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10/04/12
Stanno arrivando le macchine di Google Street View: chiudetevi in casa!!!
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buongiorgio
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Buongiorgio
Dove eravate quando le macchine coperte di fotocamere digitali di Google sono passate per la vostra via? Io riesco a vedere casa mia. Manca il canestro ma per il resto c'è tutto. Ho anche individuato la mia auto dove era parcheggiato. Di che cosa sto parlato?
Google ha chiamato “Street View” il suo sistema di mappe realistiche che permettono di vedere una città come se si fosse nelle sue strade. Ma secondo molti, somiglia di più a “Candid Camera”. A San Francisco, si possono vedere un uomo che si mette le dita nel naso, un altro che porta fuori la spazzatura, e unaltro ancora che sta scalando l’esterno di un edificio, forse per divertimento o forse con obiettivi più sinistri. Lungo l’autostrada per la stanford University, c’è una coppia di studenti che prendono il sole seminudi e non mancano neppure uomini (e donne) che entrano o escono da Sexy Shop o da locali di spogliarello. Il problema è che tutte queste immagini prese ad “altezza strada” sono sufficientemente definite da permettere di identificare le persone in questione, sollevando problemi di privacy, e qualcuno inizia a chiedersi se Google non sia andato troppo oltre nel cercare di rendere il mondo più accessibile e trasparente: Google si difende dicendo che non c’è nulla di strano nelle immagini che hanno raccolto, che permettono di vedere quello vedrebbe chiunque viaggi in una città. “Immagini di questo tipo, con gli stessi ‘problemi’ sono già diffuse in un’ampia varietà di formati”, spiega Megan Quinn, portavoce di Google. Google permette di richiedere la rimozione o la modifica di foto che permettano di identificare persone che non lo desiderino. “Ma sono arrivate molte poche richieste in questo senso”.
Attenzione quando mettete fuori il naso oggi...sembra sia in corso un aggiornamento in 3D di Strett View....
Buongiorgio
09/04/12
L'affondamento del Titanic dovuto ad un errore del timoniere
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Storia
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Redazione Frews
Non l’eccessiva velocità, come si ripete da decenni, ma una manovra errata del timoniere sarebbe stata all’origine della sciagura del Titanic, costata la vita ad oltre 1500 passeggeri. Dopo la teoria, sostenuta da Robin Gardiner, secondo cui dietro l’affondamento del transatlantico vi sarebbe stata addirittura una frode assicurativa, e dopo le voci che vogliono la nave della White Star Line silurata dal missile d’un sommergibile, ecco un’altra verità alternativa alla versione ufficiale. A parlare questa volta è Lady Louise Patten, nipote di Charles Lightoller, secondo ufficiale del Titanic sopravvissuto alla sciagura, il quale avrebbe raccontato apertamente, tra le mura domestiche, una storia un po’ diversa da quella del gigantesco iceberg sbucato da nulla e impossibile da evitare per una nave di 270 metri ma provvista d’un timone, com’è stato accertato, troppo piccolo e inefficiente.
Secondo Lady Patten il Titanic sarebbe affondato perché Hitchins, il timoniere, quando il primo ufficiale William Murdoch avvistò l'iceberg e diede l'ordine di virare, preso totalmente dal panico girò la nave dalla parte sbagliata. Una versione, questa, che sarebbe stata tenuta volutamente nascosta fino ad oggi per ragioni, manco a dirlo, economiche: se resa nota a ridosso del disastro avrebbe infatti mandato sul lastrico la compagnia White Star Line, proprietaria della nave. Anche perché in prima classe, a bordo del transatlantico in quel fatidico aprile 1912, i potenti non mancavano: c’erano il milionario John Jacob Astor e consorte, la contessa di Rothes, il colonnello Archibald Gracie, l’attrice Dorothy Gibson, il ricchissimo Benjamin Guggenheim, la stilista Lady Lucile Duff Gordon, i coniugi Strauss, proprietari dei magazzini Macy's. La crème de la crème, insomma. La tesi dell’errore umano, dunque, appare credibile. A differenza di tutta una serie di leggende che, per quanto curiose, rimangono tali e del tutto prive di riscontri probatori.
La più assurda tra queste vuole che non solo l’affondamento, ma pure la stessa costruzione del Titanic sia stata oggetto di un complotto. Dietro al quale ci sarebbero stati i Gesuiti, interessati, con la complicità di Edward Smith, Capitano della nave a sua volta affiliato alla setta assassina, a togliere di mezzo i già citati potenti Astor, Guggenheim e Strauss, tutti scomodi oppositori della Federal Reserve System, che sarebbe stato istituito di lì a poco, nel dicembre 1913. E che avrebbe aiutato finanziariamente i Gesuiti, guarda un po’, ad accendere la miccia della Prima Guerra Mondiale. Ora, non occorre esser estimatori dei gesuiti per capire quanto queste siano fandonie galattiche, che nemmeno il più ispirato Dan Brown avrebbe potuto inventare.
