08/12/11

150 anni della storia d'Italia letti in chiave migratoria

Nel 2011 si celebra il centocinquantesimo anniversario della nascita dello Stato-Nazione Italia.Può essere interessante leggere la storia di questi anni dell’Italia in chiave migratoria, non tanto perché si dovrebbe imparare qualcosa dalla storia (la storia è stata definita come “maestra della vita”: maestra che, tuttavia, nessuno vuole ascoltare!), ma proprio perché l’emigrazione è stata e rimane una caratteristica che ha accompagnato e continua ad accompagnare la storia italiana.
Nel 1861, lo Stato Nazione appena nato si dovette confrontare con la “questione agraria”: l’agricoltura italiana risultata arretrata ed inadeguata nel contesto europeo e mondiale, dominata com’era dal latifondismo (in particolare nel Meridione), con una classe imprenditoriale agricola contrassegnata da una incapacità di innovazione, mentre ampie zone praticavano un’agricoltura di sopravvivenza. Proprio a partire dalla questione agraria e dalla mancata rivoluzione industriale, inizia il “grande esodo” italiano verso le Americhe e l’Italia diventa uno dei principali Paesi d’emigrazione verso il “nuovo mondo”, a partire dagli anni ’80 del XIX secolo fino alla prima guerra mondiale.
Nel periodo tra le due guerre, il ristagnamento dei flussi migratori, viene coniugato con la politica autarchica del fascismo, anche in funzione della politica coloniale fascista. Ma l’emigrazione riprende subito dopo la seconda guerra mondiale. Per oltre cento anni l’Italia è un Paese di emigrazione.
Negli anni ’70, la tendenza cambia: diventato europeo, passa, in modo anche abbastanza veloce, da Paese d’emigrazione a Paese d’immigrazione. Certamente la storia passata di Paese d’emigrazione non ha aiutato l’acquisizione di una mentalità e di una cultura della nuova situazione di Paese d’immigrazione: la politica migratoria italiana si è barcamenata con le varie “sanatorie”, tra contraddizioni e paure. La legge quadro Turco-Napolitano e la successiva Bossi-Fini non hanno saputo realizzare una governance dei flussi migratori, anche perché, scimmiottando a volte le legislazioni di altri Paesi, non si è riusciti ad avere una politica che scaturisse dalla propria specifica situazione migratoria.
Nel 2000 l’Unione Europea è diventata il polo d’attrazione migratoria più importante, superando numericamente gli stessi Stati Uniti: in questa nuova fase è implicata anche l’Italia. La politica migratoria europea di questi ultimi anni ha avuto un andamento schizofrenico: da una parte la constatazione che le migrazioni sono strutturali per l’economia europea (anche nei periodi di crisi) e dall’altra la precarizzazione, accentuata dello status giuridico dei migranti extracomunitari, con una forte presenza in tutti i Paesi europei di clandestini (irregolari e indocumentati). Ciò ha favorito le politiche restrittive in nome della “sicurezza”, secondo la famosa formula: immigrazione = clandestini = insicurezza.
Nonostante le politiche migratorie, i flussi migratori, che erano presentati all’opinione pubblica come invasioni selvagge, si stanno lentamente stabilizzando. Tutti ci ricordiamo (ed è storia ancora recente, per non dire cronaca) le reazione nei confronti dei marocchini, degli albanesi, dei rumeni, degli zingari o rom, che ciclicamente hanno tormentato i sogni italiani, sotto la pressione delle campagne propagandistiche di alcune forze politiche, chiaramente xenofobe.
Di fatto si stanno stabilizzando sia gli albanesi e i rumeni, come gli immigrati dall’Est (moldavi, ucraini, ecc…) e gli emigrati dall’America Latina, come si erano stabilizzati precedentemente i flussi dal Nordafrica (Tunisia, Algeria, Marocco, Egitto).
Alcune riflessioni sulla situazione attuale
In queste ultime settimane è successo qualcosa di completamente nuovo e inedito: l’esplosione del mondo islamico sia del Nordafrica (Tunisia, Egitto e Libia), come pure del vicino oriente. E non bisogna dimenticare la pressione dei flussi migratori dell’Africa sub-sahariana.
Le antiche formule del terrorismo islamico sembrano non spiegare i fenomeni nuovi di queste settimane, come sembrano non giustificare le reazioni politiche e militari da parte della Nato e delle Nazioni europee, e tantomeno le fibrillazioni davanti agli effetti di tali sconvolgimenti, che si stanno traducendo in una fuga per la sopravvivenza o fuga per la libertà.
Si invoca, addirittura, di cambiare o sospendere i trattati che regolano la circolazione all’interno dell’Europa.
Per far luce su tutto questo, vorrei citare alcune riflessioni di uno studioso dei fenomeni migratori, Lorenzo Prencipe, ex Direttore dello CSER di Roma.
In questi primi mesi del 2011, ancora una volta e in misura drammatica, migranti economici e richiedenti asilo, provenienti dall’altra riva del Mediterraneo e sempre più difficilmente distinguibili tra loro, sono diventati l’oggetto del contendere dei Paesi dell’Unione europea, evidenziando le palesi contraddizioni di un’Unione, volutamente disunita sulle politiche migratorie, che i singoli Stati pretendono gestire in proprio per ragioni essenzialmente elettorali, proponendosi così di frenare l’impetuosa avanzata di movimenti politici a chiara connotazione xenofoba.
