05/02/12

E' morta Caterina Catalano, la battagliera disabile grave di Albenga


Una vita interamente dedicata alla famiglia e, negli ultimi anni, dopo l'infausto esito di un intervento di neurochirurgia, concentrata sulle battaglie per i diritti dei disabili. All’improvviso, ieri sera, è venuta a mancare all'affetto dei suoi familiari ed amici Caterina Catalano, la disabile grave albenganese (anche se nata nel 1951 ad Agrigento) divenuta un personaggio pubblico per le numerose battaglie portate avanti nel tempo, al fianco del Centro Aiuto Vita-ingauno. Battaglie contro gli ostacoli e le barriere architettoniche in città e per l'accesso dei disabili alla Piscina Comunale. Avrebbe voluto salutare la Madonna apparsa a Lourdes il prossimo anniversario dell'11 febbraio. E ivece, questa sera il santo rosario presso la Camera Mortuaria dell'Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure e il funerale, domani pomeriggio, alle ore 15.00, alla Chiesa del Sacro Cuore di Albenga.
Ad Albenga, "se sei paralizzato, invalido parziale o, tetraplegico, ci sono tante cose che non puoi fare - aveva denunciato Caterina, qualche anno fa, in manifesto-appello pubblico all’Amministrazione Tabbò - Non puoi andare alla piscina comunale d’estate. Non puoi passeggiare per i marciapiedi della città con la carrozzella elettronica. Non puoi salire su un autobus o su un treno per andare all’Unità Spinale del vicino Ospedale Santa Corona. E se poi vuoi lamentarti della tua situazione, non puoi nemmeno andare a protestare dal Sindaco. Non c’è modo che tu possa arrivare al suo ufficio…Troppe scale, ascensori e porte strette, nessuno scivolo". Da allora, grazie al suo impegno instancabile, alcune cose sono cambiate. In piscina comunale, stando alla nuova convenzione, libero accesso ai disabili e ai loro accompagnatori. A Palazzo Civico rimozione di molte barriere architettoniche già all’ingresso di Piazza San Michele.
Caterina amava girare in carrozzella, accompagnata da chi le proprie gambe può usarle per camminare, e spiegava quali difficoltà un invalido diversamente abile incontra in giro per le vie di Albenga. "Chi cammina in carrozzella spinto da una badante, come nel mio caso, raccontava Caterina, va sul marciapiedi, arriva in prossimità delle strisce pedonali e, strano ma vero, capita ancora che…non ci sia la rampa di accompagnamento alla discesa o alla salita in prossimità delle strisce pedonali".
Combattiva come pochi, pur senza appartenere ad alcuna associazione, aveva accettato di realizzare un filmato-denuncia, poi proiettato sul lungomare di Albenga e andato in onda su tutti i TG regionali. Protagonista assoluta fu proprio lei, Caterina, la quale, seguita da un operatore, aveva percorso con la sua carrozzina la città, e, in particolar modo, Via Genova e i suoi vecchi marciapiedi (che, dopo quel filmato, furono appaltati per il rifacimento), evidenziando le tante barriere architettoniche e i molti disagi che un disabile è costretto ad affrontare alla Stazione ferroviaria, come all'ufficio postale, come al CUPA, dove nessuna corsia preferenziale viene riservata a chi vive costretto su una sedia a rotelle.
Entrata improvvisamente in coma sabato sera, Caterina se n'è andata ieri pomeriggio, lasciando un grande testamento per tutti noi, la capacità di sorridere e di donare se stessa e persino i propri organi agli altri, anche se paralizzata su una sedia a rotelle.
Eraldo Ciangherotti

"Mi sono addormentata sana per una operazione, mi sono risvegliata disabile"

