14/10/11

In Politica, alla fine, contano sempre i numeri... non quelli che si danno, ma quelli che si ottengono

In Politica, alla fine, contano sempre i numeri... non quelli che si danno, ma quelli che si ottengono. Tutti mi chiedono, credendo che io sia un politologo (anche se qui ci vorrebbe un fattucchiere) che cosa succederà oggi: mi è stato persino chiesto ieri sera durante la doccia nel dopo partita e tra un pre litigio e l'altro in preparazione del Derby. Io, non abbassandomi a prendere la saponetta, ho solo detto che secondo me la fiducia passerà anche oggi, magari per 4 voti ma che sicuramente non si supereranno i 316 voti per la fiducia assoluta, e quindi questo condannerà il Governo a portare a casa una vittoria ai punti ed a vivacchiare fino a Natale.
Perchè penso questo?
Uno perchè penso che oggi, bastando anche solo un voto per vincere, si riconferma una regola che è dai più dimenticata, ovvero che in Politica contano i voti, per essere eletti, per rimanere al governo, per prendere le decisioni.
E proprio per parlare di numeri vorrei ricordare che 247 deputati sono alla loro prima (per molti ultima) legislatura ed hanno tutto l'interesse ad arrivare al 2013 per potersi godere un minino vitalizio di 3 mila euro al mese: voi che fareste al loro posto?
Rivotereste la fiducia a Berlusconi o no?
Certo, la variabile è che Berlusconi cada, il Parlamento resti in piedi assicurandosi il vitalizio grazie ad una nuova fiducia ad un qualsiasi Premier indicato da Napolitano: considerate che vi sono anche 103 Senatori al loro primo mandato e che puntano ad Aprile 2013.
Dovrebbero questi 350 Parlamentari (uomini, donne, professionisti, ex studentesse, ex lasciamo perdere) accogliere volentieri l'idea di tornarsene a casa per il "bene comune"?
Voi che fareste?
Io lo dico sinceramente: pur di arrivare a fine mandato, sapendo che potrebbe essere l'ultima mia occasione d'oro, voterei anche Romano Prodi presidente del "mio" Consiglio.
In politica quindi contano i numeri, non solo quelli che si danno, e sono tanti, ma quelli che si prendono e quelli che spiegano perchè, se anche il Governo cadrà, elezioni non ci saranno.

Lettera Hai Parlamentari (con la H) dell'on. Santo Versace: riceviamo e pubblichiamo

Da: "Versace Santo" <versace_s@camera.it>
Data: 07/10/2011 15.45 Oggetto: COMUNICATO STAMPA DELL'ONOREVOLE SANTO VERSACE - NON ABBIATE PAURA -
COMUNICATO STAMPA DELL’ONOREVOLE SANTO VERSACE – NON ABBIATE PAURA -
<<Non abbiate paura>> così l’onorevole Versace rivolto hai Parlamentari del PDL che in questi giorni stanno valutando cosa fare per il bene del paese di fronte alla evidente inadeguatezza del governo in carica. Rivolgendosi a coloro che ritengono di poter dare un contributo per affrontare la difficoltà in cui versa il paese , Versace ha detto :<< lo facciano in modo esplicito e coerente alla luce del sole>> Se come io credo vi sono in Parlamento le energie e le volontà , occorrono atti di coraggio, non sono ammissibili congiure di palazzo,occorre una schietta e seria presa di coscienza, che si traduca in un voto di sfiducia al governo Berlusconi, unica via riconoscibile dall’opinione pubblica come legittima . << Non abbiate paura >> è ciò che si dicevano reciprocamente gli italiani usciti dalla guerra quando si trattò di ricostruire un Paese distrutto. Oggi occorre ritrovare lo stesso spirito e i Parlamentari italiani devono mostrare al Paese di anteporre la ricerca del bene comune ai propri interessi personali e alla paura di non essere ricandidati. Non possiamo accettare che un grande Paese qual è l’Italia sia bloccato dai timori della crisi. Un’alternativa c’è sempre si tratta di costruirla insieme, tra le forze politiche responsabili. Lo dobbiamo fare per i nostri figli.

Photo Of The Week N° 11 - Colours Of Bruxelles


Ho sempre pensato che il concetto di fotografia fosse indissolubilmente legato a quello di viaggio. Se si rimane fermi e statici, non si riuscirà mai a trovare il giusto soggetto da ritrarre. Questo ragionamento, ha una duplive valenza. Fisica e mentale. Si deve viaggiare fisicamente verso mete nuove per trovare nuovi stimoli e nuovi soggetti. Ma si deve anche viaggiare con la mente, per scoprire anche nel quotidiano la bellezza del mondo; bisogna aprire la propria mente per ammirare ciò che ci circonda. E allora, questa settimana, viaggiamo insieme a Veronica (che già ci aveva deliziato qualche settimana fa con un suo scatto) verso la città di Bruxelles e attraverso i suoi colori. Buona visione a tutti!


Foto: Colours Of Bruxelles

E dopo il grigio mare d’Irlanda, sono nuovamente ospite di questa bellissima rubrica con uno scatto decisamente meno cupo, realizzato con la mia Nikon D3000. L’arcobaleno di fiori ritratto nella foto si trova presso il Parlamento europeo, a Bruxelles. La serietà ed imponenza di un edificio immenso si scontrano con i colori vivaci, un cielo azzurro e nuvole che sembrano disegnate dalla mano di un bambino. Politica e naїveté, un arcobaleno che voglio interpretare come un ponte tra culture ed esigenze diverse. La città è cosmopolita, s’incontrano persone d’ogni etnia e nazione, tutti parlano fluentemente almeno due lingue (ma la maggior parte ne parla tre), e pare che i pregiudizi siano rimasti solo all’Italia della tradizione. Anche da questo viaggio ho avuto molto da imparare, non mi resta che aspettare di ripartire verso una nuova meta!

Autore: Veronica
Sono una studentessa del terzo anno di Lingue e Culture per l’editoria di Verona, appassionata di libri, musica, scrittura e, naturalmente, fotografia. Alla domanda “cos’è per te la fotografia?”, che spesso mi viene posta, credo di poter rispondere che lei è vita per me, il mezzo che mi permette di dar forma alle sensazioni, lo strumento con il quale posso documentare, trasmettere un’idea. E’ il brivido che provo nel sentire quel click, il modo di vedere la realtà che mi circonda, il motivo per affrontare una nuova giornata.
Da qualche mese ho aperto un blog in cui pubblico scatti e parole, i nuovi visitatori saranno naturalmente i benvenuti!

Festina Lente


Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!
 