Con l’entrata in vigore – il 1° dicembre 2009 – del Trattato di Lisbona, la materia riguardante l’immigrazione e l’asilo continua a far parte del cosiddetto terzo pilastro, determinato dalle scelte autonome degli Stati membri come sancisce il paragrafo 5 dell’articolo 63bis del Trattato, che salvaguarda «il diritto degli Stati membri di determinare il volume di ingresso nel loro territorio dei cittadini di paesi terzi, provenienti da paesi terzi allo scopo di cercarvi un lavoro dipendente o autonomo».
Pur augurandosi che l’estensione del voto a maggioranza qualificata possa, in futuro, facilitare un vero processo decisionale in senso comunitario e un approccio più realistico delle politiche migratorie, per il momento le politiche degli Stati membri sull’immigrazione e l’asilo si propongono, quasi esclusivamente, di rassicurare i propri cittadini, assecondando le loro paure e, invece di promuovere reali opportunità d’inclusione e di coesione sociale, continuano a cavalcare lo slogan della tolleranza zero. È questa la ragione per cui i singoli Stati europei gareggiano nell’approntare legislazioni restrittive – di cui è sintomatica l’introduzione del reato di clandestinità nell’ordinamento giuridico italiano, ora condannato dalla Corte di Giustizia europea – che diventano, almeno in parte, causa di nuovi ingressi irregolari e aumentano le nuove povertà che colpiscono soprattutto i migranti meno protetti giuridicamente.
Dinanzi al possibile processo di liberazione da dittature decennali in Nordafrica, in Medioriente e nella penisola arabica, ascoltiamo in Europa, da un lato, roboanti dichiarazioni che rievocano una novella caduta di Muri atavici e, d’altro lato, si moltiplicano inviti e appelli a non sottovalutare le possibili derive islamiste delle rivoluzioni, a far fronte a epocali invasioni di migranti e/o profughi, per facilità, chiamati – tutti – “clandestini”.
Dinanzi alla morte di centinaia d’immigrati nel Mediterraneo, assistiamo impassibili al macabro rimpallo di responsabilità tra chi avrebbe potuto salvarli in mare e non l’ha fatto per timore di doversi, poi, fare carico della loro accoglienza a terra.
In Italia, dinanzi all’arrivo reale di 25 mila migranti e/o profughi, soprattutto tunisini, e dopo l’iniziale tentativo governativo di tenerli tutti – e in condizioni disumane – sulla piccola isola di Lampedusa con l’obiettivo di rimpatriarli al più presto – perché clandestini – nei loro paesi di origine, abbiamo assistito nelle ultime settimane allo smistamento molto discrezionale, di questo “materiale umano” in alcune regioni italiane.
Dopo aver sostenuto per alcuni mesi, sotto la pressione della Lega, la tesi che la quasi totalità dei migranti arrivati in Italia non aveva i requisiti (solo perché proveniente dalla Tunisia) per richiedere l’asilo, tacendo il fatto che la valutazione dei requisiti per l’asilo è sempre individuale, il governo italiano decide di concedere un visto temporaneo per ragioni umanitarie con l’obiettivo di facilitare la libera circolazione di questi migranti nei paesi UE e la possibilità di raggiungere parenti, amici e conoscenti che vivono in Francia, Belgio o Germania.
Tale soluzione, fra l’altro, contestata dagli altri paesi UE e ostacolata dalla Francia che ha immediatamente chiuso le sue frontiere con l’Italia ricominciando a controllare (in deroga agli accordi di Schengen) tutti coloro che pretendono di espatriare, è stata accompagnata da appelli – specie da parte del ministro degli Interni italiano – a una necessaria e indispensabile solidarietà europea con quegli Stati membri, nel caso specifico l’Italia, che si trovano ad affrontare particolari situazioni emergenziali.
In mancanza di tale solidarietà e quindi di una reale dimensione politica, si è perfino invocata l’inutilità di una UE, puramente monetaria e mercantile, e la possibile decisione italiana di farne a meno, sottacendo però il fatto che sono gli stessi Stati nazionali – tra cui l’Italia – a non voler cedere quote di sovranità nazionale, per es. in ambito migratorio, a una UE anche politica.
In realtà, si invoca la solidarietà europea solo per salvaguardare alcuni interessi nazionali che, naturalmente, entrano in conflitto con gli interessi di altri paesi membri.
Dinanzi a tale situazione – in verità abbastanza disperante – credo sia utile più una riflessione su come e con quali mezzi rilanciare il processo di armonizzazione comunitaria della politiche d’immigrazione e d’asilo, piuttosto che mettere a confronto due paesi (per es. Italia e Francia) interessati, fra l’altro, alla mera strumentalizzazione in chiave elettorale del fenomeno migratorio e non a una reale ricerca di proposte razionali nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona.
Di Padre Beniamino Rossi