Tuttavia, se non dei misteri veri e propri, quanto meno delle ombre e delle coincidenze curiose, nella tragedia del Titanic, ci sono. Il primo dei misteri riguarda una nave fantasma che numerosi naufragi del transatlantico videro all’orizzonte la notte dell’affondamento senza che questa, inspiegabilmente, accorresse a prestare loro soccorso. E dire che pareva vicina, molto vicina. Tanto che gli ufficiali Boxhall e Rowe tentarono di inviare segnali dapprima col faro e poi coi razzi. Tutto inutile: la misteriosa imbarcazione rimase lontana e indifferente. Gli storici son convinti che si trattasse della nave Californian, che in quelle ore notturne pare sostasse nei paraggi a macchine ferme per timore dei ghiacci. E le ragioni per cui quella nave non si mosse verso il Titanic sarebbero due: l’oggettiva impossibilità di stabilire contatti, dovuta al sonno dell’operatore radio della Californian, stremato dalle dodici ore lavorative quotidiane, e il mancato riconoscimento delle segnalazioni lanciate anche via razzo dal transatlantico in difficoltà.
Dal momento però che i razzi partiti dal Titanic avrebbero dovuto essere assolutamente visibili, la mancata risposta della Californian si può spiegare solo in due modi: o, come qualcuno suppone ricordando come i razzi in questione fossero colorati e non bianchi, l’allarme lanciato dalla nave della White Star Line è stato scambiato per un’esibizione pirotecnica, oppure la nave misteriosa era un’altra. Pare, a questo proposito, che nel corso degli anni molte persone si siano fatte avanti dichiarando d’essere state, quella notte, a bordo della misteriosa nave, il Samson, un veliero norvegese che pare stesse navigando illegalmente nell'area. Ma la verità sulla nave misteriosa, di fatto, pare ormai irraggiungibile.
Quanto alle coincidenze, la più impressionante riguarda una premonizione del disastro scritta con quattordici di anticipo; nel 1898 uscì un romanzo dal titolo Futility, or the Wreck of the Titan, nel quale l’autore, Morgan Robertson, descrisse la storia di un transatlantico, il Titan, considerato inaffondabile, che nel mese di aprile finì in rotta di collisione con un iceberg nel Nord Atlantico per poi affondare in poche ore nottetempo. Le coincidenze non finiscono qui: Robertson descrisse il Titan come una nave di 45.000 tonnellate (quelle del Titanic erano 46.328), provvista di 3 eliche (come quelle del Titanic), in grado di navigare a 25 nodi (il Titanic raggiungeva i 24) e penalizzata (come il Titanic) da un numero insufficiente di scialuppe. Impressionante, vero?
Ma la verità sull’affondamento del Titanic, sulla quale circolano, oltre a quelle ricordate, altre affascinanti leggende, è un’altra, ed è quella raccontata Lady Louise Patten. Almeno in parte. Perché l’errore umano più grande non è stato commesso né dal timoniere Hitchins, né da Lightoller o da altri marinai del transatlantico. Il vero errore è stato un altro. E cioè costruire un colosso d’acciaio lungo come tre campi da calcio e crederlo inaffondabile. La presunzione umana, è stata questa la prima ragione per cui quell’incredibile imbarcazione, ancora prima di salpare da Southampton, aveva in qualche modo il destino già segnato. Quel giorno, alla partenza dalla costa inglese, un marinaio della nave disse alla signora Caldwell, una passeggera:”Nemmeno Dio potrebbe fare affondare questa nave”. Quattro giorni dopo, quel marinaio, cambiò idea.
Giuliano Guzzo
Secondo Lady Patten il Titanic sarebbe affondato perché Hitchins, il timoniere, quando il primo ufficiale William Murdoch avvistò l'iceberg e diede l'ordine di virare, preso totalmente dal panico girò la nave dalla parte sbagliata. Una versione, questa, che sarebbe stata tenuta volutamente nascosta fino ad oggi per ragioni, manco a dirlo, economiche: se resa nota a ridosso del disastro avrebbe infatti mandato sul lastrico la compagnia White Star Line, proprietaria della nave. Anche perché in prima classe, a bordo del transatlantico in quel fatidico aprile 1912, i potenti non mancavano: c’erano il milionario John Jacob Astor e consorte, la contessa di Rothes, il colonnello Archibald Gracie, l’attrice Dorothy Gibson, il ricchissimo Benjamin Guggenheim, la stilista Lady Lucile Duff Gordon, i coniugi Strauss, proprietari dei magazzini Macy's. La crème de la crème, insomma. La tesi dell’errore umano, dunque, appare credibile. A differenza di tutta una serie di leggende che, per quanto curiose, rimangono tali e del tutto prive di riscontri probatori.
La più assurda tra queste vuole che non solo l’affondamento, ma pure la stessa costruzione del Titanic sia stata oggetto di un complotto. Dietro al quale ci sarebbero stati i Gesuiti, interessati, con la complicità di Edward Smith, Capitano della nave a sua volta affiliato alla setta assassina, a togliere di mezzo i già citati potenti Astor, Guggenheim e Strauss, tutti scomodi oppositori della Federal Reserve System, che sarebbe stato istituito di lì a poco, nel dicembre 1913. E che avrebbe aiutato finanziariamente i Gesuiti, guarda un po’, ad accendere la miccia della Prima Guerra Mondiale. Ora, non occorre esser estimatori dei gesuiti per capire quanto queste siano fandonie galattiche, che nemmeno il più ispirato Dan Brown avrebbe potuto inventare.
