29/09/11

Addio al re del fumetto


Un tributo a Sergio Bonelli, protagonista essenziale nel mondo della popular culture
di Andrea Menegotto
29 settembre 2011
Il 26 settembre è morto a Monza, all’età di 79 anni, dopo una breve malattia, Sergio Bonelli, editore di celebri albi di fumetti: da Tex a Dylan Dog, da Mister No a Zagor, passando per Dampyr, Julia, Legs Weaver, Napoleone, Nick Raider, Martin Mystère, Nathan Never, Magico Vento….
Nato il 2 dicembre del 1932 a Milano, figlio di Gian Luigi Bonelli (1908-2001) – creatore del famosissimo Tex Willer –, sotto la sua guida è nato il personaggio di Dylan Dog, creato da Tiziano Sclavi, divenuto nel tempo il personaggio di maggior successo della Sergio Bonelli Editore, superando anche lo stesso Tex e giungendo oltre il mezzo milione di copie mensili vendute nelle edicole.
Bonelli è giustamente considerato il principale artefice italiano del passaggio del fumetto da semplice intrattenimento popolare a prodotto di dignità culturale, rappresentando all’interno delle sue serie un mondo denso, talora complesso ed estremamente profondo, non cedendo alle lusinghe del marketing realizzato attraverso gadget, ma puntando unicamente sul fascino e sulla pregnanza delle storie illustrate e narrate dai suoi autori.
Bonelli intende quindi il fumetto come arte popolare e, infatti, il fumetto è inquadrabile nel contesto che alcuni studiosi indicano con il termine popular culture, non certo per anglofilia o per manie americaneggianti, piuttosto perché l’italiano «cultura popolare» – grazie anche a una scuola di studiosi rispettati in tutto il mondo – indica immediatamente un patrimonio di tradizioni che fa riferimento anzitutto al folklore. Invece, l’inglese popular culture ha mantenuto anche in italiano il senso diverso di una cultura «di massa», nata con l’irruzione in Occidente dell’alfabetizzazione di un gran numero di persone che, avendo imparato a leggere, volevano delle letture semplici, attraenti e di effetto immediato. Da questo punto di vista, la popular culture risponde alla domanda su «che cosa far leggere» a queste persone scoprendo che è più facile leggere tutto quanto è seriale, ritorna con gli stessi personaggi e con la stessa ambientazione periodicamente settimana dopo settimana o mese dopo mese. I mezzi di cui la popular culture si esprime sono prima il feuilleton o romanzo d’appendice, poi il romanzo a fascicoli, in seguito il fumetto o comics – appunto – e infine la serie o fiction televisiva. Così, oggi con la terminologia in questione intendiamo l’insieme delle espressioni della cultura di massa e di largo consumo, in particolare nei settori dei romanzi, dei periodici, dei fumetti, dei film e telefilm (e della musica a essi collegata) e della produzione di materiale effimero.
Dalla sua fondazione, il 31 maggio 2005, presiedo il CESPOC (Centro Studi sulla Popular Culture, con sede a Torino), che è diretto da Massimo Introvigne – noto studioso e collezionista a livello internazionale – e comprende studiosi, docenti, ricercatori ed altre persone interessate a titolo scientifico e culturale allo studio della popular culture intesa nell’accezione sopra specificata; fra questi J. Gordon Melton, Distinguished Professor of American Religious History presso la Baylor University di Waco, in Texas e, di fatto, la massima autorità in materia di vampiri nella popular culture. Il campo di indagini e lo scopo del CESPOC riguardano la raccolta di materiali e documenti e lo studio della popular culture attraverso la selezione, in un campo per definizione sterminato, di specifiche aree e progetti di ricerca.
Da questa postazione privilegiata di osservazione, abbiamo potuto notare come due temi peculiari attraversano tutta la popular culture a prescindere dal mezzo con cui questa si estrinseca o in passato si è espressa: il detective privato e il tema dell’horror, laddove la figura principale è quello del vampiro a cui, non a caso, abbiamo dedicato ampia attenzione e studi (per chi fosse interessato alla tematica rimando a una mia relazione a un convegno, di carattere introduttivo).
Nella produzione italiana in genere e in quella relativa al vampiro a fumetti in particolare spicca, da decenni, sia per quantità che per qualità, la casa editrice Bonelli e ciò grazie all’intuito di Sergio, il quale, con ampio anticipo rispetto agli Stati Uniti – cosa di per sé generalmente rara – aveva ben presto capito che stava tornando di moda l’horror: mostri, lupi mannari e, soprattutto, vampiri.
Così, ancor oggi particolarmente popolare fra gli appassionati dell’eroe ideato da Guido Nolitta (pseudonimo dello stesso Sergio Bonelli) e da Gallieno Ferri è la storia di Zagor contro il vampiro, del 1972, dove Zagor, in un’ambientazione western, incontra il barone Rakosi.
A partire dall’aprile 2000, l’editore dà anche il via ad una nuova serie di racconti dedicati integralmente alla figura e al mito del vampiro, rivisitato – pur nella ripresa di molti elementi tradizionali – in maniera originale e, spesso, innovativa. È infatti dell’aprile 2000 il primo numero («Il figlio del diavolo») della serie Dampyr, preceduto e annunciato dal numero zero, pubblicato in occasione della Comiconvention di Milano del 18-19 settembre 1999. Il nuovo personaggio (che ha avuto ed ha fortuna fra il pubblico delle edicole italiane, dove i prodotti della Sergio Bonelli Editore sono ottimamente e minuziosamente distribuiti) è stato creato da Mauro Boselli e da Maurizio Colombo. Come ha notato Introvigne, Dampyr si avvia a diventare il più longevo fumetto di vampiri del mondo; tuttavia, anche dopo più di un decennio è un prodotto nuovo sotto molti punti di vista e il suo pregio sta effettivamente proprio in questo, visto che quello dell’horror è un settore dove creare la novità è sempre difficile, tanto più se ci si confronta con figure e miti quali quello del vampiro, che hanno una grande tradizione alle spalle.
Anche Dylan Dog incontra più volte i «non-morti», rivisitando in storie appassionanti il mito del vampiro in contesti inusuali e il più delle volte estrapolandolo dagli ambiti classici, ma anche rileggendo la figura stessa in chiave metaforica (ad esempio, i vampiri come metafora dei «poteri forti» o delle lobby), tanto da poter addirittura lanciare qualche spunto di riflessione che dal fantastico dell’horror si avvicini alla vita quotidiana.
«Peste!» avrebbe esclamato Tex alla notizia della morte del suo editore; noi auguriamo a Sergio Bonelli di passare dai «misteri» spesso indagati dai suoi personaggi, che ci hanno appassionato e coinvolto sino all’ultima pagina di ogni fascicolo, alla dimensione più grande del Mistero in cui è racchiusa la chiave di tutto.