 
 
 

13/10/11

Un primo dato politico della discussione in corso: sta avvenendo un processo pubblico non a Berlusconi ma a Fini

In pochi ieri abbiamo colto un atteggiamento sbagliato di Fini che, vista l'opportunità di buttare giù finalmente Berlusconi e dare senso alle sue giornate, si è lasciato prendere la mano e si è auto incaricato (anche mettendo in anticipo sulla comunicazione verbale un annuncio su Twitter) di andare dal Presidente della Repubblica a "esporre" il parere delle opposizioni sulla attuale situazione Politica.
Gongolava ieri Fini e con lui tutta l'opposizione.
Stamattina è in corso la discussione alla Camera e come tutti sappiamo l'opposizione quasi compatta (i radicali sono in Aula) hanno disertato l'intervento del Premier e stanno disertando pure quelli dei leader del centro destra e si ripresenteranno solo domani per votare contro il Governo.
Cosa sta succedendo?
I non sempre coraggiosi esponenti del Pdl, di Popolo e Territorio e degli altri partiti di maggioranza hanno preso coraggio e stanno rinfacciando tutto a Fini partendo proprio da quella "non imparzialità" ormai manifesta ai più.
Quello che doveva essere un processo mediatico a Berlusconi si sta trasformando in un processo televisivo a Fini, senza contraddittorio perchè ad opposizione assente non si sentono neanche i mugugni di Giacchetti o Franceschini e quindi, guardando il dibattito in tivu, sembra che tutti ce l'abbiano con Fini.
Complimenti Gianfranco, ottima idea quella di rimanere solo a prendere le botte per tutti!
Peccato solo che l'inquadratura sia fissa sul relatore e non ci siano, per ora, fermi immagini della faccia di Fini preso a "pescare" ancora in zone vietate: quelle della strategia politica

Non è solo Di Pietro a dire....e se ci scappa il morto?

E se ci scappa il morto? disse Di Pietro qualche giorno fa interrompendo il suo solito refrain sulle dimissioni di Berlusconi, e fu sommerso di critiche per la gravità delle parole.
Ora questo incidente mortale lo temono in tanti, a Palazzo ed attorno circola questa paura e non a seguito del discorso che tra pochi minuti terrà Berlusconi alla Camera, per il quale sono previsti solo suicidi dell'intelligenza e delle intelligenze, ma soprattutto con riferimento alla manifestazione degli "indignados" di Sabato prossima in Roma.
Chi siano questi Indignati un po' si sa, un po' no, nel senso che molti sono i soliti facinorosi dei centri sociali che protestano contro tutti, altri sono balck block proveniente da mezz'Europa (chissà perchè si dice sempre mezza e mai intera) altri ancora sono persone di passaggio che però, con un sanpietrino in mano, si sentono onnipotenti.
La tensione è sicuramente alta, altissima ed è alimentata un po' da tutti.
Personalmente ritengo irresponsabili tutti i deputati che hanno bocciato, per beghe di partito e rancori personali, il rendiconto di Bilancio esponendo ancora di più lo Stato, quello che ognuno di loro professa di servire, e tutti noi, quelli che ognuno di loro professa di rispettare, al ridicolo e peggio ancora allo sbando nei confronti delle economie europeo che ci stanno mangiando a spizzichi e bocconi.
Voto peggiore ovviamente per quelli della maggioranza, obbligati a far passare il provvedimento ma è ora di mettere in un calderone tutti e buttare via davvero, con l'acqua sporca, pure il bambino parlamento.
Il clima è questo, lo viviamo tutti, chi più chi meno.
Serpeggia nell'aria una pesante cappa di gas velenoso di odio e di casus belli: scontri, qualche pazzo che cerca di sfondare la testa a qualcun altro con magari un estintore in mano, un colpo di pistola che parte nel caos e Berlusconi, dopo tutto questo (ed in questo pronome metteteci dentro quello che volete) che si dimette perché sarebbe davvero troppo.
Questo "morto" è il convitato di pietra di tante discussioni, articolesse, relazioni: non è scritto ma è sottinteso, immanente.
E dopo che rimarrebbe?
Ho paura a pensare tutto questo, immaginatevi voi a scriverlo.

12/10/11

Alcune semplici riflessioni sull'etica, la scienza, il diritto e il senso della vita umana










Mettiamo le cose in chiaro. La vita è un bene disponibile o indisponibile? Il problema di fondo allora è quello di stabilire prima di tutto se la vita è un diritto oggettivamente assoluto valido per tutti, nessuno escluso oppure un valore, relativo alla volontà del singolo soggetto-persona. Ma chi può essere definito persona a tutti gli effetti e soprattutto c’è da chiedersi, chi può stabilirlo. La legge, i giudici, mah un mistero. O forse no, in realtà ultimamente stiamo assistendo ad una mutazione culturale del nostro ordinamento giuridico, da sempre regolato da un sistema basato sulla legge positiva che a quanto pare invece sta piano, piano trasformandosi in un altro, molto simile al common law anglosassone. Dove a farla da padrone, non sono le leggi positive stabilite dal parlamento quanto le decisioni del giudice che caso per caso, giudizio per giudizio, crea le leggi. Ma procediamo per ordine. Partiamo dalla vita e citiamo per esempio, un documento a caso: la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo del 1948. In essa a proposito dei diritti fondamentali, tra i quali la vita, l’art. 30 stabilisce che “nulla nella presente dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati”. Sappiamo inoltre che ai sensi dell’art.2 della nostra Cost. tra i diritti fondamentali, inviolabili, assoluti, fondamentali, il primo avente validità assiologica è proprio il diritto alla vita. E infine, come potremmo non citare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e gli art.1,2e 3 posti rispettivamente a tutela dell’inviolabilità della dignità umana, del diritto alla vita “ogni individuo ha diritto alla vita” e dell’integrità della persona? A quanto pare, gli interrogativi sono tanti, il che vuol dire che la nostra società si dibatte quotidianamente in mezzo a innumerevoli questioni che non riesce a risolvere unanimemente, nonostante l’estrema semplicità dei contenuti di valore dei principi universali, sanciti dai comuni ordinamenti internazionali. In proposito ho trovato molto interessante, il punto di vista dell’arcivescovo Carlo Caffarra, secondo il quale oggi, l’uomo vive una vera e propria rivoluzione culturale che subordina “la ragionevolezza pratica alla sola ragionevolezza tecnica o scientifica”. Con il risultato di avere inferto un colpo mortale alla ragione e di avere del tutto smarrito il punto di vista centrale dell’etica che avrebbe al contrario dovuto mantenere, una sua autonomia di senso per garantire il raggiungimento dell’obiettivo del bene comune dell’uomo. Quanto detto, non è poco anzi direi essenziale, soprattutto considerando da un lato che il “sequestro” della ragionevolezza etica da parte della ragionevolezza tecnica, è il frutto della loro mancata interazione; e dall’altro che questa stortura a sua volta sta generando, una cultura tecno-centrica riduttiva, peraltro portata ad escludere del tutto le innate capacità razionali dell’uomo. Fa bene, l’arcivescovo Caffarra a segnalare il grande pericolo nel quale ci stiamo tutti imbattendo ovvero la costruzione di una realtà nella quale l’etica è decontestualizzata. Nella quale come sottolineato da una Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede del 2002, è gravemente compromessa “l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene integrale della persona”. La verità prosegue la Nota è che “esistono esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili” alle quali dovrebbero adeguarsi le “attività politiche” per la “realizzazione estremamente concreta del vero bene umano e sociale in un contesto storico, geografico, economico, tecnologico e culturale ben determinato”. E’ altrettanto vero come rileva Anna Arendt che allo stato attuale, l’enorme accrescimento del sapere umano e del suo potere nei confronti della natura si è talmente evoluto da essere quasi in grado di “distruggere tutta vita organica sulla terra”. Infatti la scienza ormai ci consente di riprodurre artificialmente alcuni “processi che non si verificano sulla terra” e di “agire su di essa dall’esterno”. Il punto è che il nostro nuovo potere creativo, ci sta spingendo oltre sino a “produrre nuovi elementi mai trovati in natura” e perchè no forse anche lo stesso “miracolo della vita”. Sembrerebbe fantascienza, eppure “abbiamo già “cominciato a popolare lo spazio che circonda la terra con stelle artificiali creando, per così dire, in forma di satelliti, nuovi corpi celesti”. Non c’è dubbio quanto tutto questo sia di per sé affascinante e attraente per la mente umana, tuttavia rimane in piedi il quesito di fondo: il ruolo dell’essere umano. In una scala di valori, quale posto gli spetterebbe? A mio parere la logica ispiratrice, dovrebbe comunque tenere ben saldo il principio fondamentale della tutela della dignità, non negoziabile e strumentalizzabile in nessuna circostanza, al fine di scongiurare le tragiche violazioni ben conosciute nella passata epoca del Nazionalsocialismo. Senza pertanto smarrire il senso della libertà individuale, l’uomo non dovrebbe perdere mai di vista il significato originario della sua dignità; così come formulata dalla stessa tradizione costituzionale europea con un preciso significato oggettivo, riferibile a qualunque essere umano in qualunque fase della sua esistenza, dal concepimento alla morte naturale.
D’altronde seguendo il concetto laico della indisponibilità della vita umana, non dovrebbe essere tanto difficile riuscire a pensare in termini kantiani e concludere che “l’uomo non può disporre di se stesso” distruggendo anche la propria esistenza.
dott.ssa Silvia Bosio
Dottore di Ricerca in Bioetica
U.C.S.C. Roma

