Primo non prendere goal all'andata, poi pensiamo al resto! Credo debba essere questo il liet motiv della doppia sfida tra Milan e Barcellona che inizierà mercoledì sera poco dopo cena: speriamo non sia indigesta. Il Barcellona è più forte di noi, anzi notevolmente più forte però, ovviamente, anche se può essere difficile da battere può essere eliminato.
Come? Col catenaccio all'italiana qui a San Siro all'andata? Beh, proprio non dico questo ma qualcosa di simile. Mercoledì è vietato prendere goals! Certo, visto anche l'infortunio di Thiago Silva, l'indisponibilità di Nesta, è molto probabile che lì dietro, e davanti ad Abbiati, giocheranno Bonera e Mexes: basteranno a fermare Messi and co?
Spero che Allegri si concentri su due partite tattiche: la prima di contenimento (un goal fuori casa normalmente pesa doppio, quando è del Barca anche triplo) e la seconda di speranza, ovvero nel tentativo di portarcela via con un pareggio con goals o con una vittoria al Camp Nou.
Credo che in questo momento tutto ciò potrebbe bastare. Non siamo all'altezza dei Blaugrana ma ancora non voglio dire: beh, siamo usciti coi più forti!
Mandiamoli a casa, interrompiamo questo stradominio del Barcellona in Europa, riprendiamoci la Coppa dalle Grandi Orecchie anche se abbiamo metà squadra in infermeria (sono così belle le infermiere a milanello???).
Primum sopravvivere...quindi non prendere goals a Milano poi philosophari, quindi provarcela con una partita "alla morte" a Barcellona.
Forza Diavolo!
Diavoletto Buono
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26/03/12
Benedetto XVI al Capezzale di Fidel Castro: tra due papi e la malattia
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Papa
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Buongiorgio
14 anni fa fu Giovanni Paolo II a visitare come Pontefice, per la prima volta, l'isola di Cuba e negli occhi abbiamo tutti le immagini di quell'evento a cominciare da un Fidel Castro in giacca e cravatta come non si era mai visto, applaudire ed assentire col capo, al discorso del vecchio e malato pontefice davanti ad un milione di persone.
Ricordo anche Fidèl sostenere con le mani il passo del Papa non badando al protocollo che vieta ogni contatto fisico col Pontefice: una immagine quasi tenera a dispetto di tutto quello che si diceva, e si dice, su Castro.
Ora Fidèl da qualche anno è malato, fuori dalla scena, giace infermo nel suo letto lottando contro la malattia per vivere mentre suo fratello Raul ha ereditato il potere ed il governo della piccola isola caraibica.
Fidel, due papi, la malattia: tre fattori che si rincorrono nel tempo scambiandosi d'abito.
Questa sera, dopo tre giorni in Messico, il Papa atterra a L'Avana (lì saranno le 14) e tutti si stanno già domandando: visiterà o no il malato Fidèl Castro?
Nessuno lo sa, riserbo assoluto su tutto ciò che non è concordato e programmato. Staremo a vedere. Io spero che Benedetto XVI vada da Fidèl non solo per provare a convertirlo (la figlia oggi su La Stampa dichiara che suo padre non si convertirà mai semplicemente per il fatto che si considera immortale) ma per portargli sollievo per il corpo e per l'anima, per visitare un malato sofferente, per provare a salvargli l'anima come ogni giorno nel mondo fanno decine di migliaia di sacerdoti e laici verso altrettante migliaia di persone malate. Insomma, per fare quello che faremmo noi se venissimo a sapere che lì vicino c'è una persona sola ed abbandonata bisognosa di conforto.
Spero anche che di tutto questo si sappia niente e che rimanga una visita privata lontano dalle televisioni e dal clamore dei media. C'è un popolo intero "malato" a Cuba in attesa del suo Papa: parliamo di Lui.
Ricordo anche Fidèl sostenere con le mani il passo del Papa non badando al protocollo che vieta ogni contatto fisico col Pontefice: una immagine quasi tenera a dispetto di tutto quello che si diceva, e si dice, su Castro.
Ora Fidèl da qualche anno è malato, fuori dalla scena, giace infermo nel suo letto lottando contro la malattia per vivere mentre suo fratello Raul ha ereditato il potere ed il governo della piccola isola caraibica.
Fidel, due papi, la malattia: tre fattori che si rincorrono nel tempo scambiandosi d'abito.
Questa sera, dopo tre giorni in Messico, il Papa atterra a L'Avana (lì saranno le 14) e tutti si stanno già domandando: visiterà o no il malato Fidèl Castro?
Nessuno lo sa, riserbo assoluto su tutto ciò che non è concordato e programmato. Staremo a vedere. Io spero che Benedetto XVI vada da Fidèl non solo per provare a convertirlo (la figlia oggi su La Stampa dichiara che suo padre non si convertirà mai semplicemente per il fatto che si considera immortale) ma per portargli sollievo per il corpo e per l'anima, per visitare un malato sofferente, per provare a salvargli l'anima come ogni giorno nel mondo fanno decine di migliaia di sacerdoti e laici verso altrettante migliaia di persone malate. Insomma, per fare quello che faremmo noi se venissimo a sapere che lì vicino c'è una persona sola ed abbandonata bisognosa di conforto.
