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20/12/11
Buon Natale da tutto il mondo: le origini della Festa
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natale
Pubblicato da
Redazione Frews
Natale, come comunemente si crede, non è cominciato con la nascita di Cristo. Le sue origini si perdono molto lontano nel tempo e ci conducono alle antichissime celebrazioni legate al solstizio d’inverno che cade il 21- 22 dicembre da parte dei popoli antichi di tutto il bacino del Mediterraneo.
Venne poi il Cristianesimo e la commemorazione della nascita di Gesù cadde prima il 25 aprile , poi il 24 giugno e ancora il 6 gennaio.
Ma i primi padri della Chiesa furono presto turbati dal fatto che le antiche feste pagane continuavano a sopravvivere e mantenevano il loro fascino tra il popolo. Per questo decisero di renderle cristiane e nel 336 spostarono la data del Natale al 25 dicembre.
Sarah Myliz
Ruby è diventata mamma: felici anche i nonni Silvio e Mubarak!
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Spettacolo
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Buongiorgio
Ruby rubacuori è diventata mamma questa mattina e questo è il problema di essere giornalista, ovvero che le notizie ti colgono mentre hai appena finito il cappuccino e ti vengono rivendute come "esclusiva". Allora voglio essere anche io tra i primi a scriverlo! Auguri Ruby o meglio auguri mamma Karima, auguri al Papà che non so chi sia, auguri a Nonno Mubarak e Nonno Silvio. Ecco Silvio, proprio lui: non diteglielo altrimenti potrebbe riuscire ad arrivare a dire che ha mandato un regalo a quel figlio perchè sapeva che era Gesù. Eppure sembra che la figlia di Ruby sia femmina, tale Sofia Ida, nata con parto naturale ed in assenza del padre che, dicono i bene informati, non ha fatto in tempo ad arrivare nel momento peggiore in cui vedere la propria moglie o compagna che sia.
Auguri e benvenuta in questo mondo poi un giorno, quando sarai grande, non scrivere sul motore di ricerca la parola Ruby con la y e speriamo che certe cose non ti vengano raccontate!
Auguri e benvenuta in questo mondo poi un giorno, quando sarai grande, non scrivere sul motore di ricerca la parola Ruby con la y e speriamo che certe cose non ti vengano raccontate!
Lettera al Papa di Alfio Diolosa, uno dei tanti carcerati
Categorie:
chiesa
Pubblicato da
Redazione Frews
Lettera al Papa del carcerato Alfio Diolosà Sofia, legato al clan Santapaola
„Mettersi in contatto con persone recluse nelle carceri, o internate negli ospedali psichiatrici giudiziari, vuol dire mettersi in contatto con un mondo di sofferenza, solitudine, umiliazione, che non deve essere ignorato, dimenticato a chi chiede ascolto, comprensione, rispetto e soprattutto spirito fraterno. Quando si riesce a dare tutto questo senza giudicare, senza pregiudizi o falsi moralismi, ma cercando soltanto di far capire, di scoprire l'umanità di ognuno, facendo distinzione tra errore ed errante, allora il dialogo si apre e si illumina come una finestra verso la luce.
„Mettersi in contatto con persone recluse nelle carceri, o internate negli ospedali psichiatrici giudiziari, vuol dire mettersi in contatto con un mondo di sofferenza, solitudine, umiliazione, che non deve essere ignorato, dimenticato a chi chiede ascolto, comprensione, rispetto e soprattutto spirito fraterno. Quando si riesce a dare tutto questo senza giudicare, senza pregiudizi o falsi moralismi, ma cercando soltanto di far capire, di scoprire l'umanità di ognuno, facendo distinzione tra errore ed errante, allora il dialogo si apre e si illumina come una finestra verso la luce.
Un freddo "urbi et orbi" comunque molto natalizio
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buongiorgio,
natale
Pubblicato da
Buongiorgio
Freddo da orbi e neve ai Castelli, titolano i giornali di Roma che, come sempre, appena cade un fiocco, pur sbadato, redigono il titolone.
Ci voleva anche un po' di freddo visto che fino a Venerdi scorso a Roma abbiamo sfiorato i 18 gradi e più che verso il Natale sembrava di andare verso la primavera.
Un po' di freddo fa bene e gli amici che non mi riconoscono sotto il mio cappello ed avvolto nella sciarpa mi chiedono: ma come, tu che sei milanese dovresti essere abituato?
Ci si abitua al freddo?
Non credo. Freddo anche a Roma quindi, potremmo dire un freddo non da orbi ma "urbi et orbi".
Fatto sta che il freddo fa sentire natalizia anche questa settimana che ci sta portando, spingendo, al Natale od la massimo dentro quella grotta per scaldarci col bue e l'asino.
Buon freddo ma soprattutto buon giorgio
Ci voleva anche un po' di freddo visto che fino a Venerdi scorso a Roma abbiamo sfiorato i 18 gradi e più che verso il Natale sembrava di andare verso la primavera.
Un po' di freddo fa bene e gli amici che non mi riconoscono sotto il mio cappello ed avvolto nella sciarpa mi chiedono: ma come, tu che sei milanese dovresti essere abituato?
Ci si abitua al freddo?
Non credo. Freddo anche a Roma quindi, potremmo dire un freddo non da orbi ma "urbi et orbi".
Fatto sta che il freddo fa sentire natalizia anche questa settimana che ci sta portando, spingendo, al Natale od la massimo dentro quella grotta per scaldarci col bue e l'asino.
Buon freddo ma soprattutto buon giorgio
La vitamina del giorno, San Liberato e citazione di Charlotte Bronte
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vitaminadelgiorno
Pubblicato da
Redazione Frews

S. LIBERATO ( Martire di Roma, il suo nome era Liberale, in latino Liberalis, tradotto poi in Liberatis. Era un console, discendente di una nobile famiglia, che si fece cristiano, rinunciando alla carriera, alla politica, agli agi della nobiltà.
Venne arrestato e condannato a morte , sotto il regno di Claudio il Gotico tra il 269-270 d,C.)
