14/11/11

Musica pop e letteratura per dire "No" all'estremismo islamico

Pakistan - La campagna della società civile pakistana per frenare l'estremismo islamico in Pakistan trova appoggi anche nel mondo dell'arte, della musica, della letteratura.
Ha avuto grande successo, soprattutto fra i giovani, un brano musicale dal titolo "Aalu Anday" ("Patate e uova") diffuso da un complesso musicale pop chiamato "Beygairat Brigade" ("Brigata senza onore"), formato da tre giovani pakistani. Il brano, attraverso la satira musicale, critica piuttosto apertamente episodi della storia recente della nazione, in cui gli estremisti islamici hanno condizionato il paese. Il testo della canzone cita il caso dell'assassinio del governatore Salman Taseer (che, secondo gli autori, ha ispirato la composizione del brano), e del killer Mumtaz Qadri, divenuto per gli estremisti "un eroe". I giovani ne hanno fatto un video e l'hanno postato su Youtube: grazie alla potenza del web, il video ha raggiunto in poche settimane oltre 350mila contatti, divenendo un "cult", moltiplicato anche tramite i social network come Facebook e numerosi blog. Tanto che, secondo gli osservatori, i tre giovani potrebbero perfino essere in pericolo di vita.
Anche la letteratura offre una sponda a quanti difendono in Pakistan lo stato di diritto e la condizione delle minoranze religiose. Il giovane scrittore Mohammed Hanif, che vive a Karachi, fra i più noti scrittori di lingua inglese in Pakistan, ha appena pubblicato un romanzo dal titolo "Our Lady of Alice Bhatti". Protagonista del romanzo è una ragazza cattolica, Alice Bhatti, di famiglia povera ed emarginata, che vive una travagliata e tragica storia d'amore. Nelle vicende della protagonista, Hanif concentra l'attenzione sulle difficoltà sociali e religiose che vivono le minoranze cristiane in Pakistan, mettendo in luce abusi e vessazioni di cui Alice è vittima, in quanto cattolica e in quanto donna.
"Laddove la politica fallisce, è il mondo dell'arte o del web ad aprire strade nuove e a far emergere verità indicibili. Oggi molte trasmissioni musicali, in tv e alla radio, fatte da giovani, criticano la politica. E' un fenomeno molto interessante in Pakistan" rimarca in un colloquio con Fides p. John Shakir Nadeem, Direttore di "Radio Veritas" in urdu e Segretario della Commissione per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale del Pakistan. "Sono i canali attraverso cui i giovani esprimono le loro speranze e i loro desideri di cambiamento, per un paese migliore, più umano, giusto, libero e rispettoso dei diritti di tutti. Ma purtroppo non hanno un grande impatto sulla politica, che sembra sorda" conclude. (PA) (Agenzia Fides 14/11/2011)

Per chi vuole accettare la sfida

In queste ore il quadro politico nazionale sembra essere molto confuso. Siamo alla fine del Governo Berlusconi e si profilano all'orizzonte due scenari differenti o, come noi auspichiamo, l'indizione di nuove elezioni per consentire al popolo sovrano di scegliere da chi farsi governare, oppure il colpo di mano tecnocratico che prevede la nascita di un governo cosiddetto tecnico con alla guida probabilmente Mario Monti. E' una fase molto complessa per l'Italia ma non solo, la crisi è planetaria ed attraversa in maniera pesante la nostra Europa, la crisi non è solo economica, è morale, valoriale ed antropologica, in questo contesto servirebbe serietà, onestà intellettuale, trasparenza e lungimiranza, virtù molto umane ma in questa fase molto rare. Molto di quello che si sente è falso e tende a generare confusione nel quadro politico nazionale ed internazionale, molto di quello che si sente è distorto al fine di produrre una percezione distorta dei problemi e trarre delle soluzioni distorte utili solo ad alcuni ambienti tecnocratici e finanziari. La sfida in atto, tutta dentro il crinale del conflitto fra relativismo-consumismo-nichilismo e nuovo umanesimo è la sfida per la sovranità: sovrane sono le lobby finanziarie internazionali, la speculazione senza volto, i massoni ed i tecnocrati? O sovrani siamo noi, le persone unite dal vincolo indissolubile dell'amor reciproco, che in questo vincolo senza distinzioni di tempo e di spazio diveniamo Popolo e come popolo rivendichiamo il diritto di scegliere, di votare, di governare e di farci governare?
Dentro questa sfida ci sono le risposte da trovare per il futuro non solo dell'Italia ma di tutta l'umanità, dentro questa sfida vogliamo entrarci con forza ed entusiasmo insieme a tutti voi che avrete la voglia di combattere, di non piegarvi ai luoghi comuni ed al politicamente corretto che nasconde spesso il peggio del peggio della politica. Per questo da qui a Natale attiveremo una serie di incontri nei nostri circoli sui temi della crisi, per fare chiarezza e per ascoltare i suggerimenti di tutti coloro che vorranno partecipare. Saranno incontri aperti al contributo di ognuno e di tutti che servirà per proporre successivamente, in alcuni convegni di approfondimento, ricette e politiche per dare dignità al futuro che ci attende. Contemporaneamente continueremo a sviluppare la battaglia sul terreno culturale ed antropologico con alcuni appuntamenti organizzati in collaborazione con le nostre associazioni, in particolar modo vi segnalo il ciclo di conferenze “Cercatori di Verità” e il tradizionale appuntamento con l'evento il “Natale tra Fede e storia” le cui informazioni troverete nel proseguo della newsletter.
Le sfide che ci attendono sono molte e molto difficili, la sfida più grande è quella di rinnovare la politica iniettando linfa vitale nel neonato partito, questa linfa vitale siamo noi, che crediamo ancora nella Persona, nella Comunità e nella possibilità di costruire il futuro oltre la crisi. Più di un anno fa abbiamo deciso di accettare la sfida del cambiamento e insieme a Giorgia Meloni stiamo lavorando per aggregare persone di talento e volontà che vogliano assumersi questa responsabilità, non è una sfida contro qualcuno ma per qualcosa, per amore, per onore, per l'Uomo.
Federico Iadicicco