Mediaset e lo shopping natalizio: la schietta sfrontatezza romana


L'inquadratura stretta,i quartieri eleganti,le buste e i pacchi regali,pochi,pochissimi,del tutto assenti nel servizio andato in onda su Studio Aperto oggi all'ora di pranzo.Eppure,le croniste Mediaset si sforzano come tutti gli anni e come,azzardo,da contratto,di convincerci che gli italiani hanno dei soldi da spendere per Natale.Stavolta,invece del solito quadrilatero dello shopping milanese,i riflettori si sono accesi su Roma e siccome l'impero romano a differenza di quello milanese non lo costruì Silvio Berlusconi ma Giulio Cesare,i capitolini hanno meno motivo di gratitudine e meno si sono prestati a sparare cazzate preconfezionate su quanti acquisti erano in procinto di fare,fino alle ultime due intervistate che hanno esplicitamente asserito di aver ordinato ai rispettivi consorti di non desiderare alcun regalo per il 25 dicembre.Per questa occasione il copione è stato un pò diverso,forse perché si è capito che ogni sforzo è vano:basta uscire di casa e andare nei centri commerciali per rendersi conto che di soldi da buttare non ce ne sono,che le persone si limitano alla normale spesa settimanale.Addirittura,il centro del mio paese,accende le festose illuminazioni natalizie solo il sabato e la domenica.Siamo alla fine e.....questo è il prossimo post,comincio a scriverlo.

07/12/11

Ici e Chiesa: è necessario chiarire alcuni punti

A volte ritornano…anche oggi è emersa da parte di alcuni colleghi la proposta di far pagare l’IMU (cioè l’ICI) alla Chiesa. Chiariamo allora alcuni punti:
1. Non esiste alcuna norma che preveda esenzioni fiscali esclusivamente per la Chiesa. L’esenzione Ici per gli immobili riguarda tutti, assolutamente tutti gli enti senza scopo di lucro, purché utilizzati per alcune attività di rilevanza sociale. Non solo quelli religiosi, dunque tutti gli enti non commerciali che svolgono non profit attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive
2. La Chiesa paga già l’Ici per gli immobili dati in affitto e le strutture alberghiere. Quindi chi vuole cambiare vuol far pagare l’Ici alle mense Caritas, agli oratori, alle sacrestie, ai monasteri, ecc.
3. Completiamo l’informazione: la riduzione del 50% sull’imposta sul reddito delle società (Ires) si applica agli enti religiosi in quanto questi sono equiparati agli enti aventi fine di beneficenza e di istruzione, e la riduzione non vale per le attività commerciali.
4. Inoltre, all’8 per mille concorrono altre sette confessioni religiose diverse e pure lo Stato, non soltanto la Chiesa cattolica, che riceve quanto i contribuenti italiani le destinano. Se i contribuenti non firmassero più per lei non riceverebbe niente.
Antonio Palmieriwww.antoniopalmieri.it

OSCE: «Convenzione internazionale per proteggere i luoghi di culto»