Spero anche che di tutto questo si sappia niente e che rimanga una visita privata lontano dalle televisioni e dal clamore dei media. C'è un popolo intero "malato" a Cuba in attesa del suo Papa: parliamo di Lui.
Enel Cuore Onlus per i nostri amici di Semi Di Pace
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buongiorgio
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Buongiorgio
Spesso su Frews abbiamo raccontato che cosa fa l'associazione umanitaria Semi di Pace che,come tantissime in Italia, organizza iniziative molto concrete per aiutare il prossimo. Ora proviamo ad aiutare noi con un voto Semi di Pace. Di che si tratta?
Enel Cuore ONLUS lancia un’iniziativa on-line a tutti i colleghi Enel e delle società del Gruppo in Italia e all’estero che avranno la possibilità di votare una idea progettuale relativa a una iniziativa di solidarietà nell’ambito dell’assistenza sociale, della salute, dell’educazione e dello sport. I progetti possono essere caricati e votati in internet dal 27 febbraio al 16 Aprile. Enel Cuore da maggio a fine settembre inizierà la fase istruttoria dei 3 progetti scelti tra i 5 più votati. I 3 progetti vincitori avranno l’opportunità di ricevere un ulteriore contributo dai colleghi.
Gli amici di Semi di Pace hanno presentato, tramite un loro volontario che è dipendente ENEL, un progetto a favore della scuola di Puruagua in Messico che necessita di lavori di ristrutturazione e ampliamento dell'edificio scolastico di Puruagua con interventi di manutenzione e potenziamento delle attuali capacità ricettive per soddisfare la richiesta sempre crescente di scolarizzazione dei bambini residenti nel circondario e per incidere sul fenomeno dell'analfabetismo dietro al quale si nascondono realtà ben più indegne come lo sfruttamento minorile e l'abuso sessuale. Se conoscete persone che lavorano all’ENEL potete sensibilizzare il loro voto sul nostro Progetto in oggetto il titolo è “SOGNO UNA SCUOLA DI VITA”.
Buona Enel, buon voto, buongiorgio
25/03/12
F1:trionfo Ferrari! Alonso vince e guida la classifica!
Pubblicato da
Francesca

Alla vigilia si sarebbe scommesso di nuovo sulle McLaren di Button ed Hamilton,date le eccellenti prove dei giorni scorsi nelle qualifiche.Invece,a Sepang,la pioggia porta bene alla Ferrari:gara bagnata gara fortunata!Conduce Hamilton quando,dopo i giri iniziali,il gran premio di Sepang viene interrotto a causa delle condizioni meteo non troppo permissive.Quando,dopo circa un'ora,si riaccendono i motori,è carambola di emozioni:domina buona parte della gara il giovane 22enne messicano Perez della Sauber,tallonato da un abilissimo Alonso,capace di passare in testa verso i tre quarti di gara e di concludere primo.Grazie ai punti del 4posto di Melbourne e al trionfo odierno,il pilota di Maranello comanda anche la classifica dei piloti con 35punti.
Veneto a Roma 7: Traffico romano e altre amenità mattutine
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venetoaroma
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Marcello Spirandelli
Prima di buttarci a capofitto sulla riflessione di oggi, vorrei proporre al lettore un enigma, come fece la Sfinge ad Edipo quando stava dirigendosi a Tebe (per maggiorni informazioni rivolgersi a Sofocle, scala A, 5° piano, citofonare wikipedia). Sono ormai 7 settimane, un numero due volte perfetto, che scrivo queste righe un po' per divertiento, un po' per sfogarmi di alcune piccole o grandi difficoltà ormai divenute triste consuetudine o cronica abitudine nella mia città d'adozione, la Capitale. Certamente si tratta di una sorta di denuncia che io sparo, per la vanità di farmi leggere, sia su facebook sia su twitter. Ho constatato con stupore che, ogni volta che propongo il mio pezzo, si aggiunge a seguirmi qualche nuovo attore istituzionale o qualche comitato elettorale camuffato con qualcuno tra i più innocui nomi in codice mai concepiti (Ripartiamo da Roma, Giovani per Roma, ecc.). La questione è dunque la seguente: essendo spesso critico prorpio nei confronti degli amministratori presenti e passati, non si rendono essi conto che, direttamente o indirettamente, fanno pubblicità proprio a delle riflessioni che li mettono sotto accusa? Qualunque sia la risposta, vi confesso che la cosa mi fa piacere: dà sempre una gran gioia collezionare seguaci, anche inconsapevoli, e illudersi che leggano ciò che si scrive.
