20/07/11

Sciare ad Agosto è possibile!


L’inverno è  in corso e con esso le più autentiche gioie sciistiche.. dove?
Sulle Ande, dove le stagioni sono perfettamente invertite rispetto alle nostre ma dove, ora, la voglia di neve e di sci è la stessa che da noi a inizio della nostra stagione sciistica. Il circo bianco, quello vero, fatto di ampi caroselli sciistici, farinose e compatte nevi invernali, lunghe piste e dislivelli e continui grandi eventi è infatti ai nastri di partenza nell’emisfero australe.
Le stazioni sciistiche di Cile ed Argentina sono sicuramente la realtà “bianca” più completa ed interessante al mondo tra giugno ed ottobre, distribuite sulla catena andina per oltre 2000km da nord a sud, dall’Aconcagua alla Terra del Fuoco, passando dalla mitica Patagonia, tra infiniti e bellissimi paesaggi straordinariamente differenti tra loro come dai nostri alpini ed appenninici.
Tale enorme varietà di latitudine e contesti diviene un grande aggiunto della realtà sciistica sudamericana, in grado di accontentare le più diverse esigenze “bianche”, sempre immersi in ambienti naturali di rara bellezza.
Chi ambisce a sciare in grandi comprensori può scegliere le Tres Valles cilene; ovvero le stazioni di Valle Nevado, El Colorado e La Parva, collegate tra loro sci ai piedi, che si sviluppano per oltre 110km di piste perfettamente battute su 900mt di dislivello, con neve sempre secca e veloce e che godono dell’80% di giornate soleggiate durante l’inverno; il tutto a soli 50km dalla cosmopolita capitale Santiago del Cile. Sul versante argentino il più grande comprensorio è a Bariloche, la St. Moritz delle Ande, l’attrezzatissima capitale della Patagonia che dispone del comprensorio Cerro Catedral, attrezzato con oltre 100km di piste su più di 1000mt di dislivello; immersi nell’incanto del Parco Nazionale Nahuel Huapi, tra enormi laghi, grandi foreste, vulcani e imponenti montagne.
Per chi ama il fuoripista, oltre le grandi opportunità che comunque offrono tutte le stazioni sciistiche sudamericane, la vera mecca internazionale è l’argentina Las Leñas, dove tutto è a misura del freerider; ai 40km di piste battute si aggiungono centinaia di itinerari su terreno aperto, sia raggiungibili già con gli impianti di risalita, sia con gli snowcat che con l’heliski: il potenziale è enorme, grazie all’immensità della cordigliera che offre innumerevoli perfetti pendii e decine di cime ancora senza nome. Ma l’heliski si può praticare, ad altissimi livelli, anche nelle Tres Valles, che garantiscono powder e dislivelli da grande Canada; o nella sterminata quanto disabitata Patagonia, con proposte itineranti che prevedono ogni giorno il pernottamento in lussuosi resort patagonici dopo aver testato pendii e contesti sempre differenti.
Non mancano certo occasioni per chi ha interesse e velleità agonistiche, che potrà sbizzarrirsi con il circuito gare FIS sudamericano, con competizioni per ogni categoria e che prevede anche tappe di Coppa del Mondo di snowboard. L’atmosfera da parterre internazionale inoltre si respira nelle tante località che ospitano, ad agosto e settembre, i ritiri preparatori di tutte le principali nazionali del mondo; tra tutte emerge Ushuaia, capoluogo della mitica Terra del Fuoco, ultima città del mondo; affacciata direttamente sulla confluenza degli oceani ma contemporaneamente ski-resort di grande spessore mondiale. Ushuaia è, tra l’altro, la capitale sudamericana dello sci nordico, dispone infatti, a livello del mare, di svariati centri fondo molto ben attrezzati, per lo più collegati tra loro e che ospitano anche la granfondo internazionale Marchablanca.
Per rivivere i fasti dei Mondiali di Sci del 1966 occorre soggiornare nella mitica cilenaPortillo, la stazione sciistica più settentrionale, all’ombra dell’Aconcagua; dove le sue apprezzatissime piste sono ad esclusivo uso degli ospiti del Grand Hotel Portillo, l’unico della località.
Le Ande di Cile ed Argentina offrono poi molte località “minori” ma estremamente affascinanti, dal fortissimo carisma e in grado di trasmettere emozioni nuove de intense, anche grazie alla natura senza confini che le avvolge e dove comunque è sempre praticabile il grande sci e snowboard.. parlo delle nord-patagoniche Chapelco e Cerro Bayo, località anche architettonicamente ricercatissime; di La Hoya, al centro della Patagonia più remota, ma con la neve migliore del Continente; della cilena Antillanca, sui pendii di straordinari vulcani o di Nevados de Chillan che, come l’argentina Caviahue, dispone tra l’altro di fonti termali uniche nel loro genere.
Ovviamente sono sempre praticabili anche altri sport invernali, come lo scialpinismo, le racchette da neve, le motoslitta.. e il polo sulla neve, che in Argentina è sport nazionale.
Ma sciare in Sud America significa anche tanto altro: la piena possibilità di integrare il viaggio con la visita ad alcuni dei luoghi più incredibili e affascinanti di questo mondo; come i ghiacci dello Hielo Continental, le Cascate tropicali di Iguazu, il santuario naturalistico di Valdes, i fiordi cileni, i laghi patagonici, i deserti andini e patagonici, Santiago e Buenos Aires, le 2 capitali più eccentriche ed accoglienti del continente.. e tantissimi altre destinazioni.
Ricordo poi che viaggiare in Cile Argentina ha sempre un ulteriore enorme valore aggiunto, dovuto al trascinante e coinvolgente clima sociale, specie per noi italiani. Per quanto i cileni, ma soprattutto gli argentini, abbiano una loro identità precisa e tutta da scoprire, non ve ne è altra al mondo più compatibile e affine con la nostra!
Per informazioni sulla realtà sciistica sudamericana e per viaggi “neve” e non solo in Cile ed Argentina, potete rivolgervi allo Studio Paolo Ciotti, specializzati da 8 anni in soggiorni neve in Cile ed Argentina! Potete visitare il sito ufficiale www.paolociotti.it

