28/03/12

Il patto della vergogna che ci riporterà indietro di cinquant'anni


Il patto della vergogna. Tale si può definire l’accordo uscito dopo il vertice svoltosi ieri tra i leader dei tre maggiori partiti italiani. L’(an)alfabeto della politica stavolta ha toppato alla grande, dimostrando una regressione di idee e progetti spaventosa che mette a rischio la democrazia italiana. La decisione di procedere con le riforme costituzionali, di pari passo con la legge elettorale, non sarebbe stata neanche tanto male, se non fosse che le linee guida per riformare il nostro sistema elettorale ci riportano indietro di cinquant'anni, ai tempi dei giochini di palazzo, quei tanto odiati accordi sottobanco che caratterizzarono la prima repubblica, quando i governi li facevano i partiti e non il popolo.

Restituzione ai cittadini del potere di scelta dei parlamentari, un sistema fondato non più sull’obbligo di coalizione, indicazione del candidato premier, soglia di sbarramento e diritto di tribuna. Saranno questi i punti cardini attorno al quale ruoterà il confronto parlamentare per la riforma e che metteranno a rischio l’essenza della volontà popolare, nonché il peso dei due maggiori partiti italiani, ossia Pd e Pdl. Perché se è vero che da un lato si restituirà al popolo la possibilità di scelta del singolo parlamentare (anche se è tutto da vedere, visto che l’opzione delle preferenze non è del tutto scontata), è ancor più vero che dall’altro la scelta di abolire l’obbligo di indicare la coalizione prima del voto favorirà la politica della convenienza, facendo prevalere gli interessi di bottega a quelli del popolo. Tradotto dal politichese significherebbe che Pierfurby Casini, davvero ‘furbo’, pardonne per il gioco di parole, potrebbe permettersi di presentarsi alle elezioni da solo, aspettare i risultati e, soltanto allora, schierarsi a seconda di quanti ministeri e sottogoverni gli verrebbero assegnati. Cosa che renderebbe vana l’indicazione del Premier prima delle elezioni e soprattutto del programma di Governo (quest’ultimo si stilerebbe soltanto ad alleanze delineate).

Insomma, più che un grande accordo, più che una dimostrazione di buona politica, l’accordo - che per ora rimane tale, perché dalle parole bisognerà passare ai fatti - non altro rappresenta che un clamoroso autogol di Bersani e Alfano, ai quali forse manca più di un quid. Sono due i buoni motivi a dimostrazione di ciò: in primis permetteranno a Casini di continuare il gioco dei due forni, una sorta di trasformismo moderno a correnti alterne. In secundis garantiranno a Monti un secondo mandato anche dopo la scadenza naturale di questa Legislatura. Perché se passerà questo modello, una volta formato il nuovo Parlamento, ci potrebbe essere un clamoroso liberi tutti che spalancherebbe nuovamente le porte di Palazzo Chigi al professore. Insomma, tra tutte le soluzioni possibili l’(an)alfabeto politico ha scelto la strada peggiore. Perché sarebbe bastato mantenere il porcellum, aggiungendo le preferenze e il vincolo di mandato. Ma forse questo non andava bene a chi sta remando contro la nostra democrazia, dandoci l’illusione di restituire al popolo la voce che nessuno ascolta più.

Oggi ho voglia di lamentarmi: chi lavora e chi prende vitalizi?


Che mi perdonino gli illuminati pregni di verità politiche e legati a ideologie multicolori, ma oggi ho proprio voglia di allinearmi a tutti coloro che si lamentano delle disparità di trattamenti. Si fa un sacco di chiasso per la riforma dell'art. 18, chi sbandiera che sia necessario per la ricrescita economica del paese, chi alza gli scudi perché ritiene la modifica “anti lavoratori”, insomma tanto rumore........ e come al solito, per nulla! O meglio, per il beneficio di pochi. Ma non è di questo che mi voglio lamentare! Vorrei capire un paio di cosette che sembrano non proprio coerenti con l'andamento delle riforme volute da questi “signori” in nome di un benessere futuro.

Inizierei, se mi è consentito, da una frase Dura lex, sed lex, per qualcuno potrebbe risultare altisonante, ma in un sistema democratico, sempre ammesso che qualcuno si ricordi cosa vuol dire democrazia, è basilare. Insomma partendo da questo ammonimento (la legge anche se dura va rispettata), mi viene da chiedermi se la sua applicazione debba essere uguale per tutti! Beh lo troviamo scritto in tutte le aule di giustizia e da ciò devo dedurre che qualunque legge (civile o penale) debba essere applicata a tutti indistintamente.

Partendo da questa breve riflessione vorrei fare un salto all'indietro partendo dal 1995 quando uno dei tanti governi ha messo mano al sistema pensionistico italiano per “allinearlo” ai sistemi europei. Ricordate quella riforma? Io la ricordo bene poiché, da tale data, mi sono visto modificare “unilateralmente” il mio sistema pensionistico. Badate bene non mi lamento ma mi sorge un piccolo dubbio:” se dal settembre 1995 tutti i dipendenti dovevano passare da un sistema retributivo ad uno contributivo, perché questa riforma per alcune categorie andrà in vigore solo da questo anno?” Ah! Forse è colpa delle poste italiane, non hanno consegnato in tempo l'avviso a circa un novecento personaggi!!!! va beh 900 su qualche milione l'errore ci può stare!