Oggi vi confesso che avevo pensato di parlare del rifacimento di piazza san Silvestro, proponendo una petizione per riempire uno spazio così disadorno con un obelisco intitolato al sindaco o, in alternativa, per trasformare l'area in un campo di calcetto per consentire agli impiegati degli edifici adiacenti di distrarsi nelle ore della pausa pranzo. E' però capitato un fatto che ha distratto prepotentemente la mia attenzione e mi ha fatto ripromettere di parlarne in questa mia rubrichetta. Poche ore fa stavo per venire travolto sul mio piccolo motorino da una bus grande come una nave da crociera. Dopo le buone parole di rito spese in direzione dell'autista, dei turisti (peraltro tedeschi) che quella sorta di mammut imbizzarrito trasporta, ho lanciato un veloce sguardo attorno a me, abbracciando la maestà di piazza Venezia alle 9.30 del mattino di un giorno feriale. Si è trattato di una sorta di epifania che fino ad allora non avevo completamente realizzat in tutto il suo grandioso splendore. Sembrava di stare sulla Salerno-Reggio Calabria nei giorni del ponte di ferragosto. La gigantografia di un'indemoniata guatava con gli occhi spiritati dal retro di un bus le auto incasellate tipo tetris, mentre un mezzo giallo dell'Opera Romana Pellegrinaggi cercava di farsi largo verso di lei. Le auto cercavano in modo premeditato di speronare i motorini i quali, tra sampietrini e slalom, sembrava che affrontassero una gara di motociclismo acrobatico. Ed ecco il SUV di quell'intelligentone che non ha ancora capito che non viviamo a Los Angeles che cerca d'investire il gruppo di turisti giapponesi che si muovono in mandrie compatte dietro ad un ombrello verde alzato. Una scena che mi è già capitato di vedere in qualche film apocalittico, quando un meteorite si sta per schiantare sulla terra e scatta tardiva l'evacuazione: a quel punto tutti cercano di scappare con auto stipate come alla partenza per le vacanze, salvo poi restare imbottigliati 20 metri dopo.
Il traffico di Roma, si sa, è caotico per definizione. Lo era già ai tempi degli antichi Romani dato che essi che costruivano città geometriche improntate sul modello razionale dell'accampamento militare, dovevano fare i conti con una capitale che si era stratificata nei secoli, sorgendo in tempi in cui non c'erano solo pochi carretti che portavano sale sulla Salaria. Si aggiunsero in seguito i modelli di ultima generazione: lettighe, bighe, carri bestiame. La situazione divene insostenibile a tal punto da portare Cesare a prevedere che i carri di trasporto merci si dovessero muovere soltanto di notte. Anni dopo, infatti, Marziale ancora si lamentava del caos.
Oggi sembra che il problema sia più o meno quello del passato, senza neppure le limitazioni poste da Cesare. Esse sono state sostituite dalla ZTL, area in cui, di fatto, la limitazione si può scavalcare ottenendo un permesso a pagamento o versando un salato pedaggio di un'ottantina di euro (cosa che molti che vengono da fuori in auto non hanno particolari problemi a fare). E mezzi piccoli e grandi si affastellano uno sull'altro tentando di aprirsi un varco come rompighiacci nell'Artico. Le limitazioni certo ci sono, ma sono assai blande nonché scarsamente vigilate. L'ultimo giorno di targhe altrerne mi sono reso conto solo a sera di circolare con un mezzo di targa dispari nel turno dei pari e al momento, incrociando le dita, a casa non è arrivata ancora nessuna contravvenzione.
Le soluzioni a questa situazione non sono facili. Il sindaco Veltroni lanciò qualche anno fa un concorso per assumere un migliaio di vigili per contrastare il fenomeno. Mi sfugge che connessione ci sia tra un vigile e il traddico se non, è ovvio, la proporzionalità diretta che lega l'aumento del caos alla presenza del pizzardone a dirigere (non chiedete loro, per carità, di fare le multe alle auto in sosta vietata o in doppia fila perchè quello è compito degli ausiliari). Il direttrore di questa testata online faceva , invece, giustamente pubblicità ai mezzi pubblici (ah, la poesia di godere della puzza di sudore la mattina appena svegli), che tuttavia difficile sponsorizzare finchè si trovano in queste condizioni.
In realtà, a mio modo di vedere, c'è un'altra soluzione: quello di creare un piano di mobilità innovativo per Roma. Non sarò così assurdo da proporre la costruzione di metro, avendo già parlato di come a Roma una linea costi 10 volte la cifra che è sufficiente in qualsiasi altro luogo del mondo conosciuto. Vorrei invece lanciare come proposta un rafforzamento dei mezzi di trasorto condiviso di piccola taglia. Espongo nuda e cruda la mia idea: chiudere al traffico veicolare privato l'area esterna alle Mura Aueliane, eccezion fatta per i motorini. Rafforzare i mezzi di superficie, investendo in prevalenza sui tram. Impiegare cifre significative per incrementare e rendere più competitivo e capillare carsharing, bikesharing, magari inserendo la possibilità di introdurre noleggi a prezzi vantaggiosi di segaway e scooter.
Credo che un altro modello di mobilità rispetto all'attuale sia sempre più urgenti. Ma per crearlo occorre inventiva. E il coraggio di essere impopolari.
Per chiudere ho buttato giù un sonetto in Veneto su Roma. Non ho l'ambizione di essere il Belli. Diciamo che è solo un piccolo divertissement. Non so se un extrapadano lo comprenda. Nel caso in cui non sia così vi prego di contattarmi a spirandelli.m@gmail.com e sarò ben lieto di spedirvi la traduzione. Ah, naturalmente potete utilizzare questa mail anche per suggerimenti su futuri articoli o anche solo per insultarmi. Disponibile a tutto.