Paolo Ciotti

19/07/11

Caro papà...di Manfredi Borsellino

Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.
Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.
Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.
Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.
La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.
Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.
Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.
Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.
Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.
La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.
Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.
Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.
Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.
Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.
*( La testimonianza del figlio del giudice – pubblicata per gentile concessione dell’editore – chiude il libro “Era d’estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).

La Nuova Evangelizzazione nell’era del «tempo breve»


di Andrea Menegotto
Domenica 17 luglio, a Rio de Janeiro, si sono conclusi i lavori del primo seminario di comunicazione per i vescovi del Brasile, dove è intervenuto anche monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Ampi stralci del suo intervento sono ripresi in un articolo del quotidiano vaticano L’Osservatore Romano del 18-19 luglio 2011 («La missione evangelizzatrice nell’era digitale», p. 8) e da News.va, il portale multimediale vaticano che raccoglie le notizie prodotte dai network dei media della Santa Sede, dotato peraltro di notevoli possibilità di collegamento con i principali social network.
Senza utilizzare troppi giri di parole ─ come si conviene , appunto, a un efficace comunicatore ─ l’arcivescovo, nel descrivere le sfide poste dalle nuove tecnologie all’opera di evangelizzazione della Chiesa cattolica, ha affermato: «Se la Chiesa non prenderà coscienza dei cambiamenti culturali suscitati dal sistema comunicativo che attualmente conosciamo, troveremo molte difficoltà nell'evangelizzare in un futuro prossimo». E, ancora: «[…] è fondamentale superare una visione meramente strumentale dei mezzi di comunicazione ─ ossia concepire i mezzi solo come altoparlanti che i destinatari ascoltano in modo acritico ─ e riconoscere che è la stessa cultura a trasformarsi costantemente a causa della comparsa di nuove forme di comunicazione attraverso le nuove tecnologie». Del resto, queste ultime «creano nuovi modi di socializzare, nuovi linguaggi e nuove relazioni fra le persone, e allo stesso tempo schiudono orizzonti e pongono sfide al compito evangelizzatore di ogni battezzato».
Tuttavia, pur dovendo necessariamente tenere conto delle trasformazioni provocate dalle nuove tecnologie, per il Papa (prima il beato Giovanni Paolo II, oggi il suo successore Benedetto XVI) e per i Vescovi la missione resta la stessa ieri, oggi e sempre: la Nuova Evangelizzazione. Essa non coincide con il cedimento del messaggio cristiano alle rivendicazioni di presunta autonomia tipiche ella nostra epoca ─ le quali altro non sono che tentativi di progressiva scristianizzazione della nostra società nel segno della tentazione relativista, tecnocratica e autodeterministica ─, ma semplicemente è il riannuncio con nuovo ardore, nuovi metodi ed espressioni del messaggio bimillenario di Gesù Cristo proclamatosi «la via, la verità e la vita» (Giovanni 14,6); lo stesso identico messaggio affidato da Gesù agli Apostoli e, ora, a tutta la Chiesa.
Dunque, una Chiesa che, forte del mandato ricevuto, si deve porre oggi anche a detta dei suoi stessi pastori a rispondere in maniera adeguata alla sfida dell’annuncio in un’epoca complessa, post-moderna, relativista, globalizzata e tecnologica. Un’era che Marco Niada, giornalista economico milanese da anni residente a Londra, vede caratterizzata da quello che con espressione felice definisce il «tempo breve» (cfr. Il tempo breve. Nell’era della frenesia: la fine della memoria e la morte dell’attenzione, Garzanti, Milano 2010; per una recensione e un inquadramento in ottica sociologica e in una prospettiva di raccordo con alcuni temi fondanti l’insegnamento di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si rimanda al contributo di Massimo Introvigne, «Il tempo breve» di Marco Niada. «La fine della memoria e la morte dell’attenzione», disponibile sul sito del CESNUR).
Secondo Niada, la nuova rivoluzione non è tanto quella di Internet, ma quella dei telefoni cellulari di nuova generazione, i cosiddetti smartphone, che sono sempre di più computer portatili in costante collegamento con il Web: l’uomo e il giovane del 2011 che hanno con sé giorno e notte, in casa e in ufficio, al lavoro e in vacanza il Blackberry, l’iPhone e l’iPad sono fondamentalmente diversi dall’uomo di uno o due decenni prima. Niada non è nemico della tecnologia, ma richiama problemi reali, così efficacemente riassunti da Introvigne: «Il primo è stato studiato da psicologi e psichiatri già da molti anni: il rischio di una dipendenza da Internet e dai cellulari che ricorda la dipendenza dalla droga e che isola chi ne è vittima, bambini compresi, dal mondo reale. Il secondo problema è al centro dello studio sociologico di Internet da molti anni: si tratta del cosiddetto “information overload” (sovraccarico d’informazioni). Grazie a, o per colpa di, Internet riceviamo più informazioni di quante siamo capaci di assorbire, vagliare e organizzare e alla fine entriamo in crisi. Niada aggiunge, citando dati di diversi studi, due ulteriori elementi: la crisi della memoria – chi vive di Google ha sempre meno memoria, perché è abituato a cercare le informazioni sul Web e non tra i propri ricordi –, e la “morte dell’attenzione”. Il nostro tempo di attenzione si assottiglia sempre di più, e senza attenzione – come insegnavano appunto i monaci del Medioevo – non può nascere la riflessione e neppure la preghiera».
È quest’uomo post-moderno che vive nel e del «tempo breve», spesso isolato e collocato in una realtà virtuale, sovraccarico di informazioni, in crisi di memoria e incapace di dedicare attenzione e quindi riflettere davvero, nonché entrare in un rapporto profondo con il Creatore, l’obiettivo della Nuova Evangelizzazione. D’altra parte , come scriveva Giovanni Paolo II nel Messaggio per la XXXVI Giornata delle comunicazioni sociali, lungi dal demonizzare Internet e la tecnologia: «[…] Internet ridefinisce in modo radicale il rapporto psicologico di una persona con lo spazio e con il tempo. Attrae l'attenzione ciò che è tangibile, utile, subito disponibile. Può venire a mancare lo stimolo a un pensiero e a una riflessione più profondi, mentre gli esseri umani hanno bisogno vitale di tempo e di tranquillità interiore per ponderare ed esaminare la vita e i suoi misteri e per acquisire gradualmente un maturo dominio di sé e del mondo che li circonda», e soprattutto: «Internet permette a miliardi di immagini di apparire su milioni di schermi in tutto il mondo. Da questa galassia di immagini e suoni, emergerà il volto di Cristo? Si udirà la sua voce? Perché solo quando si vedrà il Suo Volto e si udirà la Sua voce, il mondo conoscerà la “buona notizia” della nostra redenzione. Questo è il fine dell'evangelizzazione e questo farà di Internet uno spazio umano autentico, perché se non c'è spazio per Cristo, non c'è spazio per l’uomo».
Dunque, Internet stesso si configura come un luogo da evangelizzare affinché diventi uno spazio umano autentico e un luogo in cui l’uomo possa incontrare Cristo e così ritrovare se stesso.
Da questo punto di vista, risultano emblematiche due icone: la prima è quella di Papa Giovanni Paolo II, ormai anziano e quasi al culmine della malattia che con un click del mouse, durante una semplice cerimonia tenutasi presso il Palazzo Apostolico il 22 novembre 2001 invia alle chiese particolari dell’Oceania via e-mail l’Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Oceania; si tratta della prima volta nella storia in cui un documento pontificio è inviato direttamente dal Papa via e-mail.
La seconda icona, più recente, è quella invece che vede Papa Benedetto XVI, nella solennità liturgica dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno 2011 ─ coincidente peraltro con il sessantesimo anniversario di sacerdozio dello stesso Pontefice ─ mettere in rete il già citato portale vaticano News.va con un semplice tweet (termine tecnico utilizzato per indicare nel social network Twitter un «aggiornamento di servizio») su un tablet, ovvero un «pc tavoletta».
Due icone certo, che ci dicono che siamo solo all’inizio di una grande opera perché gli utenti delle nuove tecnologie incontrando tanti ─ troppi ─ «messaggi», possano incontrare anche il «Messaggio» per eccellenza.
Fonte foto: News.va

