03/04/12

Trenitalia denunciata dall'Antitrust per pubblicità ingannevole

Biglietti a 9 euro! Biglietti a Nove euro! Ma quando? Ma dove? Per la tratta Roma-Milano? Ma davvero? E dire che sono anni che aspetto di poter tornare a Milano con tutta la famiglia in treno, per trovare i nonni, e non ci riesco. E dire che ogni giorno consulto il sito di Trenitalia per accaparrarmi la fantastica offerta, anche fosse tra sei mesi, ma niente. E dire che ogni volta che Trenitalia fa la pubblicità mio padre mi telefona: vuoi deciderti a spendere 45 euro (9 per cinque componenti della famiglia) e venire a trovarci?

Sembravo io lo spilorcio di turno, pareva che non volessi tornare dalla mamma, invece avevo ragione e l'ho scritto più volte: quei biglietti a nove euro non si trovano "neanche a pagarli!" (magari li potessi pagare così poco). E per dieci anni, tanti che sono a Roma, sono sempre tornato a Milano in auto e grazie solo alla mia Multipla a Metano. Finalmente qualcun altro si è svegliato ed ha scoperto, meglio di me, il trucco e l'inganno.

E' di oggi la notizia che: "L’offerta di Trenitalia per il tragitto Roma-Milano e per altri sulla penisola è allettante, se non fosse per quel piccolo particolare: i biglietti non si trovano. Solo 1 consumatore su 170 ce la fa. E scatta la segnalazione dell’associazione indipendente di consumatori all’Antitrust per pubblicità ingannevole. Altroconsumo ha provato sul campo a prenotare per la tratta di riferimento Roma-Milano e Milano-Roma controllando sul sito Trenitalia per quanti e quali treni sia possibile pagare il viaggio 9 euro. La rilevazione è stata fatta tra venerdì 30 e sabato 31 marzo e ha riguardato i treni in circolazione dal 1° aprile al 9 giugno, giorno in cui entrerà in vigore il nuovo orario. La sintesi dei risultati, riassunti in tabella: su 5275 rilevati nel periodo preso in considerazione solo 31 erano acquistabili a 9 euro. Quasi tutti concentrati nella settimana tra il 22 aprile e il 28 aprile; solo Intercity. Intere settimane e mesi non disponibili"

Visto? Qualcosa si muove? Non lo so. Attendiamo Italo che farà concorrenza a Trenitalia: mah, chi ci crede. Io so solo che il prossimo viaggio a Milano, per la Giornata Mondiale delle Famiglie, caricheremo ancora tutti sulla Multipla e partiremo di notte per viaggiare, si spera, più tranquilli ma senza trucco e senza inganno.



Il caso Belsito sia l'input per riformare il finanziamento ai partiti

Appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato, finanziamento illecito, riciclaggio. Le accuse piovute oggi sul tesoriere della Lega, Francesco Belsito, non solo un duro colpo sul piano della credibilità per il partito di Umberto Bossi, ma anche un'altra tegola caduta su una politica che non riesce più a dare garanzie di trasparenza e onestà come un tempo. Per carità, massimo garantismo - soprattutto con gli avversari, prima che con gli amici - ma se le ipotesi al quale stanno lavorando gli inquirenti dovessero essere confermate, si aprirebbe la necessità di una radicale riforma del finanziamento pubblico ai partiti. Il caso Lusi, prim'ancora di quello leghista, ne è stato una prova lampante: denaro pubblico utilizzato per affari personali, ingenti somme investite in paesi esteri (la famosa casetta in Canada). Tutto questo senza nessun controllo da parte delle autorità preposte (Quali sono? Qualcuno lo ha capito? E' la magistratura, la Finanza o la Corte dei Conti a dover vigilare?) 

