualcun altro che lo ricandidi ma soprattutto un altro padrino per sua figlia quando questa farà la Cresima!
Quante tragedie dietro la probabile fine di B!
Troppe.
Riusciremo a reggerle tutte?
Scherziamo coi fanti ma lasciamo stare...i Sacramenti.
Jolly
Pakistan - Le scuole pubbliche insegnano l'intolleranza verso le minoranze religiose: un Rapporto USA
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chiesa
Pubblicato da
Buongiorgio
Islamabad - I libri di testo utilizzati nelle scuole pubbliche e private in Pakistan insegnano ai bambini pakistani l'intolleranza verso le minoranze religiose non musulmane: è quanto rivela uno studio, il primo nel suo genere, condotto dalla Commissione internazionale sulla Libertà religiosa (United States Commission on International Religious Freedom, USCIRF) e presentato oggi a Washington. Nel Rapporto, inviato all'Agenzia Fides, la Commissione, organismo indipendente bipartisan, del governo federale USA, indica nel sistema scolasto la radice del diffuso radicalismo islamico e aiuta a spiegare perché la militanza è spesso sostenuta, tollerata e giustificata nel paese.
Lo studio ha analizzato più di 100 libri di testo dei gradi scolastici 1°-10°, in quattro province del Pakistan. A febbraio 2011 i ricercatori incaricati hanno visitato 37 scuole pubbliche, intervistando 277 fra studenti e insegnanti, e 19 madrase (scuole islamiche), dove hanno intervistato 226 fra studenti e insegnanti.
"I membri delle minoranze religiose sono spesso dipinti come cittadini inferiori o di seconda categoria, ai quali sono stati concessi diritti e privilegi da generosi musulmani pakistani, per cui dovrebbero essere solo grati" afferma il Rapporto. "Gli indù sono ripetutamente descritti come estremisti e nemici eterni dell'Islam": la loro cultura e società "si basa su ingiustizia e crudeltà, mentre l'Islam offre un messaggio di pace e fratellanza, concetti ritratti come estranei all'induismo", prosegue lo studio. I testi scolastici contengono anche alcuni riferimenti specifici ai cristiani, "che sono generalmente negativi, dipingendo un quadro incompleto della più grande minoranza religiosa in Pakistan" dice il Rapporto, notando un sistematico ritratto negativo delle minoranze religiose, indù (l'1% in Pakistan) e cristiani (3%) ma anche sikh e buddisti.
I libri di testo evitano i riferimenti al ruolo svolto da indù, sikh e cristiani nella vita culturale, militare e civile del Pakistan. Nella maggior parte dei casi "il revisionismo storico sembra progettato per scagionare o glorificare la civiltà islamica, o per denigrare la civiltà delle minoranze religiose" spiega il Rapporto, suggerendo urgenti cambiamenti "per presentare una storia libera da affermazioni false o infondate, che trasmettono pregiudizi religiosi".
I testi promuovono anche l'idea che "l'identità islamica del Pakistan è sotto costante minaccia" e che "le forze anti-islamiche cercano di porre fine al dominio islamico del mondo", come si legge in un testo di studi sociali utilizzato al 4° grado nella provincia del Punjab.
Tali testi e insegnamenti islamici si trovano nei libri di testo obbligatori, non solo in quelli religiosi, il che significa che in Pakistan i cristiani, gli indù e gli studenti di altre minoranze vengono indottrinati con insegnamenti di contenuto islamico: un fatto che viola la Costituzione del Pakistan, in cui si afferma che gli studenti non sono tenuti a ricevere istruzione in una religione diversa dalla propria.
Anche gli insegnanti sono un problema: secondo lo studio, più della metà degli insegnanti della scuola pubblica riconosce il diritto alla cittadinanza delle minoranze religiose, ma la maggioranza ritiene che alle minoranze religiose non debba essere concesso di occupare posizioni di potere, "al fine di proteggere il Pakistan e i fedeli musulmani". Inoltre l'80% degli insegnanti ritiene i docenti non-musulmani "nemici dell'Islam". (PA) (Agenzia Fides 9/11/2011)
Lo studio ha analizzato più di 100 libri di testo dei gradi scolastici 1°-10°, in quattro province del Pakistan. A febbraio 2011 i ricercatori incaricati hanno visitato 37 scuole pubbliche, intervistando 277 fra studenti e insegnanti, e 19 madrase (scuole islamiche), dove hanno intervistato 226 fra studenti e insegnanti.