Tuttavia, se non dei misteri veri e propri, quanto meno delle ombre e delle coincidenze curiose, nella tragedia del Titanic, ci sono. Il primo dei misteri riguarda una nave fantasma che numerosi naufragi del transatlantico videro all’orizzonte la notte dell’affondamento senza che questa, inspiegabilmente, accorresse a prestare loro soccorso. E dire che pareva vicina, molto vicina. Tanto che gli ufficiali Boxhall e Rowe tentarono di inviare segnali dapprima col faro e poi coi razzi. Tutto inutile: la misteriosa imbarcazione rimase lontana e indifferente. Gli storici son convinti che si trattasse della nave Californian, che in quelle ore notturne pare sostasse nei paraggi a macchine ferme per timore dei ghiacci. E le ragioni per cui quella nave non si mosse verso il Titanic sarebbero due: l’oggettiva impossibilità di stabilire contatti, dovuta al sonno dell’operatore radio della Californian, stremato dalle dodici ore lavorative quotidiane, e il mancato riconoscimento delle segnalazioni lanciate anche via razzo dal transatlantico in difficoltà.
Dal momento però che i razzi partiti dal Titanic avrebbero dovuto essere assolutamente visibili, la mancata risposta della Californian si può spiegare solo in due modi: o, come qualcuno suppone ricordando come i razzi in questione fossero colorati e non bianchi, l’allarme lanciato dalla nave della White Star Line è stato scambiato per un’esibizione pirotecnica, oppure la nave misteriosa era un’altra. Pare, a questo proposito, che nel corso degli anni molte persone si siano fatte avanti dichiarando d’essere state, quella notte, a bordo della misteriosa nave, il Samson, un veliero norvegese che pare stesse navigando illegalmente nell'area. Ma la verità sulla nave misteriosa, di fatto, pare ormai irraggiungibile.
Quanto alle coincidenze, la più impressionante riguarda una premonizione del disastro scritta con quattordici di anticipo; nel 1898 uscì un romanzo dal titolo Futility, or the Wreck of the Titan, nel quale l’autore, Morgan Robertson, descrisse la storia di un transatlantico, il Titan, considerato inaffondabile, che nel mese di aprile finì in rotta di collisione con un iceberg nel Nord Atlantico per poi affondare in poche ore nottetempo. Le coincidenze non finiscono qui: Robertson descrisse il Titan come una nave di 45.000 tonnellate (quelle del Titanic erano 46.328), provvista di 3 eliche (come quelle del Titanic), in grado di navigare a 25 nodi (il Titanic raggiungeva i 24) e penalizzata (come il Titanic) da un numero insufficiente di scialuppe. Impressionante, vero?
Ma la verità sull’affondamento del Titanic, sulla quale circolano, oltre a quelle ricordate, altre affascinanti leggende, è un’altra, ed è quella raccontata Lady Louise Patten. Almeno in parte. Perché l’errore umano più grande non è stato commesso né dal timoniere Hitchins, né da Lightoller o da altri marinai del transatlantico. Il vero errore è stato un altro. E cioè costruire un colosso d’acciaio lungo come tre campi da calcio e crederlo inaffondabile. La presunzione umana, è stata questa la prima ragione per cui quell’incredibile imbarcazione, ancora prima di salpare da Southampton, aveva in qualche modo il destino già segnato. Quel giorno, alla partenza dalla costa inglese, un marinaio della nave disse alla signora Caldwell, una passeggera:”Nemmeno Dio potrebbe fare affondare questa nave”. Quattro giorni dopo, quel marinaio, cambiò idea.
Giuliano Guzzo
Italia: tutto questo rigore danneggia le imprese e le famiglie
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economia
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Redazione Frews
A fine anno l’Italia rischia di avere il 10% di disoccupati, con il 40% tra i giovani, mentre diventa sempre più insopportabile la pressione fiscale che vede insieme le addizionali locali sulla casa, i rincari di carburanti e bollette che prosciugano il potere d’acquisto e i risparmi delle famiglie. Non c’era bisogno di andare a Seul o a Pechino per comprendere che un Paese come il nostro non potrà sopportare oltre un doppio attacco che colpisce gli immobili e i piccoli patrimoni, da sempre due fondamentali risorse del sistema economico familiare. Lo sforzo del premier nel viaggio intercontinentale è stato il richiamo agli investitori stranieri per venire da noi. Ma perché, in una Italia tanto flagellata dalle tasse, dalla scarsa occupazione, da una improbabile legislazione sul lavoro, le imprese estere dovrebbero investire quando le nostre imprese (almeno quelle che possono) fuggono all’estero? Non pare sufficiente quel proclama di Monti che ha annunciato al rientro “La fine della crisi nell’Eurozona, anche per merito dell’Italia”. Anche se fosse vero, del tutto o almeno in parte, il disagio sociale che stiamo vivendo misura la distanza dei tecnici rispetto alla percezione reale di un profondo malessere.