Mi chiamo Caterina. Caterina Catalano. Una complicazione durante un

operazione subita qualche hanno fa mi ha cambiato la vita. Mi sono addormentata sana, mi sono risvegliata disabile. Nonostante avessi perso la facoltà di camminare e muovere le braccia, non mi sono perduta d’animo. Nel dolore, nella sofferenza di tutti i giorni ho scelto di vivere… Ma vivere può essere molto difficile per un disabile. Vivere può essere come morire per chi, come me, non può camminare. Quando subisci una condizione difficile come la mia, devi lottare contro tutto. Prima di ogni cosa contro il desiderio di lasciarsi andare. Poi, quando la ragione la trovi e , decidi di sorridere alla vita, nonostante tutto, ti scontri con il mondo intero.
Non mi piace lamentarmi. Non amo neppure il clamore mediatico. Mi è costato scrivere queste poche righe e raccontarvi la mia vita. Mi è costato, ma mi sono lasciata convincere, perché qualcuno, deve dare voce a chi voce non ce l’ha. Ecco perché ho deciso di scrivere queste poche righe. Per raccontarvi come vive un disabile nelle nostre città. Uscire di casa, andare al bar, comprare i giornali e persino attraversare la strada può essere un incubo per chi, come me, è costretta su una sedia a rotelle.
Noi disabili, siamo più lenti, più impacciati di voi…Ci muoviamo con maggiore difficoltà, e dobbiamo preoccuparci di tutto, anche di quegli sguardi infastiditi perché magari abbiamo rallentato la fila, o bloccato l’ingresso perché la carrozzella non entra. Tutto è più complicato, in banca, nessuna fila o sportello speciale per noi. Alla posta, negli ospedali e persino nei supermercati, quando il furbo di turno, occupa l’unico posteggio previsto per il disabile…
E non parliamo poi degli spostamenti con i mezzi pubblici, un vero “disastro”. Diventa quasi impossibile salire i gradini dei treni o degli autobus se non aiutati da qualche persona di buona volontà. Eppure, basterebbe così poco per rendere dignitosa anche la nostra vita. Basterebbe abbattere le barriere architettoniche che ci impediscono persino di passeggiare per il centro di una città. Basterebbe prevedere degli sportelli e degli ingressi che possano consentirci l’accesso dignitosamente. Basterebbe così poco per restituirci la vita…e la dignità.
Spero che queste poche parole siano riuscite a raccontarvi quanto può essere difficile la vita di un disabile. Facciamo del nostro meglio perché proprio da Albenga, parta il cambiamento. Basta promesse disattese, miglioriamo la nostra città, facciamolo subito, da oggi. È questo il mio appello a voi e agli amministratori. In questa notte stupenda, sotto un cielo carico di stelle luminose, accarezzati dal vento leggero, cullati dal canto del mare circondati da coloro che amiamo...non dimentichiamo che gli Altri siamo noi…

04/02/12

BUONA DOMENICA/10. Neve, benedetta neve!


IL GIORNO PRIMO E L’OTTAVO/10. Neve, benedetta neve!

Nel momento in cui stiamo per arrivare alla domenica, colgo dagli eventi della settimana un motivo per una riflessione. E questo motivo è il fatto dell’abbattersi sull’Italia e sull’Europa di una vera e propria ondata di “maltempo”. Credo che questa settimana ne abbiamo sentite di tutti i colori e di alcune mi sono davvero meravigliato: basti pensare a tutta la querelle ...

Fotografia - Photo of The Week N° 26 - En el Guadalquivir

Miei cari e fedelissimi lettori, Bentornati!
Nemmeno i metri di neve caduti questi giorni un po' ovunque in Italia possono fermare la fotografia.
Ed eccoci quindi ancora qui, come ogni settimana, a presentarvi un altro capolavoro. Questa volta arriva direttamente dalal Spagna. Ricordate Antiqva? Era stato nostro ospite nel Mese di Ottobre (N°13), e ha deciso di mandarci un nuovo scatto, di assoluta bellezza. La fotografia che vado a presentarvi fa decisamente a pugni con il clima che vediamo dalle nostre finestre, ma a noi non piace essere banali no?
Senza ulteriore indugio, vi lascio alla potenza della pellicola. Buona fotografia a tutti!




ACERCA DE LA FOTOGRAFÍA: En el Guadalquivir
El Puente Viejo de Córdoba, de origen romano y que se remonta a los tiempos de Augusto, atraviesa las aguas del Guadalquivir, el "Río Grande" de Andalucía y nos invita a recorrer las callejas de la antigua judería medieval. Al otro lado del río, iluminada en la noche, se alza la silueta de la que fue en tiempos de al-Andalus la Mezquita Aljama de Qurtuba.