Consigli Fotografici: Copyright & Batch Watermarking - Fotografia in sicurezza


Diamo oggi inizio alla sezione “Consigli” della rubrica fotografica di Frews.
Come già spiegato, i nostri consigli saranno estremamente pratici e semplici da mettere in atto. Abbiamo deciso quindi di iniziare con un consiglio fondamentale per chi pubblica le proprie foto in rete. Come poterlo fare in completa sicurezza? Come tutelarsi da eventuali furti e plagi?
Eccovi qualche dritta sulla pubblicazione di immagini.

Innanzitutto occorre fare una precisazione. E' importante sottolineare quanto sia difficile rintracciare eventuali trattamenti delle immagini non autorizzati. In questo caso, la vastità della rete internet non aiuta. E' estremamente difficile imbattersi in un utilizzo non appropriato di una propria immagine, come ad esempio la sua ri-pubblicazione senza la citazione della fonte originaria. Risulta quindi indispensabile utilizzare alcuni espedienti per far desistere i naviganti poco corretti dall'impossessarsi di immagini di cui vogliamo detenere quantomeno i diritti e i riconoscimenti.

Il primo espediente riguarda il copyright. Se pubblicate le vostre immagini su un blog a vostra gestione, abbiate l'accortezza di inserire un cosiddetto “Disclaimer” che dichiari esplicitamente il vostro diritto sui contenuti pubblicati. Un esempio tipico di dichiarazione di possesso del copyright può essere

Tutte le foto sono proprietà di VOSTRO NOME/TITOLO DEL BLOG e come tali sono soggette a copyright. E pertanto tutto il materiale qui contenuto non è utilizzabile nè in alcun modo riproducibile, in qualsiasi forma e misura senza il consenso scritto dell'autore.

Già una dicitura come questa fungerà da deterrente per i ladri di immagini e vi darà il completo controllo sulle vostre immagini. Questo, ovviamente, vale solo e unicamente se voi siete in possesso del file originale in alta qualità. In caso di dispute legali, il possesso di quel file è determinante per l'assegnazione del possesso dello scatto. Per questo motivo è necessario conservare i file originali anche dopo averli pubblicati su facebook, blogger o qualsivoglia piattaforma.