Roma, cortegìà come se te fosi una dona,
con canzonette, arie e poesie
pardoname un po' se te digo le mie
con qualche parola che non l'è proprio bona.
Non l'è mia colpa del me spirito critico
se vardandome intorno, andando per via,
se vede sete colli de rabaltaria
se te ghè vù visigoto e politico.
E non ghè da toierse el capelo
se con un fià de sonolenta apatìa
ridendoghe su te soporti ogni roba.
Sarìa come se ti t'avesi na goba
e metendote un fià de malinconia
a carnevale te vestisi da camelo.
24/03/12
Napolitano non si ricandida. Io i giovani proprio non li capisco!
Pubblicato da
Francesca

Senso di colpa pomeridiano per il pranzo troppo lauto,corro subito ai ripari andando a fare una camminata veloce.Ascolto la musica,come sempre.Non mi accorgo che arriva un notiziario.Ed ecco lo sconcertante evento del giorno:il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha deciso che terminata la sua carica,non si ricandiderà.Non farà nemmeno il tentativo di riprovare ad essere ancora Presidente.E invece Sarkozy sta lottando contro i pronostici,contro la realtà,contro tutto e tutti,per tenere il suo sederino all'Eliseo,a Parigi.
Ma vi rendete conto che Napolitano,classe 1925,a 87 anni decide già di lasciare?
Finiremo in mano a qualche inesperto 80enne che ancora deve farsi le ossa....una tragedia,altro che crisi!
Napolitano non si ricandida....io 'sti giovani proprio non li capisco!
16 Fotografia - Photo Of The Week N°33 - Aria di Primavera
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Fotografia,
Photo Of The Week
Pubblicato da
Laura
Carissimi lettori,
ormai la primavera è alle porte e come non approfittarne per fare degli scatti ai primi boccioli? La foto della settimana è in tema primaverile. E lo scatto n°33 vuole essere una boccata d’aria fresca, un’apertura a quella che si presume essere un’estate molto calda. Come ha scritto il poeta Khalil Gibran “ I fiori della primavera sono i sogni dell'inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli”.
Un saluto a Mirko caporedattore e amico, oggi in viaggio nella magnifica Bologna, che mi ha dato l’opportunità di pubblicare il mio scatto. Buona Visione e Buona fotografia a tutti.

Foto: Aria di primavera
Questo scatto è stato fatto in uno dei parchi pubblici del mio paese. Appena ho visto i boccioli e il colore rosa di questa pianta non ho potuto resistere e ho scattato. Generalmente adoro fotografare i fiori, li trovo delicati, particolari, eleganti e sempre diversi.
Autore: Laura
Nasce il 16 maggio 1971, appassionata tra le altre cose di musica, letteratura, viaggi. La passione per la fotografia c’è da sempre e da qualche anno viene espressa in un blog dal titolo “Se Fotografando”. Una delle sua frasi preferite legate alla fotografia è di Richard Avedon
“Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi”
Blog: http://sefotografando.blogspot.it/
Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!
ormai la primavera è alle porte e come non approfittarne per fare degli scatti ai primi boccioli? La foto della settimana è in tema primaverile. E lo scatto n°33 vuole essere una boccata d’aria fresca, un’apertura a quella che si presume essere un’estate molto calda. Come ha scritto il poeta Khalil Gibran “ I fiori della primavera sono i sogni dell'inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli”.
Un saluto a Mirko caporedattore e amico, oggi in viaggio nella magnifica Bologna, che mi ha dato l’opportunità di pubblicare il mio scatto. Buona Visione e Buona fotografia a tutti.

Foto: Aria di primavera
Questo scatto è stato fatto in uno dei parchi pubblici del mio paese. Appena ho visto i boccioli e il colore rosa di questa pianta non ho potuto resistere e ho scattato. Generalmente adoro fotografare i fiori, li trovo delicati, particolari, eleganti e sempre diversi.
Autore: Laura
Nasce il 16 maggio 1971, appassionata tra le altre cose di musica, letteratura, viaggi. La passione per la fotografia c’è da sempre e da qualche anno viene espressa in un blog dal titolo “Se Fotografando”. Una delle sua frasi preferite legate alla fotografia è di Richard Avedon
“Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi”
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Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!
IL GIORNO PRIMO E L'OTTAVO/17. Da Michelangelo al nostro cuore.
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il giorno primo e l'ottavo
Pubblicato da
don alberto
CCXLVI [1552-54]
Gl’infiniti pensier mie’, d’error pieni,
negli ultim’anni della vita mia,
ristringer si dovrien ’n un sol che sia
guida agli etterni suo giorni sereni.
Ma che poss’io, Signor, s’a me non vieni
coll’usata ineffabil cortesia?
…………………………….
Frammento, probabilmente di sonetto, in: M.BUONARROTI, Le rime, Torino 1930, 178.
Non sapevo, o almeno non ricordavo più, che Michelangelo ...
23/03/12
Casini, dopo 22 anni di presidenza imposta al Mpv, farà un passo indietro?