Ecco perché non c'e' solo la necessita di una riforma del finanziamento pubblico ai partiti, come già detto in precedenza, ma anche una certa urgenza per far si che si arrivi a Maggio 2013 con una politica rinnovata davvero, nuovamente al servizio dei cittadini e non più alla corte di pochi. Gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani, d'altronde, devono suonare come un campanello di allarme. Non si guardi alle percentuali di gradimento verso i singoli partiti, non si guardi di quanto è calato il Pd o salito il Pdl ma al tasso di astensionismo che, a oggi, sfiora quasi il 50% degli aventi diritto al voto. Un italiano su due, dunque, non ha fiducia nei confronti della politica, per non contare tutti coloro i quali si turano il naso e votano ugualmente. Ma come fare per dare una scossa all'intero sistema politico e riformare uno dei punti deboli di esso? Ci sarebbero mille modi per riformare il finanziamento pubblico ai partiti. C'e' chi propone l'abolizione, chi un dimezzamento, chi una drastica riduzione. Ogni metodo proposto, se concreto ed efficace, andrebbe bene. L'unico requisito fondamentale per attuarlo è il coraggio, assieme a uno scatto di reni della politica, alla volontà di mettere fine ai quei luoghi comuni secondo i quali politica e' malaffare. Così un dimezzamento dei rimborsi e una sburocratizzazione del processo di contribuzione da parte delle lobby potrebbe essere la soluzione ideale. Certo, difficile immaginare che gli italiani possano accettare che i partiti siano comandati, o in qualche modo influenzati, dalle lobby. Ma negli Usa è già così ed è tutto legale. E, per certi versi, è così anche da noi. Con la piccola differenza che l'italiano medio, pur sapendolo, fa finta di non vedere nulla.
Eugenio Cipolla

Barcellona-Milan: non dico batterli, ma eliminarli si

Galliani dice che non si può andare al Camp Nou, dove abbiamo vinto la Finale del 1989 ed è quindi iniziato ufficialmente il Grande Milan, e puntare al pareggio per passare il turno. Galliani dice così e deve assolutamente dire così ed ha ragione perchè se usciamo vittoriosi da Barcellona, tutte le altre si spaventano, in Italia e nel Mondo. Però io dico, un pareggio 1 a 1 oppure 27 a 27 a me andrebbe benissimo perché ci permetterebbe di passare il turno ed il Barcellona uscirebbe a testa alta dalla competizione europea senza aver mai perso una partita (se vogliono questa consolazione gliela regaliamo volentieri).
Dico che il Barcellona stasera, se non battibile, è eliminabile appunto per il "minimo" vantaggio riservato ad un goal fuori casa.
Staremo a vedere. Adrenalina quasi a mille per tutti. Serve un grande Milan. Vedremo stasera, secondo me, se Allegri è da Milan e se Ibra si scrolla di dosso quella maledetta sindrome da grande evento che lo fa sparire nei momenti cruciali della stagione (tranne che in campionato).
Quanti minuti mancano al fischio d'inizio?
Diavoletto Buono

The Lady: un film su Aung San Suu Kyi, proprio mentre viene eletta


Per una singolare coincidenza, nei cinema italiani è possibile vedere in questi giorni The Lady, il film di Luc Besson che racconta la storia della leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, che proprio l'altro ieri, grazie alle elezioni vinte con un plebiscito, andrà finalmente in Parlamento in Myanmar, dopo un'attesa di oltre vent'anni. Nel 1990 aveva già trionfato, ma la giunta militare l'aveva messa agli arresti domiciliari. Si tratta, dunque, di un'occasione per conoscere la vicenda umana e politica di una donna coraggiosa e tenace, della sua lotta pacifica, che coincide in parte con la storia recente di un popolo che vive dal 1988 sotto un regime repressivo come pochi altri; regime che in questi ultimi tempi, grazie soprattutto all'attenzione riservata dai media mondiali proprio alla San Suu Kyi, sta facendo piccoli passi in avanti per riformarsi e sottrarsi così anche all'isolamento internazionale. Vista in quest'ottica, la pellicola — che non colpisce particolarmente dal punto di vista prettamente cinematografico — ha comunque un valore pedagogico, perché porta all'attenzione del grande pubblico su un pezzo di mondo lontano e prova tenere alta l’attenzione sul delicato e attualissimo tema dei diritti umani.