AAA vice Cassano cercasi



Con Cassano convalescente, cui gli auguriamo di tornare presto, il Milan è alla ricerca del vice. I nomi più papabili sono tre, vediamoli insieme.

Maxi Lopez, attaccante del Catania. E' in pole per sostituire Fantantonio, anche se il ruolo non è identico. Il giocatore ha 27 anni e quest'anno può giocare la Champions. Non è forse un super campione, anche se nel Milan potrebbe esplodere; comunque è un elemento che accetta di fare il gregario, altri giocatori più blasonati non accetterebbero di sedersi in panca quando torna Cassano.

Drogba, attaccante del Chelsea. E' un big, un campione affermato, anche se non è giovane, ha 33 anni. Sicuramente al Milan si ambienterebbe agevolmente, però non può giocare la Champions. Oltretutto accetterebbe di fare il vice Cassano? A questo aggiungiamoci l'ingaggio che potrebbe chiedere.

Marco Borriello. Sarebbe il secondo ritorno per lui, tornebbe al volo considerando che a Roma fa il panchinaro fisso. Può giocare la champions e conosce bene l'ambiente rossonero avendoci già giocato. Però due anni fa il Milan non era rimasto impressionato dalla sua stagione e non a caso è stato ceduto. Oltretutto con il ritorno del talento barese, lui potrebbe non accettare di tornare a fare la riserva.

Tra i tre, al Milan converrebbe scegliere l'attaccante del Catania, oltretutto certe dichiarazioni di apprezzamento di Galliani ed anche certi ammiccamenti del giocatore, fan pensare che alla fine sarà lui l'acquisto di gennaio.

Foto di Pianetazzurro.

Al voto al voto!

Sono per andare al voto e subito. Non perché mi piaccia votare o perché so chi voterò ma perché mi sembra giusto che in Democrazia Governi chi vince le elezioni.
E' così difficile davvero votare dopo la Befana? Non mi pare.
E' il popolo che deve riprende la parola e subito. Se l'aria è cambiata e vincerà la Sinistra, bene, vediamo che sa fare al Governo il buon Bersani.
Al voto: perchè si ha paura di andare al voto?
Non ci credo all'aggressione dei mercati e ad una situazione che precipiterà per due mesi senza governo: in Spagna non sta accadendo questo, anzi, tutti, a cominciare da Tremonti, hanno sempre ammesso che proprio in quella nazionale la situazione economica è migliorata dopo l'annuncio di elezioni anticipate.
Andiamo al voto e vinca chi ha più consenso, non dico per forza il migliore.
Andiamo al voto e mandiamo a casa mille parlamentari dei quali 350 rimarrebbero senza vitalizio e comincino a cercarsi un lavoro con le stesse difficoltà che abbiamo tutti noi.
Non mi interessa un governo tecnico perché allora significa che non serve a niente andare a votare ed avere politici eletti.
Decidiamoci: o ci facciamo governare da 20 tecnici calati dall'alto e mandiamo a casa tutti gli altri e non si svolgeranno più le elezioni, oppure ridiamo il primato alla politica e, con una parola più grande, alla Democrazia.
Giorgio Gibertini Jolly

