12/12/11

Vittime a vita, ma c’è l’attenuante di Dounia Ettaib


Il nostro grande paese, si è sempre lamentato della fuga dei cervelli, che non facciamo più scoperte scientifiche che il mondo intero ci supera ecc.
Ma sentite , sentite siamo i primi al mondo ad aver scoperto il gene della pedofilia!!
Quindi la pedofilia è colpa di un gene, al 42°  Congresso Italiano della Società di neurologia è stata presentata questa scoperta dal Prof. Lorenzo Pinessi, coordinatore del Dipartimento  di Neuroscienze dell’università Le Molinette di Torino e ovviamente pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry.
Questo cosa significa, da oggi si aprirà, dunque, una nuova strada completamente nuova per lo studio e la cura di quella che fino ad ieri sembrava solo una deviazione, le cui origini biologiche erano solo supposte, mentre parevano certe quelle psicologiche, come un passato traumatico o di abusi.
Insomma il gene della pedofilia avrà il suo bel posticino nella classifica della scienza come la demenza frontotemporale.
Bene, bene piangiamo che non abbiamo soldi per la ricerca, ma per carità per scagionare i poveri mostri ce la mettiamo tutta!
Ai bambini nessuno ci pensa, all’infanzia rubata, alla vita strappata, ai loro incubi al loro corpo violato?!
Assolutamente,  noi dobbiamo pensare ai poveri pedofili,  a reintegrarli nella società, ad assicurare loro un lavoro in un ambiente favorevole, oratori, scuole e perché no magari anche in neonatologia è meglio.
Ovviamente se poi uccidono i bambini, poverini i pedofili si spaventano ed eliminano il problema.
Ora hanno pure l’attenuante genetica.

Dounia Ettaib



Una volta era distretto di Polizia, ora un po' distratto o distrutto

Distrutto di Polizia o Distratto di Polizia 11? Sono indeciso. Una volta era bello Distretto di Polizia: saltavo addirittura il posticipo serale di Serie A pur di vedermelo. Ora, dopo mezz'ora, mi guarderei anche l'Inter: pensa un po' come sono ridotto!
Quest'anno l'edizione è lentissima. Il cattivo, tal Corallo, ha veramente la faccia cattiva ma dopo essere sfuggito da mezzo mondo con 100 milioni in contanti ed aver resistito anche alle provocanti avances di due escort (simili a quelle della pubblicità della Panda di cui abbiamo già parlato)  non si capisce perché, e dove, è finito a passeggiare per i boschi si presume attorno a Roma, ha aiutato un automobilista in panne col radiatore della macchina bucato rovesciandogli dentro un uovo che aveva nello zaino (un classico andare in gita con le uova nello zaino), è finito a dormire in tenda in questo boschetto per poi incappare in una trappola per animali ed ora è due puntate che agonizza lì a cielo aperto.
Lui è veramente cattivo, secondo solo a quelli che gestiscono i palinsesti Mediaset che, sempre per prolungare l'agonia, non solo del Corallo ma dello spettatore, hanno deciso da qualche tempo di trasmettere una sola puntata a settimana e non più due.
Lento, lentissimo. Senza idee mi sembra questa edizione di Distretto di Polizia 11. Annoiante. Mi sembra più Distratto di Polizia: distratto l'autore e distratto lo spettatore.
Corallo, fammi un piacere: muori lì nel boschetto tranquillo. Ai tuoi 100 milioni ci penso io.

Genitorialità malata di narcisismo? Che cosa fare?