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Società e Varie
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Redazione Frews
C’è aria di novità nel mondo pro life italiano, e la certificazione di tale cambiamento potrebbe venire già dall’assemblea nazionale del Movimento per la Vita (MpV) che si svolgerà il 24 e 25 marzo a Palermo. Secondo alcuni osservatori è questa l’occasione in cui Carlo Casini, dal 1990 ininterrottamente alla presidenza del MpV, potrebbe essere costretto a farsi da parte. Casini, 77 anni, magistrato in pensione, alla lunga militanza nel MpV ha associato un’ancora più lunga carriera politica, prima come deputato italiano (dal 1979 al 1996, nelle fila della Dc e del Partito Popolare) poi come parlamentare europeo dal 1989 al 1999 e dal 2005 ad oggi (nelle file dell’Udc di Pierferdinando Casini, con cui non c’è alcuna parentela). In questo doppio ruolo Casini per 22 anni ha sintetizzato in sé la vocazione movimentista del MpV e la vocazione al negoziato e al compromesso tipica dell’attività politica.
Questo, unito all’indiscutibile dedizione personale nella battaglia a difesa della vita, per una lunga stagione ha convinto la Conferenza Episcopale Italiana a considerarlo l’interlocutore esclusivo in materia di diritto alla vita; ma questo doppio ruolo è anche ciò che gli rimproverano i critici interni, che nel corso degli anni sono andati aumentando perché hanno visto sacrificato il carisma del Movimento per la Vita sull’altare delle esigenze della politica. In altre parole, molti avrebbero preferito un MpV libero di affermare la verità tutta intera in materia di aborto, eutanasia, fecondazione artificiale per poi lasciare ai politici di riferimento lo spazio per negoziare e strappare in Parlamento quanto possibile. Casini ha invece sempre considerato una forza questo suo doppio ruolo, per il peso maggiore che gli ha dato nelle trattative politiche. Resta il fatto che quella italiana è un’anomalia: in altri paesi nessun leader di movimenti pro life è anche il politico di riferimento.
Forse la questione sarebbe rimasta sotto traccia se non fossero avvenuti negli ultimi anni due eventi che hanno fatto esplodere le contraddizioni: l’approvazione della Legge 40 sulla fecondazione artificiale, con seguente referendum nel 2005, e la proposta di legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (Dat). Nel primo caso all’indubbio successo politico nella formulazione della legge e nella sua difesa nel referendum ha fatto da contraltare una preoccupante debacle culturale. La Legge 40 è sicuramente il meglio che si poteva ottenere in Parlamento, e data la situazione precedente era da sostenere “politicamente”, ma resta una legge oggettivamente ingiusta e certamente lontana dalla morale cattolica. Però la necessità di sostenere con forza quel provvedimento legislativo, ha condotto Casini – in virtù del suo doppio ruolo - a “silenziare” in qualche modo il MpV nel giudizio etico sulla Legge 40, cosa peraltro che ha fatto anche la Conferenza episcopale. Il risultato è che nell’opinione comune la Legge 40 è passata come una legge “cattolica” e – peggio ancora – di questo si sono convinti anche molti cattolici, preti in testa, che oggi ritengono perfettamente compatibile la fecondazione artificiale omologa con la propria fede.
Ancora più lacerante sè rivelata la questione della proposta di legge sulle Dat, o “testamento biologico” come viene definito negli atti parlamentari. La vicenda Englaro ha spinto tre anni fa i vescovi e Carlo Casini (non è dato sapere chi ha influenzato chi) a chiedere una legge cosiddetta “sul fine vita”, allo scopo di escludere l’eutanasia. Ma qui il problema si pone in modo molto diverso rispetto alla Legge 40: se lì c’era in effetti un vuoto legislativo da colmare, qui il nostro ordinamento già esclude l’eutanasia, e le decisioni del giudice sul caso Englaro sono rimaste isolate. La decisione dei vertici dell’episcopato e del MpV di serrare i ranghi e procedere con il “progetto Dat” ha aumentato l’area del dissenso, anche fuori del MpV, e ulteriormente inasprito le divisioni all’interno del Movimento per la Vita stesso.
Sarebbe però sbagliato ridurre il fermento del mondo pro life a una questione personale. Il fatto è che dal 1990 sono anche cambiate moltissimo sia la società – e la politica – sia il mondo pro life italiano e mondiale. Non c’è più la Democrazia Cristiana, ovvero lo sbocco scontato dei cattolici in politica, e attualmente l’Udc è un partitino che rappresenta soltanto una delle opzioni possibili di voto e impegno politico per cattolici e pro life. D’altra parte il mondo pro life italiano – sulla spinta anche di movimenti internazionali – è cresciuto molto e in forme variegate; soprattutto è cresciuto all’esterno del MpV, che pure fino a pochi anni fa era il rappresentante pressoché esclusivo di questo mondo.
Basta dare un’occhiata all’elenco delle adesioni per la Marcia della Vita che si svolgerà il 13 maggio a Roma, un’alternativa all’iniziativa proposta dal Movimento per la Vita che si radunerà invece il 20 maggio nell’Aula Nervi. Promossa dal Movimento Europeo Difesa della Vita e dall’Associazione Famiglia Domani, la Marcia per la Vita, arrivata alla II edizione, ha fin qui raccolto l’adesione di 90 diverse sigle. A testimonianza che c’è ormai un ampio mondo pro life che non è più intercettato dal Movimento per la Vita.
