10/08/11

Fotografia - Mostre e Concorsi - Come un Dio Creo e Distruggo



E prende il via anche l'ultima sezione della nostra rubrica dedicata alle mostre e ai concorsi fotografici più interessanti del momento. Abbiamo l'onore di dare inizio alle danze con una splendida iniziativa direttamente da San Donà di Piave, provincia di Venezia. Una iniziativa che, lo confesso, mi ha davvero impressionato.

Il progetto, denominato "Come un Dio Creo e Distruggo", sconfina rispetto all'ambito della nostra rubrica e della fotografia in generale. Ma non è forse l'arte stessa fatta per non avere barriere? Non si tratta infatti di un concorso vero e proprio, ma di una "pura espressione artistica", come recita a chiare lettere lo slogan informativo. Non è nemmeno strettamente legato alla fotografia. Le opere che vorranno prendere parte alla rassegna potranno appartenere a qualsiasi espressione artistica: dalla pittura alla poesia, attraverso immagini e parole. E, volendo, anche attraverso la nostra amata pellicola.

Le opere, che dovranno avere come tema "La costruzione del mondo: L'atto creativo" dovranno essere presentate entro il 26 Agosto, per poi essere esposte in data 10 Settembre presso l'area esterna del Caffé Letterario di San Donà di Piave. La partecipazione è, ovviamente, totalmente gratuita.

Un'esperienza nel vero senso della parola. Per cogliere a pieno il significato e le sfumature di questo progetto, abbiamo deciso di farcelo raccontare direttamente da uno dei suoi creatori: Simone Bianco, chitarrista dei Lamanaïf e mente operativa del progetto.

Lamanaïf

- Da cosa è nata l'idea di creare un progetto come questo?
L’idea è nata dalla necessità di condividere un pensiero artistico e filosofico che ridia valore all’opera artistica sottolineandone il significato profondo. L’evento è stato pensato e organizzato dai Lamanaïf, band progressive che tenta di unire elementi musicali e teatrali. L’accostamento di arti aumenta esponenzialmente la capacità espressiva dell’opera, e nel nostro processo di composizione miriamo sempre a giungere ad un significato sia testuale che musicale ed immaginifico. Da qui l’idea di essere un gruppo aperto ad ogni tipo di influenza artistica e collaborazione esterna. Di fatto la manifestazione non è da intendersi come un concorso, festival o esposizione, ma come una collaborazione estesa di artisti (in quanto definiti tali) e persone comuni (che avranno la possibilità di esprimersi attivamente) per la generazione di un opera d’arte collettiva. L’evento mira al superamento della concezione delle arti separate, e reclama l’esistenza di un unico processo creativo, che il senso comune divide in musica, teatro, pittura, fotografia etc., ma a cui ogni artista deve fare riferimento a prescindere dalla forma della sua creazione.

- Cosa è per te l'arte e perché ritieni sia importante darvi spazio?
L’arte non può avere una definizione ultima, e cercarne una è il tentativo di afferrarla una volta per tutte e renderla reale, tangibile, criticabile, vendibile. L’arte non c’è di per sé ma viene configurata in modalità imprevedibili nel processo artistico, che sottende ogni produzione dell’uomo (“artistica” e non), nel momento stesso in cui qualcosa nell’uomo diventa qualcosa nel mondo attraverso l’atto creativo, l’atto produttivo e quindi, appunto, l’atto artistico.
Dare spazio al processo artistico è fondamentale perché in esso l’uomo si racconta, si da un posto nel mondo e diventa propriamente un essere umano.

- Per quale motivo si dovrebbe partecipare a questa iniziativa?
Partecipare a questo evento significa ridare valore al proprio pensiero, prende una penna metaforica e scrivere di sé, scrivere dell’essere umano e in tal modo andarlo a costruire. Il mondo di ogni giorno è continuamente modificato e generato dai processi linguistici e artistici messi in atto da tutti i suoi abitanti: i media, le leggi, la chiacchierata al bar, il discorso del sindaco, la lettura di un libro etc… compartecipano a generare il mondo in cui viviamo. Non sono solo le mode a cambiare ma i valori, le malattie mentali, le terapie mediche, le concezioni del giusto e sbagliato. A volte anche le cose che ci sembrano più concrete e fisse mutano senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. Proprio questo il tema, in primis, di riflessione, ed in secundis, di ispirazione per la creazione di materiale artistico che vada a dire “questo sono io nel mondo, questa è la mia visione”.
Il tema dell’evento (La costruzione del mondo: l’atto creativo) vuole stimolare proprio la riflessione su come vediamo il nostro mondo. Un mondo nostro, appunto, non perché lo abitiamo casualmente, ma perché lo generiamo costantemente.