Besson sceglie di raccontare questa moderna eroina in modo convenzionale, dal punto di vista familiare: il rapporto di Aung San Suu Kyi (interpretata da una brava Michelle Yeoh) con il marito inglese Michael Aris (David Thewlis), inglese, docente a Oxford, con i due figli. Un taglio interessante, ma esplicitato in modo fin troppo oleografico per un regista visionario e amante dell’azione. Il film comincia con la protagonista bambina tra le braccia del padre, acclamato leader nazionalista, che le racconta, la mattina stessa in cui verrà assassinato, una nostalgica favola sulla Birmania di un tempo passato. La ritroveremo subito dopo donna ormai matura, richiamata in patria nel 1988 dalla malattia della madre, catapultata d'improvviso nelle vicende politiche di un Paese scosso dalla violenta repressione del regime appena salito al potere.

Il film sorvola su come un’anonima casalinga di Oxford diventi di colpo leader dell’opposizione all’altro capo del mondo, sacrificando, oltre alla sua libertà, la famiglia, gli affetti più cari. Di sicuro c'è solo l’eredità morale del padre che incombe, ma non è chiaro se precedentemente la donna sia stata impegnata in attività politiche a sostegno delle lotte del suo popolo oppresso. Nell’intento di celebrare l’audacia della protagonista, Besson non evita alcune trappole del racconto agiografico. L’eccezionalità riconosciuta di Aung San Suu Kyi — i cui arresti domiciliari, ventidue anni complessivi, sono stati revocati l’ultima volta solo nel novembre del 2010 — avrebbe richiesto uno sforzo creativo al di là del semplice racconto biografico.

The Lady resta comunque un film di ottima fattura, godibile, capace di far riflettere. E con quest'opera il cinema offre un prezioso contributo alla conoscenza di un personaggio importante del nostro tempo e della sua alta testimonianza civile. Il suo carisma, la sua forza, la sua determinazione nel perseguire l'obiettivo senza piegarsi a compromessi ma anche senza l'uso della violenza — dopo l'esito del voto la “Signora” ha invitato i suoi sostenitori a festeggiare “in maniera dignitosa” — costituiscono una lezione per tutti. E, visti i risultati, danno speranza a quanti sono impegnati in analoghe battaglie in difesa della dignità dell'uomo, dei suoi diritti, della democrazia. 
Gaetano Vallini

Lettera ad un caro amico: il Papa Giovanni Paolo II



Caro Karol,
oggi ricorre l'anniversario della tua morte, del giorno in cui ci hai lasciati molto addolorati per la tua perdita.
Lo ricordo come se fosse ora.
Mi trovavo a Palermo, quando le tue condizioni di salute si sono aggravate terribilmente, senza più speranza.
Di lì a poco, sono partita per Roma, dove frequentavo il corso di specializzazione in bioetica presso la facoltà Cattolica del Sacro Cuore che speravo di poter frequentare come prossima dottoranda in bioetica.
Per me questo rappresentava un sogno, anzi un grande sogno al quale non volevo attaccarmi più di tanto, temendo una grande delusione nel caso non ci fossi riuscita.
Eppure tu, un segnale me lo avevi dato, forte e chiaro ed esattamente qualche anno prima. Quando durante uno di quei sogni che si vivono al mattino, diciamo nel dormiveglia, io mi trovavo  a vivere una competizione tra più persone che girando in una giostra, dovevano dimostrare grande resistenza fisica e psicologica, nel restare fermi al proprio posto, senza cadere giù.
Io vinsi quella competizione, risultando vittoriosa nel mio cimento che oggettivamente così si presentava, al punto che la giuria aveva deciso che il premio sarebbe stato un incontro con il Santo Padre, Karol Wojtyla.
Così, mi sei venuto incontro splendente nel tuo bianco abito talare e molto festosamente, mi hai stretto la mano, complimentandoti per la mia grande forza e determinazione.
Naturlamente io, provata per lo sforzo e inebriata per la grande sorpresa nel trovarmi al tuo cospetto, non credevo ai miei occhi!
Ma tu eri lì, davanti a me, fin quando non mi sono resa conto che ci trovavamo in una strada del centro storico di Roma, dove c'era un letto come quello di un ospedale.
Francamente, durante il sogno mi chiedevo quale poteva essere il nesso tra tutto questo, e tu stavi seduto su quel letto come se mi facessi compagnia.
All'improvviso, ti sei alzato di scatto e mi hai invitato a seguirti per le stradine di Roma antica, fin quando sei sparito.
Una volta sveglia, mi sono subito chiesta il significato di quel sogno che apparentemente sembrava senza senso ma ciò che più di tutto mi aveva colpita profondamente, era la netta sensazione che mi eri venuto a cercare per lasciarmi un segnale preciso.
Successivamente, trascorso un anno, cominciai a frequentare l'istituto di bioetica dell'Università Cattolica di Roma e quando tu sei morto, ho fatto di tutto per darti l'ultimo saluto in San Pietro, dove giacevi.
Poi, superato il tanto ambito esame di dottorato in bioetica, riuscii a collegare i tanti perchè di quel vecchio sogno.
Per questa ragione, ho regalato all'istituo una tua immagine disegnata a carboncino, che ancora adesso si trova appesa nella saletta dove si riunsice il personale docente con gli allievi.
E tu stai lì, sorridente come se mi dicessi: "hai visto Silvia, ti ho sempre guidato anche a tua insaputa"!
E sapete cos'è la cosa più incredibile, ogni volta che mi occupo di bioetica, dovunque vado, trovo sempre una immagine del Beato Giovanni Paolo che mi sorride e ammiccando mi dice di non mollare mai!