Il secondo consiglio che vi propongo riguarda la pratica di Batch Watermark, più semplicemente l'inserimento della firma alle vostre foto. 


Come potete vedere in questo, è presente in basso a sinistra la firma dell'autore. Questo simbolo apparentemente insignificante è importantissimo. Vi permette di marchiare con un simbolo indelebile i vostri scatti, in modo che se dovessero essere utilizzati da terzi, il vostro nome sarà sempre e comunque visibile. Per questo motivo è consigliabile inserire il proprio nome e cognome, oppure l'indirizzo del vostro blog. Ma come inserire la firma?
Io vi consiglio un programma semplicissimo da usare: FastStone Photo Resizer, un software gratuito scaricabile all'indirizzo http://www.faststone.org/FSResizerDetail.htm
Tra le tante funzioni, questo programma vi permette creare una copia dello scatto firmata senza modificare il file originale. Inoltre, potete firmare più file contemporaneamente, catalogarli in specifiche cartelle e conservare nel tempo il vostro Logo di firma per i futuri scatti.

Spero che questi primi consigli vi tornino utili. Fatemelo sapere commentando questo post o mandandomi una mail all'indirizzo che troverete nelle note. Buona fotografia a tutti!

 Mirko Fin



Avete qualche richiesta particolare o un consiglio da suggerire? Mandate le vostre richieste via mail a servlad90@yahoo.it 
Sarà per noi un piacere esaudire ogni vostra richiesta!

Paolo Borsellino 19 anni dopo

Si ricorda oggi a Palermo ed in tutta Italia la strage di via D'Amelio, il 19 luglio 1992, in cui con un'autobomba vennero uccisi il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e gli agenti della polizia di Stato che lo scortavano: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. Alle 16.58 sara' osservato un minuto di silenzio in via D'Amelio.
In tanti scrivono sui profili facebook o sui propri spazi blog: Paolo Vive, Non sei mai morto, il Tuo insegnamento resta.
In questi 19 anni ne abbiamo sentite e lette di tutti i colori su Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Sono stati tirati per la giacca per giustificare le politiche di destra e di sinistra, per dire tutto ed il contrario di tutto e quindi Paolo Borsellino in questi 19 anni è morto e risorto centinaia di volte.
19 anni fa avevo 19 anni. Ricordo quelle immagini in televisione, quel boato enorme che sentivamo nel cuore, ed ancora risento, e la paura ed il disorientamento di quei giorni perchè davvero tutto ci sembrava perso definitivamente in mano al male.
19 anni fa avevo 19 anni, un altro mondo per me, università, pochi pensieri, primi passi come giornalista e vissi quell'attentato con la rabbia di un figlio che perde un padre.
19 anni dopo sono padre e vivo quell'attentato con la rabbia di un padre che deve difendere i propri figli.
Ci siamo chiesti in redazione, stamattina, come ricordare Paolo Borsellino.
Abbiamo deciso due modi semplici, senza troppi giri di parole, senza anche noi farlo rinascere e riucciderlo contemporaneamente.
Ti ricordiamo, Paolo, dapprima nella preghiera, silenziosa, personale, quella di ognuno di noi al suo Dio. E poi alle 16.58 pubblicheremo qui su Frews la lettera che scrisse Manfredi, tuo figlio, perchè da  allora racchiude le parole che noi tuoi figli volevamo e vorremmo sempre dirti.

La nuova, terza (ed ultima?), giunta Alemanno: ecco i cognomi!

Tre anni di governo della città, tre giunte, decine di assessori: numeri da giocare al lotto nella speranza di vincere qualcosa, oltre ad un posto in Giunta. Non sono donna e quindi non ho una quota che mi assegni un eventuale assessorato; non sono parente di nessuno dei capi del Pdl di Roma e quindi non posso sperare di essere messo nel listino; sono solo me stesso: voto, ci credo, rimango fregato e voterò qualcun altro al prossimo turno sicuramente.
Causa ricorso al Tar sulle quote rosa, la Giunta Alemanno 2 (quella varata di fretta qualche mese fa per buttare fumo sullo scandalo assunzioni dirette all'Atac) è stata di nuovo azzerata per mancanza di donne!
Quante uscite serali nel mio passato avrebbero dovuto essere azzerate per mancanza di donne. Una volta non c'era questa norma delle quote rosa. Abbiamo già detto come la pensiamo però, un piccolo ripensamento, mi sta venendo: se per ogni uscita tra amici ci fosse lo stesso numero di uomini e donne, per legge? Organizzo col mio migliore amico la gita al mare in Liguria ma non ci posso andare se non con due bionde e se non le trovo io il tribunale me le da d'ufficio, me le ritrovo in macchina insomma, già in bikini e zaino sulle ginocchia! Non male sta idea delle quota rosa.
Torniamo a noi ed ai nomi che abbiamo avuto, come di consuetudine, in anteprima esclusiva per noi di Frews grazie ad un passante cinese, ma che ha studiato bene l'italiano, che mentre fotografava il cavallo del Marc'Aurelio ci ha giurato di aver sentito dire da un usciere del Campidoglio, che il barista stamattina ha detto a quella delle pulizie che la giunta sarà piena di tutte quelle persone che non hanno trovato posto all'Atac per chiamata diretta (non perchè non ci fosse spazio ma per via dello scoppio dello scandalo) e che hanno cognome che inizia per A...e  finisce per lemanno, oppure per R...e finisce in ampelli, ed ancora M con Arsilio e via sciorinando tutti i cognomi noti del Pidielle romano.
Sembra che la giunta sarà composta di sole donne e così subito dopo chiamerò il Telefono Azzurro che non è quello dei bambini ma quello per difendere noi maschietti, noi principi azzurri che, come sempre, arriviamo un momento troppo tardi, siamo troppo intelligente, siamo troppo onesti, non siamo del genere giusto e quando tocca noi... beh c'è già qualcun altro.