- Tu parteciperai?
Assolutamente si, con i Lamanaïf stiamo ultimando il nostro spettacolo musico-teatrale che sarà ricco di sorprese per lo spettatore troppo abituato ai tipici clichè musicali. Nella nostra performance daremo vita al mito di due divinità, una creatrice e l’altra distruttrice, e alla loro storia di continua costruzione e disfacimento di tutto il cosmo, ignare che il cosmo stesso potesse generare l’uomo, capace di mettere in atto i processi di costruzione e distruzione.


Le aspettative, sono decisamente alte. Spero di avervi trasmesso un po' dell'entusiasmo che ruota intorno a un progetto completamente nuovo e per certi versi davvero rivoluzionario. Io, personalmente, parteciperò. Invito anche voi cari lettori a fare lo stesso. Non mi resta che augurarvi buona costruzione e distruzione a tutti!


Info & link utili per partecipare
Pagina Facebook Ufficiale
Sito Ufficiale Lamanaif
Flyer Informativo
Domanda di Adesione
Regolamento Completo


Segnalateci Mostre e Concorsi
Siete i promotori di un evento fotografico? Siete a conoscenza di una mostra, un concorso o un'esposizione fotografica che ritenete degna di nota? Segnalatecela!
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it presentandoci l'evento. Provvederemo a metterci in contatto con voi e a pubblicizzare l'iniziativa!

Dall'Albania ad un quasi castello a Novate Milanese

In questi giorni tutti parlano della ricorrenza dei venti anni dai primi sbarchi di profughi provenienti dall'Albania e negli occhi di noi meno giovani, ed anche meno vecchi, è impressa a memoria quella foto della Nave "Vlora" con questi sconosciuti, cosi simili a noi, che scappavano verso di noi.
La storia sappiamo tutti come è andata ed oggi conosciamo tutti le vicende di altri barconi che giungono verso l'Italia.
Io voglio qui riportare un ricordo personale.
Venti anni la gestione di quell'emergenza fu organizzata circa in questo modo: gli albanesi furono presi e suddivisi a gruppi di piccoli numeri per ogni comune di Italia.
Al mio paese, Novate Milanese, arrivarono in quattro o cinque.
Si integrarono subito benissimo. Cominciarono a fare i muratori e parlavano già bene l'Italiano grazie alla televisione.
Lavoro e lavoro duro.
Uno di loro giocava a calcetto con noi, era un gran lavoratore ed un ragazzo spigliato e simpatico. Piano piano ha fatto venire in Italia la sua famiglia, si è poi sposato con la sua ragazza, ha figli, ha aiutato tantissimo in parrocchia.
Piano piano ha costruito una impresa e nel paese è rimasto l'unico muratore: già dieci anni se avevi bisogno di tirare su un muro dovevi chiamare solo lui perchè solo lui era rimasto.
Piano piano i suoi figli vanno a scuola, lui, da ospite del comune, si è costruito una casa che sembra un castello e sicuramente è più ricco di molti italiani.
Piano piano, mattone su mattone, è sceso dalla Vlora e si è costruito il presente ed il futuro.
Non so se dirti, amico mio, auguri in questa triste ricorrenza che ti ha costretto a nuova vita: che si dice in queste occasioni? Non lo so.
Però da lontano un complimenti ed un abbraccio te lo mando volentieri.