Allo stesso tempo, forse anche a causa di queste spinte, la dirigenza del MpV sembra aver cercato di limitare la vocazione federalista del movimento, arrivando a vere e proprie guerre interne con alcune realtà locali e nazionali. Il lungo braccio di ferro con Federvita Piemonte – sicuramente una delle realtà più significative del movimento – arrivato nelle ultime settimane a una completa rottura; e l’espulsione del Comitato Verità e Vita hanno oggettivamente logorato e indebolito il MpV. E l’ultimo episodio, la minaccia di espulsione per quei Centri di Aiuto alla Vita che avevano inizialmente aderito alla Marcia del 13 maggio, non ha certo contribuito a rasserenare gli animi.
Così all’assemblea di Palermo si presenta un MpV indebolito da divisioni interne e da pressioni esterne. E soprattutto con un leader che sembra aver perso quel rapporto esclusivo con il vertice della Conferenza episcopale che è stato finora l’asso nella manica di Carlo Casini. Non bisogna dimenticare che ogni anno la Cei versa nelle casse del MpV 600mila euro, quasi la metà del bilancio totale del Movimento che, per il 2010, era di 1 milione e 400mila euro. Per molti anni Casini è stato l’interlocutore unico della Cei, ma negli ultimi mesi la situazione sembra essere cambiata, anche per il malcontento crescente manifestato da diversi vescovi per la sua gestione.
Fatto sta che il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, il suo predecessore Camillo Ruini, il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia Ennio Antonelli, altri cardinali come Carlo Caffarra, Giuseppe Betori e Angelo Comastri, vescovi come Luigi Negri, Claudio Giuliodori, Simone Giusti, solo per citarne alcuni, hanno tutti aderito alla Marcia per la Vita, un fatto impensabile solo un anno fa. E un segnale chiaro per Casini e chiunque guiderà in futuro il MpV.
Dall’assemblea nazionale di Palermo potrebbe dunque venire la svolta che ratifica questo cambiamento: tutto dipenderà da chi sarà eletto nel Consiglio direttivo, che poi a sua volta sceglierà il presidente. Al momento non è ancora chiaro se Carlo Casini si ricandiderà o cercherà semplicemente di gestire la transizione designando alla presidenza un suo fedelissimo, l’attuale vice presidente Lucio Romano (che è anche presidente di Scienza & Vita). Chi vorrebbe superare l'era Casini non ha ancora un candidato chiaro, anche se probabilmente il nome uscirà tra gli esponenti della vecchia guardia.
Ma il nodo fondamentale a questo punto non sono i nomi, quanto la strategia per il futuro. Il MpV deve decidere se provare a interpretare i cambiamenti avvenuti nella società italiana ponendosi a servizio e punto di riferimento di un mondo pro life variegato e in crescita costante (non ripetendo l’esperienza di un presidente-politico), oppure continuare a difendere l’esistente accettando di diventare una fra le tante sigle del mondo pro life (seppure la più importante e radicata sul territorio).
L'Orlando furioso che ha spaccato il centrosinistra a Palermo
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Politica
Pubblicato da
Unknown

E’ un Orlando furioso quello che stamattina si è presentato in conferenza stampa per presentare la propria candidatura a sindaco di Palermo. Per carità, nessun gioco di parole, nessun ludico accostamento con l’eroe epico del poema di Ariosto, perché il portavoce dell’Idv quando inizia a parlare non usa mezzi termini con nessuno.
E Grillo prova a emulare Navalny. Ma è solo la brutta copia del famoso blogger russo
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Politica
Pubblicato da
Unknown

Il paese degli eccessi si chiama Italia. Qui, dove molti accusano i poteri forti di soffocare la democrazia, dove i quotidiani scrivono ciò che vogliono, snocciolando addirittura i segreti sessuali dei più influenti personaggi pubblici, dove puoi permetterti di girare per strada con una maglietta con su scritto ‘Fornero al Cimitero’, dove puoi demolire una città e non andare in carcere, la realtà è ben diversa da come la prospettano i più famosi e ipocriti personaggi della sinistra radical chic.
Ne abbiamo avuto la prova più volte. Si pensi, solo per fare un esempio, agli insulti che Di Pietro regalava al Berlusconi presidente del Consiglio durante i propri interventi. Ma anche a quel gruppetto di deputati Pdl, ex An, che un paio di giorni fa cantavano allegramente in Aula nostalgiche canzoni del ventennio. E’ una democrazia bipartisan, insomma. Una democrazia per tutti che, forse, spesse volte ha anche rigurgiti anarchici e menefreghisti delle altrui opinioni e dell’altrui sensibilità.
Ieri c’è stata l’ennesima conferma grazie all’autoproclamato paladino della democrazia Beppe Grillo. Mettere Monti dentro una bara non è certo stata una prova di rispetto verso il paese. E non perché il Presidente del Consiglio sia uno di quei totem intoccabili come l’art.18 o Giorgio Napolitano. Le idee brillanti di Grillo non fanno che fomentare l’odio sociale, l’antipolitica becera, l’irrispetto verso le Istituzioni, sgretolando la coesione sociale che per un paese come l’Italia è un fattore d’obbligo. Ma infondo ci siamo abituati. Gli abbiamo visto dire e fare di peggio.