Medici cristiani cacciati dagli indù

Bangalore - I cristiani indiani di tutte le confessioni, in tutti gli stati dell'India, pregheranno oggi e domani, nelle liturgie domenicali, per tutti i fedeli perseguitati, in India e in tutto il mondo, nella "Giornata internazionale di preghiera per i cristiani perseguitati", che si celebra in tutto il mondo oggi, 12 novembre. Come comunica a Fides il "Global Council of India Christians" (GCIC), "tutti sono chiamati e si impegnano a levare le mani a cielo per coloro che sono perseguitati per la loro fede in Cristo".
Il GCIC ricorda che dal 2006 a oggi si sono verificati 1.556 attacchi gravi contro i cristiani in diversi stati indiani. Nel 2008 oltre 100 leader cristiani furono martirizzati per la loro fede. In Orissa due Pastori sono stati uccisi quest'anno, mentre gli attacchi anticristiani proseguono nel Sud dell'India, come in Karnataka, ad opera di estremisti indù. L'organizzazione cristiana protestante "Mission India" racconta a Fides uno degli ultimi episodi avvenuti in Karantaka: alcuni medici cristiani avevano avviato una missione sanitaria, attraverso una clinica mobile, fornendo assistenza medica gratuita a tutti i bisognosi che si avvicinavano. Un gruppo di oltre 150 radicali indù li hanno bloccati, costringendoli con la violenza a lasciare il villaggio, sotto minacce di morte, accusandoli di portare avanti "conversioni al cristianesimo".
Spesso, ricorda a Fides il GCIC; "gli abitanti dei villaggi, sotto l'influenza dei gruppi radicali indù minacciano di cacciare i cristiani a causa della loro fede. E i programmi di sviluppo per i cristiani dell'India meridionale incontrano problemi a causa dell' interferenza di estremisti indù".
Occorre "pregare per la guarigione fisica delle persone colpite, per la protezione delle Chiese in India, per la Chiesa universale, per le famiglie dei perseguitati e perché tutti abbiano il coraggio di continuare il ministero dell'annuncio di Cristo Gesù", nota il GCIC, invitando anche a "pregare per i persecutori e gli autori di crimini contro i cristiani, perché non sanno quello che stanno fanno".
Fra le organizzazioni che hanno promosso la "Giornata di preghiera per i cristiani perseguitati" a livello internazionale vi sono: "Christian Freedom International", "Christian Solidarity Worldwide", "Gospel for Asia", "International Christian Concern", "Jubilee Campaign", "Open Doors", "The Voice of the Martyrs", "World Evangelical Alliance". (PA) (Agenzia Fides 12/11/2011)

Sono orgoglioso di essere un maiale tra i maiali (PIIGS)


Trascorrere un week-end all'estero e per due giorni interi non sentire più tutte le polemiche su Berlusconi, sul futuro governo Monti e sul "toto ministri" non ha prezzo, per tutto il resto c'è stata Mastercard!
Sono infatti appena rientrato da un week-end passato con la famiglia in Portogallo dove abbiamo visitato Lisbona e Fatima. Durante questi due splendidi e rilassanti giorni, ho notato quanto sia veramente bello e piacevole stare in un paese "maiale": parlo dei famosi PIIGS.
Oramai è da parecchio tempo che vi parlo dei PIIGS, ma per chi ancora non lo avesse capito, lo rispiego brevemente. Si tratta di un acronimo per indicare i paese europei che si trovano nella situazione economica maggiormente precaria e che mettono a rischio la stabilità dell'Euro e del sistema in generale. L'acronimo è ottenuto dalle iniziali dei paesi: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.

Ma quello che ho constatato in questi giorni è che per Bruxelles saremo pure dei maiali, ma come si vive in questi Paesi non si vive in nessun altro paese dell'Europa (per non dire Mondo). Quando mi trovo in questi Paesi mi sento come a casa mia: cordialità, risposte date sempre con sorriso, disponibilità, ottima cucina e soprattutto umiltà. Viceversa quando mi trovo nei Paesi "non-Piigs", nei Grandi Paesi dell'Europa, colgo troppo abbondanza di superbia, mi sembra spesso che si vogliano porre su un piedistallo e quante volte mi sono sentito dire: "Ahn, Italiano? Berlusconi...Bunga Bunga"...e il solito risolino sarcastico.
Sarà una coincidenza, ma in questi due giorni nessuno ci ha fatto una mezza battuta su Berlusconi, ma al contrario quando capivano che eravamo italiani, il sorriso sul loro volto si faceva più evidente e si sforzavano di dire qualche parola nella nostra lingua.
Sono piccole cose, piccoli gesti ma per me molto significativi!
Ebbene io dico: "W i PIIGS!" Perché forse siamo stati definiti Piigs anche perché non ci piace uniformarci troppo a Bruxelles e a questa farsa di Europa Unita che unita non lo è minimamente!
Forse la prospettiva di cui alcuni parlano da mesi di una scissione della moneta unica in "Euro 1" quello di serie A dei paesi importanti e sani e l'"Euro 2" quello dei PIIGS non è così catastrofica come può apparire a prima vista! Mi sono infatti sempre piaciuti quei film americani dove c'era la squadra di baseball o di basket composta dai ragazzini "sfigati" quelli presi in giro da tutti ma che alla fine si sentivano veramente uniti, una vera squadra che alla fine riusciva nell'impresa impossibile sconfiggendo e umiliando i "figli di papà" con la divisa all'ultima moda.
Ebbene io credo che i PIIGS valgano molto di più di Inghilterra, Francia e Germania e quanto mi piacerebbe che prendessimo coraggio, che facessimo la nostra squadra di "sfigati", noi, adesso, di nostra iniziativa, potendoci però sentire forti dentro, indipendenti e non soggiogati dalla politica economica di questa Europa che non ci appartiene!
Ma ho paura che questo non potrà accadere, perché ai piani alti abbiamo personaggi che pensano per prima cosa alla propria situazione e non al bene reale del nostro Paese; pensano a salvaguardare il sistema economico-bancario globalizzato nel quale hanno molteplici interessi. E allora continueremo ad accettare ricatti da parte di Bruxelles e quindi via con la patrimoniale, con la reintroduzione dell'ICI, con l'innalzamento dell'età pensionabile e con il conseguente ulteriore affossamento dei nostri splendidi paesi Piigs.