ll progetto "Don Orione for Marsabit": vincere la carestia e la siccità in Somalia

Don Flavio Peloso, Superiore generale della Piccola Opera della Divina  Provvidenza, è a Nairobi per "toccare con mano" la situazione delle Diocesi locali strette nella morsa della grave siccità e crisi alimentare che sta sterminando migliaia di persone. Con la concretezza solita degli Orionini, don Flavio ha attivato subito un ponte di solidarietà e concretezza con la famiglia orionina sparsa nel mondo ed ovviamente anche con tutte le persone di buona volontà. "Vi scrivo dal Kenya, dalla nostra comunità di Langata – Nairobi - scrive don
Flavio sul sito ufficiale www.donorione.org -  Da circa un mese premeva nel cuore la volontà di invitare la Congregazione ad aiutare le popolazioni del “Corno d’Africa” (Somalia, Etiopia, Kenya Nord Est) colpite dalla grave siccità  e crisi alimentare che sta sterminando migliaia di persone. Assieme al Delegato per le Missioni di lingua inglese, Fr. Malcolm Dyer, abbiamo preso contatto con il vescovo della Diocesi di Marsabit, Kariuki Peter Kihara.  Il Vescovo ha accolto la nostra intenzione di dare un aiuto alla Diocesi come una vera Provvidenza. Ha indicato vari tipi di intervento in favore delle fasce più deboli.  Marsabit è la Diocesi nella regione a Nord Est del Kenya, colpita dalla siccità in modo drammatico. Inoltre, quella zona del Kenya deve far fronte anche a una massa enorme di profughi che scappano dalla vicina Etiopia  sperando in sorte migliore. A Dadaab, città ai confini con la Somalia, accoglie attualmente il più grande complesso di campi profughi. Secondo le stime dell'agenzia ONU, i vari campi di Dadaab accolgono circa 440.000 rifugiati somali."
IL PROGETTO “DON ORIONE FOR MARSABIT”
 Insieme con Don Eldo Musso, consigliere per le opere di carità, Fr Malcolm, delegato per la missione del Kenya, e Don Alessio Cappelli, responsabile della Fondazione Don Orione, e con i Confratelli del Kenya, abbiamo elaborato un progetto denominato “DON ORIONE FOR MARSABIT”, per aiutare la gente e soprattutto i bambini della Diocesi di Marsabit. La Madre generale Suor Maria Mabel ha dato la disponibilità anche delle Piccole Suore Missionarie della Carità per partecipare a questo progetto, mediante le comunità presenti in Kenya. Sarà un’occasione per rinnovare la sensibilità verso le persone colpite da calamità, già manifestata da Don Orione e da tanti Confratelli nella storia antica e recente della Congregazione. Sarà anche occasione per far sentire alla giovane Famiglia orionina in Kenya che c’è una grande Famiglia solidale, la
Congregazione, pronta all’aiuto.
IL NOSTRO INTERVENTO
Ci occuperemo soprattutto di aiuto alimentare a bambini e ragazzi portando il cibo direttamente nelle scuole e nei dispensari sanitari sparsi nel territorio. I ragazzi non vanno a scuola a causa di mancanza di soldi e anche a causa dello stile di vita pastorale familiare. Ci hanno indicato che la cosa migliore è aiutare i ragazzi non dando cibo o soldi per loro nelle famiglie (andrebbero poi ad altri) ma portando cibo e aiuti direttamente alle scuole. Cosi le famiglie saranno invogliate a mandare i figli a scuola perché possono mangiare. Similmente aiuti nutrizionali e medicinali per i piccoli non saranno distribuiti nelle famiglie, ma dati nei dispensari sanitari sparsi nel territorio per essere sicuri che vadano direttamente ai bambini.
SERVONO PERSONE VOLONTARIE
Ci hanno chiesto che possibilmente ci siano dei volontari che, con un proprio mezzo, provvedano alla distribuzione di alimenti e medicine nelle scuole e nei presidi sanitari. Faremo una base operativa a Nairobi-Langata, presso la nostra casa, e una a Meru, presso la casa delle PSMC, che è più vicina, a 300 km da Marsabit.Coordinatore generale dell’intera operazione è Don Alessio Cappelli e la Fondazione Don Orione. Coordinatore in Kenya è P. Paul Mboche Mwangi con la collaborazione del Ch. Ian Kiprotich Katah e del postulante Anthony Gachau. Volontari: servono piccole équipe di volontari laici che vengano in Kenya per
circa un mese e fra di essi almeno uno che sappia bene l’inglese. Sarebbe ottima anche la presenza di qualche nostro religioso che conosca inglese.
 SERVE DENARO
Direzione generale: ha già destinato una prima quota per iniziare il progetto DON ORIONE FOR MARSABIT ed ha aperto una sottoscrizione di denaro da inviare direttamente all’Economato generale specificando la causale DON ORIONE FOR MARSABIT oppure, per chi desidera la ricevuta fiscale, da inviare alla Fondazione Don Orione.Ogni Provincia e comunità: promuova quanto prima iniziative per far conoscere il progetto, invitando a pregare e a offrire denaro per il progetto.Acquisto di cibo, alimenti pediatrici e medicinali si farà in Kenya, con depositi a Nairobi e a Meru. Tra gli acquisti indispensabili ci sarà anche quello di una robusta auto cabinata, adatta a portare gli aiuti nei villaggi sparsi nel territorio dove non ci sono strade asfaltate. a raccolta di denaro avverrà mediante una colletta promossa in Congregazione,
soprattutto in ottobre, mese missionario. Ci sono fondate speranze in un finanziamento anche da parte della Conferenza Episcopale italiana.
"Mettiamoci in quest’opera di bene con semplicità e fede - ha concluso don Flavio - per renderci strumenti della Provvidenza di Dio per persone particolarmente svantaggiate e in emergenza. Attendo quanto prima disponibilità di persone e anche di denaro da destinare a DON ORIONE FOR MARSABIT. Don Orione
benedica dal Cielo quanti collaborano a porre questo segno della paternità di Dio e della maternità della Chiesa."