Che carini! Si riempiono la bocca di Europa prendendola ad esempio per ogni cosa che possa fare cassa, ma mai che la prendano ad esempio per fare quei sacrifici tanto pubblicizzati per il bene di tutti! Curiosando per il web, infine, mi sono imbattuto in un articolo che aveva per argomento i costi che dobbiamo sostenere, non solo per i famosi novecento di cui sopra, ma anche dei loro predecessori sia in vita, sia passati a miglior vita! Se i dati sono esatti (mi è impossibile valutarne la fonte) si parlava del fatto che “mensilmente Camera e Senato staccano 2.238 assegni di vitalizi ( e un altro migliaio di reversibilità agli eredi dei parlamentari scomparsi) da 3000 a 10 mila euro. Tra i destinatari vi sono anche tre parlamentari per un giorno e altri rimasti in carica per qualche settimana. Ogni anno le indennità dei parlamentari in carica assorbono 144 milioni, i vitalizi ne richiedono 218 , il 51% in più” ed in più “Quanto ai limiti d'età, è stabilito che i parlamentari con una sola legislatura possano godere della pensione a 65 anni; basteranno, invece, 60 anni per quelli che hanno più legislature alle spalle. È previsto che la modifica al trattamento previdenziale dei parlamentari si applichi ai nuovi eletti e, pro-quota, a quelli in carica”.




Non amo fare del populismo, e nemmeno mi ergo ad economista, ma qualcosa non quadra! La riforma che mi ha toccato ha avuto effetto con una sorta di retroattività, mentre per i famosi 900 non solo non è stata retroattiva, ma con un'applicazione posticipata di ben 17 anni. Comunque vorrei invitare il portalettere ad essere più veloce nel consegnare tali avvisi perché, come sempre, sarà solo sua la colpa del malfunzionamento della questione e, ora, dovrà anche vedersela con questo nuovo art. 18 perché, a dir di molti, quello vecchio è stato la causa del declino di questa “italietta”!!! Termino con una frasetta di manzoniana memoria: “a quale se non v'è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l'ha scritta , ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s'è fatto apposta”.


Paolo di Roma

Mentre noi parliamo di lavoro un ragazzo down apre un ristorante

Qui su Frews lavoriamo tutti e quando abbiamo qualche minuto scriviamo per passione su questo blog quotidiano che sta diventando serio e grande forte dei suoi mille lettori al giorno. In questi giorni ci siamo confrontati in tanti, redattori e non, sul tema del lavoro che è di stringente attualità. Allora come buongiorgio di oggi vi voglio parlare de L'Antica Locanda: un ristorante gestito da un ragazzo down. Questo esempio viene da un piccolo paese della Sardegna, San Sperate, dove è stato inaugurato in questi giorni un nuovo ristorante, chiamato "L'Antica Locanda", e che racchiude in se un piccolo segreto ed un grandioso messaggio di speranza. Si tratta infatti del primo locale il cui ristoratore è un ragazzo affetto da Trisomia 21, meglio nota come sindrome di Down, tanto che almeno nella serata inaugurale il personale, inclusi i camerieri, era composto da ragazzi down (nello screenshot sopra, uno dei ragazzi che hanno servito ai tavoli). A gestire il ristorante è quindi Alessandro Batzella, 25 anni che è si un ragazzo down, ma la cosa non gli ha impedito di raggiungere la qualifica all' Istituto Alberghiero e che sorridente così dichiara "Voglio far questo lavoro, mi piace servire ai tavoli, preparare le colazioni. E che siano abbondanti, perché il cliente deve sempre alzarsi da tavola e andar via soddisfatto".
Buon pranzo e buongiorgio

27/03/12

Allarmi. E' tornata la macchina del fango mediatico

Allarmi. E’ tornata la macchina del fango mediatico. Non si sa per quanto. Non si sa se è solo un rigurgito degli antichi fasti berlusconiani o un ritorno perenne. Si sa solo che è tornato, causando quegli stessi danni ad personam che affossarono la figura di Silvio Berlusconi. La storia è questa: è lo scorso dicembre. Emilio Fede passa la frontiera svizzera con una valigetta piena di contanti (come? La Svizzera non aderisce totalmente agli accordi sulla libera circolazione, né di persone né di denaro). Accompagnato da un’altra persona, che non sarebbe nota alla GdF, la quale sta svolgendo verifiche assieme all’Agenzia delle Entrate, entra in una banca di Lugano, cercando di versare circa 2,5 mln di euro in contanti (il contenuto della valigetta). Ma qualcosa va storto. La banca, riferiscono i maggiori quotidiani che hanno pubblicato la notizia, non accetta il denaro. Motivo? La provenienza è sospetta. Ragion per cui non solo la banca si rifiuta di accettare il versamento (in Svizzera la politica delle banche e il massimo anonimato nonché la minore pubblicità di episodi come questi) ma fa partire tramite il dipendente che si è occupato della questione una segnalazione alle autorità italiane competenti in materia.

C’è chi dice fosse i famosi soldi che Fede sottrasse dall’ingente prestito fatto da Silvio Berlusconi a Lele Mora. A pensarci bene, mediaticamente parlando, è una storia boom, uno scoop di altri, una mano santa per vendere qualche copia in più in tempi di magra. Talmente fantasmagorica, come storia, che merita il primo piano nell’edizione online del Corriere della Sera e un lungo articolo su ‘La Stampa’ di Torino.