E' andata morbosamente in crisi, oggi giorno, la genitorialità. Un virus, il narcisismo, ha colpito e intaccato l’arte di essere genitori, a più livelli della nostra società moderna. E, così, succede che a Rapallo emerge, oggi, una situazione di profondo degrado famigliare, i cui protagonisti, due genitori, un papà e una mamma, hanno ridotto in schiavitù la propria figlia dodicenne, quotidianamente chiusa, da tempo, seminuda per ore nel balcone di casa, allevata tra le pareti domestiche a botte e umiliazioni, anzichè coccole e carezze, costretta ai lavori domestici e a maltrattamenti disumani, come cenare da sola in cucina, mangiando gli avanzi scartati nei piatti dal resto della famiglia. E ancora succede che, a Torino, una ragazza sedicenne denuncia falsamente di essere stata stuprata da due stranieri, scatenando nella gente di quartiere, ignara della menzogna, una violenza inaudita e momenti di grande paura contro le baracche di un campo rom alla periferia della città, incendiato per vendetta. E infine, come se non bastasse, succede che a Trieste, sempre più o meno nelle stesse ore, una ragazza sedicenne incinta per una relazione con un ragazzo albanese appena diciottenne, viene condannata dal “tribunale famigliare” a scontare la pena di un aborto forzato, tutti, Chiesa cattolica compresa, ben attenti al disagio famigliare per una scelta rischiosa in caso di nascita del pargoletto, ma pochi convinti difensori della vita nascente a prescindere, nello spirito di una vera tutela sociale della maternità. Allora, di fronte a questa emergenza sempre più urgente, in cui le famiglie appaiono abbandonate a se stesse, in cui talvolta predomina l'amore della persona per la propria immagine e per sé stesso prima che verso il prossimo, occorre fermarci e fare un’opportuna riflessione. Per capire cosa significhi l’amore responsabile, per comprendere che l’educazione e il progetto educativo su una persona hanno bisogno di punti fermi, legati prima di tutto all’altruismo. I genitori hanno bisogno di essere aiutati e preparati a trasmettere ai figli valori quali rispetto della vita propria e altrui (tornano a registrarsi ancora episodi di ragazzini che lanciano sassi dai cavalcavia). Sarebbe necessaria una formazione dei genitori per le difficoltà che si ritrovano impreparati ad affrontare, ma anche per insegnare loro che i figli non sono una loro proprietà e vanno considerati per le loro esigenze e anche aiutati a considerare gli altri come un valore. Secondo uno spirito più di solidarietà che di lotta di sopraffazione dove, ad oggi, il migliore parrebbe chi più furbescamente vince sapendo barare e negare sempre evidenze e colpe! La Chiesa si svegli di fronte a questo stato di urgente emergenza e mentre le gerarchie contrattano giustamente con lo Stato la tassa sugli immobili di proprietà, lasciandosi, talvolta, distrarre dai pizzi e merletti delle vesti filettate, dalle croci più dorificate e dagli anelli più preziosi, non dimentichino di alzare la voce gridando, senza paura, contro queste storture della genitorialità, dando impulso alle tanti voci laiche, di credenti e non credenti, che ci richiamano quotidianamente ai valori cristiani. Perché, oltre la coscienza del rischioso baratro in cui sta finendo la famiglia, ci sia anche la possibilità di cambiamento e conversione
Eraldo Ciangherotti
assessore ai Servizi Sociali del Comune di Albenga

Ho visto il concerto perfetto, quello dei Deus a Milano

Esistono tante possibilità per fare un concerto.
Io ho visto quello perfetto.
Non una nota confusa, non una luce sbagliata , non una persona fra il pubblico che non riuscisse a volare .
Sul palco, mosso da leggera e misurata scenografia, c’erano i DEUS.
Gruppo indie rock proveniente dal Belgio( Anversa) in attività dal 1991 , i DEUS hanno suonato giovedi 8 dicembre ai Magazzini Generali di Milano.
Formatosi nel 1991 il gruppo pubblicò il primo album “ Worst Case Scenario” soltanto nel 1994.
Il lavoro che, ancora oggi è considerato uno degli album più influenti degli anni 90, mise subito in luce la versatilità musicale e la raffinatezza della della band.
Nel 1999 pubblicarono “ Ideal Crash “ , il disco più conosciuto ,dove riuscirono ad armonizzare psichedelia e nuove sonorità.
Altri album pubblicati sono stati Pocket Revolution( 2005) , Vantage Point( 2008) e Keep You Close uscito il 20 luglio 2011 preceduto dal sublime singolo Constant Now..
Trascinata in mondi di presenze sontuose. Risucchiata in un vortice di nuvole. A caduta libera senza rete…Così ti fanno sentire e “suonare” i DEUS.
Lo spazio riempito dalle voci , dal suono della tastiera o dal violino, dal battere nel petto della batteria e dei bassi.
Non era importante dove fossero loro o dove fossimo tutti, l’intero era aria da respirare.
Faccio notare il piccolo numero del pubblico…
…Non so perché, ma ho imparato, con l’esperienza,che ciò fa diventare l’ evento ancora più importante.
Troppo pochi conoscono il valore della poesia cantata e suonata.
E anche questo può averlo reso perfetto.
Sarah MYLIZ