PER INFORMAZIONI
Don Eldo Musso e Don Alessio Cappelli
Via Etruria 6 00183 ROMA
Tel. [0039]06.7726781; Cell. 334.3691339;
Mail: eldo@pcn.net e a.cappelli@fondazionedonorione.org

PER INVIO DI DENARO
Direzione Generale Opera Don Orione, Via Etruria 6, 00183 Roma.
Conto Corrente Postale n° 919019 con causale: MARSABIT
BANCA NUOVA - IBAN: IT 22 P051 3203 2058 5357 0114 971 con causale: MARSABIT

Fondazione Don Orione Onlus, Via Cavour 238, 00184 Roma
Conto Corrente Postale n°88787080 con causale: MARSABIT
BANCA PROSSIMA - IBAN: IT 04 W033 5901 6001 0000 0001 484 con causale: MARSABIT

28/09/11

Champions league, 2 vittorie italiane

Dopo una falsa partenza, le italiane iniziano a vincere in Europa. L'Inter in terra russa va in doppio vantaggio, si fa rimontare sul 2-2 ed infine con Zarate risolve la partita, aggiudicandosi i primi 3 punti. La cura Ranieri pare funzionare: la squadra continua a complicarsi la vita ma almeno, rispetto al passato, riesce ad arrivare al risultato. Nell'altro match del girone il Trabzonspor riesce a strappare un pari col Lille, rimanendo in testa al girone.

Il Napoli, dopo l'ottimo pareggio a Mancherster, riesce ad inanellare il primo successo contro il forte Villarreal. Nel primo tempo Hamsik e Cavani risolvono in due minuti la partita, gestita poi dalla squadra partenopea. Il Bayern invece rifila due reti al Manchester City, con doppietta di Gomez. Tensione in panchina, con Tevez che rifiuta di entrare in campo: Mancini non vorrà più avere a che fare col giocatore argentino.

Manchester United incapace di vincere in Europa: col Basilea va in vantaggio per 2-0, poi subisce l'incredibile rimonta degli svizzeri fino al 2-3. Il centrocampista svizzero Frei è l'eroe della serata con 3 reti inflitte al team inglese, capace di reagire e trovare il definitivo 3-3 al 90' con Young. Il Benfica approfitta della frenata inglese e si sbarazza dell'Otelul Galati per 1-0. Portoghesi in testa al girone insieme al Basilea.

Nessuna sorpresa invece nel girone D, dove il Lione supera per 2-0 la Dinamo Zagabria e il Real Madrid si sbarazza con 3 reti dell'Ajax: sembrano lontani i tempi in cui la squadra olandese incuteva timore in Europa. Tra i marcatori, c'è anche la firma di un ritrovato Kakà.

26/09/11

Dat o testamento biologico? Parte seconda.








Il diritto è  una struttura essenzialmente funzionale  alla natura dell'uomo, dunque è iustum se rispetta questo aspetto sostanziale. Da tale premessa possiamo dedurre il senso antropologico del diritto. Esso per definizione, deve necessariamente coincidere con la difesa dell’uomo in sé, la quale a sua volta costituisce la ragione  dello stare insieme in una comunità statale che esiste  pro publico bono o meglio pro homo. Quanto detto trova conferma nel pensiero di Cicerone, il quale nel De re publica diceva: «certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall'errore. [...] È un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi può abrogarla completamente» (Cicerone, De re publica, III, 22, 33). E in questo contesto, come si inserisce l'interpretazione del diritto alla vita? Potremmo subito dire  che questo dovrebbe essere un compito affidato essenzialmente alla legge suprema di un ordinamento - così detta suprema lex-  la quale appunto dovrebbe perseguire l’obiettivo primario della tutela della vita per dire sì all’uomo e alla sua vita poiché come diceva Aristotele viventibus vivere est esse . Quanto detto ci fa capire che la violazione del diritto alla vita, in un regolare Stato democratico informato agli alti valori dei diritti umani dell'ultimo dopoguerra, equivarrebbe a negare tutto il diritto. E poiché – come diceva San Tommaso, la lex è l’ordinatio rationis ad bonum commune, finalizzata al raggiungimento del bene comune, essa non può essere trasformata nel suo opposto contrario. E' possibile infatti che uno stesso atto avente natura giuridica, può essere utilizzato o come diritto o come delitto, a seconda che si voglia proteggere o colpire il destinatario della norma. Vediamo allora che lo strumento giuridico, a volte può essere trasformato in una contraddizione legalmente istituzionalizzata, da parte di una maggioranza “legalmente” riconosciuta che però agisce contro una minoranza di esseri umani senza diritto o potremmo dire anche sottouomini. Per comprendere meglio quello che stiamo dicendo, è importante ricordare al lettore che il nostro ordinamento è di per sè positivo e nasce esattamente per promuovere la vita. Da ciò comprendiamo anche come non possa giustificarsi un diritto adespota (Cassazione, sentenza 14488/2004) cioè senza un padrone che lo rappresenti e quindi senza un soggetto titolare dello stesso. E allora, nel caso della vita gravemente disabile o che giunge alla fine, forse sarebbe opportuno il seguente suggerimento: e cioè prima di dare il via ad una legislazione pro morte come quelle già esistenti in Europa, occorrerebbe - così per parlare in punta di diritto - che il soggetto fosse preventivamente privato  della sua capacità giuridica; potremmo dire in un certo senso declassato, nella sua personalità, per essere regredito a non persona e a non uomo. In breve penso che per istituzionalizzare a tutti gli effetti la fine fisica di un essere umano, sarebbe più coerente con il senso del diritto, privarlo della sua personalità giuridica e ancor di più del suo diritto ad essere uguale a tutti gli altri uomini facenti parte della medesima comunità umana. Per essere più concreti, la sentenza dell’Englaro ci da un esempio di questo declassamento, ma in modo - ci sia consentito - un po’ all’italiana, confuso e poco chiaro. In proposito, vorremmo ricordare ancora una volta al lettore che ci segue che l’art. 32 della nostra Costituzione, viene fuori dopo la scoperta degli orrori del nazismo. E il suo scopo, fu quello di prevenire altri orrori, riconoscendo nel diritto alla salute e alla vita il “fondamentale diritto dell’individuo” e l’ “interesse della collettività”.
Ora in proposito riportiamo alcune decisioni giurisprudenziali per comprendere come l’interpretazione del diritto, possa spingere la società a determinarsi verso una ben precisa direzione. Iniziamo con la Corte di Cassazione  (Sentenza 21748/2007). Essa avvalendosi dei seguenti presupposti autorizza l’interruzione della vita di Eluana, ritenendola improseguibile: “quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre che la persona abbia la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno; e contemporaneamente" prosegue la Corte, quando “tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, concordanti e convincenti, della voce del rappresentato, tratta dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti" che "corrispondono al modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona”. E ancora riportiamo quanto deciso dal Tar della Lombardia sempre nello stesso periodo: “l’alimentazione e l’idratazione artificiali con sondino naso gastrico integrano prestazioni poste in essere da medici, che sottendono un sapere scientifico e che consistono nella somministrazione di preparati  implicanti procedure tecnologiche. Esse quindi costituiscono un trattamento sanitario, la cui sospensione non configura l’ipotesi di un eutanasia omissiva, ma uò legittimamente essere richiesta nell’interesse dell’incapace” (Tar Lombardia, sentenza 214/2009).  E sempre sullo stesso motivo,  anche la Corte di appello nel 2008 dichiarava che “in situazioni ove sono in gioco il diritto alla salute o il diritto alla vita, o  più in generale assume rilievo critico il rapporto tra medico e paziente, il fondamento di ogni soluzione giuridica transita attraverso il riconoscimento di una regola (…) che colloca al primo postola libertà di autodeterminazione terapeutica”. A questo punto, mi chiedo: quando un persona pianifica lucidamente con autodeterminazione la fine della propria vita, così come del resto avviene nel caso di un suicidio, cosa c’è di terapeutico? E dove risiede l’interesse generale per la salute?