dott.ssa Silvia Bosio
Dottore di Ricerca in Bioetica
U.C.S.C.
Roma

Il Colosseo è come il mare: ha sempre qualcosa da dire

Mi capita spesso, ormai, ed è una sana abitudine. Al mattino dedico le mie prime ore di lavoro alla rassegna stampa e mi stampo il tutto per potermela leggere con calma sugli autobus, od a piedi, nei vari spostamenti da un ufficio all'altro. Quando dal Don Orione mi reco in centro prendo sempre l'autobus Linea 87 e, immerso nella lettura, mi distolgo solo all'incrocio tra via Labicana e Piazza del Colosseo. Perchè? Perché il Colosseo non può mai passare indifferente, neanche un giorno, neanche un sol giorno. Chiudo i miei fogli, li ripongo in borsa ed appiccico la guancia al finestrino, come fosse la prima volta, come fossi un bambino. Il Colosseo è come il mare: ha sempre qualcosa di diverso da dirci, ogni giorno. Immobile, imponente, maestoso. Sempre lo stesso e sempre diverso. Mi parla di Roma, mi fa sentire a casa. Mi parla della Storia, della nostra storia. Mi parla del passato, a volte del presente, spesso del futuro. Come il mare spesso mi ritrovo lì seduto ad ascoltarlo, non solo osservarlo. Come adesso, che sono qua....
buongiorgio

SETTIMANA SANTA: Martedì. Uno di voi mi tradirà...

Vangelo Gv 13, 21-33. 36-38
Uno di voi mi tradirà ... Non canterà il gallo prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte.

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

02/04/12

Giovanni Paolo II, un ragazzo e quella promessa mantenuta

Oggi, settimo anniversario della morte del beato Giovanni Paolo II, mi tornano alla mente tante immagini, riflesso di altrettanti ricordi. A cominciare dalle impressioni del primo momento, scaturite da quel volto simpatico e inaspettatamente giovane che si affacciava per la prima volta dalla Loggia delle Benedizioni, e da quella voce forte e chiara che si levava nuova, nel suo italiano da correggere. Un volto e una voce che riempirono di aspettative quel giovane liceale che assisteva da lontano, incuriosito, a quell'evento storico per la Chiesa e per il mondo. 

Di questo eccezionale Papa è stato scritto e detto tutto. Preferisco quindi «raccontarlo» con gli occhi di un giovane, oggi quasi cinquantenne, la cui vita è stata in qualche modo accompagnata dalla sua, incrociandola in alcune circostanze, rimanendone segnata indelebilmente. 

Il pensiero va a quei primi momenti. Quelli della «promessa» che inconsciamente prendeva corpo in me dinanzi a quel Papa straniero, così diverso dai predecessori, o meglio, dall'immagine dei predecessori che mi era giunta e che così poco conoscevo. Quella sera del 16 ottobre 1978 accolsi la notizia del Papa venuto dalla Polonia con la spensieratezza di ragazzo, non ancora quindicenne, ma con un barlume di consapevolezza della novità che in qualche modo quella elezione avrebbe significato. Certo non sapevo come, né perché. Tanto meno potevo immaginare che la mia vita professionale sarebbe stata legata a quel Papa. 