09/08/11

Anche io come un Nitto Palma qualunque rinuncio al mio viaggio in Polinesia

Sono fortemente commosso nell'apprendere dai quotidiani che il neo ministro della Giustizia Nitto Palma ha rinunciato alle vacanze estive 2011.
Mi sovviene dapprima un coro da stadio: "uno di noi, Nitto uno di noi, uno di noi". E via cantando.
Per secondo ragiono che anche io spesso ho rinunciato a nuovi contratti di lavoro prima delle ferie proprio per potermi godere queste ultime. Sarà capitato anche a voi vero? State cercando il lavoro da una vita, nessuno vi risponde, poi a Luglio, quando già avete addosso il salvagente e l'autovettura è già a bordo del traghetto, vi chiamano per iniziare un lavoro molto bello e ben retribuito?
E le vacanze? Ed il mojito al calar del sole? E la chitarra e mentre io suono e canto gli altri....eccetera eccetera? Lavorare? No! Prima la vacanza. Perchè rinunciare alla caparra ed all'autovettura che già svanisce all'orizzonte sul traghetto per la Sardegna?
Allora che fate? Lasciate squillare a vuoto il telefono od inventate la più classica delle scuse: quest'estate devo stare vicino alla nonna che è malata, ne possiamo riparlare a settembre?
E via per il mare! A settembre ci penseremo.
Nitto Palma, prima sottosegretario ed ora Ministro alla Giustizia, aveva già prenotato le vacanze in Polinesia ma ci ha rinunciato per dovere di Stato, per stare vicino a noi, per apprendere il nuovo lavoro. Cosa ovvia! Qualsiasi azienda si sarebbe comportata in questo modo: se ti assumo a fine luglio salti le ferie!
Anche io avrei accettato.
Caro signor Ministro, si consoli, sono dieci anni che rinuncio al mio viaggio in Polinesia, meta agognata da tutti noi sub, per altri motivi soprattutto economici.
Si consoli, siamo in tanti quest'anno a rinunciare alle vacanze e se proprio se la vuole fare una immersione mi faccia un fischio che l'accompagno al Circeo: in giornata facciamo tutto!

08/08/11

Un mio piccolo ricordo di San Patrignano

Ci sono stato a San Patrignano. Era il 2 ottobre di qualche anno fa. Forse il 1992 (vi siete accorti che oggi cerchiamo tutto su Internet ma di ciò che è successo prima del 2000 vi è pochissimo, come se il mondo fosse iniziato allora?). C'era un convegno sul giornalismo a San Patrignano organizzato da il Giornale. C'era come ospite  Sgarbi e Veneziani e Gasparri. Conservo da qualche parte (sono un disordinato) una mia foto con Vincenzo Muccioli. Ne vado fiero.
Ho vissuto quella giornata di studio nella totale serenità ed organizzazione.
Ecco quello che ricordo di San Patrignano: serenità ed organizzazione.
I ragazzi ospiti sembravano tutti tranquilli ed erano organizzatissimi nel servirci ed ordinati nel loro vivere quotidiano.
Regnava l'armonia generale.
Ricordo questo.
Visto che siamo in estate vi consiglio la lettura del libro di Davide Giacalone ed intitolato: "Disonora il giusto: quello che hanno fatto a Vincenzo Muccioli".Oggi che Andrea Muccioli lascia la guida di San Patrignano voglio ricordare i Muccioli così.
Vincenzo era un leader che ho sempre difeso, nel mio piccolo, e che ho avuto l'onore di conoscere. E di avere una foto con lui (se la ritrovo!)

Totani ripieni.




Ingredienti:
(per 4 persone)

2 totani a commensale 
5 o 6 pomodorini pachino
Pane grattugiato
1 uovo
1 spicchio d'aglio
Prezzemolo tritato
Olio EVO
Sale e pepe

Preparazione:

1. Pulire i totani, rimuovendo le interiora e le altre parti di scarto. Scottarli velocemente in acqua bollente al fine di agevolare la rimozione della pelle.

2. Per il ripieno: In una ciotola, porre il pane grattugiato, l' uovo, lo spicchio d'aglio tritato finemente, il prezzemolo tritato e una spolverata di sale e di pepe. Amalgamare bene e unire 2/3 dei pomodorini pachino tagliati a pezzetti, condire con un filo di olio EVO.

3. Pre-riscaldare il forno a 180°

4. Farcire i totani con il ripieno e posizionarli in una teglia ricoperta di carta forno. Spolverizzarli con un po' di pane grattugiato, del prezzemolo  e coprire con i  rimanenti pomodorini. Condirli con un filo d'olio EVO e infornare per circa 30 minuti.