Fini ammette di salire al Quirinale come capo dell'opposizione

Ci ha messo un po' ma ce l'ha fatta ad ammettere quello che pubblicamente tutti sappiamo ormai da almeno due anni, cioè che lui, Gianfranco Fini, è il vero capo dell'opposizione all'attuale Governo o, meglio ancora, a Silvio Berlusconi.
Ci ha provato in tutti i modi.
Prima è salito come secondo sul predellino perchè aveva capito di essere relegato in un angolino. Poi si è fatto eleggere presidente della Camera, ha imposto suoi candidati imbranati in giro per l'Italia (si veda su tutti la Polverini) senza sostenerli, poi ha fatto opposizione verbale uscendo con dichiarazioni antitetiche a quelle del Premier ogni qualvolta ne aveva l'occasione.
Ha mostrato il ditino e come un bambino ha detto: "Che fai mi cacci?" ed ha scippato 40 parlamentari al voto popolare e fondato un suo partito coi soldi della Presidenza della Camera.
Per gli ultimi mesi del 2010 era la star conclamata di tutti i media contro Berlusconi (confrontate lo spazio cubitale riservato a Fini sul Corriere della Sera nel settembre 2010 con le poche righe del settembre 2011) per provare, il 14 dicembre scorso, a dare la spallata dal piano di sopra, lasciando che in Aula il Premier, lo stesso che lo aveva ripreso dalla polvere, venisse costantemente insultato da Di Pietro.
Niente spallata e piano piano il giochino che si sfilaccia ma Fini rimane ancorato alla Presidenza della Camera da dove continua con una guerriglia quotidiana a minare SB ed il PDL.
Oggi l'apoteosi.
Il Governo va sotto, è in crisi piena, e lui, il Fini, dichiara di salire al Quirinale come portavoce delle opposizioni. Non ci credete. Leggete qui quello che ha detto:
"In sede di capigruppo le opposizioni mi hanno chiesto di esporre al presidente della Repubblica che non è possibile, dopo l'accaduto di ieri sull'articolo 1, dare corso alle comunicazioni del presidente del Consiglio. Pertanto sarò ricevuto dal capo dello Stato".
Ora, che cosa succederà quando scenderà dal Quirinale?
In che veste lo farà? Si fermerà a Fontana di Trevi a buttare una monetina od a raccogliere quelle lasciate lì dai turisti?

Frews cambia vestito (ma non filosofia e contenuti)


Cari lettori di Frews, come state certamente notando, stiamo lavorando sulla veste grafica del nostro blog.

"stiamo" si fa per dire, nella realtà è il nostro esperto informatico, il nostro British Lord Emanuele, che con grandissima pazienza cerca di accontentare i capricci di ognuno di noi.
Ne approfitto quindi anche per ringraziarlo ufficialmente del tempo che sta dedicando.

Ci scusiamo per eventuali disagi nella visualizzazione e ogni consiglio da parte vostra sarà ben accetto.