“ Se dovessimo costruire l’amicizia su solide fondamenta, dovremmo voler bene agli amici per amor loro e non per amor nostro”
Charlotte Bronte
rubrica a cura di Sarah Myliz
19/12/11
Da mercoledì nessuna notizia di Roberto Straccia
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Cronaca
Pubblicato da
Francesca


Mercoledì 14 dicembre,intorno alle ore 14.45,ROBERTO STRACCIA è uscito dall'alloggio pescarese che condivide con altri universitari come lui,per fare jogging,ma,a differenza di sempre,da quella corsa NON E'ANCORA TORNATO e i ricercatori fanno molta fatica a seguire le sue tracce,in quanto E'USCITO SENZA CELLULARE,oggetto che non porta mai con sé quando si allena. Questo è quello che si sa di lui:HA 24 ANNI,E'ORIGINARIO DI MORESCO,in provincia di FERMO,dove risiede la sua famiglia e dove pare torni tutti i week-end,anche per disputare le partite con la sua squadra di calcio,la Spes Valdaso,STUDIA A PESCARA,è prossimo alla tesi di laurea in lingue e letterature straniere,stava ultimamente frequentando una ragazza,originaria lei pure del fermano,ma tra di loro non c'era(ancora)un legame ufficiale.Roberto E'MORO,HA CAPELLI CORTI,OCCHI SCURI,ALTO 165 cm,di CORPORATURA NORMALE;quando è uscito di casa INDOSSAVA CASACCA DELLA TUTA BLU,PANTALONCINI MARCA ADIDAS ROSSI,BERRETTO NERO DI LANA.Le ultime immagini di lui risalgono a mercoledì,quando le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso al lungomare di Pescara nord;sembrano esserci stati degli avvistamenti del giovane ma l'unico che gli investigatori reputano attendibile è quello riferito da due giovani che lo avrebbero individuato su una spiaggia di Pescara sud,mentre,pare,correva,in evidente stato confusionale.Sabato è stato ritrovato nel centro della città un cappellino nero simile al suo ma non si sa ancora se possa essere proprio quello di Roberto.I famigliari di Roberto da giorni sono scesi in Abruzzo e tra poco inizierà una fiaccolata voluta dalla sorella.I partecipanti percorreranno lo stesso tragitto che Roberto è solito fare quando fa jogging. Scrivo questo perché anche se non lo conosco,Roberto è di un paese vicino al mio e dopo il dramma della giovane mamma Melania Rea,vorrei che nella mia zona non ci toccasse di avere il cuore in pena per questo giovane. Eppoi,dato che Frews è abbastanza frequentato,magari qualcuno potrebbe avvistarlo o,almeno dire una preghiera per lui. Quelle che ho pubblicato sono due foto di Roberto,un primo piano e l'ultimo fotogramma di quando mercoledì scorso stava correndo.
Il mio Natale è la famiglia e qui è Natale tutto l'anno
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natale
Pubblicato da
Redazione Frews
Natale 2011, sicuramente lo ricorderò per tanto tempo. Non credevo di dover vivere anche io un Natale così. I miei nonni qualcosa del genere mi avevano raccontanto, è capitato anche a me viverlo tristemente. Un natale vissuto senza alcuna preparazione, un Natale vissuto nei peggiori dei modi, senza alcun dubbio. Mi occupo di sociale e da mesi corro dietro alle oramai irrisolvibili difficoltà legate alla politica e alla economia, giornate intere a discutere ed esprimere le proprie opinioni su cosa e come fare, quasi come se il nostro pensiero fosse preso in considerazione. Invece mi viene da dire che proprio quello che pensiamo e diciamo, ora più che mai non è affatto considerato …..il contrario viene realizzato. Giornate a intere a discutere su quale può essere la soluzione migliore per i nostri tanti problemi. Giornate intere a discutere e ricevere decine e decine di persone che vivono in difficoltà, che hanno perso il posto di lavoro, queste persone, più di me ricorderanno il Natale 2011. Persone alla ricerca di una piccola speranza, di una semplice promessa che per molti oggi risulta di un valore inestimabile. Sì, proprio così: una parola detta, una promessa può far riscoprire un sorriso perso forse già da tempo. Giornate intere a discutere e sostenere le persone in difficoltà, con un futuro sempre più nero, senza garanzie, senza aiuto e forse senza alcun sostegno di ogni genere. Giornate intere a discutere e rincorrere gli enti, gli uffici, le banche; giornate intere nella tristezza e nello stress più assoluto . Incredibile. Vivo una città che a 6 giorni dal Natale ancora non riesce a dare un cenno dell’evento. Strade buie e vuote senza una sola lampadina, senza un presepio, senza un albero di natale, anzi l’unico albero di Natale è quello della caserma dei carabinieri che non manca mai ed è sempre più bello (per fortuna). E nel periodo dove siamo chiamati ad essere tutti più buoni, dalle mie parti sono più "incazzati" del solito: commercianti, giovani, anziani sul piede di guerra per quello che risulta il periodo peggiore. Per noi il Natale è ancora più triste e freddo senza gli addobbi. Giornate intere a rincorrere, insomma, tutto quanto di peggio si possa pensare per un imprenditore sociale che vive in una delle sette grandi nazioni del mondo. Non sono affatto esagerato ma oggi è proprio così che vivo. Dopo queste lunghe giornate stressanti e tristi, finalmente verso sera forse (dico forse) riesco a rientrare a casa. Sì, a casa mia tra le mie quattro mura. Per fortuna ho una casa carina e accogliente, dove ritrovo finalmente il mio Natale. Si perché quando sono a casa vivo il Natale. La mia famiglia è il mio natale, mi rendo conto sempre più che in famiglia è Natale tutto l’anno. Albero, presepe, addobbi, i bambini che mi salutano, che mi sorridono, che mi abbracciano:quando entro in casa percepisco che siamo veramente a Natale. Poche ore, il tempo della cena, di qualche gioco, di qualche richiamo ai bimbi che non manca mai, e poi tutti a letto. E mi accorgo che a casa mia è Natale anche quando dormo, nei miei sogni, tra il calore della moglie e dei figli: si, anche quando dormo mi accorgo che siamo a Natale.
Rino di domenico
Rino di domenico
Fotografia - Speciale Audiovisivi Natale 2011 - Parte I
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Fotografia
Pubblicato da
Ser Vlad
"Non essere mai soddisfatti: l'arte è tutta qui"
(Jules Renard)
E noi, soddisfatti, non lo siamo di certo.
Volevamo qualcosa di speciale, qualcosa di davvero importante da regalare a tutti i nostri lettori. Da donare a voi, in occasione delle feste natalizie e di fine anno. Un dono per ringraziarvi di essere ancora qui con noi, in questa avventura che, con l'anno nuovo, si farà ancor più ambiziosa e impegnativa.
Esiste forse qualcosa al mondo più speciale, più importante, più emozionante dell'arte stessa? Noi, crediamo di no. Per questo è l'arte che abbiamo deciso di donarvi. Perché, semplicemente, l'arte è vita.
