07/04/12

SETTIMANA SANTA: Sabato, giorno del Silenzio




Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 38-42).


Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

06/04/12

SETTIMANA SANTA: Venerdì: Donna, ecco tuo figlio!



Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 25-42).

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.


Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Sarajevo: vent'anni dopo un concerto davanti a 11.541 sedie vuote

A venti anni dalla guerra in Bosnia, Sarajevo ricorda le vittime del sanguinoso assedio alla città. Per commemorare i morti, le autorità cittadine hanno organizzato un concerto davanti a 11.541 sedie rosse vuote, l'esatto numero delle vittime dell'attacco alla capitale bosniaca da parte delle forze serbobosniache e dell'esercito jugoslavo.
Le sedie rosse sono state raccolte in 825 file lungo la principale arteria della città il Viale Maresciallo Tito. Tra il 1992 e il 1995 la popolazione di Sarajevo visse costantemente esposta al fuoco dei cecchini, ai bombardamenti, agli attentati, tagliata fuori dai rifornimenti di generi alimentari, medicinali, acqua ed elettricità, completamente dipendente dagli aiuti umanitari internazionali. Oltre ai circa 11mila morti, l'assedio provocò decine di migliaia di feriti, e distruzioni.

La guerra civile a Sarajevo scoppiò dopo la proclamazione di indipendenza, il 3 marzo 1992. Il 5 aprile i cecchini aprirono il fuoco contro una folla di circa 50mila persone che si era riunita davanti al parlamento per manifestare a favore della pace. La città fu circondata dalle forze serbe che si posizionarono sulle colline circostanti. A partire dal mese di maggio di quell'anno iniziò il blocco di sarajevo che fu tagliata fuori dal mondo esterno.