Purificare l’aria…. cominciando da sotto casa nostra

L’immagine splendida usata dal Cardinale Bagnasco nella sua ultima prolusione al Consiglio Permanente Cei – purificare l’aria - e ripresa con varie sfumature da tutti i media nazionali, mi ha a lungo tormentato in questi giorni perché prima di pensare a chi fosse indirizzata (al mio prossimo), l’ho sentita a lungo nelle mie orecchie.
 “Ecco perché – dice il Cardinale- si tratta non solo di fare in maniera diversa, ma di pensare diversamente: c’è da purificare l’aria perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate.”
Ho pensato dapprima a me, a mia moglie, ai miei figli per poi passare ai miei vicini, ai miei colleghi di ufficio, al gruppo famiglie della mia parrocchia e via dicendo.
Voglio raccontare alcuni esempi per farmi capire.
Mia moglie era alla ricerca di un tipografo economico per stampare le copie della tesi che presto lei si accingerà a discutere. Prezzi altissimi dovunque finché un amico della Parrocchia che frequentiamo ci invia da un altro ragazzo, catechista, che di mestiere fa il tipografo. Concordato l’ottimo prezzo avviamo la stampa.
Ritirando le copie della tesi mia moglie chiede: puoi farmi per favore la fattura? E di risposta si sente dire: eh no, allora devo farti il venti per cento in più.
A parte che oggi è il ventuno per cento mi domando, quando cominciamo noi (io) per primi a purificare la nostra aria?
E’ un piccolo esempio lo so, ma credo che sia significato del fatto che se non ci mettiamo tutti di impegno, ognuno nel proprio ambito, questa purificazione non avverrà mai, non potrà esserci solo calata addosso dall’alto: quel cambiamento non temuto ma cercato!
E così mi sono venuti in mente poi quei saloni dove avvengono le riunioni di condominio, di lavoro, i direttivi delle nostre associazioni e che dopo ore ed ore di discussioni e litigi sono intrisi di ripicche, odio, parole non dette se non alle spalle e quella sensazione generale di essere finiti in un labirinto che richiede, per venirne fuori, uno sforzo supplementare di perdono che non siamo più capaci di fare. Poi la corsa alla porta per uscire fuori, respirare aria nuova e cercare con lo sguardo i consiglieri più giovani per dire loro: non è sempre così.
Potranno contribuire i cattolici col loro nuovo e più grande impegno in politica a portare questa purificazione? Credo proprio di sì.
Anche qui voglio fare un piccolo esempio.
Nel mio lungo percorso di giornalista ho potuto incontrare tante volte molti cattolici che ricoprivano, e ricoprono ancora, ruoli di governo o nelle amministrazioni locali od in quelle nazionali.
Giovedì scorso ero in piazza alla manifestazione delle Famiglie Numerose (di cui il nostro Avvenire ha dato ampio resoconto) ed ho incontrato Gigi De Palo, attuale assessore alla Famiglia del Comune di Roma, padre di quattro figli (uno in arrivo!) ed anche lui con noi incatenatosi per protestare contro l’abbandono della famiglia da parte dello Stato.
Tra un tintinnare di catene e l’altro l’assessore De Palo, ex presidente Acli di Roma ed ex presidente Forum Famiglie del Lazio, mi ha confidato: “Non ci crederai perché i giornali ne parlano poco ma sono riuscito a fare di più per la famiglia in pochi mesi di assessore che in tanti anni ai vertici di due importanti associazioni nazionali.”
Ci credo eccome e mi pare la risposta più efficace a chi si chiede ancora se sia così importante, come cattolici, impegnarsi ed arrivare là dove si comanda, là nelle varie “stanze dei bottoni”.
Da sempre la Chiesa lo dice, ora forse vi è più insistenza perché i tempi lo chiedono ed anche qui c’è bisogno dello spirito dei giovani della Gmg che non temono il cambiamento ma lo cercano.
Giorgio Gibertini

11/10/11

Euro 2012, nazionali qualificate

Con le gare di stasera si sono decise tutte o quasi le nazionali qualificate ad Euro 2012. Ancora 4 mancano all'appello, che verranno fuori dagli spareggi.

Da diverse giornate già qualificata l'Italia: la cura Prandelli funziona e gli azzurri si sono qualificati con largo anticipo. Meglio di noi la Germania schiacciasassi, con 10 vittorie su 10 gare; la Turchia vince e supera il Belgio, accedendo agli spareggi. Qualificata anche  l'Olanda, con 9 vittorie, davanti alla Svezia che è la miglior seconda, quindi è qualificata direttamente all'europeo. Anche Inghilterra qualificata da alcune giornate, con 5 vittorie e 3 pareggi, dietro ad un sorprendente Montenegro, che ha strappato due pari agli inglesi e si guadagna i play off. Spagna schiacciasassi, stravince il girone alle spalle del vuoto, dato che la Repubblica Ceca, seconda, dista 11 punti.

Ma per altre nazionali, il traguardo non è stato assolutamente facile: in diversi gironi tutto era in bilico fino all'ultima giornata. Nel gruppo B la Russia vince il girone, rendendo vana la vittoria dell'Irlanda che ora dovrà passare per gli spareggi. Stasera c'era anche Danimarca Portogallo, spareggio per il primo posto. Ai portoghesi bastava il pareggio, ma la Danimarca vince. Ora il Portogallo dovrà affrontare lo spareggio. Francia che rischiava grosso con la Bosnia, a pochi minuti dalla fine agguanta il pari per 1-1 La Grecia, vincendo fuori casa contro la Georgia, accede agli Europei: Croazia seconda, andrà agli spareggi.

Fotografia - What is That? - Bokeh



Carissimi lettori, bentornati sulla rubrica fotografica di Frews.
Oggi torniamo a scuola. Tranquilli, non scappate urlando facendo preoccupare le persone che avete attorno. Non è niente di grave! La nostra scuola non ha voti, pagelle, note o interrogazioni...
Siete su What Is That?, la nostra personalissima sezione di insegnamento dove tutti ammettiamo la nostra "beata ignoranza" (di chi legge, ma sopratutto di chi vi scrive) e insieme cerchiamo di farci un po' di spazio attraverso la nomenclatura fotografica. Mettetevi comodi quindi, che oggi si parla di Bokeh.



Molti di voi, alla lettura dell'argomento odierno, avranno strabuzzato gli occhi. Altri, saranno ancora fermi alla riga precedente e leggeranno queste parole solo tra qualche minuto, ancora persi nel tentativo di pronunciare quella strana parola. Tutta quella parte di voi che ho appena descritto, con tutta probabilità a fine post se ne uscirà con un bel: "Eh! Potevi dirlo subito che parlavi di quella roba lì! senza sti paroloni!".
Perchè? Perchè a discapito del nome che pare tanto complicato, non stiamo parlando d'altro che di un semplicissimo effetto fotografico che tutti, principianti e esperti, possiamo utilizzare per rendere unici alcuni nostri scatti. Addirittura, molti di noi lo han già utilizzato senza rendersene nemmeno conto...


Andiamo però con ordine. Partiamo proprio dal termine tanto ostico. La parola "Bokeh" deriva dalla lingua giapponese, nello specifico dalla parola "Boke", il cui significato viene identificato in sfocatura o più in generale in confusione mentale. Assimilato dal gergo fotografico a fine anni '90, il termine indica delle zone dell'immagine fotografica volutamente non messe a fuoco che contribuiscono ad esaltare e arricchire l'immagine stessa. Si parla pertanto di resa dello sfuocato e di contributo delle zone fuori fuoco.


Come potete vedere dagli esempi, che rendono sicuramente meglio di molte parole, si tratta di immagini che molto spesso vediamo e magari realizziamo inconsciamente. E' importante però conoscere questo tipo di tecnica e sopratutto come si realizza per poterla poi impiegare al momento giusto. E allora, come si realizza?
 

Se parliamo di messa a fuoco, inevitabilmente ci addentriamo nel concetto di profondità di campo, ossia la parte anteriore e posteriore al soggetto principale dell'immagine che risulta nitida (per capirci, a fuoco). Il bokeh infatti viene realizzato tramite un basso rapporto focale, cioè con una profondità di campo ridotta.
Il rapporto focale, come sapete, dipende essenzialmente dall'apertura del diaframma. Più chiuso sarà il diaframma, maggiore sarà la profondità di campo. Pertanto, per realizzare i nostri bokeh dobbiamo necessariamente utilizzare una ampia apertura del diaframma (che per chi non lo sapesse è indicato con una lettera F sulla vostra macchina fotografica: l'ampiezza è indicata da un numero basso: F 4 o 5).
Sono consigliati preferibilmente obiettivi tele e mediotele 85-100 mm.