Mi colpirono subito - come colpirono tutti, credo - il suo temperamento, il suo vigore giovanile, la sua umanità. E quella voce. Bastarono le prime parole a conquistarmi, come conquistarono quel gruppetto di ragazzi e ragazze dell'Azione Cattolica parrocchiale, subito presi da un istintivo moto di simpatia. Eppoi quel «non abbiate paura», pronunciato qualche giorno dopo nella prima, indimenticabile omelia: il programma di un Pontificato. C'era tutto. Era già diventato il «nostro» Papa. Era il «mio» Papa. 

Man mano che il suo ministero procedeva e quel programma si esplicitava nel quotidiano Magistero, cresceva la nostra ammirazione per Giovanni Paolo II. Sapeva parlare a noi giovani, toccava le corde giuste, usando un linguaggio diverso, poco formale, diretto. Ci piaceva, perché ci chiamava ad essere protagonisti. A noi affidava, con coraggio, le speranze del mondo e della Chiesa. In una società sempre più secolarizzata e piena di contraddizioni, lo sentivamo vicino alla nostra esperienza di fede, al nostro cammino di giovani alla ricerca di motivazioni ulteriori al nostro credere. Le sue parole, la sua testimonianza riempivano quel vuoto di valori e di senso che avvertivamo attorno a noi in quegli anni difficili. Ci invitava a seguire Cristo e sentivamo di poterci fidare di lui. 

Ricordo il primo viaggio dalla mia Termoli a Roma con l'Azione Cattolica, l'entusiasmo del primo incontro con il Papa. L'ansia di ascoltare «dal vivo» quella voce carismatica che sapeva coinvolgere, capace di alternare in un attimo il tono scherzoso con la riflessione profonda, con l'esortazione esigente, che ti toccava dentro. Sorprendendo, sempre. E come dimenticare le prime Giornate Mondiali della Gioventù, una delle grandi intuizioni di Giovanni Paolo II, quell'emozionante e ripetuto incontro di cuori con il suo cuore di padre. 

Che tenerezza, pensando ad allora e a tutto il suo dialogo con le nuove generazioni, scoprire che proprio ai giovani, raccolti in preghiera in Piazza San Pietro, egli ha rivolto, morente, uno dei suoi ultimi pensieri: «Vi ho cercato, adesso siete venuti da me. E per questo vi ringrazio». 

Penso spesso anche al 13 maggio 1981, quando quel proiettile assassino tentò - vanamente, grazie all'intercessione della Vergine di Fátima - di portaci via quel Papa che avevamo appena cominciato ad amare e ad apprezzare. Vissi, insieme con familiari ed amici, quel vile attentato come un infausto tentativo di fermare l'uomo che la Provvidenza aveva posto sul nostro cammino. E quanto sollievo, quanta gratitudine a Dio e alla Madonna per lo scampato pericolo. Una gratitudine che avremmo ripetuto più volte nel tempo. 

Ricordo, poi, il primo incontro «personale» con Giovanni Paolo II due anni dopo, durante l'Anno Santo Straordinario della Redenzione. Eravamo vicino a San Pietro, nella chiesetta di san Lorenzo, appena divenuta punto di riferimento dei giovani pellegrini di tutto il mondo. Alla fine della Santa Messa il Papa si intrattenne con noi, volle salutarci uno ad uno, chiedendoci chi fossimo e da dove venivamo. Un'emozione incredibile. Chi l'avrebbe detto: io, giovane studente universitario fuori sede, che parlo nientemeno che con il Papa! 

Ma i «chi l'avrebbe detto», nella mia vita in relazione a Giovanni Paolo II, non sarebbero terminati lì. Solo qualche mese dopo, per una serie di circostanze provvidenziali, nella mia Termoli ero nell'ufficio stampa allestito dalla diocesi per la visita del Papa il 19 marzo 1983. Quella mattina, appena diciannovenne, stringevo, chiusi in una busta «vaticana», i discorsi sotto embargo che il Santo Padre avrebbe tenuto nella giornata, da consegnare ai giornalisti. Un segno del destino: chi l'avrebbe detto che dopo poco più di un anno mi sarei ritrovato a collaborare con il suo giornale, divenendone poi redattore. 