"E' totalmente falsa, inventata di sana pianta. Qualcuno ha inventato tutto questo, mi fa orrore e anche paura che si possa arrivare a inventare una cosa del genere. Sono di fronte a qualcuno che ha inventato la notizia con uno scopo, a me molto evidente. Non è possibile che io, avendo già i problemi che avevo, mi sarei presentato in giro per la Svizzera con una valigetta piena di contanti. E' un falso organizzato”, ha detto il diretto interessato. Ora, lungi dal fare la strenua difesa di Emilio Fede, anche perché è improbabile che abbia bisogno di più di un difensore, la storia puzza. E’ difficile dire se coloro i quali hanno avuto l’occasione di leggere la storia e notare l’eco mediatico con cui è stata rilanciata hanno avuto la stessa impressione.

E’ stato quasi come rivivere qualcosa di già detto, di già scritto, di già visto. Un dejà vu, una cassetta riavvolta e proiettata nuovamente. L’unica cosa certa è che la macchina del fango è tornata a colpire. E ha scelto, non a caso, uno dei fedelissimi di Berlusconi. Sarà una coincidenza, viste le voci che vedono il Cav. molto attivo nelle cabine di regia della politica? Sarà un avviso? O sarà il preludio di qualche nuova eccezionale ondata di fango nei confronti dell’ex presidente del Consiglio? Chissà. Teniamoci pronti, ma soprattutto teniamoci forte.

Prefazione di Silvio Berlusconi al suo nuovo libro sulle campagne elettorali

Scorrendo le pagine di questo libro, ho pensato a quanto lavoro, quanto impegno, quante iniziative abbiamo realizzato in tutti questi anni, allo scopo di portare alla conoscenza di tutti i cittadini i nostri progetti di cambiamento per l’Italia.

Dopo la lettera del Signor Nonno, mi discolpo e rispondo a Sara


Ieri ho letto e commentato con assenso la lettera del Signor Nonno Gibertini, rivolta al Nipote e, per quello che ci ho letto io,a i giovani in generale. Ho concordato con Lui che chi consegue lauree in discipline tecniche,matematiche,scientifiche,molto raramente resta disoccupato e che spesso,dietro a ragazzi laureati in facoltà umanistiche,ci sono genitori boriosi che vogliono a tutti i costi il titolo per i figli non troppo predisposti allo studio.

Poco fa, sono venuta qui sul Nostro Frews e ho trovato il commento di Sara, laureata in Beni culturali, risentita per le mie parole.Vorrei chiarirmi e spiegare la mia posizione.Come già dichiarato su questo blog, io ho(quasi)30 anni, sono laureata in Scienze politiche, avevo a 24 anni un contratto a tempo indeterminato in una multinazionale,quando a 26 ho scelto di diventare mamma, ho deciso di occuparmi solo della famiglia. Era un buon posto quello, ma c'erano tante pressioni,giustamente,ed io non so se sarei riuscita,dopo il parto,a fare al meglio la mamma e l'impiegata.Sono convinta che non ottenni quel contratto per la mia laurea,quella forse,ha fatto scena sul C.V.,ma per altre qualità. Prima tra tutte,la voglia di apprendere! Ancora consulto il dizionario quasi tutti i giorni per imparare nuovi vocaboli,per conoscere la corretta dizione di un termine,liberandolo dalla cadenza dialettale.Ancora,come sento nominare il nome di una località geografica,voglio sapere dove si trovi,che forma di governo c'è nel suo Stato e ancora...tante altre cose.Il mio motto è sempre stato:"Sono in sfida con me stessa in un costante impulso al miglioramento".Una mia amica che crede che"d'accordo"si scriva"daccordo"si incavola sempre perché ha la stessa laurea di Sara e non ha un buon posto.E resto convinta di quello scritto ieri nel commento,resto della stessa idea del Nonno Gibertini. Quando ci iscriviamo a facoltà umanistiche,sappiamo che sarà molto più complicato trovare una collocazione professionale.Per la sproporzione tra gli iscritti a questi corsi di laurea e quelli iscritti agli altri.Mia madre,che ha fatto la 3a media, pure me lo disse di non fare una facoltà umanistica,perché non mi sarebbe servita a molto. Sara ribatte di essersi orientata su Beni culturali per passione. Ha fatto bene. Come ho fatto bene io.Però,se la richiesta c'è nei confronti di laureati in materie d'altro tipo, siamo appassionati kamikaze! E'come comprarci un abito che ci sta male solo perché ci piace tanto e poi prendersela con la commessa del negozio perché non possiamo indossarlo.Al classico avevo la media dell'81/2, in pagella 10 in italiano, 9 in filosofia e storia dell'arte,8 in latino e storia....A chi si complimentava,confidavo con sincerità:-Ho scelto il classico per esclusione,se avessi fatto l'istituto tecnico industriale o il commerciale o geometri,sarei stata bocciata un sacco di volte!