Le moderne reflex digitali ci forniscono un ulteriore strumento per realizzare questo tipo di effetto. Smanettando con la vostra macchina, vi sarete di certo imbattuti nella possibilità di settaggio del puntatore di messa a fuoco. Le possibilità, solitamente, sono: punto di messa a fuoco singolo, multiplo e con effetto 3D. Il punto di messa a fuoco singolo, ci aiuta nel rendere nitido un singolo dettaglio, lasciando sfocato il resto dell'immagine.



Ma in quali casi è consigliato utilizzare questa tecnica?
Beh, non esiste una regola assoluta. Sta alla vostra sensibilità e al vostro stile trovare la giusta collocazione per questo particolarissimo effetto. Personalmente, lo utilizzo spesso per concentrare l'attenzione di chi guarda lo scatto su un singolo dettaglio, lasciando che lo sfondo sfocato funga da cornice quasi surreale. Oppure è proprio lo sfondo sfocato ad assumere, per assurdo il ruolo di protagonista. Tutto dipende da come interpretate la tecnica.

E per oggi la lezione è finita. Compiti per casa? Certo! Provate questa nuova tecnica e mandatemi i vostri scatti al solito indirizzo mail per partecipare alla Photo Of The Week o anche solo semplicemente per qualche consiglio o scambio di idee. Buona fotografia a tutti!


Avete qualche richiesta particolare o un dubbio amletico che vi assale? Mandate i vostri questiti via mail a servlad90@yahoo.it 
Sarà per noi un piacere esaudire ogni vostra richiesta!
  

DAT e Senato




Secondo i promotori  del diritto all'autodeterminazione la legge sulle DAT attualmente in discussione al senato sarebbe palesemente ideologica "perchè contro la volontà dei pazienti e dei medici" (Livia Turco). Non solo ma a parere di altri "oggetto" di questo disegno di legge sarebbe "la continuazione non voluta di una persistenza vegetativa senza speranza"..."qui è il punto vero, e" con esso "la vera necessità mancata di un'alleanza fra concezioni e speranze diverse" (Adriano Sofri).
Intanto, chi l'ha detto che un paziente in stato di continuativa non consapevolezza, si trovi in una condizione "persistente" e senza speranza?  Più volte infatti si è visto che certi pazienti, apparentemente irrecuperabili, sono venuti fuori da stati di totale assenza percettiva. Come se, pur non avendo potuto partecipare alla vita di relazione, avessero continuato invece a possedere una coscienza personale. Infatti sfogliando alcune interviste pubblicate sui giornali, si legge quanto questi pazienti, fossero stati in grado di percepire in modo nitido il mondo circostante e quanto abbiano sofferto nell'impossibilità di comunicare la loro presenza vitale. E la cosa è ancor più vera se si tiene presente che sotto il profilo scientifico, non si hanno notizie  che stabiliscono il contrario. Dunque prima di negare la presenza di personalità, in un essere umano che non riesce a manifestare se stesso, bisognerebbe almeno chiedersi fino a che punto quella precisa irreversibilità sia o meno effettiva e non riguardi invece gli stati di morte cerebrale, in cui il cervello è completamente inattivo. Proprio perchè il paziente non c'è più, nel senso che è deceduto.
Ed eccoci arrivati al tema centrale del presente articolo: la legge sulle DAT. Che cosa ci dice esattamente, quale interesse tutela e soprattutto a chi è rivolta?
Come ha giustamento precisato il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella «lo spirito della legge è quello dell’articolo 32 della Costituzione italiana che assicura il diritto a scegliere le terapie». Così il consenso informato finalmente «diventa norma». Ma in cosa consiste il consenso informato? Esso - prosegue la Roccella -  è "un’informazione da parte di un medico a un paziente che cerca di scegliere, sempre fino a un certo punto. E questo perché l’ultima parola è sempre del medico, anche quando siamo coscienti». Dunque la legge - aggiunge la Roccella -  «serve a garantire la possibilità di un paziente di scegliere anche quando non è cosciente e allo stesso tempo anche assicura il diritto del medico di scegliere in scienza e coscienza. Tutto questo, attraverso la dichiarazione anticipata di trattamento (dat)». Non essendoci certezze scientifiche sugli stati vegetativi, dunque, «quando si firma una dat, queste indicazioni non possono essere rigide». Ma entrando nel dettaglio della normativa in discussione, ci accorgiamo che essa cerca di portare avanti il senso di una cooperazione dinamica, nella relazione clinica tra il medico e il paziente che non viene orientata in modo fatalistico verso un esito finale ma è adeguata alla salvaguardia dell'uno e dell'altro soggetto di questo rapporto. A condizione che siano presi in seria considerazione i desideri del paziente, sempre che questi siano al tempo stesso ragionevoli e legittimabili. Appunto perchè il senso delle dat è il raggiungimento degli obiettivi di fiducia, speranza, rispetto della vita, professionalità, etica del lavoro e di argine alla medicina difensiva. E' possibile e ammirevole, secondo voi, tentare di realizzare queste aspettative nel nostro paese fortemente basato su una medicina tecnologica? La risposta cambia, e tanto, a seconda che si voglia far prevalere una visione del diritto ispirata al semplice individualismo o al contrario, ad una visione antropologica dello stesso, dove si faccia invece strada il rispetto solidale per la vita, in qualsiasi sua manifestazione.  Se guardiamo al passato, il testo che per la prima volta cerca di offrire al malato terminale la possibilità di interrompere i trattamenti necessari per rimanere in vita è il "Natural Death Act del 1976" in California, attualmente non più in vigore. Successivamente nel 1990 - sempre negli Stati Uniti - fu approvato il "Federal Patient Self Determination Act"  per dare ai pazienti la possibilità di avere informazioni sulla possibilità di stilare delle direttive anticipate. Tuttavia, questa proposta di legge, non ebbe seguito, perchè fu bloccata in seguito ad una consultazione popolare, nello stato di Washington, l'anno dopo, nel 1991.