Via Crucis scritta al ritorno da uno dei miei viaggi in Bosnia

1 Stazione: Gesù condannato a morte
Ti vedo, Signore, condannato sul volto triste di ogni fratello di Mostar, sugli occhi spenti di quei ragazzi che guardano senza speranza al futuro. Perché tutta questa gente è condannata a vivere in guerra, è condannata a stare sotto le bombe e nel mirino vigile ed attento del cecchino nemico? Perché tutta questa gente è condannata a vedere la propria casa in fiamme, gli amici morire per la strada, il vicino di casa rinnegare i passati legami? Signore ti prego per questi fratelli innocenti che anche oggi dovranno imparare a vivere con una ingiusta condanna.
2 Stazione: Gesù è caricato della Croce
Ti vedo, Signore, nel passo pesante di ogni fratello di Mostar. Ti vedo nella stanchezza di una madre che carica sulle sue spalle i sacchetti della spesa; ti vedo nel soldato che controvoglia prende il fucile e si dirige al fronte. Perché questo enorme peso da portarsi dietro tutto il giorno? Perché questi ragazzi devono vivere e vedere la terribile guerra che grava sulle loro spalle e su quello che sarà di questa terra benedetta in un domani di Pace?
3 Stazione: Gesù cade la prima volta
Quando iniziò questa guerra Mostar cadde la prima volta ma pian piano, piano piano, come ci insegnasti Tu, o Signore, seppe rialzarsi e la gente continuò a vivere, continuò ad andare avanti, animata dalla speranza per domani. Ma quanti bambini oggi cadono inciampando nelle buche tracciate dalle bombe? Quante mamme rallentano il passo davanti a case distrutte che ostacolano il passaggio?
4 Stazione: Gesù incontra sua Madre
Ecco perché terra Benedetta! Ecco l’Ancella che ha stabilito la sua sede nella vicina Medugorje. Maria, Madre di tutti gli uomini, è venuta incontro a questa gente prima dello scoppio della guerra. Maria è scesa tra questa gente e continua a scendere incontro ai suoi figli, lungo la via che li porta al fronte, al mercato, all’ospedale, al giardino diventato cimitero. Maria la Madre non si dimentica dei propri figli di Mostar. Maria come la nostra Mamma.
5 Stazione: Gesù aiutato dal Cireneo
Permettimi, o Signore, una piccola presunzione . Permettimi una lacrima per questi fratelli di Mostar. Permettimi un ringraziamento per tutti i volontari che tengono in vita questa città e tutta la ex Jugoslavia. Permettimi un richiamo a questa gente comune, atea e di tutte le religioni, studenti e lavoratori, pensionati e giovani, nonne e papà. Permettimi di ringraziare questi Cireneo che si staccando dalla folla indifferente e si buttano, di persona, sulla strada per Mostar, rischiando la vita, donando tempo ed amore. Grazie, o Signore, perché grazie alla tua Divina Provvidenza ed alle intercessioni della Vergine Maria, hai creato questo esercito di volontari, esercito della Pace che va oltre le Parole e che concretizza i pensieri di amore.
6 Stazione: la Veronica asciuga il volto di Gesù.
Quanti piccoli gesti lasciano un segno sotto il cielo di Mostar. La Veronica è una infermiera che adagia, con amore, una garza su una ferita di guerra. Gesti semplici che cambiano la vita sia per chi dona sia per chi riceve. La Veronica allunga un Uni-Posca a chi non l’ha mai visto. Gesti semplici, premiati da un sorriso che rompe il silenzio, un silenzio di guerra.
7 Stazione: Gesù cade per la seconda volta
Ma la guerra è continuata e man mano diventa più pesante e più dura da superare. Perché la guerra? E’ quello che si chiedono i ragazzi di Mostar che vanno a scuola assieme, qualunque sia la loro fede o la loro origine, mentre al fronte i loro papà si sparano contro. La guerra è continua e la speranza comincia a finire. Quando uno schieramento è in Pace non c’è tregua tra gli altri due e… il ciclo continua.
8 Stazione: Gesù incontra le Pie Donne
Ancora oggi ci ripeti: “Non piangete per me ma sui vostri figli!”. Pie donne di Bosnia, pie donne di Mostar. Piangete sui mali subiti, piangete per il marito ammazzato, per l’identità femminile violata, per il figlio al fronte, per la figlia rapita. Piangete perché contro di voi l’uomo si è mostrato terribile. Piangete per quelle donne che si sono fatte trascinare in questo labirinto di guerra e si sono trasformate in terribili macchine di tortura. Piangete, donne di Bosnia, sui vostri figli che crescono tra le bombe e domani dovranno imparare a perdonare.
9 Stazione: Gesù cade per la terza volta.
La strada per il Calvario è sempre più ripida e Tu, o Signore, cedi ancora alla stanchezza e ti adagi al suolo. Chissà se da lì in basso, alzando il capo, hai visto già la cima del monte e la Croce ad attenderti? Chissà quanti fratelli di Mostar non vivono più di speranza e nel futuro vedono solo la morte ad attenderli? La morte dietro l’angolo, in fondo alla via, tra le mura di casa. Niente protegge e non si può scappare.
10 Stazione: Gesù è spogliato delle sue vesti
Ti tolgono tutto, o Signore, come a tante famiglie innocenti è stata tolta la casa, come ai bambini è stata tolta la speranza ed una penna per scrivere le proprie impressioni, come ai giovani sono stati tolti i sogni per il futuro ed è stato regalato un fucile, come a tante donne sono stati tolti i vestiti per una guerra peggiore. Maria Madre Nostra, proteggi questi tuoi figli nudi di fronte alla vita, nudi di fronte a questa triste realtà, nudi di fronte alla guerra, nudi di fronte al nemico.
11 Stazione: Gesù è inchiodato alla Croce
Tutta questa gente è inchiodata alla realtà, sono chiusi in ogni direzione e non possono fuggire. Gesù, sentono anche loro un senso di impotenza. Vorrei che capissimo che, anche grazie a questi innocenti, inchiodati alla guerra di Mostar, noi ci salveremo.
12 Stazione: Gesù Muore in Croce
Per i bambini nati e non ancora nati, per le donne, per gli uomini, per i nonni e le nonne, per i bellissimi ragazzi e le bellissime ragazze, giovani, per i serbi, i croati ed i bosniaci.
13 Stazione: Gesù è deposto dalla Croce
Come un uomo colpito da un cecchino e stramazzato in mezzo alla strada, c’è chi viene a raccogliere il tuo corpo, o Signore, per donarti giusto riposo. Prego per tutte le madri che si sono trovate tra le braccia il corpo esanime dei figli. Prego per chi ha visto morire i compagni di scuola, i compagni di lavoro, gli amici del mare. Prego per chi ha raccolto questi corpi in una degna casa, nel giardino della cittadino di Mostar.
14 Stazione: Gesù è deposto nel Sepolcro
Nella città di Mostar, nei giardini della città di Mostar, ora riposano in Pace tutti questi innocenti che hanno concluso la Via del Calvario. Riposano vicini, affiancati come una volta, passeggiando assieme nei ricordi della gente come quando c’era solo Jugoslavia. E chissà se sottoterra, veramente, non si prendono per mano.
Giorgio Gibertini Jolly