ACERCA DEL AUTOR: Ildefonso Robledo Casanova (Antiqva Photo)
Vivo en Córdoba, ciudad de Andalucía (España) sintiéndome muy atraido, a nivel de simple afición, por la fotografía. Alguna vez dije que la razón de que uno haga fotografías es algo sencillo: hacer fotografías me ayuda a vivir.
Creo que es cierto algo que dejó escrito A. de Saint Exupery: "Se ve solo con el corazón, lo esencial es invisible para los ojos".  En sintonía con esas palabras, pienso, como ya apuntó Robert Frank, que quizás lo más hermoso de la fotografía solo se consiga cuando el fotógrafo es capaz de captar eso que resulta invisible para los demás. A veces, gracias a la magia de la fotografía, se consiguen atrapar esos momentos mágicos, usualmente invisibles, de la vida. 
Francesc Catalá Roca pensaba que al contrario de lo que se acostumbra decir la fotografía se parece más a la literatura que a la pintura. Creo que tiene razón.
Sucede, simplemente, que hacer fotografías es algo que me ayuda a vivir. Creo que gracias a la fotografía es posible conseguir a veces que "lo invisible" se manifieste ante nuestra mirada.






Foto: Attraverso il Guadalquivir
 Il Ponte Vecchio di Cordoba, di origine romana, risalente ai tempi di Augusto, attraversa le acque del Guadalquivir, il "Rio Grande" dell' Andalusia e ci invita a camminare per le strade del quartiere medievale ebraico. Dall'altra parte del fiume, illuminato di notte, si erge la figura di cui era al momento della moschea di al-Andalus Qurtuba Grande.

Autore: Ildefonso Robledo Casanova (Antiqva Photo)
Vivo a  Cordova, città dell'Andalusia in Spagna e mi sono sempre sentito attratto amatorialmente dalla fotografia. Qualche volta mi sono chiesto la ragione per cui uno debba scattare foto ed è molto semplice: Fare fotografie mi aiuta a vivere.
Credo sia vero ciò che scrisse A. de Saint Exupery  "Si vede solo col cuore, l'essenziale è invibisile agli occhi".  In linea con queste parole, penso, come Robert Frank ha detto, forse la fotografia più bella è raggiunta solo quando il fotografo è in grado di catturare ciò che è invisibile agli altri. A volte, grazie alla magia della fotografia, si riescono a catturare quei momenti magici, di solito invisibili, della vita.
Francesc Catala Roca ha pensato che, contrariamente a ciò che è consuetudine dire che la fotografia è più vicina alla letteratura che alla pittura. Penso che abbia ragione.
Succede semplicemente che fotografare è una cosa che mi aiuta a vivere. Io credo che grazie alla fotografia a volte si ottiene che l' "invisibile" si manifesti davanti ai nostri occhi.

Blog:





Come partecipare
Volete che un vostro scatto sia la prossima "Photo of The Week"?
Non dovete far altro che mandare una mail a servlad90@yahoo.it con il vostro scatto, preferibilmente in alta qualità. La foto dovrà essere accompagnata da un titolo, da una breve descrizione dello scatto, del supporto che avete utilizzato e di eventuali effetti impiegati. Inoltre è gradita una vostra breve biografia, in modo che il nostro pubblico possa conoscervi. Nel caso in cui abbiate un blog dove pubblicate le vostre foto, vi invitiamo a segnalarcelo. Buona Fotografia a tutti!

Lettera a mare aperto (una lettera per tutti noi)










A te, bambino assonnato vincolato a un ombrellone 8 ore al giorno, che ti sfoghi riempiendo il retino di meduse e godendo nel vederle cuocere ed evaporare al sole, ma soprattutto a te genitore che non fai nulla per impedirlo.
A te che credi che il mare sia tuo e sia senza controlli (e purtroppo non hai torto), che vai a pescare i tonni dopo il fermo della pesca, ne prendi 2-3 per volta, li pulisci al largo e porti a riva i tranci per venderli al ristorante.
A te, che peschi decine di dentici da 20 centimetri, e dopo 5 anni ti lamenti che “non è più il mare di una volta, non se ne trovano più da 8-10 kg”.
A te pescatore professionista, che prendi gli incentivi per non usare più le spadare e cambiare tipo di pesca, ma poi intaschi i soldi e continui a fare strage di delfini, squali e tartarughe.
A te, che cammini sulla spiaggia e vedi una massa gelatinosa e scura e la prendi a sassate perché non sai cosa sia e non immagini che sott’acqua si sarebbe trasformata in una ballerina incantevole.
A te, che vai a prendere i polpi con le uova perché “tanto fra qualche settimana devono morire comunque”, non pensando che senza la femmina crepano tutte le uova.
A te, che quando visiti una grotta sommersa con sifone emerso, spacchi le stalattiti per portare a casa un evanescente ricordo rovinando una bellezza di migliaia di anni.
A te, che quando hai dell’olio esausto e non sai cosa farne, vai in fondo al molo e rovesci il bidone in acqua…
A te che “Nooo le foche no, speriamo si estinguano perché poi mi mangiano le salpe”.
A te, che vai a pescare di notte con le bombole, perché tanto il tuo amico della costiera ti avverte se esce la motovedetta coi suoi colleghi.
A te che quando ti vola il sacchetto di plastica in mare non cerchi di recuperarlo e dici “Vabbè che vuoi che sia”, non considerando che è “solo” l’ennesimo sacchetto in gola a una tartaruga o attorno alla pinna di un delfino.
A te, che sversi il mercurio il mare, sappi che domani te lo mangerai nelle scatolette, e noi con te, peccato che noi non c’entriamo nulla: perché dunque non te lo sversi direttamente in bocca?