Guardando all'Europa, i primi paesi che hanno legiferato in questa materia, sono stati l'Olanda, il Belgio, la Spagna e la Francia. Mentre, per quanto riguarda il nostro Paese, il primo vero dibattito sul testamento biologico avvenne nel 1990, con la proposta da parte della Consulta di bioetica di Milano, della "biocard" o "carta di autodeterminazione".  Con l'uso di tale documento, ogni cittadino italiano  nella fase terminale della sua vita, avrebbe potuto stabilire sia il tipo di trattamento sanitario  che il rifiuto dei provvedimenti di sostegno vitale, come l'alimentazione e l'dratazione artificiali.
E qui entriamo nel vivo della questione. A seguito della proposta della biocard, il Comitato Nazionale di Bioetica, nel 2003 cerca di dare un equilibrio, centrando la normativa del fine vita sul concetto di alleanza terapeutica. Così secondo il parere del Comitato ogni cittadino italiano avrebbe  dovuto  avere, piuttosto la possibilità di stabilire  anticipatamente con delle dichiarazioni scritte, un dialogo col proprio medico di fiducia da continuare idealmente anche in assenza di coscienza. Non solo. L'anno dopo, sempre il CNB espresse un secondo parere, nel quale affermava che "cure quotidiane e indispensabili come – ma non solo – l’idratazione e l’alimentazione (anche se somministrate per via enterale o parenterale), qualora disponibili attraverso il sistema sanitario e sino a quando risultino realmente efficaci, a motivo delle favorevoli condizioni cliniche in cui versa il paziente, nel fornire sostanze essenziali per i processi metabolici dell’organismo umano, rappresentano sempre un mezzo ordinario e proporzionato in ordine alla sopravvivenza del paziente. Chi intende privarsene per porre fine anzitempo alla propria vita non può esigere da parte del medico una collaborazione a tale azione. La prosecuzione di tali cure del corpo da parte di chi assiste il paziente, salvo il caso in cui esse risultino futili perchè non contribuiscono alla conservazione dell’omeostasi del suo corpo, non costituisce un "accanimento" e rappresenta un dovere umano e professionale. Al contrario, non iniziarle o sospenderle (fatto sempre salvo il caso sopra citato) rappresenterebbe una figura di "abbandono" umano e professionale del malato, ancor più grave in una società nella quale non mancano persone e mezzi per attuare tali cure essenziali, anche senza oneri per il paziente ed i suoi familiari". Poi nel marzo del 2009, il dibattito sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, finalmente trovò ingresso nel nostro Parlamento con il ddl Calabrò che riaffermò in modo inequivocabile, la assoluta indisponibilità della vita umana anche da parte di terzi, seppure molto vicini alla persona del malato. Infatti il ddl all'art. 1: "riconosce e tutela la vita umana, quale diritto inviolabile e indisponibile". Quindi, esso "vieta ai sensi degli articoli 575, 579 e 580 del Codice penale ogni forma di eutanasia"; così impone l'obbligo al medico di informare il paziente (...) sul divieto di qualunque forma di eutanasia". Questo divieto poi è rafforzato dal successivo art.3 dove si afferma che  alimentazione e idratazione "non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento" anche perchè, in base all'art.4 non è consentito ricostruire la volontà presunta del paziente. Mentre secondo l'art. 6 "il fiduciario "si impegna a verificare attentamente che non si determino a carico del paziente situazioni" di cui "agli articoli 575, 579, e 580 del Codice penale".
A conferma di ciò, in base all'art. 7, il "medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente".
Il punto centrale dell ddl è che, il diritto alla vita appartiene anzitutto al soggetto stesso del malato e quindi anche allo Stato nel quale vive; e ciò spiega perchè il dissenso a praticare determinate terapie necessarie al sostentamento, non può essere considerato per legge patrimonio di altri, soprattutto di chi ha rapporti molto stretti con il paziente. Ed ecco perchè riguardo all'idratazione e all'alimentazione, bisogna considerare il momento esatto in cui il soggetto esprime la propria volontà che non sempre può coincidere con il tempo in cui effettivamente questi trattamenti avranno luogo. Dunque il problema riguarda le esigenze di più soggetti, quelli direttamente interessati e quelli che sono coinvolti indirettamente o meglio de relato. Probabilmente allora "gli uomini dovrebbero lasciare che la loro condotta fosse guidata dagli stessi principi: principi tali che seguendoli ne deriverebbero a tutti la massima sicurezza e soddisfazione e la minima sofferenza possibili"..poichè "se gli uomini, in quanto individui, si arrendono al richiamo dei loro istinti elementari, sfuggendo il dolore e cercando il piacere solo per sè stessi, il risultato...non può che essere uno stato di insicurezza, di paura, e di confusa sofferenza... se oltre a ciò, essi usano la loro intelligenza partendo da presupposti individualistici, vale a dire egoistici...difficilmente le cose andranno meglio" (Albert Einstein).