Il lavoro di ogni giorno, dunque, la condivisione di momenti indimenticabili, soprattutto alcune visite nelle parrocchie romane, con l'ansia di non perdere nulla di ciò che il Papa diceva «a braccio», ma con la gioia di aver vissuto qualcosa d'importante. Ricordo in particolare alcune di quelle visite. Come quando, nell'incontro con un gruppo di suore della comunità, prima di iniziare il suo consueto discorso, si fece largo tra le religiose dicendo: “Fatemi prima salutare il mio giornalista”; e mi pescò nell'angolino, vicino all'altoparlante, col in registratore in mano, sorpreso da tanta sollecitudine. Conservo gelosamente la sequenza fotografica di quel dono inatteso. O come quando, passandomi accanto per raggiungere dalla sagrestia un salone dove lo aspettavano i giovani della parrocchia, mi disse: “Buon Natale, a te e alla tua famiglia”, cogliendomi impreparato; già pensava al Natale, perché dopo qualche giorno sarebbe cominciato il periodo d'Avvento. Sono stati gli auguri natalizi più in anticipo che abbia mai ricevuto, oltre che i più graditi. 

Tanti ricordi, dunque. Fino a quelli legati all'ultimo viaggio, a Loreto, nell'ottobre del 2004, per il pellegrinaggio dell'Azione Cattolica. Già, l'Azione Cattolica di quel ragazzo che accolse con gioia quell'«Habemus Papam» e che a quel Papa si era legato nel lavoro. E ai servizi da Piazza San Pietro, con il cuore segnato dal dolore, per raccontare il lutto per quel Papa che era tornato alla casa del Padre. 

Ma ripenso anche a quello che accade qualche poco tempo prima, quando - esaudendo uno spontaneo desiderio dei miei due figli, Silvia e Alessandro - li accompagnai al Policlinico Gemelli, non lontano da casa. Volevano salutare il Papa malato e dire una preghierina per lui. Fu uno degli Angelus silenziosi, eppure così intensi, degli ultimi giorni. Lo confesso, mi commossi. E mi commuovo ancora per quell'ultimo incontro vissuto come «personale», nonostante la folla radunatasi nel piazzale dell'ospedale. 

Oggi sfoglio con emozione il mio personale album fotografico di ricordi. Mi rivedo ragazzo accanto a Giovanni Paolo II a san Lorenzo. Poi nel lavoro, al servizio del suo ministero petrino. E mi rivedo, infine, adulto accanto a lui con la mia famiglia,in alcuni momenti preziosi d'incontro. Ogni sera, durante il lungo calvario del Papa, lo sguardo andava inevitabilmente, quasi inconsapevolmente, alla foto appesa a una parete del nostro soggiorno: Giovanni Paolo II che, nella maestosità della Cappella Sistina, amministra il Battesimo alla nostra secondogenita, il 10 gennaio 1999. Chi l'avrebbe detto! Quel giorno pregò per Silvia e per tutti noi. 

Fu un dono immenso che unì la nostra famiglia a lui in modo particolare. Un sigillo prezioso custodito nei nostri cuori. Prezioso quanto il privilegio di aver avuto una sia pur piccola parte - con i miei limiti e le mie inadeguatezze, ma con il cuore - nella sua straordinaria missione. 

E da qualche anno la data odierna ha un significato ancora più speciale per me: il 2 aprile 2009 è morto il mio papà, Pietro. Aveva la stessa età dell'amato Papa. Io credo che nulla avvenga per caso. E unirli oggi nel ricordo e nella preghiera mi è particolarmente caro.