Ognuno di noi si riconoscerà in qualcuno di questi “A te…” (non tutti, si spera), o conoscerà qualcuno che è ad essi associabile, o avrà suo malgrado assistito a scene simili.


A noi, errare è umano, perseverare è diabolico.
Marco
PS: non è ambientalismo o animalismo, è buonsenso.

Intervista all’illustratrice comnasca Elisa Cesari


Frews incontra Elisa Cesari, illustratrice comasca ventisettenne, con alle spalle parecchie pubblicazioni ed esposizioni.

Elisa, raccontaci il percorso che ti ha portata a voler diventare illustratrice.
Ho seguito diverse strade prima di capire che mi volevo cimentare nell’illustrazione, sono sempre stata creativa e quindi ho provato a utilizzare diversi mezzi per esprimermi. Poi ho capito che volevo lavorare con l’immagine in relazione al testo e allora mi sono specializzata in quest’ambito. Ho frequentato un corso professionale e dei corsi estivi a Sarmede e Urbino, e poi… tutto è scuola per lavorare sul disegno, sull’interpretazione della realtà, delle parole, di sé stesssi.


I tuoi lavori, trasmettono molta allegria, sono realizzati soprattutto guardando ai più piccoli. Qual è la tua formula per restare nelle tue illustrazioni un po’ bambina?
Nessuna formula, credo di esserlo ancora. Nel modo di vedere le cose, di voler rimanere attaccata ai miei sogni, alla mia immaginazione, sono ancora bambina. Mi piace pensare a chi guarderà quello che faccio, se si tratta di bambini piccoli penso a quello che potrebbe interessarli e divertirli, a volte cercando nei ricordi e ispirandomi a qualcosa che mi piaceva da piccola.


Nel 2010 è uscito il tuo primo libro per bambini “Buffa a chi?”. Come è nato questo progetto? A cosa ti sei ispirata per la storia narrata?

E’ nato dalla voglia di mettermi in gioco con un progetto completo, in cui testo e illustrazioni interagiscono tra loro in una successione temporale. La storia è un pretesto per parlare delle persone, delle loro caratteristiche e stravaganze. Mi soffermo spesso ad osservare gli altri e mi piace notare tutte le sottili differenze che ci caratterizzano.


Qual è il lavoro o l’esperienza che ti ha dato più soddisfazioni? Qual è la cosa che ha più influenzato il tuo stile?
Mi piacciono molto i progetti in cui nascono contaminazioni con altre forme d’arte, sono stata davvero molto contenta quando un editore spagnolo mi ha chiesto di poter fare una colonna sonora da un mio libro che uscirà presto, con cd allegato appunto. O quando gruppi musicali mi chiedono di illustrare copertine o scenografie prendendo ispirazione dalla loro musica, come nel caso dei Sulutumana, un gruppo tra l’altro che mi piace moltissimo. Sto sperimentando anche la via del design grazie agli artisti del vetro di 40Plumas.com. Poi c’è la collaborazione con il mio compagno che è grafico, fotografo e musicista, insieme abbiamo dato vita a CorrenteContinua.net che vuole essere il punto di partenza non solo di progetti grafico-pubblicitari ma anche artistici in ogni senso. Riguardo il mio stile, è in continua evoluzione. Ogni volta che mi sembra di essere arrivata in un punto mi trovo a cambiare tutto.


Che progetti ci sono in cantiere? Cosa ti auguri per il futuro?
Al momento sto lavorando ad alcuni libri, alcuni di prossima uscita altri non ancora finiti. E stiamo portando avanti tanti progetti con Corrente Continua: grafiche, siti web, collaborazioni… Il mio desiderio è che tutto questo continui a crescere, continuando a portarmi sempre nuovi stimoli.