dott.ssa Silvia Bosio
Dottore di Ricerca in Bioetica
U.C.S.C. Roma



Giovani: fra dittatura del relativismo e domande serie


di Andrea Menegotto
26 settembre 2011
Invitato come relatore ad un incontro tenutosi presso l’aula magna della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia nel contesto della Missione giovanile che, dal 15 al 25 settembre 2011 ha coinvolto la zona pastorale Brescia-Nord e ha visto il grande impegno della comunità di teologia del Seminario vescovile bresciano, nonché degli istituti religiosi della città, davanti a un’ampia platea di giovani, ho avuto occasione di affrontare, in ottica sociologica, la questione del rapporto fra il mondo giovanile e il tema del sacro.
Constatando come indagini recenti sottolineano che l’interesse per il sacro dei giovani si attesta fra l’80% e l’85% relativamente a campioni significativi della popolazione, non si può non rilevare come, in realtà, la vera religione di maggioranza degli italiani – e dei giovani, in particolare – corrisponde al believing without belonging, per utilizzare un’espressione coniata dalla sociologa anglosassone Grace Davie, ovvero il «credere senza appartenere» di quella metà circa della popolazione nazionale che si dichiara più o meno vagamente «religiosa» o «credente», ma non frequenta con regolarità nessuna religione organizzata.
Assistiamo dunque al fenomeno che la sociologa francese Danièle Hervieu-Leger chiama «disistituzionalizzazione della religione», il quale appare come una delle caratteristiche salienti del sacro post-moderno. Alla credenza religiosa non corrisponde un'appartenenza a un’organizzazione, e ciò vale ancora una volta soprattutto per il mondo giovanile, in quanto le indagini rivelano che fra i nati dopo il 1981 la frequenza a funzioni religiose è bassissima.
All’interno del believing without belonging i sondaggi rivelano una gamma di posizioni diverse: si va da coloro che credono in un potere superiore che non sanno però identificare, al «credo, a modo mio», ai «cristiani a modo loro» e anche ai «cattolici a modo loro» («sono cattolico, ma non pratico»; «sono cattolico, ma non sono d’accordo con la Chiesa»; o anche – posizione non infrequente in Italia – «sono cattolico, ma sono contro i preti»).
La posizione dominante è dunque quella del relativismo, ovvero l’idea per cui non esiste la verità in senso assoluto – e pertanto non esistono le verità morali, filosofiche, religiose –, che dal punto di vista strettamente religioso è l’idea secondo cui, in fondo, tutte le religioni sono uguali.
L’allora cardinale Joseph Ratzinger, il giorno prima di essere eletto Papa con il nome di Benedetto XVI, nell’omelia tenuta nella Basilica di San Pietro durante la Missa Pro eligendo Romano Pontifice (18 aprile 2005), affermò: «[...] quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero.... Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».
E proprio Benedetto XVI, nel corso della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Madrid dello scorso agosto, non a caso ha indicato il relativismo come radice comune delle molteplici crisi contemporanee, compresa quella economica e del lavoro, configurando la GMG stessa come risposta efficace, in quanto aiuto ai giovani a proclamare con coraggio che, se esiste la verità, esistono le diverse verità: filosofiche, morali, religiose, fino all'incontro con Gesù Cristo, in cui la Verità si fa persona.
Ai giovani della GMG il Papa ha ricordato che «anche oggi Cristo si rivolge a voi con la stessa domanda che fece agli apostoli: "Ma voi, chi dite che io sia?"», guarda caso, ricalcando lo stesso logo e motto della missione bresciana.
Domanda seria questa, che quel Gesù, passato sulle nostre strade più di duemila anni fa, continua a sussurrare all’orecchio di molti giovani, spesso dubbiosi e inquieti, ma ancora affascinanti dalla Sua straordinaria figura.
Foto: Logo della Missione giovanile zona pastorale Brescia-Nord 2011.