Morire per sentenza e vivere per legge. Vivere e morire nella società democratica di oggi

Recentemente alla Camera è stato approvato il DDL sulle dichiarazioni anticipate di trattamento altrimenti dette DAT. Vediamo di capire di cosa si tratta. Il disegno di legge - successivamente trasmesso al Senato per l'approvazione definitiva - propone una normativa molto semplice che ha come scopo primario da una parte, tutelare la vita umana da ogni tipo di deriva eutanasica e dall'altro il rafforzamento dell'alleanza terapeutica tra il medico e il suo paziente.  Il testo infatti, ha ricevuto l'approvazione trasversale di un'ampia maggioranza che ha dimostrato di voler convergere l'attenzione su un orizzonte di valori comune.  Infatti il provvedimento ha condiviso una visione laica sui temi della malattia, disabilità e morte, nella quale ha prevalso un alto senso di responsabilità e di etica oggettiva che ha messo fuori gioco - almeno per adesso - innumerevoli polemiche politiche contrarie. Che cosa propone il testo. Iniziamo dal primo punto, dove all'art. 1 la legge "riconosce e tutela la vita umana quale diritto inviolabile e indisponibile". Pertanto essa "vieta ai sensi degli articoli 575, 579 e 580,  del Codice penale ogni forma di Eutanasia" e "impone l'obbligo al medico di informare il paziente (...) sul divieto di qualunque forma di eutanasia." All'art. 3 , viene precisato che alimentazione e idratazione "non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento". Mentre ai sensi dell'art. 4 e 6,  non è consentito ricostruire la volontà presunta del paziente, così che il fiduciario "si impegna a verificare attentamente che non si determinino a carico del paziente situazioni" di cui "agli articoli 575, 579 e 580 del Codice penale". Infine ai sensi dell'art.7 "il medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente".  In breve, in seguito alle note vicende giudiziarie dei casi Welby ed Englaro - dove i giudici hanno decretato per sentenza la fine di entrambi i pazienti -  questa normativa ha cercato di ripristinare giuridicamente un ordine logico-procedimentale che pone in ordine i principi primi del diritto. Di conseguenza è da ritenere reato, l'interruzione di presidi vitali come l'alimentazione e l'idratazione che sono un fondamentale sostegno per la tutela della vita e non certamente mezzi inutili e sproporzionati.  Dunque senza equivoci di sorta, è stato introdotto il divieto perentorio di sospendere arbitrariamente il sostentamento necessario per mantenere in vita, soggetti in stato vegetativo, poiché la loro vita non dipende nel caso specifico da particolari terapie mediche o da supporti tecnologici inadeguati”. Infatti pur essendo vero che l’impianto di una PEG, è in sè una procedura medica, non altrettanto può dirsi in ordine alla sua gestione che esula dalla categoria della futilità. D’altronde, cosa c’è di futile nel riconoscere, accogliere, tutelare e sostenere una vita sia pure nel momento della sua massima fragilità? Ricordiamoci che la ratio legis porta avanti un’ideologia completamente opposta alla cultura della morte ovvero la presa in carico del paziente, da parte della società che dal canto suo dovrebbe riconquistare il significato dei valori della coscienza e della vera solidarietà umana.
Il paziente  al quale si riferisce il comma 6 dell’art. 3 è “il soggetto” che “si trovi nell’incapacità permanente di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze, per accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale e, pertanto, non può assumere decisioni che lo riguardino”.  Ora il concetto scientifico di coscienza è la “informazione integrata” e l’organo integrato è il cervello. Allora la coscienza, è una funzione molto complessa che per svolgersi correttamente deve consentire lo scambio di informazioni fra ambiente esterno (estero recettori), ambiente interno (enterorecettori) e cervello. In sintesi, nello Stato Vegetativo Persistente l’attività cerebrale è come dire, sospesa e non ha nulla a che fare con la così detta “morte cerebrale”.  E’ chiaro che l’obiettivo normativo, ha voluto ottimizzare il campo degli stati di “perdita di coscienza” rilevanti ai fini delle DAT per evitare arbitrari sconfinamenti abusivi che includessero anche altre situazioni patologiche come i comi o le demenze. Detto questo, il nostro Parlamento ha dato un chiaro segnale pro vita approvando un testo che ha allontanato qualunque tentazione di introdurre con le DAT il c.d. diritto di morire. Di certo quel che rileva è la concreta possibilità da parte del dichiarante, di rifiutare trattamenti terapeutici sproporzionati, contrari al comune senso di dignità. In tal senso il dichiarante, ai sensi dell’art. 3 comma 1, può esprimere “orientamenti e informazioni utili per il medico” che in adesione alla Convenzione europea di medicina del 1997 (OVIEDO) li prenderà in considerazione, motivando le sue opportune decisioni terapeutiche in base a due principi fondamentali: il principio di proporzionalità – precauzione e prudenza – e il principio dell’inviolabilità della vita e di tutela della salute. Naturalmente, si evince che il rapporto tra medico e paziente è regolato fortemente da un altro principio portante, quello del consenso informato, alla base dell’alleanza terapeutica assolutamente necessaria per un dialogo corretto e informato al rispetto della dignità della persona. Pertanto la legge consolida ciò che finora era stato solo una prassi e cioè che il paziente cosciente e consapevole debba obbligatoriamente essere informato sui trattamenti e sugli interventi  che può subire per poter esprimere il suo consenso. Senza il quale i trattamenti, non potranno avere alcuna applicazione, tranne che il paziente si trovi in una situazione di emergenza  che lo esponga ad un rischio grave. Per una puntuale comprensione del testo e al fine di fugare equivoci, va precisato che la dichiarazione anticipata, appunto perchè decontestualizzata rispetto all’eventuale verificarsi dell’evento patologico o traumatico, non può in nessun caso vincolare la volontà del medico, al quale resta la libertà di decidere caso per caso, la giusta terapia da somministrare. Infatti il medico, deve agire secondo la sua scienza e coscienza, tenendo nel dovuto conto sia il diritto positivo che le regole di pratica medica e della deontologia. A questo punto come afferma Laura Palazzani, vivendo in una “società sempre più convinta che la dignità dell'uomo sia legata alla sua consapevolezza di sé e alla sua capacità di autonomia, mancando le quali è possibile decidere in modo arbitrario cosa fare di quel corpo” dovremmo anche chiederci quale dovrebbe essere il ruolo del medico e soprattutto della scienza e della tecnica. E prima ancora dovremmo interrogarci sul concetto giuridico di salute valutato dall'art.32 della nostra Costituzione. Non potendo approfondire questi vasti argomenti in uno stesso articolo e per non abusare della vostra attenzione vi rimando al prossimo articolo.
Ma prima, vi lascio con un pensiero di uno scienziato notissimo nel mondo, Leon Kass: “tra le finalità intrinseche dell’agire medico, rientra senza dubbio il dovere di ottimizzare il fine della salute, attraverso il raggiungimento della guarigione. Così “credo” - continua lo scienziato - “nella scienza, credo nella tecnologia, credo nella medicina” e “contemporaneamente vedo che alcune tecniche uniformano gli esseri umani ed estendono un controllo pericoloso sul nostro corpo e le nostre vite”.