Sara Citterio

Delle dittature,della democrazia.Noi,robot del sistema davanti a schede elettorali






Questi giorni di neve e di influenze ci stanno costringendo a restare tra le mura domestiche.Don Alberto ci ha offerto bellissimi spunti di riflessione e intanto bisogna accontentarsi di fare quello che si può.Purtroppo,l'unico svago che resta,dopo Frews,è la tv.C'è un programma interessante su Rai 5,non me ne vogliate,ma non ricordo il titolo.Un ragazzo viaggia in diversi Stati del mondo,ma,anziché mostrare il lato più patinato di essi,si muove coi mezzi pubblici,destinazione regioni poco conosciute allo scopo di farci conoscere tradizioni e usanze che altrimenti ignoreremmo per il resto delle nostre vite.Bene,nell'episodio dell'altro giorno era in Georgia e giungeva in una stazione per dirigersi nel nord-ovest e,assurdo,negli enormi tabelloni elettronici che avrebbero dovuto segnalare binari ed orari,non compariva niente e l'avventuriero spiegava che non era una situazione eccezionale di quel giorno ma la regolarità.Mai nessuna indicazione.Allora il mio compagno ha detto che,in fondo,durante la dittatura,l'ex U.R.S.S.godeva di migliori servizi e forse,tutto sommato,di una qualità di vita generalmente migliore,soprattutto nei servizi.Sostiene anche che l'Italia della dittatura fascista dev'essere stata superiore a quella dei periodi precedenti e successivi,nel settore terziario.Io cerco di tenermi il più distante possibile dalla politica dei partiti,ci credo poco,preferirei affidarmi ad un volto e ad un pensiero che mi sembrano affidabili invece che ad un simbolo e ad un colore.Questa,almeno,è la mia opinione di madre trentenne.Però,oggi,nel marasma mondiale delle democrazie occidentali,confesso di avere il dubbio che forse mi sarei trovata più a mio agio in certezze dittatoriali,indipendentemente dal colore,che in queste incertezze di democrazia pilotata,delle quali siamo.....che siamo?Pedine no,pupazzi neppure,strumenti nemmeno.Niente,siamo niente.Robot che servono quando ci sono propagande e spot pubblicitari in tv e a mettere una croce su una scheda elettorale quando ne hanno bisogno.Almeno,sotto la dittatura,in cuor proprio,ognuno sa se assente o dissente,così nemmeno sappiamo più niente,siamo senza identità e senza saperlo.In Italia si è vissuta la dittatura fascista e vorrei vedere se oggi ne parleremmo negativamente se Mussolini non si fosse alleato con Hitler ed avessimo ancora l'Eritrea.Sono gli incidenti di percorso a formare le nostre idee.E le nostre idee sono pesantemente influenzate dal mito non dorato,ma laccato d'oro delle democrazie.

Sanremo, presentazione artisti: Bersani, Dolcenera, Pierdavide e Irene Fornaciari


Oggi vi presento altri artisti che parteciperanno a Sanremo.


Samuele Bersani è un volto noto nel mondo della musica. Si fece conoscere nel 1992 con Chicco e Spillo. Nel 1995 l'album Freak è una conferma per il cantautore, che esplode definitivamente nel 1997 con l'album omonimo, Samuele Bersani. In quell'album troviamo la celebrissima Coccodrilli ma anche la splendida Giudizi universali. Nel 2000 la prima - e finora unica - partecipazione a Sanremo con il brano Replay. Gli ultimi dischi non godono della notorietà dei precedenti, Sanremo può essere per lui una nuova occasione per lui.


Dolcenera deve molto al festival della canzone italiana. Nel 2003 si presenta come nuova proposta e vince con Siamo tutti là fuori, un pezzo particolare, con mescolanze di folk. Dopo un'esclusione da Sanremo nel 2004, partecipa a Music Farm e nel 2006 è ancora all'Ariston con com'è straordinaria la vita. La sua fama inizia a crescere, lei ha migliorato la voce ed ora mostra una potenza non indifferente. Nel 2009 è ancora all'Ariston con Il mio amore unico, pezzo in cui punta meno ai suoi gorgheggi, ma mostra una voce pulita e capace comunque di reggere bene le note alte. Il pezzo è eliminato tra le polemiche del pubblico. Infine, dopo un album dove ha cambiato molto l'immagine musicale, con inserimento di elementi elettronici.