23/09/11

Ho avuto un incubo: Prodi primo ministro.


Ho tanta paura! Perché di solito quando un politico fa una dichiarazione ufficiale è vero l'esatto contrario!
E proprio oggi, Romano Prodi in un intervista ha dichiarato: "Io tornare in politica? E chi mi vuole?" e poi ha ricordato di aver "'subito la sfiducia del Parlamento, e quando prendi la sfiducia devi tornare a casa''.
Per un attimo mi si è raggelato il sangue nelle vene e ho avuto un incubo senza nemmeno chiudere gli occhi; infatti ho immaginato per qualche secondo di vivere nuovamente in un paese ed avere come primo ministro quella persona! Alla situazione catastrofica nella quale ci troviamo aggiungere ulteriore catastrofe!
Stiamo infatti iniziando a vedere le tragiche conseguenze del nostro ingresso nella moneta unica europea e sto veramente male nel pensare che possa tornare al "comando" del nostro paese proprio colui che ci fece addirittura pagare una tassa "una-tantum", indorandoci la pillola e sostenendo che era un sacrificio necessario, per entrare in quel paradiso che avrebbe dovuto essere l'euro.
Purtroppo, mese dopo mese, anno dopo anno, ci stiamo rendendo conto in modo sempre più palese, che quando ti promettono il paradiso nella realtà assomiglia di più ad un patto con il Diavolo, dove, per un appagamento superficiale e momentaneo, sacrifichi la tua esistenza per l'eternità.

Infine poi, da "ottimo" politico, quale è, non si smentisce fino all'ultimo e palesemente ci dimostra che dice l'esatto contrario della situazione reale: "l'Italia non è in recessione, ma è certo l'ultima della classe". Infatti mi sembra palese che non siamo gli ultimi della classe visto che ci sono purtroppo parecchi Paesi in situazioni molto più tragiche delle nostre: l'ormai fallita Grecia, la già fallita Islanda, gli zombie Irlanda e Portogallo ed infine i nostri fratelli spagnoli.
Inoltre tutti i dati macro-economici dimostrano che purtroppo siamo in una situazione di recessione globale, guardate questa analisi, purtroppo è in Inglese ma i grafici costituiscono un linguaggio universale.
Ovvio che essere gli ultimi o i penultimi della classe cambia poco e non abbiamo nulla di cui poter essere felici.
Ma se il nostro futuro è Prodi allora forse occorre veramente iniziare a pensare seriamente di espatriare al più presto, fintanto che ci rimangano in tasca quei 40-50 euro per poterci comprare un biglietto aereo della Ryan Air.
Aiuto! Si salvi chi può!

Parlano di pannolini, auto a metano e figli che crescono: a chi fanno paura?

foto di Giorgio Gibertini
"Anche io ho la Multipla a metano, ormai da dieci anni, non c'è altra soluzione per potersi muovere coi bambini" dice un papà all'amico stringendosi al collo la macchina fotografica. "Volevamo mandare i figli dalle suore ma come facciamo con 8 ragazzi da far studiare?" racconta una mamma ai giornalisti intervenuti. "Almeno ridurre l'iva dei prodotti di prima infanzia" chiede una neomamma con due gemelli al seguito. Un cerchio composto di carrozzine incatenate che reggono cartelli sulla vita, sui figli patrimonio dell'umanità, sul richiamo all'articolo 31, sull'amore per tutti e per tutto.
Hanno un megafono, qualche padella e mestolo (strumento molto usato in famiglia e che li ha seguiti anche oggi), si siedono per terra ed attendono pazienti che qualcuno passi e qualcun altro meglio non si faccia vedere.
Presente tutto il tempo e fedele alla sua linea Gianluigi De Palo, assessore alla famiglia del Comune di Roma, padre di tre figli che incuriositi chiedono al papà "ma poi le togli stasera le catene" e che si presta ai fotografi ed alle critiche che gli piombano addosso in real time.
Chiedono queste cose semplici e molto di più ed hanno anche le soluzioni da suggerire a chi li vuole ascoltare, a Buttiglione che si fa carico di molte proposte ed a Di Pietro che si presenta e dice: "Il primo problema è mandare a casa Berlusconi" (originale no?) ed una mamma gli risponde:  "Sono vent'anni che ci provate, i miei figli dove sarebbero se aspettavo voi?".
Al termine della giornata i responsabili di Famiglie numerose sono contenti e mentre sono già sul treno che li riporta dalle loro famiglie, scrivono che hanno strappato qualche seria promessa.
Un padre di famiglia è abituato a ben altre lotte.
Un padre di famiglia sa che ogni giorno è una lotta ma la deve compiere perchè non si può rinunciare mai alla paternità dei tuoi figli, di quelli che verranno e di tutti i figli d'Italia.
Sì, tutti i figli d'Italia.
Perchè questa gente ieri era in piazza non per difendere la propria categoria o per umiliare chi figli non ne ha ma per tutti noi, per il futuro della nazione, di chi ha figli e di chi sceglie di rimanere solo.
Non c'è d'aver paura di un padre e di una madre.
Mi convinco sempre di più: date a loro le chiavi di questo Paese.