Berlusconi ha lasciato "perchè incinta". Ora lo possiamo dire

Due ragazze sul 492 stamattina parlando del compito in classe (tema) di settimana scorsa. "Come mai non hai fatto quello di attualità?" chiede quella di destra (intendo come posto seduta davanti a me). "Non ci capisco niente di politica - risponde quella seduta a sinistra - e poi di Berlusconi non so niente. Per me può anche aver lasciato perché incinta". Risatina in coppia.
Sorrido anche soprattutto perché mi metto a pensare a quale può essere stato il titolo di questo tema:  Perché finalmente siamo liberi? Dopo di me il diluvio? Ora che faremo?
Poi penso anche a che cosa avrebbe potuto rispondere questa ragazza senza conoscere, magari, le idee politiche del proprio professore.
E se poi il docente è anche a favore dell'aborto? Sarebbe caduta anche la originale tesi del Berlusconi incinta!
Mamma mia quanto è difficile svolgere i temi di attualità oggi.
Brava ragazza! Concentrati sulla letteratura e su Boccaccio: quello non tramonta mai.
Buongiorgio

11/12/11

Serie A 15° giornata, frenata del Milan


In una giornata spezzatino, con 4 anticipi, un posticipo serale ed uno che sarà domani - tra Roma e Juventus -, intanto sale solitaria in testa l'Udinese, che regola il Chievo in casa per 2-1. Il Milan invece frena a Bologna, in una gara scoppiettante nel primo tempo, ma che poi ha visto calare il ritmo dei rossoneri nel secondo. Dopo aver ribaltato da 0-1 a 2-1, il Milan prende gol su una papera di Amelia, errore che costano i 3 punti. Intanto la Lazio aggancia i rossoneri in virtù dello spettacolare 3-2 in casa del Lecce.

L'Inter respira grazie alla vittoria casalinga contro la Fiorentina, mentre il Napoli nel posticipo domenicale si ferma sull'1-1 contro il Novara. Il Palermo cade in casa contro il Cesena, che dopo un avvio di campionato disastroso sta pian piano ripartendo. Genoa vittorioso sul campo del Siena per 2-0, Cagliari e Parma non offrono gol e il finale è di 0-0.

Domani appunto il posticipo tra Roma e Juventus, con i bianconeri che cercano di approfittare della frenata del Milan; la Roma dal canto suo deve vincere per il morale ed anche per la classifica.

Foto di IlSussidiario.

Tra guerre intestine,profezie maya,crisi globale,Natale è qui!CRISTO E'CON NOI




Gesù nacque a Betlemme,anche se è un dato non del tutto certo,in Palestina,adempiendo ad una profezia;visse in Israele,a Nazareth e venne crocifisso nell'oggi insanguinata Gerusalemme,capitale israeliana,parzialmente rivendica come loro culla dai palestinesi.Cristo è anche risorto,su quella terra,il che ci insegna che non c'è mai limite al divino e al Divino.

Molto molto molto prima,una civiltà molto progredita che si sviluppò nell'odierna America Latina,ci lasciò una profezia:il 21 dicembre del prossimo 2012 finirà il mondo.Io do una mia interpretazione:sta finendo questa civiltà,questo mondo inteso come modo di vivere.Un mondo nel quale le cose vengono prima delle persone,nel quale alla base di ogni lotta tra umani c'è il desiderio di affermazione,di prevaricazione,di possesso o di onnipotenza,perfino di onnipotenza,anzi!

Sono madre di una bambina che spero non resti figlia unica e mi terrorizza al solo corrervi col pensiero l'ipotesi di due figli,due fratelli,persone con lo stesso DNA,che si odiano,quindi,figuratevi cosa stiamo facendo al Padre!

Fa strano perfino a me che io scriva queste cose,io che pecco perché sono capace di odiare,perché non riesco a perdonare chi fa del male intenzionalmente,perché sono abile nella vendetta,credo nella mia giustizia,cedo a quella che i greci chiamavano ubris.