Dott.ssa Silvia Bosio
Dottore di ricerca in BIOETICA
U.C.S.C.  Roma

Supercoppa al Milan


Sabato scorso era in palio il primo titolo della stagione calcistica. Milan - campione d'Italia - ed Inter - vincitrice della Coppa Italia - si sono contese la super coppa italiana, in una cornice inusuale per un derby. Pechino è stato il terreno inedito per un derby; forse una super coppa italiana avrebbe dovuto svolgersi in terra nostrana, considerando pure il 150°anniversario d'Italia e soprattutto per il rispetto dei tifosi, che hanno evitato una lunga ed onerosa trasferta - 1000 Euro -.

Con lo stadio pieno di cinesi, il derby è iniziato intorno alle 14 italiane. Primo tempo con l'Inter più in palla e col Milan che non riesce a combinare molto a centrocampo. Inter che passa pure in vantaggio con una punizione di Sneijder al 21'. Nel secondo tempo il Milan cambia marcia e comincia a mettere pressione ai cugini, fino al gol del pareggio al minuto 60: Seedorf serve in mezzo per la testa di Ibrahimovic. Sostituzione per il Milan: entra Pato che dopo pochi minuti crea l'azione del vantaggio rossonero. Tiro di Pato, miracolo di Julio Cesar, ma Boateng sfrutta il tap-in e insacca il 2-1. L'Inter non trova la forza di reagire, Eto'o trova la rete ma è in fuorigioco, quindi ecco il triplice fischio dell'arbitro. Il Milan alza per la sesta volta la super coppa italiana.

Le due squadre si sono impegnate al massimo, un derby non si vuole mai perdere, ma la condizione delle due squadre non è ancora perfetta. Certo questo impegno ufficiale servirà agli allenatori per affinare le strategie e, perché no, chiedere degli acquisti ai rispettivi presidenti.