Perché,diciamo la verità,gli studi scientifici,tecnici,matematici,sono più tosti,fanno più paura,non sono per tutti.Il mio grande vanto è poter dire di aver fatto Scienze politiche,ok,ma ad indirizzo economico.Ho studiato anche economia aziendale,statistica,informatica,un sacco di diritto,4 lingue straniere.Ci iscrivemmo in 105 a novembre e a marzo,dopo la prima sessione d'esami,rimanemmo in 33.

Ho un cugino ingegnere a Teheran,un amico laureato in giurisprudenza a Pechino,un altro,sempre laureato in giurisprudenza a Tokyo,la sorella dell'ingegnere,laureata in Scienze dell'educazione,maestra di pianoforte,specializzata in musicoterapia,lavora a Parigi.Queste quattro persone hanno in comune una cosa:sono fuori dal comune,molto più dotate di me e di tanti altri! 

Il primo è ritenuto un genio,il secondo ha un'intraprendenza unica, il terzo è un astuto ammaliatore, la quarta è la grazia personificata.Per toglierci da questa crisi globale,è di gente così che c'è bisogno.Purtroppo per gli altri.Ma perché il genere umano sopravviva,è sempre stata necessaria una naturale selezione della specie che porti avanti i migliori.

Inter: basta strafalcioni, investi su Stramaccioni

Forse stavolta Moratti ha azzeccato la mossa. Non i tempi, perchè poteva aspettare la fine del campionato, ma la scelta mi pare quella giusta, e premetto subito, onde evitare equivoci, che non sono interista, anzi. Da ieri il nuovo allenatore dell'Inter è Andrea Stramaccioni, di anni 36, neo vincitore della Champions Leaugue per ragazzi, quella che si è giocata Domenica ed a cui era presente sugli spalti il Presidente Moratti, preferendo quel palcoscenico a Juventus - Inter.
Perchè dico che forse questa potrebbe essere la mossa giusta ma nei tempi sbagliati.
Investire su un giovane di 36 anni come allenatore è un gesto coraggioso: premio il coraggio! Il ragazzo sembra in gamba, tutti ne parlano bene, ha vinto ovunque è andato e dicono che riesca a trasformare in squadra preziosa pure una accozzaglia di ferri vecchi e stanchi. Speriamo. Lo spero per lui e per il calcio italiano. Tutti i tg ora stanno impazzendo per cercare delle clip con Stramaccioni ed anche le foto su google images sono poche ma, da quel che si vede, sembra il tuo fratello minore, nel caso ne avessi uno. Stramaccioni può sembrare un attore, il vicino di casa, il fruttivendolo, il manager rampante, un allenatore di periferia: uno di noi insomma e forse l'Inter per riprendere la sua dimensione italiana, milanese, merita proprio uno di noi, uno come Allegri: senza un passato altisonante (come lo stipendio, vedi Benitez), ma con la voglia di far bene e lavorare. Auguri Andrea.
Spero solo che i tempi non siano sbagliati, cioè che non venga bruciato dagli stanchi senatori della Beneamata in queste nove giornate che mancano alla fine del campionato in corso. Moratti deve investire su di lui con un progetto a lunga scadenza, senza strafalcioni,  (come stanno facendo a Roma) e vedrà che  sarà ripagato col tempo.
Complimenti sinceri per la scelta.
Diavoletto Buono

" Tutto era tranquillo, nella vecchia casa di ringhiera..." il nuovo Giallo di Crapanzano



Il commissario di Pubblica Sicurezza Mario Arrigoni, uomo di mezza età, milanese da generazioni, sposato con una donna più giovane di lui (e molto avvenente, di cui è un po' geloso), padre di una ragazzina scostante sui dodici anni, questa volta si trova alle prese con un delitto che viene bollato troppo frettolosamente come suicidio: in una casa di ringhiera di Via Tadino, nei dintorni di Porta Venezia, all'ora di cena il corpo di una signora quarantenne precipita dal quarto piano. Dopo gli interrogatori di rito e le confidenze indiscrete dell'immancabile portinaia ficcanaso, si scopre però che la vita della presunta suicida non è così lineare come si vorrebbe credere; dietro la facciata irreprensibile di moglie e madre di famiglia si nascondono segreti e scandali che coinvolgono anche altri abitanti della casa di righiera di via Tadino 17/a...

Più che la trama gialla in sè, dalla soluzione un po' affrettata, è interessante la capacità evocativa del libro, che riesce a ricreare con efficacia l'atmosfera della Milano anni '50, tra vecchie botteghe, bar, viaggi in tram dai numeri di linea ormai scomparsi ed abitudini e usanze tipiche delle famiglie medio borghesi di sessant'anni fa (i pasticcini della domenica, il giro sulle giostre dei giardini di Porta Venezia...); chi conosce i luoghi del libro avrà poi l'ulteriore spunto di divertirsi a confrontare ieri ed oggi, quel che è mutato e quel che, in fondo, è rimasto molto simile.

La Milano del secondo dopoguerra, con il suo ottimismo e la voglia di fare e ricostruire, è lo scenario (nonchè una dei protagonisti) di questo giallo di Dario Crapanzano, edito da Fratelli Frilli, casa editrice che dimostra anche in quest'occasione un interesse, oltre che per gli autori esordienti, per le storie in cui l'atmosfera noir si accompagna agli aspetti tipici (ed a volte folcloristici) della città in cui si svolgono, aggiungendo alla trama una patina di credibilità e di immedesimazione, specialmente per chi riconosce i luoghi ed il contesto.