In fondo si nasconde qui una grande opportunità dei partiti per recuperare credibilità nel riavvicinarsi alla sensibilità dei cittadini. Debbono aiutare il governo nella emergenza, ma evitare che il disagio sociale sommato alle incertezze sul futuro, si trasformi in qualcosa di peggio. In particolare il Popolo della Libertà che rappresenta i moderati, laici e cattolici, riformisti e liberali, può rivendicare il diritto ad una svolta per un’Italia che – per salvarsi in Europa – finisce schiacciata da tasse, disoccupazione e una crescita sempre di là da venire. Il nostro rigore, quello che ci ha salvato da un baratro, non deve rischiare di farci precipitare in un altro. Con realismo e senza troppa malizia, accanto alle difficoltà di Spagna e Portogallo, di Grecia e Irlanda e ormai persino di Olanda e Austria, non si può non notare che una sola “regina” brilla nel continente: la Germania. Noi siamo ai massimi della disoccupazione negli ultimi 12 anni, loro sono scesi al 6,7 e sono riusciti ad aumentare gli stipendi pubblici e privati. I tecnici possono permettersi di non spiegare questo piccolo miracolo che non può avere solo ragioni economiche, noi abbiamo il diritto dovere di farlo.
In fondo si nasconde qui una grande opportunità dei partiti per recuperare credibilità nel riavvicinarsi alla sensibilità dei cittadini. Debbono aiutare il governo nella emergenza, ma evitare che il disagio sociale sommato alle incertezze sul futuro, si trasformi in qualcosa di peggio. In particolare il Popolo della Libertà che rappresenta i moderati, laici e cattolici, riformisti e liberali, può rivendicare il diritto ad una svolta per un’Italia che – per salvarsi in Europa – finisce schiacciata da tasse, disoccupazione e una crescita sempre di là da venire. Il nostro rigore, quello che ci ha salvato da un baratro, non deve rischiare di farci precipitare in un altro. Con realismo e senza troppa malizia, accanto alle difficoltà di Spagna e Portogallo, di Grecia e Irlanda e ormai persino di Olanda e Austria, non si può non notare che una sola “regina” brilla nel continente: la Germania. Noi siamo ai massimi della disoccupazione negli ultimi 12 anni, loro sono scesi al 6,7 e sono riusciti ad aumentare gli stipendi pubblici e privati. I tecnici possono permettersi di non spiegare questo piccolo miracolo che non può avere solo ragioni economiche, noi abbiamo il diritto dovere di farlo.
Di Paolo
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Per la prima volta la Settimana Santa del Papa è stata trasmessa in Perù
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chiesa
Pubblicato da
Redazione Frews
La Conferenza Episcopale del Perù informa, attraverso un comunicato giunto all'Agenzia Fides, della vasta copertura mediatica che ha avuto quest'anno in Perù le celebrazioni della Settimana Santa presiedute dal Santo Padre. Diversi canali televisivi in chiaro hanno infatti programmato la trasmissione in diretta delle celebrazioni presiedute dal Papa a Roma. Prima di quest'anno solo a poche persone in Perù era data la possibilità di seguire, via cavo o a pagamento, qualche trasmissione dei riti della Settamana Santa trasmessi da Rai International. Tra i canali che hanno inserito nella loro programmazione la trasmissione dei riti pasquali da Roma, c'è la ATV - Canal 9, che ha trasmesso la tradizionale Via Crucis al Colosseo presieduta dal Papa. La rete della Global TV - Canale 13 ha mandato in onda, domenica 8 aprile, la Messa di Pasqua celebrata dal Santo Padre in San Pietro. Altri canali hanno assicurato la trasmissione delle principali celebrazioni del Triduo pasquale. Tutto questo, secondo quanto afferma la nota, avviene grazie agli accordi tra il Centro Televisivo Vaticano e tutti i paesi dell'America Latina che desiderano trasmettere le celebrazioni del Santo Padre via satellite. (CE) (Agenzia Fides, 04/04/2012)
Basterà "Fantantonio" Cassano per la rincorsa Scudetto?
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Calcio
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Redazione Frews
Ora è rincorsa scudetto. La Juve è davanti, a più uno e, vista la vittoria negli scontri diretti, ha anche il vantaggio di un eventuale pareggio che le consegnerebbe il 28esimo scudetto ai bianconeri. Il Milan oera rischia di passare da un possibile triplete ad un immeritato "zeru tituli". Eppure ci manca poco. Già martedì e mercoledì sapremo qualcosa in più. Vincere a Verona sul campo del Chievo è sempre difficile per tutti: ce la farà il Milan? La Juve gioca in casa con la Lazio che alterna ottime vittorie a prestazioni scadenti: che succederà? Io non capisco solo perchè il Milan deve sempre giocare prima della Juve permettendo si bianconeri di poter gestire la partita sapendo già il risultato dei diretti concorrenti allo scudetto: come mai? Lo ritengo, questo e non altre cose, un piccolo vantaggio per la squadra di Torino ma non voglio appellarmi ad alibi.