"I membri delle minoranze religiose sono spesso dipinti come cittadini inferiori o di seconda categoria, ai quali sono stati concessi diritti e privilegi da generosi musulmani pakistani, per cui dovrebbero essere solo grati" afferma il Rapporto. "Gli indù sono ripetutamente descritti come estremisti e nemici eterni dell'Islam": la loro cultura e società "si basa su ingiustizia e crudeltà, mentre l'Islam offre un messaggio di pace e fratellanza, concetti ritratti come estranei all'induismo", prosegue lo studio. I testi scolastici contengono anche alcuni riferimenti specifici ai cristiani, "che sono generalmente negativi, dipingendo un quadro incompleto della più grande minoranza religiosa in Pakistan" dice il Rapporto, notando un sistematico ritratto negativo delle minoranze religiose, indù (l'1% in Pakistan) e cristiani (3%) ma anche sikh e buddisti.
I libri di testo evitano i riferimenti al ruolo svolto da indù, sikh e cristiani nella vita culturale, militare e civile del Pakistan. Nella maggior parte dei casi "il revisionismo storico sembra progettato per scagionare o glorificare la civiltà islamica, o per denigrare la civiltà delle minoranze religiose" spiega il Rapporto, suggerendo urgenti cambiamenti "per presentare una storia libera da affermazioni false o infondate, che trasmettono pregiudizi religiosi".
I testi promuovono anche l'idea che "l'identità islamica del Pakistan è sotto costante minaccia" e che "le forze anti-islamiche cercano di porre fine al dominio islamico del mondo", come si legge in un testo di studi sociali utilizzato al 4° grado nella provincia del Punjab.
Tali testi e insegnamenti islamici si trovano nei libri di testo obbligatori, non solo in quelli religiosi, il che significa che in Pakistan i cristiani, gli indù e gli studenti di altre minoranze vengono indottrinati con insegnamenti di contenuto islamico: un fatto che viola la Costituzione del Pakistan, in cui si afferma che gli studenti non sono tenuti a ricevere istruzione in una religione diversa dalla propria.
Anche gli insegnanti sono un problema: secondo lo studio, più della metà degli insegnanti della scuola pubblica riconosce il diritto alla cittadinanza delle minoranze religiose, ma la maggioranza ritiene che alle minoranze religiose non debba essere concesso di occupare posizioni di potere, "al fine di proteggere il Pakistan e i fedeli musulmani". Inoltre l'80% degli insegnanti ritiene i docenti non-musulmani "nemici dell'Islam". (PA) (Agenzia Fides 9/11/2011)
L'addio di Berlusconi provoca almeno 200 mila disoccupati
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Politica
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Buongiorgio
Il collega Paolo Granzotto, nel febbraio scorso, sollecitato da un suo lettore, fece un conto "a spanne" di quante persone vivono di Antiberlusconismo: 200 mila circa. Oggi, giorno dopo l'annuncio delle annunciate prossime dimissioni, ci sono in giro in Italia altre 200 mila persone in ansia e quindi, di conseguenza, altri 200 mila motivi per dire: forza Silvio, Silvio resisti, Silvio non dimettersi.
Alla fine della lettura della risposta concorderete tutti con me: ed ora che famo? Silvio perchè non ci ripensi, per favore?
Certo, a Granzotto sfugge un fatto ovvero che forse altrettante persone, se non di più, vivono di Berlusconismo ed anche loro dovranno trovarsi un altro lavoro!
Che catastrofe! Quasi mezzo milione di disoccupati in più solo per esserci accaniti contro una persona? Non poteva pensarci prima o voi Di Pietri, D'Alemi, Bersani, Casini, Bocchini, Fini?
Silvio rimani: hai più dipendenti tu di qualsiasi azienda mondiale!
Vedete... non è proprio tutto meglio il dopo... pensateci bene!