(la foto sono state scattate da noi sabato a Lisbona)

Veronesi Ministro? Ma anche no per favore, ma anche no!

Gentile direttore,
vedo che diversi quotidiani e notiziari radio– televisivi sostengono che tra i probabili membri del governo “tecnico” che dovrebbe essere guidato da Mario Monti potrebbe figurare Umberto Veronesi.
 Conosco e apprezzo sinceramente Umberto Veronesi, ma non riesco a vederlo come un “tecnico”, non solo per la sua pregressa e incisiva attività di ministro (nel governo Amato) e di senatore della Repubblica del Partito democratico, ma anche e soprattutto per le sue numerose esplicite prese di posizione bioetiche. Con estrema chiarezza (in Italia un vero e proprio merito, di cui è doveroso dargli atto) e anche con sobrietà (tranne nel caso in cui, con un’ incredibile caduta di stile, qualificò come «morti viventi» i pazienti in stato vegetativo persistente) Veronesi ha sempre difeso tesi e prospettive biopoliticamente ben poco “tecniche”, anzi molto “forti”, divenendo, da ultimo, caloroso sostenitore dei “testamenti biologici”, intesi non come dichiarazioni anticipate di trattamento, ma come vere e proprie “direttive”, vincolanti per i medici, anche se dalla loro applicazione dovesse derivare la morte del paziente.
 Non mi sembra quindi che sia possibile qualificare l’eventuale presenza di Veronesi in un governo come una presenza “tecnica”, tanto più che ancora si attende dal Parlamento l’approvazione definitiva della legge sul “fine vita”, che è stata pensata e voluta dai suoi fautori in una linea biopolitica lontanissima, anzi francamente opposta alla sua.
 Non vorrei che un governo ampiamente auspicato da tanti italiani per far uscire il nostro Paese dalla crisi finanziaria che lo attanaglia e che dovrà operare in modo assolutamente cristallino si trasformasse subdolamente in un esecutivo capace di incidere in materie, come quelle bioetiche, che dalle questioni “finanziarie” sono lontanissime.
Francesco D’Agostino
Presidente onorario del Comitato nazionale per la bioetica

13/11/11

Napolitano e Monti pensateci voi ma gli altri tutti a casa

Allora, se così stanno le cose, ovvero che da oggi forse ci governerà uno che non ha preso un voto (Mario Monti) sostenuto da una coalizione che ha perso le elezioni di tre anni fa (un po' come quelli che si vedono aggiudicati gli scudetti senza vincerli, insomma), voglio proprio dirla tutta, come si conviene in questi momenti drammatici di solidarietà nazionale.
Caro Presidente Napolitano e Premier in pectore Monti: che ve ne fate di 12 ministri e 1000 parlamentari? Mandateli tutti a casa i parlamentari così risparmiamo sui loro stipendi e quei 350 al primo mandato, e che sperano nel vitalizio, non lo riceveranno mai permettendoci altri risparmi.
Napolitano e Monti a che vi servono 12 ministri? Siete mica Gesù che aveva bisogno di 12 apostoli: voi potete e dovete farcela da soli.
Per mettere in pratica quello che c'è scritto nella lettera della BCE quanta gente serve?
Pensateci voi due e basta!
Commissariate l'Italia per un anno, due, quello che vi serve, tanto state dimostrando che la Politica non serve a niente ed i politici men che meno.
Tutti a casa a cominciare da Fini per finire all'ultimo dei deputati e parlamentari.
Giorgio e Mario pensateci voi. Così almeno il progetto antidemocratico avrebbe più senso e più completezza.

Dove sono i soldi degli italiani, dove li possiamo trovare?