18/07/11

I Segreti della Casta. ovvero come fare soldi velocemente giocando con la gente

Siamo tutti indignati, è risaputo. Storciamo tutti il naso quando sentiamo parlare di politici, di parlamentari, di giochi di potere, di Palazzi, di sconti e di vitalizi. Tutti proviamo un sordo movimento di rabbia a queste notizie. 
Ma una cosa di cui non abbiamo assolutamente bisogno al momento è la demagogia. Da ieri infatti, su Facebook, Twitter e Blogger (e chi più ne ha, più ne metta) è approdato uno strano personaggio che si fa chiamare SpiderTruman. Racconta di essere un precario che da 15 anni lavorava a Palazzo Chigi, è stato licenziato, e adesso promette di rilevare orribili segreti sulla tanto odiata "casta". Promesse vane, perché al momento tutto quello che ha fatto è stato pubblicare notizie già note all'informazione pubblica. Repubblica in primis ha già pubblicato tempo addietro articoli riguardanti i meccanismi per usufruire delle auto blu e le tariffe vantaggiose dell'aziena TIM per i parlamentari (basta fare un giro sull'archivio cronologico). Per quanto riguarda quest'ultima è inutile gridare allo scandalo. La TIM è un'azienda privata e con fondi propri e, in quanto tale, è libera di proporre le tariffe che crede migliori a certi target di utenza. Inclusi i parlamentari. 
Il Blog - con pubblicità sulla destra
La pagina Facebook "I Segreti della Casta di Montecitorio" ha raccolto in meno di 48 ore più di 200.000 sostenitori. Ma ci tiene a precisare, il tipetto, che non è un esperto di informatica, così, per sottolineare e confermare questo fatto, poche ore dopo apre anche un profilo su Twitter. Che manterrà dormiente, pensate un po'. Ha paura della censura. Lui. 
Bisogna aspettare qualche ora per vedere il nuovo nato: il blog. Ed ecco che qui si inizia a sentire odore di bruciato, anzi, di carbonizzato! Il blog I segreti della Casta è stato aperto in serata ieri e già oggi conta quasi 5000 follower. Non poco. Ciò che fa pensare è che, Spider (o Truman), ha inserito nello stesso blog, indovinate cosa? Ma la pubblicità, sicuro!
Quindi il nostro uomo, inesperto di informatica, ha:

1. Aperto e promosso una pagina fan su Facebook con oltre 200.000 adesioni;
2. Aperto e lasciato "dormiente" un profilo Twitter con oltre 7.800 follower;
3. Aperto un blog su Blogger.com con quasi 5.000 follower. 

E, cosa più importante, ha badato bene a creare anche un acconut AdSense di Google (per chi non lo sapesse è il servizio di G che permette di guadagnare soldi con dei banner pubblicitari sul proprio spazio personale.). Che bisogno c'era? Per un sano spirito di denuncia non bastava semplicemente aprire il blog? Perché la pubblicità?

Ebbene, il nostro Truman non è stato scemo. O almeno non è di quelli che chiameresti idiota: è un furbacchione. Ha cavalcato l'onda del malcontento popolare, giusto dopo il varo della finanziaria, e su quest'onda ha promesso mille e più succulenti scoop su quella classe dirigente che tutti odiano (ma tutti continuano a votare). 
Insomma, attenzione. Questo signore/signora gioca con la vostra indignazione. Sta, palesemente, giocando e mangiando sul vostro desiderio di riscossa. Sta banchettando con la vostra rabbia. Voi rodete e intanto lui guadagna.
Diffidate da chi si professa profeta. Se volete fare sentire la vostra voce, fatelo con la vostra bocca, le vostre mani e i vostri spazi. 