In questi giorni si è tenuto a Vilnius, in Lituania, il vertice dei 56 ministri degli Esteri dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), che ha visto come elemento di richiamo mediatico la schermaglia fra Hillary Clinton e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov circa le irregolarità delle elezioni in Russia; presente anche il neo-ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi.
Tuttavia, non sono mancati i riferimenti alla libertà

Crisi anche in casa Pirelli: per il Calendario 2012 tagliati i vestiti

La notizia è di quelle raccapriccianti e segue di poche ore le lacrime della Fornero, le "cacate" in diretta di Benigni, e l'annuncio della nostra lenta tortura ad opera del plotone di esecuzione (tecnico) guidato da Mario Monti, anzi dal professore Mario Monti.
Tutti i siti dei più grandi media nazionali, e non, ieri, poco prima dell'imbrunire hanno rilanciato la notizia che mai ci saremmo aspettati, ovvero che causa la crisi in corso "il calendario Pirelli 2012 torna al nudo" ed ho subito pensato a quelle povere modelle costrette a posare, per 25 scatti, senza vestiti.
Certo, fa un po' pena tutto questo ma anche noi di Frews dobbiamo avere il coraggio di affrontare l'argomento crisi da questo punto di vista.
Peccato non poter avere il calendario perché vengo inoltre a sapere che, sempre causa crisi, saranno stampate pochissime copie e distribuite solo ad amici del gruppo Pirelli: la carta costa, il suo prezzo varia in base al prezzo del petrolio quindi è alle stelle e cosippure stampare a colori oggi ha un costo elevato. Io lo so bene quanto costa fare un calendario: ho provato a farne uno di 12 mesi con i miei figli ma vi ho rinunciato causa altissimo prezzo singolo di stampa quindi, caro signor Pirelli, la comprendo bene, eccome, ed ha la mia solidarietà.
Dicevo peccato non poter avere il calendario perchè avendolo in casa ogni mese ci avrebbe ricordato, con le sue modelle povere senza vestiti, il periodo di crisi che stiamo vivendo: valga per tutto il 2012 questo mio monito!
Caro signor Pirelli (ma è quello del grattacielo?) grazie per l'esempio di sobrietà che ha voluto lanciare per tutti noi non vergognandosi di far posare le sue modelle senza vestiti, con "una mano davanti ed una dietro" (o forse no?), in pratica come stiamo riducendoci tutti noi!
Se poi per caso le avanza un calendario lo invii pure in redazione così ogni mese ne potremo parlare....
Giorgio Gibertini Jolly

foto: la stampa.it

La ricetta per arrivare a 112 anni: tre uova al giorno ed un bicchiere di grappa

"Sono contenta della vita che ho fatto - dice al giornalista de La Stampa che la intervista - Il periodo più bello è  stato la giovinezza: niente di particolare, ma andavo a ballare il valzer, ed ero felice così. Adesso sono tranquilla, le gambe un po’ molli, ma non prendo una medicina. Mangio tre uova al giorno e per digerire bevo la grappa che mi preparo io: la metto in un vasetto con sette foglie di salvia, un mazzetto di erba ruta e un po’ di uva. Poi la bevo con il cucchiaino".
Ed ha 112 anni, è nata nel 1899 sotto re Umbero I, ha vissuto le due guerre, è diventata maggiorenne col governo Giolitti ed è andata in pensione nel 1954 quando in Italia è arrivata la televisione. Vive a Pallanza. Ho sempre saputo che quello che mangiamo è determinante per la nostra salute, per la nostra vita o morte. Tre uova ed un goccio di grappa e siamo a 112. Auguri e.... buon cicchetto a tutti.

Chi sono i rifugiati, dove sono i rifugiati, mi chiede un bambino


Mi chiedeva un bambino qualche giorno fa del mio lavoro, mi domandava chi fossero i rifugiati e dove si trovassero. “ Dov’è
il loro rifugio?” – chiedeva- “ Perché hanno così tanta paura?”. Non è stato facile evitare di rispondere alla prima domanda e passare alla seconda visto che un bambino quando ci chiede qualcosa si accorge subito se cerchiamo di
nascondergli la risposta anche se nella maggior parte dei casi fa finta di niente.

06/12/11

Il più grande spettacolo dopo lo Spread? Monti e la stagflazione non c'è più!