E se arte doveva essere, allora perché non fare le cose in grande? Perché non unire, in totale armonia, quelle che sono, forse, due delle forme artistiche più intuitive ed emozionanti che l'uomo sia in grado di creare: musica e fotografia. Note e immagini. Colori e suoni...
Nasce così l'idea di questo Speciale Natale 2011 della Rubrica Fotografica di Frews. Un piccolo viaggio audio-visivo articolato in tre puntante, per accompagnarvi in questa settimana che per i fedeli rappresenta del percorso che porta all'Avvento, mentre per tanti altri è l'ultima fatica lavorativa prima del meritato riposo. Il nostro augurio è per tutti. L'arte, del resto, non fa alcuna discriminazione...
Tutto questo è stato possibile unicamente grazie a una persona a Edoardo, membro onorario della nostra redazione e nostro collaboratore per questo Speciale natalizio. I filmati che ammirerete oggi e nei post successivi sono tutti opera sua, così come i testi esplicativi del suo lavoro che troverete in accompagnamento alle immagini nei prossimi due episodi. Colgo l'occasione per ringraziarlo personalmente per il suo lavoro che, sono sicuro, vi emozionerà come ha emozionato me.
Temo di essermi dilungato fin troppo. E' giunto il momento di lasciare le parole da parte e di lasciare che sia l'arte a esprimersi. Quello che vedrete, è il primo dei tre filmati: il primo dei nostri tre doni.
Si tratta di un audiovisivo realizzato con immagini di Milano e delle sue luci di Natale nel 2009.
Sperando di aver scelto il giusto dono, vi auguro a nome di tutta la Redazione una Buona Visione.
Esiste forse qualcosa al mondo più speciale, più importante, più emozionante dell'arte stessa? Noi, crediamo di no. Per questo è l'arte che abbiamo deciso di donarvi. Perché, semplicemente, l'arte è vita.
E se arte doveva essere, allora perché non fare le cose in grande? Perché non unire, in totale armonia, quelle che sono, forse, due delle forme artistiche più intuitive ed emozionanti che l'uomo sia in grado di creare: musica e fotografia. Note e immagini. Colori e suoni...
Nasce così l'idea di questo Speciale Natale 2011 della Rubrica Fotografica di Frews. Un piccolo viaggio audio-visivo articolato in tre puntante, per accompagnarvi in questa settimana che per i fedeli rappresenta del percorso che porta all'Avvento, mentre per tanti altri è l'ultima fatica lavorativa prima del meritato riposo. Il nostro augurio è per tutti. L'arte, del resto, non fa alcuna discriminazione...
Tutto questo è stato possibile unicamente grazie a una persona a Edoardo, membro onorario della nostra redazione e nostro collaboratore per questo Speciale natalizio. I filmati che ammirerete oggi e nei post successivi sono tutti opera sua, così come i testi esplicativi del suo lavoro che troverete in accompagnamento alle immagini nei prossimi due episodi. Colgo l'occasione per ringraziarlo personalmente per il suo lavoro che, sono sicuro, vi emozionerà come ha emozionato me.
Temo di essermi dilungato fin troppo. E' giunto il momento di lasciare le parole da parte e di lasciare che sia l'arte a esprimersi. Quello che vedrete, è il primo dei tre filmati: il primo dei nostri tre doni.
Si tratta di un audiovisivo realizzato con immagini di Milano e delle sue luci di Natale nel 2009.
Sperando di aver scelto il giusto dono, vi auguro a nome di tutta la Redazione una Buona Visione.
MILANO LUCI 2009
et Copyright
Benedetto XVI e quelle parole "urbi et orbi" ai carcerati
Categorie:
chiesa
Pubblicato da
Redazione Frews
"Dovunque c'è un affamato, uno straniero, un ammalato,
un carcerato, lì c'è Cristo stesso che attende la nostra visita e il nostro
aiuto. È questa la ragione principale che mi rende felice di essere qui, per
pregare, dialogare ed ascoltare": con queste parole il Santo Padre Benedetto XVI
ha illustrato il motivo della sua visita alla Casa Circondariale Nuovo Complesso
di Rebibbia (Roma), dove si è recato ieri mattina, 18 dicembre, IV domenica di
Avvento. Nel suo discorso, rispondendo ad alcune domande poste dai
Una indimenticabile, incancellabile esperienza di missione in Africa
Categorie:
chiesa
Pubblicato da
Redazione Frews

Sono passati anni da quel lontano 1982 quando sono partita per la MISSIONE Africana in Kenia… 28 anni di storia, di un vissuto che ha visto anno dopo anno crescere sempre più un bene che non ha limite, non ha frontiere, non ha barriere, ma che è entrato liberamente e quasi dolcemente nel mio cuore… E tanti sono i volti, le storie, le esperienze che si sono arrotolate nel cammino del mio ANDARE……. Tante le persone, che con cuore grande hanno contribuito e continuano anche oggi a donare cuore perché la vita della missione dove ho vissuto, in quella terra del Kenya, possa continuare a crescere e i bimbi possano vivere una vita degna di Figli di Dio. Sono 4 anni circa che ho lasciato quell’amata terra africana, ma è come se fossi rimasta ancora lì….. perché? Semplicemente è il mio cuore che si ribella a mettere tutto in un cassetto pensando che sia un’esperienza oramai terminata. Niente è terminato, anzi, qui in Italia quante volte avverto e sento il peso di una tradizione che si è arrugginita, di un moralismo qualche volta portato all’eccesso, che soffoca e nasconde il fatto che il VANGELO è anzitutto una: “B U O N A N O T I Z I A!”