Non ho mai visto un imprenditore licenziare un dipendente che lavora

Si parla molto di lavoro in questi giorni ed anche qui su Frews si stanno confrontando giovani ed anziani, chi portando le proprie speranze, chi la propria esperienza. Mi fa molto piacere questo dibattito e cerco di entrarci con un piccolo contributo che si riferisce ad una mia esperienza lavorativa passata e si allarga alla dibattito in corso "nei Palazzi" sull'Art.18 e più ancora sulla riforma del lavoro.
Nella mia esperienza ho conosciuto tantissimi imprenditori, grandi o piccoli, di quelli che davvero costituiscono il tessuto sociale ed economico della nostra nazione. E ne conosco ancora tanti. Vi posso assicurare che mai qualcuno di loro ha licenziato, o costretto ad andare via, dipendenti che lavoravano. Sarebbe una contraddizione in termini, non concordate? La prima risorsa di una azienda è la risorsa umana: se questa si trova bene, è ben retribuita, valorizzata, rende il giusto e quindi perchè un imprenditore dovrebbe fare di tutto per privarsene? Mi sembra una sciocchezza.
Tutto questo lo dico con riferimento alla discussione attorno all'Articolo 18 ed alla Riforma del Lavoro perchè, d'altro canto, conosco tantissimi imprenditori, grandi e piccoli, che non riescono a liberarsi di dipendenti che tutto fanno tranne che lavorare, di quelli da "lo stipendio fisso ed il lavoro si paga a parte". Ognuno di noi forse conosce qualcuno che tutta la vita la passa a casa dal lavoro con vari ed originali espedienti, complice anche una classe medica che non svolge adeguatamente il proprio lavoro. Queste persone sono un costo doppio per la azienda e per la società: meritano di tenersi il posto di lavoro?
So che sto generalizzando e che ogni caso andrebbe visto singolarmente, però se pensiamo al Pubblico (ovvero a tutti i dipendenti dei vari Ministeri od Enti pubblici) beh, anche generalizzando in alcuni "corridoi" è difficile sbagliare.

Ieri era la giornata della lentezza: lentamente oggi la celebro

Ieri cadeva la Sesta Giornata Mondiale della Lentezza, che invita ognuno di noi ariconsiderare i ritmi che scandiscono le incombenze ed i momenti lieti della vita quotidiana. In un momento difficile e segnato da continue trasformazioni, sarebbe bene provare a riflettere su come l'abitudine di vivere a folle velocità stia arrecando danni all'ambiente, all'economia ed alla società, di cui spesso, seppur inconsapevolmente, noi stessi risultiamo essere la causa.
Sono arrivato in ufficio lentamente (causa traffico), sono sceso al bar ed ho sorseggiato un cappuccino lentamente (causa tazzina bollente), ho provato a lavorare ma la rassegna stampa si caricava lentamente (causa guasto alla linea adsl), sono andato in posta e per fare una raccomandata ci ho impiegato due ore (causa impiegata lenta), per pranzo ci hanno servito un riso scotto perchè si erano dimenticati di noi, la metropolitana per tornare a casa ha impiegato il doppio del tempo (causa improvviso sciopero a singhiozzo dei macchinisti) e in sottofondo musicale, nelle orecchie, ho tenuto Tullio De Piscopo con "Andamento Lento".
Ho scritto questo pezzo oggi perchè volevo reagire con lentezza alla giornata mondiale della lentezza che, ogni giorno, si festeggia a Roma, quasi fosse la patrona laica della Capitale.
Buon.....giorgio 

26/03/12

Minori di 18 anni ed il lavoro che manca: lettera dall'esperienza

Su questa terra ci sono 6 miliardi di persone, delle quali 4 miliardi vivono con 2 € al giorno, 1 miliardo che si chiede NON che cosa mangio oggi, ma se oggi ho da mangiare qualchecosa.... Il resto, e ci siamo dentro noi, nel cosidetto “nord del mondo” che abbiamo da scegliere fra centinaia di cibi, centinaia di regali, tanto che le ns. case sono sature di oggetti inutili, ingombranti e privi di qualunque valore educativo...Il mercato è saturo e le industrie non sanno come smaltire le eccedenze. Per venire a te Jacopo, posso capire il desiderio del motorino, poi ci sarà il motorone, poi ci sarà la macchina, poi viene la macchina più grossa etc, in una spirale inflazionata senza fine.

Quindi AL TEMPO e valutiamo quello che è necessario per vivere con sobrietà ed intelligenza e trarre vantaggio del grande privilegio di essere nati nel nord del mondo, anzi nel nord del nord...pensiamo a chi nasce a Polistena od a Casaldiprincipe, sicuramente è meno fortunato di noi. Quindi impegno nello studio anzitutto con medie altissime, bando alle distrazioni tipo discoteca che distraggono e molte volte distruggono, ( Bacco tabacco e venere riducono l’uomo in cenere) dedicare tempo a chi è meno fortunato di noi gratis, poichè tutto abbiamo avuto gratuitamente.

Riempire quindi la vita di interessi concreti, ripeto studio, lavoro, cultura , esperienze nuove gratuite, che sicuramente nel lungo periodo verranno buone. Diceva J.F.K. non chiederti cosa lo stato ti può dare, ma cosa tu puoi dare alla tua patria con la tua intelligenza. Italia bellissima, right or not this is my country.