In questi giorni passerà la mitica manovra di Monti che dovrebbe portare nelle casse dello Stato italiano circa 30 miliardi di euro.
Non voglio entrare in sterili polemiche su quanto sia giusta o ingiusta su quanto sia equa o non equa! La ramazzata doveva arrivare e non poteva che essere così. Come scrivo da mesi è necessario raschiare ad oltranza (vedasi ad esempio qui) solo così si può tenere in piedi il castello di sabbia ancora per un po'! Il problema è che, scusate se continuo a ripetermi, questa ramazzata servirà solo e unicamente a guadagnare un po' di tempo, ma non risolvere nulla e tra qualche mese dovremo aspettarci sicuramente ulteriori raschiate!
30 miliardi è infatti un valore che fa ridere, che non risolve nulla! Il debito pubblico è infatti di circa 1'900 miliardi (63 volte tanto questa manovra) e ogni anno lo Stato Italiano deve pagare circa 80 miliardi di interessi (quasi 3 volte tanto la manovrina di Monti).
Il problema è che più aumenti le tasse (soprattutto alla classe medio-bassa) meno soldi questi avranno da spendere e quindi non solo non si promuove affatto la crescita economica ma si favorisce la recessione! Ed infatti secondo studio di Confcommercio il PIL del 2012 è previsto subire un -0,6%. Quindi è come il cane che si morde la coda, perché meno l'economia gira e sempre meno soldi avremo da spendere e sempre più l'economia (quella vera non le Borse) decrescerà. E il debito rispetto al PIL aumenterà sempre di più!
Inoltre c'è da aspettarsi anche che l'inflazione aumenti sempre di più e così oltre ad avere meno soldi perché avremo tasse sempre più alte, il potere di acquisto del nostro stipendio o della nostra pensione diminuirà sempre di più! Ricordo che nella manovra è compreso anche il fatto che le pensioni sopra i 750 euro/mese non verranno più adeguate alla inflazione (che già il dato dell'inflazione ufficiale è sempre di gran lunga inferiore a quello reale, ma adesso non viene più nemmeno riconosciuto questo).
Questa situazione dove si ha una stagnazione dell'economia (mancanza di crescita) assieme alla inflazione (aumento dei prezzi) viene definiti stagflazione. Ed è la situazione nella quale ci stiamo trovando ora!

Ma allora perché le borse schizzano verso l'alto e lo spread è sceso di colpo? Beh, se avete compreso bene ciò che ho scritto sopra, il motivo non è certamente quello che Monti ha realmente risolto i problemi dell'Italia e/o dell'Europa, quelli restano, si è semplicemente alzato la posta in gioco e spostato semplicemente il problema più in là; ma questo è quello che basta e avanza agli investitori, alle finanziarie: per il momento l'Italia non fallisce, per il momento l'Euro non crolla, quindi si può tornare a speculare anche sul mercato italiano, tutto qui!

Spero quindi di avervi fatto capire questo concetto fondamentale: non si è risolto nulla, anzi, si è dato un ulteriore colpo negativo all'economia (reale) ma questo serve a guadagnare tempo a tirare in là qualche settimana, qualche mese...poi magari a Marzo o ad Aprile, se sarà necessario, ci si inventerà un'altra raschiatina (c'è sempre la carta della tassa patrimoniale che non è ancora stata giocata) e si tirerà avanti qualche altro mese e così via. E poi? Beh anche un bambino sa capire alla fine cosa accadrà! Il dubbio resta solo sul "quando" e sul "come".

manuel




Se le donne imparassero ad amarsi di Dounia Ettaib



Da secoli le donne sono sempre state protagoniste di immense sofferenze, ma tutte le donne hanno in comune un dono immenso la vita e sanno difenderla con tutte le loro forze.
Sono sempre stata convinta che in nome di questa forza ovunque siamo dobbiamo considerarci uniche.
Ieri ho visto un servizio trasmesso da Rai 5 su Hebron, città a 30 km a sud di Gerusalemme.
Questo servizio mi ha toccato profondamente, ho sempre creduto nella  libertà di Israele e nella libertà assoluta di ogni forma di vita.
Le sofferenze del popolo ebraico fanno parte purtroppo della nostra triste storia, l’olocausto è il dramma più oscuro della nostra umanità, sono convinta che tutti noi umani dobbiamo combattere con tutti i nostri mezzi ogni forma di oppressione umana, ma questo non giustifica nessuna forma di oppressione e soprusi ingiusti.
Comprendo a fondo la paura degli ebrei, comprendo benissimo la voglia di difendere la propria storia, ma non comprendo perché la storia si debba ripetere?
Ho sempre creduto che sono gli uomini a generare le guerre, ho sempre creduto che sono gli uomini a voler dominare il mondo, ieri per la prima volta in vita mia, mi sono dovuta ricredere, vedere una donna ebrea picchiare una donna palestinese solo perché è palestinese, una donna ebrea che insegna l’odio ai suoi bambini verso gli arabi è terribile.
Le donne devono essere ponti di pace, sono  portatrici di vita, come può una donna pensare che un’altra donna sia inferiore di lei solo perché non è ebrea?
Come può essere una donna ad insegnare ai suoi figli l’odio?
Chi ha subito l’odio, come può generare altro odio?
Se le donne si amassero quanti ponti avrebbe il mondo.
L’estremismo porta solo ad altro estremismo, le vere vittime dell’estremismo sono sempre le donne, sono sempre loro a piangere i loro cari, i loro mariti e i loro figlia, le donne piangono sia che sono ebree o arabe.