Siamo nel bel mezzo di una crisi economica globale.
In Europa tirano venti che vorrebbero attribuire la colpa all'Euro.
In Italia,al governo Berlusconi.
E se fosse anche colpa di noi italiani?!
Ecco dove sono finiti parte dei soldi che ci mancano:
a nutrire l'orgoglio di genitori che,pur avendo messo al mondo creature scolasticamente negate,che finiscono col minimo dei voti o,peggio ancora con 6-7-addirittura 8 anni il quinquennio di scuola superiore di secondo grado,acconsentono o costringono i figli ad andare all'università a ripetere 3-4 volte lo stesso esame fino a centrare l'obiettivo del fatidico 18,per poi conseguire una laurea in ignoranza ed incompetenza che,salvo prepotente calcio nel sedere di qualcuno che conta,servirà a ben poco(giustamente);
a far trascorrere ai nostri poveri giovani(cioè individui di ambo i sessi che hanno dai 25 ai 45 anni circa)dei week-end di ristoro prima di ricominciare una massacrante settimana lavorativa:quindi ci vogliono 5-6 caffé al bar,almeno 2 aperitivi,almeno 7-8 drink alcolici,percorrere per andare a fare shopping e"serata"circa 200km in due giorni per un costo complessivo di circa 150 euro che per i quattro fine settimana mensili,sono 600 euro;
nei sempre affollati centri estetici e nelle parrucchierie perché al giorno d'oggi dove va una donna se non si fa la ricostruzione delle unghie e non ha o i colpi di sole o la tanto di moda colorazione rosso fuoco in testa?
nelle concessionarie,anche,perché qui dalle mie parti per le strade si vedono parecchie auto con targhe che iniziano per D o per E;
nelle colazioni al bar perché quando al mattino faccio i miei giri,dalle 7 alle 10 li vedo quasi tutti pieni e mi chiedo:è letale fare colazione a casa coi frollini o le fette biscottate?perché pagare 0,05 litri di latte quasi il doppio di un litro?
Ed il bello è che ci si lamenta di"fior di laureati"a spasso;di giovani che non possono fare famiglia perché la vita è troppo cara;del costo troppo alto della benzina;del dover scegliere se comprare pane o pasta al supermercato.
Italiani,siamo meno bugiardi e prendiamoci le nostre colpe.
Non è colpa degli altri se ci piace un life-style pesante per le nostre tasche!

Cafonaggine vs Volgarità

Martedì scorso,al Roma Film Festival,l'onorevole La Russa è stato fischiato.
A suo dire,ad aizzare la folla,sarebbe stato l'attore Claudio Amendola,"quello che fischiava più di tutti".
E il Ministro della Difesa ha attribuito ad Amendola un epiteto non troppo garbato,offesa per la quale il comico romano pretende scuse formali al più presto pena un'azione legale contro il parlamentare siciliano.
La Russa ha tirato in ballo il contratto milionario che lega Amendola a Mediaset,quindi ha accusato quest'ultimo,come il comico Iacchetti,presentatore di"Striscia la notizia",di sputare nel piatto in cui mangia.
(Ma perché non diciamo"sputa nel piatto da cui mangia"?)
Essere legato a qualcuno da un rapporto di lavoro,non significa però doverne condividere l'agire ed il pensare.
Inoltre,le tendenze politiche di Amendola non sono una novità.
Diverso è il caso di Iacchetti che prima di adesso non si era mai esposto su un certo fronte.
Non ho particolare simpatia per il protagonista della celeberrima fiction"I Cesaroni"e non mi suscita ammirazione neanche sul piano artistico,ma trovo grave la reazione dell'onorevole La Russa.
E'grave anche che Amendola abbia scelto una forma di contestazione come il fischiare.
Personalmente trovo fischi,ole,insulti verbali e cori,volgari allo stadio,figurarsi in altri contesti.
Cartellino non giallo ma rosso per entrambi.
Mala tempora currunt.
Ieri,come ho scritto in un commento,ero a cena in un centro commerciale mentre Berlusconi andava a dimettersi dal suo incarico di Premier;un uomo seduto con la moglie vicino al mio tavolo fa:-Era ora che se ne andava.
E subito dopo,rivolto alla consorte:-Andiamo che devo c.....
Dentro di me ho riflettuto che Berlusconi è pure troppo per"governare"cafoni come lui.