E' tornato Cassano e nei soli dieci minuti a disposizione (perché ad Allegri non hanno ancora spiegato che i cambi si possono anche fare prima) ha fatto un paio di giocate interessanti. Finalmente potrà Fantantonio tornare a fare il finalizzatore ed Ibra il realizzatore, come ad inizio stagione, quanto tutto andava bene e potevamo sperare in qualcosa di più oltre al campionato.
Ridico quello che ho detto ad inizio campionato: spero in altri due anni di scudetto per appiccicarci al petto la seconda stella poi, per la champions, ci penseremo più avanti con un'altra squadra e magari con un altro allenatore.
Diavoletto Buono
E' tornato Cassano e nei soli dieci minuti a disposizione (perché ad Allegri non hanno ancora spiegato che i cambi si possono anche fare prima) ha fatto un paio di giocate interessanti. Finalmente potrà Fantantonio tornare a fare il finalizzatore ed Ibra il realizzatore, come ad inizio stagione, quanto tutto andava bene e potevamo sperare in qualcosa di più oltre al campionato.
Ridico quello che ho detto ad inizio campionato: spero in altri due anni di scudetto per appiccicarci al petto la seconda stella poi, per la champions, ci penseremo più avanti con un'altra squadra e magari con un altro allenatore.
Diavoletto Buono
08/04/12
IL GIORNO PRIMO E L'OTTAVO: Pasqua di risurrezione.
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il giorno primo e l'ottavo
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don alberto
Dal vangelo secondo Marco
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.
Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.
Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"».
Buona Pasqua a tutti!
07/04/12
Dal mistero pasquale la verità sull’uomo
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religio
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Andrea Menegotto
Nell’inno cristologico contenuto nella Lettera di San Paolo
ai Filippesi (2,5-11) – che i biblisti ritengono essere uno dei più antichi
inni liturgici della Chiesa primitiva – si afferma che Cristo, «pur essendo di
natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma
spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli
uomini».
SETTIMANA SANTA: Sabato, giorno del Silenzio
Pubblicato da
don alberto
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
06/04/12
SETTIMANA SANTA: Venerdì: Donna, ecco tuo figlio!
Pubblicato da
don alberto
Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 25-42).
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
Sarajevo: vent'anni dopo un concerto davanti a 11.541 sedie vuote
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Redazione Frews
A venti anni dalla guerra in Bosnia, Sarajevo ricorda le vittime del sanguinoso assedio alla città. Per commemorare i morti, le autorità cittadine hanno organizzato un concerto davanti a 11.541 sedie rosse vuote, l'esatto numero delle vittime dell'attacco alla capitale bosniaca da parte delle forze serbobosniache e dell'esercito jugoslavo.
Le sedie rosse sono state raccolte in 825 file lungo la principale arteria della città il Viale Maresciallo Tito. Tra il 1992 e il 1995 la popolazione di Sarajevo visse costantemente esposta al fuoco dei cecchini, ai bombardamenti, agli attentati, tagliata fuori dai rifornimenti di generi alimentari, medicinali, acqua ed elettricità, completamente dipendente dagli aiuti umanitari internazionali. Oltre ai circa 11mila morti, l'assedio provocò decine di migliaia di feriti, e distruzioni.
La guerra civile a Sarajevo scoppiò dopo la proclamazione di indipendenza, il 3 marzo 1992. Il 5 aprile i cecchini aprirono il fuoco contro una folla di circa 50mila persone che si era riunita davanti al parlamento per manifestare a favore della pace. La città fu circondata dalle forze serbe che si posizionarono sulle colline circostanti. A partire dal mese di maggio di quell'anno iniziò il blocco di sarajevo che fu tagliata fuori dal mondo esterno.
Le sedie rosse sono state raccolte in 825 file lungo la principale arteria della città il Viale Maresciallo Tito. Tra il 1992 e il 1995 la popolazione di Sarajevo visse costantemente esposta al fuoco dei cecchini, ai bombardamenti, agli attentati, tagliata fuori dai rifornimenti di generi alimentari, medicinali, acqua ed elettricità, completamente dipendente dagli aiuti umanitari internazionali. Oltre ai circa 11mila morti, l'assedio provocò decine di migliaia di feriti, e distruzioni.
La guerra civile a Sarajevo scoppiò dopo la proclamazione di indipendenza, il 3 marzo 1992. Il 5 aprile i cecchini aprirono il fuoco contro una folla di circa 50mila persone che si era riunita davanti al parlamento per manifestare a favore della pace. La città fu circondata dalle forze serbe che si posizionarono sulle colline circostanti. A partire dal mese di maggio di quell'anno iniziò il blocco di sarajevo che fu tagliata fuori dal mondo esterno.