Dounia Ettaib

Manovra"Buttalo in quel posto all'economia nazional-natalizia"

Oggi è il tredicesimo giorno.Dopo dodici mattine di lavoro,è la volta in cui a mamma tocca il turno pomeridiano.Lavora come aiuto-cuoca alla mensa di un convitto.Stamattina abbiamo fatto quattro chiacchiere e mi ha detto della decurtazione della tredicesima.Una delle tante inutili manovre per raddrizzare una nazione che pende troppo.Dov'è il problema,mamma?La manovra era inevitabile.Ma tu lavori tutto l'anno,fai gli straordinari,torni a casa coi vestiti intrisi di odori di cibi e dicembre è il mese più gratificante,quando puoi fare contento chi ti sta intorno,le figlie,la nipotina.Mamma,noi siamo contente lo stesso.Io voglio questo regalo:non devi far girare l'economia natalizia.Il panettone lo regalerà qualche ditta a babbo,lo spumante idem,Rò farà Natale dai suoceri e noi non ci scandalizziamo se si mangia come tutti i giorni.Fortunatamente,Jennifer è nata a novembre,quindi ha appena preso tanti regali;a Natale le mettiamo i soldi da parte.Anzi,a gennaio.Così,anche noi avremo fatto la nostra manovra,la manovra"Buttalo in quel posto all'economia nazional-natalizia".

E il più grande spettacolo dopo il weekend chiude con il botto!


Come da previsione lo show di Fiorello ha visto, ieri sera, toccare la vetta del 50, 2% di share, un vero record per la televisione italiana. Che se ne possa dire bene o male, che sia piaciuto o meno, questo varietà di  quattro puntate ha saputo coinvolgere il grande pubblico sdrammatizzando temi politici e di attualità.

Bellissima come sempre l’anteprima “rassegna stampa” che ha fatto da apripista a tutte le quattro puntate. Così come l’eccezionale carica del balletto e di Jovanotti con il riadattamento della sua canzone “Il più grande spettacolo dopo il big bang” leitmotiv di tutto il programma.  E poi ancora l’entrata in scena del magnifico Roberto Bolle, che sembrava volasse sulle note di All by myself.

Per non parlare del tormentone della serata “Lacrime e sangue” in vista della nuova manovra economica facendo ironia sul nuovo ministro Monti "Non ci doveva andare da Vespa. Lo aveva già fatto qualcun altro. Ve lo ricordate? - ha detto Fiorello - andò da Vespa e fece un contratto con gli italiani. Ora lei, Monti, che farà? Il testamento?".

Spettacolari, a mio parere, sono state le parodie di Twilight e il mitico vampiro Edward che è così veloce da non vedersi nemmeno…accompagnato questa volta da Jasper (Jovanotti) il vampiro biondo della serie  e poi ancora Morgano e Ariso insuperabili nel giudicare l’altissimo “Jovanotto” che alla fine colpo scena è arrivato ai due con il fattore X.

Una serata in grande stile con grandi ospiti: Benigni, M. Ayane, P. Baudo, Jovanotti.  Soprattutto l’intervento di Benigni è stato seguito da mezz’Italia di seguito i dati statistici parlano da soli:
Il picco di ascolto dell'ultima puntata si e' avuto alle 23.10, durante l'esibizione di Benigni e piu' precisamente all'inizio dell' ''Inno del corpo sciolto'' con 16 milioni 60 mila spettatori. Il picco di share si e' avuto alle 23.17, verso la fine dell'esibizione di Benigni, e ha registrato il 61.55. L'intervento di Benigni nel suo complesso, dalle 22.48 alle 23.18, ha registrato una media di 15 milioni 582 mila spettatori e il 57.11 di share. i risultati de IL PIU' BREVE SPETTACOLO sono stati: nei 7 minuti dalle 24.15 alle24.22 ha registrato una media di 4 milioni 169 mila spettatori con il 32.60 di share.