Al bando quindi” pensieri strani” a 15 anni, avendo davanti tutta la vita da vivere con serenità,con progettualità e quantaltro occorra per vivere bene. Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude e canoscenza...

Si sente spesso che anche fior di laureati sono senza lavoro, ma a me NON risulta che ingegneri, chimici, fisici, matematici etc siano disoccupati, mi risulta che lo siano i laureati in “ Scienze della comunicazione, Scienze politiche etc, tutta lauree che nulla hanno di scientifico, e già Montanelli le indicava fabbriche di disoccupati. Prima di cocludere voglio ricordare la CINA , ed il BRIC, che è diventata la fabbrica del mondo e che sta sfornando milioni di laureati, le cui mamme si vantano di definirsi “ mamme tigri “ perchè vogliono dai loro figli un rendimento del 110%

SENECA diceva che le mamme romane sono la rovina dei figli e da allora sembra che molto poco sia cambiato, purtroppo per noi Europei. Penso di essere molto concreto anche dall’alto della mia veneranda età, ma NON pretendo di avere, come donna Prassede , il monoplio della verita, per cui sono disponibile per un confronto diretto e chiudo sempre ricordando “ Don Lisander “ che alla fine del Suo capolavoro diceva; “ si deve pensare più a fare del bene che a stare bene, e così si finirebbe anche a stare meglio”

Nonno Paolo

Il fattore novità che sta spazzando via la popolarità del Governo Monti

La novità negativa pare non esser piaciuta al Governo dei tecnici. Dopo l’acclamazione a reti unificate del 12 novembre scorso, quando Silvio Berlusconi salì al Colle per dare le dimissioni, favorendo così una fase di responsabile transizione, e la popolarità record registrata agli inizi di Marzo (60%), ora l’Esecutivo a guida Monti naviga in acque buie, stretto tra la morsa dei partiti e quella di un’opinione pubblica che non gradisce più come prima i provvedimenti che con il passare dei giorni stanno prendendo forma.

Il sondaggio pubblicato domenica scorsa sul Corriere, a firma di Renato Mannheimer, parla chiaro: il consenso nei confronti del Governo Monti è sceso di 15 punti nell’ultimo mese, attestandosi al 44%, il minimo da quando il professore della Bocconi ha varcato la soglia di Palazzo Chigi.

Che sia una reazione momentanea ai duri provvedimenti sul lavoro che il Governo vuole varare, come scrive Mannheimer? Può anche darsi, ma questa flessione dei consensi non dovrebbe essere sottovalutata da Mario Monti, il quale sta iniziando a fare i conti con un problema senza dubbio maggiore rispetto al protagonismo mediatico dei partiti, alle ideologie novecentesche e corporative della Camusso e all’attivismo di quelle correnti trasversali che in Parlamento vorrebbero buttarlo giù dal piedistallo: il fattore novità.

Già, perché la novità è un fattore da sempre determinante nel panorama politico italiano sin da tempi non sospetti. Prima di Monti a esser rimasti vittime del fattore novità, e dunque dell’enfasi portata da questo, furono in tanti: Giuseppe Garibaldi, Umberto II, Benito Mussolini, Bettino Craxi, Silvio Berlusconi, solo per citarne alcuni.

Accostare tra loro questi nomi può sembrare un azzardo. E in effetti lo è, se non fosse che tutti questi grandi personaggi, chi in positivo, chi in negativo, sono stati accomunati da una folla festante che li ha accolti come salvatori della Patria e li ha cacciati come infausti traditori.

Così anche Mario Monti, accolto in maniera epica da un paese che con il passare dei giorni sta rimpiangendo l’ottimismo berlusconiano, è finito nella morsa dell’ingratitudine italiana. Quell'ingratitudine che porta l'italiano medio a non considerare i contenuti, le idee, i progetti, ma solo la propria convenienza.

I tempi d’oro sono finiti per i professori, perché ora dovranno fare i conti con il dissenso e con le critiche, alle quali sembrano non essere abituati. Sarà dura da qui al 2013 (ci arriveranno?) per Mario Monti. Sarà dura perché forse questa non l’aveva messa in conto. Non aveva calcolato che l’Italia non ha mai avuto grandi statisti, ma solo mode passeggere.

Pacchetto riforma del lavoro: ecco i punti del provvedimento

“Licenziamenti facili”: lo slogan populista e accattivante, ancorché bugiardo, della Cgil e della sinistra si concentra su un solo aspetto della riforma del lavoro (il totem dell’articolo 18), distogliendo così l’attenzione dai contenuti complessivi di un pacchetto di provvedimenti che si tengono gli uni con gli altri e dove ciascun soggetto sociale ha dovuto dare prima di prendere. Vale per la flessibilità in entrata, che risulta più onerosa per gli imprenditori mentre i sindacati festeggiano la fine della “flessibilità cattiva”; vale per la flessibilità in uscita, laddove si stabilisce finalmente che, nel momento in cui assume, un imprenditore non sposa il suo dipendente per tutta la vita. C’è poi il capitolo ammortizzatori sociali che trova un po’ tutti d’accordo. Aggiustamenti se ne potranno e dovranno fare in Parlamento, ma il progetto di riforma non si presta a stravolgimenti, come vorrebbe il Pd per inseguire la Cgil, e in questo senso va l’avvertimento di Alfano sul rischio di una riforma “al ribasso” che non intende in alcun modo avallare.