Via Crucis scritta al ritorno da uno dei miei viaggi in Bosnia
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chiesa
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Buongiorgio
1 Stazione: Gesù condannato a morte
Ti vedo, Signore, condannato sul volto triste di ogni fratello di Mostar, sugli occhi spenti di quei ragazzi che guardano senza speranza al futuro. Perché tutta questa gente è condannata a vivere in guerra, è condannata a stare sotto le bombe e nel mirino vigile ed attento del cecchino nemico? Perché tutta questa gente è condannata a vedere la propria casa in fiamme, gli amici morire per la strada, il vicino di casa rinnegare i passati legami? Signore ti prego per questi fratelli innocenti che anche oggi dovranno imparare a vivere con una ingiusta condanna.2 Stazione: Gesù è caricato della Croce
Ti vedo, Signore, nel passo pesante di ogni fratello di Mostar. Ti vedo nella stanchezza di una madre che carica sulle sue spalle i sacchetti della spesa; ti vedo nel soldato che controvoglia prende il fucile e si dirige al fronte. Perché questo enorme peso da portarsi dietro tutto il giorno? Perché questi ragazzi devono vivere e vedere la terribile guerra che grava sulle loro spalle e su quello che sarà di questa terra benedetta in un domani di Pace?
3 Stazione: Gesù cade la prima volta
Quando iniziò questa guerra Mostar cadde la prima volta ma pian piano, piano piano, come ci insegnasti Tu, o Signore, seppe rialzarsi e la gente continuò a vivere, continuò ad andare avanti, animata dalla speranza per domani. Ma quanti bambini oggi cadono inciampando nelle buche tracciate dalle bombe? Quante mamme rallentano il passo davanti a case distrutte che ostacolano il passaggio?
4 Stazione: Gesù incontra sua Madre
Ecco perché terra Benedetta! Ecco l’Ancella che ha stabilito la sua sede nella vicina Medugorje. Maria, Madre di tutti gli uomini, è venuta incontro a questa gente prima dello scoppio della guerra. Maria è scesa tra questa gente e continua a scendere incontro ai suoi figli, lungo la via che li porta al fronte, al mercato, all’ospedale, al giardino diventato cimitero. Maria la Madre non si dimentica dei propri figli di Mostar. Maria come la nostra Mamma.
5 Stazione: Gesù aiutato dal Cireneo
Permettimi, o Signore, una piccola presunzione . Permettimi una lacrima per questi fratelli di Mostar. Permettimi un ringraziamento per tutti i volontari che tengono in vita questa città e tutta la ex Jugoslavia. Permettimi un richiamo a questa gente comune, atea e di tutte le religioni, studenti e lavoratori, pensionati e giovani, nonne e papà. Permettimi di ringraziare questi Cireneo che si staccando dalla folla indifferente e si buttano, di persona, sulla strada per Mostar, rischiando la vita, donando tempo ed amore. Grazie, o Signore, perché grazie alla tua Divina Provvidenza ed alle intercessioni della Vergine Maria, hai creato questo esercito di volontari, esercito della Pace che va oltre le Parole e che concretizza i pensieri di amore.
6 Stazione: la Veronica asciuga il volto di Gesù.
Quanti piccoli gesti lasciano un segno sotto il cielo di Mostar. La Veronica è una infermiera che adagia, con amore, una garza su una ferita di guerra. Gesti semplici che cambiano la vita sia per chi dona sia per chi riceve. La Veronica allunga un Uni-Posca a chi non l’ha mai visto. Gesti semplici, premiati da un sorriso che rompe il silenzio, un silenzio di guerra.
7 Stazione: Gesù cade per la seconda volta
Ma la guerra è continuata e man mano diventa più pesante e più dura da superare. Perché la guerra? E’ quello che si chiedono i ragazzi di Mostar che vanno a scuola assieme, qualunque sia la loro fede o la loro origine, mentre al fronte i loro papà si sparano contro. La guerra è continua e la speranza comincia a finire. Quando uno schieramento è in Pace non c’è tregua tra gli altri due e… il ciclo continua.
8 Stazione: Gesù incontra le Pie Donne
Ancora oggi ci ripeti: “Non piangete per me ma sui vostri figli!”. Pie donne di Bosnia, pie donne di Mostar. Piangete sui mali subiti, piangete per il marito ammazzato, per l’identità femminile violata, per il figlio al fronte, per la figlia rapita. Piangete perché contro di voi l’uomo si è mostrato terribile. Piangete per quelle donne che si sono fatte trascinare in questo labirinto di guerra e si sono trasformate in terribili macchine di tortura. Piangete, donne di Bosnia, sui vostri figli che crescono tra le bombe e domani dovranno imparare a perdonare.
9 Stazione: Gesù cade per la terza volta.
La strada per il Calvario è sempre più ripida e Tu, o Signore, cedi ancora alla stanchezza e ti adagi al suolo. Chissà se da lì in basso, alzando il capo, hai visto già la cima del monte e la Croce ad attenderti? Chissà quanti fratelli di Mostar non vivono più di speranza e nel futuro vedono solo la morte ad attenderli? La morte dietro l’angolo, in fondo alla via, tra le mura di casa. Niente protegge e non si può scappare.
10 Stazione: Gesù è spogliato delle sue vesti
Ti tolgono tutto, o Signore, come a tante famiglie innocenti è stata tolta la casa, come ai bambini è stata tolta la speranza ed una penna per scrivere le proprie impressioni, come ai giovani sono stati tolti i sogni per il futuro ed è stato regalato un fucile, come a tante donne sono stati tolti i vestiti per una guerra peggiore. Maria Madre Nostra, proteggi questi tuoi figli nudi di fronte alla vita, nudi di fronte a questa triste realtà, nudi di fronte alla guerra, nudi di fronte al nemico.