Caro Silvio ti scrivo...di Assuntina Morresi

Caro Silvio Berlusconi,
sono una qualsiasi dei milioni dei tuoi elettori.
Ho visto le immagini di stasera: quattro scalmanati cresciuti a odio e Santoro, che non riuscendo mai a vincere le elezioni ( e chi li vota?) si sono ridotti a festeggiare le dimissioni di una persona che invece le ha vinte tante volte. Quattro scalmanati che salutano come salvatore della patria un banchiere mai votato da nessuno (Monti), indicato da un comunista mai pentito di aver sostenuto le peggiori dittature del secolo scorso (Napolitano).
Allora ho deciso di scriverti, per ringraziarti, invece, dei vent’anni di libertà che ci hai regalato.
Ti ringrazio, perché scendendo in campo nel ’94 ci hai salvato dalla “gioiosa macchina da guerra” che avrebbe voluto fare dell’Italia un paese governato da alcune procure. Le stesse che ti hanno perseguitato per vent’anni, e se adesso quei poteri sembrano aver vinto, sappi che non potranno avere la meglio come sarebbe stato vent’anni fa, perché nel frattempo le tue incredibili vicende ci hanno aperto gli occhi. Non praevalebunt.
Ti ringrazio, perché ci hai liberato dagli inciuci della Prima Repubblica, e ci hai fatto vedere che noi cittadini possiamo scegliere il nostro premier, e anche la coalizione che ci governa. E se ci stanno riprovando, le stesse facce di allora, a ripetere la storia – figliocci della “parte oscura” della DC – adesso siamo consapevoli del fatto che quella non è l’unica politica possibile.
Ti ringrazio perché ci hai fatto vedere che quelli del cosiddetto salotto buono del paese – a partire dai direttori del Corriere, di Repubblica, insieme a tanti sussiegosi e vuoti editorialisti, incapaci di costruire alcunché nella loro vita, e insieme a vili servi dei potenti, assoldati come giornalisti “anticasta” (ma la loro è la vera casta) – ecco, quelli del cosiddetto salotto buono sono solo vogliosi di potere, sprezzanti del popolo, e per loro è insopportabile che gente al di fuori della loro cerchia possa avere accesso alle istituzioni.
Per questo non ti hanno mai tollerato: tu non sei mai stato asservito a loro, non sei uno di loro, non sei quello che ha le parole giuste, le amicizie giuste, i vestiti giusti, i modi giusti, insomma, tutto giusto al posto giusto. Tu parli come uno di noi, e, paradossalmente, pur immensamente ricco, sei uno di noi. Per questo non ti tollerano.
Ti ringrazio perché hai cercato di salvare Eluana Englaro, con un coraggio che pure certi illustri prelati se lo sognano. Chi salva una vita, o cerca di salvarla, salva il mondo intero, e Dio te ne renderà merito. Solo tu avresti potuto farlo, quel tentativo disperato, e sta’ certo che comunque in tanti non lo dimenticheremo mai, come non dimenticheremo il vile timore di tanti che sono pronti a riempirsi la bocca di parole in difesa della vita, e che allora, invece, erano atterriti dallo scontro con il compagno Napolitano.
Un grande cardinale ha spiegato che è meglio essere contestati che irrilevanti. Te lo voglio ripetere, in questa sera amara e dura, non per consolarti ma perché questa è la sorte di chi nella storia ci entra con tutti e due i piedi, e ci mette la sua faccia, sbagliando pure, e magari pure sbagliando tanto, ma mettendo in gioco tutto se stesso, come hai fatto tu, che di tanto puoi essere accusato ma non certo di irrilevanza.
In questi tre anni per fermarti hanno fatto di tutto, approfittando certo anche di tuoi errori, ma non è questo il punto: sei stato alla mercè delle procure, ti hanno origliato come neanche in Unione Sovietica, coperto di fango e svillaneggiato, poteri forti e circuiti mediatici e giudiziari che pur di farti fuori hanno messo in seria difficoltà il paese, e adesso, gli stessi, dicono di volere un altro governo per il bene dell’Italia. Quell’Italia che loro, e non tu, hanno gettato nel ridicolo agli occhi del mondo.
Voglio ringraziarti perché ti sei battuto come un leone, fino alla fine.
Abbiamo assistito obtorto collo ad un golpe. Non avresti potuto fare diversamente: saresti stato il capro espiatorio dello spread, dei mercati, e di tutte le altre diavolerie che hanno lanciato contro l’Italia per farti fuori, e farci fuori. Votare adesso, subito, avrebbe significato votare sotto le bombe, col terrorismo mediatico sul paese che sprofondava, e tutta la colpa sarebbe stata tua. La democrazia è stata momentaneamente sospesa.
Ma non finisce qua. Adesso comincia. Noi, intanto, teniamo gli occhi ben aperti, su Monti & C..
Per ora, un grande, grandissimo e affettuoso abbraccio: siamo in piedi sulle sedie, in tanti, a salutarti “o capitano mio capitano”, ma a questo film, stavolta, un seguito ci sarà.
Assuntina Morresi