Aiutare le famiglie e le imprese per uscire dalla recessione


La recessione si fa sentire in tutto il Paese e in tutti i settori. Le famiglie sono costrette a risparmiare sempre meno e le imprese registrano ormai pochissimi profitti: in tutti e due i casi, gli indici sono tornati addirittura ai livelli più bassi di 17 anni addietro, ai livelli del 1995. Anche i dati di un osservatorio internazionale prestigioso come l'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, confermano che l'Italia è in recessione già dall'ultimo trimestre dello scorso anno. Anzi, quel dato relativo al Pil, il prodotto interno lordo che misura la ricchezza nazionale, è non solo negativo (meno 0,7 per cento) ma addirittura al di sotto della media dei Paesi più sviluppati.
Tutti si aspettano, da un lato, un piano dettagliato e organico per la ripresa dell'economia e, dall'altro, la apertura dei rubinetti del credito alle famiglie e alle imprese che stanno soffocando in modo tale da rimettere in moto produzione e investimenti. Una lunga serie di mozioni e di ordini del giorno al Senato e alla Camera presentata dai rappresentanti del Popolo della Libertà mette in luce l'alto livello di preoccupazione per la stretta del credito. I parlamentari del Pdl lanciano proposte operative. Per esempio, una iniziativa su scala europea perché siano riservate misure "di favore" alle piccole e medie imprese. Oppure, un'altra iniziativa, sempre in tutta Europa, per far sì che vengano liquidati in tempi accettabili alle aziende i crediti dovuti da parte della pubblica amministrazione. Siamo in sostanza di fronte al tentativo di passare questo problema rovente, e non ancora risolto in Italia, nelle mani dell'Unione Europea, in nome non solo ed esclusivamente del rigore ma anche della crescita e dello sviluppo.

All'Europa si fa ricorso anche per chiedere che le banche siano liberate dall'obbligo di calcolare i titoli di Stato in loro possesso al prezzo di mercato e non a quello di acquisto oppure al valore nominale. In questo modo si potrebbero avere più risorse a disposizione del credito alle imprese. E l'iniziativa è ancora più importante se si pensa che l'anno scorso, annata nera, i primi tredici gruppi bancari del nostro Paese hanno segnato perdite per 26 miliardi di euro.

Purtroppo abbiamo davanti agli occhi l'esempio della Spagna che è stata sospinta dalla recessione nella spirale di una crisi sempre peggiore. Tanto che la disoccupazione ha superato abbondantemente il venti per cento, mentre la produzione industriale langue e crolla la fiducia nel futuro. In Italia gli indici sono molto migliori e la nostra struttura è più solida ma resta il problema degli investimenti praticamente bloccati. E senza nuove iniezioni di liquidità non si creano nuove occasioni di lavoro.

Molti pensano che i tempi siano ormai ridotti: se non si interviene al più presto con un piano di grandi opere o di progetti pubblici locali su scala nazionale, se non si rimette in moto il circolo virtuoso dell'economia, avremo nuovi problemi sui mercati finanziari, nonostante la politica di rigore. Le avvisaglie vengono già dalla risalita costante dello "spread" dei titoli di Stato italiani verso quelli tedeschi.