22/09/11

Anche Frews incatenato con le famiglie numerose italiane davanti a Montecitorio

E' arrivata l'ora X!
In questo preciso momento, alle 14.30, un centinaio di nostre famiglie sono davanti a Montecitorio non solo a manifestare contro le ultime due manovre inique, ma soprattutto a testimoniare e a sollecitare l'opinione pubblica che il futuro della societa' passa anche dalle nostre famiglie e dai nostri figli.
I nostri manifestanti (per quasi tutti loro e' la prima esperienza del genere!), arrivati da tutta Italia e armati di passeggini e carrozzine, sono qui in Piazza a rappresentare tutte le nostre famiglie che sono dovute rimanere a casa per il lavoro e per accudire ai figli, ma che hanno in diverso modo appoggiato l'iniziativa sia con le lettere di denuncia (ne sono arrivate oltre 700! Tantissime le trovate tutte sul sito - www.famiglienumerose. org/speciale.php), sia anche con un piccolo contributo per aiutare chi arriva da piu' lontano, sia con gli slogan che ora stanno colorando Piazza Montecitorio.
La stampa e le principali televisioni sono state coinvolte e stanno seguendo con grande attenzione questa manifestazione organizzata direttamente dalle famiglie. Chiamiamolo l' "ADESSO BASTA DAY".
Una ventina di papa' e di mamme si sono incatenate davanti alla Camera, per denunciare le storture delle manovre di luglio e agosto che, novelli Robin Hood alla rovescia, hanno tolto risorse soprattutto alle famiglie con piu' figli per lasciare intatti i privilegi delle caste e dei piu' ricchi.
E poi ci sono i nostri 'passeggini parlanti'. Non ci abbiamo messo bambini, ma le abbiamo lasciate vuote, come lo diventeranno inevitabilmente nei prossimi anni se proseguira' questa dissennata politica anti-famiglia che sta caratterizzando gli ultimi decenni, gli ultimi anni, e, ancor di piu', gli ultimi giorni....
Al posto dei bambini abbiamo messo i nostri cartelli, con gli 80 slogan prescelti tra i tanti che ce ne sono arrivati (ed ee' stata veramente dura decidere quali mettere e quali lasciare fuori!). Sono loro 'incatenati', che stanno parlando per noi, che vengono ripresi dalle televisioni e fotografati dai giornalisti.
Diversi politici si sono avvicinati e si stanno avvicinando a noi; ci auguriamo di essere accolti dai Presidenti di Camera e Senato, ma soprattutto da qualcuno di Palazzo Chigi, sede del Governo. Se questo non succedera', proveremo a restare anche durante la notte. E magari il giorno dopo. E quello dopo ancora. Fintanto che...
Vi terremo aggiornati on-line sul nostro sito www.famiglienumerose.org
Non dimenticate di comprare il numero di Avvenire in edicola oggi con il manifesto ANFN che spiega ragioni e richieste della nostra protesta. e regalatelo al vostro sindaco, ai vicini, ai parenti... fotocopiate la nostra pagina e appiccicatela sul luogo di lavoro, a scuola, in parrocchia... facciamoci capire, il nostro adesso basta!!!
Deve diventare di tutti.

Mario ed Egle Sberna
Presidente Famiglie Numerose 

Serie A 4° giornata

Il leader di campionato non si trova, anzi tutte ma proprio tutte le grandi frenano nel turno infrasettimanale. Cercasi le milanesi: il Milan, al di là del risultato e di una papera di Abbiati sembra ritrovare il gioco, perdendo però un Pato e scoprendo un faraone: El Shaarawi, egiziano di nome ma italianissimo, nato a Savona, salva il Milan e fa capire di che pasta è fatto. Dopo mesi rientra Inzaghi. L'Inter invece non ritrova il gioco, perde la gara e perde anche l'allenatore, sostituito da Ranieri, chiamato ad un'altra missione difficile.

La Juve non scappa: illude i tifosi nel primo tempo con la rete di Vucinic ma si fa riprendere dal Bologna. Il grande Napoli, candidato da molti per lo scudetto, ieri non ha dato propriamente una prova da pretendente al titolo, cadendo col Chievo: la difesa non è stata così perfetta come contro il Milan.

La Lazio rimonta un gol al Cesena e vince per 2-1, il Palermo tronca al Cagliari la permanenza in testa con un 3-2: i sardi dopo aver preso 3 reti hanno tentato un'impossibile rimonta, quasi riuscita. Prova di forza della Fiorentina che trafigge con tre reti il Parma. Vittoria fuori casa dell'Atalanta contro il Lecce: se non fosse per i 5 punti di penalità, i bergamaschi sarebbero in cima alla classifica. Stasera tocca alla Roma che ospiterà all'Olimpico il Siena.

Padre, madre e figlio tutti insieme "incatenatamente!

Genitori seri ed ottimi professionisti oggi si incatenano. Perchè?
"Perché vogliamo dire, anche con i gesti, che la famiglia è stata fermata in Italia. Che non abbiamo futuro, speranza. Ecco, c’è bisogno di liberare le catene della famiglia, che è la cellula fondamentale della società. E invece"
Sento al telefono Mario Sberna, fondatore dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose, che per oggi ha organizzato un pacifico incatenamento davanti a Montecitorio, popolo viola e lancio di monetine permettendo. Mario è un carissimo amico, coraggioso, e mi chiede se parteciperò anche io oggi a questa manifestazione. Gli dico scherzoso che ho "solo" tre figli e quindi non posso far parte delle Famiglie Numerose ma lui mi stoppa subito: non sei aggiornato, mi dice, abbiamo cambiato statuto ed ora della nostra associazione possono far parte anche quelli con "solo" tre figli.
Finisce un incubo per me o ne inizia un altro, non lo so. C'è però gioia: chiamo mia moglie e le comunico entusiasta: siamo una famiglia numerosa!
Nel 1961 le famiglie numerose erano 13 milioni, oggi siamo solo 185 mila e manteniamo in piedi lo Stato stando a quanto dice Sberna, ovvero che per ogni famiglia numerosa questa manovra finanziaria costerà almeno quattro mila euro l'anno! "E non ce li abbiamo" mi urla lui, e non ce li ho davvero mi faccio rimbombare nella testa io!
Che cosa può portare un pacifico e pacioccone padre di famiglia a decidere di partire da Brescia ed incatenarsi davanti ai suoi figli non è la disperazione ma, oserei dire, se ben conosco "i miei polli incatenati", è la speranza ultima che un gesto così eclatante possa davvero svegliare  chi ci Governa.
Di famiglia parlano tutti al momento delle elezioni, soprattutto i ministri che non hanno neanche un figlio!
Di famiglia si parla in ogni convegno, lo stesso Giovanardi minaccia ogni settimana le dimissioni perchè la famiglia non è tutelata e poi è sempre lì anche lui.
Alla famiglia ci tengono tutti, sia al modo di Bossi e Di Pietro coi loro figli, sia di tanti piccoli e semisconosciuti deputati che hanno sistemato mogli, figli, cognate in tutti gli uffici possibili ed immaginabili e che se non hai quel cognome a Roma non ti mettono neppure in lista.
Alla famiglia tutti fanno riferimenti ma poi se ne fregano veramente.
Dice Sberna rispondendo ad Avvenire:
L’art. 31 prevede la tutela della famiglia, con «particolare riguardo alle famiglie numerose». In pratica?
Lo dice l’Istat: alla nascita del terzo figlio aumenta esponenzialmente il rischio di povertà. Dunque, noi famiglie numerose siamo a tutte gli effetti una categoria vulnerabile. E come tale chiediamo che nelle leggi di salvaguardia del lavoro tra le categorie protette sia inserito anche chi ha più di tre figli. E poi vogliamo che alle mamme-lavoratrici siano riconosciuti tre anni di contributi figurativi ai fini pensionistici per ogni figlio messo al mondo.
Tutte richieste legittime, ma con che soldi si finanziano?
Facile. Secondo l’istituto di ricerca Sipri, il bilancio della Difesa nel 2010 in Italia è stato pari a 27 miliardi. Basta comprare un cacciabombardiere in meno e il governo può avere soldi per la famiglia. Poi c’è il 10% degli italiani che detiene il 48% della ricchezza del Paese: questi 6 milioni di persone possono e devono pagare di più. E quello che sta cercando di fare Obama negli Usa. Perché in Italia no?.
Idee belle e concrete del classico padre di famiglia che sa gestire la casa ed i suoi fili e che sa che se entrano tremila euro al mese se ne possono spendere al massimo 2900.
Bravo Mario, bravi tutti.
Oggi passerò, non mi incateno con voi Mario, anche se condivido in toto l'iniziativa, solo perché lavoro in proprio e non posso permettermi un giorno di assenza, ma passo a salutarti.
Che triste una società che costringe padri, madri e figli ad incatenarsi.
Spero solo che i tuoi figli ti apprezzino ancora di più oggi ed attenti, amico mio, a quelli del popolo viola che saranno di fianco a voi a rubarvi la scena con un inutile lancio di monetine da cinque centesimi: fosse stato più alto il conio vi avrei slegato e ci saremmo messi a raccoglierle assieme.
Giorgio Gibertini Jolly