11 Stazione: Gesù è inchiodato alla Croce
Tutta questa gente è inchiodata alla realtà, sono chiusi in ogni direzione e non possono fuggire. Gesù, sentono anche loro un senso di impotenza. Vorrei che capissimo che, anche grazie a questi innocenti, inchiodati alla guerra di Mostar, noi ci salveremo.
12 Stazione: Gesù Muore in Croce
Per i bambini nati e non ancora nati, per le donne, per gli uomini, per i nonni e le nonne, per i bellissimi ragazzi e le bellissime ragazze, giovani, per i serbi, i croati ed i bosniaci.
13 Stazione: Gesù è deposto dalla Croce
Come un uomo colpito da un cecchino e stramazzato in mezzo alla strada, c’è chi viene a raccogliere il tuo corpo, o Signore, per donarti giusto riposo. Prego per tutte le madri che si sono trovate tra le braccia il corpo esanime dei figli. Prego per chi ha visto morire i compagni di scuola, i compagni di lavoro, gli amici del mare. Prego per chi ha raccolto questi corpi in una degna casa, nel giardino della cittadino di Mostar.
14 Stazione: Gesù è deposto nel Sepolcro
Nella città di Mostar, nei giardini della città di Mostar, ora riposano in Pace tutti questi innocenti che hanno concluso la Via del Calvario. Riposano vicini, affiancati come una volta, passeggiando assieme nei ricordi della gente come quando c’era solo Jugoslavia. E chissà se sottoterra, veramente, non si prendono per mano.
Giorgio Gibertini Jolly
Aiutare le famiglie e le imprese per uscire dalla recessione
Categorie:
economia,
Politica
Pubblicato da
Redazione Frews
La recessione si fa sentire in tutto il Paese e in tutti i settori. Le famiglie sono costrette a risparmiare sempre meno e le imprese registrano ormai pochissimi profitti: in tutti e due i casi, gli indici sono tornati addirittura ai livelli più bassi di 17 anni addietro, ai livelli del 1995. Anche i dati di un osservatorio internazionale prestigioso come l'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, confermano che l'Italia è in recessione già dall'ultimo trimestre dello scorso anno. Anzi, quel dato relativo al Pil, il prodotto interno lordo che misura la ricchezza nazionale, è non solo negativo (meno 0,7 per cento) ma addirittura al di sotto della media dei Paesi più sviluppati.
Tutti si aspettano, da un lato, un piano dettagliato e organico per la ripresa dell'economia e, dall'altro, la apertura dei rubinetti del credito alle famiglie e alle imprese che stanno soffocando in modo tale da rimettere in moto produzione e investimenti. Una lunga serie di mozioni e di ordini del giorno al Senato e alla Camera presentata dai rappresentanti del Popolo della Libertà mette in luce l'alto livello di preoccupazione per la stretta del credito. I parlamentari del Pdl lanciano proposte operative. Per esempio, una iniziativa su scala europea perché siano riservate misure "di favore" alle piccole e medie imprese. Oppure, un'altra iniziativa, sempre in tutta Europa, per far sì che vengano liquidati in tempi accettabili alle aziende i crediti dovuti da parte della pubblica amministrazione. Siamo in sostanza di fronte al tentativo di passare questo problema rovente, e non ancora risolto in Italia, nelle mani dell'Unione Europea, in nome non solo ed esclusivamente del rigore ma anche della crescita e dello sviluppo.
All'Europa si fa ricorso anche per chiedere che le banche siano liberate dall'obbligo di calcolare i titoli di Stato in loro possesso al prezzo di mercato e non a quello di acquisto oppure al valore nominale. In questo modo si potrebbero avere più risorse a disposizione del credito alle imprese. E l'iniziativa è ancora più importante se si pensa che l'anno scorso, annata nera, i primi tredici gruppi bancari del nostro Paese hanno segnato perdite per 26 miliardi di euro.
Purtroppo abbiamo davanti agli occhi l'esempio della Spagna che è stata sospinta dalla recessione nella spirale di una crisi sempre peggiore. Tanto che la disoccupazione ha superato abbondantemente il venti per cento, mentre la produzione industriale langue e crolla la fiducia nel futuro. In Italia gli indici sono molto migliori e la nostra struttura è più solida ma resta il problema degli investimenti praticamente bloccati. E senza nuove iniezioni di liquidità non si creano nuove occasioni di lavoro.
Molti pensano che i tempi siano ormai ridotti: se non si interviene al più presto con un piano di grandi opere o di progetti pubblici locali su scala nazionale, se non si rimette in moto il circolo virtuoso dell'economia, avremo nuovi problemi sui mercati finanziari, nonostante la politica di rigore. Le avvisaglie vengono già dalla risalita costante dello "spread" dei titoli di Stato italiani verso quelli tedeschi.