Ma tra due settimane sarà Natale e in questo periodo in cui tutti siamo terrorizzati dallo scenario socio-politico-economico al quale siamo giunti,scorgo solidarietà,noto più semplicità e voglio augurare a tutti di perdonare.

Perché magari,col tempo,ne diventerò capace anch'io e sono convinta che per imparare a perdonare si viva.

Quando festeggiamo Nascita e Resurrezione di Cristo,dovremmo ricordare che è nato povero,ha vissuto critiche,contestazioni,tradimenti,è morto atrocemente,ma perdonando.Ed è risorto.




Facciamo qualche esempio: come e quando la chiesa paga l'ICI

Chi deve pagare l’Ici e chi no? Si scrivo­no molte cose riguardo alle attività del­la Chiesa esenti dall’imposta, ma per es­sere chiari proviamo a fare qualche e­sempio concreto. Ecco che cosa preve­de la legge attuale.
1 Oratorio parrocchiale che affitta all’esterno i campi di calcio. Paga l’Ici, perché l’affitto delle strutture non è considerato «attività sportiva».
2 Scuola materna parrocchiale. Non paga, perché rientra tra le «attività didattiche». Ma la condizione è che sia una scuola «paritaria», che non discrimi nell’accesso e che reinvesta gli eventua­li utili nell’attività didattitca.
3 Negozio che vende rosari e altri oggetti religiosi a fianco di un santuario.  Deve pagare, perché la vendita di ogget­tistica non rientra nelle otto attività pre­viste della legge per l’esenzione.
4 Locali mensa per i poveri e dormitori gestiti da un’opera religiosa. Non devono pagare, perché le attività assistenziali sono esenti, a condizione che le prestazioni fornite siano gratuite o pagate con compenso simbolico.
5 Appartamento di proprietà di una parrocchia dato gratui­tamente a famiglia bisognosa . Deve pagare, perché l’affitto di immobi­li non rientra tra le attività esenti.
6 Locali del bar dell’oratorio .Devono pagare l’Ici, perché la sommini­strazione di bevande non rientra tra le attività esenti.
7 Locale libreria inserito in una struttura di un ente ecclesiastico. Deve pagare l’Ici, in quanto la vendita di libri non è attività esente.
8 Cinema con proiezioni aperte a tutta la città. Non deve pagare, in quanto attività cul­turale, ma a condizione che proietti so­lo film di interesse culturale, d’essai, d’ar­chivio, o film con attestato di qualità…
9 Teatro parrocchiale. Non deve pagare, ma solo a condizione che si avvalga esclusivamente di compa­gnie amatoriali.
10 Ospedale gestito da congregazione. Non deve pagare, in quanto attività sa­nitaria, ma solo a condizione che la strut­tura sia accreditata dal servizio sanitario nazionale. 
11 Clinica privata gestita da congregazione religiosa. Deve pagare.
12 Albergo gestito da un ordine religioso (e con cappella annessa) Deve pagare, in quanto gli alberghi non sono esenti. Non paga solo se è una ca­sa di accoglienza per soggetti predefini­ti (es: per parenti dei malati), e a condi­zione che le rette siano inferiori ai prez­zi di mercato.

Ti lascio un caffè sospeso

Quella del caffè sospeso è una splendida usanza che succedeva a Napoli e continua a succedere in questa città anche ora che la crisi soffoca più della spazzatura.
Di che cosa si tratta?
Qualcuno entra in un bar, prende un caffè ma ne paga due alla cassa, lasciandone uno in sospeso per chi ne sarà bisognoso ma non può permetterselo.
Tanto semplice da raccontare quanto bella questa iniziativa vero?
La storia è stata ri raccontata da Avvenire qualche giorno fa proprio in occasione della giornata del caffè sospeso.
A Napoli questo gesto non è mai stato un’elemosina, ma un piccolo segno di solidarietà e di comprensione verso uno sconosciuto: il "prossimo", in tutti i sensi, che sarebbe da lì a poco passato per lo stesso bar. Quando a Napoli era più declinata anche la solidarietà, il caffè sospeso era un’abitudine diffusa tanto che, se a sera avanzavano dei sospesi, la mattina dopo, il barista tirando su la saracinesca, con un cartello sulla porta teneva il conto: «Cinque caffè sospesi», sicché le tazzine di questa gentilezza arretrata erano a disposizione dei primi a richiederle. Come mai il caffè? Forse perché in determinate circostanze il caffè a Napoli, e forse anche altrove, è consolazione, conforto, comunanza, gratificazione, lenimento.
Il caffè sospeso era ed è un gesto di vicinanza e di condivisione, ed è esattamente questo il messaggio che si vuole dare. In piccolo, e sotto forma di bevanda confortante e gratificante, in questi tempi che ci chiamano alla solidarietà, il caffè sospeso pare anche una metafora di partecipazione secondo la propria capacità contributiva. Se tutti quelli che possono, avessero lasciato di questi sospesi, probabilmente, l’Italia non si sarebbe trovata sull’orlo del precipizio.
Buongiorno...vado a prendermi un caffè e ne pago due!
Giorgio Gibertini Jolly