Il più grande spettacolo dopo il weekend siamo  noi? Ai posteri l’ardua sentenza.

Laura M.

Video Jovanotti che canta la sigla

R. Bolle e Fiorello

 Vampiri
Morgano e Ariso con Jovanotti

Pakistan: Proteste e boicottaggio dei cristiani contro "le scarpe blasfeme"

Una ditta di calzature pakistana ha diffuso sul mercato modelli di scarpe che portano sul dorso il disegno della Croce: il fenomeno ha generato forti protese e una campagna di boicottaggio della comunità cristiana in Pakistan. P. Joseph Louis, parroco cattolico della chiesa di Maria Immacolata a Lahore, ha scritto alle autorità e ha chiesto di registrare una denuncia ufficiale per blasfemia verso la religione cristiana. "E' un fatto che umilia e ferisce gravemente i cristiani. Chiediamo alla autorità di intraprendere azioni immediate per il rispetto dei valori e dei simboli religiosi cristiani" spiega p. Louis all'Agenzia Fides.
Il "Pakistan Minorities Movement", che promuove l'uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini nella nazione, ha avviato un campagna di protesta e di boicottaggio, manifestando con numerosi attivisti davanti ai negozi che vendono tali calzature, rimarcando "la sottile offesa di volere mettere ai piedi il simbolo maggiormente significativo del cristianesimo". Come riferito a Fides, il movimento ha ottenuto la registrazione di un "First Information Report" contro Ajub Gull, proprietario della fabbrica calzaturiera, nella stazione di polizia di Anarkali, per violazione dell'articolo 295a del Codice Penale (che punisce le offese verso qualsiasi simbolo religioso).
Molte altre organizzazioni cristiane, come la "Masihi Foundation", si sono attivate e stanno promuovendo una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, annunciando che intraprenderanno ogni azione legale necessaria per far ritirare i prodotti dal mercato. (PA) (Agenzia Fides 6/12/2011)

Caro Benigni ti preferisco quando fai il serio ormai non fai più ridere

Caro Benigni ieri sera non mi sei piaciuto per niente. Non fai più ridere e, se era trenta anni che non cantavi in televisione "L'Inno del Corpo Sciolto", forse un motivo serio c'era e ieri sera lo abbiamo capito tutti. L'Inno lo cantavo venti anni fa al liceo, negli spogliatoi coi compagni di classe ed un po' ce ne vergognavamo anche noi allora. Che delusione che Fiorello te l'abbia chiesto e l'abbiate fatta passare come una canzone per bambini "sulla cacca" che tutti facciamo "e che è una parola che i bambini imparano prima di dire papà". Che caduta di stile nel "Varietà".
Quindici minuti di battute scontate un po' su Silvio ed un po' sul sesso: non fai più ridere. Sembri anche tu un disco rotto od un vecchio che si diverte con battute minorenni.
Ti ho preferito nel finale, quando hai lanciato messaggi all'Italia, ai giovani, quando hai citato Pertini e Pazienza.
Ti preferisco quando parli dell'Ecclesiaste o ci incanti con la tua recita della Divina Commedia: sei più credibile e più in linea con la tua statura di comico ed artista che ti sei conquistato col tempo.
Basta con queste cadute di tono. Una volta tanto che Fiorello aveva tenuto altro, per tre puntate e mezzo, il livello dello spettacolo ieri sera, invece di un grande addio, si è rischiato, secondo me, un pessimo finale.
Se poi è vero, come si dice in giro in rete, che per questa "cagata di esibizione" Benigni ha preso 400 mila euro dai contribuenti, hai voglia poi a chiederci, caro Fiorello, di pagare il Canone Rai: in un colpo solo ci hai fatto passare la voglia!