__________________
*in foto: schermata del blog


Esclusiva! Berlusconi accelera col rimpasto: ecco i nomi del prossimo governo

La Borsa tiene, la Borsa crolla, o la borsa o la vita, preferisco la vita con la borsa. Berlusconi è al Quirinale in questo momento e sta concordando col capo dello Stato Giorgio Napolitano (anche se ultimamente è il capo dello Stato, del Governo, della Maggioranza, dell'Opposizione ed a tempo libero del Csm e delle Forze Armato) che cosa fare prima di andare sotto l'ombrollone per calmare i mercati, il popolo, le Camere...ardenti. Si parla di rimpasto governativo che non riguarderà solo i ministeri vacanti (giustizia e politiche europee) ma tutti i ministeri ed ecco in anteprima i nomi dei nuovi ministri che sono riuscito a sapere dal cugino di una mia amica che passando per Fontana di Trevi ha incrociato la sorella di Gianfranco che ha una nipote che ora lavora come donna delle pulizie al Quirinale ed andando alla macchinetta del caffè al piano alto ha sentito Amir, il lava vetri egiziano del Quirinale, confidarsi con Aziz, il fratello, sui nomi usciti per il nuovo governo e ce li ha confidati in esclusiva per Frews.
Al Ministero dell'Interno andrà Roberto, un ispettore di polizia, che prende 1200 euro al mese, e che ogni notte prima da il bacio alla moglie ed ai figli, poi scende con la sua pattuglia per le strade d'Italia e non si tira mai indietro sia se c'è una rapina in corso, sia se c'è una rissa tra ubriachi, sia per aiutare un viandante che ha perso la rotta.
Al Ministero dell'Economia andrà Marghera la Casalinga di Voghera che in tutti questi anni, e nonostante tutto, ha sempre fatto quadrare i conti della famiglia bilanciando bene entrare ed uscite ed ai figli non ha mai fatto mancare niente del necessario ed ogni sera apparecchia la tavola con dignità ed amore e, se ci sono ospiti, hanno sempre il piatto migliore.
All'Istruzione andrà Patrizia che è vero che dopo 40 anni nella scuola italiana se ne vorrebbe andare in pensione ma i suoi alunni, che ora sono genitori di altri suoi alunni, non la lasceranno andare via facilmente perchè l'istruzione, la fermezza e l'amore che ha saputo tramandare ad ogni generazione lasciano ancora il segno.
Al Ministero Affari Esteri andrà Alina, una straniera che è in Italia da tanti anni, che conosce sei lingue, che ha girato tutto il mondo e sa che ogni posto ha usanze ed abitudini da valorizzare e rispettare e cosìppure anche le nostre vanno valorizzate ed esportate. Alina è così brava che si occuperà anche del Ministero per le politiche europee perchè sempre esteri sono e non c'è spazio per sprecare troppi soldi in troppi incarichi.
Alla Difesa ci va Gianfranco, un padre di famiglia che è stato spesso in missione di pace, lasciando a casa figli e moglie, per andare ad aiutare nel mondo altri figli ed altre donne e non ha mai sparato una volta, neanche cazzate per farsi bello coi suoi amici.
Alla Giustizia finirà Massimo, giovane avvocato ,brillante, conosce le leggi ed ha un senso dello Stato alto, e sa che la giustizia deve prima di tutto educare e non reprimere a piacimento, e sa che la giustizia deve essere giusta, equa e di aiuto al bene comune.
Alla Salute ci andrà Carlo, plurilaureato, bravissimo medico, che però non riesce a diventare di ruolo perchè non è figlio di nessuno, o meglio, due genitori ce li ha ma non sono medici.
Sviluppo economico e lavoro ci va Luca, giovane imprenditore del napoletano che ha ereditato la torrefazione dal nonno di suo nonno e continua a tostare il suo caffè a legna, a dar lavoro ad una decina di famiglia, e resiste a tutte le ondate dei mercati.
Ai Trasporti finirà Giovanni, tassista di Bari che ben conosce le strade d'Italia perchè prima ha svolto lo stesso lavoro a Torino ed a Roma.
Il turismo sarà guidato da Federico che gestisce una concessione a Rimini ed è sempre pieno di gente nonostante non abbia il mare da proporre ed insieme si prende anche i beni culturali perchè col solo turismo, grazie alle ricchezze che abbiamo, il nostro Belpaese può davvero diventare il primo al mondo. Sempre Federico avrà la delega all'ambiente.
Al Ministero della Pubblica Amministrazione andrà Giuseppe: pensionato dell'amministrazione pubblica, ex dirigente dello stato che ben conosce il sistema e che offrirà il proprio servizio in modo gratuito.
Al Minsitero della Varie ed eventuali ( che racchiude gli attuali rifome, gioventù, attuazione del programma, e via dicendo) ci andrà la sorella della casalinga di Voghera non per nepotismo ma per capacità.
Infine ci sarà un Ministero alla Famiglia che sarà gestito da una coppia di sposi, Filippo e Natalia, che hanno 8 figli di tutte le età e da questo Ministero, che sarà il più importante, partiranno le linee guida del Governo e le indicazioni per tutti gli altri dicasteri per quello che dovranno fare.
Ed ora sotto col lavoro che c'è un'Italia da far riemergere: la nostra!
Giorgio Gibertini Jolly

Manovra finanziaria, paghiamo solo noi

Foto di Simone Ramella, Flickr.

Si è tanto parlato di questa finanziaria, definita lacrime e sangue, pagheremo di più per alcune visite specialistiche, ci saranno nuove aliquote IRPEF, ci saranno tagli sulle detrazioni per i figli a carico, per i mutui, per gli asili nido e per le ristrutturazioni edilizie.

In questo quadro, la diminuzione del 10 % dello stipendio dei ministri, pare troppo poco. Se gli italiani dovranno tirare la cinghia, perché i parlamentari non si sono toccati nulla? Il loro stipendio non è stato toccato, come pure le varie agevolazioni. Non so quanto incidano queste spese sulla finanziaria, ma ritengo di cattivo gusto chiedere alla popolazione dei sacrifici quando loro non ne fanno.Tremonti ha pure tentato di liberalizzare le professioni di avvocati e notai, ma apriti cielo, il governo stava per cadere.

Intanto nel web in tanti protestano: tra questi, c'è Spider Truman, un ex dipendente dello Stato che lavorava in Parlamento. Tutto è partito dal suo licenziamento, ora lui - che vuole ovviamente restare anonimo - rivela le varie agevolazioni di cui godono i parlamentari. Non è chiaro se quanto dice sia tutto vero, ma intanto lui guadagna fama mostrando i segreti di Montecitorio.

Coppa America, quanti colpi di scena


Clamoroso al Cibali urlò il grande Ciotti quando il Catania battè l'Inter. Invece qua di clamoroso ci sono le eliminazioni di Argentina e Brasile. Galeotto fu il rigore e difatti entrambe le favorite al titolo sono usciti su calcio di rigore. Se poi vogliamo completare l'opera, anche il Cile si fa eliminare dal Venezuela. Ma andiamo con ordine.