10/12/11

Quando a scuola nasce un libro

"Via col tempo - Un volto. Un mistero. Una vita." è il titolo del romanzo scritto da Jeiqu. Ma cos’è Jeiqu? Jeiqu è un collettivo di studenti dell’istituto Primo Levi di Seregno, nato grazie all’unione di alcuni ragazzi delle sezioni Q e J del biennio 2008/2010 e con il supporto dei professori Angela Pominelli e Massimo Viganò e del dirigente scolastico Giuliana Colombo.
Jeiqu è: Beatrice Barzaghi, Luana Bonfino, Jessica Cappello, Raffaele Di Staso, Lisa Donadel, Marzia Gigante, Emilia Lacertosa, Celeste Mancuso, Stefano Ponti, Silvia Rovelli e Giulia Sbardolini.
Il romanzo nato da un percorso scolastico non comune è un fantasy ma anche un romanzo di formazione proprio perché composto a più mani da adolescenti che hanno messo nel testo le loro emozioni.
Una vecchia foto è la chiave di un enigma che il giovane Alberto è chiamato a risolvere, insieme alla sua amica Martina che lo guida standogli accanto. Alberto nota che uno dei personaggi ritratti ha le sue stesse fattezze, ma la fotografia è stata scattata più di un secolo prima. Il viaggio li trascina nel passato attraverso epoche diverse, grazie a una macchina del tempo che i due amici rinvengono in un edificio. Alberto entra in possesso di brandelli di verità che cambiano il suo presente e il rapporto con Martina. Al termine del viaggio ogni domanda troverà una risposta, si tratta di un percorso alla ricerca di sé stessi, che comporta fatica e impegno. Il romanzo si conclude con le parole della canzone “Il cerchio della vita” perché in queste parole gli autori vedono la vita che prosegue.
Sara Citterio
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Associazione Officine Briantee
officinebriantee@gmail.com

Ici e chiesa cattolica: ci vorrebbe un film dell'altro mondo!

Scrivo questa lettera al direttore di Avvenire che non solo la pubblica ma anche la risponde. La ripropongo qui per i gentili lettori di Frews. 
Caro direttore, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire o peggio di chi non è in grado di leggere, e comprendere, quello che lei e i suoi collaboratori ogni giorno riportate sulla questione Ici e immobili della Chiesa. Allora mi è venuta un’idea. Pochi giorni fa ho visto il film 'Cose dell’altro mondo' di Francesco Patierno.
 Lo conosce? Il film è ambientato in una delle tante città del Nordest dove l’immigrazione ormai incide concretamente sul tessuto sociale: immigrati che lavorano nelle fabbriche, che curano i nostri figli e i nostri anziani, che servono al bancone del bar e via dicendo. Un bel mattino però, dopo un fenomeno temporalesco anomalo, tutti gli extracomunitari spariscono nel nulla e quindi... chi si prende cura dei nostri anziani?
Chi ci prepara il caffè? Chi stira a casa nostra?
Chi va a fare la spesa o fa andare avanti le nostre fabbriche? Il film si regge su questa iperbole e l’improbabilità della stessa suscita moltissime domande e regala tanti spunti di riflessione. E se trovassimo un regista coraggioso che trasportasse questa iperbole anche nel mondo della 'Chiesa esentata dall’Ici?' Cioè se per un giorno tutte le opere di carità della Chiesa cattolica in Italia si fermassero, che cosa accadrebbe? Sarebbero i radicali a dare da mangiare a tutti i barboni delle stazioni? Ci penserebbero i deputati non informati a vegliare nella notte i malati? E via proseguendo con gli esempi. Visto che i male informati, o meglio i male intenzionati, la verità non la vogliono 'leggere', facciamogliela vedere, sbattiamogliela in faccia ma, siccome siamo cristiani, prima cominciamo con un bel film o un documentario. 
Giorgio Gibertini, Roma