Se questa infatti non accende il cuore, tutto diventa un peso portato avanti con fatica……è urgente ritrovare la gioiosa freschezza della BUONA NOTIZIA, quella che ci mettono sotto gli occhi coloro che l’hanno appena scoperta, quella che ci mette le ali ai piedi e ci fa vivere una nuova vita tutta da inventare come al passo della danza africana e dell’amore che era visibile nei “piccoli” e nei “poveri” che ho incontrato in Africa. Ho ancora negli occhi sguardi, espressioni profondamente vive, i passi vispi ed allegri dei bambini che ogni giorno mi correvano incontro facendomi capire con tanta semplicità che cosa significhi voler bene e amare gratuitamente…..certo che subito mi veniva in mente che come me anche l’altro è stato creato per amore ed era quasi immediato il grande desiderio di essere uno strumento perché questa realtà diventasse vera per tutti. In Kenya, terra amata, ho incontrato un altro mondo, ho incontrato quelli che non hanno niente non solo per il domani ma neppure per l’oggi, ho potuto porgere la mano a molti nella fame, come pure nella sofferenza, mi sono trovata in mezzo a tanta gente di cui nulla capivo quando parlavano, ho sentito l’odore dei poveri che non hanno l’acqua per lavarsi…. QUESTO MONDO E’ ENTRATO IN ME PER SEMPRE…..quel mondo è VENUTO CON ME e RESTERA’ dentro di me! E’ come se fossi diventata un po’ straniera in patria, dove non c’è più un mondo in cui mi ritrovo fino in fondo……e quel mondo rimane sempre lì quasi a ricordarmi a interpellarmi nei vari momenti lieti o tristi della vita di ogni giorno e mi chiede la disponibilità a lasciare che L’AFRICA sia una delle parti integranti della mia vita, che mi aiuta sempre ad un sano confronto. Mi sento infatti in compagnia di COLUI che per essere vicino a noi e farci capire la nostra vera condizione, si è fatto LUI STESSO straniero ed “essere stranieri” è la nostra condizione più vera, ci aiuta a riconoscere quella sete inesauribile di vita, che SOLO IN CRISTO, IL VERO STRANIERO, trova la sua patria.
Ringrazio di tutto cuore la gente del Kenya, che mi ha permesso di allargare la misura del mio cuore ed accorgermi che veramente siamo fatti per cose grandi, siamo chiamati ad essere cittadini di UN ALTRO MONDO ma…in questo mondo. Doverosamente il mio GRAZIE! Anche alle Comunità Cristiane in Italia, che mi hanno mandato a quei fratelli e sorelle e mi hanno aiutato a stare in mezzo a loro, come pure mi hanno riaccolta, agevolandomi nel continuare a pensarli, accogliendo la mia lunga esperienza di essere vissuta per tanti anni in un ALTRO MONDO.
Sr.Adriana Prevedello
Il mercatino di Natale da 50 centesimi di Mauro e Sara
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natale
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Buongiorgio
Mauro e Sara hanno sei anni. I loro genitori hanno organizzato un rudimentale mercatino di Natale per aiutare qualche persona "povera" del Messico e dell'Africa. Mauro e Sara forse non sanno ancora, di preciso, dove si trovano il Messico e l'Africa però si lasciano entusiasmare.
Quando Mauro vede le mamme preparare il cortile di casa con tutti quei banchetti pieni di sciarpe, collanine, catenine e via dicendo, Mauro prende il suo piccolo tavolino rosso, ci mette sopra qualche gioco che non usa più. si fa aiutare a preparare un bel cartello con scritto il prezzo "50 centesimi" che lui sa dire a numero, ovvero cinque zero ed aspetta che arrivi la gente per raccogliere anche lui soldini per i poveri bambini.
Sara arriva con la sua mamma ed il suo papà, ha tra le mani un libretto di favole, vede Mauro e subito si lascia coinvolgere e mette "in vendita" sul banchetto rosso pure il suo libro ed attende che qualcuno lo compri.
Passa del tempo e qualcuno si avvicina con le monete, sono papà generosi ed alcuni altri bambini che si sono "ritrovati" tra le mani la monetina da cinquanta centesimi.
Mauro prende i soldini, controlla che ci sia il cinque e lo zero, non capisce bene che 1 euro vale il doppio ma capisce che il 5 da solo non va bene, mette i soldini in cassa e fa scegliere il regalo.
Poi una bella bambina vede quel libricino di fiabe, le piace, lo compra con i suoi cinquanta centesimi e Sara, tutta felice, corre a dirlo a mamma e papà!
Passano le ore, la pioggia non cessa, Mauro e Sara non hanno venduto tutto ed il piccolo bambino un po' è dispiaciuto allora magicamente arriva un'altra ondata di bambini con cinquanta centesimo ed anche l'ultima macchinina sparisce dal tavolo e la cassa per i bambini poveri ora è più ricca.
O forse più ricca è la cassa del nostro cuore a vedere due bambini comportarsi così.
Quando Mauro vede le mamme preparare il cortile di casa con tutti quei banchetti pieni di sciarpe, collanine, catenine e via dicendo, Mauro prende il suo piccolo tavolino rosso, ci mette sopra qualche gioco che non usa più. si fa aiutare a preparare un bel cartello con scritto il prezzo "50 centesimi" che lui sa dire a numero, ovvero cinque zero ed aspetta che arrivi la gente per raccogliere anche lui soldini per i poveri bambini.
Sara arriva con la sua mamma ed il suo papà, ha tra le mani un libretto di favole, vede Mauro e subito si lascia coinvolgere e mette "in vendita" sul banchetto rosso pure il suo libro ed attende che qualcuno lo compri.
Passa del tempo e qualcuno si avvicina con le monete, sono papà generosi ed alcuni altri bambini che si sono "ritrovati" tra le mani la monetina da cinquanta centesimi.
Mauro prende i soldini, controlla che ci sia il cinque e lo zero, non capisce bene che 1 euro vale il doppio ma capisce che il 5 da solo non va bene, mette i soldini in cassa e fa scegliere il regalo.
Poi una bella bambina vede quel libricino di fiabe, le piace, lo compra con i suoi cinquanta centesimi e Sara, tutta felice, corre a dirlo a mamma e papà!
Passano le ore, la pioggia non cessa, Mauro e Sara non hanno venduto tutto ed il piccolo bambino un po' è dispiaciuto allora magicamente arriva un'altra ondata di bambini con cinquanta centesimo ed anche l'ultima macchinina sparisce dal tavolo e la cassa per i bambini poveri ora è più ricca.
O forse più ricca è la cassa del nostro cuore a vedere due bambini comportarsi così.