12/11/11

Il vero problema resta l'Euro


Prima o poi verrà scritta la storia di questi nostri tempi, la storia dell’Italia berlusconiana ma anche dell’Europa dell’euro e della sua crisi. Allora, quasi certamente, molti giudizi dovranno essere riformulati.
La conferma delle dimissioni di Berlusconi all’indomani dell’approvazione, ad opera del Parlamento, della manovra di stabilità comprensiva del maxiemendamento che recepisce le indicazioni della Bce, ha dato un po’ di respiro ai mercati finanziari, ma non in misura eccezionale, nonostante i molti segnali che indicano che il prossimo inquilino di Palazzo Chigi sarà Mario Monti. Anzi, la pressione si è sposta sui titoli pubblici francesi. Così la serie si allunga: Irlanda, Portogallo, Spagna, Grecia, Italia e adesso la Francia.
Tutto questo significa che c’è qualcosa che non va in termini concettuali, di concezione, cioè, della moneta unica, di questa particolare moneta unica che è l’euro. Giappone e Stati Uniti, per fare due esempi di proporzione adeguata, hanno alti debiti pubblici ma non minacciano l’economia mondiale come si dice, invece, per i guai che potrebbero provocare alcuni Paesi appartenenti all’Eurozona.
Allora non è solo il basso tasso di sviluppo, una riforma in più o in meno, un diverso tasso di evasione fiscale, la maggiore o minore rigidità del mondo del lavoro: se si confrontassero i “più” e i “meno” di ciascun Paese, forse si arriverebbe a una forma di allineamento.
La differenza sta nelle caratteristiche anomale della moneta europea che, essa sì, ha provocato e sta provocando alcune macro-rigidità che rendono più complicate le scelte dei singoli Paesi: sia di quelli che dovrebbero aiutare (come la Germania) sia di quelli che dovrebbero essere aiutati.
Conclusione: nel trattare della crisi italiana, a Bruxelles o a Roma, invece che guardare all’ultimo tratto del percorso, bisognerebbe risalire alla stazione di partenza, capire che cosa non va nel meccanismo che è stato messo a punto. Senza negare specifiche responsabilità, ma senza evitare di andare a fondo nelle cause prime della crisi attuale, che sarebbe superficiale e sbagliato attribuire a qualche leader o a qualche formula di governo. Ciò aiuterebbe anche tutte le forze politiche, se riuscissero a guardare un po’ oltre la punta del loro naso, a trovare le soluzioni più adeguate alla situazione presente ma con la prospettiva di ripensare il quadro generale europeo.
Di Paolo

Tagliare i tassi aiuta ma non risolve la crisi

L’arrivo di Mario Draghi alla Banca centrale 'europea è coinciso con un taglio dei tassi. Una misura auspicata da economisti di diversa scuola, che in nulla deve farci temere un ritorno agli anni dell'azione discrezionale da parte delle banche centrali «inflazioniste»: Draghi è di un'altra pasta, un civil servant serio che sarà «tedesco» quanto basta da tutelare l'euro sopra ogni cosa. E sa benissimo che un conto è tagliare i tassi di quanto basta per agevolare un poco la ripresa, e ben altra cosa è l'ipotesi impossibile di usare - come in passato - l'inflazione come valvola d'uscita dalla crisi. Un euro forte è un bene per tutti: perché dalla reputazione della moneta dipende quella di tutta la Ue.
Le imprese italiane, tradizionalmente esportatrici, saranno aiutate dal taglio dei tassi. Ma non è dalla Bce che può venire la soluzione alla crisi del debito, e ce ne stiamo accorgendo anche noi. La cosa migliore che possiamo prendere dalla Bce sono i buoni consigli che prima jean-Claude Trichet e ora Draghi non si sono rifiutati di darci, come italiani. Idee preziose e importanti a cominciare da quella di una importante riforma del mercato dei lavoro che tocchi anche la flessibilità in uscita.
Perché quelle riforme siano possibili, però, ci vuole - come ha detto il capo dello Stato - coesione nazionale. Bisogna che la classe politica, ma anche giornali, opinione pubblica ed elettori rifiutino quella veduta corta che troppo spesso contrassegna i nostri tempi. E fondamentale che noi si ritrovi il coraggio e la passione di guardare lungo, di pensare che le scelte che faremo nei prossimi mesi saranno fondamentali non solo e non tanto per noi ma per i nostri figli e per i figli dei nostri figli.
Mancur Olson, un grande economista e scienziato politico, sostenne che a un certo punto i gruppi d'interesse arrivano a comporre un equilibrio. Non significa che vadano d'amore e d'accordo gli uni con gli altri, ma si «sistemano» in modo tale che le domande degli uni e degli altri non vengono a elidersi a vicenda. Questo equilibrio, questa stratificazione degli interessi particolari, rende più difficile il cammino delle riforme. Perché esse possono andare nell'interesse generale, ma si fermano a causa dei tanti che esercitano un potere di veto in nome di istanze particolari. È per questo motivo che anche in momenti così drammatici come quelli che stiamo vivendo la riforma delle professioni piuttosto che la riforma delle pensioni piuttosto che la riforma degli incentivi alle imprese non riescono a essere portate a compimento.
Luca Ricolfi ha scritto bene sulla Stampa, chiamando il bluff di quanti attaccano il governo a ogni piè sospinto ma fanno sempre proposte all'insegna del «benaltrismo»: nel senso che sono ben altri a dover pagare il conto della modernizzazione. Si parla del passo indietro che Silvio Berlusconi dovrebbe praticare. Il primo passo indietro dovrebbero farlo le lobby e lobbine che troppo spesso continuano a frenare lo sviluppo. Patriottismo è rinunciare ai propri vantaggi, per vivere in un Paese migliore.
E del resto anche quelle imprese e quelle associazioni avrebbero ben poco da gioire, in un contesto nel quale l'economia fosse permanentemente depressa. Più sviluppo, più crescita nel lungo periodo faranno bene anche a loro. Coraggio, allora: facciamo tutti un passo indietro (riguardo alle nostre rispettive caste e corporazioni) che si risolverà in un grande passo in avanti e in alto per il bene dell'Italia. Più Italia, meno corporazioni.
Gianpiero Cantoni