Pierdavide Carone ha partecipato ad Amici nel 2009. E' arrivato fino in fondo, perdendo poi contro Emma. Si fa subito notare come cantautore, scrive pezzi interessanti, spazia dall'amore - senza scendere nel banale - a problemi di attualità. Ad esempio ricordo una canzone dove si denuncia la malasanità degli ospedali con un tono scanzonatorio. Ha vinto come autore Sanremo, dato che il brano di Valerio Scanu è stato scritto da lui. Dopo Amici non ha avuto modo di farsi notare, di certo ha i numeri per poter sfondare nella musica.

Irene Fornaciari, figlia di Zucchero, è un'artista soul e blues. Due partecipazioni a Sanremo: nel 2009 come nuova proposta e l'anno successivo con i Nomadi, nel brano Il mondo piace. Le radio non la passano molto, il pubblico ancora non la conosce benissimo, ha all'attivo due album di inediti ed una raccolta.

Foto di aidave.it

Oggi è S. Giovanna di Valois. Nomi del giorno Clotilde e Danilo, Daniele. Frase di Marlowe.

4 febbraio 2012 segno zodiacale : Acquario. Il sole sorge alle 7.20 e cala alle 17.10.

S. GIOVANNA DI VALOIS nata a Nogent-le-Roi il 23 aprile del 1486. Fu prima regina di Francia poi monaca e fondatrice di un Ordine religioso; è venerata come santa dalla Chiesa cattolica. Era figlia di Luigi XI e di Carlotta di Savoia e sposò nel 1476 il cugino Luigi d'Orleans. Dopo l'annulamento del suo matrimonio, ottenne il titolo di duchessa di Berry. Nel 1502 fondò l'ordine delle monache Annuziate.
Morta A Bourges il 4 febbraio 1505.

NAME OF THE DAY: Female CLOTILDE di tradizione gotica, burgunda e francofona deriva dal tedesco hluda e hildjo e significa " colei che è celebre in battaglia. Si festeggia il 3 giugno. La sua pietra è il berillo.
Male DANILO, DANIELE deriva dall' ebracio Daniy'el ed è traducibile come "il Dio ha così giudicato". Si festeggia il 21 luglio. La sua pietra è il topazio.

" Solo un peccatore ha il diritto di predicare".
Christopher Marlowe

03/02/12

Intervista esclusiva al primo fiocco di neve caduto a Roma

Dove poteva cadere il primo fiocco di Roma se non al Campidoglio? E così è stato. Mentre chi abita in provincia ha cominciato a mettere su Twitter i primi annunci di neve sin dalla mattinata, qui in centro a Roma abbiamo dovuto aspettare le 12 precise, l'ora di pranzo.
Nevica e già tutti in strada a fare fotografie e filmati: tra poco l'etere sarà inondato da foto di Roma innevata.

Sanremo, presentazione artisti: Noemi e Nina Zilli



Questa è la prima puntata delle presentazione dei 14 big di Sanremo. Oggi parleremo di Noemi e Nina Zilli.

Noemi nasce musicalmente ad XFactor, dove viene eliminata, ma comincia a farsi conoscere grazie Briciole. La sua voce soul conquista subito e l'artista si mette in luce. La rampa di lancio avviene con L'amore si odia, cantata in duetto con Fiorella Mannoia.

Rubare al partito è lo stesso che concludere un affare da imprenditore?

A leggere la grande stampa italiana - e da qualche tempo in qua anche quella di centrodestra - si hanno sempre più conferme di quella antica tendenza ad avere un occhio di riguardo per i malandrini che stanno a sinistra e, quando non si può fare a meno di denunciarne le prodezze, allora va sempre trovato un bersaglio speculare dall'altra parte.
L'ultimo esempio è clamoroso: sulle prime pagine è finito il caso eclatante del senatore del Pd Lusi che ha fatto sparire diversi milioni di euro (pare 13) dalle casse della Margherita (senza che nessuno se ne accorgesse!), e a lui è stato immediatamente accostata la vicenda del senatore del Pdl Conti, che ha lucrato (legittimamente) 18 milioni sulla vendita di un immobile. Conti come Lusi, insomma, in base a un'equazione secondo cui rubare soldi al partito è uguale a concludere un affare da imprenditore, e per sillogismo portare a termine un affare sostanzioso è come commettere un reato. Senza contare che Lusi ha fatto sparire denaro pubblico e Conti ha semplicimente fatto una plusvalenza da immobiliarista con soldi privati.