Voglio una mela intera: vivere in tempo di crisi con la fede
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buongiorgio
Pubblicato da
Buongiorgio
Tornando dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, con un gruppo di cinquanta giovani, ho incontrato in un autogrill presso Firenze una decina di suore del Verbo Incarnato che già stavano consumando il loro frugale pasto: un panino imbottito, una bottiglietta di acqua e… una mela. Mi sono avvicinato a queste suore dal volto gioioso, anch’esse reduci dal pellegrinaggio a Madrid. Dopo qualche battuta per iniziare a condividere le impressioni dei giorni appena trascorsi, il discorso si è fermato su Don Orione. “Conosciamo bene il vostro santo – mi disse la Superiora – perché il nostro fondatore, Padre Carlos Miguel Buela, spesso ce lo presenta come modello di vita religiosa. La sua fedeltà alla Chiesa e l’amore per i poveri lo rendono attraente. Anche noi suore, come voi orionini, cerchiamo di imitarlo”. Confortato da queste parole, stavo per porre qualche domanda alla Superiora che, pur essendo del
Nord America, parlava un perfetto italiano. Ella, invece, mi ha preceduto volendomi raccontare un episodio che ha avuto proprio Don Orione come protagonista.“Alcuni anni or sono, durante la crisi economica che colpì l’Argentina nel 2000 – 2001, essendo in grave difficoltà, le suore potevano dare alle loro bambine orfane soltanto mezza mela. Una bambina, disabile, che abitava nell’orfanotrofio già da alcuni anni,improvvisamente, di scatto corse davanti al quadro di Don Orione appeso nel refettorio, gridando: “Orione, voglio una mela intera; hai capito? Voglio una mela intera”. Le suore, sbigottite per l’accaduto, cercarono di calmare la bambina che, in un attimo, si mise tranquilla a consumare la sua mezza mela. Nel pomeriggio di quello stesso giorno – riferiva ancora commossa la suora – giunse alla nostra casa un camioncino pieno di mele”.I semplici, sanno ancora ottenere grazie dal cielo.
Nord America, parlava un perfetto italiano. Ella, invece, mi ha preceduto volendomi raccontare un episodio che ha avuto proprio Don Orione come protagonista.“Alcuni anni or sono, durante la crisi economica che colpì l’Argentina nel 2000 – 2001, essendo in grave difficoltà, le suore potevano dare alle loro bambine orfane soltanto mezza mela. Una bambina, disabile, che abitava nell’orfanotrofio già da alcuni anni,improvvisamente, di scatto corse davanti al quadro di Don Orione appeso nel refettorio, gridando: “Orione, voglio una mela intera; hai capito? Voglio una mela intera”. Le suore, sbigottite per l’accaduto, cercarono di calmare la bambina che, in un attimo, si mise tranquilla a consumare la sua mezza mela. Nel pomeriggio di quello stesso giorno – riferiva ancora commossa la suora – giunse alla nostra casa un camioncino pieno di mele”.I semplici, sanno ancora ottenere grazie dal cielo.
Un buongiorgio natalizio regalatoci da Don Aurelio Fusi della Piccola Opera della Divina Provvidenza
18/12/11
Serie A 16° giornata, Milan secondo
Il big match di giornata era tra Lazio e Udinese, le due squadre hanno dato spettacolo nel posticipo serale, con i friulani prima in vantaggio con Floro Flores, poi Lulic e Klose ribaltano il risultato, ma poi ecco il 2-2 definitivo di Pinzi per i friulani. Con questo risultato l'Udinese è agganciato dal Milan a 31 punti.
Milan e Juventus liquidano rispettivamente il Siena e Novara in casa: rossoneri in vantaggio con Nocerino, che si sta rivelando un bomber con 6 reti; seconda rete di Ibrahimovic su rigore. Bianconeri invece in vantaggio dopo 4 minuti con Pepe, 2-0 definitivo di Quagliarella.
Inter ancora vittoriosa contro il Cesena, adesso i nerazzurri sono quinti. Nell'altro posticipo serale, colpaccio della Roma che espugna il difficilissimo campo del Napoli per 3-1. Giallorossi che vanno sul 2-0, poi momentaneo 2-1 per il Napoli e definitivo 3-1 per i capitolini.
Il Genoa batte il Bologna per 2-1 e vede le zone alte della classifica, insieme al Catania, anch'esso vittorioso nel derby siciliano contro il Palermo per 2-0. Il Chievo batte in casa per 2-0 il Cagliari, Fiorentina e Atalanta pareggiano in una gara dai molti colpi di scena: viola in vantaggio, sprecano occasioni per raddoppiare; nel finale gli orobici ribaltano e si ritrovano clamorosamente in vantaggio, poi il definitivo 2-2 dei fiorentini. Altro pareggio rocambolesco tra Parma e Lecce: ducali in vantaggio nel primo tempo, poi i giallorossi ribaltano la gara sul 3-1; infine tra l'86° e il 93° minuti il Parma trova la forza per pareggiare: 3-3, che gara.
Foto di Leggo.
Natale: festa della contemplazione e dell'accoglienza
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natale
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Redazione Frews
Natale, e tutti sono più buoni. Che bello, se fosse vero: vero è invece che a Natale restiamo quelli che siamo.
O no? Cosa dovrebbe spingerci a cambiare?Ci dicono e ci scrivono che il Natale è Festa di contemplazione. Contemplare un neonato in una poverissima mangiatoia, nel freddo di una stalla – sistemazione di fortuna, non troppo rara per i tempi, ma sempre di fortuna – certo suscita numerosi
spunti di riflessione. Quindi questo Bambinello viene tirato da un parte dai pacifisti, che ci vedono un segno
di arrendevolezza e mitezza assolute; viene tirato dall’altra dai pauperisti, che ne esaltano la povertà e la carenza di mezzi materiali; e così via. Chi non ci ha mai pensato, tra un regalo di Natale e l’altro? Forse bisognerebbe riflettere anche su un aspetto, talmente immediato che a qualcuno può sfuggire: Gesù si è fatto bambino, si è incarnato in un neonato. Un neonato che da subito ha avuto vita difficile, se è vero come è vero che Erode ha sterminato centinaia di suoi piccoli coetanei, tanta era la paura che ne aveva. Erode ne aveva paura perché sapeva che quel bimbo era venuto a cambiare il mondo: certo, il despota sanguinario non poteva comprendere che il mondo che quel bimbo avrebbe cambiato sarebbe andato ben più in là
dei confini della Palestina, ma a lui non importava, ché bastava avere un contendente ai suoi (sottomessi)
reami per avere un nemico giurato. Gesù era odiato e temuto da prima che nascesse. Duemila anni dopo, a
quanti bimbi spetta questo stesso destino? Quante mamme, quante coppie, temono che un figlio in arrivo
possa cambiare il proprio mondo, possa renderlo insostenibile su un piano economico, e chiedono che quel
figlio svanisca nel buio, che venga cancellato? Ma come Erode fu ingannato da se stesso, così per queste persone l’aborto si rivela il peggiore degli inganni: un figlio non si cancella, non si può cancellare, neppure se non lo si è mai guardato negli occhi. Quegli occhi, nella loro dolcezza priva di condanna, pesano poi per tutta la vita, ci porgono una sofferenza che solo nell’Amore di Dio può essere vissuta e compresa per farci, davvero, migliori, anche dopo un’azione tanto atroce. Questa azione – l’aborto – è bene comprendere che non è figlia solo della volontà di chi ne fa richiesta, quanto soprattutto della scelta di chi asseconda questa volontà, di chi ritiene, senza aver neppure l’attenuante del coinvolgimento emotivo che comporta il vivere una gravidanza difficile in prima persona, che un figlio possa o debba essere soppresso perché di troppo, perché malato, perché non voluto, perché imprevisto. Da sempre esistono mamme che vogliono abortire, ma a causa di certa malata cultura che si è affermata con la menzogna e la violenza oggi a questa mamme risponde addirittura lo Stato, offrendo medici ed infermieri pagati per sopprimere i nascituri, perché nessuno possa mai guardare i loro occhi. A quegli occhi oggi pare non pensare nessuno, si perdono nelle preoccupazioni di chi all’aborto non ha mai pensato, di chi lo ha sempre visto da lontano, magari come una cosa brutta ma che riguarda certamente altri. Quanti cattolici oggi pensano a quegli occhi? Quanti cattolici sanno, ad esempio, che nel 2009 sono stati soppressi nei nostri ospedali oltre centodiciottomila concepiti? Quei bambini, noi, non li incontreremo mai: pensiamoci, mentre, tra le lucine e le statuine di ogni foggia, mettiamo nel Presepe
il Bambinello. Nei presepi, il Bambinello è sempre rappresentato con le braccia aperte, con un gesto – anche
qui – dai molteplici significati. E’ bello vederci subito il gesto immediato ed ingenuo del piccolo che chiede di essere preso in braccio, di essere accolto: questo è diritto di tutti i bambini, questo ci chiedono. I regali di Natale, quelli, verranno dopo.