L'eredità del Governo Berlusconi per chiunque verrà dopo

Chiunque andrà a prendere il posto di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi non troverà una situazione da anno zero. Non dovrà ricostruire dalle fondamenta né il Paese né l’azione di governo.In questi tre anni e mezzo l’esecutivo moderato del Popolo della Libertà e della Lega, sotto la guida del premier, ha innanzi tutto messo in ordine i conti dell’Italia: che oggi – a parte il debito ereditato dai decenni passati – sono tutti positivi rispetto ai partner europei.
Il deficit sarà a fine 2011 al di sotto del 4%, rispetto al 5,8 della Francia: il nostro disavanzo sarà il migliore d’Europa dopo la Germania. Ciò che più conta è l’avanzo primario, il saldo tra entrate e spese al netto degli interessi sui titoli pubblici: l’avanzo c’è già nel 2011 per 13 miliardi. A fine 2014 arriveremo ad oltre 88 miliardi. Soprattutto questo è il cuscino di sicurezza per i Btp , che in queste settimane sono stati attaccati in maniera inverosimile dai mercati: l’Italia potrà comunque e sempre onorare il proprio debito come ha sempre fatto .
Ma nel 2013 avremo anche il pareggio di bilancio, per la prima volta nella storia dai tempi di Quintino Sella, e l’anno successivo un avanzo dello 0,2% del Pil. E questo grazie a manovre per 265 miliardi già attivate tra il 2008 e il 2014, di cui oltre 60 miliardi quest’anno.
A questi risultati hanno contribuito tutti i settori chiave, e tutti i ministeri.
Scuola e Università hanno praticamente completato riforme attese da decenni.
La stessa cosa si può dire per l’impianto della Funzione Pubblica: le linee guida sono state date anche se l’apparato stenta ad adeguarsi.
Il sistema previdenziale è in equilibrio: da noi si andrà in pensione di vecchiaia, uomini e donne, a 67 anni, prima dei tedeschi e molto prima dei francesi che hanno approvato l’innalzamento da 60 a 62 anni ma solo dal 2017.
Il mercato del Lavoro è stato profondamente innovato dando dignità di legge alla contrattazione aziendale, esattamente come chiede l’Europa. Anche qui contro la piazza della Cgil, il ‘no’ del Pd e, da ultimo, gli inverosimili distinguo di Emma Marcegaglia.
Tutto ciò è stato fatto garantendo un tasso di disoccupazione che è al di sotto di un punto e mezzo rispetto alla media della zona euro (8,1% contro 9,6), inferiore a Paesi come Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti. Ed un risparmio e una proprietà privata ai primi posti del mondo.
Auguri dunque e buon lavoro a chi andrà a Palazzo Chigi: che appunto non partirà da zero, e non potrà non tenere conto di ciò che in questi anni terribili (per il mondo, non solo per noi) è stato fatto. Con risultati dei quali andiamo orgogliosi . 
Di Paolo

Le nouveau Zidane


Si chiama Madin Mohammad,dovrebbe avere circa 9 anni,come si evince dal nome è di origine magrebina e dovrebbe giocare nelle categorie minori della squadra di calcio del Bordeaux,in Francia.
Mi sono casualmente imbattuta in alcuni video su Youtube che lo riprendono mentre compie autentiche,meravigliose prodezze col pallone.
Che sia un fenomeno,non c'è dubbio.
Che per gli appassionati di bel calcio,vederlo danzare con la palla di cuoio ai piedi sia una delizia,è altrettanto indiscutibile.
Peccato che in altri video questo"nuovo Zidane",com'è soprannominato,venga accompagnato dai genitori in importanti salotti televisi d'Oltralpe e che già vengano registrati servizi sulla giornata-tipo del baby-fuoriclasse.
Madin gioca a calcio,è un asso in questo,perciò dovrebbe correre dietro al pallone e stare sui libri:non glielo auguro ma un infortunio può stroncare la carriera di qualsiasi calciatore,quindi,sapere e saper fare qualcos'altro,potrebbe sempre tornargli utile.
Perché obbligarlo a fare il divo?
Sono sicura che Zidane a 9 anni non aveva telecamere puntate addosso.
Francesca