Dal New Age al Next Age: la svolta individualista


di Andrea Menegotto
8 agosto 2011
[La prima parte dell’articolo è stata pubblicata lunedì 1 agosto con il titolo L’illusione del New Age]
Per il grande pubblico affezionato ai temi esoterici che il New Age aveva fatto uscire da circoli ristretti, generalizzandoli e portandoli a livello popolare, allo stesso New Age succede un fenomeno definito da molti esponenti della corrente stessa ─ ma soltanto in Europa continentale ─ come Next Age, il quale rappresenta il passaggio del New Age a una tensione di carattere individualista e la separazione dal suo momento utopistico. Il Next Age può essere così definito come il passaggio del New Age dalla terza alla prima persona singolare: il Next Age ammette

06/08/11

Photo Of The Week N°4 - Il Mare d'Irlanda

Bentornati al nostro consueto appuntamento con lo scatto della settimana. La redazione di Frews è in vacanza, ma la vostra rubrica fotografica preferita non si ferma! Oggi, eccezionalmente di Sabato a causa di problemi tecnici al sito, andiamo oltremanica con uno splendido scatto direttamente dalla terra dei folletti e della Guinness: l'Irlanda. Ci farà da guida una mia carissima amica e eccezionale fotografa, Veronica. Non mi resta che augurarvi buon viaggio e buona visione!




Foto: Il Mare d'Irlanda

Il mare è da sempre uno dei miei luoghi, nonché soggetti, preferiti. Adoro i suoi colori, il riflettersi del cielo, il rincorrersi delle onde. Lo preferisco nei momenti in cui è poco frequentato, subito dopo un temporale, in autunno, quand’è solitario, selvaggio, burrascoso. Questo scatto è stato realizzato nel luglio del 2008, mentre mi trovavo a Cork, in Irlanda, con la mia vecchia Lumix DMC-TZ3. Già, a quel tempo la compatta digitale era l’estensione naturale delle mie mani, forse non conoscevo nessuno dei nomi tecnici della fotografia, non avevo competenze né grandi strumentazioni, sapevo solo che stare dietro l’obiettivo era una delle cose che più amavo al mondo.

Autore: Veronica
Sono una studentessa del terzo anno di Lingue e Culture per l’editoria di Verona, appassionata di libri, musica, scrittura e, naturalmente, fotografia. Alla domanda “cos’è per te la fotografia?”, che spesso mi viene posta, credo di poter rispondere che lei è vita per me, il mezzo che mi permette di dar forma alle sensazioni, lo strumento con il quale posso documentare, trasmettere un’idea. E’ il brivido che provo nel sentire quel click, il modo di vedere la realtà che mi circonda, il motivo per affrontare una nuova giornata.
Da qualche mese ho aperto un blog in cui pubblico scatti e parole, i nuovi visitatori saranno naturalmente i benvenuti!

Festina Lente

05/08/11

Problemi Tecnici


Ci scusiamo per i prolemi alla grafica non dipendenti dalla nostra volontà.
Contiamo di risolverli il prima possibile.
Stay Tuned.
La Redazione


01/08/11

Fotografia - What is that? - Il Formato RAW/NEF

Miei cari seguaci fotografi fatti e compiuti e aspiranti, bentornati!
Inauguriamo oggi una nuova sezione della vostra rubrica preferita: "What's This?". In questo spazio cercheremo di fare un po' di scuola. Tranquilli, niente di troppo impegantivo. Solo qualche spiegazione utile ai fini della nostra fotografia...

Iniziamo col botto quest'oggi affrontando uno dei temi più importanti in termini di fotografia digitale: il formato RAW/NEF.

L’illusione del New Age


di Andrea Menegotto
1° agosto 2011
La difficoltà nel comprendere un fenomeno complesso quale quello del New Age è del tutto giustificata. Non a caso, con un pizzico di civetteria, i portavoce del New Age affermano o, meglio – come diremo – affermavano, che la realtà che essi proclamano e diffondono è talmente originale e innovativa che non può essere definita in alcun modo. In verità, gli studiosi hanno ormai raggiunto un consenso su una descrizione che permette di aprire sul New Age quattro finestre che, complessivamente, danno un quadro piuttosto completo e preciso del fenomeno.