Massimo Micaletti
O no? Cosa dovrebbe spingerci a cambiare?Ci dicono e ci scrivono che il Natale è Festa di contemplazione. Contemplare un neonato in una poverissima mangiatoia, nel freddo di una stalla – sistemazione di fortuna, non troppo rara per i tempi, ma sempre di fortuna – certo suscita numerosi
spunti di riflessione. Quindi questo Bambinello viene tirato da un parte dai pacifisti, che ci vedono un segno
di arrendevolezza e mitezza assolute; viene tirato dall’altra dai pauperisti, che ne esaltano la povertà e la carenza di mezzi materiali; e così via. Chi non ci ha mai pensato, tra un regalo di Natale e l’altro? Forse bisognerebbe riflettere anche su un aspetto, talmente immediato che a qualcuno può sfuggire: Gesù si è fatto bambino, si è incarnato in un neonato. Un neonato che da subito ha avuto vita difficile, se è vero come è vero che Erode ha sterminato centinaia di suoi piccoli coetanei, tanta era la paura che ne aveva. Erode ne aveva paura perché sapeva che quel bimbo era venuto a cambiare il mondo: certo, il despota sanguinario non poteva comprendere che il mondo che quel bimbo avrebbe cambiato sarebbe andato ben più in là
dei confini della Palestina, ma a lui non importava, ché bastava avere un contendente ai suoi (sottomessi)
reami per avere un nemico giurato. Gesù era odiato e temuto da prima che nascesse. Duemila anni dopo, a
quanti bimbi spetta questo stesso destino? Quante mamme, quante coppie, temono che un figlio in arrivo
possa cambiare il proprio mondo, possa renderlo insostenibile su un piano economico, e chiedono che quel
figlio svanisca nel buio, che venga cancellato? Ma come Erode fu ingannato da se stesso, così per queste persone l’aborto si rivela il peggiore degli inganni: un figlio non si cancella, non si può cancellare, neppure se non lo si è mai guardato negli occhi. Quegli occhi, nella loro dolcezza priva di condanna, pesano poi per tutta la vita, ci porgono una sofferenza che solo nell’Amore di Dio può essere vissuta e compresa per farci, davvero, migliori, anche dopo un’azione tanto atroce. Questa azione – l’aborto – è bene comprendere che non è figlia solo della volontà di chi ne fa richiesta, quanto soprattutto della scelta di chi asseconda questa volontà, di chi ritiene, senza aver neppure l’attenuante del coinvolgimento emotivo che comporta il vivere una gravidanza difficile in prima persona, che un figlio possa o debba essere soppresso perché di troppo, perché malato, perché non voluto, perché imprevisto. Da sempre esistono mamme che vogliono abortire, ma a causa di certa malata cultura che si è affermata con la menzogna e la violenza oggi a questa mamme risponde addirittura lo Stato, offrendo medici ed infermieri pagati per sopprimere i nascituri, perché nessuno possa mai guardare i loro occhi. A quegli occhi oggi pare non pensare nessuno, si perdono nelle preoccupazioni di chi all’aborto non ha mai pensato, di chi lo ha sempre visto da lontano, magari come una cosa brutta ma che riguarda certamente altri. Quanti cattolici oggi pensano a quegli occhi? Quanti cattolici sanno, ad esempio, che nel 2009 sono stati soppressi nei nostri ospedali oltre centodiciottomila concepiti? Quei bambini, noi, non li incontreremo mai: pensiamoci, mentre, tra le lucine e le statuine di ogni foggia, mettiamo nel Presepe
il Bambinello. Nei presepi, il Bambinello è sempre rappresentato con le braccia aperte, con un gesto – anche
qui – dai molteplici significati. E’ bello vederci subito il gesto immediato ed ingenuo del piccolo che chiede di essere preso in braccio, di essere accolto: questo è diritto di tutti i bambini, questo ci chiedono. I regali di Natale, quelli, verranno dopo.
Massimo Micaletti
Gli strateghi della guerra dell'Ici contro la Chiesa
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chiesa
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Redazione Frews
Non vi è nulla di casuale nei feroci attacchi che la Chiesa Cattolica sta subendo in materia di agevolazioni fiscali. Si tratta di un’offensiva che risponde ad una strategia militare ben precisa e ben orchestrata. La battaglia è iniziata a metà dello scorso agosto. Per l’esattezza il 19 agosto 2011, quando Gustavo Raffi, Gran Maestro della potente obbedienza massonica del Grande Oriente d’Italia, lancia l’attacco. In un comunicato rilasciato dalla Villa Il Vascello, prestigiosa residenza romana e luogo simbolo della repubblica del 1848, Raffi proclama: «E' giusto che lo Stato abolisca le esenzioni dell’Ici per i beni immobili della Chiesa non destinati al culto e di tutti gli altri enti che si avvantaggino di tale esenzione, così come è opportuno congelare per tre anni l’8 per mille fino al raggiungimento del pareggio di bilancio, come fissato nella manovra, destinando le risorse alla ripresa economica dello Stato». Spiega il Comandante massonico delle truppe anticlericali: «In un tempo di grave crisi economica, in cui si chiedono lacrime e sangue ai pensionati e ai più deboli, (…) non sono più ammesse esenzioni feudali né privilegi di casta che hanno il sapore di un autentico insulto alla povertà e a milioni di italiani che lottano quotidianamente per far fronte a difficoltà di ogni tipo». Et voilà, la Chiesa è servita. Del resto, è sempre il battagliero Raffi a precisare che «la Libera Muratoria è dalla parte di chi si rimbocca le maniche per far uscire il Paese dalle secche dell’egoismo e dell’indifferenza».