Di Paolo

L'ultimo errore di Bossi: a pagare siamo noi, non tu

"Chi sbaglia paga qualunque sia il nome che porta", e Bossi, il duro, si dimette da Segretario e viene nominato Presidente. "Il mio errore? Aver fatto entrare i figli in Politica", dice Bossi, e cerca di commuoverci. Eh no caro Umberto non ci casco perchè qui a pagare non sei tu od i tuoi figli, voi siete quelli che incassano e che hanno incassato.

A pagare siamo noi cittadini, anzitutto, che con le nostre tasse manteniamo i partiti. A pagare sono soprattutto però tantissimi giovani, che conosco, che hanno creduto giorno dopo giorno nella Lega, nei tuoi proclami, e che tutti gli anni si sono trovati sul prato di Pontida a sentire prima i tuoi monologhi interminabili poi a compiacersi dei discorsi di tanti altri che vedevano crescere e fare strada in politica. A pagare sono i veri militanti della Lega, quelli che dal partito non hanno mai preso un soldo, anzi, ce ne hanno messi per pagarsi le trasferte. A pagare sono i coetanei di tuo figlio, laureati, che gestiscono piccole imprese e che l'unica scorciatoia che prendono è quella per tornare a casa dai figli e non quella per avere il papà che gli compra un diploma e lo fa diventare Consigliere regionale con ricco stipendio e poverissimo merito.  A pagare siamo tutti noi Umberto, non ci commuovi, anche se è Venerdì Santo, le sofferenze e la passione, in entrambi i sensi, sono solo le nostre

Giorgio Gibertini Jolly

La Via Crucis di Luca Martello contro Equitalia: croce di soldi

Ha un anno meno di Cristo l’artista toscano Luca Martello, partito due giorni fa da Viareggio (tunica bianca e occhi cerchiati di rosso) con l’intenzione di arrivare a Roma a piedi per manifestare contro Equitalia e le banche. Con lui porta solo un sacco a pelo e un’enorme croce rivestita di banconote. Una forma di protesta singolare, come raccontava ieri il quotidiano La Nazione, per testimoniare la situazione di oppressione fiscale che schiaccia gli italiani.

Di lui si sa solo questo, per ora: speriamo che qualcuno ci sia ad attenderlo per avere di lui più notizie e foto. Non voglio essere "blasfemo" oggi, giorno del Venerdì Santo, con questa "Via Crucis" particolare ma l'ho sentita molto mia, molto vicina a quella di tanti di noi ogni giorno.

Certo, nulla di paragonabile con quella di nostro Signore ma ad ognuno la sua Via Crucis. L'artista Martello, che non conoscevo fino a ieri, col suo gesto simbolico ci vuole salvare dall'ingiusta Equitalia. Nostro Signore, lo sappiamo e non c'è bisogno che ve lo ricordi io, col suo sacrificio ci salva dal peccato per una equa vita nell'aldilà. 

Buona Via Crucis a tutti e buongiorgio

05/04/12

Bossi apparve il 5 aprile del 1992 e scompare il 5 aprile 2012

Il 5 aprile del 1992 si svolsero le ultime elezioni di quella che viene chiamata la Prima Repubblica che portò al parlamento italiano, per la prima volta, 55 deputati e 25 senatori della Lega Nord e cambiò la storia politica di questi venti anni (Elezioni politiche. La Dc sotto il 30%.  Il PSI perde 1,2%.   Il quadripartito ottiene una risicatissima maggioranza.  La Lega di Bossi oltre il 9%.  Il Pds poco sopra il 16%. Parlamento frammentato, difficoltà di costituzione del governo. )
Si può ritenere quella la data dell'ingresso ufficiale, e prepotente, di Umberto Bossi sulla scena politica italiana .
Ora a caldo tutto sta finendo con queste dimesse dimissioni però, quando ri calerà la serenità su via Bellerio e sull'Italia intera, si potrà anche parlare con calma della novità portata da tutta questa gente del Nord, a cominciare da un linguaggio chiaro e con poche accenti dialettali, per finire con buone ed a volte ottime gestioni di Comuni, Città e Ministeri.
Ci vorrà dal tempo ora, ci sarà una lunga notte dei coltelli, perché i magazzini del Nord sono pieni di "armi", quelle che dovevano essere usati per separarsi dal resto d'Italia ma che mi sa che in questi giorni sono state tutte utilizzate dentro casa e quelle che rimarranno, attenzione, nascondetele bene che il Popolo, del Nord, del Centro, del Sud, in una parola d'Italia è stufo, ma stufo davvero! Stiamo arrivando!
Ora Bossi è Presidente della Lega. Promoveatur ut amoveatur