Il Pdl ha segnalato e continua a segnalare, ad esempio, che la semplificazione delle forme contrattuali (leggi precariato) viene pagata pesantemente dalle imprese, con costi aggiuntivi che appaiono troppo elevati soprattutto per le medie e le piccole. In questo caso noi parliamo di possibili aggiustamenti che siano compatibili con i numeri economici e con la filosofia complessiva del “pacchetto lavoro”. Ben diversa la posizione del Pd, che mostra di voler affrontare il dibattito sulla flessibilità in uscita con il coltello tra i denti e gli slogan della sinistra più estrema: “No ai diktat di Monti”, parole inaccettabili, un Pd di lotta e di governo.


Ma ecco i punti salienti dei provvedimenti sul lavoro.


Flessibilità in entrata.

· Prevalenza del contratto a tempo indeterminato

· Ingresso al lavoro attraverso l’apprendistato

· Contratti a termine più costosi (l’azienda recupera tali oneri in caso di assunzione) e con limite di 36 mesi

· Strumenti per disincentivare la flessibilità “malata” (ad esempio una stretta sulle partite Iva).


Ammortizzatori sociali

· Nasce l’Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego) che sostituirà l’indennità di mobilità e disoccupazione. Pari al 70% degli stipendi e fino a un tetto massimo di 1.119 euro.

· La Cassa integrazione ordinaria e straordinaria (ma non per cessazione di attività) viene mantenuta, quella in deroga no.

· C’è un fondo per la mobilità destinato al sostegno degli over58.


Flessibilità in uscita

· Per i licenziamenti discriminatori l’articolo 18 resta invariato e vale universalmente per tutte le aziende: è dunque obbligatorio il reintegro.

· Per i licenziamenti economici il giudice non può disporre il reintegro ma solo il pagamento dell’indennità (fino a 27 mesi)

· Per i licenziamenti disciplinari, ove il giudice accerti l’inesistenza del giustificato motivo, il giudice può disporre il pagamento di un’indennità oppure il reintegro.
Di Paolo

Il Papa in Messico sull'esempio degli insigni e generosi missionari


Nel pomeriggio di sabato 24 marzo, il Papa si è recato a Guanajuato, capitale dello Stato omonimo, per la visita di cortesia al Presidente Costituzionale degli Stati Uniti del Messico, al termine della quale si è affacciato dal balcone centrale del Palazzo presidenziale per salutare i bambini e i fedeli radunati nella Plaza de la Paz. "Voi occupate un posto molto importante nel cuore del Papa - ha detto Benedetto XVI -. E in questo momento desidero che lo sappiano tutti i bambini del Messico, particolarmente quelli che sopportano il peso della sofferenza, l'abbandono, la violenza o la fame, che in questi mesi, a causa della siccità, si è fatta sentire fortemente in alcune regioni". Il Pontefice ha ricordato ai bambini che Dio ci conosce e ci ama, e "se lasciamo che l'amore di Cristo cambi il nostro cuore, allora noi potremo cambiare il mondo". Quindi ha auspicato che "ciascuno si trasformi in seminatore e messaggero di quella pace per la quale Cr! isto donò la sua vita". Il Santo Padre ha poi evidenziato: "Ciascuno di voi è un regalo di Dio per il Messico e per il mondo. La vostra famiglia, la Chiesa, la scuola e chi ha responsabilità nella società devono lavorare uniti perché voi possiate ricevere come eredità un mondo migliore, senza invidie né divisioni. Per questo, desidero levare la mia voce invitando tutti a proteggere e accudire i bambini, perché mai si spenga il loro sorriso, possano vivere in pace e guardare al futuro con fiducia. Voi, miei piccoli amici, non siete soli. Contate sull'aiuto di Cristo e della sua Chiesa per condurre uno stile di vita cristiano".
Domenica mattina, 25 marzo, il Santo Padre si è trasferito in elicottero al Parque del Bicentenario di León per la concelebrazione eucaristica. Nell'omelia il Papa ha indicato il monumento a Cristo Re, in cima al "Cubilete": "la sua regalità non è come molti la intesero e la intendono. Il suo regno non consiste nel potere dei suoi eserciti per sottomettere gli altri con la forza o la violenza. Si fonda su un potere più grande, che conquista i cuori: l'amore di Dio che Egli ha portato al mondo col suo sacrificio e la verità, di cui ha dato testimonianza... Anche oggi, da questo parco, con il quale si vuole ricordare il bicentenario della nascita della Nazione messicana, che ha unito molte differenze, ma con un destino ed un'aspirazione comuni, chiediamo a Cristo un cuore puro, dove egli possa abitare come Principe della pace". Benedetto XVI ha quindi avuto parole di apprezzamento per la Misión Continental che si sta portando avanti nel Continente, perché i cristiani e le comun! ità ecclesiali "resistano alla tentazione di una fede superficiale e abitudinaria, a volte frammentaria ed incoerente." Al termine della Messa, il Santo Padre ha così introdotto la preghiera dell'Angelus: "In questi momenti in cui tante famiglie si ritrovano divise e costrette all'emigrazione, molte soffrono a causa della povertà, della corruzione, della violenza domestica, del narcotraffico, della crisi di valori o della criminalità, rivolgiamoci a Maria alla ricerca di conforto, vigore e speranza". Benedetto XVI ha poi affidato a Nostra Signora di Guadalupe, il Messico e tutta l'America Latina e i Caraibi.
Nel pomeriggio il Santo Padre si è recato nella Cattedrale di Nuestra Señora de la Luz a León, per la celebrazione dei Vespri con i Vescovi del Messico e dei rappresentanti delle Conferenze Episcopali dei Paesi dell'America Latina e dei Caraibi. "La situazione attuale delle vostre diocesi presenta certamente sfide e difficoltà di origine molto diversa - ha detto il Papa nell'omelia -. Ma, sapendo che il Signore è risorto, possiamo proseguire fiduciosi, con la convinzione che il male non ha l'ultima parola della storia, e che Dio è capace di aprire nuovi spazi ad una speranza che non delude... Voi non siete soli nelle difficoltà, e neppure lo siete nei successi della evangelizzazione. Tutti siamo uniti nelle sofferenze e nella consolazione".
Benedetto XVI ha ricordato in seguito: "La fede cattolica ha segnato in modo significativo la vita, i costumi e la storia di questo Continente, nel quale molte delle sue nazioni stanno commemorando il bicentenario della propria indipendenza. E' un momento storico nel quale ha continuato a splendere il nome di Cristo, arrivato qui per opera di insigni e generosi missionari che lo proclamarono con coraggio e con sapienza. Essi donarono tutto per Cristo, mostrando che l'uomo trova in Lui la propria consistenza e la forza necessaria per vivere in pienezza ed edificare una società degna dell'essere umano, come il suo Creatore l'ha voluto. L'ideale di non anteporre nulla al Signore e di far penetrare la Parola di Dio in tutti, servendosi delle caratteristiche proprie e delle migliori tradizioni, continua ad essere un prezioso orientamento per i Pastori di oggi." Benedetto XVI ha quindi raccomandato ai Vescovi di "seguire con grande attenzione i seminaristi", essere vicini ai sacerdo! ti e alle diverse forme di vita consacrata, "un'attenzione sempre più speciale si deve riservare ai laici maggiormente impegnati nella catechesi, nell'animazione liturgica o nell'azione caritativa e nell'impegno sociale. La loro formazione nella fede è cruciale per rendere presente e fecondo il Vangelo nella società di oggi. E non è giusto che si sentano considerati come persone di poco conto nella Chiesa, nonostante l'impegno che pongono nel lavorare in essa secondo la loro propria vocazione, ed il gran sacrificio che a volte richiede questa dedizione. In tutto ciò, è particolarmente importante per i Pastori che regni uno spirito di comunione tra sacerdoti, religiosi e laici, evitando divisioni sterili, critiche e diffidenze nocive." (SL) (Agenzia Fides 26/03/2012)