Con buona pace della Caritas, delle tante comunità di assistenza cattoliche e dei poveri missionari.
Come in ogni antica battaglia romana che si rispetti, quando il console dà l’ordine d’attacco, l’attendente lo comunica ai reparti con il suono del corno.
Così se a Raffi spetta il ruolo di consul, è al quotidiano Repubblica che viene affidata la funzione – degnamente svolta – di cornicen. Il giorno successivo all’ordine (20 agosto 2011), il suono di Repubblica è univoco e chiarissimo, come il titolo dell’articolo di Mauro Favale: Ma la Chiesa si tiene 3 miliardi di euro niente Ici e l’Ires scontata al 50%. A nulla importa che l’articolo sia farcito – in buona o cattiva fede – di omeriche falsità, imprecisioni, numeri inventati, e fantasiose elucubrazioni. L’importante è trasmettere l’ordine d’attacco. Si muove immediatamente la fanteria, ed i solerti pedites radicali avanzano a ranghi serrati. Vengono, infatti, presentati gli emendamenti 2.0.5 e 2.0.17 a firma Bonino, Poretti, Perduca, Carloni e Chiaromonte relativi all’abolizione dell’esenzione dell’Ici per le attività commerciali del Vaticano. L’azione non ottiene un grande successo, poiché viene respinta, il 5 settembre, con un voto alla Commissione Bilancio del Senato.
A questo punto entra in campo la potentissima cavalleria pesante: gli equites di Bruxelles.
L’intervento viene preannunciato, come al solito, dal cornicen. Repubblica del 24 settembre così titola un articolo di Alberto D’Argenio: Sconto Ici alla Chiesa la Ue processa l'Italia. Sottotitolo: Esenzioni per due miliardi l'anno - Bruxelles accelera: “Sono aiuti di Stato” - Se l’Italia sarà condannata, dovrà chiedere il rimborso delle tasse non pagate.
Si viene, quindi, a sapere come sia stata data un’incredibile accelerazione ad un’indagine aperta dalla Commissione Europea contro la Chiesa Cattolica per aiuti di Stato, che sopiva tranquilla da quattro anni. La tempistica di quel repêchage è a dir poco sospetta.
Repubblica ci spiega che nell’inchiesta europea sono stati passati al setaccio gli asseriti «privilegi fiscali attribuiti agli enti ecclesiastici in settori in cui “l’azienda Chiesa” (conta circa 100 mila fabbricati) è leader nazionale: ospedali, scuole private, alberghi e altre strutture commerciali che godono di un'esenzione totale dal pagamento dell'Ici e del 50% da quello sull’IRES, con un risparmio annuo che si avvicina ai due miliardi di euro e conseguenti vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti laici». Le cifre ballano, ma si sa, in battaglia anche la matematica diventa un’opinione.
Resta il fatto che, a seguito dell’accelerazione, lo scorso ottobre viene formalmente aperta una procedura d’infrazione nei confronti dello Stato italiano, sull’assunto che non appaiano infondate le contestazioni sollevate dai radicali, come si legge nell'introduzione del documento redatto dal commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia (il predecessore di Zapatero alla segreteria nazionale del partito socialista spagnolo): «Alla luce delle informazioni a disposizione la Commissione non può escludere che le misure costituiscano un aiuto di Stato e decide quindi di indagare oltre». Entro 18 mesi dall’inizio della procedura l’Unione Europea dovrà emettere un verdetto.
La condanna, secondo Repubblica, sarà difficile da scampare, stando alle conclusioni preliminari contenute nel documento dello stesso Almunia: l’esistenza dell’aiuto di Stato sarebbe resa chiara dal «minor gettito per l'erario», e la norma violerebbe la concorrenza in quanto i beneficiari degli sconti Ici «sembrano» essere in concorrenza con altri operatori nel settore turistico-alberghiero e della sanità. Quindi, conclude il Commissario, le condizioni dell’esistenza dell'aiuto e della sua incompatibilità con le norme comunitarie «sembrano essere soddisfatte».
Come finirà la battaglia? Sono ardui i pronostici, ma certo preoccupa la risposta sibillina che lo scorso 9 dicembre Mario Monti, proprio mentre si trovava a Bruxelles, ha dato ad una domanda sul tormentone dell’ICI e la Chiesa Cattolica: «Sono anche a conoscenza di una procedura dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato». E di fronte al Moloch dell’Unione, anche il Professore deve inchinarsi. Lo stesso giorno 9 dicembre gli faceva eco il Gran Maestro Raffi, sempre con un comunicato dalla solita sontuosa Villa romana: «Bisogna cancellare i privilegi, senza se e senza ma: anche la Chiesa paghi le tasse, perché nel momento in cui si chiedono lacrime e sangue ai pensionati e alle fasce sociali più deboli, non si possono mantenere feudali esenzioni per gli immobili commerciali di proprietà del clero».
Il rapporto tra il console e la cavalleria, del resto, è molto stretto ed affiatato. Lo dimostra l’intervento che lo stesso Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia ha tenuto al meeting svoltosi il 30 novembre 2011 a Bruxelles, presso la Commissione Europea, con i rappresentanti delle associazioni umanistiche non confessionali. Quell’incontro dal titolo “Un partenariato per la democrazia e una prosperità condivise: una volontà comune di promuovere i diritti e le libertà democratiche” è stato presieduto da Jerzy Buzek, Presidente del Parlamento europeo, Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo, e dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso. Non proprio figure di secondo piano nell’organigramma comunitario. Questi altissimi dignitari hanno convintamente applaudito i vari passaggi dell’intervento del Gran Maestro, tra cui uno particolarmente significativo: «Le istituzioni libero-muratorie vogliono impegnarsi in
modo più forte, anche nel solco dell’azione svolta dalla Comunità Europea, per rafforzare il senso di appartenenza culturale all'Europa, svolgendo un’opera di vera e propria Paideia per il cittadino, all’insegna di quei valori di fratellanza, tolleranza, laicità, libertà e democrazia, che devono rimanere saldi anche dinanzi a scenari difficili».