Alla ricerca di significato: scopriamo il Triduo pasquale

Se la Settimana Santa vede il suo inizio con la Domenica delle Palme, il suo culmine è certamente rappresentato dal Triduo Pasquale, composto dai giorni in cui si fa memoria della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo – ovvero degli episodi cruciali della Redenzione umana –, che vedono il loro inizio con i Vespri del Giovedì Santo e si concludono con i Vespri del giorno di Pasqua.

La Lega al tempo di Alfonso Papa. Chieda scusa al garantismo e al Pdl

Riflessione pre pasquale. C'e' una voce, in questi giorni di polemica e attacco nei confronti della Lega Nord, dissenziente e del tutto indifferente al patibolo mediatico costruito per la famiglia Bossi: e' quella del Pdl e di tutti quei moderati sparsi per i vari partiti dell'area di centrodestra che hanno sempre seguito una politica garantista. Al contrario di ciò che scrivono i giornali e mandano in onda le televisioni, delle polemiche scatenate dai più importanti editorialisti e degli insulti proferiti dai politicanti italiani, nel partito di Berlusconi si respira un'aria diversa, meno inquisitoria e più attendista degli sviluppi dell'inchiesta che ha senza dubbio scalfito l'immagine di un partito fino a oggi granitico e pulito. Sarebbe superfluo elencare tutti coloro i quali hanno invitato ad aspettare prima di condannare. Ma basta leggere la dichiarazione rilasciata da Silvio Berlusconi un paio di giorni fa, durante l'ufficio di presidenza del Pdl, per capire che c'e' una certo grado di coerenza a Via dell'Umilta'. Non e' la prima volta che succede: fu il caso di Alberto Tedesco, il senatore del Pd coinvolto in alcune inchieste sul malaffare della sanità pugliese, a fare da apripista a un comportamento coerente con quanto professato pubblicamente. Seguirono, poi, la vicenda di Penati, di Pronzato e tanti altri ancora. Insomma, una condotta mediatica irreprensibile. La stessa che non hanno mai avuto il Pd, che ebbe addirittura il coraggio di votare a favore dell'arresto di un proprio parlamentare, certo che si sarebbe salvato con i voti del Pdl, l'Idv, partito notoriamente composto da manettari e forcaioli, e anche la Lega Nord che, come noto a tutti, è al centro di uno scandalo con potenzialità disastrose per il proprio futuro politico. Il ricordo, ovviamente, non può che andare alla vicenda di Alfonso Papa, deputato del Pdl, che fu coinvolto in un'inchiesta condotta da John Henry Woodcook - il Pm che conduce uno dei tre filoni d'inchiesta sul partito di Via Bellerio - sulla presunta creazione di un giro di malaffare e potere deviato che, guarda caso, fu soprannominato P4. L'indagine dopo giorni di clamore mediatico e mesi di piste morte e inesistenti si abissò negli archivi della procura di Napoli, ma Alfonso Papa, nonostante il suo status di Palmentare, con un voto clamoroso dell'Aula di Montecitorio, finì vittima della carcerazione preventiva, guadagnandosi un "fantastico soggiorno all inclusive" di quattro mesi a Poggioreale. E fu proprio grazie ai voti della Lega che il Parlamentare napoletano finì in carcere. L'opinione pubblica, purtroppo, ha la memoria corta e il cattivo vizio di dimenticare ciò che i media non mettono più in risalto ma chi fa politica, chi ha una memoria di ferro non può dimenticare che il capriccio di Maroni e dei suoi sodali, che compongono la maggioranza del gruppo della Lega alla Camera, costò a un padre di famiglia la lontananza dai propri figli per diversi mesi e a degli innocenti bambini la mancanza fondamentale di un padre. Per non calcolare il danno politico all'allora Esecutivo guidato da Berlusconi, e appoggiato dunque da un partito di 'galeotti', come qualcuno azzardò a dire, e la spinta involontaria data a quei magistrati convinti di poter fare e disfare Governi a colpi di inchieste clamorose che poi si sarebbero rivelate un buco nell'acqua. Ma nonostante questo e tanto altro, si vedano gli insulti che gli azzurri si sono beccatti da Bossi e company in questi mesi per l'appoggio al Governo Montti, la magnanimità di Berlusconi e la buona fede del Pdl hanno impedito che contro la Lega si alzasse un coro di voci unanime, che ci fosse una condanna preventiva ancor prima dell'inizio di un processo vero e proprio. Ecco perché una volta chiarita questa vicenda dai contorni poco chiari, nel bene o nel male, Bossi, Maroni, Calderoli e la Lega intera dovrebbero chiedere scusa al Pdl e soprattutto ad Alfonso Papa per quel comportamento vergognoso che li rese molto simili al compagno Tonino Di Pietro. Non cancellerà l'onta di quattro mesi di carcere ma quantomeno restituirà al garantismo quell'importanza e quel valore che tutti gli dovrebbero dare.