Links:
I discorsi integrali del Santo Padre, in diverse lingue
http://press.catholica.va/news_services/bulletin/week.php?lang=it&index=28966

Quella funerea satira che non fa ridere ma fomenta l'odio


É istruttivo osservare l'evoluzione della satira di Grillo e della sinistra estrema. Sono passati dal “Vaffa” direttamente all'auspicio della tomba. Grillo ospita sul suo blog Mario Monti ritratto in una bara. Del resto da tempo lo ha ribattezzato “Rigor Montis”, con la funerea allusione che evidenzia un certo desiderio di sepoltura.

La maglietta esibita dalla fan di Oliviero Diliberto, il quale finge di non averla vista mentre poi si scopre che la contempla ammirato, dice “La Fornero al cimitero”. Dinanzi a questi desideri esibiti spudoratamente, per fortuna, salvo che dalle parti di Di Pietro, finalmente si levano grida di allarme. A ragione: Fornero e Monti sono attaccati sul tema dell'articolo 18 e della riforma del lavoro. Il terrorismo ha mirato proprio a persone che hanno dedicato il loro impegno a questi argomenti, è così che sono stati assassinati tre giuslavoristi: Tarantelli, D'Antona e Biagi.

Le condanne riservate a queste manifestazioni pseudo-satiriche sono più o meno forti, e persino Vauro, da Santoro, arriva a dire trattarsi di “frasi infelici”. Il guaio è che rischiano di rendere soprattutto infelici i destinatari della satira, preparando un terreno sociale ostile, dove Brigate rosse e simili potrebbero muoversi più agevolmente. Resta una constatazione. In passato il destinatario degli auspici funerari, con tanto di esecuzioni rappresentate a teatro, con libri che ne profetizzavano la morte violenta, e spettacoli teatrali con tanto di omicidio rituale, era Silvio Berlusconi. In quel momento nessuno si alzò neanche a parlare di “cattivo gusto”, come ora timidamente ammette persino la sinistra sindacale per la orrenda maglietta. Si arrivò a parlare di arte oltre che di diritto di satira. Allora, ma per altro neanche oggi, non si udirono pronunciare parole di condanna. Niente. Il gesto generoso di Berlusconi di lasciare il passo a Monti, se non altro aiuta anche la sinistra e l'Udc a chiamare le cose con il loro nome: questa evocazione di morti e di tombe non è di cattivo gusto, è proprio disgustosa, e arma ideologicamente teste violente.


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