Sui giornali, però, è stata fatta di tutta l'erba un fascio, ed è un'assoluta vergogna. Questo preambolo ci dà l'occasione per aprire una riflessione più ampia sul sistema di potere che fu del Pci e che non ha mai trovato soluzione di continuità, soprattutto nelle regioni rosse.
C'è voluto un intervento del presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, per mettere il naso nelle stranezze burocratiche della Toscana, citando il caso dell’Ikea che a Vecchiano, in provincia di Pisa, dopo sei anni di tira e molla, lo scorso anno è stata costretta a rinunciare al suo progetto di insediamento, e con esso alla creazione di 350 posti di lavoro.

Questo mentre le Coop rosse aprono, in tutta la regione, con una rapidità impressionante, modello cinese. Ma anche Esselunga è stata respinta a Livorno con gli stessi metodi. Nulla di nuovo, comunque, sotto il sole.
Che il Pci, e i suoi eredi, abbiano sempre potuto contare su un sistema di finanziamenti e di affari non lo dicono le pochissime inchieste aperte, lo dice la storia. Che vale la pena ripercorrere.

Nella seconda metà degli anni Settanta, il trasferimento alla Regioni di poteri con forte contenuto economico fu utilizzato con prontezza dal Pci, che si attrezzò per trarne i vantaggi resi necessari dalle difficoltà economiche in cui versava il suo principale finanziatore: l´Unione Sovietica.
A quel tempo era possibile discriminare negli appalti le società cooperative da quelle ritenute capitalistiche. Era questo, dopo averlo creato, il clima politico nel quale agiva il Pci. Nelle regioni rosse funzionava una sorta di holding che, avendo come patrimonio il consenso popolare, era presente sia nelle assemblee elettive che nelle giunte regionali, provinciali e comunali, nonché nei Cda delle società partecipate. La Holding gestiva il potere economico che controllava presidiando queste particolari partecipazioni, con intrecci per cui un consigliere di un Comune era presidente di una partecipata di un altro Comune, e investiva con saggezza al fine di arricchire il proprio patrimonio: il consenso. Inoltre, l´organizzazione del Pci si distingueva per l´impiego dei contributi al partito.

Gli utili della Holding non venivano destinati alla creazione di patrimoni personali: il patrimonio in costante crescita rimaneva al partito, mentre ai numerosi funzionari veniva assicurato un congruo vitalizio. Semplificando: il partito era il proprietario del beni e impiegava gli utili della Holding per produrre consenso; ai funzionari e ai militanti si assicurava una vita serena a carico dello Stato sociale (cioè a carico di tutti i contribuenti).
L'amnistia dell'89, concessa improvvidamente dalla maggioranza di pentapartito che sarebbe stata di lì a poco travolta da Tangentopoli, cancellò il finanziamento illecito al Pci, che fu così l'unico partito protagonista del consociativismo della prima repubblica a restare in piedi dopo la tempesta giudiziaria.

Poi si susseguirono una serie di stranezze come il miliardo di lire portato da Gardini a Botteghe Oscure su cui nessuno indagò seriamente, e quell'oliato sistema di finanziamento è sempre rimasto impunito. Oggi c'è l'inchiesta della piccola procura di Monza che sta facendo luce su fatti che riguardano personaggi molto vicini ai vertici del Pd e che allungano la propria ombra proprio sulle regioni rosse. Aspettiamo serenamente gli sviluppi.
Di Paolo

Emirates: 25 donne nelle Camere di Commercio. Non pià solo in cucina!


Da anni gli stati si creano Camere di Commercio per rappresentare e promuovere i loro prodotti nazionali. Per anni a rappresentare questi enti erano sempre uomini, soprattutto nei paesi islamici. Da qualche anno qualcosa è cambiato, grazie al consiglio delle donne imprenditrici degli Emirates. Al loro quarto congresso che si è tenuto il 27 gennaio di quest’anno, le donne hanno chiesto e ottenuto l’ammissione di 25 donne nelle Camere di Commercio degli Emirati.

Come ha spiegato la Dr Fatima al Marri, “ nel nostro paese, ci sono moltissime donne che contribuiscono all’economia, quindi è doveroso avere una rappresentanza e una voce anche dei nostri prodotti”. Il ministro dell’economia ha avviato i lavori dell’assemblea con queste parole : “ il valore di una società civile, lo si misura con il contributo delle sue persone uomini e donne insieme”.

Abbiamo sempre avuto un’immagine della donna islamica orientale, reclusa in casa dietro al suo velo, sempre pensando che i loro uomini sono ricchi e sono i loro padroni.