Caro Granzotto, viviamo tempi molto difficili in cui l’odio trionfa a tutto campo nei rapporti politici e giudiziari. A essere più inquieta mi sembra proprio la sinistra, eppure la sua battaglia di delegittimazione di Silvio Berlusconi è in pieno fulgore, solo un pochino attenuata, nell’impatto sull’opinione pubblica, dai macelli di Bengasi. Cos’è dunque che, come dicono a Roma, «je rode», alla sinistra?
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"Un fantasma s’aggira per l’Italia, caro Celada. L’antiberlusconismo. Ne vogliamo parlare? Ho fatto due conti, così, alla buona. Fra giornalisti della radio, della televisione, della carta stampata ivi compresi i settimanali d’«opinione», fra politici di professione, comici e comiche di varia natura, cantanti, giullari e giullaresse, attori e attrici genere drammatico-civile, fra scrittori e scrittrici, opinionisti a gettone, escort pentite (e dunque redente), grand commis, addetti alle intercettazioni, addetti alle trascrizioni, sociologi prêt-à-porter, personale di fondazioni, di centri di elaborazione del pensiero TTB (tutto tranne Berlusconi), fra titolari di cariche di sottogoverno, nani e ballerine siamo a circa ottanta-centomila individui che vivono di antiberlusconismo. Se vi aggiungiamo l’indotto, che so, mogli e seconde mogli, amanti e seconde, terze e quarte amanti, figli bamboccioni, cognati (dispendiosissimi), collaboratrici e collaboratori domestici, badanti dei nonni, bagnini dell’«Ultima spiaggia» di Capalbio, venditori di cachemire, di pashmine e di cosucce di Prada, si raddoppia. Ciò significa che alimentando l’«anti», Silvio Berlusconi dà da vivere - e vivere nella grascia - minimo minimo a 200mila individui. I quali, senza il Cavaliere in campo si ritroverebbero, per usare una bella espressione di Marco Travaglio - che queste cose le sa - con le pezze al sedere. Michele Santoro, tanto per non far nomi. Oggi si becca qualche milioncino l’anno. Se dovesse venire a mancare l’ubi consistam del suo Annozero, dare addosso, schiumando rabbia, al Cavaliere, eccolo che se ne tornerebbe a essere il vecchio e squattrinato «Michele chi?». Senza l’antiberlusconismo militante & viscerale, i Bersani e le Bindi, i Veltroni e i D’Alema, i Franceschini e i Fini, i Di Pietro e i Bocchino, rischiano grosso di andare a spasso. Il primo della lista, a esempio, si regge ripetendo ogni due per tre: «La misura è colma, se ne deve andare a casa». Non sa dire altro, figuriamoci, poi, se qualcosa di sinistra. Bene. Quando se ne andrà a casa, con le proprie gambe, perché così ha deciso e non perché lo chiede Bersani, che ne sarà di costui? Gli rimarrà solo il (sublime) gnocco fritto della sua Piacenza a rendergli la vita degna d’esser vissuta.
Prima o poi accadrà, caro Celada ed è questo ciò che ròde agli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo. Di certo in un clima di trionfale happy ending il Cavaliere tirerà i remi in barca. Dopo vent’anni da protagonista sulla scena politica - scena che ha cambiato, che ha rivoltato come un calzino, altro che i livorosi rivoltamenti di Totonno Di Pietro - onusto di glorie e di successi si metterà al balcone per osservare l’andamento peristaltico del dopo Berlusconi. Intanto, duecentomila concittadini dovranno, di riffa o di raffa, trovarsi un lavoro. Questa sarà l’unica eredità di segno negativo lasciata dal Cavaliere. Un problema sociale mica da ridere e non c’è nemmeno la cassa integrazione, per gli antiberlusconiani in mobilità. Bah, cosa vuole che le dica, caro Celada. Ce ne faremo una ragione, no?
Paolo Granzotto sul il Giornale del 25 febbraio 2011"
Alla fine della lettura della risposta concorderete tutti con me: ed ora che famo? Silvio perchè non ci ripensi, per favore?
Certo, a Granzotto sfugge un fatto ovvero che forse altrettante persone, se non di più, vivono di Berlusconismo ed anche loro dovranno trovarsi un altro lavoro!