dott.ssa Silvia Bosio
Dottore di Ricerca in Bioetica
U.C.S.C. Roma


10/10/11

Grana Padana: la fine della Lega

Quello che esce sui giornali è sempre meno di quello che realmente è successo. Ieri è forse finita la Lega, o almeno la Lega di Bossi, quella forza prima di protesta, poi di opposizione e poi Governo che è cresciuta negli anni spingendosi con ottimi risultati fino in Toscana. Silenzio assoluto quando prende la parola Umberto Bossi ma subito dopo scoppia il caos quando il presidente dell'Assemblea Gibelli propone, ed impone, Maurilio Canton per la poltrona di segretario provinciale. Un nostro amico che da vent'anni vive con passione l'impegno della Lega ci racconta, in questa lettera aperta, il dolore di quei momenti e quello che realmente è successo a Varese e che ha segnato la svolta personale di molti militanti e forse la fine del partito del Nord.
"Caro direttore,
questo è un giorno triste per noi leghisti che abbiamo sempre creduto nel partito e nella figura che lo ha creato, cresciuto e portato avanti. È il giorno dopo, il momento peggiore perché la rabbia lentamente passa e ci si rende conto di quello che è successo e sta succedendo.
Rileggo i commenti che gli amici stanno lasciando su Facebook ed è triste vedere come in poche ore un pugno di persone (ma molti dopo ieri non riescono più a definirle persone) ha cancellato quello per cui alcuni di noi si battono anche da più di vent’anni.
Amici e conoscenti presenti a Varese definiscono la giornata di ieri come “il giorno più brutto della storia della Lega Nord”. Chi non era a Varese ma che alla Lega ha donato cuore e tempo senza mai chiedere qualcosa in cambio (né una sedia, né un riconoscimento, e spesso nemmeno un bicchiere di vino offerto), aveva previsto che la protesta sarebbe esplosa.
La nomina del segretario della provincia di Varese, culla del partito, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un segretario eletto non per votazione, né per acclamazione, né per ovazione. Semplicemente è stato messo lì, nonostante la maggior parte dei presenti non lo volesse. Hanno dovuto pronunciare le parole che lo hanno portato alla “cadrega”, ma la base li ha stoppati unendosi in un grido pieno di rabbia: “Voto! Voto! Voto!”. In poche parole preferivano votare un personaggio dei fumetti o dei cartoni animati piuttosto che avere quel segretario imposto senza possibilità di discussione. Qualcuno che ha parlato ha anche provato a spiegare la differenza tra autorità e autorevolezza, ma evidentemente il messaggio non è stato recepito dagli interessati ma solo dai partecipanti che già la conoscevano questa non poco sottile differenza.
Si potrebbe dire che in fondo non si è mai andati contro il volere di Bossi e che ha sempre comandato lui la nave, portandola dove voleva. È così, la base non ha mai voltato le spalle al capo, ma la base prima sapeva che era per il bene comune, che la nave viaggiava su quelle acque e il popolo respirava insieme. Da tempo però noi, la vera base che non ha “cadreghe” da difendere, ci siamo accorti che al comando della nave ci sono altre persone che giocano a distrarre il vecchio capitano e che ci stanno mandando verso gli scogli.
A Pontida la protesta era passata attraverso grandi manifesti scritti da militanti comuni che vennero tolti per ordine di “qualcUNO”. A Venezia la protesta per alcuni di noi si è trasformata in silenzio e assenteismo. A Varese Bossi ha detto “volevo portare aria nuova” e aria nuova ha avuto (aria che forse si trasformerà in tifone), ma non come lui (o altri) intendevano.
Ho raccolto per lei e per il suo periodico la rabbia, l’amarezza e la tristezza di quattro amici che ieri si sono ritrovati con le lacrime negli occhi e nel cuore dopo questo spettacolo a dir poco osceno. Sono parole che in molti oggi pronunciano e che difficilmente si potranno fermare visto che sono dette da persone che non hanno nulla da perdere.
C’è chi nota il fenomeno “tengo cadrega” e lo commenta nel modo più semplice possibile: “guarda caso il "popolo" sta tutto da una parte, chi invece ha un pezzo, un pezzettino o un pezzettone di cadrega si schiera dall'altra. La verità è che se vanno avanti così alle urne politiche si ritroveranno con la metà dei voti. Un breve riassunto sulla giornata di ieri? Democrazia inesistente, ideali calpestati, popolo usato e imbrogliato. Poltronisti, poltronari e loro lacchè che negano l’evidenza.”
C’è chi è sfiduciato e aspetta solo di vedere la fine di questo tunnel: “Le Vostre battaglie fatele tra di Voi. I militanti non c'entrano nulla. Io non appartengo a nessuna corrente pretendo solo rispetto. Nella vita si riceve per ciò che si da. Sempre. Basta aspettare. Io non mi fermo ma non sono un suddito, ragiono con la mia testa. Non avevano consensi, ecco perché non ci hanno fatto votare.”
C’è chi si sente usato: “Oggi ero presente ed è stata una cosa a dir poco vergognosa. Si sono calpestati i diritti di noi delegati, non abbiamo potuto votare democraticamente. Capiamo solo che la militanza in Lega molto probabilmente serve solo ad attaccare i manifesti, guai a loro se osano pensare con il loro cervello!”
Infine vorrei presentarle l’amico che stimo più di tutti in questo momento. Colui che, con un passato di anni di militanza in Lega, mi ha scritto le parole più amare e dure da digerire:
“Le premesse del congresso non erano delle migliori, nei giorni scorsi i due candidati che si opponevano al candidato scelto da Bossi (mah…) sono stati "costretti" a ritirare le loro candidature, nonostante avessero quasi un terzo ciascuno delle sottoscrizioni dei delegati a loro favore. Già si partiva con il piede sbagliato. Terminate le procedure di rito, il congresso, presieduto da un personaggio di primo piano regionale della Lega, è iniziato con i primi interventi dei delegati, in verità non erano molti iscritti a parlare. Tutti i presenti sapevano già cosa aspettarsi e cosa avrebbero sentito dire. Interventi accomunati con sfumature più o meno colorite ma con un tema unico: attacco frontale alla corrente interna del Cerchio Magico, che non ha nessun peso sulla base e non è da questa appoggiata, ma che purtroppo ha creato un canale diretto riservato con Bossi. I componenti si rivolgevano proprio a lui, Bossi, per fargli capire che la base ha fiducia in lui ma che non può imporre un candidato sgradito praticamente a tutti.
Qui le prime scaramucce quando il presidente, terminati gli interventi dei delegati (nessun big ha mai preso la parola dal palco, tranne un sindaco nel concitato tentativo di portare un po’ di calma e smorzare i toni), decide di posticipare l'elezione del segretario dopo l'intervento del segretario federale, e di procedere con quelle del direttivo. I primi fischi e i primi malumori che annunciavano quello che sarebbe successo dopo. Poi ecco che arriva il capo, Bossi, e tutti lo ascoltano in assoluto silenzio.
Con un colpo di mano alla fine hanno dato la segreteria a chi avevano scelto. Dopo ore di scontri (anche fisici), di insulti, spintoni, accuse e parole di tutti contro tutti la Lega è finita.
Ci sono state tensioni altissime, ma alla fine il presidente dell'assemblea, che evidentemente aveva già ricevuto l'ordine di far uscire il candidato unico a qualsiasi costo, violando ogni norma che vieta l'acclamazione e precisa che anche a candidato unico l'elezione debba avvenire per voto segreto e a maggioranza assoluta dei votanti, ha proclamato il candidato unico segretario provinciale di Varese. Il tutto stravolgendo le parole di Bossi che aveva faticosamente (ma chiaramente) detto che lui indicava di VOTARE il candidato unico e di non lasciare schede bianche o nulle. Votazione che non è mai avvenuta.
Al che è successo di tutto e di più, tutti gridavano energicamente "voto, voto, voto", gente allontanata, urla, sputi, qualcuno ha tentato di mettersi le mani addosso, la gente che contestava tutto e tutti al grido di "Infami! È una farsa".
Una bolgia dantesca mai vista in 17 anni in Lega, nella cuore della Lega, a Varese. Il silenzio assordante da parte di alcuni parlamentari, i sotterfugi, le facce tesissime.
Hanno atteso tre ore prima di proclamare in sordina la chiusura del congresso nel caos totale. Cose mai viste. Gente che piangeva, anziani e giovani. Una scena surreale. Alla fine hanno aperto le porte ai giornalisti e si sono proclamati vincitori dicendo che il nuovo segretario è stato acclamato e i giornalisti si chiedevano da chi, visto che l'aula ormai era vuota. Perché gli altri dove erano? Già andati via dalla rabbia e dalla disperazione.”
Per quanto riguarda me, caro direttore, sto vivendo questo momento nero come il realizzarsi di cose che già da un po’ di tempo sentivo nell’aria. Sentir chiamare alcuni amici “fascisti” solo perché chiedevano un elezione democratica è stato un pugno allo stomaco.
Forse adesso arriverà qualche espulsione e noi non ci stupiremo visto i metodi che hanno usato per imporre una sola persona. Se così sarà ne prenderemo atto e affronteremo la cosa a testa alta, fieri di non aver mai tradito le idee che sono alla base della fondazione della Lega.
Di certo c’è che si stanno imponendo uomini che non hanno voti alle spalle e che se si continuerà così, sarà davvero la fine della Lega e di Bossi.
In questi due giorni tra noi militanti, amici e fratelli di partito, sta girando questo celebre discorso preso dal film “Gli ammutinati del Bounty”:
“Giustizia e dignità o sono chiuse nel cuore del capitano o a bordo non albergano. È per questa ragione che la Corte ha sempre voluto che i suoi ufficiali prima fossero dei gentiluomini. Alla Corte rincresce notare che la nomina del capitano Bligh fu sotto questo aspetto uno sbaglio”.
In questa “elezione” sono mancate giustizia e dignità, ma è mancata anche la figura di un gentiluomo."