L'Uruguy era sulla carta un avversario ostico per gli argentini, gli uomini di Tabarez guidati da Forlan hanno fatto una seconda impresa - dopo il quarto posto al mondiale 2010 -, portando l'Argentina ai calci di rigore sul risultato di 1-1. Dal dischetto l'errore di Tevez si rivela fatale per i biancoazzurri. L'Uruguay in finale se la vedrà col Perù, che ha eliminato ai quarti la Colombia - nazionale che sta sorprendendo in questa coppa.

Se gli argentini piangono, nemmeno i brasiliani ridono. I carioca se la vedevano col Paraguay, un avversario alla portata loro. Ma questa coppa si sa che si sta rivelando pazza e così i verdeoro non riescono a trafiggere la porta. I rigori sembrano la fiera dell'errore, con 4 rigori su 4 sbagliati dal Brasile ed uno sbagliato dal Paraguay. Ma alla fine è festa per i paraguagi, che in finale se la vedranno con un'altra nazionale rivelazione, il Venezuela che nei quarti si è sbarazzato del Cile con 2-1.

E adesso chi ha il coraggio di fare pronostici? I colpi di scena potrebbero non essere finiti.

16/07/11

Besame, besame mucho

Nell'ultima carrozza della metropolitana A fa quasi freddo per la poca gente presente e l'aria condizionata a mille o forse è solo la differenza tra il dentro ed il fuori.
Ci accomodiamo per andare a fare un giro in centro.
Appena partito il treno ecco che dalla carrozza vicina giunge una voce al microfono "Buongiorno". Mi sporgo. Una zingara ben vestita attacca l'amplificatore ed il sottofondo musicale e comincia a cantare "Besame mucho". Di fronte a lei una bambina, una zingarella, di rosa vestita, i capelli ben raccolti, profumata e pulita, accompagna solo il ritornello e tiene stretto in mano un bicchiere di carta con qualche spiccio.
E' una situazione tipica di quasi tutte le giornate romane e, penso, in qualsiasi città.
A volte fa anche piacere sentirsi una lieve canzone cantata bene, è il caso di oggi. Altre volte più che altro è il rumore a farla da padrone ed a mischiarsi con quello delle rotaie e delle gallerie.
"Besame mucho" canta la bimba e sorride ed è veramente bella: allungo qualche spiccio, quei pochi che la manovra finanziaria mi ha lasciato e, prima di lunedi, quindi gli ultimi.
Altre volte ci sono violinisti che sono più abili a stare in equilibrio che a suonare ma sempre i loro figli hanno lo sguardo ammirato.
Certo, non ho mai capito perchè questi bambini non vanno a scuola e perchè nessuno interviene: sono sicuro che se mi mettessi a fare il cantante da metropolitana io accorrerebbero subito gli assistenti sociali sia con la camicia di forza per me sia per portare i miei figli in orfanotrofio.
Per questi bambini, per la loro istruzione non viene mai fatto nulla. Perchè?
Non do mai niente sia perchè le mie tasche contengono solo fazzoletti ed una catenina del Rosario, sia perchè non voglio alimentare questo mercato dello sfruttamente.
Eppure oggi "besame mucho" mi ha sorpreso: sarà stato per quella bambina pulita, sorridente, coi capelli raccolti e di rosa vestita.
Giorgio Gibertini Jolly

15/07/11

Quote rosa: non è ghettizzazione questa?

Non sono mai stato per le quote, nè quelle rosa, nè quelle del latte, nè quelle alte o basse. Non mi piacciono le quote rosa. Le considero una ghettizzazione delle donne stesse. Non la pensate come me? Credo siano giuste le pari opportunità di partenza per tutti poi vince chi è il migliore. Sara Ravetto oggi, ha la mia età, è il direttore (la direttrice) di Sky Tg 24; io dirigo Frews. Ogni giorno alla Camera dei deputati, dove lavoro come assistente, sono obbligato ad "accedere" con la giacca altrimenti non mi fanno entrare e non basta il fatto che mi vedano tutti i giorni e che io abbia lasciato su in ufficio la giacca: sono uomo e devo indossare la giacca per accedere altrimenti resto fuori! Ogni giorno alla Camera dei deputati le mie colleghe assistenti (rosa) meno roba hanno indosso meglio è per tutti ed accedono liberamente. E' giusto questo? Voglio la mia quota azzurra. Il Tar del Lazio ha azzerato la giunta del Comune di Roma perchè ci sono poche donne. Evviva, tutto da rifare. Tutti a casa. Altro tempo perso a rinominare i nuovi assessori (rosa) e dove sistemiamo ora i maschi assessori che perdono il posto solo perchè maschi e non perchè non meritano di ricoprire quel ruolo? E' appena passata una legge che stabilisce che almeno il 20 per cento dei consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica siano composti da donne: non vi sentite ghettizzate? Non è una offesa alla vostra capacità ed intelligenza? Mi sembra una assurdità tutta italiana. Tante donne sono più brave di me e sono più avanti con la carriera. Vanno date loro le pari opportunità, non delle quote obbligate nei listini come fossero soprammobili o delle incapaci di conquistarsi da sole lo spazio. Al mio paese c'era una Sindaca (si faceva chiamare così) molto brava e che vinse regolari elezioni: non fu messa lì per un principio di alternanza. Aboliamo le quote rosa obbligatorie: avremmo ricorsi in meno, perdita di tempo in meno e più dignità per tutti.
Giorgio Gibertini Jolly

Photo Of The Week N°1 - Light Up The Night

E' stato davvero difficile per me dover scegliere la prima Foto della settimana. Una responsabilità non da poco. Un peso non indifferente. Questo è il primo dei tanti scatti (spero) che ci accompagneranno in questa avventura chiamata Frews. Sono orgoglioso di dare inizio a questa sezione e di poterlo fare con uno scatto che ho nel cuore. In coda all'articolo troverete tutte le informazioni per essere voi i protagonisti di questo spazio con i vostri capolavori. Per il momento, dovrete accontentarvi di un mio scatto. Buona Visione.