Susanna e il mondo del denaro: come spiegare l'economia mondiale


Dare vita alle cose
Il 24 novembre Wim Dierckxsens ha presentato il suo libro “Susanna e il mondo del denaro” (Ed. autorinediti , 2011) ai ragazzi della scuola Familiare di Nomadelfia
Abbiamo l'abitudine all'acquisto, facciamo soldi per comprare oggetti sempre nuovi per voler stare meglio, spesso non riuscendoci. Siamo abituati a produrre rifiuti, separandoli poi, con cura, negli appositi cassonetti, bianco (per la carta), blu (per vetro e plastica), marrone (per tutto il resto).
Ci sforziamo di percorrere questa strada per salvare il salvabile del nostro pianeta Terra, sentendoci virtuosi a volte, ma più spesso inadeguati e impotenti di fronte ai meccanismi del macro-riciclo.
Ma questa non è l'unica via.
Susanna è una bambina che ha il nonno economista in giro per il mondo. È una bambina che si fa domande importanti sul mondo degli adulti e si chiede perché questo “mondo al contrario” vorrebbe inglobarla.
Suo nonno è un signore di 63 anni, con barba e capelli bianchi, che cerca di rispondere alla nipotina spiegando l'economia in termini comprensibili. Susanna mette a nudo le profonde contraddizioni del nostro sistema di vita. Come tutte le bambine vorrebbe passare più tempo con i suoi genitori, ma loro sono sempre al lavoro per guadagnare denaro e comprare nuove cose per stare meglio; per comprare anche la giacchetta alla moda che Susanna ha visto nel cartellone pubblicitario, davanti a casa sua, e che vorrebbe indossare per andare a a spasso con le amiche.
Suo nonno conosce le grandi contraddizioni sulle quali si basa l'economia: se gli oggetti prendessero vita come in un cartone, non li si sciuperebbe e li si farebbe durare il più possibile; l'equazione “più consumo = più guadagno” proposta dal consumismo non avrebbe più presa.
Susanna, con le sue domande innocenti, convince il nonno che è necessario cambiare il nostro modo di pensare il mondo: non come una miniera inesauribile di risorse ma come un luogo caro da conservare e accudire, un tutto di cui facciamo parte.
Questo nonno si chiama Wim Dierckxsens, economista di fama internazionale, ed è venuto a Nomadelfia a spiegare l'economia mondiale e le sue contraddizioni agli alunni di medie e superiori.
Susanna è la sua nipotina e ha le stesse domande di ogni bambino del mondo; come ogni bambino desidera una vita diversa per sé e per i suoi genitori, con più tempo di relazione e meno fretta.
In fondo Susanna rivela il desiderio nascosto di noi tutti.

Due centesimi di euro, in India, possono valere una vita


Due centesimi di euro: quella moneta,in Europa ed in Italia,s’è addirittura pensato di abolirla;sono in molti,trovandosela nelle tasche o nel portamonete,a trovare quel piccolo pezzo color rame fastidioso e,quando si può,si trova a darlo via o si rifiuta di prenderlo come resto. Una moneta di due centesimi,in India,corrisponderebbe a una rubia. Fatte queste doverose premesse,credo concorderete nel trovare duro da digerire il titolo di giornale pubblicato,qualche mese fa,da molte testate:”Non ha una rupia per la merenda:si uccide a dodici anni”. La storia raccontata è quella della Sania,piccola abitante del villaggio di Malda,nei pressi di Calcutta;la sua casa,come molte delle storie che,ahimè,giungono da quelle regioni,era una tenda di juta concessa dal governo del West Bengala(la regione che ha,come capitale,la città di Madre Teresa),e Sania ci viveva con la mamma,Janiab.Suo papà è morto,per cui la mamma provava a mantenere sua figlia e lei lavorando a servizio presso una casa privata:un lavoro da,al massimo,12-13 dollari(o euro,siamo lì)al mese per comprare il cibo. Quel giorno,però,non c’era nemmeno una moneta:una rubia,appunto,per comprare il riso soffiato e i biscotti che Sania aveva visto mangiare da alcuni compagni di scuola. Così,stanca della povertà,dal desiderio di qualcosa di più,dagli stenti,ha fatto finta di andare a scuola e ha scelto la maniera più tragica per mettere fine alle sue sofferenze. E’sempre difficile mettere a confronto realtà,economie e stili di vita diversi senza scadere nel luogo comune,nella frase fatta. Ma esempi come questo riescono,in maniera immediata quanto efficace,a porre in luce le difficoltà che certe popolazioni si trovano a vivere. Un modo anche per capire come certi sprechi,certe superficialità del nostro mondo potrebbero essere evitate e, magari, convogliate nell’aiuto all’altro, a chi, anche con quel poco che noi, spesso, sottovalutiamo o disprezziamo, potrebbe trovare nuovi stimoli per vivere e maggiore felicità.

Luca Bondi Presidente di Semi di Pace