Ecco perché più che il gesto deprecabile e il finto sdegno di quella politica che lo ignorava ai tempi di Berlusconi, stupisce ancora che qualcuno ne parli, che qualcuno dia importanza a colui che in realtà è la brutta copia di Alexey Navalny, il blogger russo che combatte contro i soprusi della pseudodemocrazia putiniana. Forse è stato un errore parlarne anche adesso, scrivere altre inutili parole per commentare le follie di una persona che pretende un Parlamento pulito senza averne i titoli. Forse è così, forse no. Di certo c’è che Grillo, come Monti, andrebbe rinchiuso anche lui. Ma non dentro una bara, perché la vita è un bene troppo prezioso per augurarne la fine (anche al tuo peggior nemico. Magari dentro una teca di cristallo insonorizzata, dove lui possa parlare e solo lui possa ascoltarsi.
Chi nasce in Italia non può essere considerato clandestino
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immigrazione
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Buongiorgio
Si è aperta ieri ufficialmente la strada al riconoscimento dello "ius soli", ovvero del diritto di acquisire la cittadinanza del luogo in cui si nasce? Lo sapremo solo vivendo. Vero è che ancora una volta un tribunale arriva prima di una eventuale Legge o ne modifica i contenuti e le interpretazioni. "Chi nasce in Italia,anche se da genitori stranieri,non può essere trattenuto nei Cie.Lo ha deciso un giudice di pace di Modena che ha disposto la liberazione di Andrea e Senad,fratelli di 23 e 24 anni di origine bosniaca,nati in Italia,dal Cie della citta'.E' la prima volta in Italia che e' affermato il principio.La questura,che ha arrestato i fratelli durante servizi sul contrasto di furti di appartamento,sta valutando l'opportunità di nuove misure di prevenzione".
Torno su questo tema perchè mi è caro non solo per motivi di lavoro ma di amicizia. Ho una famiglia di amici originaria dell'Angola che vive in Italia da venti anni. Il loro primo figlio compirà presto i 18 anni ma, non avendo voglia di studiare e non avendo ancora un lavoretto, risulterà clandestino. Eppure questo ragazzo è nato qui in Italia, ha fatto tutti gli studi qui, tifa Roma, parla romanesco e l'Angola l'ha vista due volte e la considera terra straniera. Non è italiano anche lui come noi?
Articolo 18: vecchio tabù di Sinistra che non ha creato un solo posto di lavoro
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Redazione Frews
Se oggi chiedete a un giovane alle prese con l’ingresso nel mondo del lavoro che cosa sia l’articolo 18, vi risponderà con un’alzata di spalle. Quel tabù – o quello scalpo, come lo definiscono all’unisono la Cgil e Repubblica – stanno tanto a cuore alla sinistra, ma non hanno creato un solo posto di lavoro, non hanno prodotto crescita, non hanno migliorato le retribuzioni. Che sia un motivo vero o un alibi, come dice Monti, l’articolo 18 ha di fatto tagliato in due il mondo del lavoro. Da una parte garanzie rigide per i garantiti, che potevano andare bene quando lo Statuto dei lavoratori fu scritto nel 1970, e le imprese (molte delle quali pubbliche) non dovevano vedersela con la concorrenza e la globalizzazione.
Dall’altra, stabilendo una differenza tra aziende con più o meno di 15 dipendenti, l’articolo 18 ha impedito la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese. E con la crescita, ha bloccato in momenti di crisi come adesso l’accesso al credito, alla ricerca, e di nuovo la concorrenza all’estero.
La Cgil e il Pd sono convinti che il mercato del lavoro italiano sia perfetto? Sembra di sì, visto che vanno in piazza e scioperano per difendere l’esistente. Eppure Cgil e Pd (nonché parte della Confindustria) hanno chiuso tutti e due gli occhi di fronte all’eccesso di precariato nel quale la flessibilità introdotta con la legge Biagi è stata spesso tradita. La riforma che noi appoggiamo sana questa situazione, mantenendo la flessibilità e la mobilità ma garantendo al tempo stesso che i giovani abbiano le medesime tutele degli anziani in fatto di discriminazioni, di licenziamenti illegittimi; impedendo che gli stage siano trasformati in lavoro non retribuito, che le partite Iva vengano utilizzate come dipendenti. La riforma abolisce la differenza tra piccole e grandi imprese, permettendo alle prime di crescere e svilupparsi. La riforma, inoltre, scoraggia i licenziamenti perché le indennità previste e poste a carico delle aziende sono superiori agli attuali incentivi all’esodo: tutte altre cose che andavano benissimo alla Cgil. Ecco perché è esatto dire che la riforma non è solo articolo 18. Per questo la appoggiamo e la votiamo: per creare più lavoro, per i giovani e meno garantiti. Perché il Paese non può continuare così.