Lo scorso settembre, Bruno Manfellotto, direttore dell’Espresso, mi invitò da collega e persona seria qual è, a esprimere sul suo settimanale un «diverso parere» a proposito della campagna politico-mediatica (alla quale, come si sa, partecipano alcune firme di quella testata e del gruppo editoriale di cui essa fa parte) che purtroppo continua a distorcere sino al capovolgimento della realtà e della verità la questione «Ici e Chiesa».
 Sintetizzai in poche righe fatti e regole, tutto ciò che i lettori di Avvenire e coloro che non vivono su una nuvola polemica ma nella realtà vera del nostro Paese sanno bene: e cioè che cosa sono le opere assistenziali, educative e ricreative promosse dai cattolici e perché godono di alcuni benefici che non riguardano solo loro e non spettano in alcun modo alle attività commerciali. E conclusi così, caro Gibertini: «Sono quattro anni, da quando una ciclica campagna che si nutre sempre degli stessi luoghi comuni ha preso a rombare, che lo scriviamo. Dati alla mano. Gli alberghi (con tanto di cappellina…) di proprietà di enti religiosi pagano Ici e tasse. Le case di proprietà di enti religiosi date in affitto pagano Ici e tasse. Se qualcuno non lo facesse, violerebbe la legge. E andrebbe sanzionato. Punto. Ecco perché dico che i promotori della nuova campagna anti-Chiesa, che ha risposto acremente agli appelli del mondo cattolico per misure fiscali pro-famiglia e anti-evasione, vogliono in realtà 'tassare la solidarietà'. Solo quella, oggi, è esentasse. Chiunque altro, risponderebbe con una serrata dimostrativa di almeno sette giorni delle proprie attività. Ma una settimana senza carità cristiana l’Italia non se la merita e non se la potrebbe permettere, soprattutto oggi. E i cattolici, poi, non sanno neanche come si fa una serrata».
Continuo a pensarla così. Ma un film, forse, aiuterebbe a vedere e a capire quale 'bestemmia' sia raccontare le opere di bene come una 'sottrazione di ricchezza' e non come un grande (e inquantificabile) valore aggiunto in una società come la nostra.
Credo che ci sia bisogno di onestà e di chiarezza anche nel condurre una polemica. La stessa «chiarezza» che la Chiesa mostra a tutti nello svolgimento della sua missione e che ieri il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha confermato essere la stella polare dei cattolici. Invece, caro amico, devo prendere atto che nella saga delle chiacchiere e delle invettive anticlericali, di poco chiari e di intellettualmente disonesti ce ne sono in giro troppi.
Marco Tarquinio direttore di Avvenire

09/12/11

Photo Of The Week N° 19 - Magic Drop


Carissimi lettori,
bentornati al consueto appuntamento con la foto della settimana.
La fotografia è una questione decisamente soggettiva. Più in particolare, a me piace parlare di affinità. Non so a voi, ma quando io guardo uno scatto realizzato da qualcun altro, inevitabilmente provo qualcosa: ammirazione, indifferenza, stupore, gioia, dolore. E le mie emozioni posso essere diverse o uguali a quelle di chiunque guardi quella foto. In particolare a me capita a volte di sentire un particolare scatto. Non è facile da spiegare a parole. Si tratta di vedere un'immagine, e in qualche modo riconoscere una parte di voi stessi in quella foto. Affinità...
Questo è ciò che mi accade quando guardo gli scatti di Valentina, la nostra ospite di oggi. Mi piace così tanto il suo modo di fotografare e, quindi, di vedere il mondo proprio per il motivo che vi dicevo prima: perché è molto, molto simile al mio.
Vi lascio ora a questo capolavoro, sperando che anche voi possiate sentirvi in qualche modo legati alla fotografia di Valentina. Buona Visione!