Foto: Light Up The Night
Questa foto è stata realizzata il 10 Febbraio di quest'anno in quella magica città che risponde al nome di Londra. "There's no place like London", cantava Jhonny Depp in Sweeney Todd. E, a mio parere, aveva perfettamente ragione. Per me, Londra, è semplicemente casa. Il titolo che ho scelto deriva da un più ampio servizio fotografico che ho dedicato alla capitale Inglese dopo il tramonto. Le luci che la avvolgono la rendono un luogo assolutamente indimenticabile. Ho potuto realizzare questo scatto grazie a una Nikon D3000 e all'aiuto di un cavalletto, che mi ha permesso di impostare un tempo di scatto molto lungo.

Autore: Mirko “Ser Vlad” Fin
Studente presso la facoltà di Lingue e Culture per l'Editoria a Verona, dove al momento vivo e realizzo la maggior parte dei miei scatti. Ho sempre percepito una particolare variazione nel battito cardiaco al tenere in mano una macchina fotografica, fin da piccolo. Nel corso degli ultimi anni ho capito che la fotografia sarebbe stata la mia vita. Da Ottobre 2010 è attivo il mio blog prevalentemente fotografico denominato “La Quadratura del Cerchio”. 
Cosa è per me la fotografia? Il miglior motivo per alzarsi ogni mattino con il sorriso di chi sa che sta andando a vedere, vivere e immortalare il mondo. E non desidera fare nient'altro nella vita.

La Quadratura Del Cerchio
http://www.servladopenblog.blogspot.com/



Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!

14/07/11

Coppa America, siamo ai quarti

 Foto by Tavitto, Wikipedia.

La fase a gironi si è conclusa, ora entra nel vivo la Coppa America con i quarti di finale.

Il primo turno non è stato semplice per l'Argentina, che ha vinto solo l'ultima gara, conquistando il secondo posto che vale il passaggio del turno. La Colombia - nel girone A con l'Argentina - chiude in testa il girone con 7 punti.

Nel giorne B, anche il Brasile acchiappa la qualificazione con una vittoria nella 3° partita. Vince il girone, anche se a parità di punti con il Venezuela, seconda classificata. Passa il turno anche il Paraguay come seconda miglior terza qualificata.

Nel girone C è il Cile ad aggiudicarsi il primo posto a 7 punti. Dall'Uruguay quarto nel mondiale si sperava di più, invece anche per loro la qualificazione arriva grazie alla vittoria nell'ultima giornata. La nazionale del Perù, giunta terza, passa come miglior terza qualificata.

Ecco quindi le partite che vedremo nei quarti.

Colombia Perù: salvo sorprese, la Colombia non dovrebbe faticare per passare in semifinale: la nazionale colombiana finora ha dimostrato di essere una delle formazioni più in forma di questa coppa.

Argentina Uruguay: è la sfida tra due nazionali che finora hanno deluso. Argentini favoriti, ma l'Uruguay è un avversario più che insidioso: si prospetta una sfida spettacolare.

Brasile Paraguay: queste due nazionali si sono già affrontate nella seconda partita del girone: un 2-2 ottenuto all'ultimo minuto dal Brasile, quando la partita sembrava orientata verso una clamorosa vittoria del Paraguay. Ora i verdeoro sono chiamati ad una prova di maggior carattere, se vogliono proseguire il cammino della coppa.

Cile Venezuela: le due formazioni finora hanno disputato un buon girone; i venezuelani hanno fermato il Brasile sullo 0-0 e hanno fatto delle buone gare, meritandosi la qualificazione. Il Cile ha vinto il girone senza troppi sforzi.

L'energia della Cultura


Partecipare alla creazione di un blog/giornale online come Frews - La Voce del Blogger è un po' come un piccolo sogno che si avvera. 
Costruire qualcosa di libero assieme ad altri scrittori con uno smisurato amore per quello che fanno è senza dubbio un grande onore per me.
Ed è con queste parole che oggi vorrei inaugurare una rubrica alla quale tengo molto e che spero di seguire al meglio delle mie possibilità: Cultura, ovvero Letteratura, Storia e Arte. 

In questo nuovo spazio troverete recensioni di libri, le novità in uscita nelle librerie, i maggiori premi letterari italiani e stranieriarticoli storici e le mostre d'arte presenti su territorio nazionale.
Tutto questo e molto altro ancora, perché la cultura è qualcosa che si evolve in continuazione, cresce assieme a noi, che parliamo e ascoltiamo, che scriviamo e leggiamo.
Sarà una rubrica dedicata a quella parte del mondo che ci regala emozioni indescrivibili attraverso le parole, il tempo e i colori.

Insieme cercheremo di dar vita a questo spazio, di renderlo unico e piacevole, utile e istruttivo. Potremo farlo solo con il vostro appoggio.
Si, sto parlando a voi cari lettori. Voi che siete l'energia, la linfa che ci dà la forza per cominciare questo nuovo progetto!


Giulia Giarola