Dall’altra, stabilendo una differenza tra aziende con più o meno di 15 dipendenti, l’articolo 18 ha impedito la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese. E con la crescita, ha bloccato in momenti di crisi come adesso l’accesso al credito, alla ricerca, e di nuovo la concorrenza all’estero.
La Cgil e il Pd sono convinti che il mercato del lavoro italiano sia perfetto? Sembra di sì, visto che vanno in piazza e scioperano per difendere l’esistente. Eppure Cgil e Pd (nonché parte della Confindustria) hanno chiuso tutti e due gli occhi di fronte all’eccesso di precariato nel quale la flessibilità introdotta con la legge Biagi è stata spesso tradita. La riforma che noi appoggiamo sana questa situazione, mantenendo la flessibilità e la mobilità ma garantendo al tempo stesso che i giovani abbiano le medesime tutele degli anziani in fatto di discriminazioni, di licenziamenti illegittimi; impedendo che gli stage siano trasformati in lavoro non retribuito, che le partite Iva vengano utilizzate come dipendenti. La riforma abolisce la differenza tra piccole e grandi imprese, permettendo alle prime di crescere e svilupparsi. La riforma, inoltre, scoraggia i licenziamenti perché le indennità previste e poste a carico delle aziende sono superiori agli attuali incentivi all’esodo: tutte altre cose che andavano benissimo alla Cgil. Ecco perché è esatto dire che la riforma non è solo articolo 18. Per questo la appoggiamo e la votiamo: per creare più lavoro, per i giovani e meno garantiti. Perché il Paese non può continuare così.
Di Paolo
Tre figli, tutti nati di 29 febbraio ed in tre anni bisestili diversi
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buongiorgio
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Buongiorgio
Ho già raccontato anche su Frews di mia nonna Dafne che era nata il 29 febbraio e che quando compì 80 anni ci fulminò con una battuta unica: io ho vent'anni, ci disse, visto che li compio ogni quattro anni. La storia che invece scovo oggi va oltre mia nonna! Una donna americana, Louise Estes, ha raggiunto un insolito record: la figlia Jade è infatti nata il 29 febbraio 2012. Fin qui nulla di strano, se non che la donna aveva già avuto due figli, Remington, nato il 29 febbraio 2008, e Xavier, nato il 29 febbraio 2004.La nascita del figlio maggiore il 29 di febbraio è stata un caso, raccontano la donna e il marito David, ma ammettono che con i figli successivi la cosa è stata “premeditata”. La donna e il marito hanno iniziato a programmare questa ultima gravidanza già a fine del 2010. Sembrava però che il record fosse destinato ad essere mancato, perché i dottori avevano previsto il parto per il 24 febbraio. Ma la data prevista per il parto è stata superata (un fatto relativamente comune, in assenza di intervento medico), e i dottori hanno indotto le contrazioni solo quando è arrivato il 29 febbraio, consentendo alla donna di conquistare il curioso record.
I nostri primi due figli sono nati di 26 (ho scritto a tal proposito una poesia La Regola del 26). Per Matteo ci abbiamo provato. Il 26 agosto siamo andati in ospedale ad Ascoli per farci indurre il parto ma non siamo riusciti a commuovere l'ostetrica: è nato di 28!
Che dire... in attesa del 29 febbraio 2016, buongiorgio
I nostri primi due figli sono nati di 26 (ho scritto a tal proposito una poesia La Regola del 26). Per Matteo ci abbiamo provato. Il 26 agosto siamo andati in ospedale ad Ascoli per farci indurre il parto ma non siamo riusciti a commuovere l'ostetrica: è nato di 28!
Che dire... in attesa del 29 febbraio 2016, buongiorgio
Oggi è S. Turibio. Nomi Fulvia, Francesco. Frase di Potter.
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vitaminadelgiorno
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Sarah MYLIZ
Il sole sorge alle 6.12 e cala alle 18.21
S.TURIBIO de MOGROVEJO ( 1538-1606).
Fu chiamato all' episcopato da laico, mentre era giurista all' Università di Salamanca e alla corte di Filippo II di Spagna.
Su richiesta di questi Gregorio XIII nel 1580 lo inviò a Lima, in Perù.
Aveva 42 anni.
Giunse alla sede l' anno dopo e iniziò subito un' intensa attività missionaria.
Nei suoi 25 anni di episcopato organizzò la Chiesa peruviana in otto diocesi e indisse dieci sinodi diocesani e tre provinciali.
Nel 1591 a Lima sorgeva per sua volontà il primo seminario del continente americano.
Incentivò la cura parrocchiale anche da parte dei religiosi e fu molto severo con i sacerdoti proni ai conquistadores.
Fu, infatti, strenuo difensore degli indios.
Morì tra loro in una sperduta cappellina al nord del Paese.
NAME OF THE DAY: Female FULVIA deriva dal latino e significa " biondo acceso, rossiccio". Si festeggia il 6 novembre. La sua pietra è il diamante.
Male FRANCESCO deriva dal germanico e significa " uomo libero". Si festeggia il 4 ottobre. La sua pietra è lo zaffiro.
" Credi in un un grande potere che silenziosamente opera nel bene, comportati bene e non pensare al resto".
Beatrix Potter
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