Autore: Valentina Melrose
Mi chiamo Valentina e ho ventisei anni. Mi piace osservare il mondo atraverso la mia macchina fotografica e riempire di colore le cose attorno a me. Amo viaggiare per il mondo. Sono stata in India, Africa, Spagna, Estonia e desidero continuamente visitare nuovi posti. Adoro scoprire culture e tradizioni diverse e incontrare persone straniere. Ogni volta che arrivo in un nuovo posto mi sento felice perchè ho attorno un nuovo mondo da conoscere e vorrei sapere tutto. Inoltre, adoro la natura e i suoi splendidi particolari. Mi piace cogliere quei dettagli magici che ci scorrono affianco quotidianamente. Se volete saper qualcosa in più su di me visitate il mio blog "Dreamy Melrose".


Foto: Magic Drop
Questa foto rappresenta una goccia d'acqua imprigionata dai ramoscelli di una pianta. Ciò che adoro di questo scatto è il fatto che ho avuto la fortuna di cogliere il fragile equilibrio di questa composizione, durata solo pochissimi secondi. Non vi sembra anche a voi una lampadina? Per realizzare questa foto ho utilizzato una CANON 350D e il luogo dello scatto è la Liguria.


Blog: Dreamy Melrose
http://strawberrymelrose.blogspot.com/




Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico    possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!

IL GIORNO PRIMO E L’OTTAVO/4. Buona Domenica, sempre!


Mi son reso conto da qualche tempo di un particolare assolutamente semplice, ma comunque curioso. Mi piaceva l’idea di postare in domenica: ma, guarda caso, ho scoperto che è il giorno in cui in un blog c’è meno movimento. Già, perché navigare, e quindi ritrovarsi nello spazi del blog, è una attività legata prevalentemente ai giorni lavorativi infrasettimanali, all’ufficio, ai giorni in cui c’è lezione a scuola e soprattutto i compiti a casa. E di questa scoperta io mi sono anzitutto rallegrato!
L’amico Giorgio mi direbbe: ...

Perchè fare il Presepe a scuola fa bene a tutti gli studenti

Perchè fare il presepio a scuola fa bene a tutti gli studenti
1. La conoscenza reciproca alimenta il dialogo e il rispetto. Gli studenti immigrati di religione non cristiana vengono rispettati di più se noi non cancelliamo i simboli della nostra tradizione e della religione storicamente
maggioritaria nel nostro Paese e non li priviamo della possibilità di conoscere un pezzo della storia e della cultura del Paese nel quale vivono e del quale un domani potrebbero diventare cittadini.
2. I musulmani non sono offesi dalla celebrazione del Natale. Al contrario, il Natale ha le caratteristiche per essere una festa condivisa, in quanto l’Islam venera Maria e considera Gesù l’ultimo profeta prima di Maometto. In numerosi Paesi a maggioranza islamica, il Natale (cattolico o ortodosso) è considerato festa nazionale.
3. “Rispettare” gli studenti immigrati non cristiani non può significare discriminare quelli cristiani. Non è corretto discriminare i molti studenti immigrati di religione cattolica o più in generale cristiana, impedendo loro di festeggiare a scuola il Natale. D’altronde essi potrebbero arricchire la nostra cultura, “insegnandoci” il modo in cui il Natale viene festeggiato nei loro Paesi d’origine.
4. Non si può “tutelare” la minoranza limitando i diritti della maggioranza. Vivere in una società multiculturale non comporta le necessità di rendere i bambini italiani “orfani” della loro origine, privandoli della possibilità di
conoscere un simbolo della storia religiosa, culturale, artistica, popolare italiana. Rispettare le diversità non significa negare le differenze ma imparare a farle convivere in armonia e rispetto.
5. Natale è la festa che ricorda l’evento storico della nascita di Gesù Cristo. Questo evento sta alla radice della nostra civiltà al punto tale che noi contiamo gli anni a partire da esso. A prescindere dall’adesione alla religione cattolica, negare il Natale di Gesù significa negare l’origine della nostra civiltà. E’ un atto violento: non a caso furono i nazisti i primi a sostituire il Natale con la Festa della Luce.
6. Fare il presepe in classe non impone a nessun bambino di diventare cristiano. Il presepe è simbolo di amore e di accoglienza, segno di pace e di fratellanza universale. memoria del sorgere del cristianesimo, religione del nostro paese e fondamento dei valori universali propri di ogni essere umano: libertà, uguaglianza, pari dignità tra uomo e donna. Sono le basi su cui costruire una integrazione autentica, basata sul rispetto reciproco.
7. La laicità è un metodo, non è un contenuto. Essere laici non significa essere anticristiani ma approcciare in modo ragionevole la realtà e impedire che una posizione prevalga in modo violento sulle altre. La vera laicità include, non esclude, apre al confronto, non chiude fuori dalla porta culture, religioni, tradizioni ma ne valorizza il meglio.
8. La “neutralità religiosa” offende tutti. Se si toglie dalla scuola il presepe e il riferimento alla nascita di Gesù, per logica conseguenza va tolto ogni riferimento a ricorrenze come il Ramadan o Halloween (è la contrazione di All Hallows Eve che significa “vigilia di Tutti i Santi”, la Festa di tutti i Santi); senza dimenticare che lo stesso “laico” Babbo Natale, che in molte scuole porta i doni “al posto” di Gesù Bambino, in realtà è Santa Klaus, cioè San Nicola.
9. Tolto il presepe, Natale rimane esclusivamente una festa del consumismo, fatta di regali e di abbuffate, priva di valori e di insegnamenti. E’ a questo che vogliamo educare gli studenti delle nostre scuole?
Antonio Palmieri