30/07/11

Alcune semplici riflessioni sull’etica, la scienza, il diritto e il senso della vita umana

Mettiamo le cose in chiaro. La vita è un bene disponibile o indisponibile? Il problema di fondo allora è quello di stabilire prima di tutto se la vita è un diritto oggettivamente assoluto valido per tutti, nessuno escluso oppure un valore, relativo alla volontà del singolo soggetto-persona. Ma chi può essere definito persona a tutti gli effetti e soprattutto c’è da chiedersi, chi può stabilirlo. La legge, i giudici, mah un mistero. O forse no, in realtà ultimamente stiamo assistendo ad una mutazione culturale del nostro ordinamento giuridico, da sempre regolato da un sistema basato sulla legge positiva che a quanto pare invece sta piano, piano trasformandosi in un altro, molto simile al common law anglosassone. Dove a farla da padrone, non sono le leggi positive stabilite dal parlamento quanto le decisioni del giudice che caso per caso, giudizio per giudizio, crea le leggi. Ma procediamo per ordine. Partiamo dalla vita e citiamo per esempio, un documento a caso: la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo del 1948. In essa a proposito dei diritti fondamentali, tra i quali la vita, l’art. 30 stabilisce che “nulla nella presente dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati”. Sappiamo inoltre che ai sensi dell’art.2 della nostra Cost. tra i diritti fondamentali, inviolabili, assoluti, fondamentali, il primo avente validità assiologica è proprio il diritto alla vita. E infine, come potremmo non citare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e gli art.1,2e 3 posti rispettivamente a tutela dell’inviolabilità della dignità umana, del diritto alla vita “ogni individuo ha diritto alla vita” e dell’integrità della persona? A quanto pare, gli interrogativi sono tanti, il che vuol dire che la nostra società si dibatte quotidianamente in mezzo a innumerevoli questioni che non riesce a risolvere unanimemente, nonostante l’estrema semplicità dei contenuti di valore dei principi universali, sanciti dai comuni ordinamenti internazionali. In proposito ho trovato molto interessante, il punto di vista dell’arcivescovo Carlo Caffarra, secondo il quale oggi, l’uomo vive una vera e propria rivoluzione culturale che subordina “la ragionevolezza pratica alla sola ragionevolezza tecnica o scientifica”. Con il risultato di avere inferto un colpo mortale alla ragione e di avere del tutto smarrito il punto di vista centrale dell’etica che avrebbe al contrario dovuto mantenere, una sua autonomia di senso per garantire il raggiungimento dell’obiettivo del bene comune dell’uomo. Quanto detto, non è poco anzi direi essenziale, soprattutto considerando da un lato che il “sequestro” della ragionevolezza etica da parte della ragionevolezza tecnica, è il frutto della loro mancata interazione; e dall’altro che questa stortura a sua volta sta generando, una cultura tecno-centrica riduttiva, peraltro portata ad escludere del tutto le innate capacità razionali dell’uomo. Fa bene, l’arcivescovo Caffarra a segnalare il grande pericolo nel quale ci stiamo tutti imbattendo ovvero la costruzione di una realtà nella quale l’etica è decontestualizzata. Nella quale come sottolineato da una Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede del 2002, è gravemente compromessa “l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene integrale della persona”. La verità prosegue la Nota è che “esistono esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili” alle quali dovrebbero adeguarsi le “attività politiche” per la “realizzazione estremamente concreta del vero bene umano e sociale in un contesto storico, geografico, economico, tecnologico e culturale ben determinato”. E’ altrettanto vero come rileva Anna Arendt che allo stato attuale, l’enorme accrescimento del sapere umano e del suo potere nei confronti della natura si è talmente evoluto da essere quasi in grado di “distruggere tutta vita organica sulla terra”. Infatti la scienza ormai ci consente di riprodurre artificialmente alcuni “processi che non si verificano sulla terra” e di “agire su di essa dall’esterno”. Il punto è che il nostro nuovo potere creativo, ci sta spingendo oltre sino a “produrre nuovi elementi mai trovati in natura” e perchè no forse anche lo stesso “miracolo della vita”. Sembrerebbe fantascienza, eppure “abbiamo già “cominciato a popolare lo spazio che circonda la terra con stelle artificiali creando, per così dire, in forma di satelliti, nuovi corpi celesti”. Non c’è dubbio quanto tutto questo sia di per sé affascinante e attraente per la mente umana, tuttavia rimane in piedi il quesito di fondo: il ruolo dell’essere umano. In una scala di valori, quale posto gli spetterebbe? A mio parere la logica ispiratrice, dovrebbe comunque tenere ben saldo il principio fondamentale della tutela della dignità, non negoziabile e strumentalizzabile in nessuna circostanza, al fine di scongiurare le tragiche violazioni ben conosciute nella passata epoca del Nazionalsocialismo. Senza pertanto smarrire il senso della libertà individuale, l’uomo non dovrebbe perdere mai di vista il significato originario della sua dignità; così come formulata dalla stessa tradizione costituzionale europea con un preciso significato oggettivo, riferibile a qualunque essere umano in qualunque fase della sua esistenza, dal concepimento alla morte naturale.