Arbitro fischia quando Puyol alza la mano (come succedeva con Baresi)

Gli interisti una volta ci criticavano perchè a noi del Milan i falli a favore venivano fischiati quando Franco Baresi alzava la mano per guidare l'arbitro alla decisione. Sudditanza psicologica, si diceva, mentre per noi era solo l'infallibilità di Baresi che difficilmente sbagliava a far alzare una difesa per il fuorigioco sacchiano che ci ha portato a vincere ovunque, in Italia e nel mondo.
Sento alcuni colleghi Diavoli milanisti lamentarsi che l'altra sera i falli venivano fischiati quando Puyol alzava la mano, in affanno, e quindi la terna, o quaterna, arbitrale dava a lui più di una mano, meglio un fischio. Può essere.
Questo significa altra sudfditanza psicologica degli arbitri europei verso il Barcellona?
Non lo so.
Nol voglio togliere nessun merito al Barcellona di Pep Guardiola perchè quello che ha fatto in questi ultimi anni quella squadra è sotto gli occhi di tutti. Però constatare che qualche arbitro si fa aiutare in campo, diciamo così, da Puyol o Mascherano e dalle loro indicazioni, penso non sia un peccato di lesa maestà.
Noi del Milan poi che conosciamo bene questo ritornello, che appunto capitava spesso ai tempi di Baresi, dovremmo essere i primi ad abbassare i toni ed a meditare sul fatto che se in Europa contiamo poco non è perchè la mano del capitano Ambrosini si vede meno di quella di Puyol, ma è perchè le mani del capitano catalano ultimamente hanno alzato più coppe di quelle del nostro.
Diavoletto Buono

Sarajevo 1992 - 2012: per non dimenticare e per imparare dalla Storia

Non si poteva uscire né entrare, non c'era cibo, acqua, luce e gas, solo bombe: in quarantatré lunghi mesi di assedio, Sarajevo ha contato 20 anni fa i propri morti, 11.541, oltre a 50.000 feriti e mutilati, dilaniati dalle granate serbe cadute sulla città con una media di 330 al giorno, un macabro 'reality show' al quale tutto il mondo assisteva in diretta televisiva.