Ici: la semplice verità e che cosa realmente dice la legge

Le questioni a volte sono complesse, ma la verità è sempre semplice. Qui sotto ricapitoliamo alcune leggende metropoli­tane spacciate per verità su Chiesa e Ici. È anche bene che si sappia, però, che l’ulti­ma iniziativa legislativa in materia, un e­mendamento radicale presentato invano la scorsa estate alla cosiddetta manovra-bis, puntava a colpire esclusivamente «gli enti religiosi cattolici» negando, appunto, sol­tanto a essi i benefici stabiliti dalla legge a motivo della rilevanza sociale della loro o­pera senza fini di lucro. Neanche citati tut­ti gli altri soggetti (altre religioni, associa­zioni laiche, patronati, realtà politiche e sin­dacali). Insomma, lorsignori fanno una guerra discriminatoria (e incostituzionale) contro i cattolici e la chiamano battaglia contro il privilegio.
Che cosa dice la legge?
Chiesa cattolica privilegiata nel pagamento dell’Ici? Niente affatto.
Ecco la norma di legge che regola la materia. La disposizione, contenuta nel decreto legislativo 504 del 1992 e successive modifiche, stabilisce che sono esenti dall’imposta gli immobili degli enti non commerciali 'destinati esclusivamente ad attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive', nonché alle attività di religione o di culto.
Con il decreto legislativo 203 del 2005 il legislatore ha specificato che tale esenzione si applica solo se quelle attività vengono svolte in maniera «non esclusivamente commerciale»: nell’ipotesi delle attività ricettive, come spiega la circolare 2 del 2009, non si deve configurare un’attività alberghiera e ci si deve rivolgere a soggetti predefiniti (ad esempio i parenti dei malati distanti dalle proprie residenze ospitati in una casa di accoglienza). Dunque:
1 Gli immobili non pagano l’Ici solo se utilizzati da enti non commerciali e solo se destinati totalmente all’esercizio esclusivo di una o più tra le attività sopra elencate. Se manca una di queste due condizioni, l’esenzione decade.
2 La Chiesa Cattolica beneficia dell’esenzione esattamente come tutte le altre confessioni religiose che hanno un’intesa con lo Stato e con gli enti non commerciali, categoria che include molti soggetti del 'non profit'.
3 L’esenzione non si applica ai locali adibiti ad attività commerciali. Librerie, ristoranti, hotel, negozi e abitazioni concesse in locazione (anche della Chiesa) pagano l’Ici.
4 Tutto l’immobile deve essere utilizzato per lo svolgimento dell’attività esente. È falso, ad esempio, che se in un albergo c’è una cappellina, tutto l’immobile diventa esente. È vero anzi il contrario. Tutto l’albergo (compresa la cappellina che di per sé sarebbe esente) deve pagare l’Ici.