Di Paolo
Tutti si aspettano, da un lato, un piano dettagliato e organico per la ripresa dell'economia e, dall'altro, la apertura dei rubinetti del credito alle famiglie e alle imprese che stanno soffocando in modo tale da rimettere in moto produzione e investimenti. Una lunga serie di mozioni e di ordini del giorno al Senato e alla Camera presentata dai rappresentanti del Popolo della Libertà mette in luce l'alto livello di preoccupazione per la stretta del credito. I parlamentari del Pdl lanciano proposte operative. Per esempio, una iniziativa su scala europea perché siano riservate misure "di favore" alle piccole e medie imprese. Oppure, un'altra iniziativa, sempre in tutta Europa, per far sì che vengano liquidati in tempi accettabili alle aziende i crediti dovuti da parte della pubblica amministrazione. Siamo in sostanza di fronte al tentativo di passare questo problema rovente, e non ancora risolto in Italia, nelle mani dell'Unione Europea, in nome non solo ed esclusivamente del rigore ma anche della crescita e dello sviluppo.
All'Europa si fa ricorso anche per chiedere che le banche siano liberate dall'obbligo di calcolare i titoli di Stato in loro possesso al prezzo di mercato e non a quello di acquisto oppure al valore nominale. In questo modo si potrebbero avere più risorse a disposizione del credito alle imprese. E l'iniziativa è ancora più importante se si pensa che l'anno scorso, annata nera, i primi tredici gruppi bancari del nostro Paese hanno segnato perdite per 26 miliardi di euro.
Purtroppo abbiamo davanti agli occhi l'esempio della Spagna che è stata sospinta dalla recessione nella spirale di una crisi sempre peggiore. Tanto che la disoccupazione ha superato abbondantemente il venti per cento, mentre la produzione industriale langue e crolla la fiducia nel futuro. In Italia gli indici sono molto migliori e la nostra struttura è più solida ma resta il problema degli investimenti praticamente bloccati. E senza nuove iniezioni di liquidità non si creano nuove occasioni di lavoro.
Molti pensano che i tempi siano ormai ridotti: se non si interviene al più presto con un piano di grandi opere o di progetti pubblici locali su scala nazionale, se non si rimette in moto il circolo virtuoso dell'economia, avremo nuovi problemi sui mercati finanziari, nonostante la politica di rigore. Le avvisaglie vengono già dalla risalita costante dello "spread" dei titoli di Stato italiani verso quelli tedeschi.
Di Paolo
L'ultimo errore di Bossi: a pagare siamo noi, non tu
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Politica
Pubblicato da
Buongiorgio
"Chi sbaglia paga qualunque sia il nome che porta", e Bossi, il duro, si dimette da Segretario e viene nominato Presidente. "Il mio errore? Aver fatto entrare i figli in Politica", dice Bossi, e cerca di commuoverci. Eh no caro Umberto non ci casco perchè qui a pagare non sei tu od i tuoi figli, voi siete quelli che incassano e che hanno incassato.
A pagare siamo noi cittadini, anzitutto, che con le nostre tasse manteniamo i partiti. A pagare sono soprattutto però tantissimi giovani, che conosco, che hanno creduto giorno dopo giorno nella Lega, nei tuoi proclami, e che tutti gli anni si sono trovati sul prato di Pontida a sentire prima i tuoi monologhi interminabili poi a compiacersi dei discorsi di tanti altri che vedevano crescere e fare strada in politica. A pagare sono i veri militanti della Lega, quelli che dal partito non hanno mai preso un soldo, anzi, ce ne hanno messi per pagarsi le trasferte. A pagare sono i coetanei di tuo figlio, laureati, che gestiscono piccole imprese e che l'unica scorciatoia che prendono è quella per tornare a casa dai figli e non quella per avere il papà che gli compra un diploma e lo fa diventare Consigliere regionale con ricco stipendio e poverissimo merito. A pagare siamo tutti noi Umberto, non ci commuovi, anche se è Venerdì Santo, le sofferenze e la passione, in entrambi i sensi, sono solo le nostre
Giorgio Gibertini Jolly
La Via Crucis di Luca Martello contro Equitalia: croce di soldi
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buongiorgio
Pubblicato da
Buongiorgio
Ha un anno meno di Cristo l’artista toscano Luca Martello, partito due giorni fa da Viareggio (tunica bianca e occhi cerchiati di rosso) con l’intenzione di arrivare a Roma a piedi per manifestare contro Equitalia e le banche. Con lui porta solo un sacco a pelo e un’enorme croce rivestita di banconote. Una forma di protesta singolare, come raccontava ieri il quotidiano La Nazione, per testimoniare la situazione di oppressione fiscale che schiaccia gli italiani.
Di lui si sa solo questo, per ora: speriamo che qualcuno ci sia ad attenderlo per avere di lui più notizie e foto. Non voglio essere "blasfemo" oggi, giorno del Venerdì Santo, con questa "Via Crucis" particolare ma l'ho sentita molto mia, molto vicina a quella di tanti di noi ogni giorno.
Certo, nulla di paragonabile con quella di nostro Signore ma ad ognuno la sua Via Crucis. L'artista Martello, che non conoscevo fino a ieri, col suo gesto simbolico ci vuole salvare dall'ingiusta Equitalia. Nostro Signore, lo sappiamo e non c'è bisogno che ve lo ricordi io, col suo sacrificio ci salva dal peccato per una equa vita nell'aldilà.
Buona Via Crucis a tutti e buongiorgio
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