Gaetano Vallini
(in foto uno dei miei incontri con Giovanni Paolo II, era il 1983)

Se il fenomeno di massa conta più dell'individuo: il dolore di Massimo Calearo


Chi e' senza peccato scagli la prima pietra, disse Gesù più di duemila anni or sono. E poco importa che voi siate atei o credenti, laici o cattolici, perché nessun invito fu mai più giusto. Monito che, a quanto pare, sono ancora in molti a non aver recepito o ad aver rifiutato, optando per un comportamento spregiudicato e poco curante dei sentimenti altrui. E' il caso della vicenda di Massimo Calearo, l'ex esponente del Partito Democratico, ora nel gruppo Misto, che un paio di giorni fa, durante la trasmissione di Radio 24, La Zanzara, ha rilasciato alcune dichiarazioni che hanno fatto indignare mezza Italia. "Rimango deputato solamente per pagarmi il mutuo", ha affermato il parlamentare con tono guascone, scatenando le ire di quanti si sono sentiti profondamente offesi da tali affermazioni, quasi spregiatorie dell'Istituzione che il parlamentare rappresenta o che, comunque, dovrebbe rappresentare. Nulla da opporre alla veemente reazione della classe politica e dell'opinione pubblica. Chi d'altronde non si e' almeno un po' infastidito di fronte a cotanto disprezzo per la situazione difficile che viviamo? Anche se in tutta questa storia c'e' una doppia chiave di lettura che va presa seriamente in considerazione e che ha fatto passare dalla parte del torto coloro che giustamente avevano manifestato il loro sdegno. Chiave che va ricercata nella dichiarazione di scusa di Massimo Calearo, il quale, rendendo pubblico il dolore di questi mesi per la malattia e la morte della moglie, ha dimostrato di aver pronunciato quelle parole in un momento difficile della sua vita e che forse giustifica, anche se parzialmente, cio' che ha detto. Ma questo, come spesse volte accade, non e' bastato a placare quello sdegno che con il passare delle ore è diventato becero livore. Perché nessuno si è fermato a pensare che coscienza umana ha dei limiti, che i freni inibitori subiscono un cambiamento radicale rispetto alle situazioni che viviamo, che magari quell'uomo soffre esterna il suo dolore affermando cose assurde. La pubblica piazza, infatti, ha continuato a infierire anche dopo, dimostrando di non saper più discernere la semplice condanna dal disprezzo umano. Impossibile capire se questa perdita di valori sia un fenomeno circoscritto o in espansione, così come è inimmaginabile pensare che l'insensatezza della massa abbia potuto spegnere il lume della ragione del singolo. Ed è proprio per questo che vien da chiedersi chi tra noi non avrebbe fatto altrettanto in un momento difficile. Perché infondo errare humanum est, perseverare autem diabolicum.




Eugenio Cipolla

L'Inter ieri ha vinto, è tutto vero non è un Pesce d'Aprile

L'Inter ha vinto col Genoa. Nessuno ci crede. Gli amici attorno al tavolo continuano a giocare a carte e nessuno guarda gli schermi della tivu appesi ovunque in questo pub. Te lo assicuro: l'Inter ha vinto, 5 a 4, in casa, alla prima uscita di Stramaccioni. Il mio amico cala l'asso e piglia tutto: gli altri ora sì lo guardano attonito. Io insisto: Stramaccioni è come Mourinho, gioca col 4-3-3 così Milito ha segnato 3 goals, si è vista la vecchia Inter, la grande Inter, possiamo puntare al terzo posto se non di più.
Niente. Silenzio attorno.
Anche io ad un certo punto non ci credo più e non mi basta l'sms di conferma sul cellulare, cerco notizie anche su internet, chiedo conferma al numero verde di Sky e di Premium e mi rassegno a tornare a casa e chiedere all'edicolante: è tutto vero od è un pesce d'Aprile?
Diavoletto Buono

Un occhio sul mondo 1: Mile Stojkoski e la disabilità in...autostrada

Ci sono volte durante le quali un istante vale piu' di mille parole. Volte dove una semplice immagine esprime qualcosa di indescrivibile.

Parte oggi "Un occhio sul mondo", la nuova rubrica settimanale di Frews sulla fotografia d'attualita'. Un lungo viaggio che ci porterà a proporvi, ogni settimana, un istante di vita che possa trasmettervi emozioni profonde.

La foto di questa settimana ritrae Mile Stojkoski, un atleta paraplegico macedone, che, per sensibilizzare la situazione delle persone che soffrono di disabilita' fisica, ha deciso di intraprendere un lungo viaggio che lo porterà dalla sua città natale, Krusevo, in Macedonia ovviamente, a Londra, dove parteciperà alle prossime paralimpiadi. Stojkoski non percorrerà i 3500 km che lo separano da Londra con una macchina, e nemmeno con un aereo, ma semplicemente armato della sua inseparabile carrozzina.