Non sembra mettersi molto bene per la Chiesa Cattolica.
Gianfranco Amato
Con buona pace della Caritas, delle tante comunità di assistenza cattoliche e dei poveri missionari.
Come in ogni antica battaglia romana che si rispetti, quando il console dà l’ordine d’attacco, l’attendente lo comunica ai reparti con il suono del corno.
Così se a Raffi spetta il ruolo di consul, è al quotidiano Repubblica che viene affidata la funzione – degnamente svolta – di cornicen. Il giorno successivo all’ordine (20 agosto 2011), il suono di Repubblica è univoco e chiarissimo, come il titolo dell’articolo di Mauro Favale: Ma la Chiesa si tiene 3 miliardi di euro niente Ici e l’Ires scontata al 50%. A nulla importa che l’articolo sia farcito – in buona o cattiva fede – di omeriche falsità, imprecisioni, numeri inventati, e fantasiose elucubrazioni. L’importante è trasmettere l’ordine d’attacco. Si muove immediatamente la fanteria, ed i solerti pedites radicali avanzano a ranghi serrati. Vengono, infatti, presentati gli emendamenti 2.0.5 e 2.0.17 a firma Bonino, Poretti, Perduca, Carloni e Chiaromonte relativi all’abolizione dell’esenzione dell’Ici per le attività commerciali del Vaticano. L’azione non ottiene un grande successo, poiché viene respinta, il 5 settembre, con un voto alla Commissione Bilancio del Senato.
A questo punto entra in campo la potentissima cavalleria pesante: gli equites di Bruxelles.
L’intervento viene preannunciato, come al solito, dal cornicen. Repubblica del 24 settembre così titola un articolo di Alberto D’Argenio: Sconto Ici alla Chiesa la Ue processa l'Italia. Sottotitolo: Esenzioni per due miliardi l'anno - Bruxelles accelera: “Sono aiuti di Stato” - Se l’Italia sarà condannata, dovrà chiedere il rimborso delle tasse non pagate.
Si viene, quindi, a sapere come sia stata data un’incredibile accelerazione ad un’indagine aperta dalla Commissione Europea contro la Chiesa Cattolica per aiuti di Stato, che sopiva tranquilla da quattro anni. La tempistica di quel repêchage è a dir poco sospetta.
Repubblica ci spiega che nell’inchiesta europea sono stati passati al setaccio gli asseriti «privilegi fiscali attribuiti agli enti ecclesiastici in settori in cui “l’azienda Chiesa” (conta circa 100 mila fabbricati) è leader nazionale: ospedali, scuole private, alberghi e altre strutture commerciali che godono di un'esenzione totale dal pagamento dell'Ici e del 50% da quello sull’IRES, con un risparmio annuo che si avvicina ai due miliardi di euro e conseguenti vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti laici». Le cifre ballano, ma si sa, in battaglia anche la matematica diventa un’opinione.
Resta il fatto che, a seguito dell’accelerazione, lo scorso ottobre viene formalmente aperta una procedura d’infrazione nei confronti dello Stato italiano, sull’assunto che non appaiano infondate le contestazioni sollevate dai radicali, come si legge nell'introduzione del documento redatto dal commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia (il predecessore di Zapatero alla segreteria nazionale del partito socialista spagnolo): «Alla luce delle informazioni a disposizione la Commissione non può escludere che le misure costituiscano un aiuto di Stato e decide quindi di indagare oltre». Entro 18 mesi dall’inizio della procedura l’Unione Europea dovrà emettere un verdetto.
La condanna, secondo Repubblica, sarà difficile da scampare, stando alle conclusioni preliminari contenute nel documento dello stesso Almunia: l’esistenza dell’aiuto di Stato sarebbe resa chiara dal «minor gettito per l'erario», e la norma violerebbe la concorrenza in quanto i beneficiari degli sconti Ici «sembrano» essere in concorrenza con altri operatori nel settore turistico-alberghiero e della sanità. Quindi, conclude il Commissario, le condizioni dell’esistenza dell'aiuto e della sua incompatibilità con le norme comunitarie «sembrano essere soddisfatte».
Come finirà la battaglia? Sono ardui i pronostici, ma certo preoccupa la risposta sibillina che lo scorso 9 dicembre Mario Monti, proprio mentre si trovava a Bruxelles, ha dato ad una domanda sul tormentone dell’ICI e la Chiesa Cattolica: «Sono anche a conoscenza di una procedura dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato». E di fronte al Moloch dell’Unione, anche il Professore deve inchinarsi. Lo stesso giorno 9 dicembre gli faceva eco il Gran Maestro Raffi, sempre con un comunicato dalla solita sontuosa Villa romana: «Bisogna cancellare i privilegi, senza se e senza ma: anche la Chiesa paghi le tasse, perché nel momento in cui si chiedono lacrime e sangue ai pensionati e alle fasce sociali più deboli, non si possono mantenere feudali esenzioni per gli immobili commerciali di proprietà del clero».
Il rapporto tra il console e la cavalleria, del resto, è molto stretto ed affiatato. Lo dimostra l’intervento che lo stesso Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia ha tenuto al meeting svoltosi il 30 novembre 2011 a Bruxelles, presso la Commissione Europea, con i rappresentanti delle associazioni umanistiche non confessionali. Quell’incontro dal titolo “Un partenariato per la democrazia e una prosperità condivise: una volontà comune di promuovere i diritti e le libertà democratiche” è stato presieduto da Jerzy Buzek, Presidente del Parlamento europeo, Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo, e dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso. Non proprio figure di secondo piano nell’organigramma comunitario. Questi altissimi dignitari hanno convintamente applaudito i vari passaggi dell’intervento del Gran Maestro, tra cui uno particolarmente significativo: «Le istituzioni libero-muratorie vogliono impegnarsi in
modo più forte, anche nel solco dell’azione svolta dalla Comunità Europea, per rafforzare il senso di appartenenza culturale all'Europa, svolgendo un’opera di vera e propria Paideia per il cittadino, all’insegna di quei valori di fratellanza, tolleranza, laicità, libertà e democrazia, che devono rimanere saldi anche dinanzi a scenari difficili».
Non sembra mettersi molto bene per la Chiesa Cattolica.
Gianfranco Amato
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