Le Nazioni Unite attuarono un ponte aereo per gli aiuti umanitari, durato più di quello di Berlino, dispiegando 24 mila caschi blu in tutta la Bosnia, ma la gente nella capitale e nel resto del Paese continuò a morire per tre anni e mezzo. Le prime vittime furono due giovani donne, Suada Dilberovic e Olga Sucic, uccise dai cecchini serbi sul ponte che oggi porta il loro nome, mentre manifestavano per la pace il 5 aprile 1992. Il giorno dopo la Comunità europea e gli Usa riconobbero l'indipendenza della Bosnia dalla Jugoslavia, e quel sei aprile divenne formalmente l'inizio dell'assedio di Sarajevo e della guerra in Bosnia. Quel giorno arrivò il primo bombardamento ad opera dell'artiglieria pesante dell'esercito federale, a grande maggioranza serba, che già da due mesi era dispiegata sulle colline tutt'intorno alla città: 1.600 bocche di fuoco, 100 carri armati, 180 blindati e 12.000 soldati stringevano la capitale in un cerchio di 62 chilometri. Un mese più tardi cambieranno solo le insegne per diventare l'esercito della 'Repubblica serba di Bosnia'.

Gli abitanti di Sarajevo riusciranno solo nell'estate del 1993 a fare una 'breccia' nel muro di sangue e di terrore, scavando un tunnel sotto la pista dell'aeroporto. Nel più lungo assedio della storia moderna le tecniche usate sembravano prese dalle cronache medievali: cibo, acqua, luce, gas, erano diventati strumenti di guerra.

Gli assedianti controllavano anche i convogli di aiuti umanitari scortati dai Caschi blu, cercando di prendere Sarajevo, oltre che per fame e freddo, seminando terrore: bombardavano ospedali, scuole e biblioteche, i cecchini sparavano anche sui bimbi di pochi anni e le granate colpivano i civili mentre prendevano un caffé, attraversavano una strada, raccoglievano legna o prendevano l'acqua, e anche mentre seppellivano i propri morti.

Ogni assembramento rischiava di diventare una strage, come quella del 27 maggio 1992, quando un colpo di mortaio uccise 23 persone in fila per comprare il pane, fino al massacro del mercato il 5 febbraio 1994 con 68 morti, e a quello del 28 agosto 1995, con 41 morti, che provocò la reazione della Nato e gli attacchi aerei contro le postazioni di artiglieria serbe.

La città ha resistito cercando in tutti i modi di mantenere in vita quello 'spirito di Sarajevo' dalle molte culture e molte religioni, e la memoria di una Bosnia in cui la tolleranza e la vita comune erano una tradizione secolare. "Se noi sarajevesi fossimo stati dichiarati un esperimento, le nostre conoscenze ora proverebbero scientificamente all'umanità che è possibile sopravvivere a una catastrofe e al terrore e rimanere nello stesso tempo esseri umani", dice Suada Kapic, autrice del progetto di un futuro Museo dell'assedio la cui porta virtuale verrà aperta al pubblico di Internet il 5 aprile.

'E' la storia della natura umana - osserva Kapic - sia di quelli che uccidono che di coloro che sanno di poter essere uccisi in ogni momento e ogni luogo e proprio per questo fanno teatro, organizzano mostre, scrivono libri, scavano tunnel, costruiscono stufe a legna, coltivano orti, realizzano festival del cinema, spettacoli per bambini.'

Molti protagonisti di quella resistenza oggi si sentono accerchiati come vent'anni fa, stretti come in una camicia di forza dall'accordo di pace di Dayton che ha suggellato la divisione etnica impedendo alla Bosnia di avere un futuro di normalità. Il 6 aprile Sarajevo commemorerà i morti dell'ultima guerra con un concerto davanti a 11.541 sedie vuote, ricordando come ogni anno anche un altro sei aprile, quello del 1945 quando i partigiani di Tito liberarono la città dall'occupazione nazista

(Da Ansa)