A Mile non possiamo che fare un augurio di cuore e sperare che la sua determinazione e perseveranza possano un giorno premiarlo.

(foto di Marco Djurica per REUTERS)

A proposito di genitori, bambini ed educazione cristiana.


Con questo post rispondo alla serissima domanda fatta da Francesca in un articolo precedente. Ma il dibattito è aperto.

Allora, io la vedo così. Anzitutto credo non valga la pena rifarsi all’una o all’altra esperienza per far propendere il discorso di qui o di là: le esperienze sono sempre molto complesse, difficili e usate per lo più per auto-giustificarsi, non per conoscere davvero.

La prima parte ...

94 persone congelate uccise al San Filippo Neri: il dolore dei famigliari

Guasto all'impianto di crioconservazione del centro di procreazione assistita del San Filippo Neri di Roma, che ha causato la perdita di 94 persone allo stadio embrionale che vi venivano conservati, oltre a 130 ovociti e 5 campioni di liquido seminale. Lo rende noto l'ospedale romano, che annuncia un esposto alla procura di Roma. "Il giorno 27 marzo presso il centro di Procreazione medicalmente assistita dell'ospedale San Filippo Neri - si legge nel comunicato - si è verificato un incidente all'impianto di azoto liquido che alimenta il servizio di criobiologia per la crioconservazione di materiale biologico. Si è verificato un innalzamento della temperatura, con azzeramento del livello di azoto, lo svuotamento del serbatoio, e la conseguente perdita di 94 embrioni, 130 ovociti e 5 campioni di liquido seminale. Dopo aver effettuato i primi accertamenti sull'accaduto la struttura responsabile del Centro ha avviato le procedure per informare le persone interessate assistite dal Centro Pma del San Filippo Neri. Il direttore generale Domenico Alessio ha, inoltre, presentato un esposto alla procura della Repubblica di Roma e ha contestato quanto accaduto alla ditta responsabile della conduzione e manutenzione dell'impianto di crioconservazione".
Embrione: chi è costui? 
Noi, io, e te, appena concepiti, nei primi mesi, nei primi giorni.
Cercando di tradurre in termini umani questo "freddo" comunicato, e tutte le ricostruzioni giornalistiche di questi giorni, provo a fare un riassunto semplice semplice.
40 coppie italiane con difficoltà ad avere una gravidanza sono ricorse, nel tempo, alle tecniche di fecondazione artificiale che prevedeva anche la creazione di bambini in provetta e poi la crio conservazione di questi in attesa di tentativi di impianto nel grembo materno per farli crescere e poi nascere . Capisco il dolore delle 40 coppie (80 genitori) che hanno perso in questo modo tragico il loro figlio che nessuno più, neanche lo "scongelamento" potrà loro restituire.
Bisogna anche dire che la  Legge 40 (quella famosa sulla Procreazione medicalmente assistita) vietava la conservazione di embrioni, proprio per scongiurare anche questi episodi, fino a quando non è stata quasi per intero stravolta dalla Corte Costituzionale.
I colpevoli morali di questa strage di nascituri sono tanti ma per oggi concentriamoci su questi nostri concittadini che non vedranno la luce e preghiamo per loro e per le loro famiglie.


Perchè gli anziani in autobus si dirigono sempre verso gli stranieri?

Un mio carissimo amico dell'Angola (ma vive in Italia da 19 anni) mi dice che sugli autobus di Roma lui nota spesso che le persone anziane quando salgono, per farsi cedere il posto, vanno più volentieri verso uno straniero (quelli che si direbbero di colore) perchè sono più deboli e perchè "noi ci sentiamo in obbligo" a cedere il posto.
Non concordo del tutto col mio caro amico.
Secondo me le persone anziane si dirigono verso le persone straniere (di colore) solo perchè queste sono più gentili e cedono il posto più volentieri di una giovane, od una giovane, italiana.
E' accaduto questa mattina sul 46. Stasera glielo dico al mio amico.
Buongiorgio

SETTIMANA SANTA: Lunedì.

Vangelo Gv 12, 1-11
Lasciatela fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

Dal vangelo secondo Giovanni
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.