D’altronde seguendo il concetto laico della indisponibilità della vita umana, non dovrebbe essere tanto difficile riuscire a pensare in termini kantiani e concludere che “l’uomo non può disporre di se stesso” distruggendo anche la propria esistenza.

Silvia Bosio

Un agosto da “Cabarevolution”


“Cabarevolution” è uno spettacolo da consigliare a chi ama il cabaret milanese. Walter Di Gemma, artista milanese che nasce dal cabaret tradizionale, ci descrive non solo una città a cui sente di appartenere, ma il bisogno e la voglia di poesia e di fantasia.

“Cabarevolution” non è uno spettacolo per chi vuole la battuta grassa e fine a sé stessa, lo spettacolo pur rimanendo ancorato in molti casi allo spirito popolare, presenta atmosfere e situazioni al di fuori del campanilismo retorico e sterile.

L'autore intende recuperare la percezione del termine "Cabaret" in senso più autentico, senza quelle etichette che lo hanno relegato a concetto di comicità televisiva, troppo spesso legata a fini evidentemente politici.

Il pubblico che segue Walter Di Gemma è proprio per questo che gli è affezionato. È un personaggio eclettico e attento a ciò che gli accade intorno. Trae dall'umanità gli spunti per una crescita in continua evoluzione. La sua naturale capacità di improvvisazione lo aiuta ad accorparsi ogni volta con qualsiasi tipo di spettatore che si lascia coinvolgere dalla sua presenza.

Gli appuntamenti previsti per il mese di agosto saranno:

LUNEDI' 1 AGOSTO - BARZIO (LC) Piazza, Ore 21.00

VENERDI' 5 AGOSTO - CASARGO (LC) Piazza, Ore 21.00

SABATO 6 AGOSTO - ARGEGNO (CO) Piazza, Ore 21.00

VENERDI' 12 AGOSTO - ONNO (LC) Teatro, Ore 21.00

Sara Citterio

La punizione per Borghezio? Tre mesi dai famigliari delle vittime di Utoya

Borghezio è stato sospeso per tre mesi dalla Lega e non è più presidente della Lega Piemonte. Può bastare questo? Non penso, conoscendo, a distanza, il tipo. Tanti anni fa divenne famoso, in una delle sue prime uscite, per essere salito sul treno Milano-Torino armato di strofinaccio e sapone per pulire le carrozze frequentate da prostitute africane: con tanto di telecamere al seguito! Poi, prima di arrivare all'ultima su Dreivik, ne ha fatte tante altre ma nessuna meritevole di essere ricordata e nessuna, soprattutto, inerente o compatibile con il suo incarico strapagato al Parlamento Europeo.
Ovvio che l'ultima sparata in difesa e condivisione delle idee del "cretino apocalittico"che ha ucciso quasi cento persone ha lasciato maggiormente il segno anche per la intempestività dell'uscita pubblica.
Tre mesi di sospensione.
Qualsiasi "punizione" per Borghezio è sempre troppo poco : io l'avrei anche messo dietro la lavagna. Con un'amica si era pensato dapprima di scrivere un editoriale in questo modo:
"Ecco che cosa pensiamo di Borghezio: xxxxxxxxx, bip, xxxx, bip bip bip"  dove avremmo lasciato la libertà al letto di sostituire le x ed i bip con improperi tipici della propria regione.
Oggi vogliamo spingerci oltre proponendo due cose all'altezza della nostra serietà.
La prima che Borghezio sia obbligato a passare quei tre mesi, od il tempo necessario, a conoscere i famigliari delle vittime di Utoya.
La seconda è che se Breivik verrà giustamente condannato per crimini contro l'umanità, Borghezio lo sia definitivamente per crimini contro l'intelligenza.