Come ha affermato Sheikha Hind Abdul Aziz AL Qassimi,presidente del Consiglio delle donne imprenditrici degli Emirati, “ è finito il tempo in cui le donne stavano in casa a pensare alla cucina, oggi giorno le donne vogliono dare il loro contributo alla società, non lo facciamo per denaro, lo facciamo perché vogliamo lasciare una traccia di noi.”

Comparando la nostra situazione, beate loro che lavorano semplicemente per lasciare una traccia di loro, al contrario nostro che dobbiamo lavorare per mantenerci e mantenere le nostre famiglie, ricorriamo ancora a leggi per avere il diritto e la tutela del posto di lavoro.

In altre realtà si lavora per contribuire alla crescita della società, noi nel nostro paese, ci sentiamo dire che il posto fisso è noioso, senza contare la precarietà di cui spesso sono vittime le donne.

Dounia Ettaib

Posto fisso o meglio far prevalere i valori e l'amor proprio?

Viviamo in un epoca in cui le difficoltà economiche dovrebbero incentivare questa gioventù moderna di sfaticati “filosofi“ e di laureati fuori corso ad ingegnarsi come hanno fatto i nostri nonni NEL dopo guerra, ad imparare un mestiere, un lavoro artiginale che sarebbe più remunerativo rispetto ad uno stipendiuccio di un POSTO FISSO ,che olltre ad essere poco gratificante per chi ambisce a delle soddisfazioni personali in un ambito sociale, svilupperebbero delle capacità imprenditoriali di se stessi e di un economia che sta andando a rotoli proprio per l'estinzione di alcune categorie che sono state anche la fortuna di un popolo italiano . La globalizzazione ci sta distruggendo per l'integrazione di altre etnie che in questo paese , LA NOSTRA insana politica non difende il nostro territorio .... le nostre ricchezze e la nostra cultura . Cari FIGLI DI PAPA' che aspirate al posto fisso, perchè fa più comodo sbivaccare dietro ad una scrivania prendendovi uno stipendio REGALATO da chi si dissangua per pagare tasse e per mantenere voi che vi nascondete nella farsa retorica di aver faticato una vita per prendervi un pezzo di CARTA , piuttosto che alzarvi la mattina , anche con una laurea, per andare a fare lavori manuali ( idraulico..elettricista, panettiere, parrucchiere, sartoria...etc.).. Imparate a capire cosa vuol dire “sacrificio“ e dedizione per il lavoro . Svegliatevi e soprattutto non lasciatevi ingannare da chi vuole alterare la vostra coscienza con la droga con dei falsi stereotipi che si accomunano in un branco di pecore e di una collettività superficiale priva di valori e di amor proprio al fine di perdere la propria autenticità per non farvi capire troppo il marciume che ormai si sta radicando in questo paese !!!

Nadia Ciarlantini

L'ultima dei Borsalino: tanto di cappello a Giovanna Raisini

Superati i miei trenta anni di vita, a distanza di tre anni ho colmato due dei miei sogni sin da quando ero piccolo, due rivincite col mio passato, ho sistemato due conti in sospeso. Dapprima ho comprato un Moncler, sogno di quando ero ragazzo ed a Milano impazzavano i Paninari, che ancora indosso l'inverno a Roma e ad Ascoli e devi dire che sono Giacche a vento eterno, un investimento sicuramente ben riuscito.
Poi, a distanza di tre anni, mi sono comprato un Borsalino colmando così il mio desiderio di averlo e, per uno come me che porta il cappello da quando è nato, vi potete rendere conto di che cosa significa girare per Roma con un Borsalino in testa?
Beh, altra stoffa, in tutti i sensi (il peltro), taglio riconoscibile, da far invidia.
Celebro così oggi, con questo cappello in capo anche mentre scrivo l'editoriale, l'ultima dei Borsalino.
Giovanna Raisini, considerata la «madre del museo del cappello» che raccoglie i pezzi più preziosi della Borsalino, uno dei simboli più prestigiosi del made in Italy, è morta ieri ad Alessandria a 96 anni, nella casa nella quale viveva con una famiglia di domestici. I funerali saranno celebrati domani mattina nella chiesa di San Lorenzo, ad Alessandria.
 Giovanna Raisini era vedova di Teresio Usuelli, figlio di una nipote di Giuseppe Borsalino, l’uomo che nel 1857 fondò la Borsalino, azienda che, rilevata dalle famiglie astigiane Gallo-Monticone nel 1992 dopo alcuni anni di crisi, è ora sinonimo di un brand apprezzato in tutto il mondo (nel 2010 ha fatturato 25 milioni di euro).
Tanto di cappello!