21/09/11

No Vara...no party!

Dicono che per educazione non bisogna sparare sulla Croce Rossa ma ieri sera l'Inter non aveva la maglietta bianca con croce rossa quindi si può sparare?
Anzi no, tutti dopo la partita di cartello di ieri sera hanno parlato della crisi dell'Inter, delle parole farfugliate da Moratti all'uscita dallo Stadio, del suo battibecco elegante con un tifoso del Novara Calcio (va...Novara va) e del fatto che se ne sia andato via subito con l'autista senza passare negli spogliatoi, senza salutare "i ragazzi", senza parlare con Gasperini e via cantando (va...novara va).
A parte il fatto che dalle immagini si vede Moratti salire al posto di guida della sua super automobile (non gli hanno spiegato che viaggiare con l'autista non vuol dire sull'autista!) io voglio Tessere gli elogi del Novara calcio e del suo allenatore, Tesser.
Immerso com'ero in una cena polacca non ho visto la partita. Mi sono collegato al tivvù solo quando ho saputo da twitter che era in corso il rigore per il Novara. Ho visto il secondo goal ed anche il 2 a 1 di Cambiasso e mi son detto: ahi ahi, vedrai che questi pareggiano! Invece no. Complimenti al Novara che ha sfoggiato un bel calcio (nel sedere a Gasperini), ha resistito al ritorno dell'Inter ed ha anche segnato il terzo goal giusto per non far morire di crepacuore i suoi tifosi.
Complimenti davvero!
L'Inter alla canna del Gas...perini diceva ieri uno striscione. "Alleno io gratis" ha urlato un tifoso ai microfoni di Premium Calcio.
Non sono psichiatra, e neppure esorcista, per capire cosa succeda ogni anno in casa Inter capace di passare a vittorie in dieci uomini nell'anno del triplete fino a figuracce in undici.
Sono solo un tifoso del Milan, della Roma, del Trobzonporn (come si scrive) e da ieri anche del Novara.
No Vara No Party cara Inter, anzi, amala pazza Inter.

20/09/11

Il Napoli... vediamo se vince a Chievo (ops...Verona!)

L'entusiasmo dei conduttori di Sky e Premium per il fatto che tutta settimana vi sia calcio in tivvu è solo pari all'incavolatura delle mogli italiane che devono organizzarsi sei serate di fila senza poter toccare il telecomando. Ieri sera il posticipo di serie B, stasera l'anticipo di serie A Novara contro Inter (si serie A, non voglio fare battutacce), domani le altre partite di campionato, giovedi il posticipo e via giocando.
Da tifoso del più bel giuoco del mondo (accento sulla u please) voglio fare una considerazione calcistica. Il Napoli ha distrutto il Milan campione d'Italia e, seppur siamo all'inizio del torneo, ha fatto chiaramente capire il desiderio di scucire lo scudetto dal petto della squadra di Milano.
Ma il Napoli, per dimostrarsi grande, domani deve vincere a Chievo (ops....Verona), contro il Chievo campo dove l'anno scorso, giunta ad un punto dalla vetta, ha invece rovinosamente perso lasciandosi sfuggire il Milan che poi ha vinto lo scudetto.
Certo, il Milan ha vinto lo scudetto anche negli scontri diretti con le grandi, con lo stesso Napoli, però il titolo lo si vince soprattutto non lasciando punti alle piccole. Chiedete lumi su questa teoria alla Roma, ad esempio, che negli ultimi anni ha lasciato tanti punti, troppi, con le piccole e medie squadre giungendo spesso seconda.
Se il Napoli domani a Verona contro il Chievo dimostrerà la stessa carica agonistica e fame di vittoria ostentata contro il Milan (cosa anche facile perchè lo stimolo di incontrare i campioni di Italia aiuta) sarà veramente diventata una grande pronta a lottare fino alla fine per lo scudetto.
Qui lo dico come ho già detto: il Milan l'anno scorso ha vinto a Cagliari uno a zero a tempo scaduto con goal di Strasser: lì ho capito che avrebbe vinto lo scudetto.

La secessione? Una pirlata!