Roma ladrona, Lega copiona: quando il discepolo supera il maestro

L'intero partito, quello che doveva prima dividere l'Italia, poi rinnovarla e migliorarla, è pronto per implodere. Centinaia di migliaia di euro per pagare la bella viva del Trota (Renzo Bossi ) che a quanto pare trota non era ma Principe, come risulta dalle intercettazioni.
Bella vita, belle auto, viaggi ed addirittura pare gli abbiano comprato anche il diploma, quello famoso e tanto discusso.
Renzo Bossi, il Trota, imposto dal Senatur come Consigliere Regionale (eletto raccogliendo i voti, suoi e del padre) è il figlio, quindi l'inizio di una vita ma a quanto pare sta diventando la fine della storia politica di Bossi e famiglia.
Quella scelta di imporre il figlio segnò la fine della tregua, all'interno della Lega, verso il Capo. Lì cominciarono gli scricchiolii, i malumori, i dissensi pubblici.
Da una parte Berlusconi inseriva a tutti i costi la Minetti, dall'altra Bossi candidava e faceva eleggere il figlio: l'inizio della fine per entrambi.
E la delusione è doppia se non tripla verso uno che doveva prima prendere a cannonate l'Italia da Piacenza Nord in giù, poi sembrava averla conquistata per cambiarla democraticamente, ma poi piano piano su quelle odiate poltrone di Roma ci si è trovato bene, anzi benissimo.
Bossi ha sempre accusato Roma Ladrona dimenticandosi, da sempre, i ladri che aveva in casa.
Ricordo che incontrammo l'Umberto a Ponte di Legno, fuori dalla Piscina, ed era il 1994 o 1995. Io e mio padre ci avvicinammo e mio babbo, gentilmente, gli sottolineò come la corruzione c'era anche al Nord, nelle aziende, negli ospedali, grazie a certi imprenditori che per vendere corrompono di tutto e di più. Bossi, dapprima quieto, vedendo radunarsi attorno gente si alzò ed inveì contro mio padre, che aveva visto per la prima volta, dicendogli: "voi democristiani la prenderete nel culo senza vaselina".
Ce ne andammo ed io, giovane elettore ai primi voti, decisi che mai e poi mai avrei dato il voto ad un animale del genere, maleducato nei confronti di mio padre e di una persona che aveva visto per la prima volta.
Non mi interessa oggi ballare sul suo cadavere (politico) che sta scorrendo sul fiume della politica, la mia rivincita l'ho avuta ad ogni elezione non votandolo e non facendolo votare.
Bossi, rimanendo per tanti anni a Roma, ha contribuito a peggiorare l'Italia ed il sistema politico nazionale migliorando solo il suo conto in banca e favorendo famigliari ed amici: un federalismo famigliare nel senso stretto dei termini.
Giorgio Gibertini Jolly


Vince oltre un milione di euro ma si annoia e torna a lavorare da McDonald's

Io da McDonald's ci vado spesso, ma in Italia. Se fossi in Galles ci andrei di più per poterlo incontrare e stringergli la mano. Parlo del nostro sorriso appetitoso di oggi: Luke Pittard. Nel 2006 aveva vinto 1,3 milioni di sterline (1,6 milioni di euro) alla lotteria, ma dopo i viaggi e gli ozi goduti per un po', Luke (nella foto) ha deciso di tornare a lavorare da McDonald's a Cardiff (Galles), a 7,5 euro all'ora, perché gli mancavano i suoi compagni di lavoro e perché "ti puoi riposare solo per un tanto". Tutti pensano che io sia pazzo" - ha dichiarato il 25enne Luke al Daily Mirror nel primo giorno in cui è tornato a fare hamburger e patatine. "Ma io rispondo che la vita va oltre i soldi. Mi piaceva lavorare da McDonald's prima di diventare milionario, e sono contento di esserci tornato. Sono giovane e un pò di lavoro non ha mai fatto male a nessuno".
Anche io farei lo stesso. Il lavoro nobilita l'uomo e poi, diciamocelo, lavorare con un bel gruzzoletto in banca è molto bello e si sta più sereni la prima, la seconda, la terza ed anche la quarta settimana.
Buon lavoro e buongiorgio

SETTIMANA SANTA: Giovedì; li amò sino alla fine

Vangelo Gv 13, 1-15
Li amò sino alla fine

Dal vangelo secondo Giovanni
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».




PS: domani pubblicheremo alle 14.50, appena prima delle tre del pomeriggio, l'ora santa della morte di Gesù. In tanti posti di lavoro ci si fermava per qualche minuto.