Che catastrofe! Quasi mezzo milione di disoccupati in più solo per esserci accaniti contro una persona? Non poteva pensarci prima o voi Di Pietri, D'Alemi, Bersani, Casini, Bocchini, Fini?
Silvio rimani: hai più dipendenti tu di qualsiasi azienda mondiale!
Vedete... non è proprio tutto meglio il dopo... pensateci bene!
Caro Granzotto, viviamo tempi molto difficili in cui l’odio trionfa a tutto campo nei rapporti politici e giudiziari. A essere più inquieta mi sembra proprio la sinistra, eppure la sua battaglia di delegittimazione di Silvio Berlusconi è in pieno fulgore, solo un pochino attenuata, nell’impatto sull’opinione pubblica, dai macelli di Bengasi. Cos’è dunque che, come dicono a Roma, «je rode», alla sinistra?
"Un fantasma s’aggira per l’Italia, caro Celada. L’antiberlusconismo. Ne vogliamo parlare? Ho fatto due conti, così, alla buona. Fra giornalisti della radio, della televisione, della carta stampata ivi compresi i settimanali d’«opinione», fra politici di professione, comici e comiche di varia natura, cantanti, giullari e giullaresse, attori e attrici genere drammatico-civile, fra scrittori e scrittrici, opinionisti a gettone, escort pentite (e dunque redente), grand commis, addetti alle intercettazioni, addetti alle trascrizioni, sociologi prêt-à-porter, personale di fondazioni, di centri di elaborazione del pensiero TTB (tutto tranne Berlusconi), fra titolari di cariche di sottogoverno, nani e ballerine siamo a circa ottanta-centomila individui che vivono di antiberlusconismo. Se vi aggiungiamo l’indotto, che so, mogli e seconde mogli, amanti e seconde, terze e quarte amanti, figli bamboccioni, cognati (dispendiosissimi), collaboratrici e collaboratori domestici, badanti dei nonni, bagnini dell’«Ultima spiaggia» di Capalbio, venditori di cachemire, di pashmine e di cosucce di Prada, si raddoppia. Ciò significa che alimentando l’«anti», Silvio Berlusconi dà da vivere - e vivere nella grascia - minimo minimo a 200mila individui. I quali, senza il Cavaliere in campo si ritroverebbero, per usare una bella espressione di Marco Travaglio - che queste cose le sa - con le pezze al sedere. Michele Santoro, tanto per non far nomi. Oggi si becca qualche milioncino l’anno. Se dovesse venire a mancare l’ubi consistam del suo Annozero, dare addosso, schiumando rabbia, al Cavaliere, eccolo che se ne tornerebbe a essere il vecchio e squattrinato «Michele chi?». Senza l’antiberlusconismo militante & viscerale, i Bersani e le Bindi, i Veltroni e i D’Alema, i Franceschini e i Fini, i Di Pietro e i Bocchino, rischiano grosso di andare a spasso. Il primo della lista, a esempio, si regge ripetendo ogni due per tre: «La misura è colma, se ne deve andare a casa». Non sa dire altro, figuriamoci, poi, se qualcosa di sinistra. Bene. Quando se ne andrà a casa, con le proprie gambe, perché così ha deciso e non perché lo chiede Bersani, che ne sarà di costui? Gli rimarrà solo il (sublime) gnocco fritto della sua Piacenza a rendergli la vita degna d’esser vissuta.
Prima o poi accadrà, caro Celada ed è questo ciò che ròde agli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo. Di certo in un clima di trionfale happy ending il Cavaliere tirerà i remi in barca. Dopo vent’anni da protagonista sulla scena politica - scena che ha cambiato, che ha rivoltato come un calzino, altro che i livorosi rivoltamenti di Totonno Di Pietro - onusto di glorie e di successi si metterà al balcone per osservare l’andamento peristaltico del dopo Berlusconi. Intanto, duecentomila concittadini dovranno, di riffa o di raffa, trovarsi un lavoro. Questa sarà l’unica eredità di segno negativo lasciata dal Cavaliere. Un problema sociale mica da ridere e non c’è nemmeno la cassa integrazione, per gli antiberlusconiani in mobilità. Bah, cosa vuole che le dica, caro Celada. Ce ne faremo una ragione, no?
Paolo Granzotto sul il Giornale del 25 febbraio 2011"
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