"Impraticabile e ingiusta": Alfano non è un ingrato

Visto che è Domenica e preferiamo starcene in famiglia, apprendiamo dalle agenzie di stampa una notizia nella notizia.
Chiedere di "accantonare Berlusconi" è "una condizione impraticabile e ingiusta". Lo ha detto il segretario del Pdl, Angelino Alfano, durante la kermesse 'Verso un nuovo Pdl' organizzata dal ministro, Gianfranco Rotondi.
La condizione che ci viene posta - ha spiegato - è 'accantonate Berlusconi', ma è una condizione che io ritengo impraticabile e ingiusta".
Io dico con chiarezza - ha sottolineato Alfano - che lavoro per un percorso di aggregazioni moderate senza condizioni capestro. La nostra è una posizione molto netta e molto chiara e lavoriamo perché si arrivi a quell'approdo".
Perchè diciamo notizia nella notizia?
La prima è quella politica, ovvero riguarda tutti i movimenti, sotterranei e noi, per prepararci all'approdo verso la terza repubblica, una specie di Italia 3.0
La seconda è, secondo noi, la notizia vera, ovvero che esiste ancora qualcuno nel Pdl che non rinnega Berlusconi, che non "sputa nel piatto in cui ha mangiato per tutti questi anni", che non chiede un passo indietro a  SB per magari farne due in avanti lui, che non butta via vent'anni per un piatto di lenticchie e via metaforando: costui è Angelino Alfano segretario nazionale del PDL.
Dicono, i maligni, che purtroppo Alfano deve fare così, ovvero tenersi buono il padre padrone se no questo se lo pappa in un sol boccone.
Dicono, gli altri maligni, che Alfano è una marionetta di SB quindi non può che parlare in questo modo.
Dicono, gli ultimi maligni poi abbiamo finito, che Alfano sarà mangiato dal compagno S (Scajola) e da tutti gli altri appena sarà finita l'epoca di Re Silvio.
Dicono eccetera eccetera.
A noi piace constatare e credere che quella di Angelino Alfano sia vera gratitudine verso l'uomo e verso il politico Silvio Berlusconi che lo ha fatto crescere, gli ha dato possibilità enormi, lo ha nominato prima ministro e poi proposto come Segretario nazionale del Pdl.
Non è il termine "impraticabile" che ha captato la mia attenzione ma quell' "ingiusta" detto subito dopo.
Accantonare Berlusconi, soprattutto dall'interno, è ingiusto, siete dei figli ingrati per non dire dei traditori.
Poi succederà quel che succederà e nessuno ha la palla di vetro per districarsi nel futuro prossimo della politica italiana ma un punto fermo oggi l'abbiamo messo: Angelino non è un traditore, non è uno di quelli che ha avuto la macchina in dono dal padre e se ne va lontano anzi, torna spesso a casa e, pur se non condivide, magari, tutte le mosse del padre, sa ancora dire grazie e sa che cosa vuol dire la parola "riconoscenza".
In ultimo vorrei far notare che ieri, per la prima volta, al convegno organizzato dal ministro Rotondi campeggiava il logo Pdl senza la scritta "Berlusconi presidente".
E' o non è un altro passo indietro del Premier questo?
Ne vogliamo tenere conto? Che cosa dovrebbe fare di più SB? Buttarsi dalla finestra? No, sarebbe ingiusto, dapprima umanamente, per il politicamente ci penserà la Storia a dirlo.
Sei giusto Angelino, continua così.

08/10/11

La chiesa non fa governi e non li manda a casa


“La Chiesa non fa governi e non li manda a casa” con queste parole il segretario generale della Cei, Monsignor Crociato, ha voluto ribadire l’ovvio sentendo la necessità di farlo visto il gran fumo alzatosi attorno alle parole del Cardinale Bagnasco.
"Si scrivono molte cose, debbo ribadire che da parte nostra non c'è iniziativa volta a proporre partiti: non abbiamo partiti da promuovere o organizzare". Lo ha detto il Segretario Generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, nella conferenza stampa di chiusura dei lavori del Consiglio episcopale permanente, rispondendo ai giornalisti in merito all'appello del cardinale Bagnasco a un rinnovato impegno dei cattolici in campo sociale e politico. "Partiamo - ha detto Crociata - dalla nostra responsabilità di cattolici presenti nel nostro Paese, una presenza attiva, partecipe e corresponsabile in questa fase della vita non solo nazionale che vede in atto una crisi globale, mentre assistiamo a una evoluzione sociale convulsa e accelerata". La prolusione, dunque, "invita a una rinnovata presa di coscienza di questa responsabilità, a rivitalizzare cioè il giacimento culturale dei cattolici, quel patrimonio di valori diffuso che deve essere risvegliato e reinvestito per il bene del Paese".
Monsignor Crociata si è poi spinto ancora oltre ben consapevole delle domande pronte sui taccuini dei giornalisti.
"Non abbiamo da esprimere giudizi nemmeno sulla maggiore o minore vicinanza di sensibilità di un Governo, piuttosto che di un altro, rispetto a quella della Cei: questo ci porterebbe su un terreno politico. Per nostra vocazione e come istituzione dobbiamo esprimere una valutazione laddove sono in gioco valori essenziali come la persona e la vita. Riteniamo – ha proseguito - di dover esprimere una valutazione, indirizzi, suggerimenti, in riferimento ai temi, alle questioni che toccano il senso stesso della missione della Chiesa, cioè sull'identità e la vita delle persone nella società".
Per Crociata, "è importante tale distinzione, perchè la Chiesa non ha soltanto il diritto ma anche il dovere di rapportarsi all'istituzione Governo che ha una legittimazione che viene dal popolo e dal Paese, ma solo nel merito dei problemi, e questo deve farlo quando entra in gioco la sua missione, qualunque sia il Governo in carica".
Crociata è tornato anche sul tema dei "valori non negoziabili", altro tema importante che però la grancassa mediatica ha snobato, dicendo che "non rappresentano un vestito stagionale che si mette secondo le mode e l'atmosfera della giornata".
Infine, tanto per rimanere nel campo del ribadire l’ovvio, il Segretario Generale della Cei ha confermato che la prolusione è stata pubblicata come sempre dall'Osservatore Romano e “…delle questioni di cui si tratta il cardinale Bagnasco ha parlato previamente e personalmente, come di prassi, con il Papa".
Come di prassi: repetita iuvant.