Detta alla milanese: la secessione è una pirlata! Lo era venti anni fa, figuriamoci adesso. Vengo da Milano, vivo a Roma da 9 anni. Già allora, nel 2003, erano rimasti in pochi a credere alla secessione e qui a Roma, nella mia nuovo città,  rari fanatici al contrario mi guardavano sospettosi come un avamposto Padano che doveva preparare le truppe.
Io rassicuravo tutti quelli che me lo domandavano dicendo che forse, tra le montagne dell'Adamello, qualcuno che crede nella secessione c'è veramente, ma la gente di Milano, Como, Lecco, Varese stessa non ha tempo per pensare ad un'anacronistica quanto masochistica divisione dell'Italia.
Se la secessione era una pirlata venti anni fa (detto alla milanese, sempre, quindi non in modo offensivo) ora è una gran pirlata. ( un po' come la Punto che ora è la Grande Punto) perchè sono passati venti anni ed il fascino che la Lega si era conquistata sul campo è andato via via scemando causa moltissimi fattori ed io cercherò di individuarne solo due.
Il primo è il non raggiungimento del cosiddetto Federalismo pieno, la difficoltà di attuarlo nel concreto, l'incognita sui reali costi di questo processo. Venti anni, di cui molti al governo, dovevano permettere il raggiungimento di questa stella polare della Lega e quindi bloccare sul nascere nostalgie secessioniste.
Il secondo motivo è il Trota. Non che tutte le colpe, voglio dire, siano da attribuire al figlio del Bossi ma che anche il Senatur dopo il grido "Roma Ladrona" abbia cominciato a sistemare tantissime persone in "Roma Ladrona" e nel sistema pubblico, tra queste il figlio, è indigesto a molti, a tanti, e farà anche guadagnare due stipendi ma perdere molti consensi.
La secessione è inutile, una pirlata che interessa solo Bossi e suo figlio e pochi più.
La gente del Nord non l'ha mai presa in seria considerazione vent'anni fa pur prendendo sul serio chi la sventolava: ora è difficile avere anche quest'ultimo gesto di bontà politica.
Giorgio Gibertini Jolly

18/09/11

Serie A, terza giornata

Le prime a guidare la classifica sono Cagliari, Udinese e Juventus e Napoli. I bianconeri colgono un'importante vittoria a Siena, con un gol nel secondo tempo di Matri: è presto per dire se la Juve è tornata grande, però è partita di certo col piede giusto. Prova di forza anche per l'Udinese che coglie il secondo successo in casa contro la Fiorentina. Cagliari che invece nell'anticipo vince 2-1 in casa contro il Novara.

Inter e Roma, nella sfida che doveva essere della riscossa per entrambe, non vanno oltre lo 0-0, colgono il primo punto della stagione. Altra sfida di cartello Napoli Milan, vinta sorprendentemente dal Napoli per 3-1. Nel primo tempo il Milan passa prima avanti poi si fa recuperare contro i partenopei, letali nel contropiede: il primo tempo finisce 2-1, poi nel secondo tempo il Napoli chiude i conti.

La Lazio, dopo la buona gara col Milan, si fa rimontare all'Olimpico contro il Genoa. Finale 2-1 per i rosso blu, con reti di Palacio e Kucka, giocatori che sembrava dovessero venire ceduti quest'estate.

L'Atalanta vince col Palermo, in una gara sospesa più volte per il maltempo.Il Lecce espugna il campo del Dall'ara, col Bologna che subisce un'altra brutta sconfitta. Catania passa in casa col Cesena, grazie ad una rete su rigore di Lopez. Il Parma si rifa dopo la brutta sconfitta con la Juve, battendo in casa il Chievo, grazie ad una doppietta di Giovinco.

16/09/11

Photo Of The Week N°8 - Tramonto di Fine Estate

Dite la verità. Eravate già tutti disperati all'idea che la vostra rubrica fotografica preferita avesse chiuso i battenti. E invece? E invece no! Siamo qui, vivi e pronti a stupirvi con l'inizio della stagione autunnale. Diciamo che ci siamo presi solamente una piccola vacanza (capirai che vacanza, studio e esami!). Ma bando alle ciance. Siamo carichi e dobbiamo recuperare il tempo perduto. Iniziamo subito con la foto della settimana. Uno scatto un po' particolare, che per l'occasione copre l'arco delle ultime tre settimane, quelle che segnano la fine dell'estate.. Buona visione!



Foto: Tramonto di Fine Estate
Se c'è una cosa che ho sempre adorato della fotografia è che ognuno può evincere significati diversi da un singolo scatto. Se la foto è fatta con passione, è carica di emozioni. E queste emozioni possono assumere significati diversi a seconda del momento, delle vicende personali e della situazione che si sta vivendo. Ecco che questo mio scatto allora, originariamente parte di una serie denominata Believe (http://servladopenblog.blogspot.com/2011/09/believe.html) si carica in questo momento di una sfumatura del tutto nuova. Va a rappresentare la fine di un periodo, quello estivo, inevitabilmente diverso da tutti gli altri. Un periodo fatto di svago, di riposo, di vacanze, per qualcuno. Di lavoro, di caldo insopportabile e di fatica, per qualcun altro. Un periodo che in ogni caso volge al termine, come il sole che va a nascondersi dietro l'orizzonte.
La foto è stata realizzata nei campi di Povegliano Veronese, paese dove attualmente vivo. Non mi resta che augurarvi un buon inizio d'Autunno!

Autore: Ser Vlad
Studente presso la facoltà di Lingue e Culture per l'Editoria a Verona, dove al momento vivo e realizzo la maggior parte dei miei scatti. Ho sempre percepito una particolare variazione nel battito cardiaco al tenere in mano una macchina fotografica, fin da piccolo. Nel corso degli ultimi anni ho capito che la fotografia sarebbe stata la mia vita. Da Ottobre 2010 è attivo il mio blog prevalentemente fotografico denominato “La Quadratura del Cerchio”. 
Cosa è per me la fotografia? Il miglior motivo per alzarsi ogni mattino con il sorriso di chi sa che sta andando a vedere, vivere e immortalare il mondo. E non desidera fare nient'altro nella vita.

La Quadratura del Cerchio
http://servladopenblog.blogspot.com/

Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!